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RSI (RADIO SVIZZERA ITALIANA) -

RADIO MONTECENERI

Radio Monteceneri, viene costituita nel 1925 come stazione nazionale del Monte Ceneri, dal luogo in cui viene posta l’antenna, dopo diversi anni di programmi sperimentali nel 1933 iniziano la trasmissioni regolari da parte della Società Svizzera di Radiodiffusione. L’emittente ha il compito di rivolgersi al pubblico del Canton Ticino e delle Vallate dei Cantoni dei Grigioni nel terzo idioma nazionale (l’italiano appunto) l’emittente svolge fin dalle origini una funzione identitaria fondamentale per la minoranza di lingua italiana della Confederazione elvetica.

Negli intenti dei promotori (l’Ente Autonomo Radio Svizzera Italiana) l’emittente deve “rinsaldare i rapporti confederali e a contempo promuovere i valori dell’italianità”. Radio Monteceneri si dota di un’orchestra che sotto la guida di Leopoldo Casella e di Otimar Nussio (maestro stabile dal 1938 al 1969). Nel 1937 Edwin Loher da vita al coro della Rsi che si sforzò di valorizzare il repertorio e la tradizione italiana rinascimentale e barocca. Nel 1939 Fernando Paggi fonda l’orchestra Radiosa, chiamata ad eseguire un repertorio leggero e a raffinarlo grazie alle formazioni jazzistiche.

Con gli anni ’30 e ’40 caratterizzati dai totalitarismi, nonché dalla neutralità elvetica nella seconda guerra mondiale, fanno di Radio Monteceneri un’emittente ascoltato clandestinamente dai patrioti democratici. Negli anni in cui la Svizzera è una democrazia costituzionale nel centro dell’Europa occupata la radio diventa un punto di riferimento anche per i paesi vicini i cui mezzi di comunicazione sono sottoposti a censura.  Nel 1936 Benedetto Croce tiene una serie di conferenze a Radio Monteceneri, Delio Tessa collabora con l’emittente per le rubriche letterarie.

Radio Monteceneri diventa una fonte di informazione affidabile per gli ascoltatori italiani durante la guerra.

Nel dopoguerra collaborano con Radio Monteceneri curando rubriche culturali Carlo Bo, Giancarlo Vigorelli, Giansiro Ferrara, Aldo Borlenghi ed altri, gli interventi di questi prestigiosi intellettuali allargano la rosa delle personalità locali che collaborano con l’emittente come Francesco Chiesa, Guido Calgari, Pietro Bianconi, Vittorio Ottino, Pino Bernasconi, Giorgio Orelli. Negli anni ’50 Radio Monteceneri è diretta dall’italiano Molo, l’emittente è autonoma dallo Stato federale, ed è gestita da una società che versa all’amministrazione delle Poste e Telegrafi una tassa corrispondente al 30% dei propri utili. Impostata pertanto in questa maniera, ben lungi dal regime di monopolio che vige in Italia, i programmi sono imperniati sulla qualità di quello che viene offerto all’utente, che non è mai considerato cittadino tassato, ma cliente da servire nella maniera migliore possibile...” Il primo articolo della costituzione radiofonica svizzera dice infatti che “la radio è al servizio del cittadino, non è una tassa che gli si impone, ma una prestazione resa nella maniera più appassionata e disinteressata, nel quadro della caratteristica autonoma e astatale della Società Svizzera di Radiodiffusione”.  Nel 1947 Gianni Bolzani, primo tra i commentatori sportivi del dopoguerra, caratterizzò l'epoca pionieristica della radio e della televisione iniziando a titolo puramente amatoriale da Radio Monteceneri (capofila delle radio svizzere in lingua italiana ricevibili anche in alcune zone della nostra penisola). Bolzani raccontò le imprese del Lugano, del Bellinzona, del Locarno e del Chiasso nelle cronache radiofoniche calcistiche degli anni '40, '50 e '60, per poi passare in un secondo tempo anche alla Tsi, televisione di Comano, per la quale commentò i tornei tennistici di Wimbledon e Gstaad e spiegò a coloro che faticavano a capirlo il golf degli Open di Crans Montana. Prima della sua scomparsa avvenuta all'età di 85 anni nel giugno 2012 Bolzani ebbe modo di puntualizzare: "Del remoto Campo Marzio, dove ebbi l’iniziazione calcistica... Ricordo anche la postazione per le radiocronache calcistiche situata sull’ampio balcone di Radio Monteceneri che spaziava direttamente sul rettangolo di gioco. Io pure mi ci cimentai all’inizio di una carriera di commentatore massmediatico per hobby che proprio lì, su quel balcone, ebbe le sue origini. Era se non erro il 1947, una domenica di tardo autunno, ed il Lugano con mio palese compiacimento batté il San Gallo. Al termine della radiocronaca mi fecero l’appunto di non lasciar trasparire troppo quel parteggiare per gli atleti di casa onde non turbare i campanili bellinzonesi e locarnesi che la domenica successiva, con i loro rintocchi, avrebbero dovuto egualmente sottolineare per “par condicio” le benemerenze calcistiche sopracenerine... Per le radiocronache erano state approntate due cabine ai lati dell’ingresso al campo di gioco. Esse furono poi ripudiate per scarsa funzionalità da radiocronisti meno freddolosi del sottoscritto e che preferivano riferire, se del caso, anche all’addiaccio".

All’inizio degli anni ’50 Radio Monteceneri può contare su 38.000 abbonati, gli impianti sono installati a Lugano, ai piedi del Monte Ceneri, trasmette ininterrottamente dalla mattina fino alla sera alle 23, il canone di abbonamento ammonta a 3.900 lire all’anno. Il basso numero abitanti non ci deve trarre in inganno:  la percentuale italiana in terra elvetica è molto bassa, anche se in alcune zone della Lombardia, del Piemonte e del Veneto vi sono ascoltatori dell’emittente.

Radio Monteceneri ospita in produzioni studio cantanti come Josephine Baker, Henri Salvador, Juliette Greco, Catherine Sauvage, le Peter Sisters, Natalino Otto, Nilla Pizzi, Claudio Villa.  L’Orchestra Radiosa raggiunge una vasta eco internazionale quando il 24 maggio 1956 quando da Lugano viene trasmesso il primo Gran Premio Premio Eurovisione della canzone. Diretta successivamente da Mario Robbiani (arrangiatore di talento che proprio a Lugano collaborò più volte alla realizzazione degli album di Mina) e messa in ombra col tempo dall’uso sempre più esteso dei prodotti discografici nei programmi venne sciolta nel 1985. Da ricordare anche la tradizione che Radio Monteceneri vanta nella produzione dei documentari radiofonici partendo dai reportage della serie IL MICROFONO DELLA RSU IN VIAGGIO, che realizzò degli scoop come la prima intervista di un’emittente occidentale al Maresciallo Tito e lo scoppio della guerra per Suez nel 1956.  E, ancora, le compagnie di attori grazie alle quali molti attori calcheranno poi i palcoscenici, come quella di Alberto Canetta, uno dei più importanti uomini di teatro del dopoguerra nella Svizzera Italiana.

Negli anni ’60 parte una ragguardevole serie di Gran Prix du Disque, Radio Monteceneri propone molta rivista brillante sviluppata grazie all’apporto di personalità del mondo dello spettacolo come Fausto Tommei, Gaetano Terzoli, Walter Marcheselli, Tino Scotti e Alighiero Noschese.

Lavorano a Radio Monteceneri alcuni “esiliati” dalla Rai come Liliana Feldmann e Febo Conti,  Di notevole importanza anche la Compagnia di Prosa, guidata da Romano Calò, maestro di una generazione di attori e registi che diedero vita a una solida tradizione produttiva sviluppatasi fino agli anni ’80 con adattamenti di teatro e di romanzi classici e moderni, produttrice di originali radiofonici, palestra di autori come Carlo Castelli e Felice Filippini. Sul versante dialettale è da sottolineare l’inesauribile creatività di Sergio Maspoli nel fare rivivere le vicende tradizionali nei bozzetti della DOMENICA POPOLARE. Grazie all’introduzione del nastro magnetico, degli apparecchi di registrazione portatili e delle macchine per il montaggio si sviluppano le inchieste sulla realtà territoriale attraverso la rubrica ORIZZONTI TICINESI andata in onda fino al 1974.

Negli anni ’60 si allunga i tempi di trasmissione, vengono incrementati i servizi giornalistici di attualità riservando uno spazio sempre maggiore alla realtà internazionale. Nel 1962 nasce il settimanale (diventato quotidiano nel 1966) PER I LAVORATORI ITALIANI IN SVIZZERA curato da Radio Monteceneri anche per altre stazioni della SSR, rivolto al mondo degli immigrati, allo scopo di dare voce a una categoria di cittadini all’epoca quasi priva di diritti, alla trasmissione nel 1971 venne attribuito il Premio Biancamano. Al 1962 risale l’apertura del nuovo studio di Lugano-Besso provvisto di un auditorio dotato di impianti per registrazione radiofonica, che dal 1963 ospita una stagione regolare di concerti pubblici. Qui operano l’Orchestra della Svizzera italiana, e il Coro della radio Svizzera, specializzato nel repertorio rinascimentale e barocco di tradizione italiana. Nel 1968 con RADIO 2.4 (“zibaldone in musica per ogni età”) condotto dalle 14,00 alle 16,00 da Giovanni Bestini, aumenta la continuità dei programmi, assicurata dalle 7,00 alle 22,30.

La prima metà degli anni ’70 è la stagione più fortunata per Radio Monteceneri, prima della nascita delle radio libere infatti l’emittente è ricevibile e gradita in molte zone del Nord Italia quale unica alternativa alla Rai.  Nel 1981 nasce il Teatro della Svizzera Italiana che promuove diverse tournèe nel territorio cantonale. L’avvento delle radio locali fa perdere ascolti a Radio Monteceneri, che nel 1982 da inizio alla messa in onda 24 ore su 24, nel 1985 vengono aumentate le ore dedicate alla programmazione di musica leggera, ma, nonostante ciò, non vengono dimenticati i format, alcuni di essi longevi come la rubrica LA COSTA DEI BARBARI (ancora oggi in onda) “guida pratica e scherzosa per gli utenti di lingua italiana” in onda dal 1959 e condotto da Febo Conti, Flavia Soleri e Luigi Faloppa. (un ringraziamento a Sabrina Ehrismann per la precisazione).   Dal 1992 l’emittente ha assunto la denominazione di Rsi (Radio Svizzera Italiana di Lugano) Fra gli attuali conduttori Nick Rusconi e Clarissa Tani (conduttrice di CASH), Jack Marti ne è il direttore. Nel 2002 si trasforma in Rete Uno, Voce dei Grigioni italiani, con il compito di fornire spazio ed elementi di riflessione e di dibattito con la partecipazione attiva degli ascoltatori; Rete Due, canale culturale che trasmette da un nuovo avanzatissimo studio d'emissione e produce anche il canale Radio Svizzera Classica; Rete Tre vocata alla satira e l'autoironia. Nel maggio 2008 la frequenza in onde corte 558 kHz cessa le trasmissioni. Oggi in Italia la programmazione si può seguire soltanto in streaming via internet o sul satellite.