Paolo Romani
IL PIU’ BERLUSCONIANO DEI BERLUSCONES
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Paolo Romani è stato, unitamente a Marco Taradash, il fondatore di
Telelivorno,
storica emittente che trasmetteva del 1974, presidente della TeleLivorno spa,
quando Tvl cessò le trasmissioni, è poi vicino a
Nicola Grauso, in Sardegna, vive
la fase pionieristica di Videolina. Negli anni ’80 venne chiamato dall’editore
Peruzzo a dirigere la neonata Milano Tv, prima, e Rete A, poi è editore di
Millecanali, quindi viene chiamato da Salvatore Ligresti per dirigere
Telelombardia. Infine è editore di
Lombardia7, fino alla sua “discesa in campo”.
Paolo Romani nasce a Milano il 18 settembre 1947: “nacqui in piazza Aspromonte,
mi ricordo che era una Milano ancora in crisi a causa del dopoguerra, io avevo
il privilegio di avere il bagno in casa, privilegio di pochi. Ricordo ancora che
in piazza Aspromonte c’erano i bagni pubblici”. Romani frequenta le scuole
elementari a Milano “precisamente fino alla terza elementare, poi mi trasferii a
Monza con la mia famiglia, qui terminai le elementari, indi mi iscrissi alle
scuole medie”. Altro trasferimento famigliare in quel di Livorno, qui consegue
il diploma di maturità classica, poi frequenta l’Università di Pisa. Nel 1974
inizia a lavorare a Telelivorno, una delle primissime televisioni private
italiane, si può anzi dire che Telelivorno, dopo la mitica
Telebiella, è stata
la seconda emittente privata italiana. I suoi studi erano in un capannone in Via
Fumaioli 25. Inizialmente l’emittente avrebbe dovuto funzionare via cavo, ma i
costi elevati e le enormi difficoltà tecniche e burocratiche conseguenti alla cablatura suggerirono in seguito di passare alla trasmissione via etere. Le
fibre ottiche erano ancora di là da venire, così come gli apparecchi dotati di
presa Scart, quindi l'unico modo per far arrivare il segnale nelle case dei
livornesi fu l'utilizzo del normale cavo coassiale a 75 Ohm, alimentato da un
modulatore sintonizzato su un canale televisivo VHF: chilometri di cavo e un
numero enorme di amplificatori di segnale per compensare le perdite che, dopo
qualche centinaio di metri, rendevano difficoltosa la ricezione. A TVL allora
prese corpo l'idea di utilizzare, anziché il Castellaccio, il Monte Serra. Le
ragioni di questa scelta erano evidenti: gli impianti RAI che servivano gran
parte delle province di Livorno, Pisa e Lucca erano lì. Ciò significava avere a
portata di mano un bacino d'utenza assai più vasto, nella speranza che le
antenne usate per ricevere la tv pubblica potessero servire a ricevere anche TVL
che, nel frattempo e in virtù della speranza di uscire dalla dimensione
cittadina, aveva leggermente cambiato nome, passando da "Telelivorno" a
"TVLibera". La stampa locale iniziava a dare le prime notizie sull'attività
delle nascenti TV libere, sottolineando che entro poche settimane "i livornesi
avrebbero avuto nei loro televisori quattro canali anziché due". Il 15 gennaio
1974 alle ore 20,30 sul canale 42 compare per qualche minuto una “Carta Retma”,
cioè un monoscopio, seguito da un annuncio letto da Paolo Romani, presidente
della Telelivorno spa, che comunicava che quel giorno TVL e altre emittenti
aderenti alla A21, un'associazione che con questa sigla si ispirava all'Art. 21
della Costituzione e al fatto che erano 21 le tv iscritte, iniziavano a
trasmettere programmi regolari. La prima dichiarazione d'intenti di una
battaglia contro il regime di monopolio in cui operava la RAI, e che avrebbe
portato alla nascita di nuove emittenti, circuiti, consorzi, reti e via dicendo.
L'esperienza di TVL durò poco più di due anni, e molte delle persone che
contribuirono alla sua fondazione e alla sua crescita proseguirono poi a
lavorare in radio o in televisione.
Paolo Romani, giornalista, editore, è stato uno dei primi in Italia, anzi il
secondo, dopo Peppo Sacchi, qualche mese dopo l’avvio di TeleLivorno – Tv
Libera, Giacomo Properzy vendeva a Silvio Berlusconi,
Telemilanocavo. Stando a
quanto scritto da Aldo Grasso nella sua Storia della tv, Telemilanocavo nella
gestione Berlusconi, iniziò le proprie trasmissioni il 24 settembre 1974. Se le
date sono esatte, si può quindi dire che Romani ha anticipato il suo futuro
Presidente.
Nel 1976 Romani torna a Milano: “ritrovai una Milano che non riconoscevo più,
una città cresciuta, ma in preda al terrorismo, la sera nessuno usciva più di
casa, la metropoli era blindata, era una Milano scura, piena di smog, con le
macchine che alla mattina erano tutte nere”. Nella sua città natale è fra i
fondatori di Milano Tv, emittente cult, che trasmette molti film, “vi era
inoltre un telegiornale molto radicato sul territorio. Nella seconda metà degli
anni ’70 mi capitò di dovere dare in anteprima, spesso anticipando la Rai, le
notizie di attentati compiuti dalle Brigate Rosse e da altri gruppi terroristici
in città”.
Sul finire degli anni ’70 Milano Tv si trasforma in Canale 51, negli anni ’80 si
trasforma in Rete A, e Paolo Romani rimane con l’editore Alberto Peruzzo in
qualità di direttore generale di Rete A, carica che manterrà fino alla seconda
metà degli anni ’80. “La Milano degli anni ’80 – ricorda Romani - fu
indubbiamente più creativa, sorridente, vitale, era la famosa Milano da bere dei
socialisti”. Quindi il passaggio a Telelombardia: in qualità di direttore
generale: “ricordo la Milano di Pillitteri, molto gioviale, moderna, proiettata
verso le novità”
Gli anni ’80 passeranno alla storia come gli anni della creatività ed un
creativo come Paolo Romani non può stare fermo: oltre a lavorare per le
televisioni commerciali Romani è, sempre fra i primi in Italia, editore di
riviste specializzate di informatica e comunicazione.
Negli anni a cavallo fra gli ’80 e i ’90 Romani viene chiamato Salvatore
Ligresti a guidare Telelombardia, da cui era uscito per mettersi in proprio, con
Lombardia7, esperienza che durerà fino al 1994- Arriva la folgorazione
politica: “da giovane nel periodo livornese avevo simpatizzato per i liberali,
era il 1968, con la gioventù liberale organizzammo una manifestazione per Jan
Palach, ricordo che prendemmo molto botte dai comunisti, ma eravamo contenti per
avere partecipato ad una manifestazione di impegno civile. Aderire nel 1994 a
Forza Italia fu spontaneo, Berlusconi è un liberale”. Alla mia affermazione che
Paolo Romani si può considerare l’unico baluardo alla democristianizzazione di
Forza Italia, molto diplomaticamente il nostro ammette che il valore aggiuntivo
di Forza Italia, rispetto alle vecchie forze del pentapartito, è quello di dare
spazio alle diverse culture, unite in un programma comune.
Deputato dal 1994, vice-presidente della Commissione Difesa e membro della
giunta delle elezioni, oltre che componente delle commissioni finanze e difesa,
e della commissione per il riordino del sistema radiotelevisivo. Rieletto nel
1996, guida il dipartimento informazione di Forza Italia, è segretario regionale
lombardo di Forza Italia. Rieletto nel 2001 è Presidente della Commissione
Trasporti, Poste e Telecomunicazioni.
In merito al progetto bossiano delle tre reti Rai, una per il nord, una per il
centro ed una per il sud, risponde: “La Rai deve essere policentrica e non più
romanocentrica, il paese è verticale, non orizzontale, bisogna che anche in Rai
si pensi ai problemi del Nord, questo significa non vivere solamente a Roma. Non
che io sia fissato su Rai2 a Milano, è importante però che la Rai sia a Milano,
come a Roma, come a Napoli, come a Bari e in tutta Italia”.
Paolo Romani è il più berlusconiano fra i berluscones. Dopo le elezioni
regionali del 2005, a seguito del suo allontanamento dalla carica di segretario
regionale di Forza Italia per la Lombardia (sostituito da Maria Stella Gelmini), Paolo Romani è stato nominato
sottosegretario alle Comunicazioni. Assessore de Comune di Monza, rieletto
deputato nell'aprile 2008 nelle fila del Pdl viene nominato sottosegretario alle Telecomunicazioni
del IV governo
Berlusconi, quindi promosso viceministro. Dal 4 ottobre 2010 è ministro allo
sviluppo economico.
