DOMENICO MODUGNO
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Domenico Modugno (Polignano a Mare, Bari 9/1/1928 – Lampedusa, Agrigento,
6/8/1994) Nato da una famiglia numerosa (cinque figli) che il padre fatica a
mantenere, all’età di sette anni si trasferisce a San Pietro Vernotico, in
provincia di Brindisi, paesini ricchi di canzoni e grida dialettali che
lasceranno un eco nelle sue canzoni e nel suo modo di interpretarle. Il giovane
Modugno intraprende poi gli studi di ragioneria, che segue di malavoglia, come
tanti irrequieti e impazienti ragazzi meridionali vuole cercare lavoro e fortuna
al nord. Dopo il servizio militare, memore di una casuale esperienza di
comparsa nel film I pompieri di Viggiù di Mario Mattoli del 1948, dopo
un’esperienza sfortunata a Torino dove fa l’apprendista gommista, suona la
chitarra per diletto e si abitua a saltare i pasti, Modugno punta su Roma e nel
1951 riesce ad essere ammesso al Centro Sperimentale di Cinematografia con una
borsa di studio, a Roma abita a piazza del Gesù vicino al palazzo sede della
Democrazia Cristiana. Mentre studia recitazione per arrotondare le sue magre
entrate Modugno si adotta a fare il posteggiatore, eseguendo con
l’accompagnamento della chitarra e della fisarmonica che aveva imparato a
suonare ad orecchio al paese, delle canzoni che andava componendo e che canta
anche nei ristoranti della capitale. Modugno si esibisce anche nei ristoranti
di Via Margutta, sempre con la chitarra, a volte in cambio di un piatto di
fettuccine, ha già un repertorio di canzoni dialettali, che hanno atmosfere le
strade, le barche, le miniere delle terre del suo Sud. Per esse, forse in
seguito alla popolarità ottenuta da Vitti ‘na crozza lanciata nel film
Il cammino della speranza di Pietro Germi, Modugno sceglie di esprimersi in
un approssimativo dialetto siciliano. In teatro ebbe una particina ne Il
borghese di Moliere con Cesco Baseggio, al cinema un ruolo in Filumena
Marturano di Eduardo De Filippo, La carovana del peccato i cavalieri
della regina di Mauro Bolognini, Anni facili di Luigi Zampa e in
Carica eroica di De Robertis, dove era un soldatino siciliano che cantava
una ninna nanna ad un bimbo russo. Gli si aprono le porte della radio daprima
in Trampolino, trasmissione dedicata agli esordienti, poi, come per altri
cantanti-chitarristi allora popolari, con un programma tutto suo Ammuri
ammuri, tredici puntate dalle 20 alle 20,15 che ebbero tanto successo da
essere replicate. Modugno doveva cantare una canzone al giorno, ma non avendone
tante, il suo repertorio era talmente scarso, si mise a scriverne di corsa
nuove.
Nelle
sue prime canzoni Modugno si rifà ai cantastorie e alla canzone contadina
meridionale, la carriera di Modugno attore e
cantante inizia nel 1953, le sue
prime canzoni furono La sveglietta, Ninna nanna, Scarcagnulu, Nusciu nisciu,
La cicoria, La donna riccia, Lu pisce spada, cui seguirono, nel 1954, Lu
minaturi, Caveddu ciecu de la miniera, L’olivaru, La sveglia matta, Lo
sceccareddu ‘briacu, Lo grillu nnammurato incise dalla Rca. Modugno provava
i suoi motivi cantando a squarciagola sul Campidoglio, un’estate ad applaudire
quel giovanottone che strillava alla luna, a piedi nudi sul marmo, si fermò Anna
Magnani. Modugno compare per la prima volta in televisione nel programma
pomeridiano Vetrine condotto da Elda Lanza. Sempre nel 1954 Modugno debutta al Teatro di Varietà di Roma
presentando le sue canzoni in Controcorrente, una rivista di
Marchesi-Metz e Walter Chiari, affiancato da Marina Bonfigli, Bice Valori, e la
soubrette Franca Gandolfi con la quale si fidanza. Nella stagione 1954/55 mentre
Franca Gandolfi, che avrebbe sposato nell’estate successiva,
coglieva un successo personale in Giove in doppiopetto, partecipa a
Italia sabato sera, un interessante esperimento di teatro-cronaca di Franco
Parenti. Nel 1955 Modugno con la collaborazione di Riccardo Pazzaglia per i
testi comincia ad allargare il suo repertorio a brani napoletani come E venne
‘o sole, Mese ‘e settembre, Niscuno po’ sapè, e Io mammeta e tu
ripresa con grande successo insieme a La donna riccia da Renato Carosone.
Sempre nel 1955 incide la sua prima versione in lingua Vecchio frac,
ispiratagli pare, come d’altronde Lu pisci spada, da una notizia letta
sui giornali Vecchio frac, canzone semplice, elegante ed altamente
poetica con ritmo di mambo, era appunto nata leggendo le cronache dei giornali:
il 30 novembre 1954 il principe Raimondo Lanza di Trabbia, marito dell’attrice
Olga Villi, si era ucciso buttandosi giù dalla finestra del suo palazzo romano
in Via Sistina: “questa vicenda – confessò Modugno – mi emozionò, forse quel
nobiluomo si era ammazzato perché un’epoca era finita per sempre. Ho visto nella
mia mente un frac che galleggiava, in fondo la canzone è la storia di un
suicidio dolce”.
Al
Festival di Sanremo del 1956 viene inviata ed accettata una sua canzone in
italiano, Musetto, che, affidata alla
voce di Gianni Mazzocchi, va in
finale, e che raggiunge una discreta affermazione anche grazie alla versione
parodistica del Quartetto Cetra. Nel 1956 Modugno cambia casa discografica e
passa dalla romana Rca alla milanese Fonit, il 1957 fu l’anno in cui la vena
napoletana di Modugno portò i suoi più concreti risultati: scrisse con Verde
Resta cu’ mme, ripresa con successo da Roberto Murolo, Strada ‘nfosa,
che fu un suo personale successo, e con Pazzaglia ‘O ccafè, e
Lazzarella presentato alla quinta edizione del Festival di Napoli da Aurelio
Fierro. Quando arriva a Sanremo nel gennaio 1958 Modugno è già un artista
emergente di cui si parla molto, anche se non ha ancora conosciuto la vera
consacrazione, è ancora considerato un cantante siciliano (sic): Così lo
presenta il
giornalista Arturo Gismondi su L’Unità alla vigilia del Festival: “in
questi ultimi anni l’autore e cantante siciliano partito da interpretazioni
discutibili quanto si vuole, ma indubbiamente interessanti di canti popolari
meridionali, prevalentemente della Sicilia, si è andato accostando alla musica
leggera di tipo commerciale”. Modugno vince il Festival di Sanremo del 1958
spalancando le braccia e volando sulle note di Nel blu dipinto di blu,
subito ribattezzata Volare, con un colpo di spugna cancella dalla scena
gli altri concorrenti e le loro scontate proposte. L'Italia dipinta di blu
titola L'Espresso un articolo di Vittorio Zincone del febbraio 1959
dedicata al fenomeno del momento: la clamorosa fortuna della musica leggera nel
nostro Paese è l'apice di un percorso che ha preso slancio nel dopoguerra e ha
posto negli anni '50 per i successivi sviluppi. Il
successo di Nel blu dipinto di blu fu internazionale, accolto
trionfalmente in America come Mr.Volare.
Il successo del brano in tutto il mondo è senza precedente, è ancora oggi la
canzone che ha venduto in tutto il mondo più copie dopo Bianco Natale di
Bing Crosby, con i suoi 22.000.000 di copie è tallonata soltanto da Candle in
the wind di Elton John. Nel 1959 Modugno si afferma nuovamente a Sanremo
con Ciao ciao bambina, ribattezzata subito Piove!, dal primo verso
del
ritornello,
su testo stavolta di Verde, ottenendo un’affermazione internazionale
paragonabile a quella di Volare anche se questa volta il mercato
statunitense si mostrò molto meno accogliente. Dello stesso anno sono
Farfalle, Notte lunga notte e Chitarre morte, scritto a quattro mani
con il premio Nobel Salvatore Quasimodo. Di nuovo a Sanremo nel 1960 con
Libero (testo di Migliacci), poi, sempre nel 1960, porta al successo Nuda
(censurata dalla radio e dalla televisione di Stato), Milioni di
scintille, Corriamoci incontro e Notte di luna calante. Nel 1961
esce Giovane amore, ma Modugno spopola in teatro con Rinaldo in campo
le cui canzoni (Se Dio vorrà, Orizzonti di gioia, Notte chiara e la
spassosa Tre briganti, tre somari, cantata con Franco Franchi e Ciccio
Ingrassia. Nel 1962 torna a Sanremo e vince con Addio… Addio…! in coppia
con Claudio Villa (ancora una volta il testo è di Migliacci), nel 1962 propone
una canzone parodistica su ritmo twist, Selene (testo di Migliacci). Gli
altri suoi successi Stasera pago io
(1963), Che me ne importa a me
(presentata al Festival di Sanremo edizione 1964 in coppia con Frankie Laine),
e Tu si ‘na cosa grande (vincitrice del Festival di Napoli edizione 1964
in coppia con
Ornella Vanoni), L’avventura (1965, sigla dello sceneggiato
televisivo Scharomouche), Dio come ti amo (vincitrice al Festival
di Sanremo 1966 in
coppia
con Gigliola Cinquetti), Sopra i tetti del mio pazzo amore (presentata al
festival di Sanremo 1967 ma non ammessa in finale), Il posto mio (altro
brano escluso dalla finale di Sanremo del 1968). Qualcuno parla di “crisi del
Mimmo nazionale”, a causa delle eliminazioni al Festival, ma intanto Mimmo porta
al successo stupendi brani al di fuori dal canale ufficiale del festival:
Meraviglioso (1968), Come hai fatto (1969). Nonostante l’avvento del
beat alla fine degli anni ’60, allorquando i giovani di allora contestavano che
avesse più di 40 anni, Modugno, ospite della trasmissione televisiva di Renzo
Arbore Speciale per voi, ebbe un successo straordinario con un gruppo di
ragazzi scatenati, pieni di capelli e di peli: “mi colpì molto – ha dichiarato
Renzo Arbore – quei ragazzi contestavano tutti e a lui gridavano: sei il nostro
Jimi Hendrix”. Modugno aveva una comunicativa straordinaria, è riuscito a
piacere non solo alla sua generazione, come accade oggi, ma a tutti: nonni,
nonne, madri, padri, figli, figlie, e nipoti. Negli anni ‘60 Modugno si riscopre
attore, quasi un ritorno alle origini: attivo anche in teatro, dopo il trionfo
di Rinaldo in campo seguono: Tommaso d’Amalfi di Eduardo De
Filippo (1963), Scharomouche di Corbucci e Grimaldi (1964), Liolà
di Pirandello (1968), Mi è caduta una ragazza nel piatto (1969), è
autore, con musiche di Morricone, della colonna sonora dei film Uccellacci
uccellini e Capriccio all’italiana, ultime interpretazioni
cinematografiche di Totò prima della morte.
Gli anni ’70 iniziano con La lontananza ha un successo canoro paragonabile a quello di Volare, incide Dove come e quando (sigla del programma radiofonico Gran varietà), nel 1971 torna a Sanremo in coppia con Carmen Villani con Come stai, ed è ancora in televisione (Don Giovanni in Sicilia, 1971 per la regia di Morandi) e in teatro (con Non svegliate la signora). Nel 1972 è ancora a Sanremo con Un calcio alla città, e in tv con Il marchese di Roccaverdina per la regia di Fenoglio, quindi ritorna ai primi posti della hit parade con Amara terra mia. Nel 1973 torna in teatro in L’opera da tre soldi di Brecht diretto da Giorgio Strehler, spettacolo che porterà in scena fino al 1976, e porta al successo L’anniversario (canzone favorevole al divorzio, si era infatti in procinto del primo referendum della storia dell’Italia repubblicana). Nel 1974 è di nuovo a Sanremo con Questa è la mia vita, nel 1975 torna in testa alla hit-parade con Piange il telefono (versione italiana di un brano francese) interpretato con la piccola Francesca Guadagno. Piange il telefono è un brano molto criticato, considerato uno “scivolone” di Modugno, che però si giustificherà nella seguente maniera: “è stato un fatto popolare, la canzone non è mia, io l’ho semplicemente tradotta e quindi sono colpevole fino a un certo punto. Io però avevo intuito che la canzone sarebbe stata un grande successo, al contrario dei discografici che non gli davano tanto perso. Il risultato finale fu: un milione e mezzo di copie vendute soltanto in Italia. Era una canzone sceneggiata, con due personaggi, per quel periodo un’invenzione, una novità. Il pubblico lo capì, non lo capirono i critici, che parlarono di fumettoni, per me fu un esperimento interessante perché fu una canzone commedia”. Il successo di Piange il telefono viene bissato da Il maestro di violino (1977), Modugno trae da queste due canzoni altrettanti film e ritorna così al cinema, anche il Modugno attore non va sottovalutato, ha interpretato ben 46 film.
Nel
1978 incide la canzone Il vecchietto, anticipatrice dei problemi della
terza età, cui segue nel 1979 A casa torneremo.
Ancora
in teatro
(Cyrano con Chaterine Spaak, 1979, e L’uomo che incontrò se
stesso con Alida Valli, 1981), poi di nuovo in televisione (Western di
cose nostre, tratto da un romanzo di Sciascia, 1983), Modugno per qualche
anno trascura l’attività canora. Attratto dalla televisione accetta l’offerta
del ruolo, a lui insolito, di conduttore di un gioco televisivo, La luna nel
pozzo. Proprio mentre sta registrando le prime puntate, nel 1984, viene
colpito da una trombosi che lo costringe al ritiro. Per Modugno ha inizio una
lunga Odissea: dall’Ospedale San Raffaele, al Niguarda, ad ospedali svizzeri. Ma
tre mesi dopo già scherza coi giornalisti: “e pensare che pochi mesi fa a
Broodway i medici scoprirono che avevo i polmoni di un pescatori di perle”. La
convalescenza fu molto lunga, nel 1987 si impegnò in politica nelle fila del
Partito Radicale, sarà eletto deputato, si impegnerà in una lotta in favore dei
diritti degli handicappati, nel 1989,
nonostante gli strascichi della malattia,
mantenendo fede alla promessa fatta a Marco Pannella, “se il partito raggiungerà
il quorum per non scomparire in Parlamento tornerò a cantare Volare in
pubblico”, si esibisce in occasione del congresso del partito, mandando in
visibilio tutti i presenti che al suo “Volare” fanno il coro “ooo”. Dopo questa
performance prese la decisione di tornare ad esibirsi in concerto, così fece ad
Agrigento dicendo ai giornalisti, a concerto ultimato: “ora lo so, posso tornare
in orbita, quel brutto scherzo di cinque anni fa
mi ha danneggiato una gamba e un braccio, ma non la voglia di cantare”. Modugno
con il microfono in mano ritrovò la grinta di un tempo, nel settembre 1991 si
esibì alla Terme di Caracalla e alla Carnegie Hall di New York. Proprio
tornando dal successo americano Modugno ebbe il secondo colpo: un infarto. Ma
anche in questa occasione non si perse d’animo: “cantare è vivere” disse e nel
1993 incise l’album Delfini con il figlio Massimo (l’altro figlio è
anch’egli cantante con il nome d’arte di Finizio). “C’è l’ho fatta perché
so volare” disse. Nel febbraio 1994, in concomitanza col Festival di Sanremo
Modugno interviene al Maurizio Costanzo Show con Rita Pavone, Gianni
Boncompagni, Little Tony e Memo Remigi, invitato dal pubblico e dallo stesso
Costanzo intona Volare reggendosi in piedi con una stampella, non appena
attacca il pubblico va in visibilio e Mimmo getta la stampella, quasi in un
gesto di sfida. Domenico Modugno muore il 6 agosto 1994 nella sua villa di Baia
dei Conigli, nei pressi Lampedusa, dopo avere trascorso una giornata in spiaggia
insieme agli operatori del Wwf per rimettere in mare una tartaruga ferita. Gli
ultimi anni lo hanno visto impegnato in importanti battaglie democratiche, per
il diritto alla salute, per il diritto a vivere ed esprimersi tutti, impegno
mantenuto fino all’ultimo giorno della sua vita, il 6 agosto del 1994, quando il
vecchio leone venne stroncato dall’ultimo e definitivo infarto. Personaggio
chiave della storia della canzone, non solo italiana, e anche della storia dello
spettacolo: con il suo esempio ha saputo indicare la strada da percorrere agli
attori-cantanti che domineranno successivamente la scena: i vari
Giorgio Gaber, Enzo Jannacci,
Luigi Tenco, Adriano Celentano. Nel 2003 Canale5 annuncia una
fiction dedicata alla vita del Mimmo nazionale, ma ha il parere contrario della
vedova Franca Gandolfi.
VOLARE D'INFINITO CANTO: UN LIBRO PER RICORDARE DOMENICO MODUGNO

E' uscito il volume di Michele Coccioli VOLARE D'INFINTO CANTO con prefazione di Massimo Emanuelli. Modugno intuì il profondo significato del sogno e dell'immaginario, e nonostante i sogni finiscano all'alba invitava a continuare a segnare. Nel suo cielo trapunto di stelle c'è il cielo e c'è la luce, c'è il sole e ci sono le nuvole, c'è la terra e c'è il mare, con tutte le gioie e i dolori che il mondo si porta appresso. Volare d'infinito canto perchè sognare è la via dell'essere. A Domenico Modugno sono dedicate le immagini contenute nel volume, 50 immagini che affiorano dallo scatto dell'operatore, cieli tersi o marezzati, scorci paesaggistici, vedute urbane abbacinanti, dettagli storico-artistici, e poi ancora architetture, interni, strade, lidi, compendiano le visioni liriche quanto alterate di Coccioli. Sono rappresentazioni non descrittive, piuttosto evocative degli stati d''animo dell'autore, che costruisce le immagini mediante connessioni analogiche al testo della canzone di Modugno, fotografie come apparizioni oniriche, irripetibili, uniche e persino astratte: il blu, il vento, il volo, il cielo, la felicità, il sole, la luna, le stelle, albe e tramonti, il mondo svanito, la musica "gli occhi tuoi belli", ovvero il ritratto della donna amata, seguito dal confronto con i versi musicati dal cantante pugliese. Michele Coccioli agli studi di architettura presso l'Ateneo di Firenze affianca la passione per la fotografia, con la lettura di riviste specializzate e l'approfondimento dei più importanti autori del Neorealismo italiano. Coccioli si interessa di progettazione bancaria e direzione cantieri all'interno della Banca Popolare Pugliese, è stato inoltre membro della Commissione Cultura dell'Ordine degli Architetti della Provincia di Lecce. Dal 1980 al 2010 ha portato a termine numerosi reportage, dal Salento, sua terra d'origine, a quasi tutto il Meridione d'Italia, Polesine ed Europa dell'Est, confermando la propensione per una fotografia di indagine sociale legata in particolar modo a eventi di natura storico-letteraria. Di questi lavori ha pubblicato nel 2002 PugliaLucania con Electa e nel 2009 Puglia. I borghi più belli d'Italia con Adda Editore. Nel corso degli anni non ha tuttavia trascurato gli sviluppi della fotografia moderna, con un occhio critico per i più concettuali. L''evolversi di nuovi linguaggi e l'esigenza di un nuovo confronto sono alla base della serie Il teatro dei sogni del 2009-2011. Il Novecento artistico (pittura e cinema) ne influenzano l'approccio stilistico e diventano spinta propulsiva per un viaggio dell'anima. L'universo immaginifico, il sogno, la dimensione irrazionale dell'essere diventano più oggetto costante di analisi e di riflessioni. I lavori di Coccioli sono recensiti nel catalogo Nuova Arte di Giorgio Mondadori e Multiplicity dell'Editoriale L'Espresso, quest'ultimo legato alla settima ed ultima edizione del Contemporaneo, Associazione Musei d'Arte Contemporanei Italiani. Le fotografie di Coccioli sono state utilizzate da Enti pubblici e privati. Nel 2011 Coccioli ha ricevuto il premio Oscar Cultura dalla Galleria d'Arte Centro Storico di Firenze, per la serie Viaggio per la città sognata, fotografie ispirate al romanzo Le città invisibili di Italo Calvino. L'idea di questo volume - dichiara Coccioli - trae lo spunto iniziale da Cosa sono le nuvole? di Pier Paolo Pasolini, terzo episodio del film Capriccio all'italiana. Tutto si svolge all'interno di uno scalcinato teatrino dove il regista mette in scena le prove di Shakespeare, recitato da burattini. La trama la conosciamo tutti, si conclude con l'assassinio di Desdemona da parte di Otello, in seguito agli intrighi di Jago. Il film termina con il monnezzaro (interpretato proprio da Domenico Modugno autore anche dell'omonima canzone http://www.youtube.com/watch?v=iIc-isA2uwA) che getta i burattini (Jago e Otello) in una discarica. Per Pasolini, l'unica maniera per poter assaporare la "straziante meravigliosa bellezzaa del creato" è quella di morire per poter rinascere, ma solo per pochi attimi, quelli necessari a Jago e Otello per poter scoprire le nuvole. Il regista, inventandosi una rappresentazione nella rappresentazione, vuole dimostrare che i personaggi, seppur marionette, sono in grado di provare le stesse emozioni degli esseri umani, di provare gli stessi incantamenti. Tale concetto è esposto anche nel manifesto anteposto all'ingresso del teatro, dove viene raffigurato il quadro di Velasquez Las Maninas i cui personaggi sono riflessi in alcuni specchi. Il film è una riflessione sui rapporti fra l'apparire e l'essere, fra la vita e la morte, successivamente l'arte e la psicanalisi hanno profondamente coinvolto Coccioli. Inaspettatamente è stata la canzone Nel blu dipinto di blu una canzone nata da una grande intuizione di Franco Migliacci e Domenico Modugno cantante vissuto in età giovanile a San Pietro Vernotico paese d'origine di Coccioli. Volare rappresenta un inno alla vita. Un uomo sceglie di dipingersi le mani e la faccia di blu, proprio come nel quadro Le coup rouge di Chagall, e volare nel cielo infinito, in assoluta libertà, senza restringimenti razionali, limitazioni di ogni genere. La realtà scompare nell'appagamento spirituale più assoluto. Ma ecco che all'improvviso il sogno svanisce, la realtà ridiventa presenza oscura, ma per fortuna tutto di nuovo risplende guardando gli occhi della donna amata. Si può assaporare ancora la felicità. Scrive Massimo Emanuelli sono stato lieto di apportare un mio modesto contributo al lavoro di Coccioli, ho conosciuto poco Domenico Modugno lo incontrai per ragioni politiche e non giornalistiche o canore, era già stato colpito dell'ictus, ricordo le sue battaglie coi radicali alle quali partecipai anch'io nel mio piccolo, maestro ammirato non solo come cantante ma come corifeo di battaglie civili e democratiche. Ricordo la sua lotta in favore dei diritti degli handicappati e la sua promesse fatta nel 1988 (a quattro anni dall'ictus): "se il partito raggiungerà il quorum per non scomparire in Parlamento tornerò a cantare Volare in pubblico”, si esibisce in occasione del congresso del partito, mandando in visibilio tutti i presenti che al suo “Volare” fanno il coro “ooo”. A me vennero brividi, una sensazione indescrivibile che mi commosse, e mi commuove ancora ad anni di distanza, una delle emozioni più profonde della mia vita. Poi ricordo ancora una stupenda versione di Volare, ero dietro le quinte di Superclassifica Show programma ideato e condotto da uno dei miei maestri, Maurizio Seymandi. Ricordo una puntata con Massimo Boldi, con il quale sto ultimamente lavorando per la stesura di un libro, i migliori cantanti italiani passarono per il salotto di Seymandi: Fabrizio De Andrè, Lucio Dalla, Gianna Nannini, Vasco Rossi, I Dik Dik, Tony Esposito, Maurizio Fabrizio, Eugenio Finardi, Riccardo Fogli, Ivano Fossati, Dori Ghezzi, Milva, Claudia Mori, Banco del Mutuo Soccorso, Loredana Bertè, Angelo Branduardi, Rossana Casale, Patty Pravo, Ron, Enrico Ruggeri, Giuni Russo, Gianni Togni. Tutti insieme cantarono Nel blu dipinto di blu, Emozioni indescrivibili per chi, come Emanuelli, le ha vissute e viste live, figuriamoci per chi, come me, non era neanche nato. Ho avuto il privilegio di visionare in anteprima il volume di Coccioli e di leggere le parole di Emanuelli. e mi sono appagato in quel mixage di letteratura, cinema, musica, teatro, fotografia, pittura, cui fa riferimento Emanuelli. Vi invito a comprare il volume di Coccioli, non può mancare dalla vostra biblioteca. E con le braccia protese verso un cielo infinito, come in un volo d'infinito, così viene ricordato Domenico Modugno in volume che contamina le arti: musica, letteratura, cinema, teatro, pittura, fotografia.
VOLARE OMAGGIO A DOMENICO MODUGNO

Spettacolo teatrale con Gennaro Cannavacciuolo, regia di Marco Mete, musiche eseguite dal vivo da Marco Bucci (pianoforte), Claudia Della Gatta (violoncello), Andrea Tardioli (clarinetto – sax contralto)