Guido Angeli
L’UOMO DEL “PROVARE PER CREDERE”
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Guido Angeli nasce a Pescia, in provincia di Pistoia, il 14 marzo 1931, perito
agrario incompreso, non esercita mai tale professione, è appassionato di teatro
sogna di recitare, inizia infatti a farlo nelle Filodrammatiche di provincia, il
suo primo spettacolo è L’ex alunno di Giovanni Mosca. Ma col teatro Angeli non
riesce a vivere, esercita quindi diversi mestieri: gestore di alberghi, prima, e
di locali notturni, poi. I locali notturni da lui gestiti sono il Kursaal e il
Panterai di Montecatini, ma, insoddisfatto anche da tale esperienza, passa al
mondo dell’arte diventando un mercante e un antiquario affermato. Sposatosi con
una svedese, all’inizio
degli anni ’80, alla soglia dei cinquant’anni Guido Angeli approda per caso nel mondo della
televisione come banditore d’asta di mobili antichi in tv: “un amico gallerista
mi contattò: doveva trattare una partita di quadri dell’800. Accettai, e così
dall'inizio degli anni '80 iniziai a lavorare in tv, la mia prima trasmissione si intitolava
Aggiudicato”. Esperto di pittura, di antiquariato e di aste d'arte. Le prime esperienze Angeli le fa in qualità di testimonial in spot
di quadri che vengono distribuiti in parecchie emittenti, Angeli registra le sue
televendite (ancora non si chiamavano così) negli studi della mitica
Telebiella.
Le sue promozioni vanno in onda su diverse emittenti, all'inizio degli anni '80
con la nascita dei primi network e delle prima syndacation Angeli è impegnato
con aste televisive su Pan Tv, prima, e su ReteA
con la trasmissione ACCENDI UN'AMICA.
Così Angeli ricorda il suo incontro con Aiazzone: “l’incontro avvenne poco dopo
il mio esordio in tv. Il modo particolare con cui conducevo queste aste ha
attirato l’attenzione dei dirigenti di ReteA
che mi affidarono la conduzione
della trasmissione Accendi un’amica, un contenitore quotidiano in onda dalle 8
alle 15, all’interno di questa trasmissione era previsto anche un inserto
pubblicitario di Aiazzone che io dovevo realizzare. E così nacque lo spot.”
In brevissimo tempo Guido Angeli diventa il teleimbonitore (pare che questo
termine sia stato coniato per lui), è lui a lanciare il “provare per credere”, è
lui ad occuparsi del look del geometra Giorgio Aiazzone, diventato una specie di
santone del truciolato, un guru di un mondo governato da architetti presso i
quali è addirittura possibile essere graditi ospiti a pranzo e a cena. Altri
slogan vincenti: “dite che vi manda Guido Angeli…”, “vieni, vieni da Aiazzone,
quanti mobili troverai, vieni a piedi o in carrozzella, ma vieni a Biella”,
“consegne in tutta Italia, isola comprese”, "pagamento in 36 mesi senza
cambiali", “sarete ricevuti a pranzo e a cena
dai nostri architetti”, "con Aiazzone avrai un grande amico", "qui
trovi cortesia
, convenienza e anche parcheggio all'ingresso", "dite che vi
manda Guido Angeli, provare per credere", vieni in bici o
in carrozzella, ma vieni a Biella, vieni a Biella", "vieni vieni vieni da Aiazzone", "è la scelta più Biella del mondo". Proverbiali sono anche i suoi gesti come, ad esempio, i
pollici alzati. Angeli diventa anche oggetto della parodia di Drive In, e a metà
degli anni ’80 è un personaggio nazionalpopolare. Il suo “provare per credere”
viene proposto anche in versione 45 giri e in film diretto da Sergio Martino nel
quale Angeli interpreta il ruolo di un playboy che si circonda di belle ragazze,
fra le quali vi sono Patrizia Pellegrino,
Pamela Prati e Tini Cansino, allora
protagoniste di altre trasmissioni cult delle emittenti locali. "Vieni
viene da Aiazzone" era anche il refrain di una canzoncina interpretata da Guido
Angeli brano che accompagnava lo spot e che uscì in 45 giri.
http://www.youtube.com/watch?v=P8wx5WD2O_
http://www.youtube.com/watch?v=kYp7-I1y-Ro&NR=1
Il 7 luglio 1986 muore in un tragico incidente aereo
Giorgio Aiazzone, titolare
dell’omonimo mobilificio e grande protagonista dello sviluppo delle tv locali.
Il 15 luglio è proprio Guido Angeli su ReteA trasmette l’orazione funebre più
lunga della storia della televisione.
Così l’evento è stato ricordato da Aldo Grasso nel libro Il bel paese della tv.
Viaggio nell’Italia delle emittenti locali:
“Aiazzone raccoglie in morte ciò che ha seminato in vita. L’elogio funebre che
gli viene tributato in tv non può che riflettere, e nello stesso tempo,
rappresentare, l’espressione più alta della sua concezione della tv e della sua
filosofia dell’arredamento: la tv come mezzo senza pari che unifica verso il
basso e i mobili come desiderio – un desiderio che non conosce altri sbocchi se
non quelli dell’imitazione – di tornare verso l’alto: come profeta di questa
dissacrazione e di una nuova legittimazione del gusto si guadagna la prima
pagina del Corriere della Sera dell’8 luglio: “lascia un’azienda dall’immagine
di alto profilo – scrive il sociologo Gianni Statera - la cui è associata a una
straordinaria campagna di marketing veicolata dalle emittenti televisive locali
ad opera di quello straordinario personaggio-video che è Guido Angeli “il
profilo alto” e la doppiezza dell’aggettivo “straordinario” consumata in poche
righe, paiono francamente discutibili, ma quando uno è “simbolo” ed è anche una
negazione importante per i media men, di cose fuori dall’ordinario ne deve
sopportare tante. Gli articoli di giornale, comunque, impallidiscono di fronte
alla “straordinaria” orazione funebre tenuta su Rete A da quegli straordinari
personaggi che sono Wanna Marchi e Guido Angeli. La cerimonia dell’elogio
funebre ha infatti due tempi. Il primo si svolge la tarda sera del 14 luglio.
Wanna Marchi si presenta contrita in primo piano (esclude per il momento i suoi
prodotti) e comincia a tessere gli elogi dell’estinto. Niente di particolare,
ricordi un po’ ordinari (Aiazzone ammirava una sua giacca rossa firmata Ferrè,
le voleva regalare un cartier d’oro, peraltro rifiutato dalla signora, che per
l’occasione se ne uscì con uno storico “ah, questa volta non mi sfuggi!” ed
altra annedottica di questo tenore); l’unico particolare interessante è che
Aiazzone desiderava molto che la Marchi diventasse una sua testimonial e non
mancò occasione per corteggiarla nei modi in cui, a suo tempo, Berlusconi aveva
corteggiato la Carrà. Ma in questo momento Rete A sta un po’ stretta a Vanna
Marchi che si può permettere di incolpare pubblicamente Alberto Peruzzo di
averle imposto questa trasmissione: fosse stato per lei avrebbe “velato a lutto”
il televisore, ma le ragioni commerciali (e anche quelle spettacolari) le
ingiungono di tirare avanti. Questo tentativo di rifiuto ha il suo momento di
superbia comicità quando entra in scena la figlia Stefania (indossa un abito
scollato nero, le labbra pesantemente marcate da un incredibile rossetto lilla)
e si mette a frignare, accusando Rete A dell’imposizione, inveendo contro il
mondo (“questa vita non è quella che vorrei”), ricevendo comprensioni e pacche
sulle spalle dall’affettuosa mamma (si viene anche a sapere che il figlio
Maurizio nel frattempo è in vacanza, che il settore “depilazione” sarà per
quella sera, occasionalmente, “gestito” da Stefania). La manfrina e i volti di
circostanza vanno avanti per un po’ – inframmezzati dai consueti insulti ai
tassisti e alla parrucchiera che per fretta di correre in ferie, le ha lasciato
un ciuffo ribelle, da vicende personali in cui Bramieri, suo prossimo pigmalione
teatrale, regala sentenze e aforismi, come fosse una specie di Karl Kraus di
Porta Venezia. Poi urge la vendita delle alghe che fanno perdere i chili e
Aiazzone viene congedato con un alcune dediche: “tu che sei in cielo, ci
sentirai”, “a nome mio, dei miei figli, dei miei clienti, dedichiamo questi
fiori a questo uomo immenso”, “un applauso per Giorgio” (naturalmente è anche in
questa occasione registrato).
Il secondo tempo della macabra danza funebre si svolge il giorno seguente, più o
meno alla stessa ora; Guido Angeli, il “volto” e la “voce” del mobilificio tiene
il discorso ufficiale di commemorazione; visto che i necrologi sul Corriere sono
stati piuttosto miseri, tre o quattro di illustri sconosciuti, e la Biella
“storica”, quella che aveva negato ad Aiazzone l’ingresso al Rotary, continua a
non comprendere questo suo figlio, questo suo profeta, Angeli pensa bene di
rivolgersi al target che ha reso celebre il mobilificio: titolo dell’orazione
funebre è Ricordando un amico. Angeli parla naturalmente ad Aiazzone, secondo
gli stereotipi della pubblicità inventata da Aiazzone, e ne parla nel solito
modo logorroico per circa 80 minuti (forse la più lunga orazione funebre mai
tenuta: “mi ascolteranno da tutta Italia,
isole comprese. Se passate sulla
tangenziale di Biella vi accorgerete chi è Aiazzone. Questa città che non ha mai
compreso la tua filosofia commerciale… Tuttavia succedono alcune cose
sconvolgenti: per la prima volta nella pubblicità Aiazzone compare il volto del
titolare; per la prima volta il titolare entra in scena (e qui la trovata più
macabra: una sedia da ufficio vuota, illuminata in modo tale che la cromatura
rifletta una lama di luce vagamente spirituale, è il “posto su cui è ancora
seduto Giorgio che vede, dirige, approva o meno secondo consuetudine). Non solo:
lo stesso tipo di gusto registico usato per i mobili viene trasferito su
Aiazzone: il programma inizia con la visione di un’aquila nel cielo infinito
(simbolo dell’azienda o dell’aereo colpito dal fulmine?) e di un mare in
tempesta (simbolo dell’uomo, o, più prosaicamente, delle vicende umane?). La
polisemia cessa quando appare il fotogramma fisso sul cielo (è emblematico e in
quanto tale viene ripetuto un’infinità di volte) e lascia il posto all’intensa
spiritualità evocata dai canti gregoriani in sottofondo (che, per la verità,
disturbano un po’ l’imbonitore, ma è un… desiderio di Giorgio) e da numerose
foto ricordo della famiglia, da spezzoni filmati del funerale (tutto sommato
abbastanza modesto), da inquadrature della camera ardente allestita naturalmente
nel mobilificio, da varie interviste fatte dai banditori del mobilificio a
personalità locali…
L’elogio funebre è condito da una vasta annedottica che consente di ricostruire
il rapporto Angeli-Aiazzone. Angeli è al ristorante che viene confuso con il suo
titolare, la nascita del fortunato slogan “provare per credere”, le telefonate
alle 3 di notte, i presunti dissapori dell’ultimo periodo (Angeli è baciato dal
successo: film, dischi, Canale5), tutte dicerie. I due avevano un “feeling
disumano”. E’ un appello continuo alle mamme d’Italia “che piangono con me” (ma
che sono anche le clienti più affezionate). E un’esortazione alla famiglia e
alla moglie Rossella affinchè continuino la costruzione della città del
mobilificio: l’invito è corroborato da minacce alla concorrenza: attenzione a
non usare armi sleali! E’ un lungo dialogo con la poltrona vuota. Angeli usa il
morto per avallare ogni sua scelta: “sono sicuro che a Giorgio sarebbe piaciuto
così” (e intanto chiede conferma alla poltrona vuota). Per la prima volta in
televisione la morte in differita si dimostra più perversa, più sguaiata, più
atroce della morte in diretta.”
Scomparso Aiazzone Guido Angeli nel 1989 diventa il testimonial del concorrente Semeraro
che rileverà lo storico marchio, Guido Angeli - ci ha ricordato il nostro
lettore Sergio - ha anche doppiato i primi episodi del cartone animato I-ZENBORG
a cura delle edizioni Miguel, nel 1992 Angeli passa a
Rete Mia conducendo il contenitore mattutino CASA MIA.
Come ci ha ricordato Sergio, lettore di
www.storiaradiotv.it negli ultimi anni Guido Angeli
partecipa
alla televendita "degli angeli" che un sito delle chiese protestanti satirizzava
come "Guido Angeli: quando il cognome fa marketing". Erano gli anni della moda
del concetto di angelo con film etc. Angeli vendeva questo "kit degli angeli" in
compagnia di un giovane biondone dall'accento Americano opportunamente
chiamato...Gabriel. Dal 1994 al 1998 Guido
Angeli è testimonial del mobilificio Artigian Style, nel 1999 ritorna a fare il
testimonial di Aiazzone.
Nel nuovo millennio conduce per Tv Set una trasmissione di astronomia, partecipa a programmi rievocativi degli anni '80 (di cui è un'icona): METEORE, QUELLI CHE IL CALCIO..., SEMBRA IERI.
http://www.youtube.com/watch?v=m6yNego8q-4&feature=related
Ritiratosi sulle colline della Valdinevole, nei pressi di Pescia, una delle sue ultime uscite pubbliche è stata nel novembre 2006 nel corso di una delle puntate di MATRIX che Enrico Mentana ha dedicato alle tv locali, in tale occasione Angeli ha annunciato il suo ritiro dalla televisione. Guido Angeli ha portato la sua testimonianza per il libro GIORGIO AIAZZONE L'UOMO DEL FARE scritto da Enrica Aiazzone, nel dicembre 2007 è apparso a Odeon Tv con Enrica Aiazzone, Raimondo Lagostena e Roberto da Crema per presentare il libro di Enrica Aiazzone GIORGIO AIAZZONE L'UOMO DEL FARE. Guido Angeli è morto a Firenze il 20 luglio 2008.