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NINO NUTRIZIO, IL "GRANDE VECCHIO" DEL GIORNALISMO MILANESE

di Massimo Emanuelli

 Nino Nutrizio nacque a Traù, in Dalmazia, il 10 febbraio 1911, sostenne tutti gli esami di giurisprudenza ma non concluse mai la tesi di laurea, pur avendo sostenuto tutti gli esami richiesti da corso. Iniziò a lavorare a Il Secolo XIX, quindi passò a Il Popolo d’Italia come inviato sportivo. Scoppiata la seconda guerra mondiale fu corrispondente in marina sull’incrociatore Pola, che fu silurato nella battaglia di Capo Matapan, il 27 marzo 1941, passò ore in mare prima di essere salvato ed essere fatto prigioniero da un cacciatorpediniere inglese.  Tra il 1941 e il 1946 restò prigioniero in India, “fu un esperimento integrale di comunismo: stessi cibi, stesso reticolato, stesse esigenze, stesse possibilità. Contavano solo le gerarchie a torso nudo, i generali non contavano”

Nutrizio rientrò in Italia nel 1947, il giornalista sportivo Emilio Colombo gli trovò un posto di lavoro come direttore tecnico dell’Inter, cinquantamila lire mensile. Il lavoro lo interessava, ma era un riformatore, un primo pilota. Non potendo disporre dell’ampia di manovra che si riservava sempre prese congedo dopo quattro mesi e diventò collaboratore di un commerciante di grano, il cavaliere del lavoro Fernando Pozzani che, ai tempi della squadra di calcio Ambrosiana, l’aveva mandato a sfidare a duello un generale della milizia per un commento giornalistico non condiviso. “Con Pozzani imparai a fare i telegrammi cifrati per comprare e vendere il carico delle navi del Golfo del Bengala, o nel Mar Rosso”.  Nutrizio che durante il ventennio, come tutti i giovani di allora, fu fascista, riprese a lavorare come giornalista grazie ad un antifascista, Filippo Sacchi, direttore del Corriere di Milano.  Il Corriere di Milano era un quotidiano milanese pomeridiano che uscì dal 1945 al 1950, li Nutrizio fece un nuovo apprendistato che gli sarà utile allorquando sarà al timone de La Notte.  Nel 1950, conclusasi l’avventura del Corriere di Milano Nutrizio tornò al giornalismo sportivo, il suo primo amore: fu caposervizio sportivo al Corriere Lombardo diretto da Benso Fini, ma anche questo incarico durò lo spazio di un mattino a causa delle chiusura del giornale. Nutrizio riprese a fare il giornalista sportivo per diverse testate, si considerava un free-lance, come amava dire all’inglese, usando un termine oggi in voga, ma all’inizio degli anni ’50 molto avanguardista.

Nel 1952 l’industriale cementiero Carlo Pesenti decise di fondare un nuovo quotidiano del pomeriggio, la ragione fu quella dell’imminente campagna elettorale del 1953, Pesenti era favorevole alla legge maggioritaria che le sinistre denominarono “legge truffa”. Per trovare un direttore a La Notte che si prevedeva sarebbe durata lo spazio di un periodo elettorale, si mise in moto Don Ernesto Pisoni, direttore de L’Italia. Pesenti e Pisoni pensarono: troviamo uno sportivo che non si interessi di politica, ma faccia Milan, Inter e Juventus. Così, in pratica, il giornale sul piano politico, lo farà qualcun altro. Allorquando saltò fuori il nome di Nutrizio come direttore del nuovo giornale, che si chiamerà La Notte, pochissimi furono i colleghi giornalisti a credere che Nutrizio sarebbe stato un’inventivo direttore.

Il primo numero de La Notte comparve nelle edicole il 7 dicembre 1952 vendette mille copie, tutte comprate da parenti ed amici del direttore e dei redattori, ma nel giro di pochi anni La Notte giunse a 250.000 copie quotidiane, oltre 80.000 delle quali in Milano città. La bravura di Nutrizio e il riscontro in termini di vendite convinse Pesenti a tenere aperto il giornale anche dopo la campagna elettorale, visto che aveva conquistato lettori a discapito degli altri quotidiani pomeridiani: Il Corriere Lombardo e Il Corriere d’Informazione, edizione del pomeriggio del Corriere della Sera.

Il successo editoriale de La Notte era originato dalle novità:  molte pagine sportive, la cronaca fatta da giovani che aveva una grandissima grinta, e da una novità: un’intera pagina dedicata ai programmi dei cinematografi (come allora veniva chiamati i cinema) cittadini, con l’invenzione dei “pallini”, cioè del gradimento del pubblico e della critica. Questa novità piacque immediatamente al pubblico anche se fece imbestialire i gestori dei cinema fino a quel momento abituati alle recensioni dei critici che recensivano un film solo al momento della sua uscita. La novità de La Notte fu invece quella di pubblicare i propri giudizi critici ogni giorno, e di essere una bussola per i lettori. Questa novità fu una delle ragioni della fortuna de La Notte, al punto che gli altri giornali saranno costretti in breve tempo ad imitarla. Altre invenzioni vincenti di Nutrizio furono l’inserimento del listino di borsa e delle ultimissime notizie, in un periodo durante il quale vi era solo un’edizione al giorno del telegiornale su un unico canale. Fu sempre Nutrizio a fare uso di una titolazione gridata e ad istituire altri servizi per i lettori.

Nutrizio da giornalista sportivo si trasformò in direttore ed iniziò anche a scrivere di politica, fu quindi anche un editorialista (scriveva un articolo al giorno) di popolare efficacia, senza strizzatine d’occhio, accomodamenti e sfumature, famosi furono i suoi articoli di fondo. Nutrizio era un liberale conservatore ma galantuomo, compilava molti titoli unitamente al redattore capo, inventava direttamente sul bancone.  Nutrizio abitava in un appartamento nei pressi di piazza Cavour, a due passi dalla redazione de La Notte, coniugato con Luciana Novaro, già prima ballerina del Teatro alla Scala e poi famosa regista e coreografa.

Nutrizio fece de La Notte il più diffuso quotidiano milanese del pomeriggio, in pochi anni superò tutti i concorrenti che esistevano prima, nonostante ciò Nutrizio ricordava di essere stato l’unico direttore assunto con un contratto per un periodo di prova di tre mesi, rimasi però ventisette anni alla guida de La Notte.  L’1 aprile 1966 La Notte assorbì il concorrente Corriere Lombardo, Nutrizio si trovò a governare 75 giornalisti, alcuni vecchi redattori mi hanno raccontato che Nutrizio scriveva i suoi editoriali a mano, poi li copiava con la macchina da scrivere. Una delle sue ambizioni – mi hanno sempre raccontato alcuni suoi vecchi collaboratori – era quella di constatare che alla Stazione di Lambrate, dove era fitto il movimento dei lavoratori pendolari certamente non iscritti al Partito Liberale, La Notte era in testa alle vendite, e Nutrizio il giornalista politico più letto. Le sue note furono chiamate “fondi politici per interisti o milanisti”, ma era un complimento per lui che mise a frutto, nel criticare, partiti e situazioni, proprio il senso critico, il linguaggio e la verve del giornalista sportivo: “se potessi, il mio fondo lo riscriverei – confessava – è certamente pieno di ausiliari: dire, fare, potere… Ma conosco gente che in sessanta minuti farebbe appena un capoverso, non tre colonne. E poi la chiave del mio fondo è l’attualità, la tempestività”. La Notte, giornale moderato o, come si diceva allora “conservatore”, vendeva moltissimo anche a Sesto San Giovanni, la “Stalingrado d’Italia”, era letta dagli operai.  Quello di Nutrizio fu un tipo di giornalismo ancora romantico, quando uscivano in tipografia le prime copie stampate de La Notte partivano i portatori in motoretta, i camioncini diretti ai treni, qualcuno comprava le prime copie e si sentiva tutt’uno, per un po’, con quel che aveva scritta “el Nutrisio”.

Io stesso, seppur bambino, ricordo che nella popolare zona di San Siro, dove sono nato e cresciuto, ogni pomeriggio  verso le 17 i pensionati e i commercianti aspettavano davanti all’edicola l’uscita de La Notte, chi usciva dall’ufficio comprava subito il quotidiano diretto da Nutrizio e lo leggeva in tram.  Ricordo, ero un bambino, che il 12 dicembre 1969, giorno della strage di Piazza Fontana, l’edizione straordinaria de La Notte andò esaurita in pochi minuti.  Molti quotidiani si “pomeridizzarono” imitando La Notte.

Nel suo periodo d’oro La Notte usciva in tre edizioni, “coi redattori de La Notte si potevano fare cinque grandi settimanali, mentre coi redattori di cinque grandi settimanali non si sarebbe potuto fare La Notte” usava dire Nutrizio, “perché i redattori dei grandi settimanali si sentono tutti professionisti, nessuno di loro accetterebbe di fare il giro telefonico degli ospedali, di andare ai commissariati, di faticare, di faticare…”

Fra i giornalisti che collaborarono a La Notte ricordiamo alcuni nomi poi destinati a passare nella storia del giornalismo italiano: Enzo Biagi, Romolo Siena (futuro regista), Morando Morandini,

Negli anni ’70 le prime avvisaglie della crisi, prima causa fu la riforma della Rai e l’avvento dei tg del primo pomeriggio che si affiancarono a quelli della sera;  nonostante la crisi degli anni ’70 le copie vendute da La Notte erano circa 50.000, almeno il doppio di quello che vendono oggi di quanto vendono oggi alcuni quotidiani nazionali.  Nino Nutrizio fu anche un talent-scout: a La Notte infatti si formarono giornalisti che poi si affermarono su altre testate. La Notte durante la direzione di Nutrizio fu orientata a destra, Nutrizio stesso era un uomo di destra, lo fu onestamente, con carattere, senza piaggerie verso il potere, e senza paura quando le Brigate Rosse cominciarono a gambizzare e ad uccidere i giornalisti.

La Notte fu l’ultimo dei grandi quotidiani del pomeriggio, Nutrizio la diresse per ventisette anni, battendo il record di Eugenio Torelli Viollier e di Luigi Albertini al Corriere della Sera.

Dopo Nino Nutrizio, che lasciò la direzione nel 1979,  si alternarono alla guida de La Notte Pietro Giorgianni, Cesare Lanza e Massimo Donelli.

Quest’ultimo, da me intervistato alcune settimane fa per L’Opinione della domenica, mi ha indirettamente spiegato come quella de La Notte fu per lui un’utilissima esperienza per dirigere un settimanale popolare come Tv Sorrisi e Canzoni.

La Notte chiuse a metà degli anni ’90, rinacque nel 1997 ma durò pochi mesi, era cambiato il mondo e il modo di fare giornalismo.  La causa della morte de La Notte fu l’avvento della televisione a tutte le ore del giorno, fino agli anni ’80 infatti i milanesi e gli italiani per avere le notizie in anteprima, senza aspettare il tg della sera, dovevano comprare La Notte, analogamente per le notizie cittadine le televisioni private locali, con i loro ottimi tg ben radicati nel territorio, tolsero spazio editoriale a La Notte.

L’ultimo numero de La Notte con direttore Nino Nutrizio risale al gennaio 1979, Nutrizio lasciò Milano e si trasferì nella sua casa fiorentina di Bagno di Ripoli mantenendo però rapporti di collaborazione con svariate testate. Solo negli ultimi tempi, quando si fece più aggressivo il male che lo porterà alla morte, aveva rinunciato alla scrittura. Nino Nutrizio morì a Firenze il 20 aprile 1988, nel commemorarlo Indro Montanelli lo definì: “un uomo a caldo in questo mondo di pesci Findus”.

Per inviare rettifiche, ricordi e testimonianza scrivere a storiaradiotv@tiscali.it

Nino Nutrizio (Traù, 10 febbraio 1911 Firenze, 20 ottobre 1988) è stato un giornalista italiano, storico direttore del quotidiano milanese La Notte. È ricordato come inventore di una nuova forma di giornalismo d'attualità..

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Dopo lo scoppio della seconda guerra mondiale, viene imbarcato quale corrispondente di guerra sull'incrociatore "Pola" della Regia Marina, che venne silurato il 27 marzo 1941 nel corso della battaglia navale di Capo Matapan. Dopo il naufragio venne tratto in salvo dall'equipaggio di un cacciatorpediniere inglese e quindi rinchiuso nel campo di prigionia di Yol, in India, dal 1941 al 1946.

Rientrato in Italia nel 1947, ed impossibilitato a riprendere la professione di giornalista a causa delle leggi sull'epurazione, venne nominato direttore tecnico del Football Club Internazionale Milano, grazie ai buoni uffici del suo collega Emilio Colombo (già direttore della Gazzetta dello Sport).

Torna a fare il giornalista scrivendo per il "Corriere di Milano", quotidiano del pomeriggio diretto da Filippo Sacchi che esce dal 1945 al 1950. Questo periodo sarà per Nutrizio una fondamentale esperienza, che metterà a frutto in seguito.

Dopo la chiusura del "Corriere di Milano", Nutrizio torna ad occuparsi di sport come caposervizio del "Corriere Lombardo", all'epoca diretto da Benso Fini. L'incarico è tuttavia di breve durata perché il giornale entra in una profonda crisi. Nutrizio tuttavia non si scoraggia ed inizia a collaborare con diverse testate scrivendo articoli di sport come giornalista "free-lance" ante litteram.

All'inizio degli anni '50 arriva per Nutrizio la tanto attesa occasione: l'industriale cementiero Carlo Pesenti decide di finanziare la pubblicazione di un quotidiano del pomeriggio di orientamento conservatore, per contrastare l'egemonia dei giornali di sinistra (e principalmente del quotidiano pomeridiano Milano Sera).

Il profilo del giornalista ideale che verrà posto alla guida del foglio viene tracciato da Pesenti insieme a don Ernesto Pisoni, direttore del giornale cattolico "L'Italia": dovrà trattarsi di un giornalista sportivo che non si interessi di politica, ma sappia occuparsi con competenza di calcio. Il resto del contenuto del giornale (e soprattutto la politica), verrà gestito da qualcun altro[senza fonte].

Quando Nutrizio viene nominato alla guida de "La Notte", pochi lo ritengono capace di dirigere un quotidiano del pomeriggio in una città che conta altri giornali del settore. Oltre al già citato "Milano Sera" nella metropoli lombarda vengono pubblicati anche il "Corriere Lombardo" ed il "Corriere d'Informazione", edizione pomeridiana del più noto Corriere della Sera. Ma nonostante il magro risultato dell'esordio (il primo numero del giornale, comparso nelle edicole il 7 dicembre 1952, vende a malapena mille copie) nel giro di pochi mesi le vendite salgono vertiginosamente ed in capo a pochi anni il giornale tocca la strabiliante cifra di 250.000 copie, delle quali oltre 80.000 vendute in città. La bravura di Nutrizio ed il soddisfacente andamento delle vendite, ma soprattutto il favore dei lettori (che giungono a frotte dagli altri quotidiani del pomeriggio ad acquistare il nuovo foglio), convincono Pesenti a lasciare in vita il giornale anche dopo le elezioni del 1953.

Negli anni '60 La Notte si consolida come quotidiano cittadino indipendente, lontano da ingerenze politiche.

Negli anni '70, nonostante la popolarità del giornale, "el Nutrisio" deve far fronte ad un'inarrestabile calo della tiratura. Dalle 250 000 copie del decennio precedente, il giornale ne stampa a malapena 50.000. Nel gennaio del 1979, dopo ventisette anni di ininterrotta direzione (un record, più di quelli di Luigi Albertini al "Corriere della Sera"), Nino Nutrizio lascia la direzione del quotidiano milanese per ritirarsi a vita privata nella sua casa di Bagno a Ripoli (FI), mantenendo rapporti di collaborazione con alcune testate fino a poco prima della morte.

Dissero di lui[modifica | modifica wikitesto]

Nutrizio era famoso tra i collaboratori e i colleghi per le battute fulminanti. Diede una prova del suo carattere nel famoso episodio accaduto nel 1976 nel corso della trasmissione televisiva Tribuna politica, quando trasse un pacco di pasta ed uno di riso e li pose di fronte ad Enrico Berlinguer, allora segretario del PCI, dicendogli: «Caro onorevole, questi non possono bollire insieme nella stessa pentola. Lo stesso vale per la democrazia e il comunismo».

Indro Montanelli lo definirà: "Un uomo a caldo in questo mondo di pesci Findus".