MARIO RIVA, L’UOMO DEL “NIENTEPOPODIMENOCHE’”

Nel dopoguerra si cimenta nell’avanspettacolo: nel 1945 è a Monza con Natale di fame, nel 1947 ritorna in radio con il varietà Hoop… là, nel 1948 recita a Roma nella rivista I sette colli di Polacci, nel 1948 è al cinema con Totò al giro d’Italia di Mario Mattoli, e con Il Barone Carlo Mazza di Guido Brignone; poi di nuovo in teatro con Con il naso lungo e le gambe corte di Garinei e Giovannini.
Impresario di Mario Riva è che è anche l’impresario di Mario Riva è Luigi Ivaldi, che è anche l’impresario di Riccardo Billi, è Ivaldi a decidere, per risparmiare le spese, di farli lavorare assieme, li convoca al Teatro Ponti di Monza. Nella stagione 1950/51 si formò il duetto con Riccardo Billi, conosciuto in occasione dell’allestimento teatrale della rivista radiofonica La Bisarca di Garinei e Giovannini, una delle coppie storiche dell’intrattenimento del dopoguerra: a teatro con spettacoli come Alta tensione di Marchesi e Metz con musiche di Kramer (1951/52) e I fanatici (1952/53) di Marchesi e Metz; Caccia al tesoro di Garinei, Giovannini, Frattini e Calcagno (1953/54). Riva lavora ancora in radio in Cappello a cilindro e Il giringiro (1953),
Due avvenimenti fondamentali nella vita privata e professionale di Mario Riva: nel 1951 nasce il figlio Antonello, nel 1954 esordisce in televisione con Riccardo Billi in Un, due, tre, varietà di Scarnicci e Tarabusi per la regia di Mario Landi. Il programma, che è stato condotto da Mario Carotenuto dal 20 gennaio 1954, dal 24 marzo al 28 luglio sarà appunto condotto da Billi e Riva, che nel mese di settembre lo lasceranno poi ad Ugo Tognazzi e a Raimondo Vianello. Il titolo dello spettacolo è tratto dal numero delle telecamere presenti nello studio dove si registra, e dai numeri che compongono il varietà. Un, due, tre aveva ben presente gli show d’oltreoceano americani ma anche il nostro teatro di rivista, si passa quindi dal teatro di rivista alla rivista televisiva, dal palcoscenico agli ordinati studi televisivi, ma sempre con un canovaccio.
Ma il mondo della televisione non si addice ancora a Mario Riva, che ritorna in radio con Serie d’oro, e quindi nuovamente in teatro con Siamo tutti dottori di Age, Scarpelli e Verde con musiche di Trovaioli (1954/55), La granduchessa e i camerieri di Garinei e Giovannini con Wanda Osiris e Gino Bramieri (1955) e Gli italiani son fatti così.
Nel 1955 la separazione da Billi, mentre Billi decise di passare definitivamente al teatro e al cinema, Riva si dedicò soprattutto alla carriera di presentatore televisivo. Nell’estate 1956 conduce Cantate con noi, poi è la volta di Duecento al secondo, un gioco a premi di Garinei e Giovannini per la regia di Romolo Siena. Trasmesso dal teatro Lirico di Milano il gioco si ispira alla fortunata trasmissione americana Beat the clock, in onda sulle frequenze della Cbs dal 1950. I concorrenti sono sottoposti a varie domande e prove alle quali devono rispondere entro un certo numero di secondi, a scandire il tempo è un grande cronometro che campeggia sul fondale del teatro milanese, i giocatori che non rispondono alle domande verranno sottoposti a penitenze, le vittime delle penitenze riceveranno però per la loro prestazione una somma cospicua: si tratterà di un compenso di 200 lire per ogni secondo che trascorreranno davanti alle telecamere. Ma quali sono queste penitenze? Ad esempio un concorrente è fatto salire sul palco con le spalle rivolte ad un colossale pugno ed una vasca davanti, egli ha sotto i piedi una serie di sette bottoni dei quali uno solo mette in azione il pugno che lo farà cadere in acqua. Il gioco termina quando la vittime riceve il pugno. Nell’intervallo, mentre gli inservienti provvedono a rivestirlo di un caldo accappatoio, la segretaria fa il calcolo del tempo trascorso e comunica al volontario la cifra guadagnata, cifra che egli ritirerà immediatamente... E’ di turno poi una signora incaricata di ‘sparare’ sul marito un getto d’acqua non appena questi sbaglierà la risposta... Un’altra vittima infine balla con un paperino un ritmo che varia continuamente, ad ogni errore farà la penitenza... La trasmissione verrà però sospesa a seguito di una polemica parlamentare: alcuni deputati chiederanno pubblicamente al Ministro delle Poste e Telecomunicazioni se à dignitoso che attraverso la tv di Stato ci si prenda così apertamente dileggio di alcuni poveri disgraziati che, pur di guadagnare un pò di soldi per andare avanti, si rendono zimbelli pubblici. Certo pensare alla tv spazzatura di oggi ci viene da ridere…
Il” fenomeno Riva” esplode sul finire del 1957, il 7 dicembre va in infatti in onda la puntata numero 0 di Conosci questo motivo?, un telequiz musicale condotto da Riva, il cui titolo provvisorio traduce fedelmente il modello americano, il game show della Nbc, Name this tune. Il nuovo gioco consiste nell’indovinare il titolo di una canzonetta appena accennata, il concorrente una volta indovinato il motivo dovrà correre sulla sedia con scarpe di pezza e suonare una campana, Riva segnerà il punteggio con un pallottoliere e riempirà la cassaforte del concorrente di gettoni d’oro.
Il 14 dicembre 1957 va in onda la prima puntata, Conosci questo motivo? è diventato Il Musichiere, la modifica è stata decisa dagli autori italiani, Garinei e Giovannini, autori della trasmissione, con il seguente ragionamento logico: “se esiste la parola ragioniere, la professione del ferroviere e quella del portiere, può esistere anche quella del musichiere”. Naturalmente Garinei e Giovannini hanno dovuto rivolgersi ai funzionari della Rai e dimostrare loro che il vocabolo musichiere è presente nel dizionario.
Il programma, per la regia di
Antonello Falqui,
vuole essere una sorta di Lascia o raddoppia? musicale, va in onda dal
neonato centro di produzione romano di via Teulada. Mario La formula del gioco è
semplice: l'orchestra suona poche note di una canzone famosa, due concorrenti
devono scappare da due cigolanti sedie a dondolo per arrivare per primi a
suonare la campana ed avere il diritto di rispondere. I concorrenti, dotati di
scarpe da ginnastica, scattano dalle sedie a dondolo per suonare la campana,
acquisendo così il diritto di rispondere al quiz canoro. I motivi da indovinare
sono cantati da Nuccia Bongiovanni e da Jonny Dorelli (poi sostituito da Paolo Bacilleri).
Il concorrente lascia metà del premio nella "cassaforte musicale" e si guadagna
il diritto di vincere l'intero premio e quello di tornare la puntata successiva
solo indovinando il motivo mascherato dai cigolii della serracinesca. Riva saluta il
pubblico con un grande abbraccio, monta a cavallo, inforca il triciclo, balla il
charleston, fa piroette. Riva riesce a far ridere gli italiani sdrammatizzando. Ogni puntata de Il Musichiere prevede la partecipazione di un ospite che
Mario Riva introduce con una frase che diventerà proverbiale “abbiamo nientepopodimenoche...”, è il momento
clou del programma, quello dell'entrata in scena dell'ospite della puntata, un protagonista illustre della
cultura, dello spettacolo, dello sport, invitato dal conduttore ad esibirsi in
una performance canora: sfilano davanti al ghigno bonario e divertito del
presentatore: Fausto Coppi e Gino Bartali, che cantano Come pioveva,
versione parodistica), lo scrittore Mario Soldati, che canta con Totò e Vittorio
Gassmann, Giorgio Albertazzi, che canta Non so dir ti voglio bene),
Marcello Mastroianni (canta Quando nel juke-box c’è un disco dei Platters), Anna
Maria Mazzini-Baby Gate (poi Mina) che canta, anzi urla, Nessuno, Giorgio
Gaber in Ciao ti dirò. E ancora: Gary Cooper, Domenico Modugno, John
Charles, che canta Sixteen tons, James Manfield, Anita Ekberg e Anthony
Queen, Perry Como, Jack Palance, Totò (che fece in quell’occasione il suo
esordio televisivo). Ospiti fissi Nuccia Buongiovanni, Paolo Bacileri, e, poi
Jonny Dorelli, nella veste di vallette si alterneranno Lorella De Luca,
Alessandra Panaro (poi sostituita da Carla Gravina), Patrizia Della Rovere (poi
sostituita da Marilù Tolo), Brunella Tocci e, l’orchestra è quella di Gorni
Kramer. Popolarissima diventerà la sigla, Domenica è sempre domenica,
cantata dallo stesso Mario Riva. Popolari anche molti campioni, il più famoso
in assoluto, ancora oggi nella memoria collettiva di coloro che hanno superato i
50 anni, è il cameriere romano Spartaco D’Itri che resterà campione in carica
per 15 settimane. Riva fu l’uomo che inventò il sabato sera televisivo, appunto
grazie a Il Musichiere, 3 anni, 30 puntate all’anno. Soltanto la
prematura e tragica morte di Mario Riva porrà fine alla trasmissione.
Anche Il Musichiere, come
Lascia o raddoppia?, ha l’effetto di spopolare le strade che sono deserte,
protestano i gestori dei cinema e gli impresari teatrali, la
gente si assiepa
nei bar, è aumentato sensibilmente il numero degli italiani che possiedono un
televisore, che nel 1958 sono il 32%. Il Musichiere, conferisce a Mario
Riva una popolarità vastissima. La partecipazione al gioco è aperta a tutti, per
la prima volta anche ai non abbonati alla televisione: non occorre nemmeno
possedere particolari titoli di studio. “Se lei ritiene – recita il comunicato
Rai stampato sui settimanali dell’epoca - che la sua competenza in fatto di
canzoni possa assicurarle un certo successo nel gioco condotto da Mario Riva,
scriva una lettera alla Direzione della Radiotelevisione Italiana, Via Arsenale
21 a Torino, chiedendo che le spediscano l’apposito modulo-questionario. Appena
lo avrà ricevuto lei lo riempia in ogni parte e lo rispedisca allo stesso
indirizzo, mettendosi pazientemente ad attendere. Quando sarà venuto il suo
turno lei verrà convocato per un provino preliminare, se supererà questo provino
lei verrà ammesso al gioco. Per quanto riguarda le spese di viaggio e di
soggiorno a Roma lei non deve preoccuparsi, pensa a tutto la tv”. Mario Riva arbitra, canta, fa battute e
si intrattiene in conversazioni con gli ospiti, gioca con le vallette, scherza
come un ragazzino, per questa ragione riesce a conquistare il pubblico. Il
programma che durerà fino al 1960 per un totale di 90 puntate che riempiono i
sabato sera di milioni di italiani,
Riva diventa il nuovo personaggio per eccellenza, impegnatissimo in radio e in televisione quasi tutta la settimana, il sabato presenta Il Musichiere, la domenica e il lunedì è impegnato nella trasmissione radiofonica Ventiquattro ore, e il venerdì con Il fiore all’occhiello, sempre in radio. Sull’onda di tale successo Mario Riva interpreta negli anni ’50 parecchi film: Adamo ed eva di Mario Mattoli, I cadetti di Guscogna di Mario Mattoli, Domani è un alto giorno di L.Mougy (1950); Arrivano i nostri di Mario Mattoli, Accidenti alle tasse di Mario Mattoli, Porca miseria! di G.Bianchi, Il padrone del vapore di Mario Mattoli, Ho fatto tredici! di Carletto Manzoni, Anema e core di Mario Mattoli (1951); Abracadabra di Max Neufeld, Vendetta… sarda di Mario Mattoli, Giovinezza di G.Pastina, Bellezze in motoscooter di Carlo Campogalliani, Altri tempi di Alessandro Blasetti (1952), Anni facili di Luigi Zampa (1953), Il paese dei campanelli di G.Boyer, Tripoli bel suol d’amore di Fernando Cerchio, Rosso e nero di Domenico Paolella, Siamo tutti milanesi di Mario Landi, Accadde al commissariato di G.C.Simonelli, Ridere? Ridere? Ridere? di E.Anton, Scuola elementare di Alberto Lattuada (1954). La moglie è uguale per tutti di G.C.Simonelli, Il motivo in maschera di Stefano Canzio, Campanile d’oro di G.C.Simonelli, Bravissimo di Luigi Filippo D’Amico, Accadde al penitenziario di G.Bianchi, Racconti romani di Gianni Franciolini (1955), I giorni più belli di Mario Mattoli, A sud niente di nuovo di G.C.Simonelli, Il ponte dell’universo di R.Cinni, Arrivano i dollari di Costa, Serenata per sedici piombi di Marino Girolami (1956(, gente felice di Mino Loy, Primo applauso di P.Mercanti (1957). Nel 1958 è la volta di Domenica è sempre domenica per la regia di Camillo Mastrocinque (titolo tratto dalla celebre sigla de Il Musichiere) interpretato fra gli altri da Alberto Sordi, Ugo Tognazzi e Vittorio De Sica, oltre che dallo stesso Mario Riva nel ruolo di sé stesso. Nel 1958 ancora cinema: E’ arrivata la parigina di Camillo Mastrocinque, Totò, Peppino e le fanatiche di Mario Mattoli, Gli zitelloni di Giorgio Bianchi, Perfide… ma belle! di G.C.Simonelli, Mio nonno poliziotto di Steno, Ladro lui, ladra lei di Luigi Zampa, I prepotenti di Mario Amendola, Il terribile Teodoro di R.Bianchi Montero. Mario Riva non fu mai attore protagonista al cinema, ma ebbe interessanti ruoli di carattere, fece da spalla a Totò, Peppino De Filippo, Macario, Aldo Fabrizi, Alberto Sordi.
Nel 1959 un fugace ritorno con Riccardo Billi con il quale recita per i Caroselli per la Esso, poi di nuovo in radio (da solo) con Solo contro tutti (1959). Ancora cinema: Il raccomandato di ferro di M.Baldi, Fantasmi e ladri di G.C.Simonelli, Policarpo ufficiale di scrittura di Mario Soldati, Sergente di ispezione di R.L.Savarese, Prepotenti più di prima di Mario Mattoli (1959), Il vigile di Luigi Zampa (1960).
Ma Riva rimane comunque l'uomo de IL
MUSICHIERE, una sorta di karaoke degli anni '50 che esemplifica bene come il
programma sia stato (ed è tuttora) fonte di ispirazione per moltissimi giochi
musicali a premi nella televisione italiana, anche se è giusto ricordare che la
formula originale del programma apparteneva alla Nbc, che nel 1954 aveva creato
il gioco NAME THAT TUNE, che oggi sarebbe chiamato "format di successo". Il successo della trasmissione televisiva Il
Musichiere e delle canzonette induce la Mondadori a dare vita ad una rivista
denominata Il Musichiere, un rotocalco per ragazzi, che è il primo periodico
italiano a pubblicare le classifiche dei dischi, sull’esempio del Bilboard
americano, che pubblicava regolarmente dal 1936 le cosiddette charts
(superclassifiche). Dal 6 gennaio 1959 al 13 maggio 1961 la Mondadori pubblica
124 numeri della rivista, che talvolta regalava dei flexi-disc con i successi
del momento (fra i primi dischi allegati Personalità cantata da Baby
Gate, alias Mina, e Non occupatemi il telefono cantata da I Due Corsari,
alias Enzo Jannacci e Giorgio Gaber). Direttore de Il Musichiere era
Alfredo Panicucci, Paolo Ormezzano era uno dei collaboratori, Mario Riva curava
la rubrica Scrivetemi come parlate: “Non è certo necessario essere dei
letterati per scrivere una lettera: bastano un foglio, una penna, e un po’ di
sincerità. I lettori che hanno un problema da risolvere o qualche curiosità da
soddisfare, scrivano liberamente indirizzando a: Mario Riva Il Musichiere,
via Bianca di Savoia 20, Milano. Mario Riva sarà lieto di rispondere su questa
pagina o in privato”.
La rivista Il Musichiere organizzò una gara canora, Il Festival de Il Musichiere, la prima edizione si svolse nell’estate 1959, la seconda nell’estate 1960. Fu proprio in occasione delle prove della serata finale all’Arena di Verona, il 21 agosto 1960, che il presentatore cadde da un buca del palcoscenico coperta da un tendone. Doveva entrare in scena portando una torcia finta che sembrasse quella olimpica, ma cadde nella botola del palcoscenico facendo un salto di cinque metri e riportando numerose fratture molto gravi. La madre di Mario, ormai avanti negli anni, era in vacanza di Antrodoco, e si trovava a casa di suo nipote Matteo, i carabinieri scesero dalla caserma per portare alla famiglia la tragica notizia, oggi l’avrebbero saputa dalla tv… La madre, i fratelli e i parenti partirono per arrivare al capezzale di Mariuccio che purtroppo, l’1 settembre 1960 Mario Riva morì per sopraggiunte complicazioni polmonari e cardiache. Per tutti gli italiani fu uno shock tremendo, aveva 47 anni, lasciava un figlio di 9 anni e tanti amici. Ai suoi funerali, svoltisi il 3 settembre 1960 nella chiesa del Sacro Cuore di Maria in piazza Euclide, parteciparono 250.000 persone, a dimostrazione dell’affetto che il pubblico nutriva per il presentatore.
Così lo ricordò il critico televisivo Achille Campanile: “la morte di Mario Riva, indipendentemente da tutto, è sincero dolore per tutti. Con lui, prima ancora che l’uomo popolare, il personaggio caratteristico del video, abbiamo perduto una persona cara. Questa morte è per tutti un po’ un lutto di famiglia. E poi c’è il modo crudele e stupido di essa: non una malattia, né un incidente mentre correva a 200 all’ora in automobile, ma una banale caduta durante il suo lavoro… Chi poteva immaginare una cosa simile? In una serata simile? E per un uomo come lui, vedente negazione dei drammi, delle tragedie? Ecco quello che fa più crudele la sua morte: il banale incidente, che si poteva benissimo evitare e che lo uccide quando, dopo molti anni di sfortunate fatiche, aveva appena raggiunto il successo, che per lui si concretava soprattutto in un’immensa straordinaria popolarità e nel fatto che tutti gli volevano bene. Anche i bambini di tre, quattro anni, lo conoscevano, lo chiamavano a nome per la strada, gli sorridevano affettuosi, come a un caro zio bonario e divertente." Dopo la morte del presentatore vi furono problemi per il riconoscimento del figlio Antonello, il bimbo che Riva aveva avuto da Diana Dei, la questione venne risolta dal Presidente della Repubblica Gronchi, e così Antonello potè ottenere il cognome del padre. Mario Riva fu artista popolare, schietto, genuino, semplice simpatico, si accattivò il favore dell’italiano medio degli anni ’50. Ironico e cordiale diventò il beniamino dell’Italia della seconda metà degli anni ’50. Sua moglie Diana Dei ci ha lasciato per raggiungerlo… Nel gennaio 1999 suo figlio Antonello Riva è diventato regista Rai, è felicemente sposato con tre figli: i nipotini di Mario Riva! La leggenda continua…