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MARIO MARANZANA: 50 ANNI DI CINEMA, TEATRO E TELEVISIONE

 

di Massimo Emanuelli

INTERVISTA DI MASSIMO EMANUELLI A MARIO MARANZANA EFFETTUATA NEL GIUGNO 2004 E PUBBLICATA SUL QUOTIDIANO NAZIONALE L'OPINIONE DELLE LIBERTA'.

Mario Maranzana nasce a Trieste il 14 luglio 1930, figlio di un falegname, dopo aver svolto studi liceali si iscrive alla facoltà di giurisprudenza di Trieste. Nel 1953 si trasferisce a Roma per iscriversi all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica conseguendo il diploma. Nel 1953, ancora studente dell’Accademia, arriva per la prima volta a Milano: fu il mio debutto in teatro, precisamente al Manzoni, ne I dialoghi delle Carmelitane di Bernanos.  Milano allora era bellissima, stupenda, io stavo molto meglio a Milano che a Roma, per gli attori di teatro alle prime armi Milano era l’unica città dove riuscivamo ad avere le sale teatrali piene, venivano a vederci anche dall’hinterland, vi era un pubblico che amava tantissimo il teatro, a Roma invece molto meno. Milano era la città italiana ad avere il maggior numero di sale teatrali, una delle prime in Europa, il teatro che andava per la maggiore era l’Odeon”

Il 10 giugno 1954 Maranzana firma il suo primo contratto teatrale: “esordii a Roma con la compagnia di Vittorio Gassmann in Kean. Nel 1955 è ancora in compagnia con Gassmann in Edipo Re, recita poi con Renzo Ricci, Giorgio Albertazzi e con la Compagnia dei Giovani, dove sostiene un ruolo di supporto nel Diario di Anna Frank (stagione 1956/57).  Nel 1958 passa alla commedia musicale: Irma la dolce (1958), nel 1959 riceve il premio San Genesio come attore non protagonista per I diari di Bertoli, è la sua prima regia.

“Ma ogni anno, dal 1954 in poi – ricorda Maranzana – tornavo a Milano e vi stavo per mesi. Sia per le stagioni teatrali, che per le televisione che allora produceva commedie teatrali proprio a Milano. Le opere teatrali per la televisione si effettuavano in diretta, per la maggior parte dei casi non erano registrate, e pertanto non è rimasto nulla negli archivi Rai. Ricordo che la mia prima interpretazione teatrale televisiva fu l’Amleto con Vittorio Gassmann, feci poi molti altri classici teatrali, solo verso la fine degli anni ’50 le commedie vennero registrate, ma poi venivano riciclati gli ampex, pertanto anche delle successive opere teatrali realizzate dalla Rai è rimasto ben poco, o nulla.    Milano significava allora anche il massimo centro di produzione di sceneggiati televisivi, o teleromanzi, come allora si chiamavano. Grandissimi registi adattavano romanzi classici della letteratura italiana e mondiale, nel 1956 Silverio Blasi mi chiamò per l’adattamento televisivo di Piccolo mondo antico di Fogazzaro, che andò in onda con grandissimo successo nel 1957”.

Maranzana torna a teatro alla fine degli anni ’50 con la commedia di Achard L’idiota a fianco di Ornella Vanoni e di Paolo Ferrari, messa in scena da Silverio Blasi, con unanime consenso di pubblica e critica. “Girammo per l’Italia dal 1959 al 1961, anno in cui quest’opera venne messa in scena per due mesi di fila a Milano, con tutto esaurito. In quello stesso anno, sempre a Milano, lavorai per Anton Giulio Maiano nello sceneggiato tv Chiamami Bugiardo, sempre per la tv realizzai La paura (della serie Racconti dell’Italia di ieri). “Intanto anche il centro di produzione televisiva di Roma, inizia a realizzare qualche commedia, la prima fu I figli del Marchese Lacera per la regia di Sartarelli, Maranzana è fra gli interpreti con Sergio Tofano, poi sempre a Roma, Ultima boheme di Silverio Blasi (1964) e La provvidenza e la chitarra di Mario Landi (1964). Anche il centro di produzione di Napoli inizia a realizzare programmi televisivi – ricorda Maranzana – ricordo di avere interpretato a Napoli Espresso per San Francisco regia di Colosimo nel 1964. Da questo momento, salvo qualche rarissima eccezione, tornai a Milano soltanto per esibirmi in teatro, ormai la tv era a Roma e a Napoli. A Milano, attraverso l’avvocato Donzelli, mio compagno di scuola a Trieste, un siciliano che poi da Trieste si era trasferito a Milano, che una sera era venuto a vedermi a teatro, conobbi l’onorevole socialdemocratico Renato Massari, nacque allora un’amicizia che dura tutt’oggi. Massari a sua volta mi presentò un giovane che sarebbe poi diventato assessore alla cultura del Comune di Milano e sindaco della città: Paolo Pillitteri.

Il 1965 è l’anno nel quale Maranzana interpreta il personaggio con il quale sarà identificato per molto tempo, l’agente Lucas nel Le inchieste del commissario Maigret, interpretato dall’indimenticabile Gino Cervi, per la regia di Mario Landi. Maranzana recita negli episodi: Un’ombra su Maigret, L’affare PicpusUn Natale di Maigret, Una vita in gioco.

“Interamente girato a Napoli e a Roma, Gino Cervi si recò a Parigi soltanto una volta, passeggiò sulla Senna e venne realizzata la sigla, con la canzone di Luigi Tenco, tutte le altre scene degli innumerevoli episodi furono realizzate con ricostruzioni di studio a Napoli e a Roma. Andando sul lungo Tevere era come essere sul lungo Senna… La canzone di Tenco era Le temp file ses jours, non fu mai pubblicata su disco nella versione francese, venne invece pubblicata in italiano con il titolo Un giorno dopo l’altro,  anche la sigla ebbe fortuna, ne vennero fatte anche una versione spagnola, Un dia y otro dia, cantata dallo stesso Tenco, e una inglese, One day is like another firmata da Early Shuman, che lo stesso Tenco pubblicò ma che non uscì mai su disco.“   Il successo de Le inchieste del Commissario Maigret è tale che la Rai decide di fare altri episodi che vanno in onda nel 1966, nel 1968 e nel 1972, e Maranzana è ancora Lucas in Maigret e i diamanti, L’innamorato della signora Maigret, Il cadavere scomparso, Maigret sotto inchiesta,

Sempre per la tv, e sempre nel 1965, Maranzana interpreta al centro di produzione di Napoli La figlia del capitano per la regia di Leonardo Cortese, sporadico ritorno a Milano per Vivere insieme (episodio La fabbrica) del 1965 per la regia di Guglielmo Colli. 

Il 1965 è anche l’anno di esordio al cinema dove si rivela un ottimo caratterista, Un dollaro di fuoco è il suo primo lungometraggio diretto da Roberto Bianchi Montero. Il cinema naturalmente era monopolio romano, Milano aveva perso tutto con gli anni ’50, quando iniziai a fare cinema si girava a Cinecittà.  

Gli ultimi anni ’60 quasi sono esclusivamente dedicati al cinema: Vivo per la tua morte,  Le due facce del dollaro, I barbieri di Sicilia di Marcello Ciorciolini (1967);  Il sole è di tutti di Domenico Paolella, Scacco internazionale di Ninj Rosati; I nipoti di Zorro di Marcello Ciorciolini, Ciccio perdona... io no! di Marcello Ciorciolini (1968), Goodbye, Mr. Chips (1969) di Herbert Ross.

Ma Maranzana ha anche il tempo di esibirsi in La donna di quadri di Leonardo Cortese (1968); e D’Artagnan una grande coproduzione europea (1969)

Ancora tv con Breve gloria di Mister Miffin (1967) per la regia di Anton Giulio Maiano, Di fronte alle legge (in due episodi diretti da Gianfranco Bettetini).

“Negli anni ’70 Milano perse il suo ruolo televisivo, la produzione venne spostata definitivamente a Roma, anche il centro di produzione di Torino, un tempo con quello di Milano molto fiorente, perse importanza. Roma faceva l’80% della produzione tv, il restante 10% era per la sede Rai di Napoli, un altro 10% per Milano, Torino, e le altre sedi…  A Milano lavorai anche per Chissà chi lo sa, programma per ragazzi condotto da Febo Conti per la regia di Cino Tortorella, ero ospite fisso poiché interpretavo Jack Carota, un buffo investigatore. I dirigenti romani della Rai decisero improvvisamente di sospendere la trasmissione che aveva un grandissimo successo, lo stesso Febo Conti apprese tale decisione leggendo la notizia sul giornale La Notte…  Erano gli anni di piombo e Milano ebbe un calo anche per il teatro, mentre le cose andavano meno male per il teatro a Roma. Negli anni ’70 la gente non usciva più di casa, pertanto meno pubblico a teatro, ed io recitai molto meno a Milano. Negli anni ’70 vi fu a Milano una catena di fallimenti industriali, vi fu un calo di produzione e, conseguentemente, un calo del teatro. Unica eccezione fu il 1974, anno di uno spettacolo al Teatro Nuovo di Milano. A Roma incontrai l’onorevole Renato Massari che mi pregò di allestire a Milano uno spettacolo per il cinquantesimo anniversario della morte di Matteotti, Massari mi diede un libro che conteneva l’ultimo discorso parlamentare di Matteotti, andai quindi all’archivio di Stato di Roma e mi feci dare una copia del resoconto stenografico della seduta del 31maggio 1924, giorno dell’ultimo discorso di Matteotti. Provai lo spettacolo al Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, ingaggiai venti attori che interpretarono i vari deputati che intervenivano, Filippo Turati era impersonato da Carlo Hintermann.  Dopo un paio di mesi di prove debuttammo al Teatro Nuovo di Milano, assessore alla cultura era Paolo Pillitteri, sindaco Aldo Aniasi. Il delitto Matteotti è uno degli spettacoli ai quali sono maggiormente affezionato, oltre a riportarmi sulla scena milanese, riportò il pubblico in sala. Correva l’anno 1974, il 10 giugno, cinquantesimo anniversario del delitto Matteotti, il 10 giugno ricorre con frequenza nella mia vita, come in quella degli italiani.  Il 10 giugno 1940 significò per me e per molti italiani della mia generazione e di quella a me precedente, l’entrata dell’Italia nella scellerata guerra mondiale, il 10 giugno 1954 esordii ufficialmente in teatro, il 10 giugno 1974 vi fu lo spettacolo per ricordare Matteotti in occasione del cinquantenario della sua scomparsa, il 10 giugno di quest’anno ho festeggiato i 50 anni di teatro intervenendo proprio qui a Milano alla commemorazione di Matteotti, ad 80 anni dalla scomparsa…”

A Milano tornai ancora a Milano per la tv in Puccini di Sandro Bolchi con Alberto Lionello, ma registravo ormai quasi sempre a Roma, ricordo Nero Wolfe (episodio Sfida al cioccolato, centro di produzione Rai di Roma nel 1971), e Il caso Lafarge di Marco Leto (a Napoli nel 1973).

Anche gli anni ’70 sono molto prolifici cinematograficamente parlando per Maranzana: Rosolino Paternò: Soldato... di Nanny Loy (1970), Ma che musica maestro di Mariano Laurenti (1971), In nome del popolo italiano (1971), Le belve (episodio Processo a porte chiuse di Grimaldi, con Lando Buzzanca (1971), Il Decamerone proibito. Le altre novelle del Boccaccio di Carlo Infascelli (1972), Peccato d'amore  di Robert Bolt con Lawrence Olivier (1972), L'etrusco uccide ancora di Armando Crispino (1972), La vedova inconsolabile ringrazia quanti la consolarono di Mariano Laurenti (1974). Nel 1975 ancora Roma in tv: Processo per l’uccisione di Raffaele Sonzogno giornalista romano per la regia di Alberto Negrin

Ancora cinema nella seconda metà degli anni ’70: La pupa del gangster di Giorgio Capitani, Le dolci zie di Montero (1975), Conviene far bene l'amore di Pasquale Festa Campanile (1975), Frittata all’italiana di Brescia, (1975), La pretora di Lucio Fulci (1976), Una donna chiamata Apache (1976), Scandalo in famiglia di M.Andrej (1976), Bruciati da cocente passione di Giorgio Capitani (1976), Interno di un convento di Borokowsy (1977), Le calde notti di Caligola di Roberto Bianchi Montero (1977), L'inquilina del piano di sopra di Baldi (1978), Un cuore semplice di Giorgio Ferrara (1978), Incontri molto ravvicinati del quarto tipo di R.Garret (Mario Gariazzo) (1978), Concorde Affaire '79 di R.Deodato (1979).

Iniziano gli anni ’80 e Maranzana interpreta Bakunin nello sceneggiato tv, girato a Roma, Anna Kuliscioff di Guicciardini. In quello stesso anno, e nella stagione teatrale successiva – ricorda Maranzana – interpretai anche Carlo Marx in un mio adattamento personale di Das Kapital di Curzio Malaparte, per la regia di Franco Giraldi, realizzato con lo Stabile del Friuli Venezia Giulia. Ancora tv all’inizio degli anni ’80 con la serie I giochi del diavolo per la regia di Mario e Lamberto Bava, e il film tv La Venere di Ille sempre di Mario Bava.  Nel 1983 è con Vittorio Franceschi in Madame Bovary e Bouvar et Peuchet da Flaubert, e partecipa a L’affaire Danton di Buchner diretto da Andrej Waida, nel 1984 Il salto (un mondo d’amore) di Gianluigi Calderone.  “Milano negli anni ’80 vide la ripresa del teatro e della televisione, non vi tornai però frequentemente perché in teatro io, come molti altri attori e compagnie, eravamo chiusi dal monopolio di Strehler, in televisione vi fu l’avvento della Fininvest, ma io non avendo mai lavorato per Canale5 non ebbi occasioni di girare a Milano.

Nella prima metà degli anni ’80 altri film “romani” per il grande schermo: Il giorno del Cobra di E.G.Castellani (Enzo Girolami) (1980), Tranquille donne di compagna di C.Demolinis di Giorgi (1980), La dama delle camelie di Mauro Bolognini (1980), La cicala di Alberto Lattuada (1980), Bim Bum Bam di Chiesa (1981), Ladies & gentleman di Fulci (1984). Nel 1985 Maranzana dirige il film tv Malattia del vivere.

Seconda metà anni ’80 ritorno in teatro, intensa stagione a Roma e in altre piazze italiane: Play Strindberg di Friedrick Durremnatt (stagione 1984/85), Il gabbiano di Cechov (1985/86), L’avventura di Maria di Italo Svevo (1985/86), L’uomo la bestia e la virtù di Luigi Pirandello (1988/89), Quasi un uomo di G.Cacho (1988/89), Così è (se vi pare) di Luigi Pirandello (1989/90). Nel 1988 il ritorno al cinema con  La Bohème di Luigi Comencini con Ciccio Ingrassia e Massimo Girotti, cioè Terence Hill (1988). E poi ancora in tv negli sceneggiati Cerco l'amore (1988) e La coscienza di Zeno diretto da Sandro Bolchi (1988)

Gli anni ’90 sono intensissimi teatralmente parlando, recita nella Compagnia del Teatro Ghione di Roma: Molto rumore per nulla di William Shakespeare (1991/92), La vedova scaltra di Carlo Goldoni (1992/93), Così è (se vi pare) di Luigi Pirandello (1994/95, 1995/96), John Gabriel Borckman di Henrik Ibsen, di cui ha curato anche la regia (1996/97), I giganti della montagna di Luigi Pirandello (1999/2000).

Mario Maranzana ha lavorato con artisti quali Memo Benassi, Salvo Randone, Cesco Baseggio, Sergio Tofano, Gino Cervi, Alberto Lupo, Nando Gazzolo, Wanda Capodoglio, Sarah Ferrati, Evi Maltagliati, Anna Proclemer, Andreina Pagnani, Elsa Merlini, Lilla Brignone ed è stato diretto da maestri come Giorgio Strehelr, Orazio Costa Giovangigli, Luchino Visconti.

Maranzana ha lavorato al fianco dei grandi dello spettacolo italiano della seconda metà del ‘900 come Franco Franchi, Ciccio Ingrassia, Vittorio Gassmann, Jonny Dorelli, Philippe Leroy, Lawrence Olivier, Sarah Miles,

E’ stato diretto in tv da registi del calibro di Silverio Blasi, Anton Giulio Majano, Sandro Bolchi, in televisione, e al cinema come Comencini, Lattuada, Bolognini.

Maranzana è autore dei libro Trieste emigrata, anche sceneggiato per la Rai che è la storia delle tre Trieste dal 1943 al 1954 (nazista, jugoslava e alleate) e Strisce al cuore, sempre ambientato a Trieste.

Maranzana ha al suo attivo anche un’intensissima attività di doppiatore, Maranzana ha infatti dato la voce a Leonard Rossiter in Barry Lindon, Kenneth Mars in Frankestein Junior, Herbert Lom in Allan Quatermain e Le miniere di re Salomone, Patrick Godfrey in La leggenda di un amore – Cinderella, Carlos Lasarte in Nameless - Entità nascosta, Lou Frizzell in Chi è l'altro?, Jim Dale in Elliott il drago invisibile (Dott. Terminus), Jacques Weber in Cyrano de Bergerac, Mauro Mendonça in Donna Flor e i suoi due mariti. “A partire da Arancia meccanica ho doppiato tutti i film di Stanley Kubrik, lavoravo per la cooperativa italiana per il doppiaggio di Kubrik che aveva una particolare attenzione per me, che essendo amico di Antony Borgese aveva da lui ereditato una visione cosmopolita, e potevo dare la voce a personaggi stranieri. Kurbrik, che controllava tutto, mi mandò un telegramma di complimenti”.

Maranzana lavora anche in radio ideando e conducendo rubriche culturali come: Quinta parete, Giochiamo con la storia, e Storia del Mediterraneo.

Lontano dal cinema e dalla televisione da anni (a parte il film La via degli angeli di Pupi Avati del 1999; gli sceneggiati Celia del 1992 e  Dio ci ha creato gratis del 1998, e il telefilm  S.P.Q.R su Italia 1 nel 1998. Nel 2002 Maranzana interpreta la parte di un russo nella fiction Lo zio d’America di Simona Izzo con Vittorio De Sica. “Sono stato chiamato dalla Izzo e da De Sica, che mi conoscono, hanno un’ottima cultura teatrale, cinematografica e televisiva, essendo cresciuti in tali ambienti. Cioè stato possibile perché era una produzione esterna.  In Rai non mi presento più poiché non sanno chi sono, dovrebbe consolarmi il fatto che gli attuali dirigenti Rai non sappiano nemmeno chi è stato Gino Cervi, Marcello Marchesi e tanti altri. Le poche volte che mi hanno contattato mi hanno chiesto di mandargli il mio curriculum. L’ho fatto una volta ma leggendo le cose che ho fatto si spaventano…  Sono stato chiamato ad interpretare Storia di cinecittà, erano 25 puntate, ma dopo un paio di puntate è questa fiction è stata sospesa, senza dare nessuna spiegazione…”

Nel maggio 2003 ritorno in radio, su Radio3 con Miranda Martino La strana coppia, Maranzana ha ricordato la radio di Rabagliati, dei Quattro moschettieri e ha descritto la complessa realtà musicale triestina dall’operetta al Trio di Trieste, da Teddy Reno a Lelio Luttazzi.

Maranzana ha festeggiato i suoi 50 anni di teatro, oggi alterna il suo lavoro teatrale a quello di scrittore e documentarista, ha pubblicato il romanzo Esilio infantile. Grande appassionato d’opera ha portato recentemente in scena Bella figlia dell’Amore di Hrwood con Anna Proclemer e Lauretta Masiero, e ha un sogno nel cassetto: quello di cantare con Gianni Schicchi. “Attualmente ho anche un altro progetto con Miranda Martino: quello di realizzare in teatro Che disgrazia l’ingegno, un’opera di un grande diplomatico russo del periodo di Gogol. La commedia parla di un uomo che ha grandi qualità, a cui tutti vorrebbero assomigliare, ma che tutti fanno in modo per impedirgli di esprimere tali qualità non facendolo lavorare perché è troppo preparato.  E’ un’opera che sento molto, poiché, pur ridimensionando il paragone, è quanto succede anche a me e ad attori della mia generazione che hanno prestigio.  Con la mediocrità che va per la maggiore oggi non si riesce a lavorare, con i mediocri al potere giornalistico, politico, teatrale e in tutti i settori, non si può lavorare. Essendo la mediocrità tipica di chi ha paura di perdere il potere, è meglio non dare troppo lavoro a chi non è mediocre, meglio farlo non lavorare, o farlo lavorare nascosto…”

Saluto Maranzana con un grande affetto e solidarietà, che aumenta pensando ai mediocri che regnano oggi nel mondo del giornalismo, della cultura, dello spettacolo, dell’università e della scuola, che oscurano i pochi ingegni viventi rimasti e cancellano le tracce dei grandi del passato, o perché non ne conoscono nemmeno l’esistenza (cosa più probabile) o perché è meglio non ricordare “cotanto senno”. Lascio Maranzana contento di avere, per l’ennesima volta, parlato di un altro grande ingegno oscurato dai mediocri, e promettendo a lui e a me stesso di continuare su questa via nei miei Ritratti.