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SERGIO BERNARDINI: RE DELLE NOTTI VERSILIESI CHE NON HA MAI PERSO LA BUSSOLA

 

di Ruggero Righini

Sergio Bernardini nasce a Parigi il 7 maggio 1925 col nome di Antonio da Italo e Virginia immigrati in Francia dal Marginone di Altopascio (Lucca) perché la mamma è balia in casa Lumiere. La sua fanciullezza e la prima gioventù la passa oltralpe. Il modo di essere romantico e bohèmienne lo segnerà per tutta la vita. Prima della guerra, torna in Italia con i genitori per gestire una trattoria a Torino. E Sergio sogna di diventare ciclista.

Nella città della Mole, vecchia capitale d’Italia, scrive le prime note di una colonna sonora di successo, lo spartito di una vita vissuta come cantava Frank Sinatra, “My Way”. In uno stabile di via Po suona come bassista in una piccola band formata da Piero Angela, Gigi Marsico e Max Brown. Ben presto si lega agli ambienti antifascisti della città e nel 1944, all’eta di 19 anni, entra nella Resistenza partigiano nel cunense.

Dopo la liberazione nel 1947 attraversa a piedi l’appennino e raggiunge Viareggio. Ormai la guerra è passata e anche la Versilia sente una gran voglia di risorgere. Subito si riaffaccia il turismo e l’attività che distingue un centro di svaghi riprende il suo cammino. Anche nella pineta i locali da ballo, che ancora oggi esistono, si stanno riorganizzando ed ogni sera brulicano di giovani che cercano di dimenticare quel periodo di guerra che aveva regalato soltanto grandi privazioni. Sergio ha 22 anni, è un bel giovane pieno di brillanti iniziative, amato da tutti e ammirato, veramente uno che ci sa fare, fatale è l’incontro con il proprietario de “la Capannina” che gli passa la gestione del locale.  Con l’aiuto dei genitori, all’inizio un po’ contrariati a spostarsi nella città toscana specialmente perché il figlio ha lasciato gli studi, Sergio si butta in questa nuova attività e riesce da subito a dare un nuovo marchio al locale. La formula cena con musica e intrattenimento si rivela vincente.

Riesce ad imbastire un orchestra valida con elementi agguantati un po’ da per tutto. Ha fiuto impareggiabile a rimediare il cantante fiorentino Corrado Carraresi che piace tanto ai giovani ed è già sulla cresta dell’onda. Al pianoforte, niente popò di meno, c’è un musicista d’eccezione che con le sue armoniose variazioni manda il pubblico in delirio: Peter Angela con la sua Hot jazz band che non è altro quel Piero che diventerà poi in seguito uno dei più grandi giornalisti italiani della Rai e ancora Gigi Marsico e Max Brown ovvero gli amici della band di Torino dove suonava anche lui. Come presentatore Raffaello Giacchini che poi prederà il nome di Raffa.

E’ un successo davvero memorabile da tutto esaurito. Nasce però il grande problema della mancanza di sedie per il pubblico che aumenta sera dopo sera. Una provvidenziale idea, la vicinanza della chiesa di San Paolino e 3.000 lire di contributo di noleggio risolvono tutto. Il parroco perplesso, che però ha l’urgenza di lavori di restauro all’edificio, acconsente. Le sedie “miracolose” devono però essere riportate prima della Messa delle 8 della domenica. Nel locale sono studiate a tavolino e poi realizzate varie iniziative a partire dalle feste sulla spiaggia con le Miss, il Premio Letterario Viareggio, il Festival della Canzone Italiana organizzato unitamente ad Aldo Valleroni nel 1948 e 1949 ma che poi tra l’indifferenza emigra a Sanremo.

Come una favola inizia da qui l’ascesa verso grandi affermazioni nel campo dello spettacolo per il Re incontrastato delle notti versiliesi. Sergio infatti si specializza nella gestione di altri locali: “il Gatto nero”, “l’Eden”, “il Caprice”, “il Casinò Piemonte”, “il Carillon” e s'impone come il più carismatico e abile imprenditore sul fronte dello spettacolo in Italia. Ha la direzione di sei locali. Al suo fianco il “fratello” Aldo Valleroni, con lui una cosa sola.

Nel 1954 si sposa con Bruna e alla fine dell’anno gli viene affidata la gestione (settimo locale) della Bussola delle Focette (Marina di Pietrasanta) destinata a diventare sotto la sua direzione uno dei locali più importanti d’Italia dopo una serata d'inaugurazione clamorosa con la presenza di Renato Carosone e del suo complesso.

La Bussola che lui chiama “la vecchia troia”  nel corso degli anni a venire  e ancora nel corso degli anni '60, dopo la trasformazione del locale in "Bussoladomani", vede passare sul suo palcoscenico tutti, ma proprio tutti, i più grandi nomi dello spettacolo internazionale. Un successo irripetibile e irripetuto.

Il suo primo ospite è Peter Van Wood che fa impazzire il pubblico con “Butta la chiave” e la sua chitarra elettrica. Poi: Renato Carosone che strappa un contratto da capogiro: 160.000 lire a sera, Marino Marini con cui si detesta cordialmente, Adriano Cementano da Sergio scambiato per un fornitore, Frankie Lane, Johnny Ray, I Platters, Domenico Modugno, Fred Buscaglione, Chet Backer che cerca piu' volte di strappare alla droga e al carcere al cui fianco mette due artisti di grido Romano Mussolini pianista jazz di assoluto valore e Carletto Loffredo pianista di alto prestigio, Mina da lui scoperta quando si fa chiamare Baby Gate, Ornella Vanoni, Patty Pravo, Peppino Di Capri, Gino Paoli indimenticabile protagonista della stagione 1960 che per un applauso a suo insindacabile giudizio troppo timido rischia la rissa uscendo dal palco. Valleroni ricorda che dice: “Siete una grande manica di stronzi e non capite un cazzo di niente. Complimenti vivissimi, cari borghesi di merda”. Di lì a poco inizierà la sua incredibile storia d’amore con la viareggina Stefania Sandrelli e verrà il tempo del “Sapore di sale”.

Sergio Bernardi collabora anche con la televisione italiana ad esempio con Il signore delle 21 condotto da Ernesto Calindri, grazie alla sua rete di relazioni la trasmissione può esibire ospiti quali Louis Armstrong, Sammy Davis junior, Pat Boone, Connie Francis, e Jonnhy Halliday .

 La Bussola non è anche questo, è questo. E’ Vittorio Gassman in sala spettatore che involontariamente si esibisce pregato da Bernardini che deve tappare un buco. Ancora Valleroni, memoria presente ricorda l’inizio del mattatore: “Simpatici stronzi buona sera. Sia ben inteso, il più stronzo di tutti sono io, che accetto di fare certe cose e pure devo pagare il conto…”. Questa volta furono applausi a scena aperta. Sul palco ma anche tra il pubblico ci passa il mondo. Tanti, troppi per essere ricordati tutti.

Non c' e' stella della canzone che Bernardini non porti in Versilia, da Ginger Rogers che riceve la visita di Walter Chiari che gli fa l’imiazione sul palco, a Josephine Backer con il memorabile gonnellino di banane che mangia tre piatti di pastasciutta e poi vuol dimagrire, a Mirelle Mathieu, da Ray Charles a Miles Davis, a Lisa Minelli.

E ancora. Ella Fitzgerald che vuole un camerino pieno di fiori e un bicchiere di latte prima di salire sul palco, Stan Getz, Mike Bongiorno inventore della tv italiana accompagnato da Edy Campagnoli, Gorny Cramer maestro del Musichiere innamorato dello swing, Maurice Chevalier a 6.000 dollari a esibizione, Jerry Lewis, Sammy Davis junior, Marlene Dietrich angelo azzurro che vuole tutte le pareti del camerino dipinte di blu per far svanire le dediche e gli sfottò che tutti i grandi passati avevano lasciato e un secchiello con del ghiaccio per farci la pipì.

E poi: Caterina Caselli, Michele, Fausto Leali, Fred Buongusto, Giorgio Gaber che urla cose irripetibili davanti allo specchio e poi sposa Ombretta Colli e si trasferisce sui colli di Camaiore, e in seguito Renato Zero.

In sala può accadere sempre di tutto come veder spuntare Marcello Mastroianni, Erminio Macario, Carlo Dapporto, Gino Bramieri, Alberto Sordi, Alighiero Noschese o Federico Fellini e Giulietta Masina mentre le bimbette scrivevano sui bigliettini i loro numeri telefonici da dare di nascosto al maestro oppure vedere sparire all’improvviso il noto cantante impegnato poi sulla spiaggia a fare all’amore con la bella di turno.

Per una serie di ragioni sia il pubblico in genere appartenente alla ricca borghesia riemergente che le star italiane e straniere si sentono a casa loro. In platea: Angelo Moratti, Felice Riva e talvolta anche Gianni Agnelli che preferisce il separe' chiamato Bussolotto creato per chi vuole star lontano dalla bolgia. E ancora: Carlo Alberto Chiesa, Isa Bazzizza, Sergio Pugliese, Sandro Ciotti indimenticabile per le sue partite a carte, Omar Sivori, Howard Huges, Jane Russell.

Al Bussolotto, piano nobile della struttura, si esibiscono musicisti come Joao Gilberto inventore della bossa nova, Chico Buarque de Hollanda nel cui gruppo il chitarrista è Toquinho ed in seguito Renzo Arbore e Paolo Villaggio.

Sergio è  per clienti e cantanti una via di mezzo fra l'amico oste, il confidente, lo psicanalista. La sua grande intuizione è quella di capire per primo che la gente non ha solo voglia di ballare ma anche di ascoltare. La sua abilità consiste poi nel fare andare d' accordo un pubblico danaroso e a volte arrogante con artisti a loro volta bizzosi, intolleranti e imprevedibili.

Il momento migliore per chiacchierare con Sergio Bernardini sono le 3 di notte, quando lui si appresta a consumare un singolare pasto: una grande ciotola piena di caffe' lungo lungo dove lui mette a gonfiare del pan secco. Un' austerita' che contrasta con le abitudini sfarzose di molti dei suoi clienti e con le eccentricita' delle star italiane e straniere che calcano il palcoscenico della "Bussola" di Focette.

E ci viene anche Pasolini, ma solo per girare un film che non uscì mai sul tragico Capodanno del 1969 quando durante una dura contestazione "al locale dei ricchi e dei padroni" un' arma della polizia colpisce il giovane Soriano Ceccanti condannandolo all' immobilità per una lesione alla spina dorsale.

E’ l’inizio del declino. Delle pistolettate. Delle urla. Degli spintoni. Delle pietre che mandano in frantumi le vetrate del locale. Della folla ribelle che scandisce slogan carichi di odio e di ideologia. Dei centinaia di ragazzi con la barba incolta, l’eskimo e il pugno alzato a sfidare il cielo e a cambiare la storia del mondo. Delle cariche della polizia. Dei giovani portati via a braccia. Sergio non vuole crederci. C’è Shirley Bassey. “Borghesi di merda, la pagherete”. Insulti e sassi. Esce perde la testa e con una testata degna del miglior rissaiolo spacca il naso a un contestatore.

Dal 1978 Bernardini concentra la sua attenzione su un tendone, Bussoladomani, per segnare il passaggio dagli spettacoli d'elite alla musica di massa. L' iniziativa funziona nonostante gli ostacoli frapposti dai politici locali. Il primo cartellone vede alla ribalta Julio Jglesias, Ornella Vanoni, Jonny Dorelli, Charles Aznavour, ma soprattutto l' ultimo grande ritorno di Mina.

“Io non ti conosco, io non so chi sei, so che hai cancellato con un gesto i sogni miei, sono nata ieri, nei pensieri tuoi, eppure adesso siamo insieme. Non ti chiedo sai, quanto resterai, dura un giorno la mia vita, io saprò che l’ho vissuta, anche solo un giorno, ma l’avrò fermata insieme a te”.

La solitudine ci circonda. E penso all’orchestra di Augusto Martelli che celebrò nel 1968 proprio alla Bussola il portafortuna della loro lunga stagione d’amore. E’ il 23 agosto 1978, 6.000 i posti esauriti, Walter Chiari che presenta: “Adesso arriva una donna vera, con la sua età vera e i suoi sbagli veri”. C’è un brusio.

“Non gioco più, me ne vado. Non gioco più, davvero. La vita è un letto sfatto, io prendo quel che trovo, e lascio quel che prendo dietro me. Non gioco più, lascia stare, non gioco più ti assicuro. Se ti faccio male poi ti passerà, tanto il mondo come prima senza voglia girerà. Non gioco più, me ne vado. Non gioco più, ma davvero. Non credere ai capricci di una foglia che col vento se ne va”.

Poi il Balletto dell’Armata Rossa di Mosca, le operette, la lirica con Luciano Pavarotti. Ed ecco davanti a 2.500 fedelissimi: Raffaella Carrà, Caterina Valente, Ray Charles, il mitico Berry White, e per il teatro Tino Buazzelli, Gigi Proietti, Gastone Moschin. Fino ad inventare “Holiday on ice” e gli artisti sui pattini. Nel frattempo Sergio organizza tourne' e nazionali, spettacoli tv, dirige la squadra calcistica del Pietrasanta. Eppure gradualmente prima la Bussola e poi Bussoladomani escono dal suo controllo.

Bernardini non da l'impressione di essere ricco. Sul suo prestigio e la sua competenza nessuno discute, ma la sua affidabilita' economica e' in crisi. Su questo aspetto della sua vita esistono due versioni: primo, e' un galantuomo che ha sempra pagato e strapagato gli artisti, non ha mai imbrogliato nessuno e si ritrova povero; secondo, la Bussola e tutto il resto se l'e' perso a poker.

Nel 1990 riprende la direzione artistica di Bussoladomani, e fa parte più volte della commissione selezionatrice del Festival di Sanremo.

Muore nel 1993 a 68 anni di un sabato pomeriggio in un incidente sull'autostrada Piacenza Torino presso Baldicchieri d' Asti alla guida della sua Bmw 328  diretto a Torino per le nozze di un nipote. Con lui anche la sorella Adilia di 77 anni che è rimasta gravemente ferita. La macchina e' sbandata durante un sorpasso ed e' finita ad alta velocita' contro il guard rail. Bernardini e' spirato sull' ambulanza. Lascia la moglie Bruna e due figli, uno dei quali Mario ha seguito le orme del padre ed è ottimo organizzatore di manifestazioni per la Rai dalla Versilia.

Valleroni come la grande maggioranza di chi ha avuto la fortuna di conoscerlo non commentò, solo disse: “Ma perché?”.

Sapere com' e' andata conta poco: con Bernardini se ne va un pezzo importante della storia della musica leggera e dello spettacolo, il testimone più acuto dello star system italiano. "Re della Bussola" è stato uno dei personaggi più importanti della storia della musica leggera del dopoguerra. Manager attento e di grande fiuto è riuscito ad assumere nella canzone un ruolo che in molti ritengono sia equivalente a quello svolto da Remigio Paone o Garinei & Giovannini per il teatro. Per la RAI ha realizzato negli studi di via “Teulada” Roma: Il Mattatore con Vittorio Gassman, regia di Daniele D'Anza; Il Gioco degli Eroi con Vittorio Gassman, regia di Daniele D‘Anza; Il Signore delle ore ventuno con Ernesto Calindri regia di Enzo Trapani; Ecco il Jazz regia di Mario Landi; Aria condizionata con Alida Chelli regia di Enzo Trapani. Per la RAI UNO ha realizzato: ”Un mondo nel pallone” con Gianni Minà; “Momenti di Gloria” da Ravenna con Gianni Minà; “Festa per lo scudetto” da Genova con Gianni Minà ; “Alta Classe” da Viareggio con Gianni Minà (Sergio Bernardini Production). Inoltre per la FININVEST (Canale 5) ha realizzato: “Genova, Colombo e .....” da Genova. In piu‘ con le trasmissioni: “ Bussola di Focette” e  “Bussoladomani” ha passato il tetto delle quattrocento ore di registrazione per la RAI in occasione di “Sansilvestrissimi” 31/12 e “Special di mostri sacri”. Ha scritto il libro “Non ho mai perso la Bussola” (Garzanti 1987).

Sergio Bernardini, il grande, il sognatore, l’istrione, il mito vive nella strada che il Comune di Camaiore gli ha dedicato e in coloro che gli hanno voluto bene.

Poco prima di lasciarci lo vidi una mattina presto alla stazione di Viareggio, piovigginava. Ambedue ci recavamo a Milano. Parlammo. Quando arrivò il convoglio salendo con una certa fretta mi disse: “Vieni con me in prima? Sai, non lo faccio per essere snob, è più comoda, c’è meno gente e poi mi danno anche il giornale. Salutami Valleroni”. Oggi di lui mi rimane vivo il ricordo e questo scritto. (Ruggero Righini).