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SERGIO ENDRIGO

 

Sergio Endrigo (Pola, Croazia, 15/6/1933 – Roma, 7/9/2005) figlio di un cantante lirico morto quando egli aveva solo sei anni, a dieci anni inizia gli studi musicali, ma la lirica non fa per lui. Nel 1947 con la madre e il fratello finisce a Brindisi in un campo per profughi giuliani, quindi è a Venezia dove frequenta un collegio per profughi. A poco più di sedici anni abbandona gli studi e va a lavorare a Venezia, dove fa disparati mestieri. Nel 1954 partecipa ad un concorso per cantanti al Teatro Malibran e riceve l’offerta di un posto di cantante in un quartetto che suona all’aperto in un bar al Lido. Passa dai bar alle balere, e dalle balere ai night, fino ad approdare a Milano, qui incide per la Ricordi le sue prime canzoni: Bolla di sapone, I tuoi vent’anni, La brava gente, Chiedi al tuo cuore, ma con scarsi risultati. Poi, tra l’estate e l’autunno 1961, c’è un avvenimento di gran peso nella storia della canzone: Carlo Emanuele Ricordi, detto Nanni, diventato direttore artistico della Rca, lo vuole, venderà un milione di dischi soprattutto con Io che amo solo te, Se le cose stanno così e Era d’estate, ai quali affiancherà una produzione meno commerciale, ma poeticamente e musicalmente assai valida, e canzoni come Aria di neve, Basta così, Vecchia balera, Via Broletto, Viva Maddalena. Gli album di questo primo periodo di Sergio Endrigo si intitolano: Sergio Endrigo (1962), Ti amo (1964), e Sergio Endrigo (1965). Nel 1964 Endrigo si reca per la prima volta in Brasile per un concerto a San Paolo, dopo il successo ottenuto nel 1963 con il brano “Io che amo solo te” e al ritorno portò  e lo fece ascoltare a Sergio Bardotti uno dei primi dischi di Vinicius De Moraes, un disco che conteneva brani meravigliosi come Samba de bencao, Deixa ma soprattutto Samba em preludio di cui si innamorano subito tutti e due.  Dopo la gloriosa vincita a Sanremo del 1968,  in coppia con Roberto Carlos con la canzone “Canzone per te”, Endrigo e Bardotti partirono per il Brasile in tournè e, in quell’occasione Bardotti conobbe Chico Buarque De Hollanda il quale, a causa dei grossi problemi politici legati al suo paese venne molto presto a stare per un po’ in Italia.   Una sera, in un celebre albergo di Roma durante una partita di calcio ( per l’esattezza Inghilterra Brasile) Bardotti conobbe Vinicius De Moraes e lo presentò a Endrigo.Tra i tre nacque un’amicizia e una stima profonda ma soprattutto una condivisone dell’amore per la poesia e il Brasile che li legò per tutta la vita. Ad un certo punto nacque l’idea di lasciare un segno tangibile di questa amicizia e il segno tangibile e meraviglioso fu un capolavoro discografico che è  “La vita amico è l’arte dell’incontro” (1969) prodotto da Sergio Bardotti.  Grazie al coraggio di Mario Zanoletti, allora direttore artistico della Fonit Cetra si cominciò a registrare un po’ alla rinfusa musica, voce e poesia. Sergio Endrigo cantò in modo assolutamente sublime in italiano brani tradotti da Bardotti come Poema degli occhi di Vinicius, Se tutti fossero uguali a te di Tom Jobim tanto per citarne alcuni, Vinicius cantò una meravigliosa Samba delle benedizioni  e Giuseppe Ungaretti, grande amico di Vinicius, recitò con la sua voce tonante e ruggente  le poesie di Vinicius tradotte da lui stesso in quanto era stato docente di letteratura italiana all’Università di San Paolo dal 1936 al 1942.

Nel 1965 Endrigo cambia casa discografica, passando alla Fonit-Cetra, ma rimarrà sempre fedele a sé stesso, pur diventando uno dei protagonisti del Festival sanremese, dove esordirà nel 1966 con Adesso si (brano inciso anche da Lucio Battisti, che ha limitato le interpretazioni di altri autori). Sempre nel 1966 effettua una tournèe in Brasile dove conosce Vinicious De Moraes, è di questo periodo il successo di Teresa. Nel 1967 presenta a Sanremo, in coppia con Memo Remigi, Dove credi di andare, brano che esegue la sera successiva al suicidio del suo amico Tenco, alcune parole della canzone sembrano a lui rivolte: “dove credi di andare se tutti i tuoi pensieri restano qui. Come pensi di amare se ormai non trovi amore dentro di te”. Nel 1968 è nuovamente in tournèe in Brasile, dove ormai è noto quanto e più che in Italia, conosce Chico Barque de Hollanda, che poi, trovandosi in difficoltà nel suo paese per motivi politici, verrà in Italia grazie all’amicizia con Endrigo. Nel 1968 vince in coppia con Roberto Carlos il festival di Sanremo con Canzone per te quasi un risarcimento alla canzone d’autore dopo il suicidio di Tenco, nel 1969 è ancora a Sanremo con Lontano dagli occhi (secondo posto in coppia con Mary Hopkins), e ancora nel 1970 con L’arca di Noè (terzo posto). Nel 1969 pubblica un album intitolato nuovamente Sergio Endrigo, cui segue, sempre nel 1970, L’arca di Noè.  Nel 1970 partecipa ad uno spettacolo dal vivo organizzato dal Piccolo Teatro di Milano, ed ottiene consensi di critica e di pubblico, avviando una formula di spettacolo con il cantautore nel ruolo di intrattenitore che avrà grande successo negli anni successivi. Nel 1970 pubblica l’album La vita, amico, è l’arte dell’incontro, cui seguono Nuove canzoni d’amore (1970), il 45 giri Una storia (presentato a Sanremo 1971 con i New Trolls) e gli album La voce dell’uomo (1972) che contiene Quando c'era il mare (presentato a Sanremo 1972), Elisa Elisa (1973, il brano che da il titolo all'album vince il premio della critica a Sanremo 1973).  Proprio alla metà degli anni ’70 risale la scrittura di canzoni per bambini, anche in questo Endrigo è un innovatore, al posto delle canzoni melense e strappalacrime, Endrigo, avvalendosi della collaborazione di Gianni Rodari, propone capolavori come Il pappagallo, La pulce, Ci vuole un fiore e La casa, Ho visto un prato, Il bambino di gesso, ed altre raccolte nell’album Ci vuole un fiore (1974) e nell'album L'arca. Nel 1975 esce l’album raccolta Endrigo dieci anni dopo, cui segue una pregiata ricerca sul canto popolare Canzoni venete (1976), nel 1976 è di nuovo a Sanremo con Quando c’era il mare, seguono gli album Sarebbe bello (1977), Donna mal d’Africa (1978). L’amore per il Brasile continuò negli anni al punto che, nel 1978 Endrigo  realizzò a Rio De Janeiro  un disco cantato interamente in brasiliano, Esclusivamente Brasil (Polygram).  Fu un’esperienza indimenticabile, Endrigo cantò splendidi brani come Trocando em miudos di Chico Buarque, Onde anda voce di Vinicius e molti altri ma, in questo disco ci sono due “chicche” e cioè il brano “A rosa” che Chico scrisse appositamente per Endrigo e che canta con lui e “Samba para Endrigo” scritta da Toquinho e Vinicius in onore proprio di Endrigo. Non solo, c’è inoltre una struggente interpretazione di Samba em preludio ( di Vinicius De Moraes) di Endrigo e dell’allora giovanissima e bravissima Fafà De Belem. L’amore di Vinicius verso il suo amico Endrigo ( tra l’altro diceva di amarlo perché “è un uomo che canta”) è dimostrata dal fatto che ha voluto inserire “Samba para Endrigo” nel suo album “Un pouco de ilusao” poco prima di morire. E Endrigo, dopo la scomparsa del grande poeta volle omaggiarlo a sua volta con “Ciao poeta” un brano scritto insieme a Baden Powell e Sergio Bardotti che è incluso nell’Lp “E noi amiamoci”.  L’amore per il Brasile da parte di Endrigo era talmente ricambiata che è stato l’unico artista straniero ad essere stato inserito in una collana pubblicata nel 1980 “A arte de” che include artisti come Gal Costa, Tom Jobim, Caetano Veloso e tanti tanti altri..   L’ultima cosa da segnalare è che Toquihno, il celebre chitarrista brasiliano deve il suo fortunatissimo incontro con Vinicius De Moraes proprio a Endrigo. Infatti finita la registrazione del  disco “La vita amico è l’arte dell’incontro”  Endrigo e Bardotti si accorsero che mancava una chitarra brasiliana (Vinicius nel frattempo aveva fatto ritorno in Brasile)e allora chiamarono Toquinho che era  in Italia con Chico Buarque. Vinicius ascoltò il disco finito, s’innamorò di quella chitarra e volle con se in tournè Toquinho. il resto è storia…  Nel 1979 esce A arte de Sergio Endrigo (album doppio del 1979), gli ultimi due incisi in Brasile. L’inizio degli anni ’80 vede Endrigo spopolare con Mille lire sigla della popolare trasmissione televisiva Di tasca nostra, nel 1981 partecipa con Toquinho ad un grande spettacolo a Villa Ada a Roma, in cui la cultura brasiliana e quella italiana si uniscono nelle loro similitudini e differenze. Endrigo pubblica successivamente gli album: …E noi amiamoci (1981), Mari del Sud (1982), nel 1986 ritorna a Sanremo nel 1986 con Canzone italiana, seguono gli album: E allora balliamo (1986) e Il giardino di Giovanni (1989). Nel 1990 esce l’album Tango rosso che offre una rilettura garbata ed ironica della crisi che ha colpito il Pci alla fine degli anni ’80.  Pur rimanendo in disparte dalla scena negli anni ’90 Endrigo, sempre controcorrente, presenta altri album come Qualcosa di meglio (1994), nel 1995 pubblica per una piccola casa editrice Quanto mi dai se mi sparo, romanzo quasi autobiografico con prefazione di Gianni Minà: storia di un cantante che dopo avere avuto grande successo è dimenticato da tutti, per tornare a far parlare di sé decide di organizzare un suicidio in diretta televisiva. Endrigo, disgustato dal fatto che la sua casa editrice avesse stampato solo 1500 copie del suo ultimo lp e che si fosse rifiutata di promuoverlo in maniera adeguata, annuncia il proprio ritiro dalle scene. L’ultima tourneè brasiliana di Endrigo risale al 1999 e l’ultimo viaggio in Brasile risale al 2003.  Nei primi anni del nuovo millennio Stampa Alternativa ristampa il libro Quanto mi dai se mi sparo.  Nel settembre 2002, seppur con i soliti problemi di distribuzione è uscito il cd Altre emozioni, riarrangiamento dei suoi vecchi successi. Nel 2003 pubblica l’album antologico Altre emozioni, che festeggia e ripercorre i suoi cinquant’anni di carriera, nuove versioni dei suoi grandi successi, alcuni interpretati assieme alla figlia Claudia, e un duetto d’eccezione con Rosanna Casale, nel brano Era d’estate. Nel 2004 incide Chantant Endrigo, in friulano, rivisitazione in dialetto di quindici sue vecchie canzoni e il cd Altre emozioni, che racchiude vecchie successi e canzoni meno conosciute, ma soprattutto contiene l'inedito Altre emozioni, forse una delle più struggenti e significative canzoni che abbia mai scritto insieme a Vincenzo Incenzo. Nonostante sia stato un “artista difficile”. ha cambiato parecchie case discografiche, Endrigo è stato forse l’unico cantautore ad avere un buon rapporto con il Festival di Sanremo al quale ha partecipato più volte piazzandosi nelle prime posizioni e vincendolo nel 1968. Endrigo è stato un grande protagonista della canzone italiana, ha inciso brani di Pier Paolo Pasolini, Ingazio Buttitta, Giuseppe Ungaretti, Gianni Rodari, Vinicious de Moraes, Chico Barque de Hollanda, Rafael Alberti, Toquinho, ha scritto per Ornella Vanoni, e per altri interpreti italiani. Nel 2005 è a Sanremo in qualità di opinionista e propone una rivisitazione di Questo è amore in duetto con il giovane Simone Cristicchi. Nel corso della sua carriera Endrigo ha anche sfiorato i fotoromanzi (Bolero Film nel 1964) e partecipato a un film, Tutte le domenica mattina di Carlo Tuzii, ma poi il cinema lo farà soffrire per colpa della causa contro Bacalov per il plagio della musica del film Il padrino (una causa che si trascinerà e che non sarà conclusa nemmeno con la sua morte). Colpito da ictus l'11 agosto 2003, aveva sofferta di una grave forma di sordità che gli impediva di ascoltare la sua voce negandogli una corretta intonazione: "i problemi all'udito - ricorda la figlia Claudia - iniziarono a metà degli anni '80, nessun medico riuscì a risolvere il problema, al punto che alla fine perderà completamente l'uso di un orecchio". Sergio Endrigo è morto a Roma il 7/9/2005 per un tumore ai polmoni. Per la stessa volontà dell’artista, esternata dalla figlia Claudia, non si svolsero funerali religiosi, ma un concerto organizzato dal Comune di Roma, si è chiesto inoltre di non inviare fiori, ma di fare donazioni agli enti che si occupano di animali abbandonati.

CLAUDIA ENDRIGO RICORDA IL PADRE SERGIO di Massimo Emanuelli

Il tuo primo ricordo di Sergio Endrigo papà.

Il primo ricordo di mio padre è legato all'infanzia e ai suoi abbracci visto che mi adorava e io adoravo lui.

Quando eri bambina tuo padre compone alcune canzoni per bambini.

Le canzoni per bambini risalgono al 1972 e al 1974 anni in cui avevo 7 e 9 anni quindi riconducilibili alla mia infanzia e non adolescenza.
Papà inorridiva ongi volta che sentiva le canzoni dello Zecchino d'Oro e aveva quindi scritto a Gianni Rodari e quest'ultimo gli aveva inviato dei testi dai quali poi è natoi appunto lp Ci vuole un fiore, diceva che le canzoni dello Zecchino d'Oro erano canzoni estremamente sciocche mentre Rodari aveva un modo tutto diverso di relazionarsi con loro.

Negli anni '80 vi è un calo di popolarità.

Gli anni 80 e 90 sono stati prolifici dal punto di vista musicale ma le case discografiche lo hanno " abbandonato", cioè lui faceva i dischi ma poi nessuno li distribuiva o li promuoveva ed erano dischi magnifici!  Gli ultimi anni sono stati terribili, solo e dimenticato da tutti era profondamente depresso e solo e io ho sofferto davvero molto assistendo impotente alla sua lenta discesa...  Oggi io cerco di rimettere insieme i "cocci" ovvero cerco di risistemare tutti i suoi contratti discografici e di rivalutare la sua immensa opera artistica ma ci vuole tempo e tenacia. Ogni tanto ho dei "cedimenti" ma poi divento più forte e combattiva di prima, mio padre era edè ancora amatissimo, basta vedere tutti i giorni le richieste di amicizia su facebook e i commenti alle canzoni di mio padre su youtube.   Io non mollo!!!   www.sergioendrigo.it