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STASERA GUARDIAMO LA TV SVIZZERA

di Gigi Vesigna

(tratto da Tv Sorrisi e Canzoni - 14 marzo 1973 )
 

Tele Lugano ha ormai due milioni e mezzo di spettatori italiani ai quali offre “gratuitamente” cronache imparziali, dibattiti veramente liberi, buoni film e persino trasmissioni a colori. Lo spirito di iniziativa sostituisce il divismo e una saggia amministrazione fa chiudere i bilanci in attivo.

Il “tradimento” si consuma sempre più spesso nell’Italia del nord, in Lombardia e in Piemonte: “stasera prendo la Svizzera”. Almeno 700.000 famiglie italiane, due milioni e mezzo di persone, sono in grado di ignorare la Rai-Tv.  Basta un’antenna adatta, basta girare una manopola per dimenticare il menù dei cuochi romani, per dimenticare certi personaggi venuti a noia, certi atteggiamenti di commentatori e telecronisti che si sentono obbligati ad assumere il volto della tragedia o dell’allegria, certi film decrepiti. I più fortunati della schiera di utenti clandestini possono anche dire agli amici: “ho la televisione a colori”. Sono circa 100.000 e possiedono un apparecchio appositamente attrezzato. Ottimisti sperano nel colore italiano, e accettano ora di buon grado quello della Svizzera. Dunque esiste un terzo canale, e per seguirne i programmi non c’è bisogno di spendere denaro: è l’omaggio di una piccola stazione televisiva che ha un numero esiguo di teleabbonati, per ragioni geografiche, ma si rivolge ad una grande platea d’oltre confine. Forse molti italiani pagherebbero volentieri anche il canone, se non altro per gratitudine. Si può essere davvero grati a una tv che riesce a mandare in onda un telegiornale che dura soltanto 15 minuti e che informa tralasciando i “si dice” e i “si crede”, offrendo immagini e non chiacchiere, cronaca e non commenti pilotati a seconda del mutare dei venti. Le notizie vengono date subito, perché nessun funzionario è costretto ad escogitare formule che siano comunque gradite, che siano annacquate quanto basta, che dicano e non dicano.  Arriva la notizia e la notizia viene diffusa. Tutto qui. Sembra facile, ma non lo è. Specialmente per chi non ha ancora assimilato due concetti fondamentali, e cioè: la tv deve essere immediata e dinamica: un corollario dell’informazione scritta. Abbiamo dato la precedenza al telegiornale perché mette a fuoco l’orientamento della tv di Lugano: civiltà e tradizione consentono di avere fiducia nella maturità del pubblico. Un pubblico che non va cloroformizzato, ma invitato a giudicare e commentare. Il Consiglio federale elvetico lascia ampio margine di iniziativa alle tre emittenti regionali (italiana, romanda e tedesca) e la sua sorveglianza si limita a garantire il rispetto dell’articolo 13 dello Statuto: “informazione, effettiva, completa e rapida;  giusto rilievo alle trasmissioni culturali e di evasione, impegno costante per rafforzare l’unione nazionale e la comprensione internazionale”.  In apparenza, niente di nuovo: qualsiasi televisione si prefigge ufficialmente questi stessi obiettivi. Quella svizzera, però, ha il privilegio di raggiungerli, e di rispettare gli impegni. Esempi recenti: tentativo di guerriglia a Milano in un sabato tragico del marzo 1972  Il telegiornale della Svizzera italiana è stato in grado non solo di raccontare i fatti reali, ma di mostrare, in mancanza di un filmato, alcune telefoto che gli utenti della Rai non hanno visto. Quel giorno, per capire esattamente che cosa fosse avvenuto nella loro città, i milanesi hanno insomma dovuto “chiederlo” alla tv di Lugano. In quanto a tempestività ed imparzialità, le cose non sono mutate per il caso Feltrinelli. Del resto, su dieci italiani interrogati, sei hanno dato la preferenza al telegiornale svizzero delle 20,20 (gli altri vanno in onda alle 19,05 e alle 23,05), affermando che “non fa perdere tempo ed offre un panorama esauriente. Poi è semplice: un solo giornalista in studio e molti filmati con voci fuori campo. Alto gradimento anche per i film, lo sport e i dibattiti. La sede per il telegiornale in tre lingue è a Zurigo: si alterna il cronista di turno davanti alle telecamere, varia il commento per esigenze regionali, ma restano immutate le immagini. Il collegamento e la collaborazione fra le varie sedi sono strettissime: ogni settimana si svolge un “vertice” telefonico fra i responsabili, si decide sui programmi e sui servizi. Lugano, come Zurigo e Ginevra, ha ogni giorno la sua rubrica, IL REGIONALE, che ospita anche la cronaca minima, che da risalto al folcklore, che racconta i fatti di cui la gente parla: il più bravo della classe, le nozze d’oro, il ciclista promettente. Per ora la Svizzera non è in grado di diffondere simultaneamente i telegiornali in lingua italiana, tedesca e francese, ma entro il 1975 questo problema verrà risolto e il telegiornale sarà a colori.

“Non abbiamo i mezzi, l’opulenza di altre televisioni; siamo modesti, ma ci sentiamo giovani ed anche allegri. Non è mica un dramma informare e divertire il pubblico”. Marco Blaser, 36 anni, vice direttore, è un po’ il simbolo di questa “azienda” a carattere famigliare, con un’amministrazione che non sgarra, dove si stenta ancora a credere in un successo sempre crescente oltre confine: “Indubbiamente – dice Blaser – siamo una rarità. Ci rivolgiamo a 60.000 teleabbonati che è pur sempre un record, ma abbiamo due milioni e mezzo di spettatori in Italia. Non tutte le sere, naturalmente, sarebbe troppo bello.”

E quanti siete, per servire tutto questo pubblico?

”Dal direttore Franco Marazzi, che è un giovane pioniere, all’ultimo fattorino, 301 persone, con una trentina di collaboratori esterni. Porte aperte, anzi spalancate, agli ospiti italiani, in tutti i campi”.

Viene da pensare che il solo Centro della Rai-Tv di Milano conta 1546 dipendenti, per non parlare della direzione generale a Roma. E i vostri bilanci? Quali sono i vostri deficit?

Prima della risposta una franca risata: “da queste parti la parola deficit non è di moda. Qualche anno fa, le tre emittenti si trovarono con un disavanzo globale di circa 10 milioni di lire e fu quasi un dramma. Per quanto riguarda Lugano, posso parlare del bilancio al dicembre 1970. Avevamo a disposizione 17 milioni di franchi (2 miliardi e 500 milioni di lire) e abbiamo chiuso con un attivo di 21.000 franchi (3.150.000 lire). Noi parliamo di bilanci effettivi, non fittizi, queste cifre riguardano soltanto le spese per i programmi” opportuna precisazione, anche perché è difficile a comprendere, per esempio, quale sia il reale bilancio della Rai-Tv.

Il vice direttore non può rimanere a lungo dietro la sua scrivania. Deve curare una rubrica di INCONTRI, deve controllare il montaggio di uno spettacolo, deve seguire una registrazione, deve parlare con le sue annunciatrici, con l’amministratore, con le altre sedi, con tutti. Un po’ in italiano, un po’ in francese e un po’ in tedesco. Casa e bottega, le due palazzine della tv e della radio e, accanto, un edificio di nove piani quasi tutto affittato per ospitare gli uffici. L’unico studio in grado di diffondere dal vivo è piccolo, a misura circa 140 metri quadrati. Un altro, leggermente più ampio, è a Lugano-Paradiso, vi si registrano le commedie, una al mese, e gli spettacoli di maggior respiro. Nello studio di Lugano si fa l’attualità, compresi i dibattiti che sono quasi tutti in diretta. Quando Marco Blaser ripete con naturalezza “dibattiti in diretta” nasce il dubbio di aver compreso male. Invece è proprio così. Anche i dibattiti politici – cui partecipano molti esponenti italiani di ogni tendenza, compresa Rossana Rossanda del MANIFESTO – vengono mandati in onda senza particolari preparazioni e accordi, senza timori, si ha fiducia nella dignità di chi parla e nella capacità critica di chi ascolta. “La censura da noi non esiste. Lo si può affermare senza tema di smentite” conclude Marco Blaser.

Adesso tocca al capo ufficio stampa Franco Orsi, giovane anche lui, svelarci gli altri successi di Tele Lugano: “segreti non ce ne sono – dice – prevale semmai il buon senso. I nostri programmi tengono conto dell’Italia che ci segue.  Agli italiani piacciono i film perché sono relativamente più recenti di quelli scelti dalla Rai-Tv, inoltre vanno aumentando gli spettatori che possono vederli a colori. Piace lo sport perché, specialmente in campo internazionale, è quasi tutto in diretta, cioè immediato. Sono apprezzate le commedie, che hanno quasi sempre attori italiani, con nostri registi o registi italiani; durano poco e sono semplici, come i telefilm. Acquistiamo anche da voi produzioni importanti, come GLI ATTI DEGLI APOSTOLI di Rossellini. Non è una novità, ma noi possiamo mandarla in onda a colori. La nostra forza è il colore: 18-19 ore settimanali su 55”.  Anche la pubblicità è una forza. Le ditte italiane sanno che costa meno, ha una “confezione” più elementare (cartoni animati o immagini di vita reale catturate per strada) e poi è per il 95% a colori. “Però abbiamo delle regole precise anche in fatto di pubblicità – precisa Franco Orsi – solo venti minuti quotidiani divisi in quattro fasce d’ascolto, esclusi la domenica e i giorni festivi, non si possono reclamizzare prodotti alcolici, medicinali di ogni tipo e sigarette. Alla radio la pubblicità è addirittura bandita. Noi invece dobbiamo fare tesoro, amministrativamente, delle entrate pubblicitarie e del canone di abbonamento che è praticamente della stessa entità di quello italiano, cioè di 12.000 lire. Siamo un’azienda, come un’azienda, le Poste, cui è affidato l’esercizio della televisione, bisogna che ogni ingranaggio funzioni, altrimenti è il fallimento.

E i vostri divi?  Un’azienda non ha divi. Noi, comunque, non possiamo permetterceli. Ci sono però volti popolari e ottimi professionisti, come la fedelissima Mascia Cantoni, ben conosciuta anche in Italia, che è il Mike Bongiorno in gonnella e guida adesso il QUIZ AL VOLANTE del lunedì sera. Puntiamo poi sui giornalisti e sui presentatori molto famigliari, non escluso Corrado, il quale ci da una mano nel rivolgerci agli immigrati italiani nella rubrica bisetteminale UN’ORA PER VOI. I ticinesi conoscono bene lo stesso Blaser, Ezio Guidi, l’uomo dello sport, Giuseppe Albertini, Siro Kung, Leandro Manfrini, Gianna Pettenghi, Ivana Monti, Joyce Rattacini, Dudu Gobba, Rosemary Lenzi.  Sanno fare di tutto, devono fare di tutto.  Per evitare il divismo, diamo poco spazio, per esempio, alla musica leggera. E? una scelta dettata anche dalla mancanza di grandi studi, facciamo eccezione per le manifestazioni a carattere internazionale. Comunque gli artisti e i cantanti italiani sono al primo posto. Mandiamo in onda un solo concerto sinfonico alla settimana; riteniamo che non sia un genere televisivo.  Con la musica seria è meglio abbondare in campo radiofonico. Largo spazio, invece, viene riservato alle trasmissioni culturali: per esempio, i pittori e le loro opere sono presentati con l’insostituibile ausilio del colore.

Certamente quelle di Lugano sono scelte coraggiose. Il pubblico locale le accetta. Gli svizzeri – siano pure della Svizzera italiana – scrivono poco, acconsentono tacendo. In compenso arrivano lettere di plauso dall’Italia.  Molte cose cambieranno in meglio fra tre anni. E’ già in costruzione un grande studio a Lugano-Comano: si potranno organizzare spettacoli di maggior impegno, si darà più rilievo al varietà, alle commedie fatte in casa. Ma una lunga strada è già stata percorsa; la tv di Lugano è nata povera in una vecchia rimessa per i tram. Dal 1958 si è conquistata, anno per anno, una vasta platea e nel 1969 ha potuto dare il via ai primi programmi a colori. Adesso prospera. Non dimentichiamoci le quattro annunciatrici, le quattro “signorine buonasera”.  Sono impegnato per molte ore e guadagnano poco: la metà delle colleghe italiane, per arrotondare lo stipendio svolgono altre mansioni negli uffici.  Certo, in un’azienda, bisogna darsi da fare, specialmente in un’azienda che chiude i bilanci in attivo e non conosce parassiti.