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Walter Chiari

UN GRANDE DELLA RISATA DIMENTICATO

di Massimo Emanuelli



Walter Chiari fra il 1977 e il 1978 fu fra i mattatori di A mezzanotte va… in onda su TeleAltoMilanese, quindi condusse su Antenna 3 Lombardia Ciao come stai (1980) e Mezzogiorno di gioco con Patrizia Caselli (1986), su Telemontepenice condusse Walter Chiari di sera, programma che andò in onda anche su molte altre emittenti (tanto per fare un esempio Tvr Calabria) coprendo l'intero territorio nazionale..

Walter Chiari nacque a Verona il 24 marzo 1924 da genitori meridionali, per l’anagrafe risultava Walter Annichiarico. Trasferitosi con i genitori a Milano all’età di sette anni, abitò in Via Ancona. Lavorò come operaio presso l’Isotta Fraschini e intanto intraprese la carriera di pugile, a seguito di uno sfortunato incontro di boxe il giovane Walter si ruppe una vertebra, fu proprio il riposo forzato che lo fece interrompere la promettente carriera di pugile per intraprendere quella di attore. Nel 1944 Chiari venne ingaggiato dall’Eiar per una trasmissione radiofonica nel corso della quale presentò per la prima volta alcuni degli sketch che lo renderanno famoso. Sempre nel 1944 debuttò come attore di prosa al Teatro Olimpia di Milano. Da questo momento Chiari si cimenterà in tutti i generi: rivista, cinema, prosa, teatro, radio e televisione. Portato al monologo, ma ottimo anche al fianco di altri attori (le sue spalle più famose saranno Carlo Campanini e Renato Rascel), Chiari fra la seconda metà degli anni ’40 e la prima metà degli anni ’50 si esibisce in indimenticabili spettacoli quali Se vi bacia Lola, Simpatia, Allegro, Burlesco, Gildo, Sogno di un Walter, Tutto fa Broodway, Oh quante belle figlie Madama Dorè.
Dalla rivista da camera (famosissime restano Controcorrente di Metz e Marchesi con l’allora giovane cantante Domenico Modugno e I saltimbanchi di Silva e Terzoli), Chiari passa al musical: recita magistralmente in Un mandarino per Teo con Ave Ninchi e in Buonanotte Bettina di Garinei, Giovannini e Kramer al fianco di Wanda Osiris, nei panni della suocera e di Delia Scala prima e di Alida Chelli, poi, nei panni della moglie. Proprio la Chelli diventerà la sua compagna di vita. Walter Chiari ebbe fama di playboy, fra le sue conquiste vennero annoverate Mina, Ava Gardner, Gloria Guida, Annamaria Rizzoli, e Patrizia Caselli.
Interprete di ben 94 film fra il 1945 e il 1968, alcuni dei quali memorabili come Arrivano i nostri, I cadetti di Guascogna, Due contro tutti, Walter e i magnifici tre, Il giovedì, Walter e i suoi cugini (parodia di Rocco e i suoi fratelli), Chiari aveva composto un’indimenticabile duetto con Renato Rascel interpretando diversi spettacoli fra cui il mitico La strana coppia di Neil Simon.
Fra la fine degli anni ’50 e l’inizio degli anni ’60 ebbe inizio il suo boom televisivo: Vie del successo (1958), Alta pressione (1962), diverse edizioni di Canzonissima (segnatamente quella condotta con Carlo Campanini, e quella del 1968-1969 con Mina e Paolo Panelli), Chiari porta sul piccolo schermo sketch di una comicità non volgare: memorabile il suo “Sarchiapone”.



Nel 1969 si sposa a Sidney con Alida Chelli dalla quale avrà il figlio Simone. Il 22 maggio 1970 fu il giorno più lungo della sua vita: arrestato con l’accusa di spaccio di stupefacenti, rinchiuso a Regina Coeli e condannato a tre mesi di reclusione, su di lui cala un pietoso silenzio. Da questo momento la stampa parla di lui solo per evidenziare le sue avventure giudiziarie ed affettive (nel 1972 si era separato dalla Chelli), ma non spende una parola per sottolineare i suoi meriti artistici. Così per un paio d’anni esce di scena, nessun impresario gli offre un contratto. Ignorato da produttori e dai registi, messo al bando dai funzionari della Rai, Walter Chiari viene contattato da Paolo Pillitteri, allora assessore alla cultura del Comune di Milano, per uno spettacolo. “Contattai Walter – ricorda lo stesso Pillitteri – e gli offrii di partecipare ad una serata nell’ambito di Vacanze a Milano. Era perplesso, mi disse che avevo del coraggio, visto e considerato che ormai era un appestato. La sera dello spettacolo andai a salutarlo dietro le quinte. Prima di andare in scena mi disse che non se la sentiva di affrontare il pubblico dopo tre anni di assenza dalle scene. Mi disse che avrebbe rinunciato all’esibizione aggiungendo che non avrebbe retto due ore di spettacolo, e che se fosse entrato in scena avrebbe danneggiato la mia immagine di giovane politico. Per convincere Walter ad entrare in scena salii io sul palco, lo annunciai e lo presentai dicendo che il Comune di Milano era onorato di ospitare Walter Chiari, che sarebbe stato nostro cittadino benemerito. Walter entrò in scena: fu un’ovazione di applausi, tenne magistralmente il palcoscenico per due ore e fece anche due bis. Il giorno successivo venne contattato da un funzionario della Rai per uno spettacolo televisivo.”
Nella seconda metà degli anni ’70 cambio a Palazzo Marino cambia il sindaco, ad Aniasi succede Carlo Tognoli, Paolo Pillitteri dalla Cultura passa all’Urbanistica, ma il Comune di Milano mantiene la promessa: il 7 dicembre 1979 il sindaco Carlo Tognoli conferì a Walter Chiari la benemerenza civica (medaglia d’oro) della città.

Tornato in televisione nella veste di conduttore de L’appuntamento con Ornella Vanoni, Walter Chiari passa in radio come protagonista e mattatore di alcuni fortunati cicli di Gran Varietà. Negli anni ’80 è vittima di un’altra disavventura giudiziaria, allorquando un pentito parla di un traffico di cocaina da lui gestito. Nel 1986 rientra sul grande schermo con Romance di Massimo Mazzucco, al fianco di Luca Barbareschi, il film era in gara alla Mostra del Cinema di Venezia, Walter per qualche ora si illuse di avere vinto la Coppa Volpi per il migliore attore, ma all’ultimo gli venne tolta. La vicenda ispirerà successivamente Pupi Avati per il film Festival.
Sul finire del decennio, ormai stremato dal male che lo porterà alla tomba, Walter medita un ritorno sulle scene. Dopo qualche anno di silenzio prepara un allestimento delle commedie Enrico IV e Sarchiapone ed altre storie. Nel 1990 la sua ultima, bizzarra, apparizione sul grande schermo: Tracce di vita amorosa per la regia di Peter Del Monte, dove è un uomo anziano e malato che fugge completamente nudo dalla clinica, nella speranza di poter ricominciare tutto da capo.
All’inizio del mese di dicembre del 1991 Walter Chiari era tornato al Teatro Manzoni per applaudire il collega ed amico Gino Bramieri, pochi giorni dopo si era sentito male, ricoverato all’ospedale San Carlo era stato dimesso dopo pochi giorni. Il 20 dicembre 1991 Walter Chiari aveva in programma una cena con l’impresario teatrale Libero Zibelli, suo amico da oltre vent’anni. Zibelli non vedendolo arrivare aveva chiamato la stanza 50 del residence Siloa di Via Cesari, sua dimora milanese. Non avendo avuto risposta Zibelli sfondò la porta e trovò il povero Walter esanime come Hami nel Finale di partita di Samuel Becket, da lui magistralmente interpretato con Renato Rascel. I funerali di Walter Chiari si svolsero presso la Chiesa di San Pietro in piazza Wagner, a due passi da quel Teatro Nazionale dove l’attore amava esibirsi quando tornava a Milano, quel Teatro Nazionale gestito da Giordano Rota, scomparso l’anno precedente e commemorato dallo stesso Chiari. Alla cerimonia d’addio al grande attore, un lutto con applausi, partecipò il suo pubblico: massaie, studenti, impiegati, operai, molti colleghi, amici, conoscenti e l’intellighenzia milanese: Patrizia Caselli, l’ex moglie Alida Chelli, il figlio Simone, la cognata Puppi, Andrea Barbato, Libero Zibelli, Ernesto Calindri, Ivana Monti, Beppe Grillo, l’ex segretario del Milan Carmelo Quatrone, Gino Bramieri, Dino Risi, Giorgio Albertazzi, Italo Terzoli, Delia Scala, il suo sosia Renato Stazzanelli, controfigura dell’indimenticabile Walterone. Fra i politici presenti Bettino Craxi,

Giovanni Spadolini, il ministro dello spettacolo Carlo Tognoli, e il sindaco di Milano Paolo Pillitteri che così ricordava l’amico scomparso: “un artista che avrà lo stesso destino di Totò, la sua grandezza comincia ad essere scoperta ora. Peccato, in vita avrebbe avuto a qualche soddisfazione in più”. Ricordo veritiero anche se malinconico quello di Paolo Pillitteri su Walter Chiari, che a me piace ricordare con una sua battuta riferita da Dino Risi, che racconta che Walterone avrebbe voluto sulla sua lapide la scritta: “… non sono morto, il mio è soltanto sonno arretrato”. La salma di Walter Chiari doveva essere tumulata a Roma per volere della Chelli, mentre il fratello avrebbe voluto che rimanesse a Milano. Fu il sindaco Paolo Pillitteri a prendere la decisione finale: la sua tomba restò nella nostra città, fu posta infatti provvisoriamente al Musocco, successivamente sarà trasportata al Monumentale accanto ai grandi della città del Famedio.
Nel dicembre 2001, in occasione del decennale della scomparsa di Walter Chiari, è stato ben poco per ricordare Walter Chiari, nonostante gli appelli del sottoscritto, dell’ex sindaco di Milano Paolo Pillitteri, degli attori Luca Barbareschi (suo partner nel film Romance), Massimo Boldi, Enrico Beruschi, Roberto Marelli e di altre personalità del mondo della cultura e dello spettacolo milanese, l’assessore Carrubba non si è ancora deciso ad intitolare una via o un parco cittadino a Walter Chiari.
Finalmente, in occasione del ventennale della scomparsa di Walter Chari, nel 2011, il Comune di Milano ha organizzato alcune iniziative per ricordarlo.