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GIGI VESIGNA

L'ULTIMO "GRANDE VECCHIO DEL GIORNALISMO ITALIANO" DEL XX SECOLO, UN SIGNORE D'ALTRI TEMPI, PER ME UN MAESTRO DI GIORNALISMO (E DI VITA), UN AMICO, UN SECONDO PADRE, CI HA LASCIATO. CIAO GIGI NON TI DIMENTICHERO' MAI. GRAZIE DI TUTTO. R.I.P.

Ci conoscevamo da quarant'anni da quando io, ragazzino, praticamente un bambino, allora mascotte di una radio locale milanese, fui mandato dall'editore dell'emittente nella sede di Tv Sorrisi e Canzoni per consegnare l'adesivo della radio. C'erano i giornalisti in redazione, lui uscì dalla sua stanza di direttore e, incuriosito da un bambino che entrava in redazione, mi fece entrare in ufficio, gli consegnai l'adesivo. Il mitico direttore mi disse: "non vorrai mica fare il giornalista da grande? E poi con quegli occhiali sembri un professore" ci aveva visto giusto. Lo ritrovai anni dopo, ero neolaureato, fu lui a consigliarmi di leggermi le annate di Sorrisi (ma di continuare anche con letture "impegnate" e ad occuparmi di radio e tv locali, visto che da li sono partito. Tantissimi i ricordi, di molti anni di amicizia, insegnamenti e collaborazioni. E' morta una parte della mia vita professionale ed umana, anche il sito che state leggendo nacque con il suo benestare. Per il momento restano online solo le vecchie interviste al momento opportuno scriverò un ricordo, ora non me la sento, manca una parte di me, vederlo commemorato in rete da chi non l'ha mai conosciuto, o leggere ricordi parziali con cose non rispondenti al vero, aumenta la mia amarezza. Su Millecanali alcuni cenni biografici e qualche ricordo, è difficile riassumere i ricordi di 83 anni di vita e di 40 anni di amicizia. Quando sarà il momento pubblicherò tutto. In questo momento, unitamente agli amici e sodali di una vita Maurizio Seymandi e Pino Callà, sono vicino alla moglie Fiorella e alla figlia Cristina.

 

Massimo Emanuelli

  Gigi Vesigna

LA TV, I SORRISI E LE CANZONI

di Massimo Emanuelli

da L'Opinione delle Libertà, 24-3-2004

con successive integrazioni (interviste per Millecanali, interviste radiofoniche nel corso degli special storico-canori realizzati dal professore milanese).

 

Gigi Vesigna nasce a Milano l’8 febbraio 1932, figlio di Otello, un industriale spezzino e di Margherita, un'insegnante pugliese (di Andria), Margherita era immigrata a Milano con la collega Enza, anch'essa maestra elementare, Enza che si sposerà con il maresciallo di pubblica sicurezza Carmelo Annichiarico e che darà alla luce il futuro attore Walter Chiari.  Anche Otello Vesigna e Margherita si conoscono a Milano e danno alla luce Luigi, subito detto Gigi. "Mia madre per tantissimi anni rimase precaria, per fortuna lavorava mio padre che riusciva a mantenere la famiglia pur con mille difficoltà dovute alla crisi economica prima e poi alla guerra". La prima casa milanese di Vesigna è in Via Mac Mahon 42. Vesigna frequenta le scuole elementari alla Puecher di Via Castellino da Castello, e le scuole medie a Seveso “la mia famiglia era sfollata, l’azienda di mio padre, la Occhio Bocchini, era stata trasferita in provincia poiché producendo materiale bellico, rischiava di essere bombardata. Una bomba incendiaria era inoltre entrata nel nostro appartamento e l’aveva danneggiato. Volevano occupare la nostra casa, e allora facevamo la spoletta fra Milano e Seveso, la sera tornavamo a Milano, la sera, per riscaldarci, andavamo al cinema Aurora di via Paolo Sarpi, le sale erano pienissime, piccole, c’era il riscaldamento umano a fiato, da una necessità di calore nacque la mia passione per il cinema”.    

Vesigna ricorda la Milano della ricostruzione: “ero tornato a Milano, in via Mac Mahon, c’erano ancora i prati dove noi bambini giocavamo, ricordo in particolare una voragine di una casa distrutta dai bombardamenti, vicino alla fermata del tram numero 10, dove avevamo costruito un campo di calcio, facendo delle porte regolari”. Il padre Otello intanto cambia lavoro e diventa un piccolo produttore di strumentazioni per la tv che stava per nascere con trasmissioni sperimentali, quando si dice il caso...

Vesigna frequenta il liceo Parini, fra i suoi compagni di classe c’è Galtrucco, al Parini Vesigna conosce anche Fiorella, la sua futura moglie e inizia a scrivere i suoi primi articoli sul giornalino del liceo La Zanzara (che quindici anni dopo finirà sotto processo a causa di un'inchiesta sulla sessualità degli studenti). Diplomatosi al Parini negli anni ’50 mentre le famiglie italiane il sabato sera andavano nei bar o nei cinema parrocchiali, costretti a sospendere la programmazione, per vedere Lascia o raddoppia?, a casa Vesigna la tv è già arrivata e la famiglia si raduna davanti al televisore posto nel tinello di casa: “La mia era una famiglia benestante per quei tempi, ricordo che fui fra i primi ragazzi ad avere la televisione in casa, un privilegiato. Ricordo anche che fui fra i primi a vedere la registrazione di un programma sperimentale della televisione in Italia: era il 1950, salii di nascosto su un traliccio della sede Rai di corso Sempione con la complicità di Sante Gioia, un fotografo della Tv di Stato che mi aveva preso in simpatia".

Mamma professoressa, televisione in casa fin dal 1955, quando a Milano la si vedeva ancora nei bar, la scuola, i professori, e la tv, saranno e sono una costante della carriera professionale di Vesigna. Sulla tv è superfluo scrivere, ma la scuola? Vesigna ha da poco finito di intervistare il professor Roberto Vecchioni, cantautore e docente, ed è intervistato da me, al bar della scuola. Molti altri sono i docenti incontrati da Vesigna in anni di carriera, anche se, io professore, giornalisticamente mi considero un suo allievo. Parliamo di Telescuola, della prima televisione culturale, ricordiamo la grande occasione mancata della Rai “dei professori”. Proprio grazie ad un compagno di scuola Vesigna, inizia per caso a collaborare come critico cinematografico con Famiglia mese mensile di Famiglia Cristiana. Nel 1958 Vesigna viene chiamato a Settimana Radio Tv. Poi Settimana Tv, sottotitolo: attualità, politica e cultura, e, naturalmente, radio e televisioni. "il mio primo articolo fu la recensione di un film, Mister Belvedere suona la campana interpretato da Clifton Webb nei panni di un sessequioso maggiordomo, ero fierissimo per la prima volta scrivevo su un giornale che usciva nelle edicole, prima mi ero dovuto accontentare di un giornale liceale e di un giornale distribuito nelle parrocchie".  Direttore-editore di Settimana Tv era Luciano Pedrocchi, Vesigna ricorda in Pedrocchi (inventore col regista Cesare Zavattini dei fotoromanzi e di Bolero Film) uno dei suoi maestri di giornalismo, gli altri maestri li conobbi dopo, lavoravano per me: Enzo Biagi, Maurizio Costanzo, Maurizio Barendson, Sandro Ciotti, Adriano Aragozzini, Pippo Baudo. “Baudo iniziò Settevoci registrando negli studi milanesi della Rai. Luciano Pedrocchi era dogmatico, la sua opinione era una dogma, mi insegnò ad avere sempre ragione io, perché già così avevo torto, perché se avevo torto e basta mi radeva al suolo… Per convocare a rapporto me e gli altri giornalisti Pedrocchi suonava un campanello, le sue opinioni erano verità di fede, quando avevi ragione ti dava torto, figuriamoci se avevi torto: ti sbriciolava. Pedrocchi mi ha insegnato che i direttori hanno sempre ragione, cioè torto, per una questione di sopravvivenza...    Lo spettacolo era allora considerato un ambiente povero per un giornalista, un sottoprodotto dell’informazione, inferiore allo sport, ai tempi non c’era la pagina televisiva sui quotidiani e sui settimanali. Il grande merito di Pedrocchi fu quello di dare pari dignità al settore dello spettacolo e ai giornalisti che ci lavoravano”. Vesigna frequenta l’ambiente jazzistico milanese, diventa amico di Franco Cerri, Vasso e Valdambrini, assiste ai concerti milanesi di Louis Armstrong, Ella Fitzgerald, a diverse jam session di jazzisti internazionali. Poi è la volta dell’Aretusa, e di altri locali storici, Vesigna è fra i pochi giornalisti presenti alla serata rock al Palazzo del Ghiaccio di Milano, conosce fin dagli esordi ed intuisce le potenzialità di Adriano Celentano, Lucio Battisti, Giorgio Gaber, Mina, nascono delle amicizie inossidabili, allorquando tali esordienti diventeranno star non si scoderanno mai dell’amico giornalista a cui concederanno scoop: “ancora oggi Mina parla costantemente al telefono con me, quando abbiamo qualcosa da dirci ce la diciamo, se uno non trova l’altro richiamiamo, Mina vive nascosta a Lugano, però se ci parli insieme stai sicuro che ha visto l'ultimo film, ha letto l'ultimo libro, ha ascoltato l'ultima canzone, queste cose me le racconta ancora oggi. Con Gaber eravamo amici stretti, io avevo conosciuto Ombretta Colli prima di lui, ricordo che quando si fidanzarono accompagnavo Giorgio in macchina a casa di Ombretta."  Ottimi i rapporti anche con Mike Bongiorno, allora come oggi star televisiva: “collaborai con Mike scrivendo interviste per Lascia o raddoppia e per La fiera dei sogni”.
Nel 1961, dopo tre anni con Pedrocchi, Vesigna viene contattato dal direttore generale della Mondadori, lo svizzero Senn, “mi fece lavorare a Teletutto, rivista televisiva, Senn si vantava di non possedere un televisore, io la pensavo in maniera diversa, avevo intuito che era importante mettere un piede sulla porta della televisione, che sarebbe stata il fenomeno del futuro, io mi stavo destreggiando, obiettivo mio e dei colleghi di Teletutto era sottrarre una nicchia di lettori al colosso Tv Radiocorriere. La redazione era in via Fabio Filzi, a due passi dalla stazione Centrale, ricordo che mangiavo in uno dei primi ristoranti milanesi specializzato nella banana split. Il nostro lavoro di giornalisti fu vanificato poiché, dopo 52 numeri, un anno esatto, Senn prese la decisione di chiudere Teletutto. Io ero destinato a Grazia, avrei dovuto fare l’inviato dello spettacolo, invece passai continuai con Teletutto, diventato l’inserto televisivo dello storico Bolero Film. Qualche mese dopo tv, spettacolo e fotoromanzi vennero uniti nella nuova testata Bolero Teletutto. “La redazione era in via Bianca di Savoia – vi arrivai già con un grande lavoro e una serie di importanti conoscenze nel mondo dello spettacolo fatte con Settimana Radio Tv e con Teletutto”.

Vesigna è stato l'unico inviato speciale a sciropparsi oltre mezzo secolo di edizioni del Festival di Sanremo, ad eccezione delle prime che venivano ignorate dai giornali (non faceva ancora il giornalista e comunque lo ascoltava via radio, visto che non era ancora un evento televisivo): "solo due volte però entrai all'Ariston, dove mi misero in prima fila, ho sempre preferito la sala stampa, in mezzo a 400 colleghi che fanno a gara a chi è più pirla; oppure una saletta dell'Hotel Royal davanti a un televisore, che è il modo migliore per giudicare quello che vedi e che senti, perchè è quello che vede e sente il pubblico di casa". Nel 1961 Vesigna inizia ad occuparsi a tempo pieno del festival di Sanremo, come giornalista da allora sarà sempre presente a Sanremo, parteciperà al festival (“era il 1964, il conduttore introduceva i cantanti raccontando brevemente le trame delle canzoni, scrissi poche righe, inevitabilmente stile soap opera, ripeterò altre volte l’operazione come “negro” di Mike Bongiorno), membro della Commissione Selezionatrice, e conducendo qualche Dopofestival, quello del 2004 sarà il suo quarantaquattresimo Festival.
Il 1961 è un anno importante anche per la vita privata di Vesigna: “fu l’anno del mio matrimonio, dopo undici anni di fidanzamento, le nozze furono ufficiate l'1 maggio in una chiesa nei pressi di Viale Porpora, i coniugi Vesigna vanno ad abitare in zona piazzale Lotto vicino allo stadio di San Siro. "Nozze di corsa, perchè il 2 maggio dovevo essere al Festival di Cannes, siamo partiti da Milano la sera stessa, abbiamo concepito nostra figlia Cristina e l'indomani ho cominciato da free-lance a dettare i miei pezzi al Piccolo di Trieste e all'Ora di Palermo, una luna di miele con 40 film, roba da medaglia d'oro della resistenza". L'abitazione vicino allo stadio di San Siro non è casuale: Vesigna, da sempre tifoso milanista, può recarsi ogni domenica allo stadio con il tram 15. “La mia passione per il Milan nacque nel 1945, quando, nel dopoguerra, riprese il campionato. Allora, al contrario di oggi, i ragazzi stavano con i perdenti, il Milan era una squadra perdente, non vinceva il campionato dal 1908, eravamo i paria di Milano, era l’Inter la squadra che vinceva. Decisi quindi di stare dalla parte dei perdenti, e cioè del Milan, che negli anni ’60 inizierà a darmi soddisfazioni”.
Dopo quasi dieci anni di attività giornalistica Vesigna ormai conosce la Milano del mondo dello spettacolo, ciò influirà nella decisione di Giuseppe Campi, allora editore di Tv Sorrisi e Canzoni, nel sceglierlo come responsabile della redazione milanese. “Direttore di Sorrisi era allora Antonio Lubrano, era estate, ero in viaggio per la Sicilia, mi fermai a Napoli a causa di un temporale. Pernottai all’albergo Caracciolo di Napoli, chiamai la redazione di Bolero Teletutto e mi avvisarono che mi aveva cercato Antonio Lubrano, chiamai Lubrano il giorno dopo, mi invitò a casa sua Roma offrendomi di lavorare come giornalista a Sorrisi. A quel punto partii per Roma, Lubrano mi ricevette a casa sua, in terrazza mi parlò della sua idea di affidarmi la redazione milanese di Sorrisi dall’inizio del mese di ottobre del 1967. Tornato dalla Sicilia in settembre Lubrano mi richiamò comunicandomi che non avrebbe potuto assumermi in quanto non era più il direttore di Sorrisi. Circa quindici dopo venni contattato dall’allora editore di Sorrisi Giuseppe Campi che mi disse: ‘di lei mi hanno detto che talmente figlio di p…, che uno così lo voglio a lavorare con me”. E così iniziai a collaborare con la redazione milanese di Sorrisi, la redazione milanese di fatto ero solo io, ero aiutato da Antonio Cocchia, un intellettuale napoletano pigro, e da una segretaria che non era per niente interessata ai cantanti, la sua unica passione era la rivoluzione, ricordo che aveva tappezzato l’ufficio, un piccolo monolocale in Corso Europa, di poster di Che Guevara”. E così Sorrisi e Canzoni, fino a quel momento romanocentrico, grazie a Vesigna inizia ad avere di fatto una redazione milanese, è Gigi a spostare il baricentro sulla televisione (“prima Sorrisi era una sorta di Novella 2000 dei cantanti”). Vesigna da Milano ha il vantaggio di operare nella capitale dell’industria discografica, la redazione milanese di Sorrisi è a due passi dalle case discografiche, Vesigna instaura rapporti ottimi rapporti con Mike Bongiorno, Daniele Piombi, personaggi televisivi, sportivi, e di attualità. Vesigna da Milano si sposta in Italia e in Europa per effettuare servizi ed inchieste. Fra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70 Vesigna organizza, in qualità di responsabile della redazione milanese di Sorrisi, organizzai un’iniziativa per i lettori al Museo della Scienza e della Tecnica di Milano, in tale occasione conobbi il sindaco Aniasi, e l’assessore Cannarella, che intervistai sui loro gusti musicali: il sindaco preferiva Giorgio Gaber, Cannarella invece Adriano Celentano”.
Nel 1973, dopo oltre sei anni di intensa esperienza, Vesigna viene nominato direttore di Tv Sorrisi e Canzoni. "Fino ad allora ero stato inviato speciale, il periodo più bello della mia vita, Campi decise di sostituire Dario Baldi, allora direttore di Sorrisi perchè a parer suo faceva un giornale troppo colto, Campi non sapeva chi scegliere come direttore e lo chiese a me. Per sfilarmi tentai un bluff e gli dissi: se sposta la redazione da Roma a Milano accetto. Chi poteva immaginare che lo avrebbe fatto davvero".

La provocazione di Gigi era intuitiva: Vesigna aveva infatti capito che il futuro sarebbe stato della televisione e delle emittenti private, e in breve tempo riuscì a portare il giornale ad uno strepitoso successo di vendite, mai battuto finora in Italia. La prima rivoluzione dell’era vesignana è quella del giornale, finora in bianco e nero e con la sola copertina a colori, interamente stampato a colori: “La Milano degli anni ’70 era una città cupa, grigia, erano gli anni del terrorismo, provai a fare il giornale a colori, noi a Sorrisi ci rendevamo forse meno conto degli altri della durezza del momento perché facevamo un giornale leggero, ma furono comunque anni difficili, azzardai il colore in anticipo sui tempi. A metà degli anni ’70 si iniziò a parlare della televisione a colori, ma i comunisti, una parte dei democristiani e i repubblicani di La Malfa, si opponevano, Sorrisi, con editore i fratelli Campi e la Rizzoli, mi lasciarono carta bianca, così è sempre stato il mio rapporto con gli editori: libertà assoluta, fedeltà ai lettori. Io per accelerare i tempi, decisi di stampare il giornale interamente a colori, anche per anticipare come erano i colori dei costumi degli sceneggiati e dei varietà” I fatti mi diedero ragione, così come inizia ad interessarmi, sempre nella seconda metà degli anni ’70, del fenomeno delle televisioni via cavo e delle prime tv private.” Nel 1973 Vesigna pubblica il palinsesto di TeleBiella la mitica emittente di Peppo Sacchi, ed è subito scandalo: "fu uno scandalo - ricorda Vesigna - perchè era un'emittente privata, l'unica esistente in Italia, ed era considerata fuorilegge. Io che credevo nel pluralismo pubblicai il palinsesto di Telebiella al fianco di quello di Rai1,  gli altri settimanali, in primis il RADIOCORRIERE TV (organo ufficiale della Rai), non gradirono.  Nella seconda metà degli anni '70 le emittenti televisive via cavo aumentano, poi (con la famosa sentenza della Corte Costituzionale del 1976) sono finalmente legalizzate e si convertono all'etere. E’ stato Vesigna ad avere la geniale intuizione che il futuro avrebbe segnato il trionfo delle tv private e di Milano, sua la decisione storica, primo in Italia, di pubblicare i palinsesti delle tv private, dapprima sotto forma di inserto, poi all’interno del giornale a fianco dei palinsesti Rai. I benpensanti scuotono la testa, ma poi devono tutti ricredersi: i concorrenti, iniziando dal Tv Radiocorriere, organo della Rai, devono adeguarsi a Vesigna e a Sorrisi, anche se non riusciranno mai ad emulare il modello infallibile. E di Vesigna l'idea di pubblicare le date di nascita dei vip, sempre imitato successivamente da tutti gli altri giornali. E’ Vesigna ad inventare il Telegatto, Vota la voce, la Superclassifica dei dischi più venduti della settimana, inizialmente una rubrica di Sorrisi, poi trasmissione televisiva condotta da Maurizio Seymandi. Annata calcistica 1979-80, è l’anno del decimo scudetto del Milan, della stella, dopo anni di sofferenza una grande vittoria, foriera però di grandissime delusioni, fra le quali due retrocessioni in serie B. “Negli anni ’70 potevo permettermi un posto in tribuna numerata, proprio a San Siro conobbi Silvio Berlusconi, tifoso milanista, giovane e brillante imprenditore edile, Silvio arrivava col padre Luigi e con il fratello Paolo, avevamo i posti vicini”
Arrivano gli anni ’80, Vesigna crea Telepiù (piccolo settimanale radiotelevisivo, fratello minore di Sorrisi), Tutto (rivista musicale giovanile), Ciak (rivista di cinema), e a rilanciare Forza Milan. Vesigna crea anche molti concorsi per i lettori, è lui ad inventare i primi sondaggi televisivi, ad avere sempre un filo diretto con i lettori-telespettatori. Vesigna è fra i pochi che riescono ad intervistare personaggi schivi, sia ai giornalisti in generale, che alla stampa popolare in particolare: Sandro Pertini, Papa Wojtla, Francesco Cossiga, Madonna, Fonzie (Henry Winkler), si fanno intervistare per Sorrisi in esclusiva.  Si fanno fotografare nella redazione di Sorrisi diverse star internazionali fra i quali ricordiamo Paul Newman e Jr.  Lucio Battisti e Mina  rilasciano proprio a Sorrisi le loro ultime interviste.   "Mina, lo ripeto, ancora oggi è un'amica molto stretta. Pensa che il 23 agosto 1978 quando tenne il suo ultimo concerto dal vivo alla Bussola al termine fece chiamare me e mia moglie in camerino e mi disse: "Gigi, ho chiuso. È finita”. Fui il primo a sapere del suo ritiro...
Lucio Battisti  ha sempre parlato poco ed evitato i giornalisti ricordo che si calò dalla finestra sul retro di un albergo di Asiago, dov'era assediato dai giornalisti, e mi trovò lì sotto ad aspettarlo. Dovette rassegnarsi a rispondere alle mie domande. Era stato Vittorio Salvetti, il patron del Festivalbar, a svelarmi che Lucio avrebbe usato quella via di fuga".

Vesigna è stato l'unico giornalista al mondo a dirigere quattro testate contemporaneamente, Tv Sorrisi e Canzoni, Noi, Ciak e Forza Milan, e la seconda e la terza le ha pure fondate. È stato l'unico direttore d'Europa a prendere in mano a 653.000 copie (nel 1973) un settimanale specializzato, Tv Sorrisi e Canzoni appunto, e a lasciarlo a 2.940.000 (nel 1994), «ma una volta abbiamo venduto anche di più, perché ho il ticchio della cabala e ne feci tirare 3.333.333 esemplari per festeggiare non mi ricordo più che cosa, e siccome avevamo una resa del 2 per cento appena, contro il 25 dei concorrenti...»; una diffusione mostruosa, mai più vista in questo Paese, tanto che l'amministratore delegato Amedeo Massari gli diceva: «Oh, Gigi, ma lo sai che con le tue tirature guadagniamo un sacco di soldi perfino dai ritagli di carta della legatoria?»

Quale è stato l'artista più originale ed anticonformista che hai avuto occasione di seguire?

"Senza dubbio Patty Pravo, non ho mai capito perchè nel corso di una serata presentata da Pippo Baudo al Palasport di Bologna nel 1978 durante la quale doveva essere premiata come artista dell'anno arrivò a gettare un microfono verso il pubblico che mi colpì di striscio essendo io in prima fila con mia figlia."

Pino Callà ricorda anche una serata finale di Vota la Voce a Bologna durante la quale Patty Pravo era premiata come miglior interprete femminile, salì sul palco per ritirare il Telegatto ma tu avevi dedicato la copertina ad Eros Ramazzotti e allora te lo tirò in testa...

"Non ricordo, o sono leggende metropolitane, ma dal personaggio Patty Pravo c'è da aspettarsi di tutto" (ride).

Negli anni '80 Vesigna inviterà Mina a tenere una rubrica fissa su Sorrisi, cosa che la cantante farà fino a quando, col cambio di direttore, a Mina non sarà rinnovata la consulenza....
Una copertina di Sorrisi fa la fortuna di un divo, ne aumenta la popolarità, o ne consacra il successo. Un divo è ormai tale quando appare sulla copertina di Sorrisi. Nel mondo dello spettacolo non si muove foglia che Vesigna non voglia.
Nel 1982, alla vigilia del Festival di Sanremo, Vesigna azzarda una copertina dedicata a Riccardo Fogli, che partecipa al Festival con Storie di tutti i giorni. “Era già successo con Alice dodici mesi prima, ma quell’anno la vittoria finale era praticamente sicura. Persino i bookmaker inglesi, che per anni hanno accettato scommesse sul vincitore di Sanremo, davano Fogli alla pari. Riccardo vinse e successo il quarantotto. Dalle edizioni successive, per evitare polemiche, decisi che la copertina di presentazione del Festival raggruppasse l’intero cast dei Big. In questo caso nessuno si sarebbe mai più lamentato, però, salvo rarissime eccezioni, il vincitore di Sanremo l’ho sempre conosciuto in anticipo. Esperienza? Arti divinatorie? No, semplicemente conoscenza del mondo della canzone, delle strategie dei discografici, e, soprattutto, dei motivi per i quali un cantante straffermato decide di giocarsi la popolarità, perdendo, e non vincendo, a Sanremo.”
Nel 1982 Vesigna è indiretto protagonista del “caso Villa”, il Reuccio, da anni assente a Sanremo voleva partecipare al festival, ma Gianni Ravera non lo voleva. “Mi venne allora un’idea, che mi sembrò buona, ma che finì per coinvolgermi in un mare di polemiche. Convinsi Villa ad iscriversi fra coloro che dovevano battersi per accedere alla finale, visto che Ravera non lo voleva fra i Big che andavano direttamente in finale. Nel corso di una telefonata convinsi Claudio a fare il gesto clamoroso, sarà una notizia – gli dissi – che comunque farà scalpore. A Villa le sfide erano sempre piaciute, e così andò a gareggiare fra i non big. Peccato che tutta l’operazione, preceduta, com’era prevedibile, da un gran cassa di risonanza da parte dei media, finirà con il voto delle giurie che bocciarono spietatamente Villa. Il Reuccio parlò di P2, ma, soprattutto, non mi perdonerà mai quel suggerimento.”
A metà degli anni ’80 l’editore di Sorrisi Rizzoli è in crisi a causa dello scandalo P2, Peppino Campi, l’altro editore, era ormai troppo piccolo per sostenere da solo un colosso simile, decise di vendere Sorrisi. “Tutti volevano acquistare Sorrisi, mi incontrai con Rusconi, con Mondadori, con i responsabili delle edizioni Lancio. A un certo punto girò la voce che Silvio Berlusconi, voleva acquistare Sorrisi. Tutti gli sconsigliarono di acquistare il settimanale, qualcuno mi ha riferito che alla fine, a convincerlo a fare tale operazione furono una zia suora e/o mamma Rosa, assidue lettrici di Sorrisi”. Le trattative andarono per le lunghe, Vesigna nel frattempo, “direttore senza editore”, si occupa del festival di Sanremo ed è protagonista ancora una volta. Nel 1984 Claudio Villa torna a a Sanremo, a titolo di risarcimento per la bocciatura di due anni prima, come ospite: “La sera prima che cominci il Festival, l’1 febbraio c’è un talk-show in diretta dal Teatro del Casinò. Ci sono, fra gli altri, Enzo Biagi, Mario Merola, Gianni Ravera e Claudio Villa. Anch’io sono tra gli invitati; ma preferisco declinare: la veemenza con cui Villa mi aveva accusato di essere il responsabile della sua eliminazione mi induce alla prudenza. Ma poiché, per ragioni di frequentazione (e di anagrafe) sono considerato un po’ “la memoria storica” del Festival, Baudo insiste. Gli spiego che non mi va di essere coinvolto in una bagarre, che non è nel mio stile. Arriva come ambasciatore di pace Mario Merola che mi dice: “Vesì , tu devi venire, che tanto non succede niente!’. Ed è proprio così: il caso Villa cade dimenticato fra le polemiche del passato. Ma, e me ne dispiace, con Villa non riuscirò più a ricostruire un rapporto decente, eppure eravamo amici da tanti e tanti anni”.
Poco dopo la finale del festival Vesigna viene contattato telefonicamente da Sivio Berlusconi: “sto cercando di acquistare Tv Sorrisi e Canzoni, mi piacerebbe diventare il tuo editore, ad ogni modo, anche se non riuscirò ad acquistare Sorrisi, voglio diventare il tuo editore. Ho intenzione, se non diventerò editore di Sorrisi di fondare un nuovo giornale che ti avrà come direttore, c’è un assegno in bianco per te.” Io risposi: “io credo che gli uomini non si comprano, si compra l’amicizia, la fiducia, l’amicizia, la simpatia. Stringiamoci la mano, ti assicuro che se non compri Sorrisi sarò comunque il direttore del tuo nuovo settimanale.” Pochi mesi dopo una nuova telefonata di Berlusconi che comunica a Vesigna: “ho comprato Sorrisi, sono il tuo nuovo editore”.
A metà degli anni ’80 un’altra geniale intuizione: quella di trasformare il premio assegnato grazie ai voti dei lettori alle trasmissioni televisive, fino a quel momento una cerimonia testimoniata dapprima con fotografie pubblicate su Sorrisi, poi un piccolo spazio all'interno di Domenica In, in una premiazione teatrale, prima presso il Manzoni, poi al Nazionale, e in una trasmissione televisiva: La grande notte dei Telegatti. Vesigna è il re della tv, dei sorrisi e delle canzoni. La testata si era trasformata, pochi anni prima dell’ingresso di Vesigna, in Tv illustrazione, direttore era il romano Tarquinio Maiorino, che nella seconda metà degli anni ’60 voleva puntare sulle fotografie e sulle illustrazioni”. Ma l’esperimento non fu felice. Sorrisi senza più canzoni? Impossibile, il giornale per la prima volta nella sua storia ha un calo di vendite, e con Vesigna torna alla vecchia testata
Tv Sorrisi e Canzoni, oltre a recuperare i lettori persi arriverà alla cifra record di 3.300.000 copie settimanali, cifra mai più raggiunta da nessun altro giornale italiano. Nel 1991 si festeggiano i quarant’anni di Sorrisi con un’iniziativa al Circolo della Stampa e alla Rotonda di Via Besana: “in tali occasioni incontrai il sindaco di Milano Paolo Pillitteri, a parer mio il miglior sindaco di Milano, ma il mio è un giudizio fazioso, poiché Pillitteri è un cinefilo come me, è sempre stato un uomo allegro, tendente a sdrammatizzare le situazioni. La Milano degli anni ’80, la Milano da bere, verrà ricordata per la linea 3 della metropolitana, per Paolo Pillitteri e per Tv Sorrisi e Canzoni. Paolo Pillitteri è però interista, io sono milanista, ci divide la fede calcistica.” Fra le innumerevoli imprese di Vesigna alla direzione di Sorrisi sono anche da ricordare le copertine, le interviste e i servizi fotografici a due Presidenti della Repubblica (Sandro Pertini e Francesco Cossiga) l'udienza con Sua Santità Papa Wojtla, e la consegna al Papa del Telegatto.

Vesigna che ricordava i suoi maestri, ricorda anche i suoi allievi: “iniziando da Pierluigi Ronchetti, suo successore alla direzione di Sorrisi, Virginia Ciuffini, Rossella La Bella, Patrizia Ricci, avevo una bellissima redazione composta da bravissimi colleghi”.
I lettori premiano Vesigna e Sorrisi, per la dirittura morale e la correttezza, anch’io da Vesigna ho appreso non soltanto a conoscere tutti i retroscena, ma la fedeltà al lettore che, come un amico, non va mai tradito. Vesigna ha sempre privilegiato i personaggi, non ha mai accettato artisti raccomandati, ciò ha fatto la fortuna del giornale. Vesigna ha sempre avuto un occhio verso il futuro, e l’altro verso il passato, cambiamento nella continuità, è stato lui a suggerire ad un ancor giovane Massimo Emanuelli la lettura delle vecchie annate di Sorrrisi e a farne una storia dello spettacolo italiano che è uscita, dopo dieci anni di lavoro, nel 2004, in concomitanza con i cinquant'anni di televisione in Italia.
Ma Vesigna, milanista da sempre, si ritrova Berlusconi Presidente, è consigliere di amministrazione del Milan, fidato, al punto di essere contattato da Berlusconi in merito all’acquisto di alcuni calciatori strategici per le future vittorie rossonere. Si perché Berlusconi intuisce la poliedricità di Vesigna che diventa anche direttore di Forza Milan. Il settimanale, fino a quel momento un bollettino per i tifosi, decuplica le copie, e diventa una specie di Sorrisi del calcio, i divi del mondo del pallone sono intervistati da Vesigna e dai suoi collaboratori (fra di essi vi è Vittorio Mentana, fratello dell’interista Maurizio, tifoso interista)
Gli anni ’80 sono quelli del boom economico, della Milano da bere, Vesigna dal suo ufficio al settimo piano di Corso Europa, vede il centro di Milano, il Duomo, regna sovrano. Il regno finisce nel 1994, paradossalmente, proprio mentre il suo editore “scende in campo” in politica, Vesigna lascia la direzione che aveva da oltre vent’anni, ancor prima dell’acquisto da parte di Berlusconi (editori in precedenza erano stati i fratelli Campi e la Rizzoli). Ciò è paradossale anche nelle fortune politiche di Berlusconi, popolare fra la “ggente”, hanno fatto molto di più Vesigna e Sorrisi che altre testate politiche, quotidiane e settimanali. Per Gigi Vesigna si parla subito della Presidenza della Rai, della direzione del Tv Radiocorriere, ma non se ne farà nulla. Paradossalmente Vesigna, come Tony Renis, essendo amico di Berlusconi non può dirigere né la Rai, né il Radiocorriere. “Rifiutai comunque la direzione del Tv Radiocorriere, come l’ho rifiutata recentemente, perché vi era una situazione impossibile. A propormi come direttore della Rai fu
Renzo Arbore, Berlusconi mi propose la direzione di un quotidiano nazionale politico, ma la verità è che io ero stanco, volevo continuare a fare il giornalista in trincea, non volevo fare il giornalista a contatto con il marketing, con la pubblicità, che si stavano impossessando dei gangli vitali dei giornali”.
La Repubblica gli offre una rubrica sul neonato Televenerdì ma Vesigna poco dopo lascia tale incarico: “volevano a tutti i costi che io parlassi male del mio editore precedente, essendogli rimasto amico, e non essendo mio costume fare tali cose, me ne andai"” Nel 1995 Vesigna dirige Il Telegiornale, quotidiano stile Sorrisi, l’idea era originale per l’Italia: dare vita ad un quotidiano popolare che parlava di televisione, che vedeva le notizie attraverso la televisione. 48 pagine al prezzo di 1500 lire, versione cartacea dei tg e dei programmi tv, il venerdì compare, ad esempio, la rubrica Superclassifiche curata da Maurizio Seymandi, già conduttore di Superclassifica Show su Canale5. Ma Il Telegiornale dura solo 33 giorni, slegato dai grandi gruppi industriali, con l’ostilità degli altri quotidiani, con un pubblico non pronto ad un quotidiano popolare, era già fallito L’Occhio di Maurizio Costanzo, fallirà quasi contemporaneamente La Voce di Montanelli. Nessuno riesce ad ottenere il successo de La Notte di Nino Nutrizio, a rilanciare La Notte ci prova in quegli anni un bravissimo giornalista Massimo Donelli, l’attuale direttore di Sorrisi. Vesigna mi parla benissimo di Donelli, anche Massimo Donelli, da me intervistato a giugno per L’Opinione, mi ha parlato benissimo di Vesigna. Non so se i due si conoscano, io che li ho conosciuti entrambi, so che sono due grandissimi giornalisti e due galantuomini. Il Telegiornale è stato l’ulteriore esempio dell’impossibilità di creare un quotidiano popolare nel nostro paese. Io stesso ricordo la redazione milanese in Viale Certosa, e una rubrica mai nata, a causa della chiusura del giornale, che avrebbe portato il mondo della scuola direttamente su un giornale.
Vesigna passa quindi a Famiglia Cristiana per cui cura ancora oggi una rubrica settimanale, argomento? Naturalmente la tv e le canzoni. Collabora inoltre con Radio Italia Solo Musica Italiana, è curatore di Papaveri e papere, trasmissione condotta da Pippo Baudo e Giancarlo Magalli, de Il boom con Teo Teocoli e Simona Ventura, interviene al Dopofestival (una volta con Bruno Vespa, una con Fabio Fazio), e a Telenova, come memoria storica dei Telegatti e del festival di Sanremo, è fra gli organizzatori del Gran Premio della Televisione organizzato dalla Rai, di cui è stato anche Presidente della giuria: “non sono mai stato disoccupato un giorno” mi dice.
Programmi per il futuro? “Continuare su questa strada, fare il consulente.” Vesigna direttore di Rai2? Vesigna direttore del Tv Radiocorriere? “No, grazie, non ho più voglia di andare in posti dove in qualche modo si sente l’influenza della politica, non voglio in nessun modo di essere messo nella condizione di ricevere telefonate da qualcuno che mi impone di fare una cosa a cui non credo. Dopo avere fatto per tantissimi anni ciò che volevo, rispondendo ai miei editori solo sulle vendite e non accettando linee editoriali, non vedo perché devo iniziare adesso. Sono sempre stato e ci tengo a restare un uomo libero”. La televisione oggi? “La Rai naviga a vista, statisticamente prima o poi imbroccheranno una trasmissione giusta, se ragioniamo solo in termini d’ascolto va benissimo solo L’isola dei famosi, ma spero si vada oltre a livello di qualità. Trovo interessante il progetto per Rai2 a Milano, la televisione era a Milano, una rete deve tornare al nord, una restare al centro, una andare al Sud, anche Napoli ha un bellissimo centro. Mediaset ha invece un’altra filosofia, quella della tv commerciale, che purtroppo sta adottando la Rai, soltanto che Mediaset la sa fare, la Rai no. Trovo innovative le televisioni locali con lo sport e alcuni programmi locali.” Il futuro delle tv? Sarà di Sky, che a lungo andare vincerà, e delle piccole televisioni locali se si decideranno ad investire sulla cultura e sullo spettacolo , ogni sera ci sono 29.000.000 di persone davanti alla televisioni, a mezzogiorno ce ne sono 13.000.000, le locali potrebbero sottrarre pubblico ai network in questi orari proprio puntando sulla cultura e sullo spettacolo.”
Vesigna ha sempre avuto il pregio di parlare di matrimoni di cantanti ed attori come notizie di politica estera, crede totalmente in quello che scrive, se aveva un’indiscrezione su un fidanzamento o su una gravidanza, lo dice come se fosse un segreto militare.
Vesigna è stato un grande maestro di giornalismo, come ha giustamente dichiarato Massimo Donelli, attuale direttore di
Tv Sorrisi e Canzoni, “è stato uno dei più grandi direttori italiani del dopoguerra, un vero maestro di giornalismo”.
Vesigna ha contribuito alla formazione di ben tre generazioni di giornalisti: da quella di Maurizio Seymandi e del compianto Giorgio Lazzarini, a quella dei cinquantenni, molti dei quali ancora oggi in forza a Sorrisi, fino a quella degli attuali quarantenni che comprende Mario Furlan e il sottoscritto. Del resto, come ha dichiarato Maurizio Seymandi, in senso positivo, e come dichiarano i miei avversari in senso dispregiativo: Emanuelli riesce a parlare di Nilla Pizzi o di Fiorello con la serietà con la quale parla di Garibaldi o di Giulio Cesare, e parla Giulio Cesare o di Garibaldi con la medesima semplicità con la quale affronta i personaggi Nilla Pizzi o Fiorello. Sa spiegare il diritto del lavoro con la naturalezza con la quale parla del festival di Sanremo, e sa spiegare il festival di Sanremo con la serietà con la quale si fa una lezione di diritto del lavoro.
Se mi sono tolto il tono e l’atteggiamento professorale ed iniziatico, se so scrivere e parlare con semplicità, facendomi comprendere da tutti, lo devo a Vesigna, maestro nella comunicazione.

GIGI VESIGNA E IL GIORNALISTA DI TELEACRAS LELIO CASTALDO ALLA MANIFESTAZIONE ORGANIZZATA DA www.storiaradiotv.it IN COLLABORAZIONE CON L'ANVI IL 26 NOVEMBRE 2006 AL CIRCOLO DELLA STAMPA DI MILANO.

Questo il ritratto di Gigi Vesigna pubblicato quattro anni orsono sull'Opinione delle Libertà, oggi Gigi Vesigna è sempre fra gli organizzatori del Gran Premio TV, continua a collaborare con FAMIGLIA CRISTIANA, ha iniziato a scrivere per JESUS, e, cosa che ci fa onore, padre spirituale di questo sito. I suoi preziosi consigli sono sempre accettati, e poi ci chiamano, lo chiamano tutti: cantanti, attori, registi, produttori.  Il sogno?  Fare di questo sito una sorta di inserto delle tv locali italiane, il terzo polo che esiste, ma di cui nessuno scrive e parla. 

 

MASSIMO EMANUELLI, MAURO ROFFI, UN GIORNALISTA DI MILLECANALI, E GIGI VESIGNA

L'avvento del digitale terrestre, la moria di tv locali, e la definitiva mancanza del terzo polo ha fatto morire l'originario progetto di fare di storiaradiotv una sorta di Sorrisi on line delle tv locali, continuiamo però a conservare la memoria storica delle tv locali, delle radio locali, e, nuovo ambizioso progetto, le biografie dei cantanti italiani. Gigi anche negli ultimi anni propone settimanalmente la sua intervista su Famigllia Cristiana, è presidente del Gran Premio Tv dela Rai, e si diverte ad indovinare chi vince il Festival di Sanremo, gara che coinvolge anche la moglie ed altre due famiglie: la mia e quella dell'amico comune Maurizio Seymandi. L'8 febbraio 2012 Gigi festeggia i suoi 80 anni con la moglie Fiorella e con tre amici del cuore, il conduttore televisivo Maurizio Seymandi, la sua ex assistente di redazione e la responsabile del servizio fotografico di Famiglia Cristiana, qualche giorno dopo altra cena con noi di storiaradiotv.it.  Da quella sera ha inizio l'evoluzione di Gigi, solitamente schivo, che fa confidenze sui retroscena dello spettacolo solo a noi intimi amici, Gigi inizia ad esternare, e racconta alcuni retroscena al giornalista Stefano Lorenzetto de Il Giornale.  E' un Gigi senza freni inibitori, senz'altro tolti dall'età e con Lorenzetto, forse per ragioni di tempo e di spazio su giornale, viene fuori la punta di un iceberg che però gli amici di una vita conoscono.

"Perché metteva le date di nascita dei Vip nelle didascalie delle foto?

«Ero stufo di sentirmi chiedere in casa: Ma quanti anni ha quella lì? Così, per evitare rotture di balle, mi misi a scriverlo sul settimanale»

.Chissà quante amicizie rovinate.  

«Vuoi sapere quali dive s'arrabbiavano di più? Tutte. Milva in particolare». 

Ma è vera la leggenda secondo cui le gemelle Kessler in realtà avrebbero un anno di differenza?

«No. Tu non hai idea di quanti portieri d'albergo ho corrotto al Cantagiro perché mi mostrassero le carte d'identità delle Kessler. Entrambe nate il 20 agosto 1936»    .

In che modo la Tv ha cambiato questo Paese?«  

Ha unificato il linguaggio. Prima l'Italia non parlava l'italiano. È stata la televisione, con Non è mai troppo tardi del maestro Alberto Manzi e gli sceneggiati di Sandro Bolchi, a insegnarglielo».    Da allora è migliorata o peggiorata?  «Be, direi che s'è deteriorata in modo imbarazzante. Quando vedo il Grande fratello e L'isola dei famosi, o anche L'arena di Massimo Giletti, giro la testa dall'altra parte. Oddio, non riesco a spegnere subito, perché un pò subisco l'effetto Wanna Marchi, 'urlo attira sempre, c'è poco da fare. Mi salvo con la Gialappa's e Striscia la notizia».

Com'era il mondo dello spettacolo agli inizi della sua carriera?

«Praticabile».

Non è che lei ci abbia messo del suo per renderlo impraticabile?

«Io credo d'essermi limitato a fare il giornalista. Accompagnavo i divi perfino in viaggio di nozze: Milva e Maurizio Corgnati nelle Langhe, Patty Pravo e Franco Baldieri in Egitto, Caterina Caselli e Piero Sugar in Kenya. La Pravo voleva vedere a tutti i costi la tomba di Tutankhamon, ma si fermò all'ingresso: temeva la maledizione del faraone. Alla Caselli il giorno del matrimonio portai nella basilica di Sant'Ambrogio il numero di Sorrisi fresco di stampa col titolo Perché mi sono sposata. Un azzardo, visto che Sugar era febbricitante per una vaccinazione antimalarica e la cerimonia aveva rischiato un rinvio. E così venni a sapere che la coppia sarebbe andata in luna di miele in Africa. Mi attaccai al telefono. Fingendomi un cliente, chiesi ai maggiori tour operator di Milano se potessero organizzarmi una vacanza nel continente nero, nelle stesse località dov'è andata la  Caselli, specificavo. Alla fine imbroccai l'agenzia di viaggi giusta. Volai in Kenya con un fotografo. La mattina alle 8, all'Hilton di Nairobi, bloccai gli stupefatti sposini mentre uscivano dall'ascensore. Trattiamo, gli dissi: o posate per un servizio fotografico o vi inseguiamo per due settimane. Indovina quale soluzione scelsero».

Che c'entrano le prediche di Celentano col Festival di Sanremo?

«C'entrano col masochismo della Rai che l'ha scritturato».

Già, ma perché l'ha scritturato?

«Mah, lì c'è tutto un giro... Hanno messo in mezzo Gianni Morandi e poi fa tutto sto Mazzi (Gianmarco Mazzi, direttore artistico del Festival, ndr) che ha lavorato nel Clan del Molleggiato. Io dico solo che un minimo di elasticità, in un contratto del genere, lo devi mantenere. Altrimenti diventa dogma. Lui ha preteso il dogma. Fosse stato almeno divertente. Ci hanno costretti a parlare di Celentano prima per capire che cosa avrebbe detto e poi per capire che cosa aveva detto».

Chi escogitò questo giochino dello scandalo programmato che attira l'attenzione su Sanremo?

«È nato da solo. Le telefonate del tipo guardate che oggi pomeriggio m'incontro con Tizia nel tal posto sono sempre arrivate alle redazioni, non è che le abbia inventate quello lì della Belén (Fabrizio Corona, fotografo, compagno della showgirl Belén Rodríguez, ndr). Il mio settimanale non c'è mai cascato perché non inseguiva il gossip. Parliamoci chiaro: lo scandalo vero è che a Sanremo si sono sempre comprati i biglietti dei posti dove sedeva il pubblico che votava le canzoni»

.Può essere più chiaro?

«Venivano sorteggiate alcune file del teatro. La gente seduta su quelle poltrone decideva il vincitore. Perciò i discografici si accaparravano i biglietti per avere più possibilità di far votare le proprie canzoni in concorso».

Lei fu criticato perché nel 1981 e nel 1982 alla vigilia di Sanremo mise in copertina quelli che poi ne sarebbero stati i vincitori, Alice e Riccardo Fogli.

«Due volte su tre becco il vincitore ancora oggi, se è per quello».Perché persino io, che non ho mai seguito il Festival, dalla lettura dei giornali quest'anno sono riuscito a predire a mia moglie che avrebbe vinto quella Emma?«Emma l'ho indovinata anch'io. A dire il vero aveva vinto Noemi, ma è rimasta in testa solo un quarto d'ora. Poi s'è scatenato il televoto degli amici degli amici e ha vinto Emma. Ha talmente vinto che Noemi è arrivata terza, neanche seconda. Ed era prima. Il televoto è una roba vergognosa, sai? Ti compri un call center, paghi 2 euro una telefonata che a loro costa 1,75 e vinci. È un modo per far soldi da parte della Rai e delle compagnie telefoniche».

C'è arrivato per intuito o ha le prove?

«È un sospetto fondato. Due anni fa Pupo, il principe Emanuele Filiberto di Savoia e il tenore Luca Canonici stavano per vincere con Italia amore mio. Sarebbe stato un disastro, perché non c'era proprio la canzone. Mi risulta che sia entrato in azione un funzionario della Rai. Morale: il loro numero di telefono ha smesso di funzionare, dava sempre occupato, ho provato io stesso a chiamare. E ha vinto Valerio Scanu, arrivato a Sanremo grazie ad Amici di Maria De Filippi, che era al secondo posto. Ma c'è riuscito solo perché avevano bloccato il numero telefonico di Pupo e del principe. Un ordine partito dall'alto. Ti ripeto: sono ipotesi. Le quali però, stranamente, ottengono i risultati che t'aspetti».

Nel 1951 il Corriere della Sera confinò la notizia della prima edizione del Festival nelle pagine delle «Recentissime», in 13 righe compresse fra i necrologi e la notizia di un incidente ferroviario. Non sarebbe meglio tornare a quella sobrietà informativa?

«In effetti abbiamo esagerato. Era cominciato come una semplice cena allietata dalle canzonette di tre soli interpreti e guarda che razza di ambaradan è diventato. Presenziarvi costa più che andare a Shanghai».Una cena?«Certo. Mentre i cantanti si esibivano, gli spettatori seduti davanti mangiavano e i camerieri urlavano: Un risotto al 5, una bistecca al 3. È da lì che nacque il famoso saluto del presentatore Nunzio Filogamo: Cari amici vicini e lontani. L'hanno interpretato come una benedizione urbi et orbi. Invece era il suo benvenuto agli avventori che cenavano in prima fila e a quelli che sorseggiavano drink nell'ultima».

Il miglior presentatore nella storia di Sanremo?

«Mike Bongiorno. Gli amici Renzo Arbore e Gianni Boncompagni al Festival del 1966 gli giocarono un tiro mancino: si accordarono con la valletta Carla Maria Puccini, che finse di svenire in diretta. Mike, impassibile, continuò a parlare come se nulla fosse, mentre gli attrezzisti portavano via il corpo di questa sciagurata. Addirittura una volta riuscì a tirare dritto nonostante una spettatrice fosse morta in studio durante un suo programma. Quando Mike vedeva accendersi la lucina rossa sulla telecamera, diventava un'altra persona, si estraniava dal mondo, non conosceva più nessuno».

Lei ha accompagnato i primi passi di Adriano Celentano, Mina, Giorgio Gaber e Lucio Battisti. Chi dei quattro s'è mantenuto più fedele al personaggio degli esordi?

«Giorgio Gaber, sicuramente. Non a caso gli altri tre si sono isolati. Mina  vive nascosta a Lugano, però se ci parli insieme sta sicuro che ha visto l'ultimo film, ha letto l'ultimo romanzo, ha ascoltato l'ultima canzone. Ci telefoniamo spesso».

E che cosa vi dite?

«Se te lo raccontassi, perderei all'istante la sua amicizia, che è molto stretta. Il 23 agosto 1978, quando tenne il suo ultimo concerto dal vivo alla Bussola, in Versilia, al termine fece chiamare me e mia moglie in camerino e mi disse: Gigi, ho chiuso. È finita. Fui il primo a sapere del suo ritiro».

Nessuna speranza di rivederla per un solo giorno in televisione?

«Ma neanche alla radio!».Perché ha deciso di scomparire?

«Era terrorizzata dal pubblico».

Se si ritirassero tutti coloro che provano ansia da prestazione al momento d'esibirsi, il mondo dello spettacolo sarebbe scomparso da un bel pezzo.

«Aggiungici che Mina  è stata letteralmente massacrata dai media. Oddio, di materiale alla stampa ne ha fornito anche lei, un po' di fidanzati li ha avuti. Ma pensa che cosa le farebbero passare se oggi fosse ancora sulla scena. Il problema, mi spiegava il presentatore Carlo Conti, attentissimo a difendere la sua privacy, non sono più i paparazzi che ti tendono gli agguati sotto casa bensì i vicini di tavolo impiccioni che ti fotografano col telefonino al ristorante»...    E le grandi interviste in esclusiva? Lucio Battisti si calò dalla finestra sul retro di un albergo di Asiago, dov'era assediato dai giornalisti, e mi trovò lì sotto ad aspettarlo. Dovette rassegnarsi a rispondere alle mie domande. Era stato Vittorio Salvetti, il patron del Festivalbar, a svelarmi che Lucio avrebbe usato quella via di fuga».

Interviste non solo con i divi, ma persino con i presidenti della Repubblica.

«Una mattina alle 7 squilla il telefono: Presidenza della Repubblica. Mi passano Sandro Pertini: Lei ha pubblicato sul suo settimanale la notizia che io mi vestirei da un sarto famoso. È falsa. Gli abiti me li fanno due anziani artigiani che hanno la bottega nel centro di Roma. Chiesi il loro indirizzo e dedicai un servizio ai due vecchietti. Pertini, per ringraziarmi, m'invitò a pranzo al Quirinale e si lasciò intervistare. Anche con Francesco Cossiga ho avuto un feeling straordinario. Lo convinsi a posare per un servizio fotografico in cui indossava la maglia rosa del Giro d'Italia. Il giorno prefissato per gli scatti doveva ricevere un ambasciatore. Ci fece aspettare mezz'ora. Dopo che ebbe congedato l'ospite, finalmente riuscimmo ad agghindare il presidente. Solo che il diplomatico tornò sui suoi passi perché aveva dimenticato di dire una cosa a Cossiga e si ritrovò davanti al capo dello Stato vestito da ciclista».

Ma perché i presidenti della Repubblica ci tenevano tanto a finire sulla copertina di Tv Sorrisi e Canzoni?

«Avevamo 14 milioni di lettori, più dei voti che raccoglieva la Dc. Contavamo come un partito politico senza far politica».È vero quell'aneddoto di Silvio Berlusconi, in udienza con lei da Giovanni Paolo II, che dice al Papa: «Santità, questo è Gigi Vesigna, direttore di Tv Sorrisi e Canzoni: un milione di copie, molte più di Panorama!». Col Pontefice che esclama: «Panorama! Io leggo sempre Panorama!».«Non ricordo di Panorama. Però escludo che Berlusconi abbia parlato di un milione di copie, dato che ne vendevo oltre 2 milioni».L'ha scritto Massimo Gramellini.«Io rammento solo che il Santo Padre ci aveva ricevuti col Milan e che Berlusconi gli presentò Ruud Gullit precisando il numero dei gol segnati quell'anno dall'attaccante olandese. Avevo un ottimo rapporto anche con Karol Wojtyla. Un anno gli consegnai il Telegatto».Il Super Telegattone al Papa?«Sì, caro. Ti spiego come feci. Tv Sorrisi e Canzoni invitò in Italia a proprie spese una coppia di bambini, un maschio e una femmina, da ciascuno dei cinque continenti e li portò in udienza da Giovanni Paolo II. Una mia idea nel segno della fratellanza. E per l'occasione Sua Santità accettò il Telegatto».

So di darle un dispiacere, ma Enzo Biagi, che vinse parecchi Telegatti, mi confidò che li usava come fermaporte nella sua casa di via Vigoni.«Ottimi anche come fermalibri. Enzo era un caro amico, al pari di Indro Montanelli. È capitato che Michele Santoro venisse inserito dal pubblico nelle terne dei candidati al Telegatto ma poi rimanesse a bocca asciutta. Andava su tutte le furie: Possibile che abbia vinto ancora Biagi? Sei sicuro?. Come sarebbe a dire se sono sicuro? Oh, non è mica un sondaggio di Renato Mannheimer. Mettevamo dentro il settimanale una cartolina già affrancata e i lettori ce ne spedivano due milioni col loro voto. Santoro veniva alla festa di assegnazione ed era sempre incazzato nero perché la gente premiava Biagi».

Come mai la scelta della mascotte cadde sul gatto?«Avendo molti attori in concorso, non potevo certo scegliere il cane».

In che modo conobbe Berlusconi?

«Allo stadio San Siro spesso ero seduto vicino a lui in tribuna. Veniva a vedere il Milan col papà Luigi e il fratello Paolo, ma nessuno ci aveva mai presentati. Finché una sera fui invitato a una festa ad Arcore».Con o senza bunga bunga finale?«Ma no, stava ancora con la prima moglie, Carla Dall'Oglio, e al ricevimento c'era mezzo mondo, direttori di giornali, imprenditori, artisti. Io mi appartai per tutta la sera in una stanzetta a chiacchierare con Carlo Alberto Rossi, il compositore di alcune delle più belle canzoni di Mina, Quando vien la sera, E se domani, Le mille bolle blu. Il giorno dopo mi telefonò Vittorio Moccagatta, l'uomo di fiducia del Cavaliere: Berlusconi vuol sapere perché ieri sera non sei venuto alla festa».

Le risulta che furono mamma Rosa e una zia suora, assidue lettrici di Sorrisi, a indurlo a comprare il settimanale?

«Non lo so. Quello che so è che avrebbe fatto qualsiasi cosa pur di averlo».

Perché nel 1995 da direttore di un quotidiano, Il Telegiornale, lei non ebbe lo stesso successo conseguito con Sorrisi? Durò appena 33 giorni, mi pare.

«Non ero il direttore. L'avevo solo progettato. Me lo chiese un'eterogenea compagnia di giro, capeggiata da Antonio Di Pietro, che allora era Gesù Cristo sulla Terra, nelle vesti di garante del lettore. Dietro c'erano alcuni colossi farmaceutici, che chiusero subito i rubinetti».

Sbagliò compagnia di giro.

«Succede. Ti racconto un caso analogo. Fui ingaggiato per dirigere Gente dall'editore Edilio Rusconi, che come giornalista aveva portato Oggi al successo. Avevo già firmato. Entrai nel suo ufficio, con in tasca la lettera d'assunzione appena firmata. Era al telefono. Coprì la cornetta con la mano e muovendo le labbra sillabò sottovoce: Le sto preparando la copertina per il numero di Natale. Girai i tacchi e me ne andai. Più rivisto. Non potevo lavorare per un editore che pretendeva di decidere chi mettere in copertina. Berlusconi non ci ha mai nemmeno provato».

C'è un programma televisivo o un conduttore che proprio non sopporta?

«Sono indeciso fra Santoro e quello di Ballarò, come si chiama?».Giovanni Floris.

«Non capisco se sorride perché è contento o perché ha una paresi. Sfodera un sorriso finto.

"Bada, non c'entra la politica. È la sua spocchia a indispormi". 

Il più grande dello spettacolo?   

«Per qualità, Vasco Rossi, anche se non approvo quello che dice sulla droga, senza rendersi conto che i ragazzi lo ascoltano come se fosse un profeta. Invece per umanità...». (Lunga pausa). «Sai che non mi viene in mente nessuno?  Bisogna cercare nel passato. Oggi domina la finta umanità. Devo pensarci».   Un sorriso che non si può dimenticare?   

«Quello di Lucio Dalla. Mi mostrò una stanzetta, quasi un ripostiglio, della sua grande casa di Bologna. Dentro c'era solo un lettino. Mi confessò che si rifugiava spesso lì. S'era fatto dipingere di blu notte il soffitto e ci aveva messo tante stelle che s'illuminavano schiacciando l'interruttore della luce. Aveva questo bisogno di stare vicino al cielo».

Dicono che lei fosse un dio in terra, capace di fare e disfare carriere. Sia sincero: a quanti ha spianato la strada?

«Mai regalato copertine. Semplicemente vedevo le cose un quarto d'ora prima degli altri. Il segreto sta tutto qui: intuisci un fenomeno, lo fai esplodere e quando poi è esploso sembra che sia merito tuo. Invece sarebbe esploso lo stesso. Sto scrivendo un libro, su quelle che tu chiami carriere. S'intitolerà Gli insoliti noti. Ah, senti, m'è venuto in mente il nome del divo più grande per umanità: Walter Chiari. Per me è stato un grande fratello. Occhio: un, non il».

Gigi continua a fare l'editorialista per Famiglia Cristiana, a presiedere il Premio Regia Televisiva della Rai, il padre spirituale del nostro sito, e sta preparando un libro sui suoi cinquanta e passa anni di conoscenza dei vip dello spettacolo e sulle loro carriera, promette di raccontare inediti retroscena. Il titolo è già eloquente: Gli insoliti noti.

Dal 2013, alla vigilia del Festival di Sanremo, Vesigna è editorialista dello storico settimanale Oggi, diretto da Umberto Brindani. In occasione della 63esima edizione del Festival Gigi è anche ospite fisso di PERCHE' SANREMO E' SANREMO programma condotto da Massimo Emanuelli su www.radiofree.it e replicato da www.webradiostation.it nonchè da altre emittenti web ed fm, una lunga storia d'Italia attraverso il Festival, con interventi di cantanti del passato, dell'amico e sodale Maurizio Seymandi, di Giancarlo Guardabassi, presentatore del Festival edizione 1976, Gigi è indiscutibilmente la memoria storica del Festival e anche quest'anno probabilmente le sue previsioni sul vincitore si avvereranno. Perchè? Perche Sanremo è sempre Sanremo.

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http://www.radiofree.it/page_107.html

Gigi Vesigna è morto sabato 1 marzo 2015, i suoi funerali si sono svolti in forma rigorosamente privata lunedì 3 marzo, la notizia è stata diffusa a funerali avvenuti poichè la famiglia aveva chiesto di non dire nulla prima, abbiamo rispettato la loro volontà, era un persona schiva non gli piaceva stare troppo sotto i riflettori, amava il suo lavoro, un grande in ogni senso.