HOMENEWSTVRADIOMUSICChi siamo

 

E' uscito per i tipi di Aliberti il libro di  David De Filippi RAIMONDO VIANELLO IL GRAN SIGNORE DELLA RISATA, sottotitolo Per ricordare Raimondo con un sorriso. Un gentiluomo del varietà, un fuoriclasse della risata che ha segnato la storia della tv italiana fin dalla sua nascita. Un comico inconfondibile per l'aplomb e il raffinato sarcasmo. Questo è stato e rimarrà Raimondo Vianello nella memoria di milioni di spettatori di tutte le età. Nel 1954 è il mattatore, insieme a Tognazzi, del divertentissimo show Un, due, tre. I loro sketch irriverenti nei confronti dei potenti fanno discutere oltre che ridere. E quando arriva sul piccolo schermo la parodia del Presidente Gronchi la censura non perde tempo, e il programma viene sospeso. Da allora, praticamente, non si ferma più. Lavora con partner blasonati: Carlo Dapporto, Macario, Gino Bramieri. E soprattutto Ugo Tognazzi con cui farà presto coppia fissa. E' il primo dei due incontri decisivi per la sua carriera. Il secondo, nel 1959, è cruciale anche per la sua vita privata: incontra infatti Sandra Mondaini, la sposa e comincia con lei un sodalizio sentimentale e professionale che durerà un'intera vita. Negli anni Sessanta nasce la premiata ditta Raimondo & Sandra, che tutti conosceranno ed ameranno. Sono loro due le star di Studio Uno, e poi nei primi Settanta: Sai che ti dico?, Tante scuse, e più avanti (nel 1977) Noi.. no fino alla gloriosa sit-com Casa Vianello, che sulle reti Fininvest, poi diventate Mediaset, è un appuntamento fisso. Nel 1998 conduce il Festival di Sanremo: elegante come sempre, distaccato quanto basta. Un signore inattuale, forse, in una tv ormai dominata da reality e talent show. Ma il suo umorismo rimarrà per sempre un classico della comicità made in Italy, senza volgarità e senza esagerazioni. Attraverso un ricco inserto fotografico e le testimonianze esclusive di chi l'ha conosciuto, questa biografia critica di Raimondo Vianello ne celebra il talento di attore comico e di lucido interprete dei suoi tempi, capace di rappresentare gli italiani senza mai cadere negli stereotipi e senza mai essere triviale.

Come ha ricordato Francesco Specchia, caposervizio di Società e Costume a Libero: " Vianello aveva questa caratteristica: stava alla tv italiana come Montanelli stava al giornalismo. Erano molto simili, anche nell'aspetto. Longilinei ed entrambi figli della buona borghesia, Indro Montanelli apparteneva a quella toscana, Raimondo a quella romana."