Aldo Aniasi
IL PARTIGIANO, IL SINDACO, MA ANCHE L'UOMO TELEVISIVO
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Aldo Aniasi, deceduto il 27 agosto
2005 nella “sua Milano”, è stato un grandissimo
politico, sindaco, deputato, e per me è stato un grandissimo amico. Ci tengo a
ricordarlo in questo sito, anche perché Aniasi è stato un uomo di televisione.
Già nel 1976 intervenne su alcune emittenti via cavo e sulle prime emittenti via
etere in occasione della campagna elettorale, esperienze che ripetè nel 1979. A
TeleAltoMilanese condusse A tu per tu col sindaco, intervenne poi a
TeleMontepenice, Antenna 3 Lombardia (nell’ambito di un programma condotto da
Enzo Tortora), a
Top 43 di Pavia, a
Telemilano 58
e a Telereporter. E’ stato fra i
primi, se non il primo, politico italiano a capire l’importanza delle campagne
elettorali televisive, ma non si sarebbe mai messo a cantare e a fare il buffone
come fanno quasi tutti i politici della seconda Repubblica (di destra e di
sinistra), era un uomo di un’altra generazione, ma proiettato verso il futuro.
Attento lettore di internet, patito di radio e tv di qualità, fin dagli anni ’60
ideò un ufficio stampa, non so se chiamava già così, a Palazzo Marino. Dopo un
mio ricordo personale pubblico un’intervista effettuata nel 1985 da Chantal Dubais ad Aldo Aniasi, allora relatore della Commissione Interni per la legge
sulla riforma radiotelevisiva. Prossimamente pubblicheremo altro materiale
inerente Aldo Aniasi e le tv locali.
C’eravamo incontrati poco prima delle vacanze, gli avevo consegnato un libro
sulla Resistenza, c’eravamo poi risentiti telefonicamente verso fine luglio,
avevamo parlato del libro da presentare a settembre, di un’intervista che avrei
dovuto fargli sulla Milano della ricostruzione, dei suoi interventi nelle tv
private di Milano e Pavia in occasione della campagna elettorale del 1979. Mi
aveva detto che a settembre mi avrebbe fornito dei ricordi su quelle emittenti,
che avrebbe cercato le videocassette. Avevamo anche progettato una serie di
incontri nelle scuole con i miei studenti per spiegare loro la Resistenza,
simili dibattiti ne avevamo fatti in passato assieme. Era come sempre, in forma,
battagliero, con una grande voglia di fare. Stava organizzando per la fine di
settembre una serata per ricordare Francesco De Martino.
Io ed Iso c’eravamo anche trovati d’accordo, discutendo di politica,
intravedendo in Carlo Fontana, il candidato sindaco ottimale per una sinistra
post-comunista che si sta sforzando di essere riformista ma che ha ancora molta
strada da percorrere. In questi anni Aniasi aveva scelto di militare nei Ds,
scelta non condivisa da me e da altri socialisti, ma, per quanto mi riguarda,
sempre rispettata. I contatti umani e culturali li avevamo sempre tenuti, non
erano mai venuti meno, e, bonariamente, e con la sua solita ironia, mi diceva:
“sei un amico, un amico un po’ reazionario, ma un amico”. Eppure mai, come in
quest’ultimo anno, ho capito come ancora una volta avesse ragione Iso: forse una
figura storica del socialismo milanese ed italiano era più utile all’interno dei
Ds che nello Sdi, Aniasi all’interno dei Ds avrebbe contribuito ad accelerare il
cambiamento dell’ex partito comunista, cosa che indubbiamente ha fatto. Il
militare in una formazione socialista collocata nel centro-destra non è mai
stato nei pensieri di Aniasi, sarebbe stato rinnegare la propria storia, e Iso
questo non l’avrebbe mai fatto. Iso, pur essendo, per sua stessa ammissione,
uomo di parte, partigiano, sapeva distinguere benissimo fra gli ex compagni che
hanno fatto certe scelte per costrinzione o per convinzione, da quelli che le
hanno invece fatte per opportunismo.
Quando in televisione hanno pronunciato il suo nome in quel frammento di secondo
ho pensato: “ecco Aniasi sta intervenendo per criticare qualche posizione
revisionista su piazzale Loreto, o qualche infelice sortita di un neofita della
seconda Repubblica”, del resto già il 17 agosto era intervenuto con una propria
dichiarazione al Corriere della Sera. Invece ho appreso purtroppo la notizia
della sua morte. Inizialmente non ci ho creduto, non poteva essere possibile,
l’avevo lasciato in forma, e poi, chissà perché, mi ero illuso che fosse
immortale, me lo immaginavo centenne pronto ad intervenire come aveva sempre
fatto. Benedetto Croce durante il ventennio disse: “in questa Italia che è
diventata ormai una prigione solo due voci si levano: quella del Papa e la mia”.
Ebbene io ho sempre avuto l’impressione che in questa Italia della seconda
Repubblica, che non è una prigione ma che è molto omologata, carente di valori e
di ideali, la voce di Aniasi si è sempre levata. Una voce scomoda, ma veritiera.
I ricordi che mi tornano alla memoria sono molti, ricordo di quando da bambino,
alle scuole elementari ricevetti un premio dal Comune di Milano per un tema, a
premiarmi fu proprio Iso. Anni dopo militai nel P.S.I. e mi ritrovai nella
gloriosa sezione di Porta Magenta, la più aniasiana di Milano. Anche se sono di
un’altra generazione, e se ero di un’altra corrente, il rapporto con Aniasi e i
suoi partigiani presenti in sezione fu ottimale. Mi ero appena laureato con una
tesi storica e con Aniasi e i compagni parlavamo molto della storia del partito.
Alla sezione Magenta e al Circolo Il Caffè, nonché al Circolo De Amicis, si
faceva cultura, e posso con orgoglio dire di avere imparato tantissimo (ero
giovanissimo e la frequentazione di persone di venti, quaranta, cinquanta anni
più di me mi ha fatto crescere). Quando oggi, forse esagerando nell’adirarmi e
nell’indignarmi, vedo l’idiozia e la bassezza culturale e professionale di
politici, insegnanti, funzionari pubblici, giornalisti ecc. lo faccio perché
avendo conosciuto grandissimi politici, giornalisti, funzionari pubblici,
insegnanti, docenti universitari, e vedendo molti degli attuali, che ricoprono
tali cariche non per meriti professionali ma per nepotismo e rapporti
clientelari, mi tremano le vene e i polsi. Io, a differenza di molti neofiti di
oggi, presenti in tutti campi, ascoltavo, apprendevo, ammiravo i maestri, che
scendevano in sezione con il bastone e che se noi giovani aprivamo bocca per
dire qualcosa ci agitavano contro il bastone. Se dopo i trent’anni ho iniziato a
parlare, anche troppo, è proprio perché dopo avere ascoltato, e spero appreso,
da tali maestri, qualcosa da dire credo di averla. E così quando ascolto i
discorsi faziosi di elettori di destra o di sinistra, che non hanno conosciuto
(né di nome né di persona) i grandi personaggi che la nostra città ha avuto, e
che credono di essere i depositari di un credo assoluto vedendo nei loro leader
e capi partito, indipendentemente dagli schieramenti, degli Dei, non posso che
scuotere la testa.
Alla sezione di Porta Magenta e al Circolo Il Caffè, che ho anche presieduto, si
parlava di Turati, di Bissolati, ma anche di Serrati, di tutte gli esponenti del
massimalismo e del riformismo. Ero allora troppo giovane ed ho conosciuto solo
studiando sui libri di storia molti personaggi della generazione resistenziale,
se a volte mi è parso di averli conosciuti di persona è grazie ad Iso che, con i
suoi racconti e le sue testimonianze, me li ha resi famigliari ed amici. Altri
esponenti storici del Psi li ho incrociati, conosciuti per poco tempo poiché
sono mancati: Nenni, Saragat, Craxi, De Martino, Mancini, Riccardo Lombardi,
grandi figure storiche del socialismo italiano, li ho solo incrociati, visti
poche volte, solo con Aniasi (e col suo successore Paolo Pillitteri, che fra
l’altro fu proprio Aniasi a volere come assessore) ho avuto un rapporto
famigliare, di amicizia. Con il 1993 è mancato il P.S.I., tutti abbiamo vissuto
il dramma della diaspora, e il mio rifugio fu proprio da Iso, al De Amicis,
portando avanti un discorso culturale, si perché l’amore per la cultura era
un’altra grande dote di Aniasi. Allorquando egli aderì ai Ds non me la sentii di
condividere tale scelta; fra il 1998 e il 1999, per un anno intero, mi incontrai
una volta alla settimana con Aniasi per ricostruire la storia dei sindaci di
Milano, Iso ricordava tutto e tutti, sempre lucido, sempre disponibile. Iniziai
quindi a conoscere meglio, proprio grazie ad Aniasi, Greppi, Ferrari, Cassinis,
Bucalossi, Elio Vittorini, Virginio Brocchi, e tanti altri esponenti del
riformismo milanese.
Io credo che proprio in quel periodo l’amicizia fra me ed Aniasi si è
consolidata. Di una cosa credo potrò essere orgoglioso per tutta la vita: Aniasi
mi prendeva bonariamente in giro, io, sempre bonariamente facevo lo stesso con
lui. Alcuni compagni mi hanno detto che tale rapporto lo manteneva soltanto con
gli amici di lunga data, che lui teneva molto in considerazione. Aniasi è sempre
stato cordiale anche con la mia giovane moglie che, affettuosamente, chiamava
“bambina”. Ricordo ancora che allorquando mi trovai ad insegnare all’Istituto
Tecnico Carlo Cattaneo, dove Iso era stato studente, diedi subito la notizia ad
Iso, e lui, che aveva sempre capito la mia indole libertaria che non si adatta a
nessun tipo di totalitarismo (di destra o di sinistra) mi disse: “in un ambiente
simile ti troverai senz’altro bene”, e così è stato.
Molti altri ancora sono i ricordi personali che ho del grande Iso, sui ricordi
di Aniasi pubblico amministratore sono già state scritte belle pagine in questi
giorni. Con Aniasi se ne è andata un pezzo di storia del Psi, di Milano e
dell’Italia, era forse l’ultimo socialista milanese ad avere vissuto la stagione
resistenziale, la sua figura storica è indubbiamente paragonabile a quelle di
Giuseppe Saragat, di Pietro Nenni, di Bettino Craxi e di tanti altri
protagonisti dell’immediato dopoguerra milanese ed italiano. Pietro Nenni,
Giuseppe Saragat, Bettino Craxi, come ho già scritto, li ho conosciuti, ma non
posso dire di avere avuto con loro una frequentazione assidua e costante come
l’ho avuta con Iso. Non so quanti socialisti, ovunque abbiano trovato riparo, si
siano illusi, in questi drammatici ultimi dodici anni, di ricostituire un
partito socialista autonomo e unitario, in cuor mio ho sempre avuto questo
sogno, oggi non sia più possibile, con la morte di Aniasi è morto anche il
Partito Socialista Italiano. Mi è molto difficile immaginare la sua mancanza il
prossimo 12 dicembre, il prossimo 25 aprile, per me è come se fosse ancora vivo,
eppure purtroppo se ne è andato l’ultimo grande vecchio del socialismo italiano.
Ciao Iso, ora e sempre: Resistenza!