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MARCELLO MARCHESI: BASTA LA PAROLA

di Massimo Emanuelli

L’OPINIONE DELLA DOMENICA 13/10/2002

Marcello Marchesi nacque a Milano il 4 aprile 1912, a tre anni venne provvisoriamente ospitato da uno zio milanese residente a Roma. Il provvisoriamente era risultato relativo, a Roma infatti Marchesi restò per diciotto anni, tornò poi a Milano dopo la morte dello zio.  A Milano si laureò in giurisprudenza e iniziò a lavorare in uno studio legale, la sua vita cambiò durante uno spettacolo studentesco al Lirico a cui aveva fervidamente collaborato, incontrò Andrea Rizzoli, figlio del potente Angelo.  Andrea Rizzoli voleva reclutare gente in gamba per un giornale umoristico che la sua casa editrice voleva fondare per fare da contraltare al successo che riscuoteva a Roma il Marc’Aurelio, diretto da Vito De Bellis.  Nel 1936 anche Rizzoli diede vita a Il Bertoldo, che ebbe fra le sue firme anche Marcello Marchesi, oltre a Vittorio Metz e Marcello Mosca, strappati al concorrente Marc’Aurelio. Marcello Marchesi figura in posizione centrale in una grande fotografia di redattori e collaboratori di una delle prime sedute redazionali pubblicata sulla copertina del libro Gli anni verdi del Bertoldo di Carletto Manzoni, edito nel 1964 da Rizzoli.  Marchesi puntava l’indice della mano destra verso l’obiettivo, ovvero verso chi guarda la fotografia, come lo zio Sam.  Questa vecchia fotografia ci dà l’immagine dell’uomo Marchesi che piazzava battute su battute per poche lire l’una. Sul Bertoldo la sua firma non compare tanto spesso quanto le sue idee: Marcello Marchesi creava vulcanicamente spunti per rubriche e personaggi che poi lasciava da sfruttare agli altri.

L’esperienza de Il Bertoldo diede inizio alla multiforme alla sua attività di giornalista, sceneggiatore, regista, attore, scrittore e umorista: nel 1937 creò infatti per l’Eiar il programma radiofonico AZ Radioenciclopedia, cui seguirono: Indovinala grillo, Andata e ritorno, Spiritosissimo.   A partire dal 1938 iniziò a scrivere testi per il teatro di rivista, interpretati da notissimi attori come Carlo Dapporto, Walter Chiari, Ugo Tognazzi, Gino Bramieri, Wanda Osiris, Tino Scotti.  Scrisse fra l’altro Attenti al martello, Ritorno a Za-Bum. Alta tensione, Controcorrente, Sayonara Butterfly.

Quando Vittorio Metz, nevrastenico per incompatibilità con Milano, decise di tornarsene a Roma, Marcello Marchesi lo seguì e collaborò con lui alla nascita del nuovo cinema comico italiano. Il primo film sceneggiato da Metz e Marchesi fu Imputato alzatevi!, diretto da Mario Mattoli e interpretato da Macario, un film a metà fra il nonsense e il varietà. “Presi dall’entusiasmo – ricordava lo stesso Marchesi – riempimmo la sceneggiatura di tante battute che il pubblico non aveva il tempo di ridere: se rideva, ne perdeva metà, una coprendo di risate le battute pari, l’altra le dispari…”  Dopo il successo di Imputato, alzatevi! seguirono Lo vedi come sei (1939) e Il pirata sono io (1940).

Nel 1942 Marchesi iniziò a lavorare per il teatro di varietà presentando al Quirino di Roma la rivista Zabum, ma continuò la sua attività di sceneggiatore cinematografico con La scuola dei timidi.

Nel dopoguerra proseguì la sua attività di sceneggiatore con una sessantina di film comici scritti sempre con Vittorio Metz, chiusi in una stanza dell’albergo Moderno di Roma: Totò, Walter Chiari e Carlo Croccolo, interpretarono le sue battute: I due orfanelli, Totò al giro d’Italia, Totò cerca casa, Siamo uomini o caporali?, Totò lascia o raddoppia sono i titoli più famosi.  Ancora teatro con Controcorrente, scritta con Vittorio Metz, e interpretata da Walter Chiari, Domenico Modugno, Paolo Panelli e Bice Valori; e I fanatici, scritta con Vittorio Metz ed interpretata da un’esordiente Franca Rame.

Nel 1952 Marcello Marchesi tornò a Milano e iniziò la sua attività di produttore e autore di testi della televisione, non ancora ufficialmente nata, con Te lo ricordi. Il 1954 è l’anno della sua prima vera trasmissione Invito al sorriso. Nel 1955 è la volta di Ti conosco mascherina per la regia di Vito Molinari, con Antonella Steni ed Alberto Bonucci, scritta con Carletto Manzoni e Giovanni Mosca.  Nel 1956 è fra gli autori di Lui e lei, una parodia della lotta fra sesso forte e sesso debole scritta con Vittorio Metz, con Nuto Navarrini, Domenico Modugno, Sandra Mondaini, Nino Besozzi.  Nella seconda metà degli anni ’50 Marchesi creò il personaggio televisivo di Walter Chiari, lasciando credere al pubblico che il comico improvvisasse come a teatro in Le vie del successo.

Marcello Marchesi è stato una miniera di idee per la televisione italiana ed ha contribuito a scriverne la storia, la sua capacità di fissare, anche in poche parole, un’ironia e una comicità mai fuori posto, semplice ed incisiva, ha regalato al pubblico italiano anni di divertimento. Fra i programmi sceneggiati da Marchesi di maggior successo ricordiamo Indovinale grillo, L’amico del giaguaro con Corrado, Gino Bramieri, Raffaele Pisu e Marisa Del Frate, Quelli della domenica, varietà in cui Paolo Villaggio, alle sue prime apparizioni in video, proponeva le due irresistibili macchiette del dottor Kranz e di Fracchia.  L’elenco dei programmi televisivi firmati da Marchesi copre tre decenni di programmazione radiofonica e televisiva: Questo si, questo no, La piazzetta, Valentina, Noi e loro, Qui ci vuole un uomo, Speciale per Mina, Sveglia ragazzi, Antologia del musical, Napoli contro tutti (edizione 1964-65 della Lotteria di Capodanno), La prova del nove, Il signore ha suonato, Andiamoci piano, Chi ti ha dato la patente?, Stasera, le edizioni di Canzonissima del 1969 e del 1971, Il buono e il cattivo, con Cochi Pozzetto e Renato Ponzoni agli esordi, Ieri e oggi, Quarto programma, Cielo mio marito (scritto a quattro mani con Maurizio Costanzo piece interpretata da Gino Bramieri e Ombretta Colli) e Bambola non c’è una lira.

Nel 1963 Marchesi apparve nel doppio ruolo di sceneggiatore e conduttore televisivo con Il signore di mezza età. Al fianco di Monica Vitti, Lina Volonghi, Sandra Mondaini e Gianni Morandi, Marchesi ironizzava sul piccolo schermo, sul boom economico, sui vizi degli italiani, e sull’età che avanzava.

Non va dimenticata l’attività di pubblicitario, come poteva infatti Marcello Marchesi restare indifferente alle possibilità di Carosello? Dopo tutto si trattava sempre di battute. Un lavoratore forsennato. Uno sketch dopo l’altro, uno slogan dopo l’altro. Ammetteva di averne escogitato qualcuno, diventato proverbiale. Appena 4000: “non è vero che tutto fa brodo”, “il signore si che se ne intende”, “con quella bocca può dire ciò che vuole”, “non è vero che tutto fa brodo”, “il brandy che crea un’atmosfera”, “perdirindina che equivoco…”, “Falqui: basta la parola!” e mille altri.

E’ impossibile elencare tutte le sceneggiature (teatrali, cinematografiche e televisive) di Marcello Marchesi, ricordiamo pertanto le più note: Alta tensione, Sayonara Butterflay, Cielo mio marito (scritta con Maurizio Costanzo e interpretata da Gino Bramieri e Ombretta Colli), Spiritosissimo. Marchesi fu anche regista cinematografico: girò infatti fra gli altri Milano miliardaria (1951) e Lo sai che i papaveri… (1952).

In televisione ricordo L’amico del giaguaro e Quelli della domenica sono due dei numerosi programmi di cui Marcello Marchesi firma la sceneggiatura. L’elenco dei programmi firmati da Marchesi copre tre decenni di programmazione televisiva, è lungo e interminabile.

Marcello Marchesi è stato il più grande battutista italiano del secondo ‘900, ironia, giochi di parole, battute fulminanti sono state le sue armi di battaglia. Marchesi è stato uno dei pochi italiani capaci di conciliare due città come Milano e Roma, non patendone l’antitesi, anzi alimentandosene.  Inesauribile fonte di comicità e di ironia, lavoratore infaticabile, Marchesi pubblicò anche numerosi libri: nei quali raccolse racconti e scenette di successo: Diario futile, Essere o benessere, Il sadico del villaggio,  Sette zie e Il malloppo.

Inesauribile fonte di comicità e di ironia, lavoratore infaticabile, Marchesi ebbe molti allievi fra i quali Maurizio Seymandi (che ancora oggi a distanza d’anni ricorda con affetto Marchesi dicendo di avere imparato tutto da lui), e Maurizio Costanzo che lo ricordò nella trasmissione Il malloppo, andata in onda nel settembre 1978 a poco più di un mese dalla sua scomparsa. Lo stesso Costanzo che ad oltre venticinque anni di distanza dalla scomparsa di Marchesi così si esprimeva: Marcello Marchesi era un grande scrittore, un grande umorista, un grande autore televisivo e cinematografico, lavorai con lui sei anni, eravamo una coppia d’autori, era una persona straordinaria, ebbe una vita molto affascinante. Aveva vissuto per anni sposato, un giorno tornò a casa, la cameriera piangeva, lui le domandò perché, lei rispose: è morto l’avvocato. E così Marcello scoprì che la moglie aveva da vent’anni una relazione con questo avvocato. Marchesi se andò, si trasferì a Roma, intorno ai cinquant’anni la moglie l’aveva convinto che era vecchissimo, lui girava con un Mercedes con autista e con un plaid sulle gambe. Buttò via tutto, si comprò una 500, si innamorò di un’altra donna, fece un figlio avanti con gli anni.”

Nel 1976 Marcello Marchesi, a sessantaquattro anni, infatti si risposò con Enrica Sisti, di oltre 30 anni più giovane di lui, e diventò padre di Stefano Massimo. La nascita di Stefano Massimo aveva sconvolto Marcello Marchesi di gioia:  “per la gioia sono ingrassato di dieci chili” diceva a tutti: “e dire che avevo fatto sacrifici inutili per calare di venti chili, tanto per non procurare uno choc troppo traumatizzante a mio figlio, mi ero detto: quel poveretto, appena apre gli occhi e mi vede gli verrà un dubbio: ma quello è mio padre o mio nonno?  Allora mi ero deciso a compiere l’operazione restauro: via i chili superflui, e via anche la barba che, quando si è su di anni, non fa contestatore ma solo matusa…”

Marcello Marchesi morì il 19 luglio 1978, annegato in poca acqua a San Giovanni di Sinis, nel golfo di Oristano. Per far divertire il figlio nel mare della Sardegna fece una capriola, picchiò la testa e morì. Poca acqua, una situazione comica che diventò tragica prima che Marcello Marchesi potesse commentarla con qualche battuta folgorante. Marcello Marchesi annegò in fretta come nelle sue battute: “io sono un battutista – diceva – io sono un battutaro, uno sloganaro”, una vita di corsa, una sintesi di infinite vite possibili e impossibili. Sempre Maurizio Costanzo ha dichiarato: “ La morte di Marchesi fu per me fu la prima di una serie di devastanti sottrazioni, poiché Marcello fu anche padrino di battesimo di mia figlia.”

Chissà quante cose avrebbe poi realizzato Marcello Marchesi, chissà cosa farebbe oggi, con l’attuale tv spazzatura…. Lavorerebbe senz’altro per le emittenti locali.