RADIO LIBERE, MA LIBERE VERAMENTE
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di Massimo Emanuelli
E’ uscito per i tipi delle edizioni
Melatempora il libro di Mauro Orrico, Radio
libere - ma libere veramente,
volume che consigliamo ai lettori del nostro sito. Si
tratta di un viaggio nella storia delle radio libere, indipendenti, di
movimento, ed è uscito in concomitanza del trentennale della mitica
Radio Alice. Dalle prime
emittenti private politicizzate (oltre a Radio Alice, si passa per
Radio Sherwood di Padova, Radio Onda Rossa di
Roma, ControRadio di Firenze) fino alle web radio di oggi.
Il libro è diviso in due parti: nella prima parte possiamo trovare la storia di alcune radio, nella seconda parte vi è un’ampia sezione (LE RADIO LIBERE OGGI IN ITALIA)
Nell’introduzione viene fornito un quadro degli eventi storici che accadevano fra la fine del 1975 e l’inizio del 1976, allorquando nacquero le prime emittenti libere: la morte di Francisco Franco a Madrid e la fine dell’ultima dittatura dell’Europa Occidentale, lo storico successo del Pci alle elezioni regionali, l’assegnazione del premio Nobel per la letteratura ad Eugenio Montale, l’assassinio di Pier Paolo Pasolini. “Nei quartieri di Milano, Roma, Bologna, Firenze, si consumava ormai – ricorda Orrico – una guerra invisibile, quotidiana, continuamente aggiornata da un bollettino di morti e di dolore. Erano gli anni di piombo; la strategia del terrore aveva colpito nel segno, entrando nelle case degli italiani, tra gli show del sabato sera, i pantaloni a zampa d’elefante, i cantautori anarchici, e il TUCA TUCA di Raffaella Carrà”. Ma proprio in quegli anni – prosegue Orrico – migliaia di ragazzi e ragazze entravano nelle cucine e nelle camere da letto degli italiani, animati dalla ricerca di un futuro di gioco e di libertà. Lo spirito di partecipazione che soffiava ancora forte nonostante tutto, l’esigenza di svecchiare e democratizzare la radio, ossia l’unico strumento di comunicazione in grado di arrivare a tutti, gettavano i germi per la nascita di un fenomeno che di li a poco sarebbe esploso ed avrebbe cambiato la società, per sempre. In pochi mesi, fra la fine del 1975 e i primi del 1976, centinaia di radio libere occupavano l’etere, penetrando nel cuore più profondo dell’Italia delle censure e del potere democristiano. Alla fine del 1975, le radio libere erano più di 150, due anni dopo, alla fine del 1976, le radio erano 1500. Nel frattempo la storica sentenza della Corte Costituzionale ne riconosceva la legittimità ad esistere in ambito locale, nel 1979 le radio libere saranno 2600!. Decine e poi centinaia di emittenti “ribelli” entravano ormai, quotidianamente, nella vita degli italiani, squarciando il muro del silenzio e spalancando gli occhi dei radioascoltatori su un nuovo mondo di infinite prospettive.
Dopo avere parlato di Radio Atlanta, Radio Caroline e Radio Luxembourg, Orrico ricorda i primi esperimenti di radio libere citando Radio Parma, Radio Sicilia Libera, Radio Bologna, Radio Milano International, anche se dimentica Radio Valle Camonica, Radio Milano Palmanova, Radio Potenza Centrale, Radio Mach Five ed altre emittenti libere della prima ora. Il libro ha infatti un unico limite: con la definizione di “radio libere” Orrico intende soltanto le radio comunitarie e fra di esse cita (in maniera esaustiva) le radio di movimento della sinistra e trascura (forse volutamente) le emittenti locali più “commerciali” (libere anch’esse e forse proprio per questa ragione hanno chiuso i battenti o sopravvivono oggi, pur fra mille cambi di editori, a stenti). Orrico tralascia anche le radio cattoliche ed altri tipi di radio.
“Nel libro mi occupa quasi esclusivamente di radio comunitarie – così ci ha scritto Orrico – di radio di movimento, legate diciamo alle varie anime della sinistra, perché sono quelle che hanno fatto la storia della radiofonia libera, indipendente, soprattutto dall’omologazione culturale e dalla falsa informazione proposta dai grandi media; il sottotitolo del libro, MA LIBERE VERAMENTE, basta a giustificare la selezione che ho fatto… Le radio di destra sono state una realtà talmente marginale che non ha influito assolutamente sul costume degli italiani e sulla storia della radiofonia, a differenza di quelle schierate più o meno della parte opposta. Tuttavia nel libro ho scritto di Radio Beckwick che una radio valdese, e di Radio Onde Furlane che si occupa delle minoranze linguistiche in Friuli. Le radio cattoliche non sono state citate poiché a mio avviso sono l’opposto del concetto di radio libere di movimento, per ovvi motivi. Comunque il mio non è un saggio sulla radio o sulle radio locali, ma su un determinato tipo di radio, diciamo più politiche, diverse”.
Orrico fa quindi fa soltanto qualche citazione di un paio di emittenti “commerciali” scrivendo, forse con un disprezzo, a nostro parere ingiustificato, “l’etere fu invaso da emittenti che trasmettevano messaggi d’amore, come comunicati politici, poesie, come saluti ad amici e parenti, ricette, racconti, corsi di yoga e musica. Tanta nuova, nuovissima musica”. L’autore fa un’unica eccezione dedicando una pagina a Punto Radio, l’emittente fondata da Vasco Rossi, ma confonde però Radio Milano International come “la prima grande emittente italiana trasformata nel 1986 in una syndacation” quando invece fu Radio 105 la prima emittente italiana a trasformarsi in network (e non in una syndacation). Completamente trascurate le radio “commerciali” nazionali e locali degli anni ’80, solo una piccola citazione per Rtl 102,5 e per Radio Dee Jay. Comunque Orrico ammette sullo stesso libro “probabilmente mancheranno alcune radio, ma non me ne vogliano: le radio libere sono come i fiori, a volte appassiscono prima del previsto per poi rinascere altrove e magari vivere anni, molti anni, segnando i destini di chi le ha viste nascere, crescere e, a volte, morire.”
RADIO LIBERE, MA LIBERE VERAMENTE è comunque un volume la cui lettura consigliamo a tutti gli amici del nostro sito, parla in maniera approfondita di tutte le radio storiche ed attuali di sinistra, fondamentali, ma non uniche, a parere nostro, nella storia della libera emittenza. Per i giornalisti (e per i lettori) di un sito come il nostro, aperto a tutte le radio e le tv private, da quelle dell’estrema sinistra, a quelle dell’estrema destra, a quelle religiose, a quelle cattoliche, il libro di Orrico è di fondamentale importanza per la conoscenza della storia di molte emittenti, ci augiriamo che lo stesso Orrico, o qualcun altro, si occupi della storia di altre tipologie di radio in un nuovo volume.
Il libro di Orrico è dedicato alla memoria di Peppino Impastato, di Radio Aut, e “di tutti quelli che, attraverso le radio libere, hanno denunciato, con coraggio e lucida follia, le mafie, la corruzione, e la nefandezza di questo amaro e seducente Paese.” Orrico descrive alla perfezione i costi che bisognava sostenere per fondare una radio: “i costi di un impianto di trasmissione erano di prima qualità si aggiravano intorno ai 50 milioni di lire. Spesso si utilizzavano elettroniche usate, a volte di provenienza militare, ma si poteva anche riadattare o limitare la potenza: così si poteva partire anche con 5 milioni. Gli impianti erano solitamente dotati di un trasmettitore entro gli standard, potenza adeguata, emissione stereo. L’esercizio poteva costare intorno ai 5-10 milioni al mese, ma solo poche radio retribuivano i collaboratori e la gran parte erano ospitate in sedi varie, come le parrocchie o le sezioni di partito”. Molto dettagliata e completa la parte dedicata alla storia di Radio Alice, e quella dedicata alle radio comunitarie esistenti oggi in Italia, di cui sono riportate anche il sito internet e gli indirizzi email, e quella dedicata alle web radio (nel paragrafo WEB RADIO LE ONDE LIBERE NEL WEB).
Il volume è stato presentato in molte emittenti, fra le quali ricordiamo Radio Città Aperta di Roma, sull’emittente Radio Wave (Arezzo), Radio Beckwith (una radio evangelica valdese comunitaria torinese), Radio Onde Furlane (emittente friulana), sulla pugliese Primaveraradio, sulla veneta Radio Base, e su altre emittenti.
Un buon lavoro nel complesso quello di Orrico che, giustamente, sottolinea: “la tv celebra l’esaltazione del nulla. Guardare in silenzio, assuefatti alla costruzione di progetti anonimi, senza vita né nulla da dire, da comunicare. Ed ecco la caduta del muro, il G8, il Wto e Seattle, poi Genova…. E ritornano le radio libere, i media indipendenti, i giornali di movimento. Internet non più solo di Bill Gates, ma finalmente del villaggio globale, del libero scambio di idee, progetti, desideri. Il web è invaso da una comunità immensa di bloggers e la comunicazione diventa finalmente orizzontale, libera, realmente democratica. Vi possono accedere tutti e internet si trasforma in uno staordinario strumento di diffusione delle contro culture… Per anni si è detto che la radio fosse destinata a morire, scavalcata e cancellata dalla tv. I fatti hanno, invece, dimostrato il contrario. Nonostante le esigenze commerciali abbiano livellato lo standard verso i gusti musicali più comuni e troppo spesso siano fautori di un sistema privo di creatività e di voglia di osare, tuttavia la radio, oggi, sta assistendo ad una sorprendente rinascita…”.