Bruno Lauzi
L’OSCURATO DALLA RAI FU PIONIERE A TELEBIELLA
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Bruno Lauzi venne per un certo periodo venne “oscurato” dalla Rai a causa dei
testi di alcune sue canzoni, ritenute “scabrose”, si esibì allora a
Telebiella,
la prima emittente televisiva privata italiana, fondata da Peppo Sacchi, dove fu
spesso ospite. Nel 1978 presentò su TeleMilano58
il programma musicale EDIZIONE STRAORDINARIA condotto da Bruno Lauzi
nel quale intervistava alcuni suoi colleghi cantautori. Lauzi si riappacificò con la Rai componendo un’innocua canzone per
bambini che ebbe un grandissimo successo, La tartaruga, nel 2004 ha scritto e
cantato Ne abbiamo fatta di strada, sigla di 50 Storia della televisione
italiana, programma rievocativo condotto da Pippo Baudo.
Bruno Lauzi nasce a L’Asmara, Eritrea, l’8 agosto 1937, ligure di adozione,
è fra i cantanti della “scuola genovese” dei primi anni ’60. Nel 1953 inizia a
suonare il banjo nel complesso, la Jelly Roll Morton Boys Jazz Band, del quale
cantante è Luigi Tenco. A differenza di Umberto Bindi e di Gino Paoli, Bruno
Lauzi negli anni ’60 non conquista mai una vasta popolarità pur avendo una voce
gradevole e pezzi validi. Colto, curioso e appassionato di poesia (Lorca, Pasternack, Pound, Neruda, Borges), ma anche di arti “minori” (colleziona
fumetti e illustrazioni d’epoca), nel 1964 esce il suo primo successo,
Ritornerai, nel 1965 partecipa senza fortuna al Festival di Sanremo con con Il
tuo amore, brano che ottiene però il premio della critica discografica, nello
stesso anno vince il Festival delle Rose con Ti ruberò. Il primo Lauzi è poetico
e cabarettista allo stesso tempo, non a caso il suo primo album, uscito nel 1965
si intitola Bruno Lauzi al cabaret che contiene fra pezzi come Margherita, Il
poeta (considerata il manifesto musicale della scuola genovese), ‘O frigideiro
(parodia del samba in dialetto genovese), sono apprezzati da una nicchia di
pubblico. Nel 1967 è in tour per tre mesi con Mina in America Latina, esce il 33
giri Ti ruberò, cui seguono I miei giorni (1967), Cara (1968), Kabaret 2 (1969),
Bruno Lauzi (1970). Nel 1969 vince il Premio Nazionale del paroliere, e nel 1970
quello di Venezia, per le traduzione di Le meteque interpretata da Georges
Muoustaki e Que je t’aime interpretata da Jonny Halliday. Nel 1970 lascia la
Ariston e si affida alla Numero Uno di Battisti, scrive con Roberto Carlos il
brano L’appuntamento portata al successo da Ornella Vanoni, e porta al successo
Mary oh Mary di Battisti-Mogol che per la prima volta lo porta in classifica.
Nel 1971 porta al successo Amore caro amore bello sempre di Mogol e Battisti, ed
ottiene il più grosso successo della sua carriera. Negli anni ‘70 scrive per
Enzo Jannacci (Ragazzo padre), per
Mino Reitano (Cento colpi alla tua porta), Piero
Focaccia (Permette signora ) e Mia Martini (Piccolo uomo). Nel 1973 presenta
L’Aquila, sempre di Battisti-Mogol. Gli album della prima metà degli anni ’70 si
intitolano: Amore caro amore be
llo (1971), Il teatro di Bruno Lauzi (1972),
Simon (album con canzoni di Paul Simon del 1973), Lauzi oggi (1974), Genova per
noi (1975). Alcune sue canzoni sono però ritenute “scabrose” dalla commissione
censura della Rai, Lauzi le presenta quindi a Telebiella,, e interverrà spesso
alle trasmissioni dell’emittente di Peppo Sacchi.
Il 1975 è un anno prolifico: incide l’album Quella gente la, spopola in Rai, ma
con un’innocua canzone per bambini La tartaruga sigla televisiva di Canzonissima,
e con l’album Jonny bassotto, virgola, la tartaruga e altre storie. Lauzi
intuisce le potenzialità di Paolo Conte e propone le sue Genova per noi e Onda
su onda. Nel 1976 ha sucesso con Un uomo che ti ama di Mogol-Battisti, pubblica
l’album Persone (1977), cui seguono: Alla grande (1978), Amici miei (q disc,
1981), Palla al centro (1983), Piccolo grande uomo (1985), Back to jazz (1985),
Ora! (1987), La musica del mondo (1988), Inventario latino (1989). Nel 1989
scrive con Maurizio Fabrizio la splendida Almeno tu nell’universo, lanciata da
Mia Martini. All’inizio degli anni ’90 pubblica l’album Palla al centro, cui
seguono: Il dorso della balena (1992), Dieci belle canzoni d’amore (1994), Una
vita in musica (1995), Omaggio alla città di Genova (2001), Napoli@World Song
(2001), Omaggio a Piemonte (2002). Lauzi (che ha anche pubblicato due libri di
poesie, I mari interni e Riapprodi) negli ultimi anni continua ad esibirsi in
concerti per “nostalgici”, la sua canzone Certe cose si fanno viene giudicata la
miglior canzone dell’album di Mina Veleno, Franco Battiato nell’album Fleurs 3
ha riproposto due vecchie canzoni di Lauzi: Ritornerai e Se tu sapessi. Nel 2003
è testimonial di una campagna contro il morbo di Parkinson, ritorna in
televisione su Rete4 ne I ragazzi irresistibili, sempre nel 2003 interpreta Ne
abbiamo fatta di strada, sigla di 50 Storia della televisione italiana,
programma rievocativo condotto da Pippo Baudo. Sempre nel 2003 esce Fra cielo e
mare: la Liguria dei poeti, un omaggio alla cultura genovese e ligure che oltre
a riproporre alcuni dei più importannti brani della scuola della canzone
d’autore genovese ricalcando uno stile a lui ormai caro, alterna alle musiche
poesie di poeti liguri recitate da importanti personaggi della vita pubblica
genovese e dai poeti stessi. Ancora del 2003 è l’album Nostaljazz. Lauzi è un
grande artista, ma non è mai stato riconosciuto dalla critica, perché non
esponente di sinistra, probablimente il non essere comunista costituisce per la
critica (nella quasi totalità comunista) un non merito artistico, e pertanto
Lauzi non è stato mai troppo preso in considerazione. Lauzi “reo”, a suo tempo,
di avere accusato il cantautorato italiano di un eccessivo appiattimento su
posizioni filocomuniste.
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LA SCOMPARSA DI LAUZI, AUTORE DI CANZONI MEMORABILI
PICCOLO GRANDE BRUNO
di Gigi Vesigna
La sua statura fisica era bassa, quella
artistica e umana altissima. Innamorato del jazz, scrisse molti capolavori. E
combatté con tenacia per la vita dei malati come lui.
«Dimmi almeno il nome di tre
funghi…». Io cominciavo con ovulo, porcino... e poi mi arenavo. «Ho capito che
di funghi non ne sai niente, parliamo di musica». La gag con Bruno Lauzi,
appassionato di funghi, si ripeteva ogni volta che lo incontravo, ma io mi
guardavo bene dall’imparare altri nomi, perché allora di musica non si sarebbe
parlato più.
Caro Bruno, il più anomalo dei cantautori,
l’unico davvero intonato (una volta lo scrissi e lui mi telefonò fingendosi
indignato: «E adesso che cosa diranno Gino e Umberto?» (Paoli e Bindi). La
statura non era il suo forte e diceva sempre che le sue due mani messe insieme
non ne facevano una di Morandi, ma artisticamente e umanamente era un grande.
Non scorbutico come De André, non umorale come Paoli, non introverso come Tenco.
«Già», osservò una volta, «tutti voi che scrivete della scuola genovese, magari prima informatevi: io sono nato ad Asmara, Gino è di Monfalcone, Luigi è di Alessandria. Solo Bindi e De André sono nati a Genova: Umberto, che era del ’32, e Fabrizio del ’40, erano i nostri antipodi e in mezzo c’eravamo noi, Gino del ’34, Luigi del ’38 e io del ’37».
Già, la cosiddetta "scuola" della città della Lanterna, che da Genova prese il via e diede uno scossone alla musica di quei tempi, dominata da melodie spesso sdolcinate, che non lasciavano traccia. La verità è che quei "ragazzi del Trenta" amavano tutti il jazz. Lauzi, che s’era trasferito a Genova perché il padre imprenditore in Africa aveva preferito tornare a casa, prevedendo turbolenze politiche, frequentava il ginnasio "Andrea Doria" e il suo compagno di banco era Luigi Tenco: amavano entrambi i film musicali americani e il jazz.

Bruno Lauzi in
un’immagine recente
(foto Ansa/La
Presse).
La canzone del pendolare
«Non potendo produrre un film», raccontava Bruno, «nel ’53 formammo una band, la "Jelly Roll Morton Boys Jazz club" in onore del grande pianista». Poi avviene un momentaneo distacco. Bruno va con la famiglia a Varese e si guadagna la "paghetta" correggendo le bozze dei primi libri di Piero Chiara, quindi si iscrive alla facoltà di Legge alla Statale di Milano, che lascerà a due esami dalla laurea, per seguire il richiamo della musica. Bruno scopre la canzone francese, Brassens, Aznavour, Brel che traduce, ma imparando il francese da autodidatta, poiché nel frattempo s’è diplomato in inglese alla Scuola interpreti di Milano che raggiunge ogni giorno sul treno con i pendolari; a quei viaggi si ispira per il suo primo successo, La donna del sud. Poi arriva quello che è considerato il suo capolavoro, Il poeta. Memorabile. Chi non ricorda quei versi così veri, così ispirati: «Alla sera al caffè con gli amici si parlava di donne e motori, si diceva: son gioie e dolori. Lui piangeva e parlava di te»?
Si tiene lontano dalla politica scrivendo nel ’77: «Io canterò politico quando voi starete zitti e tutti i vostri slogan saranno ormai sconfitti». Molti colleghi schierati lo criticano, ma Edoardo Bennato e Roberto Vecchioni riconoscono di essere stati "inventati" dalla politica. Peccato che Roberto, incaricato di curare la sezione "canzone d’autore" per la Treccani, si sia visto "tagliare" proprio quanto aveva scritto su Lauzi.
Un giorno, nel ’73, Bruno mi dice: «Sai che il mio avvocato mi ha fatto sentire una canzone bellissima, voleva darla a Celentano ma l’ho convinto: io la incido e contemporaneamente lo fai anche tu». Così avviene: la canzone è Onda su onda e l’avvocato si chiama Paolo Conte, uno dei più grandi cantautori, che di Lauzi dice: «È stato il migliore ambasciatore della mia musica».
Testimonial contro il Parkinson
Intanto Bruno si innamora della musica sudamericana, conosce Toquinho, Vinicius de Moraes; scrive O frigideiro, che sembra portoghese ma invece è puro dialetto genovese. Lauzi è inesauribile ma si mantiene fuori dallo star system; eppure quando vado al suo matrimonio a Milano c’è una ressa di fotografi. Del resto, lui è quello di Ritornerai, dell’Appuntamento di Ornella Vanoni, di Piccolo uomo di Mia Martini, quello che al culmine del successo, nell’85, incide Back to jazz (Ritorno al jazz) e Paolo Conte va a suonare il vibrafono con lui.
Colpito
dal morbo di Parkinson, diventa testimonial dell’Aip, l’Associazione italiana
Parkinson, ma non rinuncia mai al suo senso dell’umorismo. Quello che gli ha
permesso di far sorridere grandi e bambini con canzoni come Johnny Bassotto
e La tartaruga e di lasciarci il suo "non romanzo" (Bompiani, 2005),
intitolato Il caso del pompelmo levigato, scritto vent’anni prima. Si
tratta di un "trattato umoristico sul libero arbitrio e altre arbitrarietà".
Leggendolo, ci scommetto, sorridono anche lassù, dove è arrivato trasportato dal
vento. Altri avrebbero scelto l’auto, ma Bruno la patente non l’ha mai voluta
prendere.