
Gigi Vesigna
LA TV, I SORRISI
E LE CANZONI

di Massimo Emanuelli
da L'Opinione delle Libertà, 24-3-2004
con successive integrazioni (interviste
per Millecanali, interviste radiofoniche nel corso degli special storico-canori
realizzati dal professore milanese).
Gigi Vesigna nasce a Milano l’8 febbraio 1932, figlio di
Otello, un industriale spezzino
e di Margherita, un'insegnante pugliese (di Andria), Margherita era immigrata a
Milano con la collega Enza, anch'essa maestra elementare, Enza che si sposerà
con il maresciallo di pubblica sicurezza Carmelo Annichiarico e che darà alla
luce il futuro attore Walter Chiari.
Anche Otello Vesigna e Margherita si conoscono a Milano e danno alla luce Luigi,
subito detto Gigi. La
prima casa milanese di Vesigna è in Via Mac Mahon 42. Vesigna frequenta le
scuole elementari alla Puecher di Via Castellino da Castello, e le scuole medie a
Seveso “la mia famiglia era sfollata, l’azienda di mio padre, la Occhio
Bocchini, era stata trasferita in provincia poiché producendo materiale bellico,
rischiava di essere bombardata. Una bomba incendiaria era inoltre entrata nel
nostro appartamento e l’aveva danneggiato. Volevano occupare la nostra casa, e
allora facevamo la spoletta fra Milano e Seveso, la sera tornavamo a Milano, la
sera, per riascaldarci, andavamo al cinema Aurora di via Paolo Sarpi, le sale erano pienissime, piccole,
c’era il riscaldamento a fiato, da una necessità di calore nacque la mia
passione per il cinema”.
Vesigna ricorda la Milano della ricostruzione: “ero tornato a Milano, in via Mac
Mahon, c’erano ancora i prati dove noi bambini giocavamo, ricordo in particolare
una voragine di una casa distrutta dai bombardamenti, vicino alla fermata del
tram numero 10, dove avevamo costruito un campo di calcio, facendo delle porte
regolari”. Vesigna frequenta il liceo Parini, fra i suoi compagni di classe c’è
Galtrucco, al Parini Vesigna conosce anche Fiorella, la sua futura moglie e
inizia a scrivere i suoi primi articoli sul giornalino del liceo La Zanzara
(che quindici anni dopo finirà sotto processo a causa di un'inchiesta sulla
sessualità degli studenti). Diplomatosi al
Parini negli anni ’50 a casa Vesigna arriva la tv: “La mia era una famiglia
benestante per quei tempi, ricordo che fui fra i primi ragazzi ad avere la
televisione in casa, le altre famiglie e gli altri ragazzi e le famiglie
dovevano invece ritrovarsi nei bar o nei cinema parrocchiali per vedere
Lascia o raddoppia, noi restavamo comodi nel tinello della nostra casa".
Mamma professoressa, televisione in casa fin dal 1955, quando a Milano la si
vedeva ancora nei bar, la scuola, i professori, e la tv, saranno e sono una
costante della carriera professionale di Vesigna. Sulla tv è superfluo scrivere,
ma la scuola? Vesigna ha da poco finito di intervistare il professor
Roberto Vecchioni, cantautore e docente,
ed è intervistato da me, al bar della scuola. Molti altri sono i docenti
incontrati da Vesigna in anni di carriera, anche se, io professore,
giornalisticamente mi considero un suo allievo. Parliamo di Telescuola, della
prima televisione culturale, ricordiamo la grande occasione mancata della Rai
“dei professori”. Proprio grazie ad un compagno di scuola Vesigna, inizia per
caso a collaborare
come critico cinematografico con
Famiglia mese mensile di
Famiglia Cristiana. Nel 1958 Vesigna viene chiamato a Settimana Radio Tv. Poi
Settimana Tv, sottotitolo: attualità, politica e cultura, e, naturalmente, radio
e televisioni. "il mio primo articolo fu la recensione di un film, Mister
Belvedere suona la campana interpretato da Clifton Webb nei panni di un
sessequioso maggiordomo, ero fierissimo per la prima volta scrivevo su un
giornale che usciva nelle edicole, prima mi ero dovuto accontentare di un
giornale liceale e di un giornale distribuito nelle parrocchie". Direttore-editore
di Settimana Tv era Luciano Pedrocchi, Vesigna ricorda in
Pedrocchi (inventore col regista Cesare Zavattini dei fotoromanzi e di Bolero
Film) uno dei suoi maestri di giornalismo, gli altri maestri li conobbi
dopo, lavoravano per me: Enzo Biagi, Maurizio Costanzo,
Maurizio Barendson,
Sandro Ciotti,
Adriano Aragozzini,
Pippo Baudo. “Baudo iniziò Settevoci registrando
negli studi milanesi della Rai. Luciano Pedrocchi era dogmatico, la sua opinione
era una dogma, mi insegnò ad avere sempre ragione io, perché già così avevo
torto, perché se avevo torto e basta mi radeva al suolo… Per convocare a
rapporto me e gli altri giornalisti Pedrocchi suonava un campanello, le sue
opinioni erano verità di fede, quando avevi ragione ti dava torto, figuriamoci
se avevi torto: ti sbriciolava. Pedrocchi mi ha insegnato che i direttori hanno
sempre ragione, cioè torto, per una questione di sopravvivenza... Lo spettacolo era
allora considerato un ambiente povero per un giornalista, un sottoprodotto
dell’informazione, inferiore allo sport, ai tempi non c’era la pagina televisiva
sui quotidiani e sui settimanali. Il grande merito di Pedrocchi fu quello di
dare pari dignità al settore dello spettacolo e ai giornalisti che ci
lavoravano”. Vesigna frequenta l’ambiente jazzistico milanese, diventa amico di
Franco Cerri, Vasso e Valdambrini, assiste ai concerti milanesi di Louis
Armstrong, Ella Fitzgerald, a diverse jam session di jazzisti internazionali.
Poi è la volta dell’Aretusa, e di altri locali storici, Vesigna è fra i pochi
giornalisti presenti alla serata rock al Palazzo del Ghiaccio di Milano, conosce
fin dagli esordi ed intuisce le potenzialità di
Adriano Celentano,
Lucio Battisti,
Giorgio Gaber, Mina,
nascono delle amicizie insossidabili, allorquando tali esordienti diventeranno
star non si scoderanno mai dell’amico giornalista a cui concederanno scoop:
“ancora oggi Mina parla costantemente al telefono con me, quando abbiamo
qualcosa da dirci ce la diciamo, se uno non trova l’altro richiamiamo,
Mina vive
nascosta a Lugano, però se ci parli insieme stai sicuro che ha visto l'ultimo
film, ha letto l'ultimo libro, ha ascoltato l'ultima canzone, queste cose me le
racconta ancora oggi. Con Gaber eravamo amici stretti, io avevo conosciuto
Ombretta Colli prima di lui, ricordo che quando si fidanzarono accompgnavo
Giorgio in macchina a casa di Ombretta." Ottimi i
rapporti anche con Mike Bongiorno, allora come oggi star televisiva: “collaborai
con Mike scrivendo interviste per Lascia o raddoppia e per La fiera dei sogni”.
Nel 1961, dopo tre anni con Pedrocchi, Vesigna viene contattato dal direttore
generale della Mondadori, lo svizzero Senn, “mi fece lavorare a Teletutto,
rivista televisiva, Senn si vantava di non possedere un televisore, io la
pensavo in maniera diversa, avevo intuito che era importante mettere un piede
sulla porta della televisione, che sarebbe stata il fenomeno del futuro, io mi
stavo destreggiando, obiettivo mio e dei colleghi di Teletutto era sottrarre una
nicchia di lettori al colosso Tv Radiocorriere. La redazione era in via Fabio
Filzi, a due passi dalla stazione Centrale, ricordo che mangiavo in uno dei
primi ristoranti milanesi specializzato nella banana split. Il nostro lavoro di
giornalisti fu vanificato poiché, dopo 52 numeri, un anno esatto, Senn prese la
decisione di chiudere Teletutto. Io ero destinato a Grazia, avrei dovuto fare
l’inviato dello spettacolo, invece passai continuai con Teletutto, diventato
l’inserto televisivo dello storico Bolero Film. Qualche mese dopo tv, spettacolo
e fotoromanzi vennero uniti nella nuova testata Bolero Teletutto. “La redazione
era in via Bianca di Savoia – vi arrivai già con un grande lavoro e una serie di
importanti conoscenze nel mondo dello spettacolo fatte con Settimana Radio Tv e
con Teletutto”.
Nel 1961 Vesigna inizia ad occuparsi del festival di Sanremo, come giornalista
da allora sarà sempre presente a Sanremo, parteciperà al festival (“era il 1964,
il conduttore introduceva i cantanti raccontando brevemente le trame delle
canzoni, scrissi poche righe, inevitabilmente stile soap opera, ripeterò altre
volte l’operazione come “negro” di Mike Bongiorno), membro della Commissione
Selezionatrice, e conducendo qualche Dopofestival, quello del 2004 sarà il suo
quarantaquattresimo Festival.
Il 1961 è un anno importante anche per la vita privata di Vesigna: “fu l’anno
del mio matrimonio, dopo undici anni di fidanzamento, le nozze furono ufficiate
l'1 maggio
in una chiesa nei pressi di Viale Porpora, i coniugi Vesigna vanno ad abitare in
zona piazzale Lotto vicino allo stadio di San Siro. "Nozze di corsa, perchè il 2
maggio dovevo essere al Festival di Cannes, siamo partiti
da Milano la sera stessa, abbiamo concepito nostra figlia Cristina e l'indomani
ho cominciato da free-lance a dettare i miei pezzi al Piccolo di Trieste e all'Ora
di Palermo, una luna di miele con 40 film, roba da medaglia d'oro della
resistenza". L'abitazione vicino allo stadio di San Siro non è casuale: Vesigna, da sempre
tifoso milanista, può recarsi ogni domenica allo stadio con il tram 15. “La mia
passione per il Milan nacque nel 1945, quando, nel dopoguerra, riprese il
campionato. Allora, al contrario di oggi, i ragazzi stavano con i perdenti, il
Milan era una squadra perdente, non vinceva il campionato dal 1908, eravamo i
paria di Milano, era l’Inter la squadra che vinceva. Decisi quindi di stare
dalla parte dei perdenti, e cioè del Milan, che negli anni ’60 inizierà a darmi
soddisfazioni”.
Dopo quasi dieci anni di attività giornalistica Vesigna ormai conosce la Milano
del mondo dello spettacolo, ciò influirà nella decisione di Giuseppe Campi,
allora editore di
Tv Sorrisi e Canzoni, nel sceglierlo come responsabile della
redazione milanese. “Direttore di Sorrisi era allora
Antonio Lubrano, era estate, ero in viaggio
per la Sicilia, mi fermai a Napoli a causa di un temporale. Pernottai
all’albergo Caracciolo di Napoli, chiamai la redazione di Bolero Teletutto e mi
avvisarono che mi aveva cercato Antonio Lubrano, chiamai Lubrano il giorno dopo,
mi invitò a casa sua Roma offrendomi di lavorare come giornalista a Sorrisi. A
quel punto partii per Roma, Lubrano mi ricevette a casa sua, in terrazza mi
parlò della sua idea di affidarmi la redazione milanese di Sorrisi dall’inizio
del mese di ottobre del 1967. Tornato dalla Sicilia in settembre Lubrano mi
richiamò comunicandomi che non avrebbe potuto assumermi in quanto non era più il
direttore di Sorrisi. Circa quindici dopo venni contattato dall’allora editore
di Sorrisi Giuseppe Campi che mi disse: ‘di lei mi hanno detto che talmente
figlio di p…, che uno così lo voglio a lavorare con me”. E così iniziai a
collaborare con la redazione milanese di Sorrisi, la redazione milanese di fatto
ero solo io, ero aiutato da Antonio Cocchia, un intellettuale napoletano pigro,
e da una segretaria che non era per niente interessata ai cantanti, la sua unica
passione era la rivoluzione, ricordo che aveva tappezzato l’ufficio, un piccolo
monolocale in Corso Europa, di poster di Che Guevara”. E così Sorrisi e Canzoni,
fino a quel momento romanocentrico, grazie a Vesigna inizia ad avere di fatto
una redazione milanese, è Gigi a spostare il baricentro sulla televisione
(“prima Sorrisi era una sorta di Novella 2000 dei cantanti”). Vesigna da Milano
ha il vantaggio di operare nella capitale dell’industria discografica, la
redazione milanese di Sorrisi è a due passi dalle case discografiche, Vesigna
instaura rapporti ottimi rapporti con Mike Bongiorno,
Daniele Piombi, personaggi
televisivi, sportivi, e di attualità. Vesigna da Milano si sposta in Italia e in
Europa per effettuare servizi ed inchieste. Fra la fine degli anni ’60 e
l’inizio degli anni ’70 Vesigna organizza, in qualità di responsabile della
redazione milanese di Sorrisi, organizzai un’iniziativa per i lettori al Museo
della Scienza e della Tecnica di Milano, in tale occasione conobbi il sindaco
Aniasi, e l’assessore Cannarella, che intervistai sui loro gusti musicali: il
sindaco preferiva Giorgio Gaber, Cannarella invece
Adriano Celentano”.
Nel 1973, dopo oltre sei anni di intensa esperienza, Vesigna viene nominato
direttore di
Tv Sorrisi e Canzoni. "Fino ad allora ero stato inviato speciale, il periodo
più bello della mia vita, Campi decise di sostituire Dario Baldi, allora
direttore di Sorrisi perchè a parer suo faceva un giornale troppo colto, Campi
non sapeva chi scegliere come direttore e lo chiese a me. Per sfilarmi tentai un
bluff e gli dissi: se sposta la redazione da Roma a Milano accetto. Chi poteva
immaginare che lo avrebbe fatto davvero".
La provocazione di Gigi era intuitiva:
Vesigna aveva infatti capito che il futuro sarebbe stato della televisione e delle emittenti private,
e in breve tempo riuscì a portare il giornale ad uno strepitoso successo di vendite, mai battuto
finora in Italia. La prima rivoluzione dell’era vesignana è quella del giornale,
finora in bianco e nero e con la sola copertina a colori, interamente stampato a
colori: “La Milano degli anni ’70 era una città cupa, grigia, erano gli anni del
terrorismo, provai a fare il giornale a colori, noi a Sorrisi ci rendevamo forse
meno conto degli altri della durezza del momento perché facevamo un giornale
leggero, ma furono comunque anni difficili, azzardai il colore in anticipo sui
tempi. A metà degli anni ’70 si iniziò a parlare della televisione a colori, ma
i comunisti, una parte dei democristiani e i repubblicani di La Malfa, si
opponevano, Sorrisi, con editore i fratelli Campi e la Rizzoli, mi lasciarono
carta bianca, così è sempre stato il mio rapporto con gli editori: libertà
assoluta, fedeltà ai lettori. Io per accelerare i tempi, decisi di stampare il
giornale interamente a colori, anche per anticipare come erano i colori dei
costumi degli sceneggiati e dei varietà” I fatti mi diedero ragione, così come
inizia ad interessarmi, sempre nella seconda metà degli anni ’70, del fenomeno
delle televisioni via cavo e delle prime tv private.” Nel 1973 Vesigna pubblica
il palinsesto di TeleBiella la mitica emittente di
Peppo Sacchi, ed è subito
scandalo: "fu uno scandalo - ricorda Vesigna - perchè era un'emittente privata,
l'unica esistente in Italia, ed era considerata fuorilegge. Io che credevo nel
pluralismo pubblicai
il palinsesto di Telebiella al
fianco di quello di Rai1, gli altri settimanali, in primis il
RADIOCORRIERE TV (organo ufficiale della Rai), non gradirono. Nella
seconda metà degli anni '70 le emittenti televisive via cavo aumentano, poi (con
la famosa sentenza della Corte Costituzionale del 1976) sono finalmente
legalizzate e si convertono all'etere. E’
stato Vesigna ad avere la geniale intuizione che il futuro avrebbe segnato il
trionfo delle tv private e di Milano, sua la decisione storica, primo in Italia,
di pubblicare i palinsesti delle tv private, dapprima sotto forma di inserto,
poi all’interno del giornale a fianco dei palinsesti Rai. I benpensanti scuotono
la testa, ma poi devono tutti ricredersi: i concorrenti, iniziando dal Tv
Radiocorriere, organo della Rai, devono adeguarsi a Vesigna e a Sorrisi, anche
se non riusciranno mai ad emulare il modello infallibile. E di Vesigna l'idea di
pubblicare le date di nascita dei vip, sempre imitato successivamente da tutti
gli altri giornali. E’ Vesigna ad inventare il Telegatto,
Vota la voce, la
Superclassifica dei dischi più venduti della settimana, inizialmente una rubrica
di Sorrisi, poi trasmissione televisiva condotta da
Maurizio Seymandi. Annata
calcistica 1979-80, è l’anno del decimo scudetto del Milan, della stella, dopo
anni di sofferenza una grande vittoria, foriera però di grandissime delusioni,
fra le quali due retrocessioni in serie B. “Negli anni ’70 potevo permettermi un
posto in tribuna numerata, proprio a San Siro conobbi
Silvio Berlusconi, tifoso milanista,
giovane e brillante imprenditore edile, Silvio arrivava col padre Luigi e con il
fratello Paolo, avevamo i posti vicini”
Arrivano gli anni ’80, Vesigna crea Telepiù (piccolo settimanale
radiotelevisivo, fratello minore di Sorrisi), Tutto (rivista musicale
giovanile), Ciak (rivista di cinema), e a rilanciare Forza Milan. Vesigna crea
anche molti concorsi per i lettori, è lui ad inventare i primi sondaggi
televisivi, ad avere sempre un filo diretto con i lettori-telespettatori. Vesigna è fra i pochi che riescono ad intervistare personaggi schivi, sia ai
giornalisti in generale, che alla stampa popolare in particolare: Sandro Pertini,
Papa Wojtla, Francesco Cossiga, si fanno intervistare per Sorrisi in esclusiva,
e Mina rilasciano proprio a Sorrisi le loro ultime interviste.
"Mina, lo ripeto, ancora oggi è un'amica molto stretta. Pensa che il 23 agosto
1978 quando tenne il suo ultimo concerto dal vivo alla Bussola al termine fece
chiamare me e mia moglie in camerino e mi disse: "Gigi, ho chiuso. È finita”.
Fui il primo a sapere del suo ritiro...
Lucio Battisti
ha sempre parlato poco ed
evitato i giornalisti ricordo che si calò dalla finestra sul retro di un albergo
di Asiago, dov'era assediato dai giornalisti, e mi trovò lì sotto ad aspettarlo.
Dovette rassegnarsi a rispondere alle mie domande. Era stato
Vittorio Salvetti, il patron del Festivalbar,
a svelarmi che Lucio avrebbe usato quella via di fuga".
Quale è stato l'artista più originale ed
anticonformista che hai avuto occasione di seguire?
"Senza dubbio Patty Pravo, non ho mai capito perchè nel corso di una serata
presentata da Pippo Baudo al Palasport di
Bologna nel 1978 durante la quale doveva essere premiata come artista dell'anno
arrivò a gettare un microfono verso il pubblico che mi colpì di striscio essendo
io in prima fila con mia figlia."
Pino Callà
ricorda anche una serata finale di Vota la Voce
a Bologna durante la quale
Patty Pravo era premiata
come miglior interprete femminile, salì sul palco per ritirare il Telegatto ma
tu avevi dedicato la copertina ad Eros
Ramazzotti e allora te lo tirò in testa...
"Non
ricordo, o sono leggende metropolitane, ma dal personaggio
Patty Pravo
c'è da aspettarsi di tutto" (ride).
Negli anni '80 Vesigna inviterà
Mina
a tenere una rubrica fissa su Sorrisi, cosa che la cantante farà fino a quando,
col cambio di direttore, a Mina non sarà rinnovata la consulenza....
Una copertina di Sorrisi fa la fortuna di un divo, ne aumenta la
popolarità, o ne consacra il successo. Un divo è ormai tale quando appare sulla
copertina di Sorrisi. Nel mondo dello spettacolo non si muove foglia che Vesigna
non voglia.
Nel 1982, alla vigilia del Festival di Sanremo, Vesigna azzarda una copertina
dedicata a Riccardo Fogli, che partecipa al Festival con Storie di tutti i
giorni. “Era già successo con Alice dodici mesi prima, ma quell’anno la vittoria
finale era praticamente sicura. Persino i bookmaker inglesi, che per anni hanno
accettato scommesse sul vincitore di Sanremo, davano Fogli alla pari. Riccardo
vinse e successo il quarantotto. Dalle edizioni successive, per evitare
polemiche, decisi che la copertina di presentazione del Festival raggruppasse
l’intero cast dei Big. In questo caso nessuno si sarebbe mai più lamentato,
però, salvo rarissime eccezioni, il vincitore di Sanremo l’ho sempre conosciuto
in anticipo. Esperienza? Arti divinatorie? No, semplicemente conoscenza del
mondo della canzone, delle strategie dei discografici, e, soprattutto, dei
motivi per i quali un cantante straffermato decide di giocarsi la popolarità,
perdendo, e non vincendo, a Sanremo.”
Nel 1982 Vesigna è indiretto protagonista del “caso
Villa”, il Reuccio, da anni
assente a Sanremo voleva partecipare al festival, ma
Gianni Ravera non lo voleva. “Mi venne allora
un’idea, che mi sembrò buona, ma che finì per coinvolgermi in un mare di
polemiche. Convinsi Villa ad iscriversi fra coloro che dovevano battersi per
accedere alla finale, visto che Ravera non lo voleva fra i Big che andavano
direttamente in finale. Nel corso di una telefonata convinsi Claudio a fare il
gesto clamoroso, sarà una notizia – gli dissi – che comunque farà scalpore. A
Villa le sfide erano sempre piaciute, e così andò a gareggiare fra i non big.
Peccato che tutta l’operazione, preceduta, com’era prevedibile, da un gran cassa
di risonanza da parte dei media, finirà con il voto delle giurie che bocciarono
spietatamente Villa. Il Reuccio parlò di P2, ma, soprattutto, non mi perdonerà
mai quel suggerimento.”
A metà degli anni ’80 l’editore di Sorrisi Rizzoli è in crisi a causa dello
scandalo P2, Peppino Campi, l’altro editore, era ormai troppo piccolo per
sostenere da solo un colosso simile, decise di vendere Sorrisi. “Tutti volevano
acquistare Sorrisi, mi incontrai con Rusconi, con Mondadori, con i responsabili
delle edizioni Lancio. A un certo punto girò la voce che
Silvio Berlusconi, voleva acquistare
Sorrisi. Tutti gli sconsigliarono di acquistare il settimanale, qualcuno mi ha
riferito che alla fine, a convincerlo a fare tale operazione furono una zia
suora e/o mamma Rosa, assidue lettrici di Sorrisi”. Le trattative andarono per
le lunghe, Vesigna nel frattempo, “direttore senza editore”, si occupa del
festival di Sanremo ed è protagonista ancora una volta. Nel 1984 Claudio Villa
torna a a Sanremo, a titolo di risarcimento per la bocciatura di due anni prima,
come ospite: “La sera prima che cominci il Festival, l’1 febbraio c’è un
talk-show in diretta dal Teatro del Casinò. Ci sono, fra gli altri, Enzo Biagi,
Mario Merola, Gianni Ravera e
Claudio Villa. Anch’io sono tra gli invitati; ma preferisco declinare: la veemenza con cui
Villa mi aveva accusato di essere il responsabile della sua eliminazione mi
induce alla prudenza. Ma poiché, per ragioni di frequentazione (e di anagrafe)
sono considerato un po’ “la memoria storica” del Festival, Baudo insiste. Gli
spiego che non mi va di essere coinvolto in una bagarre, che non è nel mio
stile. Arriva come ambasciatore di pace Mario
Merola che mi dice: “Vesì , tu devi venire, che tanto non succede niente!’.
Ed è proprio così: il caso Villa cade dimenticato fra le polemiche del passato.
Ma, e me ne dispiace, con Villa non riuscirò più a ricostruire un rapporto
decente, eppure eravamo amici da tanti e tanti anni”.
Poco dopo la finale del festival Vesigna viene contattato telefonicamente da
Sivio Berlusconi: “sto cercando di acquistare
Tv Sorrisi e Canzoni, mi
piacerebbe diventare il tuo editore, ad ogni modo, anche se non riuscirò ad
acquistare Sorrisi, voglio diventare il tuo editore. Ho intenzione, se non
diventerò editore di Sorrisi di fondare un nuovo giornale che ti avrà come
direttore, c’è un assegno in bianco per te.” Io risposi: “io credo che gli
uomini non si comprano, si compra l’amicizia, la fiducia, l’amicizia, la
simpatia. Stringiamoci la mano, ti assicuro che se non compri Sorrisi sarò
comunque il direttore del tuo nuovo settimanale.” Pochi mesi dopo una nuova
telefonata di
Berlusconi che comunica a Vesigna: “ho comprato Sorrisi, sono il
tuo nuovo editore”.
A metà degli anni ’80 un’altra geniale intuizione: quella di trasformare il
premio assegnato grazie ai voti dei lettori alle trasmissioni televisive, fino a
quel momento una cerimonia testimoniata dapprima con fotografie pubblicate su
Sorrisi, poi un piccolo spazio all'interno di Domenica In, in una premiazione
teatrale, prima presso il Manzoni, poi al Nazionale, e in una trasmissione
televisiva: La grande notte dei Telegatti. Vesigna è il re della tv, dei sorrisi
e delle canzoni. La testata si era trasformata, pochi anni prima dell’ingresso
di Vesigna, in Tv illustrazione, direttore era il romano
Tarquinio Maiorino, che
nella seconda metà degli anni ’60 voleva puntare sulle fotografie e sulle
illustrazioni”. Ma l’esperimento non fu felice. Sorrisi senza più canzoni?
Impossibile, il giornale per la prima volta nella sua storia ha un calo di
vendite, e con Vesigna torna alla vecchia testata
Tv Sorrisi e Canzoni, oltre a
recuperare i lettori persi arriverà alla cifra record di 3.300.000 copie
settimanali, cifra mai più raggiunta da nessun altro giornale italiano. Nel 1991
si festeggiano i quarant’anni di Sorrisi con un’iniziativa al Circolo della
Stampa e alla Rotonda di Via Besana: “in tali occasioni incontrai il sindaco di
Milano Paolo Pillitteri, a parer mio il miglior sindaco di Milano, ma il mio è
un giudizio fazioso, poiché Pillitteri è un cinefilo come me, è sempre stato un
uomo allegro, tendente a sdrammatizzare le situazioni. La Milano degli anni ’80,
la Milano da bere, verrà ricordata per la linea 3 della metropolitana, per Paolo
Pillitteri e per
Tv Sorrisi e Canzoni. Paolo Pillitteri è però interista, io
sono milanista, ci divide la fede calcistica.” Fra le innumerevoli imprese di
Vesigna alla direzione di Sorrisi sono anche da ricordare le copertine, le
interviste e i servizi fotografici a due Presidenti della Repubblica (Sandro
Pertini e Francesco Cossiga) l'udienza con Sua Santità Papa Wojtla, e la
consegna al Papa del Telegatto.
Vesigna che ricordava i suoi maestri, ricorda anche i suoi allievi: “iniziando
da
Pierluigi Ronchetti, suo successore alla direzione di Sorrisi, Virginia Ciuffini, Rossella La Bella, Patrizia Ricci, avevo una bellissima redazione
composta da bravissimi colleghi”.
I lettori premiano Vesigna e Sorrisi, per la dirittura morale e la correttezza,
anch’io da Vesigna ho appreso non soltanto a conoscere tutti i retroscena, ma la
fedeltà al lettore che, come un amico, non va mai tradito. Vesigna ha sempre
privilegiato i personaggi, non ha mai accettato artisti raccomandati, ciò ha
fatto la fortuna del giornale. Vesigna ha sempre avuto un occhio verso il
futuro, e l’altro verso il passato, cambiamento nella continuità, è stato lui a
suggerire ad un ancor giovane Massimo
Emanuelli la lettura delle vecchie annate di Sorrrisi e a farne una storia
dello spettacolo italiano che è uscita, dopo dieci anni di lavoro, nel 2004, in
concomitanza con i cinquant'anni di televisione in Italia.
Ma Vesigna, milanista da sempre, si ritrova
Berlusconi Presidente, è consigliere
di amministrazione del Milan, fidato, al punto di essere contattato da
Berlusconi in merito all’acquisto di alcuni calciatori strategici per le future
vittorie rossonere. Si perché Berlusconi intuisce la poliedricità di Vesigna che
diventa anche direttore di Forza Milan. Il settimanale, fino a quel momento un
bollettino per i tifosi, decuplica le copie, e diventa una specie di Sorrisi del
calcio, i divi del mondo del pallone sono intervistati da Vesigna e dai suoi
collaboratori (fra di essi vi è Vittorio Mentana, fratello dell’interista
Maurizio, tifoso interista)
Gli anni ’80 sono quelli del boom economico, della Milano da bere, Vesigna dal
suo ufficio al settimo piano di Corso Europa, vede il centro di Milano, il
Duomo, regna sovrano. Il regno finisce nel 1994, paradossalmente, proprio mentre
il suo editore “scende in campo” in politica, Vesigna lascia la direzione che
aveva da oltre vent’anni, ancor prima dell’acquisto da parte di
Berlusconi
(editori in precedenza erano stati i fratelli Campi e la Rizzoli). Ciò è
paradossale anche nelle fortune politiche di
Berlusconi, popolare fra la “ggente”,
hanno fatto molto di più Vesigna e Sorrisi che altre testate politiche,
quotidiane e settimanali. Per Gigi Vesigna si parla subito della Presidenza
della Rai, della direzione del Tv Radiocorriere, ma non se ne farà nulla.
Paradossalmente Vesigna, come Tony Renis, essendo amico di Berlusconi non può
dirigere né la Rai, né il Radiocorriere. “Rifiutai comunque la direzione del Tv
Radiocorriere, come l’ho rifiutata recentemente, perché vi era una situazione
impossibile. A propormi come direttore della Rai fu
Renzo Arbore,
Berlusconi mi
propose la direzione di un quotidiano nazionale politico, ma la verità è che io
ero stanco, volevo continuare a fare il giornalista in trincea, non volevo fare
il giornalista a contatto con il marketing, con la pubblicità, che si stavano
impossessando dei gangli vitali dei giornali”.
La Repubblica gli offre una rubrica sul neonato Televenerdì ma Vesigna poco dopo
lascia tale incarico: “volevano a tutti i costi che io parlassi male del mio
editore precedente, essendogli rimasto amico, e non essendo mio costume fare
tali cose, me ne andai"” Nel 1995 Vesigna dirige Il Telegiornale, quotidiano
stile Sorrisi, l’idea era originale per l’Italia: dare vita ad un quotidiano
popolare che parlava di televisione, che vedeva le notizie attraverso la
televisione. 48 pagine al prezzo di 1500 lire, versione cartacea dei tg e dei
programmi tv, il venerdì compare, ad esempio, la rubrica Superclassifiche curata
da Maurizio Seymandi,
già conduttore di Superclassifica Show su Canale5. Ma Il Telegiornale dura solo
33 giorni, slegato dai grandi gruppi industriali, con l’ostilità degli altri
quotidiani, con un pubblico non pronto ad un quotidiano popolare, era già
fallito L’Occhio di Maurizio Costanzo, fallirà quasi contemporaneamente La Voce
di Montanelli. Nessuno riesce ad ottenere il successo de La Notte di
Nino Nutrizio, a rilanciare La Notte ci prova in quegli anni un bravissimo
giornalista Massimo Donelli, l’attuale direttore di Sorrisi. Vesigna mi parla
benissimo di Donelli, anche Massimo Donelli, da me intervistato a giugno per
L’Opinione, mi ha parlato benissimo di Vesigna. Non so se i due si conoscano, io
che li ho conosciuti entrambi, so che sono due grandissimi giornalisti e due
galantuomini. Il Telegiornale è stato l’ulteriore esempio dell’impossibilità di
creare un quotidiano popolare nel nostro paese. Io stesso ricordo la redazione
milanese in Viale Certosa, e una rubrica mai nata, a causa della chiusura del
giornale, che avrebbe portato il mondo della scuola direttamente su un giornale.
Vesigna passa quindi a Famiglia Cristiana per cui cura ancora oggi una rubrica
settimanale, argomento? Naturalmente la tv e le canzoni. Collabora inoltre con
Radio Italia Solo Musica Italiana, è curatore di Papaveri e papere, trasmissione
condotta da Pippo Baudo e Giancarlo Magalli, de Il boom con
Teo Teocoli e Simona
Ventura, interviene al Dopofestival (una volta con Bruno Vespa, una con
Fabio
Fazio), e a Telenova, come memoria storica dei Telegatti e del festival di
Sanremo, è fra gli organizzatori del Gran Premio della Televisione organizzato
dalla Rai, di cui è stato anche Presidente della giuria: “non sono mai stato
disoccupato un giorno” mi dice.
Programmi per il futuro? “Continuare su questa strada, fare il consulente.”
Vesigna direttore di Rai2? Vesigna direttore del Tv Radiocorriere? “No, grazie,
non ho più voglia di andare in posti dove in qualche modo si sente l’influenza
della politica, non voglio in nessun modo di essere messo nella condizione di
ricevere telefonate da qualcuno che mi impone di fare una cosa a cui non credo.
Dopo avere fatto per tantissimi anni ciò che volevo, rispondendo ai miei editori
solo sulle vendite e non accettando linee editoriali, non vedo perché devo
iniziare adesso. Sono sempre stato e ci tengo a restare un uomo libero”. La
televisione oggi? “La Rai naviga a vista, statisticamente prima o poi
imbroccheranno una trasmissione giusta, se ragioniamo solo in termini d’ascolto
va benissimo solo L’isola dei famosi, ma spero si vada oltre a livello di
qualità. Trovo interessante il progetto per Rai2
a Milano, la televisione era a
Milano, una rete deve tornare al nord, una restare al centro, una andare al Sud,
anche Napoli ha un bellissimo centro. Mediaset ha invece un’altra filosofia,
quella della tv commerciale, che purtroppo sta adottando la Rai, soltanto che
Mediaset la sa fare, la Rai no. Trovo innovative le televisioni locali con lo
sport e alcuni programmi locali.” Il futuro delle tv? Sarà di
Sky, che a lungo
andare vincerà, e delle piccole televisioni locali se si decideranno ad
investire sulla cultura e sullo spettacolo , ogni sera ci sono 29.000.000 di
persone davanti alla televisioni, a mezzogiorno ce ne sono 13.000.000, le locali
potrebbero sottrarre pubblico ai network in questi orari proprio puntando sulla
cultura e sullo spettacolo.”
Vesigna ha sempre avuto il pregio di parlare di matrimoni di cantanti ed attori
come notizie di politica estera, crede totalmente in quello che scrive, se aveva
un’indiscrezione su un fidanzamento o su una gravidanza, lo dice come se fosse
un segreto militare.
Vesigna è stato un grande maestro di giornalismo, come ha giustamente dichiarato
Massimo Donelli, attuale direttore di
Tv Sorrisi e Canzoni, “è stato uno dei più
grandi direttori italiani del dopoguerra, un vero maestro di giornalismo”.
Vesigna ha contribuito alla formazione di ben tre generazioni di giornalisti: da
quella di Maurizio
Seymandi e del compianto Giorgio Lazzarini, a quella dei
cinquantenni, molti dei quali ancora oggi in forza a Sorrisi, fino a quella
degli attuali quarantenni che comprende Mario Furlan e il sottoscritto. Del
resto, come ha dichiarato
Maurizio Seymandi, in senso positivo, e come dichiarano i miei
avversari in senso dispregiativo: Emanuelli riesce a parlare di
Nilla Pizzi o di
Fiorello con la serietà con la quale parla di Garibaldi o di Giulio Cesare, e
parla Giulio Cesare o di Garibaldi con la medesima semplicità con la quale
affronta i personaggi Nilla Pizzi o Fiorello. Sa spiegare il diritto del lavoro
con la naturalezza con la quale parla del festival di Sanremo, e sa spiegare il
festival di Sanremo con la serietà con la quale si fa una lezione di diritto del
lavoro.
Se mi sono tolto il tono e l’atteggiamento professorale ed iniziatico, se so
scrivere e parlare con semplicità, facendomi comprendere da tutti, lo devo a
Vesigna, maestro nella comunicazione.
GIGI VESIGNA E IL GIORNALISTA DI TELEACRAS
LELIO CASTALDO
ALLA MANIFESTAZIONE ORGANIZZATA DA
www.storiaradiotv.it IN COLLABORAZIONE CON L'ANVI IL 26 NOVEMBRE 2006 AL
CIRCOLO DELLA STAMPA DI MILANO.
Questo il ritratto di Gigi Vesigna pubblicato
quattro anni orsono
sull'Opinione delle Libertà, oggi Gigi Vesigna è sempre fra gli organizzatori del
Gran Premio TV, continua a collaborare con FAMIGLIA CRISTIANA, ha iniziato a
scrivere per JESUS, e, cosa che ci fa onore, padre spirituale di questo sito. I
suoi preziosi consigli sono sempre accettati, e poi ci chiamano, lo chiamano
tutti: cantanti, attori, registi, produttori. Il sogno? Fare di
questo sito una sorta di inserto delle tv locali italiane, il terzo polo che
esiste, ma di cui nessuno scrive e parla.

MASSIMO EMANUELLI, MAURO ROFFI, UN
GIORNALISTA DI MILLECANALI, E GIGI VESIGNA
L'avvento del digitale terrestre, la
moria di tv locali, e la definitiva mancanza del terzo polo ha fatto morire
l'originario progetto di fare di storiaradiotv una sorta di Sorrisi on line
delle tv locali, continuiamo però a conservare la memoria storica delle tv
locali, delle radio locali, e, nuovo ambizioso progetto, le biografie dei
cantanti italiani. Gigi anche negli ultimi anni propone settimanalmente la sua
intervista su Famigllia Cristiana, è presidente del Gran Premio Tv dela Rai, e
si diverte ad indovinare chi vince il Festival di Sanremo, gara che coinvolge
anche la moglie ed altre due famiglie: la mia e quella dell'amico comune
Maurizio Seymandi. L'8 febbraio 2012 Gigi festeggia i suoi 80 anni con la moglie
Fiorella e con tre amici del cuore, il conduttore televisivo Maurizio Seymandi,
la sua ex assistente di redazione e la responsabile del servizio fotografico di
Famiglia Cristiana, qualche giorno dopo altra cena con noi di storiaradiotv.it.
Da quella sera ha inizio l'evoluzione di Gigi, solitamente schivo, che fa
confidenze sui retroscena dello spettacolo solo a noi intimi amici, Gigi inizia
ad esternare, e racconta alcuni retroscena al giornalista Stefano Lorenzetto de
Il Giornale. E' un Gigi senza freni inibitori, senz'altro tolti dall'età e
con Lorenzetto, forse per ragioni di tempo e di spazio su giornale, viene fuori
la punta di un iceberg che però gli amici di una vita conoscono.
"Perché
metteva le date di
nascita dei Vip nelle
didascalie delle
foto?
«Ero stufo di sentirmi
chiedere in casa: Ma
quanti anni ha quella
lì? Così, per
evitare rotture di
balle, mi misi a
scriverlo sul
settimanale»
.Chissà
quante amicizie
rovinate.
«Vuoi sapere
quali dive
s'arrabbiavano di più?
Tutte.
Milva
in
particolare».
Ma è vera
la leggenda secondo cui
le gemelle Kessler in
realtà avrebbero un anno
di differenza?
«No. Tu
non hai idea di quanti
portieri d'albergo ho
corrotto al
Cantagiro
perché mi mostrassero le
carte d'identità delle
Kessler. Entrambe nate
il 20 agosto 1936» .
In
che modo la Tv ha
cambiato questo
Paese?«
Ha unificato il
linguaggio. Prima
l'Italia non parlava
l'italiano. È stata la
televisione, con Non è
mai troppo tardi del
maestro
Alberto Manzi
e
gli sceneggiati di
Sandro Bolchi, a
insegnarglielo». Da
allora è migliorata o
peggiorata? «Be,
direi che s'è
deteriorata in modo
imbarazzante. Quando
vedo il Grande fratello
e L'isola dei famosi, o
anche L'arena di Massimo
Giletti, giro la testa
dall'altra parte. Oddio,
non riesco a spegnere
subito, perché un pò
subisco l'effetto
Wanna
Marchi, 'urlo attira
sempre, c'è poco da
fare. Mi salvo con la Gialappa's e Striscia la
notizia».
Com'era il
mondo dello spettacolo
agli inizi della sua
carriera?
«Praticabile».
Non è che lei ci abbia
messo del suo per
renderlo impraticabile?
«Io credo d'essermi
limitato a fare il
giornalista.
Accompagnavo i divi
perfino in viaggio di
nozze:
Milva
e Maurizio Corgnati nelle Langhe,
Patty Pravo
e Franco Baldieri in Egitto,
Caterina Caselli
e Piero Sugar in Kenya. La Pravo
voleva vedere a tutti i
costi la tomba di
Tutankhamon, ma si fermò
all'ingresso: temeva la
maledizione del faraone.
Alla Caselli il giorno
del matrimonio portai
nella basilica di
Sant'Ambrogio il numero
di Sorrisi fresco di
stampa col titolo Perché
mi sono sposata. Un
azzardo, visto che Sugar
era febbricitante per
una vaccinazione
antimalarica e la
cerimonia aveva
rischiato un rinvio. E
così venni a sapere che
la coppia sarebbe andata
in luna di miele in
Africa. Mi attaccai al
telefono. Fingendomi un
cliente, chiesi ai
maggiori tour operator
di Milano se potessero
organizzarmi una vacanza
nel continente nero,
nelle stesse località
dov'è andata la
Caselli,
specificavo. Alla fine
imbroccai l'agenzia di
viaggi giusta. Volai in
Kenya con un fotografo.
La mattina alle 8, all'Hilton
di Nairobi, bloccai gli
stupefatti sposini
mentre uscivano dall'ascensore.
Trattiamo, gli dissi: o
posate per un servizio
fotografico o vi
inseguiamo per due
settimane. Indovina
quale soluzione
scelsero».
Che c'entrano
le prediche di
Celentano
col Festival di
Sanremo?
«C'entrano col
masochismo della Rai che
l'ha scritturato».
Già,
ma perché l'ha
scritturato?
«Mah, lì c'è
tutto un giro... Hanno
messo in mezzo
Gianni
Morandi e poi fa tutto
sto Mazzi (Gianmarco
Mazzi, direttore
artistico del Festival,
ndr) che ha lavorato nel
Clan del Molleggiato. Io
dico solo che un minimo
di elasticità, in un
contratto del genere, lo
devi mantenere.
Altrimenti diventa
dogma. Lui ha preteso il
dogma. Fosse stato
almeno divertente. Ci
hanno costretti a
parlare di
Celentano
prima per capire che
cosa avrebbe detto e poi
per capire che cosa
aveva detto».
Chi
escogitò questo giochino
dello scandalo
programmato che attira
l'attenzione su
Sanremo?
«È nato da solo.
Le telefonate del tipo guardate che oggi
pomeriggio m'incontro
con Tizia nel tal posto
sono sempre arrivate
alle redazioni, non è
che le abbia inventate
quello lì della Belén
(Fabrizio Corona,
fotografo, compagno
della showgirl Belén
Rodríguez, ndr). Il mio
settimanale non c'è mai
cascato perché non
inseguiva il gossip.
Parliamoci chiaro: lo
scandalo vero è che a
Sanremo si sono sempre
comprati i biglietti dei
posti dove sedeva il
pubblico che votava le
canzoni»
.Può essere più
chiaro?
«Venivano
sorteggiate alcune file
del teatro. La gente
seduta su quelle
poltrone decideva il
vincitore. Perciò i
discografici si
accaparravano i
biglietti per avere più
possibilità di far
votare le proprie
canzoni in concorso».
Lei
fu criticato perché nel
1981 e nel 1982 alla
vigilia di Sanremo mise
in copertina quelli che
poi ne sarebbero stati i
vincitori,
Alice
e
Riccardo Fogli.
«Due
volte su tre becco il
vincitore ancora oggi,
se è per quello».Perché
persino io, che non ho
mai seguito il Festival,
dalla lettura dei
giornali quest'anno sono
riuscito a predire a mia
moglie che avrebbe vinto
quella Emma?«Emma l'ho
indovinata anch'io. A
dire il vero aveva vinto Noemi, ma è rimasta in
testa solo un quarto
d'ora. Poi s'è scatenato
il televoto degli amici
degli amici e ha vinto
Emma. Ha talmente vinto
che Noemi è arrivata
terza, neanche seconda.
Ed era prima. Il
televoto è una roba
vergognosa, sai? Ti
compri un call center,
paghi 2 euro una
telefonata che a loro
costa 1,75 e vinci. È un
modo per far soldi da
parte della Rai e delle
compagnie
telefoniche».
C'è
arrivato per intuito o
ha le prove?
«È un
sospetto fondato. Due
anni fa
Pupo, il
principe Emanuele
Filiberto di Savoia e il
tenore Luca Canonici
stavano per vincere con
Italia amore mio.
Sarebbe stato un
disastro, perché non
c'era proprio la
canzone. Mi risulta che
sia entrato in azione un
funzionario della Rai.
Morale: il loro numero
di telefono ha smesso di
funzionare, dava sempre
occupato, ho provato io
stesso a chiamare. E ha
vinto Valerio Scanu,
arrivato a Sanremo
grazie ad Amici di Maria
De Filippi, che era al
secondo posto. Ma c'è
riuscito solo perché
avevano bloccato il
numero telefonico di
Pupo e del principe. Un
ordine partito dall'alto.
Ti ripeto: sono ipotesi.
Le quali però,
stranamente, ottengono i
risultati che
t'aspetti».
Nel 1951 il
Corriere della Sera
confinò la notizia della
prima edizione del
Festival nelle pagine
delle «Recentissime», in
13 righe compresse fra i
necrologi e la notizia
di un incidente
ferroviario. Non sarebbe
meglio tornare a quella
sobrietà informativa?
«In
effetti abbiamo
esagerato. Era
cominciato come una
semplice cena allietata
dalle canzonette di tre
soli interpreti e guarda
che razza di ambaradan è
diventato. Presenziarvi
costa più che andare a
Shanghai».Una
cena?«Certo. Mentre i
cantanti si esibivano,
gli spettatori seduti
davanti mangiavano e i
camerieri urlavano: Un
risotto al 5, una
bistecca al 3. È da lì
che nacque il famoso
saluto del presentatore
Nunzio Filogamo: Cari
amici vicini e lontani.
L'hanno interpretato
come una benedizione urbi et orbi. Invece era
il suo benvenuto agli
avventori che cenavano
in prima fila e a quelli
che sorseggiavano drink
nell'ultima».
Il miglior
presentatore nella
storia di Sanremo?
«Mike
Bongiorno. Gli amici
Renzo Arbore e Gianni
Boncompagni al Festival
del 1966 gli giocarono
un tiro mancino: si
accordarono con la
valletta Carla Maria
Puccini, che finse di
svenire in diretta.
Mike, impassibile,
continuò a parlare come
se nulla fosse, mentre
gli attrezzisti
portavano via il corpo
di questa sciagurata.
Addirittura una volta
riuscì a tirare dritto
nonostante una
spettatrice fosse morta
in studio durante un suo
programma. Quando Mike
vedeva accendersi la
lucina rossa sulla
telecamera, diventava
un'altra persona, si
estraniava dal mondo,
non conosceva più
nessuno».
Lei ha
accompagnato i primi
passi di Adriano
Celentano,
Mina,
Giorgio Gaber e
Lucio Battisti.
Chi dei quattro s'è
mantenuto più fedele al
personaggio degli
esordi?
«Giorgio Gaber,
sicuramente. Non a caso
gli altri tre si sono
isolati.
Mina
vive
nascosta a Lugano, però
se ci parli insieme sta
sicuro che ha visto
l'ultimo film, ha letto
l'ultimo romanzo, ha
ascoltato l'ultima
canzone. Ci telefoniamo
spesso».
E che cosa vi
dite?
«Se te lo
raccontassi, perderei all'istante la sua
amicizia, che è molto
stretta. Il 23 agosto
1978, quando tenne il
suo ultimo concerto dal
vivo alla Bussola, in
Versilia, al termine
fece chiamare me e mia
moglie in camerino e mi
disse: Gigi, ho chiuso.
È finita. Fui il primo
a sapere del suo
ritiro».
Nessuna speranza
di rivederla per un solo
giorno in
televisione?
«Ma neanche
alla radio!».Perché ha
deciso di
scomparire?
«Era
terrorizzata dal
pubblico».
Se si
ritirassero tutti coloro
che provano ansia da
prestazione al momento
d'esibirsi, il mondo
dello spettacolo sarebbe
scomparso da un bel
pezzo.
«Aggiungici che
Mina
è stata
letteralmente massacrata
dai media. Oddio, di
materiale alla stampa ne
ha fornito anche lei, un po' di fidanzati li ha
avuti. Ma pensa che cosa
le farebbero passare se
oggi fosse ancora sulla
scena. Il problema, mi
spiegava il presentatore
Carlo Conti,
attentissimo a difendere
la sua privacy, non sono
più i paparazzi che ti
tendono gli agguati
sotto casa bensì i
vicini di tavolo
impiccioni che ti
fotografano col
telefonino al
ristorante»...
E le grandi interviste
in esclusiva?
Lucio Battisti si calò dalla
finestra sul retro di un
albergo di Asiago, dov'era
assediato dai
giornalisti, e mi trovò
lì sotto ad aspettarlo.
Dovette rassegnarsi a
rispondere alle mie
domande. Era stato
Vittorio Salvetti, il patron del
Festivalbar,
a svelarmi che
Lucio
avrebbe usato quella via
di fuga».
Interviste non
solo con i divi, ma
persino con i presidenti
della Repubblica.
«Una
mattina alle 7 squilla
il telefono: Presidenza
della Repubblica. Mi
passano Sandro Pertini:
Lei ha pubblicato sul
suo settimanale la
notizia che io mi
vestirei da un sarto
famoso. È falsa. Gli
abiti me li fanno due
anziani artigiani che
hanno la bottega nel
centro di Roma. Chiesi
il loro indirizzo e
dedicai un servizio ai
due vecchietti. Pertini,
per ringraziarmi,
m'invitò a pranzo al
Quirinale e si lasciò
intervistare. Anche con
Francesco Cossiga ho
avuto un feeling
straordinario. Lo
convinsi a posare per un
servizio fotografico in
cui indossava la maglia
rosa del Giro d'Italia.
Il giorno prefissato per
gli scatti doveva
ricevere un
ambasciatore. Ci fece
aspettare mezz'ora. Dopo
che ebbe congedato
l'ospite, finalmente
riuscimmo ad agghindare
il presidente. Solo che
il diplomatico tornò sui
suoi passi perché aveva
dimenticato di dire una
cosa a Cossiga e si
ritrovò davanti al capo
dello Stato vestito da
ciclista».
Ma perché i
presidenti della
Repubblica ci tenevano
tanto a finire sulla
copertina di
Tv Sorrisi e Canzoni?
«Avevamo 14
milioni di lettori, più
dei voti che raccoglieva
la Dc. Contavamo come un
partito politico senza
far politica».È vero quell'aneddoto di
Silvio Berlusconi, in udienza
con lei da Giovanni
Paolo II, che dice al
Papa: «Santità, questo è
Gigi Vesigna, direttore
di
Tv Sorrisi e Canzoni:
un milione di copie,
molte più di Panorama!».
Col Pontefice che
esclama: «Panorama! Io
leggo sempre
Panorama!».«Non ricordo
di Panorama. Però
escludo che
Berlusconi
abbia parlato di un
milione di copie, dato
che ne vendevo oltre 2
milioni».L'ha scritto
Massimo Gramellini.«Io
rammento solo che il
Santo Padre ci aveva
ricevuti col Milan e che
Berlusconi gli presentò
Ruud Gullit precisando
il numero dei gol
segnati quell'anno dall'attaccante
olandese. Avevo un
ottimo rapporto anche
con Karol Wojtyla. Un
anno gli consegnai il Telegatto».Il Super
Telegattone al Papa?«Sì,
caro. Ti spiego come
feci.
Tv Sorrisi e Canzoni invitò in Italia
a proprie spese una
coppia di bambini, un
maschio e una femmina,
da ciascuno dei cinque
continenti e li portò in
udienza da Giovanni
Paolo II. Una mia idea
nel segno della
fratellanza. E per
l'occasione Sua Santità
accettò il Telegatto».
So
di darle un dispiacere,
ma Enzo Biagi, che vinse
parecchi Telegatti, mi
confidò che li usava
come fermaporte nella
sua casa di via Vigoni.«Ottimi
anche come fermalibri.
Enzo era un caro amico,
al pari di Indro
Montanelli. È capitato
che Michele Santoro
venisse inserito dal
pubblico nelle terne dei
candidati al Telegatto
ma poi rimanesse a bocca
asciutta. Andava su
tutte le furie:
Possibile che abbia
vinto ancora Biagi? Sei
sicuro?. Come sarebbe a
dire se sono sicuro? Oh,
non è mica un sondaggio
di Renato Mannheimer.
Mettevamo dentro il
settimanale una
cartolina già affrancata
e i lettori ce ne
spedivano due milioni
col loro voto. Santoro
veniva alla festa di
assegnazione ed era
sempre incazzato nero
perché la gente premiava
Biagi».
Come mai la
scelta della mascotte
cadde sul gatto?«Avendo
molti attori in
concorso, non potevo
certo scegliere il
cane».
In che modo
conobbe
Berlusconi?
«Allo
stadio San Siro spesso
ero seduto vicino a lui
in tribuna. Veniva a
vedere il Milan col papà
Luigi e il fratello
Paolo, ma nessuno ci
aveva mai presentati.
Finché una sera fui
invitato a una festa ad
Arcore».Con o senza bunga bunga finale?«Ma
no, stava ancora con la
prima moglie, Carla Dall'Oglio,
e al ricevimento c'era
mezzo mondo, direttori
di giornali,
imprenditori, artisti.
Io mi appartai per tutta
la sera in una stanzetta
a chiacchierare con
Carlo Alberto Rossi, il
compositore di alcune
delle più belle canzoni
di
Mina, Quando vien la
sera, E se domani, Le
mille bolle blu. Il
giorno dopo mi telefonò
Vittorio Moccagatta,
l'uomo di fiducia del
Cavaliere: Berlusconi
vuol sapere perché ieri
sera non sei venuto alla
festa».
Le risulta che
furono mamma Rosa e una
zia suora, assidue
lettrici di
Sorrisi, a indurlo a
comprare il settimanale?
«Non lo so. Quello che
so è che avrebbe fatto
qualsiasi cosa pur di
averlo».
Perché nel 1995 da
direttore di un
quotidiano, Il
Telegiornale, lei non
ebbe lo stesso successo
conseguito con
Sorrisi? Durò appena
33 giorni, mi pare.
«Non ero il direttore.
L'avevo solo progettato.
Me lo chiese
un'eterogenea compagnia
di giro, capeggiata da
Antonio Di Pietro, che
allora era Gesù Cristo
sulla Terra, nelle vesti
di garante del lettore.
Dietro c'erano alcuni
colossi farmaceutici,
che chiusero subito i
rubinetti».
Sbagliò compagnia di
giro.
«Succede. Ti racconto un
caso analogo. Fui
ingaggiato per dirigere
Gente dall'editore Edilio
Rusconi, che come
giornalista aveva
portato Oggi al
successo. Avevo già
firmato. Entrai nel suo
ufficio, con in tasca la
lettera d'assunzione
appena firmata. Era al
telefono. Coprì la
cornetta con la mano e
muovendo le labbra
sillabò sottovoce: Le
sto preparando la
copertina per il numero
di Natale. Girai i
tacchi e me ne andai.
Più rivisto. Non potevo
lavorare per un editore
che pretendeva di
decidere chi mettere in
copertina. Berlusconi
non ci ha mai nemmeno
provato».
C'è un
programma televisivo o
un conduttore che
proprio non
sopporta?
«Sono indeciso
fra Santoro e quello di Ballarò, come si
chiama?».Giovanni Floris.
«Non
capisco se sorride
perché è contento o
perché ha una paresi.
Sfodera un sorriso
finto.
"Bada, non c'entra
la politica. È la sua
spocchia a
indispormi".
Il più
grande dello
spettacolo?
«Per qualità,
Vasco Rossi, anche se
non approvo quello che
dice sulla droga, senza
rendersi conto che i
ragazzi lo ascoltano
come se fosse un
profeta. Invece per
umanità...». (Lunga
pausa). «Sai che non mi
viene in mente nessuno? Bisogna cercare nel
passato. Oggi domina la
finta umanità. Devo
pensarci». Un sorriso che
non si può
dimenticare?
«Quello di
Lucio Dalla. Mi mostrò
una stanzetta, quasi un
ripostiglio, della sua
grande casa di Bologna.
Dentro c'era solo un
lettino. Mi confessò che
si rifugiava spesso lì.
S'era fatto dipingere di
blu notte il soffitto e
ci aveva messo tante
stelle che
s'illuminavano
schiacciando
l'interruttore della
luce. Aveva questo
bisogno di stare vicino
al cielo».
Dicono che lei
fosse un dio in terra,
capace di fare e disfare
carriere. Sia sincero: a
quanti ha spianato la
strada?
«Mai regalato
copertine. Semplicemente
vedevo le cose un quarto
d'ora prima degli altri.
Il segreto sta tutto
qui: intuisci un
fenomeno, lo fai
esplodere e quando poi è
esploso sembra che sia
merito tuo. Invece
sarebbe esploso lo
stesso. Sto scrivendo un
libro, su quelle che tu
chiami carriere.
S'intitolerà Gli
insoliti noti. Ah,
senti, m'è venuto in
mente il nome del divo
più grande per umanità:
Walter Chiari. Per me è
stato un grande
fratello. Occhio: un,
non il».
Attualmente Gigi continua a fare l'editorialista per Famiglia
Cristiana, a presiedere il Premio Regia Televisiva della Rai, il padre
spirituale del nostro sito, e sta preparando un libro sui suoi cinquanta e passa
anni di conoscenza dei vip dello spettacolo e sulle loro carriera, promette di
raccontare inediti retroscena. Il titolo è già eloquente: Gli insoliti noti.

Dal 2013,
alla vigilia del Festival di Sanremo, Vesigna è editorialista dello storico
settimanale Oggi, diretto da Umberto
Brindani. In occasione della 63esima edizione del Festival Gigi è anche
ospite fisso di
PERCHE'
SANREMO E' SANREMO programma condotto da Massimo Emanuelli
su www.radiofree.it e replicato da
www.webradiostation.it nonchè da
altre emittenti web ed fm, una lunga storia d'Italia attraverso il Festival, con
interventi di cantanti del passato, dell'amico e sodale
Maurizio Seymandi, di Giancarlo Guardabassi,
presentatore del Festival edizione 1976, Gigi è indiscutibilmente la memoria
storica del Festival e anche quest'anno probabilmente le sue previsioni sul
vincitore si avvereranno. Perchè? Perche Sanremo è sempre Sanremo.
http://www.facebook.com/groups/482751395095393/?fref=ts
http://www.radiofree.it/page_107.html