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LA CRISI DI TELEREPORTER E DEL GRUPPO PROFIT

TELEREPORTER, VOCE STORICA DELL'EDITORIA REGIONALE LOMBARDA, CHIUDE I BATTENTI?

FORSE NO, MA VERRANNO LICENZIATI I DIPENDENTI.

di Massimo Emanuelli

La vicenda di Telerepoter e di altre tv locali del gruppo Profit pare essere la punta di un iceberg per molte tv locali sparse in tutta Italia.

Momenti drammatici per Telereporter, siamo solidali con i colleghi che rischiano la perdita del posto di lavoro. Pubblichiamo parte del comunicato stampa che ci hanno inviato le R.S.U.

"Il gruppo Profit, in barba alla promessa fatta , prima della pausa estiva, di affrontare il momento di crisi , garantendo l’occupazione e mantenendo viva l’informazione e le produzioni televisive, sceglie deliberatamente, dopo aver rottamato le frequenze lombarde, di cessare ogni attività editoriale e produttiva, licenziando i giornalisti e tecnici che lavorano nel settore editoriale. L’azienda, che già aveva annunciato 35 esuberi, causa crisi del settore delle tv locali, intende, con questa operazione , raddoppiare il numero degli stessi , che passerebbero da 35 a 70 coinvolgendo l’80 % del personale. Intanto va all’incasso dei soldi derivanti dalla rottamazione delle frequenze (22mln di euro), dei contributi corecom, fondi pubblici da parte dello Stato a sostegno dell’editoria locale ( 1mln e mezzo di euro, derivante dal lavoro giornalistico-informativo per l’anno 2010) e, nel futuro, quando  giornalisti e tecnici saranno già tutti licenziati, continueranno ad incassare i contributi Corecom per gli anni 2011 e 2012, sempre derivanti dall’attività di informazione del lavoro giornalistico. Riteniamo, come lavoratori, che tale operazione vada fortemente contrastata, perché, in un momento di forte crisi del settore, dovuto al passaggio al digitale terrestre ed al calo della pubblicità, sarebbe facile, per gli editori, essere tentati da questa operazione di ristrutturazione sull’esempio del  gruppo profit: mantenere il marchio legato alla testata giornalistica, svuotarla dei suoi dipendenti assunti tutti a tempo indeterminato e, un domani, assumere giovani giornalisti il cui costo è sicuramente inferiore rispetto ai precedenti . E' in atto una deriva nel mondo del lavoro, di cui noi dipendenti del gruppo Profit siamo solo la punta dell’iceberg, che prevede il licenziamento dei contratti a tempo indeterminato, gente qualificata e professionale, che pertanto costa all’azienda, a favore di giovani free-lance sottopagati, disposti a tutto pur di lavorare."

Questa la prima parte del comunicato, ciò che allarma, come si deduce dal comunicato stesso, che analoga sorte sia da estendere ad altri (e non solo nel settore televisivo) è in atto, scelte governative o nuove regole del mercato, la sostituzione di validi professionisti che resteranno senza lavoro, rimpiazzati con giovani alle prime armi, sottopogati. Stando così le cose la vicenda di Telereporter, lo si desume sempre leggendo il comunicato, è la punta di un iceberg, come ha ricordato lo stesso Paolo Nizzola nel corso di un convegno sulle tv locali svoltosi in Regione Lombardia al cospetto di rappresentanti politici (Fabio Pizzul del Pd, Valentina Aprea del Pd, Enrico Marcora dell'Udc e Davide Boni della Lega Nord).

Il gruppo Profit , nato nel 1986, è presente nel settore della televisione come proprietario di alcuni marchi storici dell’emittenza locale. E’ editore, in Lombardia di Telereporter (nata nel 1977), Telecampione e della syndication nazionale Odeon Tv, cui si aggiungono, nel resto d'ITalia, le emiittenti Telegenova, Telereporter Roma, Canale 10 Firenze, Arezzo Tv, Sardegna Dtt, Telereporter Sud (Calabria), e Lombardia Dtt. Alcune sono state cedute nel corso degli ultimi anni. Leggiamo sempre nel comunicato sindacale: "la crisi del Gruppo Profit scoppia nella primavera 2009 quando viene presentato un piano di ristrutturazione del debito che delinea per Profit un futuro non più da editore televisivo con creazione propria di contenuti , ma da canale di trasmissione di prodotti esterni indipendenti dal gruppo, la crisi del gruppo si è poi aggravata con il passare dei mesi a causa di:

- calo pubblicitario televisivo,

- investimenti per il passaggio al digitale terrestre (switch off nell’autunno 2010) ,

- calo degli ascolti a causa della frammentazione dell’offerta televisiva ,

 - instabilita’ societaria legata alle vicende giudiziarie dell’editore

- difficoltà generalizzata ad accedere al credito bancario.

Al momento dello scoppio della crisi, il Gruppo Profit contava , in tutta Italia, circa 250 dipendenti, la maggior parte dei quali concentrati su Milano. Oggi i dipendenti rimasti, tutti su Milano perché le altre altre emittenti sono state cedute per ripianare i debiti, sono 97.  Di questi l’80% sarà interessato da una procedura di mobilita’ che l’azienda intende aprire a fine settembre. Per far fronte alla situazione debitoria l’azienda , attraverso diversi dirigenti che si sono succeduti in questi anni ha tentato:

1) dapprima un piano di ristrutturazione del debito con conseguente piano idustriale e rilancio ( 182 bis) che le banche hanno bocciato. in questo piano l’azienda intendeva già dismettere la parte editoriale e produttiva , mantenere solo le frequenze e affittare spazi a produttori di contenuti esterni

2)  pressata dai creditori e a rischio fallimento, l’azienda ha pertanto costituto una newco detta fleming su cui avrebbe riversato le società operative del gruppo, (quelle legate alle frequenze televisive e all’obbligo di trasmettere, a cui vanno i contributi pubblici) , meno indebitate rispetto alla capogruppo Profit. per la Capogruppo Profit l’intento era quello di avviare una procedura di fallimento concordato ( concordato preventivo)

3) Il 12 aprile 2012 l’azienda comunica, a sorpresa, di aver partecipato al bando, per il rilascio delle frequenze sui canali 61-69, emanato dal ministero dello sviluppo economico. A fronte di un cospicuo indennizzo, gli editori potevano cedere le frequenze in alcune regioni ammesse dalla rottamazione. una vera e propria dismissione di quello che è sempre stato il core business di questa azienda, ovvero la produzione editoriale. nonostatnte l’evidente conseguenza sul destino dei lavoratori e sul piano occupazionale, l’azienda si e’ impegnata con le ooss e le rsu, a garantire, in futuro, la produzione editoriale, affittando banda , presente abbondantemente in un mercato in crisi

4) il 5 luglio 2012 il tribunale di milano emette una sentenza di falli mento di profit group spa

5) il piano che prevedeva la dismissione di tutto con il conseguente licenziamento del personale si e’ affinato con un’altra operazione: la fusione per incorporazione di tutte le società(telereporter, , teleliguria, sardegna dtt, lit, telereporter roma , eurotelevision) in un’unica societa’ , Bravo Produzione televisive.

6) il 3 settembre 2012, l’azienda ha comunicato alle rsu, l’intento di cedere il ramo d’azienda (svuotato dei suoi dipendenti) che riguarda: l’autorizzazione di fornitore di contenuti rilasciata a telereporter per il marchio telereporter shopping ; la determina del ministero dello sviluppo economico per l’assegnazione dell LCN13 per la Lombardia; il marchio telereporter shopping. La società interessata all’acquisto del ramo d’azienda e’ Primarete S.P.A con sede legale in Cremona , che ha già espresso l’intenzione di non voler assorbire personale giornalistico.

 

Questa ultima operazione di vendita dell’ lcn 13 , il canale 13 del digitale con cui i programmi di informazione potevano essere riconoscibili e visibili , svela la pianificazione di una strategia che portava SOLO, ESCLUSIVAMENTE, alla dismissione e alla vendita di tutto quello che era possibile, per diventare una tv commercial, di televendite) nessuna volontà di garantire , anche minimamente, i livelli occupazionali, già ridotti drasticamente negli anni.

I lavoratori denunciano la gravita’ di questa operazione speculativa fatta sulla loro pelle. In questi ultimi anni i lavoratori del gruppo profit hanno sopportato gravi sofferenze e dimostrato una dedizione al lavoro, nonostante i gravi ritardi nel pagamento degli stipendi (fermi ad aprile 2012, rimborsi spesa e ticket fermi al 2010). Tutto questo perché l’azienda ha sempre promesso di voler cercare tutte le soluzioni possibili per garantire un buon livello occupazionale. Chiediamo il riconoscimento del danno subito in tutti questi anni, per aver dato fiducia ad una classe dirigente che si e’ servita del nostro lavoro solo per portare a termine un piano di dismissione. Chiediamo immediatamente l’apertura di un tavolo con la regione e con il governo perche’ intervengano per bloccare un’operazione che utilizza soldi pubblici solo per pagare i licenziamenti ed i pregressi degli stipendi arretrati senza garantire minimamente alcun livello occupazionale. La buona riuscita di questa operazione sulla pelle dei lavoratori di Telereporter (oggi diventati Bravo) potrebbe fare da apripista, anticipare  una tendenza,  di cui potrebbero approfittare, in futuro, le altre emittenti locali, strangolate dalla crisi e dal passaggio al digitale . E’ possibile dismettere ogni attività editoriale senza preavviso, e contemporaneamente ricevere finanziamenti, soldi pubblici che invece di essere usati per dare lavoro e creare un servizio al territorio (come fanno i giornalisti delle tv locali) verranno usati per pagare i licenziamenti? Può il Corecom fare qualcosa?"
Questo il disperato appello dei lavoratori, tramite comunicato sindcale, nella sostanza quanto già affermato da Paolo Nizzola lunedì scorso nel corso di un dibattito sul futuro delle tv locali che ha messo a confronto i migliori giornalisti delle tv locali lombarde (Telecity, Telenova, Telelombardia e appunto Telereporter) con i politici (Pd, Pdl, Lega, Udc), dai politici sono arrivati attestati di riconoscimento per il lavoro che le tv locali svolgono, per il resto solo tante parole, e, pur ammettendo, i danni causati dal digitale terrestre, non hanno proposto valide soluzioni ma anzi hanno suggerito a giornalisti ed editori di aggiornarsi di investire sulla rete poichè sono cambiati il giornalismo e la fruizione della notizia.
L'arroganza della classe politica è tale ormai in tutti settori. Analogamente hanno fatto la riforma della pensioni senza pensare agli esodati, indetto un concorso per la scuola rivolto a precari storici già vincitori di concorso e/o plutriabilitati che si devono aggiornare con internet, cornuti e mazziati: giornalisti, docenti, pensionati, cittadini. Nessuno però pone il problema di aggiornare la classe politica.