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TARQUINIO MAIORINO

di Massimo Emanuelli

 

TARQUINIO MAIORINO CON GIUSPPE CAMPI

 

Tarquinio Maiorino nato ad Isernia il 20/1/1927, studi liceali ad Isernia, proprio durante il liceo vi è la sua prima esperienza con la carta stampata, un giornalino scolastico che faceva tutto da solo, IL LASTRICO. La sorella di Maiorino, Clementina, fece conoscere la letteratura italiana alla sua cara amica, la scrittrice sudafricana Premio Nobel per la letteratura Nadine Gordimer. Tarquinio Maiorino esordisce come giornalista nell'immediato dopoguerra giovanissimo come corrispondente da Isernia sulle pagine regionali di LA REPUBBLICA D'ITALIA, che qualche anno dopo si trasforma in PAESE SERA. Dal 1950 al 1956 collabora con EPOCA, L'EUROPEO e SETTIMO GIORNO, nel 1956 arriva a Tv Sorrisi e Canzoni che dirigerà fino al 1967. 

"Arrivai a Sorrisi nel 1956, al momento del passaggio di consegne da Agostino Campi al figlio Giuseppe e, pur comparendo sul menabò il nome di Giuseppe Campi, di fatto il giornale lo diressi io, dapprima mi firmai Tiemme, iniziali di Tarquinio Maiorino. Giuseppe Campi si occupa insieme al padre Agostino delle altre attività della casa editrice, per il resto mi lasciava carta bianca all'interno di Sorrisi, preoccupandosi comunque che all'interno del giornale venisse come al solito dato molto spazio alle canzoni e ai loro testi.  I Campi del resto, poco prima che io arrivassi a Sorrisi avevano trovato due altri soci: Angelo Rizzoli e Giorgio De Fonseca. La famiglia Campi rimase detentrice del pacchetto azionario del giornale, Angelo Rizzoli (45% a testa), il restante 5% era di Giorgio De Fonseca, un personaggio molto pittoresco dell'editoria romana, un'editore-tipografo.  I Campi si occupavano della linea editoriale, la Rizzoli della distribuzione e della raccolta pubblicitaria, De Fonseca della stampa del giornale in tipografia.

Vogliamo ricordare i giornalisti che lavorarono a TV SORRISI E CANZONI nel periodo della tua direzione? 

"C'erano Camillo Broggi era un milanese, Gastone Caron, Antonino Buratti che si occupava di estetica musicale, Rodolfo D'Intino, un jazzista, era anche il proprietario di un negozio di camicie a Roma, il negozio era frequentato dai vip del mondo dello spettacolo che andavo ad acquistare camicie e coglievano occasione per farsi intervistare, a volte però accadeva il contrario...  Lo stesso D'Intino intervistava i vip in negozio, resterò a SORRISI una decina d'anni.  Maso Biggero a volte firmava gli articoli Tommaso Biggero per un certo periodo si trasferì a Milano per inaugurare la redazione milanese, poi tornò a Roma firmandosi Tommaso Fusco, oltre che Maso Biggero, la redazione era composta da sette persone, per dare l'impressione che SORRISI fosse fatto da una grandissima redazione usavamo pseudonimi, io stesso a volte mi firmatvo Marcella Lorenzetti Guidi, Tiemme e Tarquinio Maiorino. Essendo pochi i giornalisti il mio rapporto con loro era cameratesco.  Pinuccia Beltrami era allora una giovane ragazza che io stesso portai a SORRISI, Giuseppe Josca (oggi al CORRIERE DELLA SERA), Giuseppe Pedercini (poi vicedirettore del Gr1), che sostituirà Giorgio Berti (passato a dirigere BELLA) nel ruolo di condirettore, resterà sette anni a SORRISI, successivamente sarà capo-redattore del GR1, lavorerà poi a L’AVANTI! come critico televisivo, e terminerà la carriera al RADIOCORRIERE TV, andato in pensione è purtroppo deceduto. Un altro giornalista che ricordo con affetto, anch’egli purtroppo deceduto nell’aprile 2001, è Aldo Mannarini, era un redattore parlamentare dell’ANSA, un collaboratore esterno di SORRISI che frequentava spesso Montecitorio, finita la sua collaborazione col nostro giornale continuò a lavorare con l’ANSA fino al pensionamento.  Giorgio Mottola, anch’egli collaboratore dell’ANSA, invece lo conobbi poco poichè lasciò SORRISI per tornare a lavorare all’ANSA.  Cate Messina, con la quale mantengo tutt’ora rapporti professionali e personali, si occupava di divismo, Oreste Gregorio, milanese, si occupò della redazione milanese di SORRISI sorta all’inizio del 1959;  infine Giuseppe Tabasso, uno dei primi critici televisivi italiani, collaborerà per sei-sette anni con SORRISI, successivamente lavorerà al RADIOCORRIERE TV, e poi al GR3.  Sandro Ciotti frequentava la redazione di Sorrisi: "fu lui a presentarmi Fred Bongusto, uno degli artisti, insieme a Pippo Baudo, con cui strinsi un rapporti di amicizia oltre che professionale.

Sei stato tu, nella rubrica fissa settimanale ORCHESTRINA, a parlare per primo di lottizzazione in Rai?

E' vero, i tempi non sono cambiati. Noi eravamo dalla parte dei teleutenti come allora venivano chiamati i telespettatori. L'altra rubrica fissa che tenevo si intitolava OSSERVATORIO, "in redazione arrivavano migliaia di lettere ogni giorno, erano lettere di persone di media età, e, soprattutto, di anziani, i lettori ci chiedevano le cose più disparate, consigli sulle su questioni sentimentali, sulle cure del corpo, su questioni legali, pareri sulla radio, sulla televisione, informazioni sui divi dello spettacolo. Inizialmente curavo io stesso le lettere, successivamente ero aiutato da Maso Biggero, ma quando le lettere arrivavano ad essere migliaia al giorno affidammo il compito a due persone, e, per questioni specifiche a dei consulenti esterni. Molti erano i pareri legali richiesti dai lettori, per la consulenza legale e famigliare ci affidammo all'avvocato Vincio De Matteis, un noto legale romano. Le lettere anche un veicolo importantissimo per capire le esigenze e i gusti del nostro pubblico, i giovani non scrivevano, ma girando i  i giornalisti per Roma riuscimmo a capire le esigenze del nostro pubblico, i giovani non scrivevano, ma girando io e i giornalisti per Roma riuscimmo a capire che le loro preferenze andavano agli urlatori e ai cantanti. Pertanto iniziai a dare spazio all'interno del giornale anche agli urlatori prima e ai cantautori prima."

Nel 1960 Maiorino denuncia che  il canone in Italia è il più alto d'Europa e si rivolge nel seguente modo agli uomini politici: "finchè la tv era ancora in fase pionieristica  la politica degli alti prezzi poteva trovare un'attenuante. Tuttavia anche nei programmi televisivi si applica la regola economica che quanto aumenta la produzione quanto più aumenta il costo della merce, e tanto più logici sono i ribassi... Chiediamo scusa al lettore se l'abbiamo un pò tediato con argomentazioni di carattere economico. Ma era necessario giungere alla conclusione pratica: è decisamente il momento di affrontare il problema del ‘caro programmi’ e di offrire agli abbonati il bel regalo di uno sgravio del canone. E’ un problema che dovrebbe stare a cuore soprattutto al nuovo governo il quale non può sottovalutare il carattere istruttivo-divulgativo, prima ancora che ricreativo, delle teletrasmissioni...”

E' sempre Maiorino in un suo editoriale a parlare di un pay tv ante litteram: "in Canada è stato un esperimento di talk-tv a gettone, gli spettatori possono vedere a pagamento, per esempio, film di recente uscita, introducendo una moneta da un dollaro in una fessura in un apposito apparecchio montato dai tecnici che si collegava via cavo con la stazione che emette i programmi.  Nel'articolo IL VOLTO DEL MONOPOLIO, contenuto nel suo OSSERVATORIO, il perchè del mancato scoop.  La causa – scrive il direttore di SORRISI – è da attribuirsi ai vertici della Rai che hanno risposto a tre telegrammi inviati da Maiorino che le i titoli delle canzoni in gara per Canzonissima non erano ancora stati devisi, mentre li comunicavano nello stesso momento al RADIOCORRIERE TV.  Maiorino critica giudica la via preferenziale che i vertici Rai danno nel concedere le notizie, e non solo, al RADIOCORRIERE TV, considera ciò un attentato alla libertà di stampa e all’uguaglianza documentaristica.  Anche l’onorevole Sansoni – riferisce sempre SORRISI – è dalla nostra parte poichè il 13 settembre ha presentato un’interrogazione al Ministro delle Poste e Telecomunicazioni, Onorevole Guido Corbellini, a proposito dell’illecito trattamento di favore riservato dalla Rai al proprio organo di stampa.

“Il RADIOCORRIERE TV - era privilegiato dalla Rai e aveva gli scoop sulla programmazione, io però avevo ottimi rapporti con l’allora direttore del TV RADIOCORRIERE Ugo Zatterin, molti cantanti ed attori si facevano intervistare dal RADIOCORRIERE perchè era l’organo ufficiale della Rai, con cui lavoravano, ma si facevano intervistare anche da SORRISI, anzi erano loro a pretendere ciò, poichè sapevano che vendeva di più, aveva più lettori, inoltre il TV RADIOCORRIERE dava più spazio ai palinsesti e ben poco alle interviste.  Altri nostri concorrenti SETTIMANA RADIO E TV dell’editore Pulzoni, qui lavorava Gigi Vesigna che cercai di assumere a SORRISI poichè intuii le sue potenzialità, Vesigna non accettò, ma arrivò a SORRISI dopo la mia direzione. Altri nostri concorrenti, che però surclassammo, erano BOLERO, e IL MUSICHIERE.

All'inizio del 1964 Tv Sorrisi e Canzoni raggiunge la tiratura record di 1.522.000 copie, Giuseppe Tabasso ricorda che Maiorino era un  titolista formidabile e  possedeva una resistenza ineguagliabile al lavoro: posso testimoniare che ad un Festival di Sanremo, quando le tirature schizzavano al massimo, riuscì a lavorare tre giorni e due notti di seguito, dormendo si e no tre o quattro ore.  Vi è un tentativo di puntare su un maggior numero di fotografie e il cambio di denominazione in TV ILLUSTRAZIONE. Iin questo periodo infatti le testate specializzate in fotogiornalismo (come EPOCA e TEMPO) hanno molto successo fra il pubblico, SORRISI si è adeguato a tali novità, unica rivista del settore spettacolo, anticipando il vecchio RADIOCORRIERE e BOLERO FILM, che pubblicano ancora fotografie in bianco e nero. Il successo delle testate fotogiornalistiche che pubblicano immagini a colori durerà fino all’avvento della televisione a colori, con la seconda metà degli anni ’70 allorquando la tv a colori arriverà in Italia si registrerà infatti un forte calo di vendite delle riviste, ma non di SORRISI che intanto, si sarà adeguata ad altre novità, e, invece di perdere lettori come le riviste concorrenti e non, ne guadagnerà. L'unica flessione (seppur lieve) di vendite si ha, paradossalmente, con il cambio della testata in TV ILLUSTRAZIONE, Tv senza i sorrisi e le canzoni? Impossibile e così dopo pochi mesi si ritorna al vecchio titolo TV SORRISI E CANZONI, cambia anche la copertina ora stampata in versione plastificata, su carta pesante e lucida,

Tarquinio Maiorino lasciò la direzione di Tv Sorrisi e Canzoni  nel maggio 1967, dopo undici anni di cui sette da direttore.

Perchè lasciasti la direzione di Sorrisi?

"Dopo 11 anni sentivo l'esigenza di tornare al giornalismo d'informazione e di politica, provenendo da tale settore. Oggi ho una piccola casa editrice, che ha pubblicato una storia dei Templari, collaboro con free-lance a diverse testate, andai a lavorare per DOMUS, quindi diressi un mensile d'avanguardia per donne, quindi lavorai a IL GIORNO a tempi della direzione di Gaetano Afeltra. DOMUS era un giornale d'elite.

Dopo Sorrisi Maiorino dirigerà i mensili TUTTO TURISMO, TEMPO IMMAGINE, MONDO CUCINA e DOMINA, ed è stato inviato de IL GIORNO, ebbe inoltre un incarico editoriale dalla Eri. Per Mondadori ha scritto FRATELLI D'ITALIA IL TRICOLORE DEGLI ITALIANI e VIVA L'ITALIA VIVA LA REPUBBLICA, STORIA DI LEGGENDE DI BRIGANTI E BRIGANTESSE, FABBRICA DELLE EMOZIONI, questo ultimo libro è dedicato al mondo dell'editoria.

Intervista di Massimo Emanuelli a Tarquinio Maiorino effettuata il 28 aprile 2001, parzialmente pubblicata in 50 ANNI STORIA ITALIANA ATTRAVERSO LA STAMPA RADIOTELEVISIVA Milano, Greco & Greco, 2004  

Taquinio Maiorino è morto a Roma il 2 ottobre 2005. Così è stato ricordato su LA GAZZETTA DEL MOLISE dal suo amico ed ex collega a TV SORRISI E CANZONI Giuseppe Tabasso:

QUEL GRAN MAESTRO DI GIORNALISMO POPOLARE

di Giuseppe Tabasso

Si sono a Roma, dove è deceduto domenica, i funerali del grande giornalista molisano Tarquinio Maiorino. Eccone il ricordo che gli ha dedicato un fraterno amico e collega.

Scrivere in morte di un collega - e maestro - è un esercizio ingrato ma doveroso e, nel mio caso, particolarmente doloroso perché di Tarquinio Maiorino ero amico da una vita. Cioè da quando giovanissimi, lui corrispondente da Isernia io da Campobasso, ci facemmo le ossa sulle pagine regionali di in un battagliero quotidiano romano (“La Repubblica d’Italia”, poi divenuto “Paese sera”).
Tarquinio il giornalismo ce l’aveva nel sangue. A tal punto da smentire la teoria che giornalisti non si nasce ma si diventa. Da ragazzo frequentò il Liceo "Fascitelli" di Isernia (dove aveva insegnato lingue la madre, Giulia Scarpitti, sorella dell’economista, scienziato, e scrittore Giovanni) e sui banchi s’inventò un giornalino scolastico che scriveva, ciclostilava e diffondeva da solo: lo chiamò Il lastrico, ne fece 3 o 4 numeri, poi pubblicò una vignetta anticlericale ritenuta licenziosa e fu espulso da scuola per un mese. Me ne parlò una volta con divertito orgoglio. Sempre che si riuscisse a farlo parlare di sé. Introverso com'era, sembrava impossibile che esercitasse, e così bene, una professione così estroversa.
Parlava lo stretto indispensabile ma era torrenziale nelle idee, rapidissimo nell’eseguirle. Quando si lavorava insieme, le raffiche con cui tormentava la sua macchina per scrivere metteva in crisi noi intenti a pesare verbi e avverbi. Ma la sua capacità forse più straordinaria, quella che fa la grande differenza di mestiere, era la sbalorditiva velocità di lettura di un "pezzo" e la fulminante bravura di coglierne l'essenza in un titolo, occhiello e sommario. "Che ne dici?" aveva talvolta l'umiltà, forse la civetteria, di chiederti. E se scorgeva anche una minima riserva, un minuto - un minuto - dopo ti sottoponeva altre due o tre soluzioni.
Il suo era, nel senso più nobile, un giornalismo “popolare”, praticato cioè sempre dalla parte del lettore meno disincantato: niente parole difficili, solo fatti, cifre, notizie ed episodi, anche “ricamati” per soddisfare in qualche modo la voglia di evasione dei lettori. Negli anni ’60 l’editore Campi di Foligno gli affidò la direzione di “Sorrisi e canzoni” già attestato sulle centomila copie: in poco tempo Maiorino cambiò faccia al settimanale e riuscì a fargli superare – ancor prima di “Famiglia cristiana” – la tiratura di un milione di copie.
Ci riuscì grazie a quel suo infallibile senso del pubblico, all’abilità organizzativa, alla capacità lavorativa (tipica dei capricorni), alla professionalità con cui sceglieva gli argomenti, alla maestria con cui ideava copertine e dava indicazioni a grafici e fotografi e, in definitiva, all’amore per il mestiere. Una volta rischiò la vita per uno “scoop”: sorvolare Vienna gettando volantini da un aereo biposto.
Mai che assumesse atteggiamenti didattici: correggeva, tagliava e migliorava i pezzi ma salire in cattedra non era nel suo temperamento. Era un grande maestro indiretto dalla stupefacente duttilità professionale che gli consentiva di dirigere indifferentemente un quotidiano politico o un mensile di turismo, un settimanale d’attualità e una rivista femminile. I giornali lui non li dirigeva, li “sposava”. Forse per questo era uno scapolo impenitente, malgrado la forte somiglianza con Paul Newman e un gran fisico, ahimé stroncato dalle sigarette che gli pendevano perennemente dalle labbra.
Dei molisani aveva una certa rocciosità, riservatezza, carattere forte, i tratti di una gentilezza antica, mai uno scatto d’ira, un senso dell'amicizia esemplare: sempre il primo a farti auguri di compleanno, di onomastico, di Natale. Chiunque lo chiamasse o gli scrivesse, rispondeva seduta stante (una dote in verità sconosciuta ai molisani). Se gli lasciavi un messaggio, tempo mezz’ora e ti richiamava anche se era in Sud Africa. Vi andava infatti spesso per visitare suo nipote Andrea, professore all’università di Johannesburg, unico parente rimastogli, nato dal matrimonio di sua sorella Clementina col giornalista polacco Witold Domansky. Mi piace, per inciso, ricordare che Clementina Maiorino divulgò in Sud Africa la letteratura e l’arte italiana, si fece un nome negli ambienti intellettuali e anti-apartheid, ma fu stroncata, ad appena 47 anni, dalla sclerosi multipla. Tarquinio ne imparò alla perfezione la calligrafia e per anni evitò alla mamma e al padre, l’avvocato Ernesto sofferente di cuore, lo strazio di una scomparsa così prematura. E seguita poco dopo dalla tragica morte della figlia di Clementina, Anna, una ragazza brillantissima che aveva ereditato tutta l’intelligenza della madre: appassionata al volo, aveva conseguito tre brevetti di pilota d’aereo quando, ad appena 19 anni, la sua vita fu stroncata da uno stallo in decollo che fece precipitare in fiamme il suo piccolo apparecchio.
Caro Tarquinio, nella nostra lunga e parallela consuetudine di mestiere, mi hai commissionato decine di articoli, spesso divertenti, talvolta “rognosi”, quelli che giustamente amavi di più. Non ho mai accampato scuse per sottrarmi alle tue più imbarazzanti proposte di servizi, perfino quando mi obbligasti ad una clausura di sette giorni con Maurizio Arena per farmi scrivere, a sua firma, la storia a puntate dei suoi amori (da Linda Christian a Titti Savoia). Quest’ultimo dolorosissimo pezzo me lo “ordina” l’amicizia che ci legava: lo scrivo con l’unico sollievo di poterti dire in morte quello che non si dice in vita.

(Articolo apparso il 3 ottobre su La Gazzetta del Molise)