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UGO TOGNAZZI

 

Ugo Tognazzi fu uno delle prime vittime della censura televisiva a causa di una scena nella quale ironizzava sull’allora presidente della Repubblica Antonio Segni. La sua popolare trasmissione (Un, due, tre) condotta con Raimondo Vianello, fu uno dei primi programmi cult della nascente televisione italiana, andò in onda dal 1954 al 1959. Poi Tognazzi sparì dal video (salvo qualche ospitata) per dedicarsi al cinema.  Rientrò in tv nel 1970 come registra e interprete dei telefilm della serie Fbi –Francesco Bertolazzi investigatore. A metà degli anni ’70 con l’avvento delle privata aumentare le sue apparizioni in video: Tognazzi appave spesso su Telealtomilanese nella trasmissione Playboy di mezzanotte, quindi preparò una trasmissione di cucina per la mondadoriana Rete4. Una delle sue ultime apparizioni televisive fu a Rete Mia nell’ambito della trasmissione A domanda risposta nel 1990.

 

Ugo Tognazzi nacque a Cremona il 23 marzo 1922, figlio di un assicuratore, iniziò a recitare come dilettante durante il servizio militare, ultimato il quale lavorò in un salumificio. Nel 1944 partecipò a una selezioni di dilettanti al Teatro Puccini di Milano. Successivamente si arruolò in Marina e fece parte con successo di una compagnia organizzata dalle Forze Armate con la quale compì la sua prima tournèe. Dal 1945 e fino alla fine degli anni ’50 visse una fantastica stagione nel teatro di rivista e nell’avanspettacolo lavorando al fianco delle sorelle Nava, di Wanda Osiris, Tina De Mola, inaugurata dalla partecipazione allo spettacolo di Marchesi W le donne.

Nel 1954 nacque il fortunato sodalizio con Raimondo Vianello che lo avvicinò alla televisione dove fu impareggiabile protagonista di Un, due tre, spettacolo basato su una comicità stralunata, il primo varietà satirico della storia della televisione italiana.

La trasmissione venne bruscamente interrotta a causa della satira politica.Il successo televisivo portò Tognzzi al cinema, dopo una ventina di film di non troppa fortuna (fra i quali ricordiamo I cadetti di Guascogna, La paura fa 90, Una bruna indiavolata, Siamo tutti milanesi, Miliardari a Napoli, La moglie è uguale per tutti, Totò sulla luna, Policarpo ufficiale di scrittura, La pica sul Pacifico, I baccanali di Tiberio, Genitori in blue jeans, e Psycosissimo, in coppia con Vianello),  Tognazzi si afferma definitivamente con  Luciano Salce che gli offrì la parte del gerarca fascista Arcovazzi nel film Il federale del 1961.

Da questo momento Tognazzi (che aveva anche interpretato il film Domenica è sempre domenica per la regia di Camillo Mastrocinque, ispirato all’omonima televisiva IL MUSICHIERE condotta da Mario Riva), diventa uno dei protagonisti della commedia all’italiana interpretando ruoli e film di focale importanza nella storia del cinema italiano: è il fascista deluso in La marcia su Roma di Dino Risi, il maturo e ingenuo aspirante conquistatore in La voglia matta di Luciano Salce, l’anarchico venuto a Milano per far saltare in aria il Pirellone, ma che poi diventerà un affermato pubblicitario in La vita agra di Carlo Lizzani, il marito in crisi de Le ore dell’amore, il marito tradito de Il magnifico cornuto di Pietrangeli, il professore vizioso di Controsesso di Pietrangeli, un altro marito (stavolta spregevole) in L’ape regina di Marco Ferreri, e molti altri ruoli. Diretto dai grandi registi come Pietro Germi (L’immorale), Marco Ferreri (La donna scimmia, L’ape regina), Alessandro Blasetti (Liolà), Dino Risi (I mostri, Straziami ma di baci saziami).  Tognazzi tratteggia i primi ritratti di borghesi italiani, rappresenta la contadineria padana: buon senso, saggezza, volgarità, incarna con adesione fenomenale le figure di borghesi inizialmente insoddisfatti e poi via via sempre più incupiti (I MOSTRI è un film esemplare di questi personaggi), da questo catalogo di mostruosità seguono i film diretti da Ferreri e da Lattuada.

L'ultimo film cerniera della sua carriera è IN NOME DEL POPOLO ITALIANO, dove il protagonista constata amaramente il fallimento dei propri reali e del modo di vivere di un'intera classe sociale, con l'acquisto di questa consapevolezza i personaggi diventeranno mostri: VOGLIAMO I COLONNELLI, LA GRANDE ABBUFFATA, LA PROPRIETA' NON E' PIU' UN FURTO, IL GATTO, LA STANZA DEL VESCOVO, o veri e propri falliti: CUORI SOLITARI, ROMANZO POPOLARE, CASOTTO, ARRIVANO I BERSAGLIERI, realizzandosi appieno solo nel disimpegno sociale (AMICI MIEI).  Personaggi indimenticabili come l'anarchico solitario de IL PADRE DI FAMIGLIA, il capocomico impazzito che si crede Mussolini di PERMETTE SIGNORA CHE AMI VOSTRA FIGLIA?,  il barone mangiapreti de LA MAZURKA DEL BARONE, DELLA SANTA E DEL FICO FIORONE, il fenomeno francese da baraccone de IL PETOMANE esibiscono la sua ironia, comica e tragica al contempo.  Ugo Tognazzi ha diretto cinque film, nessuno riuscito ma tutti degni di essere visti, soprattuto IL FISCHIO AL NASO, tratto da un'opera di Dino Buzzati. Negli anni '70 il personaggio tognazziano si trasforma ancora: incarna sempre più spesso umani maturi in crisi, qualche volta disperati, soli, volgari, sospettosi, vili, perdenti. Personaggi anche grotteschi, sgradevoli, sopra le righe, esagerati, impossibile ricordare tutti i suoi film, ma cito: Porcile di Pier Paolo Pasolini, Nell’anno del signore di Luigi Magni, Il commissario Pepe di Ettore Scola, Venga a prendere il caffè… da noi di Alberto Lattuada, La califfa di Alberto Bevilacqua, L’udienza di Marco Ferreri, Vogliamo i colonnelli di Mario Monicelli, Romanzo popolare di Mario Monicelli, Amici miei di Mario Monicelli (coi rispettivi seguiti), Telefoni bianchi di Dino Risi, Cattivi pensieri (altra sua regia), I nuovi mostri di Risi, La mazzetta di Sergio Corbucci, Arrivano i bersaglieri di Luigi Magni, La terrazza di Ettore Scola, Il petomane di Pasquale Festa Campanile, La chiave di Tinto Brass, Bertoldo Bertoldino e Cacasenno di Mario Monicelli, I giorni del commissario Ambrosio di Sergio Corbucci, Il vizietto e i suoi seguiti.

Assente dalla tv (allora solo di Stato) salvo qualche comparsata in Canzonissima ed altri spettacoli del sabato sera e in qualche Carosello, Ugo Tognazzi tornò in tv nel 1970 come regista e attore nella serie di telefilm Fbi – Francesco Bertolazzi investigatore sceneggiato da Age e Scarpelli.  Nel 1974 ritorna in tv con Raimondo Vianello nello show Milleluci, nella seconda metà degli anni ’70 con l’avvento delle private scelse un tv della sua terra: Telealtomilanese  ove compariva spesso nella trasmissione Playboy di mezzanotte. Tognazzi iniziò a guardare con interesse al fenomeno delle nascenti tv private, il suo sogno nel cassetto era quello di proporre una rubrica di cucina (cosa che alla Rai non gli fu possibile, salvo una sola trasmissione). Leggende metropolitane narrano che Tognazzi avrebbe voluto proporre tale progetto a un’emittente televisiva privata di Milano, Telemilano58.  Nel 1977, diretto da Dino Risi, in La stanza del Vescovo, Tognazzi interpretò il cognato di un certo Ambrogio Berlusconi… Il vero Berlusconi (il Berlusca, Silvio per intenderci) pensò a Tognazzi per fare concorrenza alla Rai mandando in onda parecchi suoi film, acquisendone i diritti dalle case di produzione per il nascente network Canale5. La trasmissione di cucina verrà proposta al nascente network mondadoriano Rete4, ma – come ricorda Pino Farinotti – il progetto naufragò dopo poche puntate per ragioni di costi.

Tognazzi riprese a lavorare per il cinema, per quanto riguarda la tv fece qualche programma come produttore in Di chi è quel ragazzo? di Nadine Trintignant, Arrivederci ragazzi, dove comparveo in un cameo con i figli Ricky e Gianmarco. Nel 1985 comparve in un film-tv di Sergio Citti Sogni e bisogni. Sul finire degli anni ’80 Tognazzi interpretò il film Ultimo minuto per la regia di Pupi Avati, alcune scene girate negli studi di TeleRoma56, l’emittente viene infatti ringraziata nei titoli di coda.   Ugo Tognazzi negli ultimi anni della sua vita tornò in teatro interpretando testi impegnativi come Madame Butterfly di David Wang, L’avaro di Moliere e Sei personaggi in cerca d’autore di Luigi Pirandello. Una delle sue ultime apparizioni televisive fu a  Rete Mia  nell’ambito della trasmissione A domanda risposta nel 1990.  Ugo Tognazzi morì a Roma il 27 ottobre 1990.

Nel 1993, a tre anni dalla sua scomparsa, Rai1 rese omaggio al grande Ugo con lo spettacolo 1…2…3 Tognazzi!. Nonostante sia stato dedicato al grande Ugo un festival del cinema che si tiene ogni anno a Cremona, la Rai non gli ha più dedicato special, né in occasione del decennale della scomparsa, né l’anno scorso, in occasione del quindicennale, anche se Ugo compare spesso in immagini di repertorio proposte dall’emittente televisiva di Stato, e i suoi film (proposti dalle tv private e dalla Rai) sono ancora oggi molto seguiti.