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I MIEI SANREMO

di Massimo Emanuelli

Le edizioni dei Festival di Sanremo fra la fine degli anni ’60 e l’inizio dei ’70 me le ricordo in bianco e nero, allora (ero un bambino) la Rai trasmetteva ancora in bianco e nero. Poi, quando andavo alle scuole medie inferiori, Sanremo ritorna in radio, era una radio che aveva fra i miei programmi preferiti GRAN VARIETA’, BATTO QUATTRO, ALTO GRADIMENTO, HIT PARADE condotta da Lelio Luttazzi, e DISCHI CALDI del mitico Giancarlo Guardabassi.  Fu proprio Guardabassi a condurre il Festival edizione 1976, organizzazione Vittorio Salvetti. Il patron del Festivalbar riuscì a rivitalizzare il festival che da qualche anno aveva perso mordente, Salvetti fu molto a portare nella città dei fiori Giancarlo Guardabassi che per noi (attuali quarantenni) era un mito. Ospiti stranieri come Suzi Quatro ed Ester Philips, e i cantanti in gara? Complessi e cantanti giovanili che allora andavano per la maggiore e i cui dischi qualche mese dopo, iniziavano ad essere mandati in onda dalle prime radio libere: gli Albatros (un gruppo la cui voce era un certo Toto Cutugno), Paolo Frescura, Daniel Santacruz Ensamble (quelli di SOLEADO che per l’occasione cantarono, in italiano, LINDA BALLA LINDA), i Camaleonti, Patrizio Sandrelli, Santino Rocchetti, Leano Morelli.  Nel 1977 organizzatore fu ancora Salvetti, conduttori Mike Buongiorno e Maria Giovanna Elmi, in gara, fra gli altri, i Collage, I Santo California, i Matia Bazar, Umberto Napolitano, Santino Rocchetti, gli Albatros, Leano Morelli, il Giardino dei Semplici, Donatella Rettore, e gli Homo Sapiens che vinsero con BELLA DA MORIRE. Fu proprio questa canzone a far da colonna sonora al mio esordio in radio a Milano, dopo molto lavoro dietro le quinte (che in realtà era la catalogazione fra dischi italiani e stranieri e un aiuto all’allora giornalista che leggeva le notizie del giornale radio) a Radio Stramilano, passando per Radio Ambrosiana.  Molti furono i cantanti che erano ospiti dell’emittente, nessuno, di loro, a parte Toto Cutugno, i Matia Bazar (seppur con una formazione totalmente rimaneggiata) e Donatella Rettore, oggi fa il cantante a tempo pieno.  Santino Rocchetti, che ho incontrato qualche anno fa in Romagna, si esibisce in repertorio liscio, la sua è stata una scelta di vita. Più che le canzoni (che restavano comunque come sottofondo e come colonna sonora, e che mi ricordano i miei 15 anni, come il titolo di un’altra canzone allora in voga cantata dai Vicini di Casa) mi sono rimasti nella memoria i cantanti, a proposito se vi imbattete in questo sito contattemi.  Il mio fare radio era, allora come oggi, prevalentemente parlato, una talk radio, radio parlata inframmezzata dalla musica come sottofondo. Mi colpì, a Radio Ambrosiana, l’intervento di un cabarettista del Derby Club, in studio con me e con Pierino Mele, direttore dell’emittente, questo cabarettista disse che “ste radio hanno un gran pregio, quello de farlà a ggente” era Gianfranco Funari, mitico! 

Tornando a quel Festival di Sanremo edizione 1977 fu il festival dei complessi, non solo perché vinsero gli Homo Sapiens, ma perché molti gruppi erano in gara, e di alcune star internazionali ospiti d’onore come Barry White, Asha Putley, John Miles e i Chocolats, futuri protagonisti della dance anni ’80. Ma io Sanremo lo seguivo poco, lo leggevo sulle pagine di TV SORRISI E CANZONI che aveva iniziato a pubblicare l’inserto dedicato alle tv locali e che dava spazio  alle radio libere. E proprio nel 1978, alla vigilia di Sanremo, decisi di andare in corso Europa, alla sede di Tv Sorrisi e Canzoni, per incontrare qualche giornalista, volevo che su SORRISI si parlasse della radio locale sulla quale andavo in onda.  Il tentativo andò a vuoto poiché la redazione intera era mobilitata per il Festival edizione 1978, quello di Anna Oxa, dei Matia Bazar (vincitori con E DIRSI CIAO) e di Rino Gaetano.  Ci riprovai nel 1979 questa volta partendo alla volta di Sanremo, il festival non era il mio obiettivo, il mio obiettivo erano i giornalisti di TV SORRISI E CANZONI, volevo un articolo per la radio. Dopo un paio di giorni (e qualche settimana dopo il Festival) l’articolo uscì, ma intanto quello del 1979 fu il primo Festival di Sanremo non direi da inviato (qualche ragazzino attuale avrebbe scritto da conduttore facendosi passare per Pippo Baudo) ma da “intruso”.  Telefonai in radio per fare una sorta di cronaca in diretta (naturalmente a mie spese) aveva vinto Mino Vergnaghi.  Avevo con me un piccolo registratore audio (più o meno, naturalmente tecnologicamente più avanzato, come quello con il quale giro oggi), effettuai qualche intervista e poi tornai in treno a Milano, mandai in onda in radio le interviste, la qualità della registrazione era a dir poco pessima, ma a quei tempi tutto andava bene per le radio, i network non erano ancora arrivati.   Fino al 1983 ripetei tale esperienza come “intruso”, anche se con l’inizio degli anni ’80 avevo il benestare dai titolari dell’emittente, e qualche piccolo rimborso spese, le radio private comunque non erano accreditate. Ricordo l’edizione del 1980 e quella del 1981 per la conduzione di Claudio Cecchetto, mito dei conduttori radiofonici locali, e le canzoni? Oltre alle ormai evergreen (MALEDETTA PRIMAVERA di Loretta Goggi, ANCORA di Eduardo De Crescenzo, diventata poi un tormentone per essere la sigla del programma condotto da Gigi Marzullo, ROMA SPOGLIATA di Luca Barbarossa) io ricordo ancora tre canzoni e tre artisti, oggi ingiustamente dimenticati:   Jo Chiarello (CHE BRUTTO AFFARE), Paolo Barabani (OP OP OP SOMARELLO) ed Enzo Malepasso (TI VOGLIO BENE), tutti passarono per il programma SUPERCLASSIFICA SHOW condotto da Maurizio Seymandi. Enzo Malepasso l’ho ritrovato qualche anno fa con Maurizio ed abbiamo cenato assieme al ristorante pizzeria Charlot di Milano rievocando i vecchi tempi, quando avevamo molti anni in meno (e qualche capello in più, almeno per quanto mi riguarda).  Con il 1984 finì la mia prima avventura in radio (ci rientrerò soltanto nel 1995) persi qualche edizione di Sanremo (anche perché mi stavo laureando) che ritrovai nella seconda metà degli anni ’80 dietro le quinte di SUPERCLASSIFICA SHOW.   Ricordo l’edizione del 1987, che seguii dal Palarock dove Carlo Massarini era mattatore, per l’annuncio che arrivò, tramite un collegamento monitor, di Pippo Baudo: “purtroppo debbo darvi una brutta notizia… e mi sembra doveroso interrompere per un momento questo spettacolo che è fatto di festa, di gioie e di canzoni, per rendere l’ultimo applauso a Claudio Villa”.  Villa non era mai stato nelle mie simpatie canore, però la notizia mi rattristò, avevamo comunque perso un uomo molto polemico, ma che, nelle sue polemiche, aveva spesso ragione, Villa aveva rappresentato l’Italia della ricostruzione, quella dei miei nonni, ed era come un nonno che se ne era andato. L’edizione del 1988, vinta da Massimo Ranieri, mi vide concentrato, sempre dal Palarock, sulle nuove proposte, alcune delle quali emergeranno negli anni ’90: Giorgia, Andrea Mirò e Biagio Antonacci, Fra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90 ero intanto passato alla carta stampata e scrissi alcuni articoli per  LA NOTTE e L’AVANTI! (si il giornale socialista, era già in crisi, forse non lo leggevano nemmeno i militanti del partito, eppure, in quell’occasione, allora sindaco di Milano, Paolo Pillitteri, grande patito di spettacolo, mi disse di inviare un articolo sul Festival alla redazione milanese dell’Avanti!).   Fu nel corso dell’edizione 1989 che Raf cantò COSA RESTERA’ DI QUESTI ANNI ’80? il decennio che stava per terminare non era ben visto da molti, e poi però sarà rimpianto.  Degli anni ’80 è rimasto tantissimo, proprio come nella canzone di Raf, Regan, Gorbaciov, anni di prosperità, forse perché avevamo molti anni di meno, ma anche per altro. Il magico decennio della “Milano da bere” da noi intensamente vissuto.  E gli anni ’90?  Il rientro in radio, e ancora qualche Sanremo, ma spartano, teneteveli i vostri anni ’90, quelli della crisi, del giustizialismo, della caccia alla streghe e agli untori. Negli ultimi anni sono assente da Sanremo, ho partecipato soltanto ad alcuni dibattiti (a Milano) pre e dopo Festival,

 

IL FESTIVAL DI SANREMO E LE TV VIA CAVO, LIBERE (LOCALI O COMMERCIALI).

Il Festival di Sanremo è, da sempre, uno dei programmi di punta della Rai, che ne ha da sempre il monopolio. Se anche i diritti del calcio sono passati a Mediaset, se Canzonissima, allorquando venne abbandonata dalla Rai, venne proposta su un circuito di emittenti private (LA CANZONISSIMA DELLE TV PRIVATE) il Festival è da sempre esclusiva della Rai.

Eppure, allorquando la Rai, negli anni ’70 trascurò il Festival, trasmettendolo soltanto per radio e limitandosi alla messa in onda della sola serata finale, partì l’assalto da parte delle emittenti private.

Correva l’anno 1973 la Rai snobba il Festival, ignorando le prime serate trasmettendo soltanto in differita l’ultima. Gigi Vesigna, allora inviato per TV SORRISI E CANZONI, ricorda che erano presenti dei camioncini di due tv via cavo: TeleBiella e TeleDiffusione Italiana. A distanza d’anni Peppo Sacchi e Pietrangelo Gregorio (i titolari di queste emittenti) si contendono la primogenitura di prima emittente privata italiana. Se la sono contesa, proprio facendo riferimento al festival di Sanremo 1973, nel libro di Giancarlo Dotto e Sandro Piccinini IL MUCCHIO SELVAGGIO, nel corso di una puntata di MATRIX dedicata alla tv private condotta da Enrico Mentana, e se la stanno contendendo (a dire il vero non soltanto Gregorio e Peppo Sacchi, ma vi sono anche altri pretendenti) all’interno di www.storiaradiotv.it

A quel Festival Gigi Vesigna c’era, aveva già preso la storica decisione di pubblicare il palinsesto di TeleBiella e delle prime tv via cavo. Sono passati molti anni e Gigi ricorda di avere visto più di un camioncino.  Peppo Sacchi – ha ricordato Vesigna – fu il primo ad inviare a TV SORRISI E CANZONI i palinsesti di un’emittente privata via cavo. Qualche settimana dopo, forse proprio perché avevano visto il palinsesto di TeleBiella pubblicato su TV SORRISI E CANZONI in coda a quello della Rai, alla redazione di SORRISI telefonò Pietrangelo Gregorio che parlo ad Antonio Lombardo (allora caporedattore) della sua tv via cavo nata, a parer suo, in quel di Napoli, prima di quella di Sacchi.  Qualche settimana dopo sulle pagine di TV SORRISI E CANZONI comparvero i palinsesti di dieci tv via cavo. 

In merito a Sanremo edizione 1973 Gigi non ricorda chi riprese l’evento al posto della Rai, qualcuno ha scritto che Telebiella rinunciò poi a riprendere l’evento per mancanza di mezzi, poi arrivò Gregorio con il suo furgone per la regia mobile, ma Vesigna non se lo ricorda. C’era però un via vai di furgoncini, di cavi e televisori per tutte le vie di Sanremo, ma non è possibile ricordare se le ripresero vennero effettuate da Telebiella, da Telediffusione, o da entrambe le emittenti. Il fatto certo è che la Rai era presente soltanto per la serata finale.

Fino al 1976 la Rai snobbò la manifestazione, e a Sanremo si ritrovarono altre emittenti via cavo: Babelis Tv (poi Vga Telerimini), Tele Radio Emannuel Ancona, TeleTorino Cavo.

Invitiamo comunque i titolari delle emittenti a mandarci i video di tale evento.