Luciano Lutring
DA "SOLISTA DEL
MITRA” A PITTORE, POETA, SCRITTORE,
MUSICISTA E STAR TELEVISIVA.
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Luciano Lutring è anche personaggio televisivo, fra i programmi nei quali è
comparso recentemente ricordiamo molti speciali della
Tsi (Televisione della
Svizzera Italiana), Sembra ieri (condotto da Iva Zanicchi su Rete4), Storie di
Lombardia condotta da Roberto Marelli su
Telenova), Luciano compare spesso in
emittenti televisive varesine e del Verbano, la sua zona di residenza. Lutring è
intervenuto nell’ambito del programma La Milano che non c’è più in onda su
Telereporter, a Telesettelaghi
intervistato dal giornalista Mauro
Cento, sull’emittente varesina La6 e ad
Alta Italia Tv di Suno. Le più recenti
apparizioni televisive di Lutring sono state su Odeon (Liberamente rubrica
condotta da Vittorio Feltri), e a Telenova (Vicini di casa condotta da
Cesare Cadeo e Mestieri artigiani condotta da
Massimo Emanuelli)
Luciano Lutring nasce a Milano il 12 novembre 1937 da padre di origine ungherese
e da madre milanese, così’ Lutring rievoca la sua infanzia nella Milano
dell’immediato dopoguerra: “Mia madre era un’amante di Beethoven, voleva che
diventassi musicista, aveva la fissa del piano; mio padre, esperto di cavalli,
voleva che suonassi il violino come un magiaro che si rispetti, sognava di
vedermi un giorno nei panni di uno zigano”. Lutring nasce e cresce in via
Novara, vicino allo stadio di San Siro, per tre anni studia al Conservatorio:
“negli anni ’50 via Novara era frontiera, i taxisti non si spingevano mai oltre
l’ultima fermata del tram, e la latteria di mia madre, dove passavo i pomeriggi,
la chiamavano Crimen Bar, perché frequentata da tutti i balordini del quartiere…
la sera si andava in centro e si frequentava il night come i ricchi”. Poi la
svolta: “conobbi Yvonne, al secolo Elsa Candida Pasini, valtellinese di Tirano,
ballerina, entreneuse, una bellissima donna che mi seguì nella mia triste
esistenza per anni, diventai un bandito, volevo darle un lusso, un qualcosa che
non avrei potuto come uomo qualunque offrirle. Solo furtarelli (vittime
designate le turiste straniere delle spiagge di Rimini), la zia Vittoria lo
manda a pagare la luce in banca: “mi toccò fare un’ora di coda, quando arrivai
alla sportello ero furioso. Il cassiere vide il revolver canadese che portavo
sempre sotto il braccio, pensò ad una rapina e mollò i soldi. Io non capii, il
revolver ce l’avevo solo per fare il ganassa con le signorine, ed era pure
scarico.” Il “salto di qualità” una vigilia di Natale. Escono da Messa, dal
Duomo di Milano, e Yvonne si incanta davanti alla vetrina di un negozio del
centro; indica una pelliccia: “sarebbe un sogno averla” dice. Lutring la
accompagna a casa e torna davanti alla pellicceria; ruba una Giulia e fa la
“spaccata”, sfonda la vetrina con l’auto e parte a tutta velocità con tanto di
pelliccia e manichino. E’ il primo passo, poi alzerà il tiro. “Sempre per amore”
assicura. I colpi sono ad effetto, le fughe rocambolesche anche, non ci sono
morti. Ai media piace, lo corteggiano e lui ricambia concedendo anche qualche
intervista in posti sicuri. Le cronache milanesi fra la fine degli anni ’50 e i
primi anni ’60 parlano in modo martellante di Luciano Lutring, bandito che si
distinse per i modi quasi gentili e soprattutto per l’assenza di violenza fisica
e di spargimento di sangue. Ideale cugino di due note canzoni di quegli anni,
Faceva il palo e La ballata del Cerutti, o di film come L’audace colpo dei
soliti ignoti. Per qualcuno era un semplice “ladro di polli”, per altri un
gangster. Gli sono state attribuite circa 200 rapine fra il 1958 e il 1965, e se
la partenza fu davvero come i polli “mangiare i polli – spiega – allora era un
mangiare da signori” caricati con dei complici sull’auto e poi venduti per
spendere i soldi al night, poi passa ai ristoranti, alle banche, alle
gioiellerie. Le armi le aveva, ma durante le rapine non ha mai fatto fuoco.
Neppure da quel mitra che spuntava al momento giusto dalla custodia del violino
e che gli valse la fama di “solista del mitra”. Questo soprannome glielo diede
Giovanni Di Bella, cronista del Corriere della Sera, dopo che l’arma gli fu
trovata dentro la custodia di un violino: “ma per i giornali francesi ero il
bandito gentiluomo, perché avevo rapinato due gioiellerie nascondendo le armi in
un mazzo di rose”. Per altri giornalisti era “l’americano” non certo per le sue
radici, ma per la sua passione per le auto grandi, Cadillac su tutte. “Io ero un
Robin Hood, regalavo tutto e poi i rapinati denunciavano il doppio di quanto
avevo preso, e
dovevo strapagare i complici… mai pensato di diventare ricco con
il mitra, e nemmeno ai colpi grossi. Invece poi ho conosciuto la banda dei
francesi e mi sono trovato in via Montenapoleone con il mitra spianato davanti
alla gioielleria Colombo. La famosa rapina di Via Montenapoleone diventerà un
film per la regia di Carlo Lizzani, Svegliati e uccidi (Lutring) un titolo che
andrebbe meglio per uomini giunti sulla scena della malavita qualche anno dopo,
il film è del 1966, è Roberto Hoffmann che interpreta Lutring, nel cast vi sono
anche Lisa Gastoni (Yvonne) e l’immenso Gian Maria Volontè). La coproduzione
Italia-Francia non casuale visto che sono stati i luoghi di azioni di Lutring.
Il film racconta anche la ricerca di Lutring, durata sette anni, da parte di
tutte le polizie d’Europa:, “furono sette anni di latitanza durissimi, l’1
settembre 1965 fui arrestato a Parigi in un conflitto a fuoco con la polizia
criminale francese. Lutring stava preparando un colpo ad Orleans, era a Parigi
con dei soci che non facevano mai benzina, lui si arrabbiava: “ogni volta che
metto il culo su questa macchina sei sempre a secco, non hai ancora capito che
la macchina è come il cavallo ai tempi del Texas, prima mangia lui, poi te.” Si
fermarono da un benzinaio, mica lo sapevano che qualche balordo l’avevano
rapinato già tre volte. Saltano fuori tre poliziotti in borghese: “io credevo
che fossero dei servizi segreti… Il fatto è che avevo rubato un passaporto a un
monsignore italiano e ci avevo messo la mia fotografia. L’avevo mostrata anche
in un albergo e al ristorante: credevo che mi cercassero per quel documento, per
mettere a tacere lo scandalo, e invece erano sulle mie tracce per una soffiata…”
Parte il vero far-west, scappano con la pompa ancora ficcata nel bocchettone.
Pochi chilometri e, giusto nei paraggi di Pigalle, la macchina da forfait. Gli
altri li beccano subito, Lutring scappa a piedi. Ha due pistole calibro 9, a
sentir lui ci mise le mani sopra solo per non farsele cadere dai pantaloni.
Quello che è certo è che i filc non ci stanno e lo riempiono di buchi alla
schiena, sei pallottole in corpo. Poliziotti dappertutto, Lutring balza su una
macchina che passa, dentro c’è un commissario di polizia, quando è destino…
Lutring ha un buco nel fegato, la milza è andata, e l’intestino è ridotto ad un
traforo, gli resta la forza per un altro tentativo, cambiare macchina,
schiantarsi, tirarsi fuori e andarsi ad accasciare sotto un portone, coperto da
un plaid. Lo trova, svenuto in un lago di sangue, una coppietta. Quando arrivano
a portarselo via, giù anche una bella scarica di botte, gli sfasciano il naso e
qualche dente, ma lui proprio non vuole morire. Non che questo cambi di molto le
cose, visto che vogliono mandarlo alla ghigliottina. Introdotto nel carcere di
massima sicurezza della Santè di Parigi, “meno male che ci sono gli avvocati,
meno male che ci si può fingere pazzi dicendo di vedere galline in ogni
momento”, meno male che interviene personalmente al processo per smontare i
testimoni. Alla fine gli appioppano vent’anni di lavori forzati. L’avvocato gli
dice: “Luciano siamo andati bene”. “Siamo andati bene un cavolo, porca
puttana…”, con quelli che gli hanno già messo sul groppone in Italia la somma
arriva a 42 anni. Riceve visite perché è bravo a fare i tatuaggi, li fa con
suola carbonizzata, per disinfettare usa il grasso fuso, riceve visite perché è
un uomo di rispetto, ha cinque puntini sulla mano destra, che sono il segno
della mala marsigliese, e un altro puntino sotto l’occhio sinistro, che non si
sa bene, ma qualcosa vuole dire. In carcere comincia a dipingere: “dipingevo
facce stralunate, le uniche che mi trovavo davanti, in cella. Mi compravano i
miei quadri e si raccomandavano: mettici un po’ di verde, qualche paesaggio,
così diventeranno più allegri. Ma io non ce l’avevo il paesaggio davanti a me”.
Nel 1977 viene graziato dal Presidente della Repubblica francese George Pompidou
e può tornare in Italia. “Non mi attendeva la libertà, ma altri 22 anni di
carcere, condotto al confine con centinaia di poliziotti italo-francesi fui
scambiato come un pacco postale, la Francia mi aveva scaricato alla polizia
italiana, da qui cominciò il mio secondo calvario”. In Italia lo attendono altri
anni di carcere, nel gennaio 1977 per buona condotta ottiene comunque il
permesso di realizzare una mostra pittorica, a presentarla è Alfonso Gatto: “il
grande poeta – ricorda Lutring sapeva che dopo il vernissage sarei stato
ricondotto in carcere, dato che mi erano state concesse poche ore di libertà con
un permesso speciale della legge Gozzini, mi disse: “Che importa se dove sei
nessun canto d’amore può consolare la sera. Lascia che il tempo scorra: il
segreto per non piangere è di voltare le spalle al mondo che ostile ti grida il
miserere dei morti”. E concluse rivolgendosi a me: “Lutring, ricordati che solo
chi cade e si rialza ha il diritto di parlare dello spessore della sua croce. Tu
sei un uomo che ha ritrovato la luce, mi auguro che la giustizia ti faccia
scendere da quella croce e liberandoti tu possa portare il tuo contributo
d’amore alla società”. Tre mesi dopo, precisamente il 7 marzo 1977 Lutring
veniva graziato dal Presidente della Repubblica Giovanni Leone. “Ritornato uomo
libero Yvonne non era più ad attendermi, la cercai a casa, ma mi aprì un tizio
che non conoscevo. “Scusi, chi cerca?” “Cerco Candida Yvonne Pasini, sono
Luciano Lutring”. Quello sbianca: “entra Luciano”. Yvonne si era risposata, dopo
cinque anni lo scioglimento del matrimonio si può avere automaticamente. Quando
la ricorda gli tornano gli occhi lucidi: “Ueh, quella sì che mi ha fatto
soffrire come una bestia!” Un anno dopo Yvonne morirà di un tumore, rifiutandosi
di farsi vedere nello stato in cui l’aveva ridotta il male. “Incominciò allora
il mio triste peregrinare, fa il pittore a tempo pieno, Yvonne ritorna nei suoi
quadri, in quelle donne bellissime con l’aria un po’ da odalische e un po’ da
zigane, in quelle donne che spesso suonano o ballano leggiadre. Negli anni ’80
Lutring, ormai totalmente graziato, si trasferisce a Massino Visconti, sul lago
Maggiore, fa il pittore e lo scrittore, la gente fa la fila per comprare le sue
tele, che sono dipinte anche nel Duomo di Pavia. Partecipa a fotoromanzi e a
trasmissioni televisive, all’inizio degli anni ’80 Lutring conosce Dora
Impernacola, una ragazza siciliana, con la quale ha una relazione e dalla quale
nasce il figlio Mirko. I due aprono una birreria in viale Coni Zugna, di fronte
al Cinema Orfeo.
“Molte volte, dopo lo spettacolo, ci venivano cantanti e musicisti del calibro
di Gaber, Ron, Battiato e tanti altri che in quegli anni erano in auge. Così
Lutring ricorda gli anni della “Milano da bere”: era fatta di un’altra pasta, si
poteva girare tranquillamente, si andava sui navigli, all’idroscalo ed in mille
altri posti gustando gelati, frequentando angurierie, soffermandosi sui vialoni
a mangiare wuster e crauti con ricchi panini di porchetta fino al mattino quando
i primi operai si alzavano a lavorare in fabbrica”. Lutring lascia Dora, lo
salva ancora una volta la pittura. Nel 1985 si sposa con Flora D’Amato, di
trent’anni più giovane, ragazza che lavorava nella sua birreria di Milano, i due
aprono una nuova birreria in via Romilli, che chiamano Due Ganasce “poiché oltre
a bere e a mangiare ci si sganasciava cantando karaoke e tante canzoni
milanesissime e qualche volta napoletane poiché avevamo un pizzaiolo che per
farlo lavorare dovevamo ogni tanto fargli cantare qualche canzone…” Ma la
licenza viene loro revocata, con la legge antimafia infatti chi è stato in
carcere non può tenere un pubblico esercizio, intanto sono nate due gemelle,
Natasha e Katiusha, “grazie a loro ho potuto ritrovare la felicità, la
tranquillità, la serenità. Molte volte, quando scendeva la notte, dopo avere
guardato le mie bambine dormire, mi ritiravo nel mio angolo pittorico, e mentre
dipingevo, mi veniva alla mente tutto il mio passato, ricordavo mia madre, che
desiderava ardentemente che io divenissi un musicista”. Lutring si separa da
Flora e il Tribunale gli affida le due ragazze, ora sedicenni: “le mie figlie
sono tutte per me. Nella vita ho commesso molti errori ma li ho sempre
riconosciuti e pagati. Le ho cresciute, e sa Iddio come sono riuscito ad avere
l’affido dal Tribunale di Verbania”. Nel 1991 una grande tragedia per Lutring:
muore suo figlio Mirko, il ragazzino stava giocando su un prato adiacente
all’abitazione di Massino sulle colline del Vergante. Qualcuno lanciò un filo
metallico che rimase sospeso sulla linea elettrica provocando un contatto. Mirko
cercò di riprenderlo ma appena lo toccò rimase fulminato dalla scarica. Morì sul
colpo… Dio solo sa quanto lo amavo. Avrei voluto fare causa all’Enel, ma come
hanno perdonato me, anch’io ho perdonato il prossimo. Mirko è morto fulminato, e
in quel momento ha cominciato a morire anche il mio matrimonio. Nel 1996 ci
siamo separati ma le bambine sono state affidate a me, evidentemente perché sono
un padre affidabile. Adesso hanno sedici anni e frequentano la scuola
alberghiera. Io faccio il pittore e il papà. Niente donne in giro, perché la
mamma in famiglia è una sola e loro devono sapere che la loro mamma è Flora,
anche se non c’è.”
Lutring parla delle due grazie, del pentimento, del suo scoprirsi pittore. E’ un
Lutring a ruota libera, sofferente, molto sincero. “Adesso vivo in campagna,
scrivo, dipingo. Seguo le mie due figlie, piango per mio figlio Mirko, morto
dodici anni fa, io ero lontano, a piazzare uno dei miei quadri…” Nella propria
autobiografia Lutring parla degli anni in carcere, del pentimento, racconta
tutto: rapine, amori e, soprattutto, una Milano che non c’è più. Con le case di
ringhiera della periferia, al confine con i campi, le balere e i night del
centro. Con la malavita “romantica” che si reggeva su regole precise: niente
droga ai ragazzini, mai tirare il grilletto contro gli inermi, dividere
equamente il bottino, fuori dalla porta gli estremismi e gli intrallazzi della
politica. E poi le donne, c’erano le ragazze da balera scintillanti di speranze,
e quelle dei night, ubriache di nostalgia. Lui ha sempre preferito quelle
cariche di lustrini e traboccanti di passione. Dopo essere stato romanziere e
pittore molto apprezzato e premiato, oggi è diventato un cantante. Lutring è
infatti autore di un cd: “ero ricoverato in ospedale e buttavo giù qualche
poesia, qualche raccontino, lì ho conosciuto Fiorenzo Bernasconi che li ha
visti, gli sono piaciuti, e da lì è nata l’idea di metterli in musica. Alcuni
testi li avevo nel cassetto. Altre cose le ho scritte dopo, soprattutto nel
periodo in cui sono stato ricoverato in ospedale” Il perché del mio passaggio
alla musica? Cosa vuoi che ti dica, un tempo avevo una banda, oggi lasciami
almeno una band. Nel bene e nel
male quella che Luciano Lutring ha registrato su
disco è davvero un pezzo di storia italiana. Il cd è stato inciso dalla
prestigiosa Ducale, l’etichetta discografica che ha lanciato fra gli altri
Mina
e Roberto Vecchioni. Lutring ha inciso il cd Songs for Luciano. The G&V Band. Un
aspetto inedito dell’ex “solista del mitra” Luciano Lutring. Il cd ricostruisce
la Milano di fine anni ’50, inizio anni ’60, gli ambienti della vecchia mala,
cantata da Ornella Vanoni in Ma mi, da
Enzo Jannacci in Faceva il palo nella
banda dell’Ortica (brano scritto da Walter Valdi) e da
Giorgio Gaber in La
ballata del Cerutti, o in film come Audace colpo dei soliti ignoti. Per certi
aspetti i brani sono parenti delle canzoni di Giovanna Marini. Il cd propone un
aspetto inedito della sua personalità: quella di autore di canzoni. Appaiono
inoltre suoi brevi interventi narrativi e brani scritti da altri, ma ispirati a
momenti della sua vita. Fra tango, blues, jazz, brani strumentali ed altri
cantati da diversi interpreti femminili, queste canzoni sono ben lontane dal
fare l’apologia delle sue trascorse azioni, ma parlano di amore e libertà. Songs
for Luciano contiene 21 brani e vede Lutring autore ma anche narratore. Nel
disco Luciano insomma cosa hai messo? “C’è l’atmosfera dei night e delle balere
della mia gioventù, ci sono i blues e i ritmi messicani. Eravamo una malavita
più romantica, rubavamo per regalare un gioiello alla ballerina, o per offrire
lo champagne agli amici. Adesso si legge di cose tremende, non c’è più rispetto
neppure per i bambini e per gli anziani. Rispetto ai balordi di adesso eravamo
dei farlocc.” Fra tango, blues, jazz, brani strumentali ed altri cantati da
diversi interpreti femminili, queste canzoni sono ben lontane dal fare
l’apologia delle sue trascorse azioni, ma parlano d’amore e di libertà. Aperto
da Prelude dove il jazzista varesino Stefano Caniato (suoi diversi pezzi del
disco) e Carlo Cantini al violino, offre come prima voce proprio quella di
Lutring. Con una Nota biografica, intensissima e sintetica ricostruzione di una
vita, che da sola vale il prezzo del cd, Lucianone, come lo chiamano i tanti
amici, racconta la sua vita. Dopo Tre per te, solo strumentale, c’è la prima
canzone dell’ “americano” (chiamato così perché viaggiava in Cadillac) Tanghero
tanghero, il cui titolo dà un’idea dell’ironia e dell’autoironia che lo avvolge.
Blues for Natasha e Katisha, dedicato alle figlie gemelle, è per l’appunto un
blues, uno dei generi preferiti da Lutring. Brother blues, è dedicato all’ex
moglie, come il successivo Flora. La seconda è invece dedicato al tema
dell’amore non corrisposto o perduto, Fado maso e Lucky Blues sono in versione
parlata e cantata, Inseguimento, altro titolo non casuale, precede Like a
putting, ironicamente dedicato a Traian Basescu, sindaco di Bucarest; nel testo
appaiono un frammento del Dies Irae e La capra di Saba, e di E’ morto un
bischero, brano apparentemente lontano dallo spirito dell’album, ma visto che
l’idea-guida di Songs for Luciano è la libertà, Like a putting ha un motivo
buono per esserci. Segue Yvonne, dedicato al primo devastante amore del solista,
e A prayer, per una conclusione affidata al Commiato. Abbiamo un Lutring
crespuscolare che esorcizza la paura guardando alla morte come possibile momento
di vero riposo dopo una vita passata tutta di corsa. Nel disco infatti Lutring
anticipa il suo epitaffio: “qui giace un uomo che in vita ha corso molto e che
adesso vorrebbe riposare”. La prima edizione del cd è ormai esaurita, ne uscirà
pertanto fra poco una nuova che passerà dagli attuali 46 minuti a circa un’ora,
con aggiunte curiosissime, come alcuni pezzi pensati come sonorizzazione del
film Una storia da dimenticare con soggetto autobiografico scritto da Luciano
Lutring., Forse un giorno, scritto da Lutring che ne è anche interprete in duo
con Chiara Sgherbini; Concertino e Da- da- un- pa, indimenticabili sigle di due
trasmissioni televisive degli anni Sessanta allora cantate dalle gemelle Kessler,
ora riproposti da Natasha e Katiusha Lutring; Un amore sgasato, che sperimenta
una particolare costruzione del pezzo; una lettura con accompagnamento
pianistico.
Ma oggi cosa è rimasto del “solista”? “Poco, vivo in campagna, sto tranquillo,
scrivo e dipingo. Ai miei tempi c’era una certa etica anche fra banditi: ci si
rispettava, non c’era la competizione sfrenata di adesso, specie con l’arrivo
degli stranieri. In banca, prima di tirar fuori la pistola, dicevamo
“buongiorno” al cassiere. Oggi ci si ammazza anche per vendere droga a un
ragazzino. Vai a San Siro e rischi le coltellate. Sono padre di due gemelle di
sedici anni, ma a Milano da sole non le lascio andare. Cun tuta la tepa che ghè
in gir…” E così Lutring, incidendo un disco, ha realizzato il sogno dei suoi
genitori, nel corso di una serata svoltasi in quel di Varese un sacco di signore
di mezza età sono andate in delirio, urlando: Luciano, Luciano!. Lutring è
intervenuto all’incontro Ricordando Walter Valdi, da me organizzato, dicendo:
“dal Derby entravo ed uscivo di corsa”. Probabilmente Walter Valdi scrivendo
Faceva il palo, ha tratto spunto dalle cronache degli anni ’50, ciò è stato
confermato dalla signora Gabriella Valdi, presente in sala. Programmi per il
futuro? Scenggiatore del nuovo film di Carlo Lizzani Una storia da dimenticare,
una sorta di autobiografia nella quale racconterà le rapine nelle banche, i
furti nelle pelliccerie, nelle gioiellerie, la sparatoria con i marsigliesi,
questo ed altro nel nuovo film la cui voce è rimbalzata alla sessantesima
rassegna del Cinema. Le riprese sono effettuate negli angoli più caratteristici
dove Lutring ha vissuto.
Lutring com’è la Milano di oggi: “non è più la vecchia Milano, è fatta di paura,
si sa quando si esce ma non si sa quando e se si rientra. Gli incontri della
notte non sono più fatti di chiacchiere, di brindisi, di contatti umani e
socievoli, ma di violenza morale. La gente beve per vincere la paura. Frequenta
posti affollati poiché trema all’idea di appartarsi in vicoli o campagne oscure.
La delinquenza dilaga e colpisce senza distinzione. Molti sono gasati dalla
droga, non solo rubano, ma molte volte uccidono senza sapere il perché. Poi,
quando si svegliano in galera, piangono come bambini che hanno fatto un brutto
sogno, ma il braccio della legge li riporta alla realtà dei loro misfatti… Per
questo mi sono ritirato in campagna. Qui si può ancora vivere con una certa
tranquillità, anche se ogni tanto qualcuno si perde trascinato da brutte
compagnie incontrate sui banchi di scuola o in certi istituti scolastici dove
fumo e pastiglie abbondano e sono consumati nelle sfrenate serate in discoteca.
Io che sono maturato nel mondo del male e ne ho viste di tutti i colori, molte
volte consiglio, ma non sempre vengo ascoltato. L’asino scuote la testa come il
cavallo, annuisce, tira il carretto… ma non galoppa. Mi piange il cuore quando
vedo certi giovani buttare via la loro vita, la loro esistenza, gettando i loro
genitori in un mare di lacrime. Le stragi del sabato sera sono una triste realtà
che si aggiunge alle più penose realtà che accadono quotidianamente nei
bassifondi della nuova malavita, nelle case più rispettate, tra le pareti
domestiche di ogni ceto sociale… Ormai sembra che il mondo non giri più nello
stesso modo. Guerre di religione, fanatismi, nuove malattie che uccidono, fame e
povertà sono la nuova piaga sociale che fa vivere la gente alla giornata… Con
più andiamo avanti con più viviamo nel terrore… Il romanticismo della vita di un
tempo è solo un ricordo lontano. Io a Parigi facevo rapine con mazzi di rose, mi
è capitato di lasciare i fiori alle commesse, ed i giornali esaltavano le mie
imprese. Oggigiorno fanno i furgoni portavalori con la dinamite, coi bazuka, con
disprezzo per la vita umana di quei poveri diavoli che si trovano dentro, che
lavorano per prendere un piccolo stipendio. In fin dei conti sono dei poveri
disgraziati come noi, ovvero degli umili che non hanno avuto il coraggio di
andare a rubare. Forse sono diventato un pessimista in tutto. E’ per questo che
vorrei realizzare quanto prima il vero film sulla mia vita: “Una storia da
dimenticare”. Speriamo che il tempo mi dia torto e che nella vita di tutti ci
sia ancora un po’ di bene e speranza, di fede e di carità verso chi soffre. A
questo punto mi ritornano alla mente le parole che mi disse il grande poeta
Alfonso Gatto: “ ricordati che solo chi cade e si rialza ha il diritto di
parlare dello spessore della sua croce. Tu sei un uomo che ha ritrovato la luce,
mi auguro che la giustizia ti faccia scendere da quella croce e liberandoti tu
possa portare il tuo contributo d’amore alla società”.
Recentemente è uscito per i tipi della casa editrice Agar il libro di Luciano
Lutring Una storia da dimenticare. Storia, ricordi ed emozioni del solista del
mitra. Un volume pregevole di quasi 300 pagine, riccamente illustrate, nelle
quali l’ex bandito che occupò le cronache dei giornali milanesi degli anni ’50 e
dei primi anni ’60, natta la sua vita mozzafiato. Le sue vite, perché Lutring,
come si deduce leggendo il libro, ha cambiato più volte vita. Oggi, dopo avere
scontato la pena, dopo essere stato graziato per buona condotta da due capi di
Stato, è una persona bonaria, spiritosa, allegra, con tanta gioia di vivere.
Luciano ha voluto citarmi nel libro in qualità di giornalista che gli ha fatto
una delle più piacevoli interviste, e lo ringrazio di cuore, ritengo comunque di
avere fatto solo il mio dovere, lasciandolo parlare, facendogli raccontare la
sua, le sue vite.

LUCIANO LUTRING OSPITE DI ENZA SAMPO'

LUCIANO LUTRING I SUOI STRUMENTI MUSICALI E I SUOI LIBRI

LUCIANO LUTRING ALLA PRESENTAZIONE DEL LIBRO DI MASSIMO EMANUELLI
GIANFRANCO FUNARI IL GIORNALAIO PIU' FAMOSO D'ITALIA