DOMENICO MODUGNO
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Domenico Modugno (Polignano a Mare, Bari 9/1/1928 – Lampedusa, Agrigento, 6/8/1994) Nato da una famiglia numerosa (cinque figli) che il padre fatica a mantenere, all’età di sette anni si trasferisce a San Pietro Vernotico, in provincia di Brindisi, paesini ricchi di canzoni e grida dialettali che lasceranno un eco nelle sue canzoni e nel suo modo di interpretarle. Il giovane Modugno intraprende poi gli studi di ragioneria, che segue di malavoglia, come tanti irrequieti e impazienti ragazzi meridionali vuole cercare lavoro e fortuna al nord. Dopo il servizio militare, memore di una casuale esperienza di comparsa nel film I pompieri di Viggiù di Mario Mattoli del 1948, dopo un’esperienza sfortunata a Torino dove fa l’apprendista gommista, suona la chitarra per diletto e si abitua a saltare i pasti, Modugno punta su Roma e nel 1951 riesce ad essere ammesso al Centro Sperimentale di Cinematografia con una borsa di studio, a Roma abita a piazza del Gesù vicino al palazzo sede della Democrazia Cristiana. Mentre studia recitazione per arrotondare le sue magre entrate Modugno si adotta a fare il posteggiatore, eseguendo con l’accompagnamento della chitarra e della fisarmomica che aveva imparato a suonare ad orecchio al paese, delle canzoni che andava componendo e che canta anche nei ristoranti della capitale. Modugno si esibisce anche nei ristoranti di Via Margutta, sempre con la chitarra, a volte in cambio di un piatto di fettuccine, ha già un repertorio di canzoni dialettali, che hanno atmosfere le strade, le barche, le miniere delle terre del suo Sud. Per esse, forse in seguito alla popolarità ottenuta da Vitti ‘na crozza lanciata nel film Il cammino della speranza di Pietro Germi, Modugno sceglie di esprimersi in un approssimativo dialetto siciliano. In teatro ebbe una particina ne Il borghese di Moliere con Cesco Baseggio, al cinema un ruolo in Filumena Marturano di Eduardo De Filippo, La carovana del peccato i cavalieri della regina di Mauro Bolognini, Anni facili di Luigi Zampa e in Carica eroica di De Robertis, dove era un soldatino siciliano che cantava una ninna nanna ad un bimbo russo. Gli si aprono le porte della radio daprima in Trampolino, trasmissione dedicata agli esordienti, poi, come per altri cantanti-chitarristi allora popolari, con un programma tutto suo Ammuri ammuri, tredici puntate dalle 20 alle 20,15 che ebbero tanto successo da essere replicate. Modugno doveva cantare una canzone al giorno, ma non avendone tante, il suo repertorio era talmente scarso, si mise a scriverne di corsa nuove.
Nelle
sue prime canzoni Modugno si rifà ai cantastorie e alla canzone contadina
meridionale, la carriera di Modugno attore e cantante inizia nel 1953, le sue
prime canzoni furono La sveglietta, Ninna nanna, Scarcagnulu, Nusciu nisciu,
La cicoria, La donna riccia, Lu pisce spada, cui seguirono, nel 1954, Lu
minaturi, Caveddu ciecu de la miniera, L’olivaru, La sveglia matta, Lo
sceccareddu ‘briacu, Lo grillu nnammurato incise dalla Rca. Modugno provava
i suoi motivi cantando a squarciagola sul Campidoglio, un’estate ad applaudire
quel giovanottone che strillava alla luna, a piedi nudi sul marmo, si fermò Anna
Magnani. Sempre nel 1954 Modugno debutta al Teatro di Varietà di Roma
presentando le sue canzoni in Controcorrente, una rivista di
Marchesi-Metz e Walter Chiari, affiancato da Marina Bonfigli, Bice Valori, e la
soubrette Franca Gandolfi con la quale si fidanza. Nella stagione 1954/55 mentre
Franca Gandolfi, che avrebbe sposato nell’estate
successiva,
coglieva un successo personale in Giove in doppiopetto, partecipa a
Italia sabato sera, un interessante esperimento di teatro-cronaca di Franco
Parenti. Nel 1955 Modugno con la collaborazione di Riccardo Pazzaglia per i
testi comincia ad allargare il suo repertorio a brani napoletani come E venne
‘o sole, Mese ‘e settembre, Niscuno po’ sapè, e Io mammeta e tu
ripresa con grande successo insieme a La donna riccia da Renato Carosone.
Sempre nel 1955 incide la sua prima versione in lingua Vecchio frac,
ispiratagli pare, come d’altronde Lu pisci spada, da una notizia letta
sui giornali Vecchio frac, canzone semplice, elegante ed altamente
poetica con ritmo di mambo, era appunto nata leggendo le cronache dei giornali:
il 30 novembre 1954 il principe Raimondo Lanza di Trabbia, marito dell’attrice
Olga Villi, si era ucciso buttandosi giù dalla finestra del suo palazzo romano
in Via Sistina: “questa vicenda – confessò Modugno – mi emozionò, forse quel
nobiluomo si era ammazzato perché un’epoca era finita per sempre. Ho visto nella
mia mente un frac che galleggiava, in fondo la canzone è la storia di un
suicidio dolce”.
Al
Festival di Sanremo del 1956 viene inviata ed accettata una sua canzone in
italiano, Musetto, che, affidata alla
voce di Gianni Mazzocchi, va in
finale, e che raggiunge una discreta affermazione anche grazie alla versione
parodistica del Quartetto Cetra. Nel 1956 Modugno cambia casa discografica e
passa dalla romana Rca alla milanese Fonit, il 1957 fu l’anno in cui la vena
napoletana di Modugno portò i suoi più concreti risultati: scrisse con Verde
Resta cu’ mme, ripresa con successo da Roberto Murolo, Strada ‘nfosa,
che fu un suo personale successo, e con Pazzaglia ‘O ccafè, e
Lazzarella presentato alla quinta edizione del Festival di Napoli da Aurelio
Fierro. Quando arriva a Sanremo nel gennaio 1958 Modugno è già un artista
emergente di cui si parla molto, anche se non ha ancora conosciuto la vera
consacrazione, è ancora considerato un cantante siciliano (sic): Così lo
presenta il
giornalista Arturo Gismondi su L’Unità alla vigilia del Festival: “in
questi ultimi anni l’autore e cantante siciliano partito da intepretazioni
discutibili quanto si vuole, ma indubbiamente interessanti di canti popolari
meridionali, prevalentemente della Sicilia, si è andato accostando alla musica
leggera di tipo commerciale”.
Il
successo di Nel blu dipinto di blu fu internazionale, accolto
trionfalmente in America come Mr.Volare.
Il successo del brano in tutto il mondo è senza precedente, è ancora oggi la
canzone che ha venduto in tutto il mondo più copie dopo Bianco Natale di
Bing Crosby, con i suoi 22.000.000 di copie è tallonata soltanto da Candle in
the wind di Elton John. Nel 1959 Modugno si afferma nuovamente a Sanremo
con Ciao ciao bambina, ribattezzata subito Piove!, dal primo verso
del
ritornello,
su testo stavolta di Verde, ottenenedo un’affermazione internazionale
paragonabile a quella di Volare anche se questa volta il mercato
statunitense si mostrò molto meno accogliente. Dello stesso anno sono
Farfalle, Notte lunga notte e Chitarre morte, scritto a quattro mani
con il premio Nobel Salvatore Quasimodo. Di nuovo a Sanremo nel 1960 con
Libero (testo di Migliacci), poi, sempre nel 1960, porta al successo Nuda
(censurata dalla radio e dalla televisione di Stato), Milioni di
scintille, Corriamoci incontro e Notte di luna calante. Nel 1961
esce Giovane amore, ma Modugno spopola in teatro con Rinaldo in campo
le cui canzoni (Se Dio vorrà, Orizzonti di gioia, Notte chiara e la
spassosa Tre briganti, tre somari, cantata con Franco Franchi e Ciccio
Ingrassia. Nel 1962 torna a Sanremo e vince con Addio… Addio…! in coppia
con Claudio Villa (ancora una volta il testo è di Migliacci), nel 1962 propone
una canzone parodistica su ritmo twist, Selene (testo di Migliacci). Gli
altri suoi successi Stasera pago io (1963), Che me ne importa a me
(presentata al Festival di Sanremo edizione 1964 in coppia con Frankie Laine),
e Tu si ‘na cosa grande (vincitrice del Festival di Napoli edizione 1964
in coppia con Ornella Vanoni), L’avventura (1965, sigla dello sceneggiato
televisivo Scharomouche), Dio come ti amo (vincitrice al Festival
di Sanremo 1966 in
coppia
con Gigliola Cinquetti), Sopra i tetti del mio pazzo amore (presentata al
festival di Sanremo 1967 ma non ammessa in finale), Il posto mio (altro
brano escluso dalla finale di Sanremo del 1968). Qualcuno parla di “crisi del
Mimmo nazionale”, a causa delle eliminazioni al Festival, ma intanto Mimmo porta
al successo stupendi brani al di fuori dal canale ufficiale del festival:
Meraviglioso (1968), Come hai fatto (1969). Nonostante l’avvento del
beat alla fine degli anni ’60, allorquando i giovani di allora contestavano che
avesse più di 40 anni, Modugno, ospite della trasmissione televisiva di Renzo
Arbore Speciale per voi, ebbe un successo straordinario con un gruppo di
ragazzi scatenati, pieni di capelli e di peli: “mi colpì molto – ha dichiarato
Renzo Arbore – quei ragazzi contestavano tutti e a lui gridavano: sei il nostro
Jimi Hendrix”. Modugno aveva una comunicativa straordinaria, è riuscito a
piacere non solo alla sua generazione, come accade oggi, ma a tutti: nonni,
nonne, madri, padri, figli, figlie, e nipoti. Negli anni ‘60 Modugno si riscopre
attore, quasi un ritorno alle origini: attivo anche in teatro, dopo il trionfo
di Rinaldo in campo seguono: Tommaso d’Amalfi di Eduardo De
Filippo (1963), Scharomouche di Corbucci e Grimaldi (1964), Liolà
di Pirandello (1968), Mi è caduta una ragazza nel piatto (1969), è
autore, con musiche di Morricone, della colonna sonora dei film Uccellacci
uccellini e Capriccio all’italiana, ultime interpretazioni
cinematografiche di Totò prima della morte.
Gli anni ’70 iniziano con La lontananza ha un successo canoro paragonabile a quello di Volare, incide Dove come e quando (sigla del programma radiofonico Gran varietà), nel 1971 torna a Sanremo in coppia con Carmen Villani con Come stai, ed è ancora in televisione (Don Giovanni in Sicilia, 1971 per la regia di Morandi) e in teatro (con Non svegliate la signora). Nel 1972 è ancora a Sanremo con Un calcio alla città, e in tv con Il marchese di Roccaverdina per la regia di Fenoglio, quindi ritorna ai primi posti della hit parade con Amara terra mia. Nel 1973 torna in teatro in L’opera da tre soldi di Brecht diretto da Giorgio Strheler, spettacolo che porterà in scena fino al 1976, e porta al successo L’anniversario (canzone favorevole al divorzio, si era infatti in procinto del primo referendum della storia dell’Italia repubblicana). Nel 1974 è di nuovo a Sanremo con Questa è la mia vita, nel 1975 torna in testa alla hit-parade con Piange il telefono (versione italiana di un brano francese) interpretato con la piccola Francesca Guadagno. Piange il telefono è un brano molto criticato, considerato uno “scivolone” di Modugno, che però si giustificherà nella seguente maniera: “è stato un fatto popolare, la canzone non è mia, io l’ho semplicemente tradotta e quindi sono colpevole fino a un certo punto. Io però avevo intuito che la canzone sarebbe stata un grande successo, al contrario dei discografici che non gli davano tanto perso. Il risultato finale fu: un milione e mezzo di copie vendute soltanto in Italia. Era una canzone sceneggiata, con due personaggi, per quel periodo un’invenzione, una novità. Il pubblico lo capì, non lo capirono i critici, che parlarono di fumettoni, per me fu un esperimento interessante perché fu una canzone commedia”. Il successo di Piange il telefono viene bissato da Il maestro di violino (1977), Modugno trae da queste due canzoni altrettanti film e ritorna così al cinema, anche il Modugno attore non va sottovalutato, ha interpretato ben 46 film.
Nel
1978 incide la canzone Il vecchietto, anticipatrice dei problemi della
terza età, cui segue nel 1979 A casa torneremo.
Ancora
in teatro (Cyrano con Chaterine Spaak, 1979, e L’uomo che incontrò se
stesso con Alida Valli, 1981), poi di nuovo in televisione (Western di
cose nostre, tratto da un romanzo di Sciascia, 1983), Modugno per qualche
anno trascura l’attività canora. Attratto dalla televisione accetta l’offerta
del ruolo, a lui insolito, di conduttore di un gioco televisivo, La luna nel
pozzo. Proprio mentre sta registrando le prime puntate, nel 1984, viene
colpito da una trombosi che lo costringe al ritiro. Per Modugno ha inizio una
lunga Odissea: dall’Ospedale San Raffaele, al Niguarda, ad ospedali svizzeri. Ma
tre mesi dopo già scherza coi giornalisti: “e pensare che pochi mesi fa a
Broodway i medici scoprirono che avevo i polmoni di un pescatori di perle”. La
convalescenza fu molto lunga, nel 1987 si impegnò in politica nelle fila del
Partito Radicale, sarà eletto deputato, si impegnerà in una lotta in favore dei
diritti degli handicappati, nel 1989, nonostante gli strascichi della malattia,
mantenendo fede alla promessa fatta a Marco Pannella, “se il partito raggiungerà
il quorum per non scomparire in Parlamento tornerò a cantare Volare in
pubblico”, si esibisce in occasione del congresso del partito, mandando in
visibilio tutti i presenti che al suo “Volare” fanno il coro “ooo”. Dopo questa
performance prese la decisione di tornare ad esibirsi in concerto, così fece ad
Agrigento dicendo ai giornalisti, a concerto ultimato: “ora lo so, posso tornare
in orbtia, quel brutto scherzo di cinque anni f
a
mi ha danneggiato una gamba e un braccio, ma non la voglia di cantare”. Modugno
con il microfono in mano ritrovò la grinta di un tempo, nel settembre 1991 si
esibì alla Terme di Caracalla e alla Carnegie Hall di New York. Proprio
tornando dal successo americano Modugno ebbe il secondo colpo: un infarto. Ma
anche in questa occasione non si perse d’animo: “cantare è vivere” disse e nel
1993 incise l’album Delfini con il figlio Massimo (l’altro figlio è
anch’egli cantante con il nome d’arte di Finizio). “C’è l’ho fatta perché
so volare” disse. Nel febbraio 1994, in concomitanza col Festival di Sanremo
Modugno interviene al Maurizio Costanzo Show con Rita Pavone, Gianni
Boncompagni, Little Tony e Memo Remigi, invitato dal pubblico e dallo stesso
Costanzo intona Volare reggendosi in piedi con una stampella, non appena
attacca il pubblico va in visibilio e Mimmo getta la stampella, quasi in un
gesto di sfida. Domenico Modugno muore il 6 agosto 1994 nella sua villa di Baia
dei Conigli, nei pressi Lampedusa, dopo avere trascorso una giornata in spiaggia
insieme agli operatori del Wwf per rimettere in mare una tartaruga ferita. Gli
ultimi anni lo hanno visto impegnato in importanti battaglie democratiche, per
il diritto alla salute, per il diritto a vivere ed esprimersi tutti, impegno
mantenuto fino all’ultimo giorno della sua vita, il 6 agosto del 1994, quando il
vecchio leone venne stroncato dall’ultimo e definitivo infarto. Personaggio
chiave della storia della canzone, non solo italiana, e anche della storia dello
spettacolo: con il suo esempio ha saputo indicare la strada da percorrere agli
attori-cantanti che domineranno successivamente la scena: i vari Giorgio Gaber,
Enzo Jannacci, Luigi Tenco, Adriano Celentano. Nel 2003 Canale5 annuncia una
fiction dedicata alla vita del Mimmo nazionale, ma ha il parere contrario della
vedova Franca Gandolfi.