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SETTEMBRE

 

  Il fiore che rappresenta queste mese è l'amaranto: l'origine greca del suo nome "amarantos" (che non appassisce) ne fa l'emblema della fedeltà: "Per San Gregori Papa, la rondena la passa l'acqua" (per San Gregorio Papa, 3 settembre, non trovando più insetti da mangiare e avvertendo i primi freddi, le rondini trasmigrano fino alla prossima primavera)". "A San Marin l'è pront el vin!". Il Santo rurale del mese è San Marino che si festeggia il 4 settembre. Emigrato, in cerca di lavoro, dalla natia Dalmazia in Romagna, lo spaccapietre Marino, per la sua opera di conforto e assistenza a favore dei compagni di fede condannati dai giudici imperiali ai lavori forzati, fu ordinato Diacono dal Vescovo di Rimini. Eremita sul Monte Titano, si costruì in rifugio che presto si trasformò in monastero; col tempo, attorno a questo luogo di preghiera e incontri, sorse un villaggio che pian piano, dopo alterne vicende, divenne l'attuale Repubblica di San Marino, il più antico fra i piccoli Stati d'Europa ha 14 secoli di vita. San Marino è il patrono dei cavapietre e degli scalpellini.

"Settember, settembrin, l'è el mes che se fa el fien". In questo mese i vigneti si mostrano in tutta la loro ricchezza; è tempo di predisporre ogni cosa per la raccolta e la pigiatura delle uve, ma non bisogna avere fretta di vendemmiare, come avverte la sapienza di noster vecc, perchè: "vendemmia tempurida, de spess la va fallida" ovvero: la vendemmia fatta prima del tempo è spesso disastrosa! "Ol paisà facc cassadur, al trascura i so lair!". Da lontano si odono gli spari dei cacciatori ai primi tordi, ma non sempre la caccia è fatta col fucile; ecco come lo scrittore Luigi Volpi descrive la caccia al tordo col "roccolo" introdotta nel bergamasco verso la fine del 1500: "Il roccolo, con la sua caratteristica torretta, chiamata in dialetto casel dalla quale si diparte a semicerchio un'ampia corona alberata, è diffusissimo nella valli orobiche; i signori della città, durante la stagione invernale, si portavano nelle loro uccellande e ivi in agreste in silvana solitudine e soggiornavano fin dall'inizio dell'inverno... "me ditt fo le gabie e tirat sò la ret, al torna 'n dol gabiòt luseladùr, l'empia la pipa e l'grigna; a l'è content!".  La passione venatoria ha una sua sagra che si tiene, con grandissima partecipazione di tutti gli uccellatori, ad Almenno San Salvatore; in agosto per le tordine, merli e passeracei, in settembre quasi esclusivamente per i tordi. La fiera, oltre ad una grande mostra di uccelli da richiamo, ospita una gara fra cacciatori: vince chi meglio imita il canto dei diversi pennuti "i durce (i tordi) che i canta la cansù de amur".  L'otto settembre è il giorno dedicato alla Natività di Maria Vergine: "Ave o Maria, la pusseè gran mamm che al mund ghe sia!, regina del ciel, stella del mar, dò la bona sera, e vù e al vos bagaj car". Il culto della Madonna, nel milanese, si deve a S.Ambrogio. Nel 1135 Azzone Visconti, Signore di Milano, ordinò che per la festa della Natività i rappresentanti di tutti i castelli, borghi e villaggi del suo dominio venissero a Milano per fare una donazione, e poi recarsi, preceduti dagli alifieri con le insegne dei borghi e dei villaggi primari, alla gran Messa in Duomo, dove l'Arcivescovo dava loro la benedizione papale: "Cròs Santa, Cròs degna, che me salva, che me segna, che me da la giusta via de salvà l'anima mia, che me da la bona vòs de fa segn de la Santa Cròs!".  Nel giorno dedicato all'Esaltazione della Croce (14 settembre) nocciole e noci sono già mature nelle nostre campagne, infatti: "per Santa Cròs se pertèga nòs", o, per dirla col Carducci, "bacchian gli uomini le rame...". Nella Chiesa di San Giovanni, in località di Bioggio di Mello Valtellina, è conservato il corpo di Juanaris, un frate francescano che prese i voti nel 1408 e morì in odore di santità; i contadini del luogo lo chiamano "il santo vecchio" e lo festeggiano il 19 settembre, giorno dedicato a San Gennaro (chissà se saranno anche gemellati con Napoli!). "Braghe 'd tela e mion, daffin an i è pii bon..." Indumenti di tela e meloni, in autunno non sono più buoni!. Il 21 di questo mese si da l'addio all'estate; prepariamoci a ricevere l'autunno così ben descritto dal poeta Giovanni Bertacchi nel suo CANZONIERE DELLE ALPI: "O autunno, a morir lento della terra nell'anno! Una mestizia grande avvolge le cose, e tutti intorno si perdono i colori entro le dolci evanescenze...".  A San Michele (29 settembre) un tempo vigeva la consuetudine di rinnovare la pigione oppure di traslocare: "El San Michee l'è la sangueta di danee!". E nessuno sfuggiva all'incaricato dei padroni di casa: "Domm gh'è chi el reficciò" gridava piazzandosi in mezzo al cortile facendo tintinnare le monetine nella borsa attaccata alla "basleta de legn" "Cobet!" gridavano le donne delle ringhiere, ma era solo uno sfogo verbale, perchè subito erano pronte col denaro, ben sapendo che "el reficciò" non scherzava. Un tempo i ladri, specializzati in furti di mobilia, erano chiamati "sanmichelisti" perchè la casa da loro visitata rimaneva quasi sempre vuota, come se ci fosse stato un trasloco!.  "Per San Michel la merenda la va in ciel!".  Le giornate si accorciano, cominciano le piogge, la nebbia e i primi freddi, costringendo i contadini a rientrare presto dai campi, senza consumare la merenda. "A San Michee, la pianta la toa e i figh hinn mee!".  I fichi... che bontà!... Proprio come recita questo indovinello:  "a catarlo lo nero, a pelarlo lo bianco, a smissarlo l'è rosso: a mangialo l'è dolso!". Sull'altare maggiore della Basilica di San Michele a Pavia è scolpita l'immagine del Santo, con in mano una bilancia a due piatti, nell'atto di pesare sia i meriti che le colpe dei defunti assegnandoli al paradiso o all'inferno. Per questa sua caratteristica Piero Bargellini, nel suo prezioso volume I SANTI DEL GIORNO, scrive che è stato scelto come patrono degli speziali, dei droghieri e di tutti i commercianti che delle bilance fanno uso e qualche volta abuso!       

 

 

 

Arrivederci a Arrivederci a ottobre e ciao a tucc!