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Claudio Villa

Claudio fondò l'emittente radiofonica Radio Lazio;  ,Villa fu ospite a Canale21, TeleNorba e ad altre emittenti locali private. Alla fine degli anni '70 diede vita a Radio Lazio, intervenne anche in una memorabile puntata di CARA BOLOGNA in onda su VideoBologna. A Claudio Villa venne dedicata una televisione di Taurianova (Reggio Calabria), TeleClaudioVilla, antenata dell'attuale Reggio Tv

Claudio Pica (così si chiamava all'anagrafe) nacque a Roma l'1 gennaio 1926, figlio di un calzolaio e di un’orlatrice, i suoi genitori si conobbero alla fabbrica Perugini dove lavoravano. Claudio nacque nel popolare quartiere di Trastevere. Dopo le scuole elementari si trasferisce con la famiglia in Via Ardeatina,  Claudio inizia a lavorare giovanissimo come acquaiolo, poi quindi fa il lift, il venditore di cocomeri e mille altri mestieri d’occasione. Assistendo ad uno spettacolo di burattini al Pincio dove l’aveva portato da bambino la madre, comincia a nascere in lui il desiderio del palcoscenico. Scopre presto una bellissima voce e per comprarsi un grammofono per ascoltare i dischi di Carlo Buti, vende un maiale che aveva estorto ad un vicino con uno stratagemma. Un giorno la madre che la mattina presto andava a pulire il glorioso cinema-teatro Ambra Jovinelli, parla col titolare del locale dicendo che suo figlio “ha na voce come n’usignolo”. Nel 1944 col nome di Claudio Villa debutta con Il cardellino, canzone molto in voga in quel momento, si fa poi conoscere in tutti i locali romani cantando brani di Alfredo Del Pelo e di Romolo Balzani. Ammalatosi nel 1945 di tubercolosi, non può cantare in voce piena e ricorre alla tecnica del falsetto, nel 1946 alla popolare festa de Noantri conosce il maestro Ferroni, ex direttore d’orchestra di caffè-concerto, che lo fa esordire in radio. Villa si afferma rapidamente cantando nelle sedi Rai di Roma e Milano cantando con le orchestre dei maestri Fragna, Ceragioli, Segurini Dal 1945 Claudio inizia ad esibirsi al Teatro Jovinelli di Roma, è il direttore di questo teatro a suggerirgli il nome d'arte di Claudio Villa.  L'esordio in radio avviene il 14 febbraio 1947 nel programma Successi italiani della canzone: 1946 con l’Orchestra diretta da Tito Petralia, alla radio Villa presenta i suoi primi successi: Serenata celeste, Borgo antico, Canzone dei sette mari. Nel 1947 incide il primo disco per la Parlophon, contenente Canzoncella e Serenatella dolce amara, cui seguono: Luci sull’Arno, Stornelli a dispetto, Canzone di nostalgia, Maria Cristina, Cuore napoletano, Serenata celeste, pescando nei repertori di Carlo Buti, Otello Boccaccini, Oscar Carboni e Luciano Taioli. Successivamente coglie una serie di successi discografici con: Vecchia Roma, Stornellando la Toscana, Lo stornello del marinaio, Calamita d’oro, Perché lasciasti Napoli, Tre fontane, L’amore sotto la luna, Rumba all’italiana, Qui sotto il cielo di Capri, Borgo antico, Rosso di sera, Strade romane, Perché non sognar, L’ultima serenata, Come è bello fa l’ammore quanno è sera, Prima amore, Sei stata tu, Venditrice di stornelli, Serenata sincera, e una serie di stornelli romaneschi. Alla fine del 1950 arriva la consacrazione con Luna rossa, fra il 1951 e il 1954 seguono successi come Rondine del Gesù, Cancello chiuso, Primo appuntamento, Madonnina della scogliera, Stornello a pungolo, Signorina Felicità, Letterina del soldato, Luna messaggera, Perdonami, Ma pechè malinconia, Fontana romana, Pasquale militare, Carrettino siciliano, Ma quando, Roma d’un tempo, Torna.

Invitato in America nel 1954 Villa, che grazie alla cocciutaggine e alla volontà ha vinto la malattia, spopola come cantante all’italiana, a New York il pubblico della Canergie Hall ne resta soggiogato. Nel 1955 approda al Festival di Sanremo portando in finale tutte e tre le canzoni presentate e anticipa l’era del play-back. L’ultima sera infatti, con la diretta eurovisiva con emittenti di tutto il mondo, il cantate è costretto a letto da una faringite e i telespettatori al suo posto vedono girare solo un disco. Qualcuno pensa ad una trovata pubblicitaria, o a una provocazione, di cui Villa poi sarà protagonista, Villa arriva comunque ai primi due posti con Buongiorno tristezza e Il torrente, cantate entrambe con Tullio Pane. Villa vincerà altre tre volte il Festival di Sanremo (a cui parteciperà tredici volte): 1957 (Corde della mia chitarra, 1962 (Addio Addio) e 1967 (Non pensare a me). In occasione dell’edizione del Festival di Sanremo 1957 Villa commette una clamorosa stecca, attaccato dalla stampa per la sua presunzione, la polemica più feroce divampa in seguito al suo “discorso del piedistallo” nel quale sostiene: “giunto alle più alte sfere della popolarità, ho provato a piegarmi dall’alto del piedistallo su cui mi hanno fatto assidere, ho voluto guardarmi intorno e guardare negli occhi di queste ragazzine romantiche che palpitavano davanti alle mie fotografie. Stabilire un contatto che riveli a tutti gli ammiratori che dietro questa voce c’è una persona che ama, soffre e lotta…” Di fronte a simili parole il settimanale Tv Sorrisi e Canzoni, allora (come oggi) il giornale più letto dagli italiani, intenta un “processo a Villa”. Il clamore è così grande che l’onorevole Bruno Spampanato rivolge sull’argomento un’interrogazione al Ministero delle Poste e delle Telecomunicazioni, Sorrisi scomoda anche Pierpaolo Pasolini che difende il cantante a spada tratta, mentre il referendum del giornale registra 68.212 innocentisti e 70.016 colpevolisti.

Claudio Villa ha partecipato anche ad alcune edizioni del Festival di Napoli e di Canzonissima: celebre la sua partecipazione al Festival di Napoli del 1956 dove presentò ben sette canzoni, ma dove non potè interpretare Guaglione, che poi vincerà quell’edizione, sarà la causa dell’abbandono di Villa della sua casa discografica.

Negli anni ’50 nascono centinaia di fans club di Villa, i suoi ammiratori gli mettono in testa la corona di “reuccio della canzone”, titolo con il quale i giornalisti lo definiscono con una punta di ironia. Come tutti i “grandi” della canzone italiana anche Villa ha avuto la sua esperienza cinematografica. Dire che, in questo senso, abbia “sfondato” è esagerato, si è difeso bene, interpretando ventisette film, e, tutto sommato, ha recitato meglio di tanti altri cantanti.  Fra i suoi film ricordiamo Sette spose per sette sorelle, Serenata amara (1957), Buongiorno primo amore (1957), La canzone del destino (1957), Vivendo cantando che male ti fo? (1957).

Nel 1963 Villa vince il festival di Napoli con Jamme ja, nel 1965 vince l’edizione di Canzonissima, intitolata Napoli contro tutti, con ‘O sole mio, nel 1967 vince ancora Canzonissima (intitolata Partitissima) con Granada, nello stesso anno nuova vittoria a Sanremo con Non pensare a me in coppia con Iva Zanicchi.  Fra gli altri successi canori di Villa extra Sanremo ricordiamo: Qui sotto il cielo di Capri; Tre fontane, Letterine del soldato, Piazza di Spagna, Perdonami, Giuramento, Un garofano rosso, A bocca chiusa, Perdono, Ma quando, L’eco del core, Buongiorno tristezza, Il torrente, Incantatella, Picciarella, Peppeniello ‘o trombettiere, Passione amara, Canzone stradaiola, L’hai voluto tu, Ti voglio come sei, Amor non amour my love, L’hai voluto tu, Zingarella tu non lo sai, Il pericolo numero uno, Serenatella sciuè sciuè, Usignolo, Corde della mia chitarra, Cancello tra le rose, Tipitoso, Fontamarina, Granada, Serenata per sedici bionde, Buongiorno Giuliana, Maria Cristina.   Villa dovette la sua fortuna al carattere, oltre che alla voce, abile manager di sé stesso fu il primo in Italia ad organizzare dei fan club all’americana, club che sorsero in ogni parte d’Italia. Villa si esibiva dappertutto: nei teatri, ma anche ai festival de L’Unità e alle feste patronali.  Vinse tutto quello che c’era da vincere: festival, dischi d’oro, maschere d’argento, trofei, medaglie, diplomi, e vendette milioni di dischi in tutto il mondo. Tournèe in tutto il mondo, memorabili quelle in Russia e in Giappone, Villa si è esibito da mattatore sui palcoscenici più disparati: dal Bolscioi a Sanremo, dalla Festa de Noantri a Canzonissima, da cui ha esaltato al massimo il suo ruolo di grande virtuoso della voce, è stato acclamato su tutti i palcoscenici del mondo, è stato un idolo in Cina, in Giappone, in Russia, nell’Europa dell’Est e in Sudamerica, alcune canzoni da lui interpretate sono diventate motivo di culto.

Dopo la vittoria di Domenico Modugno al Festival di Sanremo edizione 1958 per i melodici che avevano caratterizzato gli anni ‘50 comincia un periodo di crisi, molti interpreti melodici si ritirano o si eclissano, ma Villa resiste, baluardo della melodia italiana. Dopo il 1968, con la contestazione giovanile, allorquando i cantautori abbiano ormai eclissato gli interpreti puri, nonostante la stampa e i giovani lo attacchino, continua a difendere il suo diritto di cantare all’italiana, e cioè nel suo modo. Battagliero e orgoglioso, polemico, schietto, e coerente, il Reuccio, a differenza dei suoi colleghi melodici, continua a battersi sulla scena tenendo alto il vessillo della canzone melodica italiana, grazie al sostegno di centinaia di fan club sparsi in tutto il mondo, che lo accompagneranno per tutta la vita, e a un carattere estremamente battagliero che lo rende protagonista di innumerevoli polemiche e scontri durante le gare canore e i vari festival. Villa si sottopone a confronti e dibattiti con i giovani in televisione e in teatro, uscendone sempre a testa alta, forte del suo sincero, anche se discutibile, modo di essere. Nella seconda metà degli anni ’70 dopo essersi impegnato nelle fila del Pci, fonda intanto l’emittente privata Radio Lazio, dalla quale parla ogni domenica mattina al suo pubblico.

Nel 1982 vuole tornare al Festival di Sanremo, ma il patron Gianni Ravera non ci sente. Villa, convinto da Gigi Vesigna, allora direttore di Tv Sorrisi e Canzoni, Villa fa il gesto clamoroso di iscriversi nel girone di coloro che non accedono di diritto alla finale ma che devono avere i voti dalle giurie. “A Villa – ricorda Vesigna le sfide sono sempre piaciute. Ne parla con Ravera il quale è d’accordo. Peccato che tutta l’operazione, preceduta come era prevedibile da una grancassa di risonanza da parte dei media, finisca con il voto delle giurie che bocciano spietatamente il Reuccio. Il quale parla di P2, ma soprattutto non mi perdonerà mai quel suggerimento. Con Villa non riuscirò più a ricucire un rapporto decente. Eppure eravamo buoni amici da tanti e tanti anni”. Villa dopo l’eliminazione della sua Facciamo la pace da inizio alle sue furibonde liti con Ravera a suon di carte da bollo, urli, minacce, insulti e maledizioni. Villa si propone come organizzatore del Festival e accusa le giurie di essere vendute.   Nel dicembre 1986 Villa torna in Giappone per l’ennesima trionfale tournèe, al rientro in Italia ha appena il tempo per festeggiare il suo compleanno. Il 2 gennaio va a farsi visitare e viene ricoverato d’urgenza, trasportato a Padova muore in ospedale il 7 febbraio proprio mentre a Sanremo è in programma l’ultima serata del Festival. Quando arriva la notizia Pippo Baudo blocca per qualche minuto la manifestazione e chiede l’ultimo applauso per Claudio Villa, il pubblico dell’Ariston si alza ad applaudire, e tutta l’Italia si commosse, anche coloro che non avevano mai amato Villa, che è comunque uscito di scena da “reuccio”. Le spoglie del cantante furono trasportate a Roma al Museo delle tradizioni popolare romane di S.Egidio, nel cuore di Trastevere, migliaia di persone rendono omaggio al proprio idolo. Inizia subito la raccolta delle firme perché gli venga intitolata una strada nel quartiere dove è nato, il Comune di Roma si deciderà, dopo non poche polemiche, a dedicargli un tratto del LungoTevere. Nel corso della sua carriera Claudio Villa ha inciso circa 3000 canzoni ed ha venduto 45.000.000 di dischi in tutto il mondo.

 

80 VOGLIA DEGLI ’80

SI SPEGNE LA VOCE DI CLAUDIO VILLA

di Massimo Emanuelli

 

da L'OPINIONE DELLE LIBERTA' 7/2/2002

Il 2 gennaio 1987, al ritorno dall’ennesima tournèe in Giappone, Claudio Villa viene colto da un infarto. Viene operato a Padova, si spegne il 7 febbraio 1987 proprio mentre è in corso la finale del Festival di Sanremo, manifestazione che l’aveva visto per tanti anni protagonista.

Nato a Roma l’1 gennaio 1926, Claudio Pica, così si chiamava per l’anagrafe, era nato e cresciuto a Trastevere, la madre Ulpia faceva la lavandaia, e vendeva al capolinea del tram dolcetti fatti in casa, il padre Pietro era un ciabattino, poi acquaiolo.  La famiglia Villa abitava presso una zia, per guadagnare i primi soldi Villa aveva ereditato il mestiere del padre, andando a riempire i fiaschi all’Acqua Cetosa.  Aveva poi scoperto di avere una bella voce ed era stato ingaggiato dal glorioso Jovinelli nel 1944.  Mattatore incontrastato negli anni ’50 (vincitore di parecchie edizioni del Festival), il suo astro non era tramontato nemmeno dopo la vittoria di Domenico Modugno con Volare nel 1958, nonostante i tempi duri per i melodici, negli anni ’60 e ’70 Villa aveva resistito, baluardo della melodia italiana. Dopo il 1968, con la contestazione giovanile e con i cantautori che avevano eclissato gli interpreti puri, Claudio Villa continuò a difendere il suo diritto di cantare all’italiana. Battagliero e orgoglioso, polemico, schietto e coerente, negli anni ’80 il Reuccio aveva continuato a battersi. Nel 1982 Villa vuole torna a cantare a Sanremo ma il patron Gianni Ravera non ci sente. Villa, convinto da Gigi Vesigna, allora direttore di Tv Sorrisi e Canzoni, fa il gesto clamoroso di iscriversi nel girone di coloro che non accedono di diritto alla finale ma che devono avere i voti dalle giurie. “A Villa – ricorda Vesigna – le sfide sono sempre piaciute. Ne parla con Ravera il quale è d’accordo. Peccato che tutta l’operazione, preceduta come era prevedibile da una grancassa di risonanza da parte dei media, finisca con il voto delle giurie che bocciano spietatamente il Reuccio. Il quale parla di P2, ma soprattutto non mi perdonerà mai quel suggerimento. Con Villa non riuscirò più a ricucire un rapporto decente. Eppure eravamo buoni amici da tanti e tanti anni”. Villa dopo l’eliminazione della sua Facciamo la pace da inizio alle sue furibonde liti con Ravera a suon di carte da bollo, urli, minacce, insulti e maledizioni. Villa si propone come organizzatore del Festival e accusa le giurie di essere vendute.

Nel dicembre 1986 tornato in Giappone per l’ennesima trionfale tournèe, al rientro in Italia ha appena il tempo per festeggiare il suo compleanno. Il 2 gennaio va a farsi visitare e viene ricoverato d’urgenza, trasportato a Padova muore in ospedale il 7 febbraio proprio mentre a Sanremo è in programma l’ultima serata del Festival. Quando arriva la notizia sono le 23,10:  Pippo Baudo anticipando i tg della notte, blocca per qualche minuto la manifestazione e chiede l’ultimo applauso per Claudio Villa, il pubblico dell’Ariston si alza ad applaudire, e tutta l’Italia si commosse, anche coloro che non avevano mai amato Villa, che è comunque uscito di scena da “reuccio”. Le spoglie del cantante furono trasportate a Roma al Museo delle tradizioni popolare romane di S.Egidio, nel cuore di Trastevere, migliaia di persone rendono omaggio al proprio idolo. Inizia subito la raccolta delle firme perché gli venga intitolata una strada nel quartiere dove è nato, il Comune di Roma si deciderà, dopo non poche polemiche, a dedicargli un tratto del Lungo Tevere. Nel corso della sua carriera Claudio Villa ha inciso circa 3000 canzoni ed ha venduto 45.000.000 di dischi in tutto il mondo, come tutti i grandi amatissimo o odiatissimo, la verità su di lui l’ha scritta  Pippo Baudo: “comunque è certo, comunque la si pensi su di lui, Claudio Villa non ha fatto nulla per accattivarsi simpatie… non è stato capace di altri atteggiamenti o sentimenti che non sia quelli dotati da un’assoluta sincerità, per cui non ci sono mezzi termini:  o lo si ama o lo si odia, ed è forse questo il destino dei veri protagonisti”.

Nel 1987, dopo ottantadue anni di speranze e delusioni finalmente la squadra di calcio di Napoli può cucire lo scudetto sulle sue maglie. I tifosi danno sfogo alla loro felicità organizzando sia a Napoli che in altre città italiane, festeggiamenti pieni di folcklore e fantasia. L’eroe più acclamato è il fuoriclasse argentino Diego Armando Maradona, considerato da molti il vero artefice dello scudetto. Ma il merito va anche, oltre all’allenatore Bianchi e ai giocatori, al presidente della squadra Corrado Ferlaino e al general manager Italo Allodi. Il titolo di campione d’Italia non esalta solo i fans anonimi, ma anche quelli eccellenti, da Renzo Arbore a Marisa Laurito, da Luciano De Crescenzo a Sofia Loren, che si fa fotografare vestita da supertifosa.  Ormai grande squadra il Napoli giocherà anche un ottimo inizio del campionato 1987-88.  Verrà invece eliminato fin dal primo turno nella prestigiosa coppa europea dei Campioni ad opera dell’agguerrita squadra del Real Madrid. Il confronto in Spagna, disputato il 16 settembre, si conclude infatti con una sconfitta per 0 a 2, mentre in occasione dell’incontro di ritorno (giocato il 30 settembre) i ragazzi di Bianchi e di Maradona non riescono ad andare più in la di un deludente e inutile pareggio: 1 a 1.   A Montecitorio esordisce come parlamentare Ilona Staller, più nota come Cicciolina fra gli amanti del genere porno, da lei definiti “il popolo dei Cicciolini”.  Nata 35 anni fa in Romania, e divenuta italiana sposando l’agente di viaggi Salvatore Merci, conosciuto negli anni ’70, la Staller è stata eletta alla Camera dei Deputati con 38.571 voti di preferenza.  E’ la prima volta, nella storia della democrazia di ogni tempo e paese, che una pornodiva entra in parlamento. L’evento richiama a Roma i giornalisti e le telecamere di mezzo mondo. “Secondo me – spiega la neodeputata – è un reato che Ciccolino Gorbaciov e Cicciolino Regan spendano tanti soldi invece di trovare un rimedio contro il cancro e l’Aids. Io mi batterò per l’abrogazione dell’articolo 528 del Codice Penale, sul comune senso del pudore, che non ha ragione di esistere. Bisogna essere sessualmente liberi, perché dalla repressione sessuale nasce la violenza”.