Roberto Marelli
UNA STORIA DI LOMBARDIA
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Roberto Marelli nasce a Milano il 2 febbraio 1937, la sua prima casa milanese è
in corso di Porta Ticinese al numero civico 12, vicino alle Colonne di San
Lorenzo, da madre casalinga e padre pittore, grafico e cartellonista
pubblicitario. “Ricordo che la mia prima casa milanese era un ex convento degli
Umiliati, ciò è stato scoperto recentemente; ricordo il tram 15 che passava
davanti a casa mia, noi bambini giocavamo attaccandoci dietro il trolley”.
Marelli ricorda l’agosto 1943: il cielo era rosso, la città in fiamme, le bombe
cadevano su Milano”.
Marelli frequenta le scuole elementari in via Sant’Orsola, le medie alla Scuola
Lombardini, quindi si iscrive a ragioneria, ma fare il ragiunatt, non è la sua
aspirazione, per questo abbandona il corso per iscriversi alla Scuola d’Arte
Drammatica diretta dal marchese Arardo Spreti, già direttore del Teatro Sant’Erasmo.
Marelli ricorda la Milano degli anni ’50: “la città grazie al sindaco della
Liberazione Antonio Greppi, che mi chiamà l’alfiere del mio teatro, ripartiva,
tale lavoro venne proseguito da Virginio Ferrari, un sindaco purtroppo poco
ricordato. La Scala, il Piccolo Teatro, ma anche ben trenta sale teatrali,
caratterizzarono la Milano degli anni '50”. Il debutto ufficiale come attore di
Roberto Marelli è al cinema, recita nel film, girato interamente a Milano,
L’assassino si chiama Pompeo per la regia di Marino Girolami, con
Ernesto Calindri e
Gino Bramieri. Esordisce al Teatro San Marco in Sei personaggi in
cerca d’autore di Pirandello, regia di Tullio Pendoli. Ancora cinema con La mano
sul fucile, ambientato nelle Prealpi lombarde, regia di Luigi Turolla,
sceneggiatura di Giancarlo Fusco. Nel 1962 Marelli si trasferisce a Rjeka
(Fiume) al teatro di Stato dove lavora per un anno, nel 1963 torna a Milano e
viene scritturato dalla compagnia Besozzi-Toccafondi-Cajafa, si esibisce al
Manzoni di Milano, poi è scritturato dal Teatro Stabile di Bolzano diretto da
Fantasio Piccoli dove resta per tre stagioni. (63-66). Qui conosce l’attrice
Anna Goel, a presentargliela è proprio Nino Besozzi, Roberto e Anna si sposano a
Roma nel 1966. Dal 1966 il milanese Marelli abita a Roma, “fino al 1975 ho fatto
il pendolare Milano-Roma”, nella stagione 1966-67 Marelli è fra gli interpreti
dello spettacolo di Marco Ligini Uno, due, tre unificato zero, recitavamo al
cabaret L’armadio di Roma, venivano a vederci Lelio Basso, Dario Valori, Tullio
Vecchietti, ma venivano anche gli iscritti al Psu. Lo spettacolo viene poi
portato in scena anche a Milano al Nebbia Club: “si trattava – ricorda Marelli –
di una satira sull’unificazione socialista che prevedeva come sarebbe andata a
finire. In una scena, ad esempio, tutti gli intellettuali correvano a mettere la
propria penna al servizio di Unificato, che era però un fantoccio, una sorta di
pupazzo pieno di bitorzoli e candele, rappresentante un aborto, il Psu, morto
prima di nascere. Nenni e Saragat erano rappresentati dallo stesso attore che
aveva sulla faccia la maschera di Saragat, e sulla testa un’altra testa di
cartapesta raffigurante Nenni… Un operaio raccontava che Nenni stava andando
sulle montagne e stava per cadere, era salvato miracolosamente da un operaio che
continuava a dire: proprio mi l’ho salvà, la stessa frase che ripeteva con
disperazione dopo l’unificazione… Lo spettacolo si chiudeva con il funerale del
Psu, tratto da Cid Campeador…” In occasione della rappresentazione milanese
dello spettacolo Marelli conosce il pittore Luigi Ricevuti e il dentista Stefano
Demolli, rispettivamente consigliere e presidente del Circolo Il Caffè, e
militanti del Psu, che nel 1976, allorquando Marelli tornerà a Milano lo faranno
partecipare alle iniziative de Il Caffè. Nel 1966 Marelli gira La ragazza del
bersagliere di Alessandro Blasetti, Per amore e per magia di Duccio Tessari,
lavora per tre mesi ne Giulietta e Romeo di Franco Zeffirelli, quindi entra
nella compagnia con Giuseppe Patroni Griffi in Napoli notte e giorno di Raffaele
Viviani, Nel 1968 lavora con Peppino De Filippo in molte commedie (Le furberie
di Scapino, Don Raffaele Trombone ecc.), nel 1969 lavora al Teatro Stabile di
Torino, quindi gira per tutta l’Italia e all’estero, con Patroni Griffi recita
anche a Londra all’Aldwicik Theatre in Napoli notte e giorno. Ancora a Torino ne
Il sogno di Strindberg con Ingrid Thulin.
Nel 1971 Marelli viene scritturato da Carletto Colombo, lavora al Teatro
Gerolamo per otto stagioni, dal 1976 è primo attore, in quell’anno ritorna
definitivamente a Milano e abita in piazza Maciachini, ritorni a Roma solo per
il cinema (ricordiamo fra le sue interpretazioni Il Delitto Matteotti regia di
Florestano Vancini, del 1973). Nel 1972 nasce Gianroberto, oggi aiuto regia a
Mediaset, nel 1973 nasce Maria Elisabetta, che oggi lavora alla Film Commission
di Renato Pozzetto.
Nella stagione 1979-80 Marelli è scritturato da Strehler al Piccolo con El nos
Milan. A metà degli anni ’70 nascono le emittenti private locali, radiofoniche
prima, televisive, poi, Roberto Marelli è un precursore: dal 1976 idea e conduce
La Vusetta del Lunari, e La Roda la gira per Novaradio.
Marelli ricorda che nel
1977 diede per primo la notizia dell’attentato delle Brigate Rosse ad Indro
Montanelli, mi telefonò durante la messa in onda di una canzone un
radioascoltatore che era in zona, ultimato il brano diedi la notizia. L’editore Peruzzo di
Rete A, offre a Marelli la conduzione del telegiornale
dell’emittente, ma Marelli impegnato in teatro e impossibilitato a svolgere tale
lavoro giornalistico, anche se è nel frattempo è diventato giornalista
pubblicista, rifiuta, a condurre il tg sarà chiamato
Paolo Romani, attuale
deputato di Forza Italia. Marelli continua a lavorare in teatro, si esibisce al
fianco di Nanni Svampa e di
Piero Mazzarella, le sue commedie El fioeu de scires
e Quand canta il gallo tasen i gajin sono state portate sulle scene da Roberto
Brivio, e compare nel film Bingo Bongo di Pasquale F
esta Campanile con
Adriano Celentano (1982), dal 1981 al 1984 Marelli lavora in radio, Lunario lombardo, è
la trasmissione andata in onda su RadioRai.
Nel 1984 Marelli è in compagnia con Piero Mazzarella, dove però recita solo in
italiano ne I miserabili di Victor Hugo, e nella parte di Don Marzio de La
bottega del caffè di Goldoni. Marelli sembra avere una predilezione per questa
bevanda e per il XVIII secolo, si perché negli anni ’80 è una colonna portante
del Circolo Il Caffè, presieduto da Stefano Demolli, associazione culturale
milanese che si richiama al mitico Caffè dei fratelli Verri, e che ha avuto fra
i propri iscritti anche Aldo Aniasi e
Paolo Pillitteri, futuri sindaci di
Milano. Proprio in via del Fusaro Roberto Marelli a metà degli anni ’80 conosce
Massimo Emanuelli che, grazie a lui, diventerà presidente dell’associazione nel
1989. Già sul finire degli anni ’80 viene organizzato un corso di dizione e
recitazione teatrale per gli studenti milanesi, nel 1989 il circolo,
trasformatosi in Circolo Giovani Il Caffè, si trasferisce in Galleria Vittorio
Emanuele, arrivano anche Enrico Beruschi, Augusto Bonardi,
Cesare Cadeo, Maurizio Seymandi
ed altri protagonisti dello spettacolo milanese. Sono oltre
mille gli studenti e gli insegnanti che partecipano alle iniziative de Il Caffè
gestione Emanuelli-Marelli. Il 7 dicembre 1988 Roberto Marelli, che intanto
continua la propria attività radiofonica con Bel paese è Lombardia (Novaradio) e
teatrale (recita da solo, e non più in compagnia nelle maggiori piazze lombarde)
riceve dall’allora sindaco di Milano Paolo Pillitteri l’attestato di benemerenza
civica, lo stesso giorno Pillitteri premia anche Silvio Berlusconi, allora
Presidente della Fininvest, e conferisce alla memoria di Enzo Tortora un
Ambrogino. Il 7 dicembre 1989 Pillitteri conferirà a Roberto Marelli l’ambrogino
d’oro ““per la sua ricerca sulle tradizioni lombarde”. Nel 1990 Marelli viene
chiamato da Raimondo Vianello come attore di Casa Vianello, interpreta Arturo,
l’amico di Raimondo, “questo personaggio – dichiara Marelli – mi ha reso famoso
in tutta Italia, tutti mi identificano con lui”. E’ il destino che è capitato a
tanti altri artisti, che, come Marelli, hanno fatto migliaia di cose, ma che
vengono ricordati identificati per un solo lavoro: così è stato, ad esempio, per
Cino Tortorella, per tutti il Mago Zurlì, e per
Maurizio Seymandi, per tutti il Telegattone. Tredici sono le edizioni di Casa Vianello nelle quali compare il
nostro, ma Marelli, “il Marelli” per dirla alla milanese, prosegue sulla via del
locale. “Piccolo è bello” sembra il suo slogan, e così parte Bel paese è
Lombardia, programma che va in onda su Novaradio, nella stagione 1992/93 è in
teatro nella compagnia di Enrico Beruschi, in Arrivivis. Nel 1993 Bel paese è
Lombardia, si trasforma in programma Storie di Lombardia, l’emittente è
Telenova.
Da nove stagioni Marelli porta nelle case dei milanesi il programma con
grandissimo successo, nel suo salotto, un salotto di amici, che si ritrovano al
termine della trasmissione a “mett i gamb sotta al tavol” cioè a mangiare
assieme coi telespettatori, non si urla. Si chiacchiera, si discute sulla
cultura e sui luoghi di villeggiatura lombardi, su “vacanze economich”, si
perché il programma va in onda ogni estate. E durante l’anno? Marelli è sempre
impegnato in serate a teatro, Marelli è attivo in molte associazioni, ancora
oggi è membro del consiglio direttivo de Il Caffè. “L’alfiere del mio teatro”
diceva di Marelli Antonio Greppi, il sindaco della Liberazione, “l’alfiere del
mio circolo”, lo chiamo io parafrasando Greppi. Finalmente la direzione di
Telenova, accorgendosi della vastissima audience di Marelli, ripropone Storie di
Lombardia, anche in versione autunnale. La prima puntata dell’edizione autunnale
è andata in onda martedì scorso alle 23, è stata dedicata a Walter Valdi un
amico di Roberto, un grande artista milanese, un attore che ha segnato
indelebilmente la storia del teatro e del cabaret. Marelli lo ha ricordato con
Enrico Beruschi, Franco Visentin e Franco Friggeri, il vicedirettore del mitico
Teatro Gerolamo, dove Valdi recitò per 180 giorni nella sua commedia Ciappa el
tram balurda!, sono state trasmesse immagini rarissime di Valdi. Walter Valdi è
stato ricordato lunedì 24 settembre anche da Il Caffè e dai suoi artisti,
capitanati da Marelli, alla serata è intervenuta anche la signora Gabriella
Valdi. Il programma delle prossime puntate di Storie di Lombardia? Quindici
saranno gli appuntamenti, di cui quattro speciali, ogni martedì dalle ore 20,30
alle ore 22, “quand se gioeuga minga al balon”, specifica Marelli anticipando
che, allorquando vi saranno incontri di calcio il martedì sera, si “riposerà” in
teatro. Marelli ci accompagnerà in luoghi interessanti e insoliti legati alla
tradizione lombarda. Tanti ospiti e amici per parlare di poesia, di folcklore,
di dialetto, di musica e di teatro. In studio in ogni puntata l'attrice
Mariaelisabetta Marelli e la compagnia dialettale legnanese Felice Musazzi nelle
persone di Teresa (Antonio Provasio), Mabilia (Enrico Dalceri) e Giovanni (Gigi
Campisi). Ogni settimana i momenti musicali con Gli Amici della Musica,
l'attrice e cantante Anna Priori, Franco Visentin, Luciano Tanodellafonte, Lia
Moretti, Francesco Magni, Elena Brambilla, Umberto Simoncini, Bobo Pozzoli, gli
Insubrés, Walter Di Gemma e altri....
Fra gli argomenti delle prossime puntate: La fornace Curti dal 1400 a Milano (16
dicembre), ricordo di Don Carlo Gnocchi (13/1/2004), il Santuario della Madonna
della Bozzola a Garlasco, Pavia, dove si effettuano Messe di liberazione e
guarigione, si parlerà di esorcismi collettivi (20/1). Argomenti fra dicembre e
gennaio 2004: la scuola dell’affresco di Monza, unica in Lombardia, uno speciale
Natale, uno speciale Capodanno, il premio Giovanni D’Anzi,
Marelli ha ancora senso parlare di leggende, proverbi, e filastrocche, in un
mondo telematico, dominato da internet, soffocato dai cellulari, dove la realtà
ormai si sta avviando a diventare virtuale? “Secondo me si – risponde Marelli –
perché la sapienza dei nostri vecchi, la saggezza contadina dell’antico buon
senso, possono aiutare i giovani d’oggi a guardare con maggiore fiducia il loro
avvenire, come hanno fatto le generazioni che li hanno preceduti, uscite dai
periodi oscuri di privazione e di dura fatica, con umiltà e serenità. Il mio
augurio è che i nostri figli non trascurino le proprie radici e che le
tramandino ai loro discendenti”.
Personaggio schivo, modesto, da molto tempo gli sollecitavo un ritratto, che lui
non voleva, sminuendosi, o forse credendo che avrei finito con l’essere fazioso,
visto il rapporto di amicizia e di collaborazione che ci lega da anni. Chiudo
parlando con Roberto di due aneddoti curiosi: all’inizio degli anni ’90 a Il
Caffè, quando proponevamo le tradizioni lombarde, fummo accusati da due
militanti socialisti che ci urlarono “leghisti, leghisti”, oggi quei militanti
socialisti militano nelle Lega. Nel 1984, ancor prima della nascita della Lega,
Marelli propose in Rai una trasmissione televisiva sulle tradizioni popolari
lombarde, la cosa andò per lunghe, poi nacque la Lega e due funzionari gli
dissero che era una cosa da “bassa lega”, anche quei funzionari oggi militano
nella Lega… e anche queste sono storie di Lombardia…
ROBERTO MARELLI: UN MENEGHINO PER
RACCONTARE
STORIE DI LOMBARDIA
(tratto da L'Opinione
delle Libertà 30/6/2002)
Da giovedì 27 giugno va in
onda su Telenova la settima edizione di Storie di Lombardia, programma condotto
da Roberto Marelli. Naturalmente milanese Roberto Marelli, o meglio “il Marelli”,
ha esordito in teatro con Fantasio Piccoli allo stabile di Bolzano, ha
successivamente lavorato al Piccolo Teatro di Milano, è stato quindi primo
attore al Teatro Gerolamo di Milano ai tempi della direzione di Carletto
Colombo. Sempre in teatro ha lavorato con teatro Giorgio Strehler, Giuseppe
Patroni Griffi, Peppino De Filippo. Nel cinema ha lavorato con Eduardo De
Filippo, Pasquale Festa Campanile, Alessandro Blasetti, Florestano Vancini, e
Adriano Celenano. Ancora in teatro si è esibito al fianco di Enrico Beruschi,
Piero Mazzarella e Nanni Svampa, la sue commedie El fioeu de scires e Quand
canta il gallo tasen i gajin sono state portate sulle scene da Roberto Brivio.
Vastissima anche l’attività radiofonica e televisiva di Marelli: in Rai ha
proposto per tre edizioni il programma radiofonico Lunario Lombardo e per due
edizioni La vusetta del lunari; sulle frequenza di Novaradio altra trasmissione
radiofonica, diciotto
edizioni di Gente di Lombardia. Per la televisione a
Milano da dieci anni è l’amico Arturo nella sit-com Casa Vianello e conduce
appunto da anni Storie di Lombardia su Telenova. Roberto Marelli è stato
premiato dal Comune di Milano per la propria milanesità con l’attestato di
benemerenza civica.
Storie di Lombardia andrà in onda in dieci puntate, affronterà argomenti poco
noti e curiosi da portare all’attenzione di tutti, in modo semplice ed
inventivo, colloquiale ed inconsueto, Roberto Marelli proporrà storielle,
proverbi e modi di dire propri della Lombardia. Scampagnate in luoghi di secoli
e secoli, un po’ di arte, ma anche la una vignetta di una Lombardia di acqua e
vegetali, agile e polentona. Sarà uno stare insieme riposante, senza il gusto
del gridare per avere ragione. Una trasmissione insomma che vorrebbe destinarsi
a quelli che non amano la televisione, per trovare una via d’uscita magari
proprio nello schermo di Storie di Lombardia. Durante la trasmissione, i
telespettatori potranno telefonare da casa e mettersi in contatto con gli ospiti
della puntata, componendo lo 02/48.01.09.21.
Argomenti della prima puntata, andata in onda giovedì scorso, sono stati
Bruzzano, ex comune della periferia milanese, inglobato nel 1923 a Milano con
Regio Decreto con altri comuni limitrofi, e gli antichi mestieri di Milano. Sono
intervenuti, oltre ad un gruppo di bruzzanesi storici, l’attore Enrico Beruschi
e l’ingegner Comoletti, autore del libro I MESTIERI DI MILANO.
Cosa si prevede per le altre puntate? Il 4 luglio – anticipa Marelli - si
parlerà dei Martinitt, nota istituzione milanese, argomento della puntata
dell’11 luglio sarà invece Don Giuseppe Gervasini, il famoso “Pret de Ratanà”.
Il 18 luglio si parlerà dei sindaci di Milano, interverrà l’ex sindaco e attuale
condirettore de L’Opinione Paolo Pillitteri, si parlerà del libro Accadde a
Milano: notizie, personaggi e sindaci dal dopoguerra ad oggi (1945-2002), storia
e cronaca milanese degli ultimi cinquant’anni, e di Milano o cara, film girato
da Paolo Pillitteri, su sceneggiatura di Bettino Craxi e Carlo Tognoli,
all’inizio degli anni ’60, in cui si vedono i meridionali che arrivano alla
stazione centrale di Milano. Il 25 luglio argomento di Storie di Lombardia sarà
il Museo del Presepe di Salerano al Lambro, In agosto servizi su San Gemolo, a
Ganna, in provincia di Varese, una puntata dedicata ad una gita sull’Adda in
barcone, una puntata sugli antichi mestieri della Lombardia di Lombardia, ed una
sul lecchese e gli itinerari manzoniani. L’ultima puntata in settembre avrà come
argomento Arnosto, in Val Imagna, dove verrà filmato un posto di frontiera fra
il Ducato di Venezia e lo stato di Milano perfettamente conservato. Fra le altre
chicche di Storie di Lombardia ci saranno un servizio in esclusiva sull’Eca, ex
Ipab, sul recente volume Il tesoro dei poveri a cura del professor del dottor
Bascapè, ogni puntata presenterà servizi inediti di archeologia lombarda,
proverbi, leggende e filastrocche. Fra gli ospiti, oltre al già citato Paolo Pillitteri, il professor Maietti di Lodi, Antonio Ferrari, attore lodigiano, Aloisio Bonfanti, giornalista de La Provincia di Lecco e storico del lecchese,
il regista Pier Luigi Grosso, il cabarettista Walter Di Gemma, ed altri.
Marelli ha ancora senso parlare di leggende, proverbi, e filastrocche, in un
mondo telematico, dominato da internet, soffocato dai cellulari, dove la realtà
ormai si sta avviando a diventare virtuale? “Secondo me si – risponde Marelli –
perché la sapienza dei nostri vecchi, la saggezza contadina dell’antico buon
senso, possono aiutare i giovani d’oggi a guardare con maggiore fiducia il loro
avvenire, come hanno fatto le generazioni che li hanno preceduti, uscite dai
periodi oscuri di privazione e di dura fatica, con umiltà e serenità. Il mio
augurio è che i nostri figli non trascurino le proprie radici e che le
tramandino ai loro discendenti”.
A questo punto sorge implicita una domanda: “Roberto Marelli, lei è per caso
leghista?” “Io mi sono sempre interessato alle storie della Lombardia, molto
prima della nascita della Lega, ricordo che appena nacque la Lega proposi alla
Rai una trasmissione sulle tradizioni lombarde, venni accusato da alcuni
funzionari di allora di essere un leghista, questi funzionari oggi militano
nella Lega” mi dice Marelli, e anche questa è una storia di Lombardia…