LA STORIA DI TELELIVORNO
di Massimo Emanuelli
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Telelivorno nacque ufficialmente il 15 gennaio 1975 per
iniziativa di Paolo Romani e
Marco Taradash,
irradiando i suoi programmi dal canale uhf 42, la sua sede era a Livorno, in via
dei Funaioli al numero civico 6. Inizialmente ripeteva TeleMontecarlo e quando l'emittente monegasca non irradiava i propri programmi e
mandava in onda il monoscopio, TeleLivorno mandava in onda un film. Qualche mese
dopo partì un videogiornale che veniva irradiato quando andava in onda quello di
Tmc che era quindi "oscurata". La testata giornalistica viene registrata,
direttore responsabile Nino Pirito, in redazione
alcuni giornalisti de IL TELEGRAFO: Vinicio Saltini, Sandro Lulli e Giuliano
Fantani. Telelivorno propone inoltre un proprio palinsesto con i seguenti
programmi: DI TUTTO UN POP, incontri di calcio del Pisa, del Livorno e di altre
squadre minori, la rubrica sportiva LUNEDI'
SPORT, SPAZI AUTOGESTITI, film, le rubriche FACCIA A FACCIA (dibattiti su
problemi attualità), LA CITTA' (cronache e filmati di paesi del comprensor
io), EGREGIO
SIGNOR..., NOI E TVL, LA VIGNETTA, TVL LA FAREI COSI' (programma nel quale i
telespettatori intervenivano in diretta nello studio dell'emittente per dare
suggerimenti e consigli), NON E' VERO MA CI CREDO, CANTAINCONTRO CON..., LA
VOGLIA CANTERINA. Fra gli altricollaboratori dell'emittente Leonardo Pasquinelli (responsabile
tecnico), Marco Sisi, Maurizio Silvestri, Gabriella Cerrano e Alessandro Volpi,
l'annunciatrice Antonella Vaccaro. Così Giancarlo Dotto
e Sandro Piccinini hanno raccontato gli esordi di Telelivorno: "Il 15
gennaio 1975, alle 20,30 sul canale 42, si materializzava per qualche minuto un
monoscopio mai visto prima, seguito da un'allucinazione. Lo sconosciuto faccione
di Paolo Romani, presidente della Telelivorno
spa, comunica, non si a chi, che la sua emittente inizia a trasmettere programmi
regolari. Imitando i compari di Teletirrenouno, i
telelivornesi orientano l'antenna verso il principato di Monaco, oscurando il
telegiornale di Antonio Devia ed Indro Montanelli pe trasmettere il notiziario
locale. Il sistema è sempre quello, preregistrare e scalare il monte per
irradiare. Eugenio Vinciguerra detto Nino, musicista molto vicina a Mina, e
Maria Amelia de Montel, detta Mela, presentano MUSICA SI, chiacchiere fra i due
conduttori, intervallate da filmati musicali forniti da un amico della Rca,
gente come David Bowie, John Denver. Senza saperlo, avevano inventato il format
che, dieci anni dopo, sarebbe stato alla base del successo di
Mtv. Da Telelivorno, e non poteva essere altrimenti, partono le prime
udibili bestemmie televisive, ben prima di quella celebre mastelloniana che mise
a soqquadro il viale Mazzini e complicò l'emergente carriera televisiva di
Stella Pende, conduttrice del programma su RaiDue. Sul monte Serra va via
la corrente elettrica nel bel mezzo del tigi della sera. Nino Pirito,
convinto del fuori onda, convoca brutalmente santi e madonne. D'essere stato
intercettato lo apprende il giorno dopo al bar Piero, dai risolini e dalla
battute ammiccanti degli amici".
Nel 1976 si ha un cambio di denominazione: da Telelivorno a Tvl (Televisione Libera), quindi Tvl Canale 42. All'inizio del 1977 viene stipulato un accordo con Telelibera Firenza per ripetere i suoi programmi nell'area di Livorno, Pisa e Lucca; si riducono i programmi autoprodotti ormai limitati al tg locale. Nel frattempo l'emittente ha cambiato frequenza irradiando i suoi programmi dal canale uhf 55, sono gli ultimi momenti di vita, l'emittente cessa infatti di esistere nell'estate 1977.
ALCUNI PALINSESTI DEL 1976
SETTIMANA DAL 17 AL 23 OTTOBRE 1976
DOMENICA 17 OTTOBRE 1976
21,00 FILM: I DUE MAGGIOLINI PIU’ MATTI DEL MONDO
22,30 FILM: IL LADRI
LUNEDI’ 18 OTTOBRE 1976
13,00 SPAZI AUTOGESTITI
21,00 NOTIZIE TVL
21,45 CALCIO.
22,30 FILM: IL GRANDE CIELO
MARTEDI’ 19 OTTOBRE 1976
21,15 EGREGIO SIGNOR…
21,30 LA CITTA’
22,30 FILM: VIALE DEL TRAMONTO
MERCOLEDI’ 20 OTTOBRE 1976
13,00 SPAZI AUTOGESTITI
21,15 FACCIA A FACCIA
21,30 FILM: OPERAZIONE SAN GENNARO
GIOVEDI’ 21 OTTOBRE 1976
13,00 SPAZI AUTOGESTITI
21,30 DI TUTTO UN POP
22,30 FILM: I PUGNI IN TASCA
VENERDI’ 22 OTTOBRE 1976
13,00 DIRETTA TVL
21,15 TVL LA FAREI COSI’
21,40 SPECIALE TVL
22,40 FILM: CRONACHE DI POVERI AMANTI
SABATO 23 OTTOBRE 1976
13,00 SPAZI AUTOGESTITI
21,00 NOTIZIE TVL
21,15 LO SPORT
21,30 MUSICALE
22,30 FILM: IL BELLO, IL BRUTTO E IL CRETINO
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SETTIMANA DAL 14 NOVEMBRE AL 20 NOVEMBRE 1976
DOMENICA 14 NOVEMBRE 1976
21,00 CALCIO: AREZZO-LIVORNO
22,30 FILM: TOTO’ FABRIZI E I GIOVANI D’OGGI
LUNEDI’ 15 NOVEMBRE 1976
13,00 CALCIO: AREZZO-LIVORNO (REPLICA)
21,00 NOTIZIE TVL
21,10 LUNEDI’ SPORT
21,30 BASKET
22,30 FILM: LE CREATURE
MARTEDI’ 16 NOVEMBRE 1976
13,00 CRONACA TVL
21,10 EGREGIO SIGNOR…
21,30 LA CITTA’
22,30 FILM: MESSAGGERO D’AMORE
MERCOLEDI’ 17 NOVEMBRE 1976
13,00 DIRETTA TVL
21,00 NOTIZIE TVL
21,10 AVVENIMENTI AGONISTICO
22,00 FACCIA A FACCIA
22,30 FILM: POCHI DOLLARI PER DJANGO
GIOVEDI’ 18 NOVEMBRE 1976
13,00 DIRETTA TVL
21,00 DI TUTTO UN POP (MUSICALE)
22,30 FILM: I COMPAGNI
VENERDI’ 19 NOVEMBRE 1976
13,00 DIRETTA TVL
19,00 NOTIZIE TVL
21, 00 FILM: I DESAPARECIDOS
SABATO 20 NOVEMBRE 1976
13,00 DIRETTA TVL
21,00 NOTIZIE TVL
21,10 DOMENICA SPORT
21,30 SPETTACOLO
22,30 FILM: LA MIA NOTTE CON MAUD
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TELELIVORNO: LA PRIMA RADIOTELEVISIONE
ITALIANA DEGNA DI
QUESTO NOME
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di Marco Sisi
Nell’autunno del 1974 Sulla scia di analoghe iniziative che stavano prendendo
piede in varie città italiane, anche a Livorno nacquero due emittenti televisive
locali, Teletirrenouno e Telelivorno. La prima, nel mese di novembre, avviò le
sue trasmissioni sul canale 38 irradiando il film "I ponti di Toko-Ri". Pochi
giorni dopo, in un appartamento del grattacielo di piazza Matteotti, cominciava
la seconda fase della sperimentazione. Per tre volte la settimana veniva
registrato un notiziario di cronaca locale. La bobina, dato che non esisteva
ancora un ponte di trasferimento, veniva quindi portata direttamente al
Castellaccio, una collina a sud di Livorno, dove era stato sistemato il
trasmettitore. Da lì, collegando un videoregistratore direttamente al modulatore
dell'apparato, il telegiornale e altri programmi andavano in onda. Per
arricchire il palinsesto, a Teletirrenouno (che ormai era nota come TT1)
pensarono di utilizzare il segnale della nascente Telemontecarlo. La posizione
elevata del Castellaccio permetteva di ricevere il segnale dell'emittente
monegasca orientando un'antenna direttamente verso il Principato. Con questo
sistema la tv livornese poteva offrire al suo pubblico, abituato a ricevere solo
i due programmi RAI, una programmazione alternativa. Non esistevano ancora i
ripetitori che permettevano la ricezione delle tv estere, anche se in molti si
erano dotati di apparecchi multistandard per ricevere, direttamente da Bastia,
in Corsica (distante poche decine di miglia da Livorno), il segnale della
francese Antenne 2.
Nello stesso periodo, anche TVL/Telelivorno stava attrezzando i suoi studi di
trasmissione nel capannone di via dei Funaioli 25. Inizialmente questa emittente
avrebbe dovuto funzionare via cavo, ma i costi elevati e le enormi difficoltà
tecniche e burocratiche conseguenti alla cablatura suggerirono in seguito di
passare alla trasmissione via etere. Le fibre ottiche erano ancora di là da
venire, così come gli apparecchi dotati di presa Scart, quindi l'unico modo per
far arrivare il segnale nelle case dei livornesi sarebbe stato l'utilizzo del
normale cavo coassiale a 75 Ohm, alimentato da un modulatore sintonizzato su un
canale televisivo VHF: chilometri di cavo e un numero enorme di amplificatori di
segnale per compensare le perdite che, dopo qualche centinaio di metri,
rendevano difficoltosa la ricezione. A TVL allora prese corpo l'idea di
utilizzare, anziché il Castellaccio, il Monte Serra. Le ragioni di questa scelta
erano evidenti: gli impianti RAI che servivano gran parte delle province di
Livorno, Pisa e Lucca erano lì. Ciò significava avere a portata di mano un
bacino d'utenza assai più vasto, nella speranza che le antenne usate per
ricevere la tv pubblica potessero servire a ricevere anche TVL che, nel
frattempo e in virtù della speranza di uscire dalla dimensione cittadina, aveva
leggermente cambiato nome, passando da "Telelivorno" a "TVLibera". La stampa
locale iniziava a dare le prime notizie sull'attività delle nascenti TV libere,
sottolineando che entro poche settimane "i livornesi avrebbero avuto nei loro
televisori quattro canali anziché due".
Il 15 gennaio 1975, alle 20,30, sul canale 42 comparve per qualche un monoscopio
seguito da un annuncio letto da Paolo Romani,
presidente di Telelivorno spa, annuncio letto da Paolo Romani, presidente della
Telelivorno SpA, che comunicava che quel giorno TVL e altre emittenti aderenti
alla A21, un'associazione che con questa sigla si ispirava all'Art. 21 della
Costituzione e al fatto che erano 21 le tv iscritte, iniziavano a trasmettere
programmi regolari. La prima dichiarazione d'intenti di una battaglia contro il
regime di monopolio in cui operava la RAI, e che avrebbe portato alla nascita di
nuove emittenti, circuiti, consorzi, reti e via dicendo. L'esperienza di TVL
durò poco più di due anni, e molte delle persone che contribuirono alla sua
fondazione e alla sua crescita proseguirono poi a lavorare in radio o in
televisione. Torniamo, comunque, all'inizio delle trasmissioni di TVL. Dopo il
15 gennaio, anche TVL scelse il sistema già usato da TT1: un'antenna orientata
verso il Principato di Monaco e i programmi della TV di Montecarlo ai quali
"appoggiarsi" in mancanza di meglio. Normalmente, il telegiornale di TMC,
condotto da Antonio Devia e Indro Montanelli, veniva oscurato per trasmettere il
notiziario locale. Anche a TVL usavano, in attesa di poter contare su un ponte
di trasferimento, il sistema di preregistrare la trasmissione e portare sul
Monte Serra un videoregistratore da collegare al modulatore dell'impianto per
poter irradiare il programma. Era veramente un mondo di pionieri, dove più che
le risorse economiche e i watt di trasmissione contava la capacità di
arrangiarsi e di sfruttare al massimo apparecchiature e attrezzature che non
erano certamente state progettate per un impiego professionale. Ad esempio, i
trasmettitori usati da TT1 e, più tardi, anche da TVL, erano stati costruiti da
un radioamatore livornese. Se TVL poteva almeno contare su quattro pannelli
Kathrein e sul primo stadio del trasmettitore (20 W) fabbricato dalla Siemens,
TT1 operava con apparecchiature interamente autocostruite, e per le prime
settimane di vita le antenne trasmittenti erano delle semplici Fracarro 20/3539R
(sigla che forse a qualcuno ricorderà trattarsi di antenne in vendita per poche
migliaia di lire in tutti i negozi di elettroforniture). Quando poi TT1 e TVL
passarono al tanto sospirato "ponte di trasferimento", il telecomando che
serviva per effettuare la commutazione tra il segnale proveniente dallo studio e
i canali delle tv estere era in entrambi i casi basato sulla modifica di un
apparecchio impiegato nelle automobiline radiocomandate prodotte da una nota
fabbrica cittadina.
Per quello che mi riguarda personalmente, siamo nel maggio 1975, fu quello della
svolta, inizia come telspettatore a guardare con interesse le trasmissioni. Una
in particolare mi interessava più delle altre: si intitolava "Musica sì", ed era
condotta da Eugenio "Neno" Vinciguerra (poi seppi trattarsi di un musicista che
aveva nel suo curriculum una lunga collaborazione con Milva) e da Maria Amelia
"Mela" De Montel. I due, forse senza neanche saperlo, stavano "inventando" un
modo di fare TV che, quasi dieci anni dopo, sarebbe stato alla base del successo
di MTV, Videomusic e simili: quattro chiacchiere tra i due conduttori,
intervallate da filmati musicali che, nella maggioranza dei casi, venivano
forniti da un amico, Aldo Mazzetti, che lavorava alla RCA. David Bowie, John
Denver, George Mc Crae e altri artisti che sulle reti RAI si vedevano una volta
ogni morte di papa... Questi videoclip mi interessavano anche perché, in quei
mesi, la Federazione Giovanile Comunista (alla quale ero iscritto da diversi
anni, all'epoca ero uno dei dirigenti provinciali) stava organizzando proiezioni
di film musicali. Sullo schermo del cinema "4 Mori" erano già passati "Pink
Floyd Live at Pompeii" e il "Concert for Bangla Desh" di George Harrison, e
stavo cercando di trovare qualche altro titolo. Fu così che un pomeriggio di
fine aprile mi recai in via dei Funaioli 25, per vedere se era possibile avere
qualche informazione. Ricordo che trovai un andirivieni, un gruppo di ragazzi
intenti a caricare telecamere e cavalletti (così mi apparve, poi imparai a
capire che si trattava di una telecamera e di un cavalletto) su un paio di auto.
Mi colpì il fatto che erano tutte di fabbricazione francese, una Renault 5 e una
Dyane, se ricordo bene. Parlai con uno di questi, un volto a me familiare per
averlo già visto in tv durante un programma di attualità intitolato "Canale 42":
si trattava di tale Marco Taradash (futuro presidente della commissione
parlamentare di vigilanza sulla RAI-TV). Mi disse di passare il giorno dopo
perché adesso stavano tutti uscendo per andare a fare una registrazione. Così
feci e l'indomani, con mia grande sorpresa, mi sentii dire che non potevano
aiutarmi a ottenere i filmati che mi interessavano, ma dato che "masticavo" un
po' di elettronica e di giornalismo, sarebbero stati felici di poter contare su
una mia collaborazione. Da allora, passai due anni praticamente senza
interruzione nel capannone di via dei Funaioli, lavorando gratis ma imparando un
sacco di cose che mi sarebbero state utili negli anni a venire. Certo, TVL era
diversa da come me la immaginavo guardando la tv. Poteva accadere che negli
studi non ci fosse nessuno, dato che all'epoca le trasmissioni andavano in onda
direttamente con un videoregistratore collegato al modulatore del trasmettitore
sul Monte Serra, e per il resto della giornata c'era Telemontecarlo a occupare
la frequenza. A me comunque tutto sembrava nuovo e affascinante, e anche i
telespettatori livornesi e pisani iniziavano ad affezionarsi a questa emittente.
La qualità della ricezione non era certo soddisfacente, ma molti livornesi,
pisani e lucchesi si sobbarcarono volentieri la spesa necessaria all'acquisto di
antenne e amplificatori per avere qualche canale televisivo in più. I programmi
di TVL, come del resto anche gran parte delle trasmissioni RAI, erano in bianco
e nero, e venivano realizzati con telecamere adatte per tv a circuito chiuso,
collegate a videoregistratori di analogo livello, funzionanti con bobine da
mezzo pollice. Il risultato era abbastanza deludente, le immagini traballavano
anche per l'assenza del time base corrector, apparecchio che all'epoca aveva un
costo proibitivo, ma il pubblico cresceva e lusinghieri indici d'ascolto,
ovviamente, venivano raggiunti durante la trasmissione delle telecronache
registrate delle partite del Livorno, del Pisa, di altre squadre minori, e
quando, al sabato notte, andava in onda "Bambini a letto", programma di
strip-tease prodotto da Telelibera Firenze, realizzato in alcuni night club
toscani e che causò anche un'occupazione degli studi da parte di un gruppo di
femministe. Da mesi, inoltre, al segnale televisivo presente sul canale 42 si
erano affiancati i 102 MHz FM stereo di Radio Libera.
Il 1976 fu l’anno d’oro per Tl anno d 'oro per TVL. L'audience cresceva.
Arrivarono, grazie a un accordo con Telecagliari, una tv che aveva iniziato via
cavo, rischiava la chiusura e si preparava a funzionare via etere (il
proprietario era l'allora quasi sconosciuto Nicky Grauso) col nome di Videolina,
alcune "nuove" telecamere e videoregistratori da 1" in grado di registrare anche
a colori (ma i programmi di TVL restavano in bianco e nero anche se ogni tanto,
a fine trasmissioni, mandavamo in onda un cartone animato di Calimero e un po'
di un programma sul circo che avevamo registrato dalla RAI che, allora, non
usava ancora il marchietto per far riconoscere i suoi canali). Oltre alle
"nuove" attrezzature, un piccolo magazzino di film e, soprattutto, la
riorganizzazione della redazione con l'apertura dei nuovi uffici sul viale
Italia e l'entrata in funzione del ponte di trasferimento dallo studio al
ripetitore permettevano all'emittente livornese di funzionare a pieno regime,
trasmettendo ogni giorno per circa dodici ore. La famosa sentenza della Corte
Costituzionale aveva stabilito che fare radio e tv non era reato, e quindi le
emittenti locali iniziarono a sperare in un futuro un po' più roseo. Al nucleo
originario di TVL (Paolo Romani, Marco Taradash, Andrea Piccardo, Maurizio
Venturini, Antonio Heusch, Daniele Tornar, Vezio Benetti, Carlo Salvadorini,
Mauro Gaffuri, Neno Vinciguerra, Mela De Montel e il sottoscritto) si stavano
aggiungendo altri collaboratori. La testata giornalistica "TVL Radio TV Libera"
era stata registrata presso il Tribunale di Livorno, e il direttore responsabile
era Nino Pirito, che aveva lasciato "Settimana TV" per buttarsi nell'avventura
televisiva. Oltre a lui, anche giornalisti del "Telegrafo" (Vinicio Saltini,
Sandro Lulli e Giuliano Fontani) collaboravano spesso con TVL, mentre Vezio
Benetti e Carlo Salvadorini avevano preferito "migrare" verso Teletirrenouno. Da
TT1, invece, erano arrivati due cameramen: Leonardo Pasquinelli e Massimo Meini.
In redazione c'erano Fausto Pirito, fratello di Nino, Maurizio Silvestri,
Giovanni Neri, Gabriella Cerrano e Alessandro Volpi che si occupavano della
preparazione del telegiornale serale, compreso il rituale "giro": carabinieri,
vigili del fuoco, polizia e pronto soccorso. Gaffuri era passato alla consolle
di Radio Libera, e sui 102 MHz si udivano spessissimo, oltre alla sua voce (i
suoi annunci erano diventati una specie di tormentone: "Radio Libera, sono le
ore..."), anche quelle di altri esordienti DJ che poi, in molti casi, avrebbero
proseguito altrove questa professione: Riccardo Cioni, il già citato Aldo
Mazzetti, Riccardo D'Ancona, Giada Liscia. Tutte queste collaborazioni,
superfluo ricordarlo, venivano svolte gratuitamente. Gli unici che ogni tanto
racimolavano qualche soldo erano quelli della concessionaria pubblicitaria,
un'agenzia di Pontedera dall'ambiziosa denominazione "Pastonudostudio".
Le tv locali degli anni del Far West dell'etere non avevano una lira. In
compenso, c'erano tante idee e molta voglia di inventare trasmissioni e, come si
chiamerebbero adesso, "format" che distinguessero le emittenti "libere" dalla
paludata e ingessata "Mamma RAI". Nuovi programmi, oltre alle consuete
telecronache delle partite di calcio e basket e al notiziario locale, che ormai
anticipava le notizie che sarebbero comparse sui quotidiani il giorno dopo,
facevano la loro comparsa nel palinsesto di TVL. Tra tutti voglio ricordare "Di
tutto un pop", una sorta di contenitore che, ogni giovedì sera, proponeva
interviste a ospiti in studio, videoclip e filmati (registrati pochi minuti
prima, praticamente delle "finte dirette") in occasione di eventi sportivi, di
cronaca e di spettacolo Risale a quel periodo la serie di servizi realizzati per
sostenere la lotta dei giornalisti e poligrafici del "Telegrafo". Il quotidiano
era stato messo letteralmente in liquidazione dall'editore Attilio Monti e i
lavoratori si erano opposti con forza, giungendo all'occupazione della sede e
all'autogestione. TVL documentò puntualmente le varie fasi di quest'esperienza,
esaltante e unica, di costituzione di una cooperativa che, rispolverata la
vecchia testata "Il Tirreno", riuscì a mantenere in vita il giornale livornese.
Un'altra interessante rubrica era "L'informazione capovolta", dove venivano
presentati esperimenti di cinema fatto dai bambini. Marcello Piccardo, padre di
Andrea, sul finire degli anni Sessanta era stato uno dei primi a tentare di
introdurre nella scuola elementare la produzione di film ideati e girati dai
ragazzi. Scrisse anche un libro, "Il cinema fatto dai bambini", dove descriveva
la sua esperienza, e mise a disposizione il suo archivio. Ovviamente il lunedì
di TVL era dedicato allo sport, con una trasmissione-fiume, "Lunedì Sport" dove
giornalisti e atleti delle squadre livornesi e pisane parlavano della domenica
appena trascorsa e dei risultati degli incontri di campionato. A parte alcune
dirette sportive di importanza internazionale, ormai non c'era più bisogno di
appoggiarsi alle tv estere per "rimpinguare" il palinsesto. Tutte le mattine
intorno alle 9, seguendo l'esempio della RAI, veniva mandato in onda il
monoscopio, seguito da un cartello (scritto a mano da me, piano piano iniziai ad
arricchirlo con vignette e sfumature di colori) che annunciava i programmi del
giorno. Il ponte di trasferimento funzionava sul canale 55, una normale
frequenza UHF, e gli abitanti dei palazzi circostanti si accorsero presto che la
ricezione era più agevole. Molti di loro, quindi, iniziarono a sintonizzarsi su
questa lunghezza d'onda. Nei primi giorni di funzionamento del "ponte" accadde
un buffo episodio: sul Monte Serra andò via la corrente elettrica proprio nel
bel mezzo del telegiornale della sera, e Nino Pirito, convinto di essere fuori
onda, si lasciò andare a colorite espressioni. Il giorno dopo, facendo colazione
al Bar Piero, si accorse che tutti lo stavano osservando. Si era guadagnato la
fama di "quello che dice le parolacce in televisione". Per far conoscere
l'emittente al pubblico, e aumentare quindi il numero dei telespettatori, venne
escogitata anche una curiosa forma di autopromozione. TVL era un periodico con
testata registrata, abbiamo visto. Da qui nacque anche l'idea di pubblicare, con
lo stesso nome, anche un supplemento "cartaceo", una locandina da affiggere nei
locali pubblici e con la quale pubblicizzare i programmi della tv e di Radio
Libera. Una serie di belle idee, come si può facilmente capire, destinate
purtroppo a fare i conti con la difficoltà di reperire sul mercato pubblicitario
le risorse necessarie a finanziare l'attività delle due emittenti.
A questo si aggiunge che la concorrenza di altre stazioni, nate dopo TVL ma con
maggiori disponibilità, si stava facendo sentire. Chi abitava nella zona nord di
Livorno e in buona parte della provincia di Pisa poteva ricevere, direttamente
da Monte Morello, il segnale di Telelibera Firenze, di Canale 48 (che
trasmetteva a colori) e di Rete A (era la TV del quotidiano fiorentino "La
Nazione", niente a che vedere col network dell'editore Peruzzo, che sarebbe
stato costitutuito anni dopo). C'erano poi le tv estere, Montecarlo,
Capodistria, la TV svizzera, che venivano ripetute fuori frequenza da un
impianto della Elettronica Industriale sulle Alpi Apuane, a Campocecina.
Occorrevano dei convertitori, i famosi "rigoli" per poterne ricevere il segnale.
Insomma, dopo il primo entusiasmante periodo di "boom", TVL segnava il passo e
gli introiti pubblicitari non bastavano a coprire le spese (molto limitate, come
abbiamo detto, in pratica provvigioni, affitti e bollette, dato che tutti
collaboravano gratuitamente). La dirigenza di TVL preferì cercare di ridurre le
spese diminuendo le ore di produzione locale, e stabilendo un accordo con
Telelibera Firenze per ripetere su Pisa, Livorno e Lucca il suo segnale. Le
uniche trasmissioni che partivano dallo studio di via dei Funaioli, ormai, erano
i notiziari locali, sempre più brevi e con sempre meno notizie. A questo va
aggiunto che il ponte di trasferimento, come abbiamo visto, funzionava sul
canale 55, e sullo stesso canale una nuova emittente, Teleciocco, che in seguito
si sarebbe chiamata Tele Elefante, trasmettendo dai monti dietro Lucca,
disturbava la ricezione del segnale proveniente da Livorno e indirizzato verso
il ripetitore. Poche settimane dopo, appena il "ponte" era stato spostato sul
54, ecco proprio Telelibera Firenze che, comparendo d'improvviso sulla stessa
frequenza, riproponeva il problema. Sarebbe stato il caso di provare a spostare
il "ponte" su un canale al di sopra del 69, invece venne presa la decisione di
ridurre le spese al minimo, in attesa di tempi migliori. Romani stava infatti
puntando tutto su un'altra grandiosa quanto irrealizzabile idea: il Co. Na. Tel.
(Consorzio Nazionale Televisivo), che avrebbe dovuto raggruppare alcune
emittenti sparse qua e là per il paese in un vero e proprio network. Milano TV,
TR Canale 40 di Reggio Emilia, Telecittà di Genova, Telelibera Firenze e TVL
erano alcune di queste tv. Purtroppo per TVL, il consorzio non iniziò mai a
trasmettere. Come recita un celebre proverbio livornese: "Idee da principi,
entrate da cappuccini". Un altro progetto, rimasto anch'esso lettera morta, era
quello di unificare le due emittenti livornesi, TVL e TT1, in una società che
faceva capo a uno dei soci fondatori della Telelivorno SpA.
Anche Radio Libera non se la passava meglio. Aveva cambiato il suo nome in Radio
Elle 102 e, successivamente, in Radio Blu. Era stata sfrattata per morosità
dalla villetta sulle colline livornesi e anche la frequenza dei 102 MHz era
"assediata" dal segnale di altre emittenti di città vicine. Io e altri colleghi
di TVL (Massimo Brachini e Andrea Palermo, due vecchi amici che da un anno circa
erano venuti a darmi una mano negli studi) decidemmo di mollare tutto e di
metterci in proprio. Secondo noi l'unica possibilità di salvare TVL consisteva
proprio nel cambiare nuovamente frequenza al ponte di trasferimento e aumentare
notiziari e programmi di cronaca locale. Un'idea inconciliabile col fatto che in
cassa non c'era una lira, ma che forse sarebbe stata attuabile un po' di mesi
prima. A parte tutto, noi ci credevamo, ed eravamo intenzionati a dimostrarlo.
Certo, non potevamo metter su una TV. Telecamere, videoregistratori,
trasmettitori, parabole, pannelli... tutto ciò era ben al di fuori delle nostre
magre finanze di ragazzi ventenni, ma... un paio di giradischi, un registratore
a cassette, potenziometri e transistor per costruire un mixer, qualche centinaio
di migliaia di lire per un modulatore e uno stadio finale da 50 watt, una decina
di metri di cavo RG-8 e un'antenna ground-plane CB da segare a "metà della metà"
per trasmettere in FM... ce li avevamo! Per quel che riguarda i dischi, molti
erano arrivati negli studi di TVL in duplice copia, dato che le case
discografiche effettuavano invii separati alla radio e alla TV. Bastava solo
raccoglierli e metterli in uno scatolone. Stava per nascere Radio Flash.
TVL chiuse i battenti a fine maggio 1977, pochi giorni dopo l'inizio delle
trasmissioni della nostra radio, e Radio Blu, nell'appartamento del viale Italia
(anche la "storica" sede di via dei Funaioli era stata sgombrata) resistette,
usando la frequenza di 104,7 MHz, qualche mese di più. Radio Flash, messa su a
tempo di record in una stanzetta all'ultimo piano del Grattacielo di piazza
Attias e partita sui 99,2 MHz, impiegò pochissimo tempo a soppiantare la rivale
e diventare la radio più ascoltata della città. Va detto per amor di precisione
che un'altra radio locale, Radio Rosa, era nata più o meno nello stesso periodo,
e che fino al 1982 fu l'unica vera concorrente di Radio Flash. Altre radio
locali livornesi: Radio Livorno Città Aperta, legata alla Curia, Radio Silver
Shadow International, Radio Popolare e, in seguito, Studio 82, nata dalle
"ceneri" di Radio Rosa e destinata a cambiare proprietà e a chiamarsi Radio
Fragola. Estate 1977: di TVL Radiotelevisione Libera non restava ormai che il
solo ricordo di una breve e intensa stagione, piena di sogni e speranze.
Che altro aggiungere se non il racconto diretto di uno dei protagonisti di
questa storica emittente? Nient’altro, nei ritratti televisivi ho dedicato
spazio anche a Marco Sisi il quale mi ha gentilmente fornito parecchie
testimonianze su Tvl e su altre emittenti toscane. Il direttore di un quotidiano
che ha letto la mia scheda su Peppo Sacchi e Telebiella, e che mi ha letto la
scheda di Marco Sisi su TeleLivorno, ha commentato riferendosi, non senza
ironia, alla mia chiusura finale su Peppo Sacchi: “se Peppo Sacchi e TeleBiella
sono entrati nel mito, Paolo Romani e Marco Taradash sono entrati in Forza
Italia”.