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RADIO RADICALE

 

RADIO RADICALE emittente del partito di Marco Panella nasce in una palazzina di Villa Panphili a Roma il 3 marzo 1976. Nel 1978 Paolo Vigevano rivoluziona il palinsesto e  i programmi diventano solo parlati. L’idea piace. Entrano giornalisti apprezzati: Lino Januzzi, Marco Taradash che a Livorno aveva fondato una sua radio, Paolo Liguori. Con il 1979 collega altri marchi e diventa nazionale. Trasmette e fino al 1999 dispone di un altro canale ceduto per 10 miliardi di lire. Il suo valore si aggira sui 130-140 miliardi stando alla valutazione del direttore Paolo Chiarelli che la gestisce. Priva di pubblicità, con soli 18 giornalisti in organico, la radio trasmette 8.700 ore di programmi l’anno a fronte di una produzione complessiva ben più alta, di oltre 18 mila ore (il triplo di ciascuna delle reti radiofoniche Rai). I ripetitori che la diffondono sono 600 e coprono tutta la penisola. Oltre che dalle sottoscrizioni, le entrate sono date dai soldi pubblici ricevuti in forza dalla Convenzione stipulata con il ministero delle Comunicazioni grazie alla quale la radio incassa ogni anno 11 miliardi e mezzo di lire per trasmettere almeno il 60 per cento delle sedute parlamentari. Altri 8 miliardi l’anno arrivano a Radio Radicale sotto forma di contributo pubblico in quanto organo di partito della Lista Pannella. La radio dispone anche di un sito Internet molto frequentato che trasmette in diretta audio-tv e archivia le sedute di Camera e Senato, le attività delle Istituzioni europee e tutti i principali episodi politici, economici e giudiziari nazionali, uno sterminato archivio multimediale. Vasta biblioteca di avvenimenti degli ultimi 25 anni: 200 mila documenti sonori, tutte le sedute parlamentari dal ’76 ad oggi, 5.000 congressi e assemblee di partito e sindacali, 11 udienze dei processi più importanti, oltre a convegni, dibattiti, cerimonie ufficiali. Radio nazionale con oltre 600 mila ascoltatori quotidiani è, in grado di raggiungere via etere l’80 per cento della popolazione italiana, oltre ad essere diffusa via satellite e su Internet (Ruggero Righini).

 

 

Le trasmissioni di Radio Radicale hanno inizio a Roma il 26 febbraio 1976 sui mhz 88,5, nello stesso anno, e nel 1977,  in altre città italiane (Milano e Bari) sorgono altre stazioni radiofoniche ad opera di militanti del partito di Marco Pannella che in quegli anni spopola per i referendum e per il massimo di voti ottenuto nella sua storia.  Radio Radicale inizia a trasmettere sull’intero territorio nazionale nel 1979 e si denota subito come voce del Partito Radicale.  

Fin dall’inizio delle trasmissioni lo slogan della radio è “Radio Radicale, la radio che parla e che ascolta. Dentro, ma fuori dal Palazzo”. nei primi anni di emissione nazionale l’emittente presenta uno dei palinsesti più vari del periodo: oltre alle notizie e agli approfondimenti di politica e di attualità vi sono anche programmi di intrattenimento e di musica, con particolare riguardo alla canzoni dei cantautori nostrani. L’iniziativa che contraddistingue fin dall’inizio l’emittente è la diretta della Camera dei Deputati.  Il primo direttore dell’emittente è Lino Jannuzzi   La svolta avviene nel 1983 allorquando Radio Radicale assume definitivamente la fisionomia di radio di attualità politica e di documentazione, scompaiono infatti le trasmissioni di intrattenimento per lasciare spazio quasi esclusivamente al parlato, le voci sono soprattutto quelle dei leader politici del Partito Radicale come Marco Pannella, Emma Bonino e Rita Bernardini, viene eliminata la musica, vengono mantenuti come unici inserti sonori brani del Requiem di Mozart (per tutte le persone che muoiono di fame ogni giorno) al fine di conferire una forte riconoscibilità sonora alla radio stessa.

Negli anni ’80 si alternano alla direzione Ezio Valente, Valeria Ferro, Gianni Loquenzi,  collabora con l'emittente anche Marco Taradash, il palinsesto da un lato testimonia l’appartenenza dell’emittente al partito, dall’altro sviluppa una programmazione di servizio. L’esempio più significativo è offerto proprio dalla diretta del Parlamento, che permette fra l’altro la stessa sussistenza dell’emittente grazie a una convenzione con la Camera. La prima convenzione viene stipulata nel 1986, anno in cui Radio Radicale tenta l’esperimento della completa liberalizzazione dell’emissione mandando in onda, in alcuni giorni, esclusivamente gli interventi del pubblico registrati da una segreteria telefonica. Sono gli anni di “radio parolaccia”, così detta per gli interventi sboccati e volgari di alcuni ascoltatori, trasmessi integralmente, fra infinite polemiche, dalla radio.

Nel 1990 per iniziativa della maggioranza dei parlamentari della Repubblica viene approvato un ordine del giorno che riconosce a Radio Radicale il merito di svolgere un servizio di informazione e di interesse generale. Nello stesso anno, proprio partendo dall’esperienza di Radio Radicale, viene approvata la legge Mammì che attribuisce alla Rai il compito di trasmettere le sedute parlamentari. Da allora e fino al 1998 la Rai non adempie a questo compito, intanto Radio Radicale continua interamente a proprie spese a svolgere questo servizio. Direttore di Radio Radicale nel frattempo è diventato Massimo Bordin.  Nel 1994, a diciotto anni dall’inizio del servizio di Radio Parlamento, il Ministero delle Poste e Telecomunicazioni, stipula, in seguito ad una gara pubblica, la prima convenzione con Radio Radicale per un importo di otto miliardi, cifra sufficiente a coprire solo la metà dei costi di gestione del servizio; l’altra metà continua ad essere coperta dalla Lista Pannella, che versa a Radio Radicale il proprio contributo per l’editoria di partito.  L’emittente con gli anni si è intanto aperta ad un pubblico vasto, e solo in parte simpatizzante e militante del partito grazie ai microfoni aperti con i politici (non necessariamente radicali) chiamati in studio a rispondere alle domande degli ascoltatori, l’emittente sarà poi emulata da altre radio e dalla televisione, compresa RadioRai.  Oltre ad avere il politico in studio Radio Radicale propone le telefonate in diretta degli ascoltatori (sul modello delle radio libere degli anni ’70) che possono colloquiare direttamente con l’uomo politico che è in studio. Gli anni ’90 si caratterizzano anche per le battaglie dei radicali a favore dei diritti umani e per le innumerevoli trasmissioni sulla guerra dalla ex Jugoslavia e dalla Cecenia.

Nel 1998 Radio Radicale apre un sito web, nel 1999 Radio Radicale riceve 10 miliardi di lire dal Ministero delle Comunicazioni per trasmettere le sedute parlamentari. Radio Radicale viene riconosciuto “impresa radiofonica che svolge attività di informazione di interesse generale”.  Il 16 ottobre 2000 Antonio Russo, corrispondente di Radio Radicale dalla Cecenia, scompare in circostanze misteriose nei pressi di un villaggio georgiano.

I dati di ascolto attuali attribuiscono a Radio Radicale 500.000 ascoltatori nel giorno medio e di oltre 1.600.000 alla settimana.

La redazione di Radio Radicale è composta da Alessandro Caforio (che cura la programmazione notturna), Aurelio Aversa (che si occupa della programmazione dell’archivio storico della radio), Lorenza D’Urso (inviata al Consiglio Superiore della Magistratura), Roberto Spagnoli (che cura una rubrica sui Balcani e il notiziario antiproibizionista), Dino Maraffioti (voce dei fili diretti e curatore del notiziario mattutino), Andrea Bilau (giornalista esperto di Medio Oriente e di temi legati alle tematiche sociali), Lorenzo Rendi (specializzato in politica internazionale), Alessio Falconio (inviato alla Camera dei deputati), Claudio Landi (inviato al Senato), David Carretta (corrispondente dal Parlamento europeo), Giovanna Reanda (voce del notiziario del mattino), Claudio Mori (che si occupa della messa in rete del Consiglio Superiore della Magistratura), Enrico Ruffi (che cura una rubrica sulla cultura francese e la rassegna stampa di mezzanotte), Lanfranco Palazzolo (esperto in novità editoriali), Andrea De Angelis (curatore dei fili diretti ed esperto di antiproibizionismo, internet e nuove tecnologie).

Nel luglio 2010 al posto di Massimo Bordin (che torna a condurre la rassegna Stampa e regime) alla direzione di Radio Radicale arriva Paolo Martini.

L’archivio sonoro di Radio Radicale è un patrimonio unico nel suo genere di oltre 300.000 documenti sonori di enorme interesse storico, politico e sociologico. La gran parte dei contenuti sono stati registrati a partire dal 1976, ma vi sono conservate anche alcune registrazioni risalenti a periodi precedenti.  In molti casi questo archivio è l’unica fonte integrale ed originale, ed il suo valore è stato ripetutamente riconosciuto da numerosi studiosi del settore.

Il 23 gennaio 2011 alle ore 17 con la classica discussione domenicale parte RadioRadicale Tv sulle frequenze di TeleAmbiente. RadioRadicale Tv propone le riunioni del consiglio comunale e, di notte, amarcord della vecchia tv pannelliano Teleroma56.

LA SCHEDA DI RUGGERO RIGHINI

A Roma in una palazzina di Villa Panphili il 3 mazo 1976 iniziano le prime trasmissioni di Radio Radicale emittente dell’omonimo partito di Marco Panella. Nel 1978 Paolo Vigevano rivoluziona il palinsesto e  i programmi diventano solo parlati. L’idea piace. Entrano giornalisti apprezzati: Lino Januzzi, Marco Taradash che a Livorno aveva fondato una sua radio, Paolo Liguori. Con il 1979 collega altri marchi e diventa nazionale. Trasmette e fino al 1999 dispone di un altro canale ceduto per 10 miliardi di lire. Il suo valore si aggira sui 130-140 miliardi stando alla valutazione del direttore Paolo Chiarelli che la gestisce. Priva di pubblicità, con soli 18 giornalisti in organico, la radio trasmette 8.700 ore di programmi l’anno a fronte di una produzione complessiva ben più alta, di oltre 18 mila ore (il triplo di ciascuna delle reti radiofoniche Rai). I ripetitori che la diffondono sono 600 e coprono tutta la penisola. Al momento, su quei tralicci corre solo il segnale della radio ma ci potrebbero essere novità (telefono?). Oltre che dalle sottoscrizioni, le entrate sono date dai soldi pubblici ricevuti in forza dalla Convenzione stipulata con il ministero delle Comunicazioni grazie alla quale la radio incassa ogni anno 11 miliardi e mezzo di lire per trasmettere almeno il 60 per cento delle sedute parlamentari. Altri 8 miliardi l’anno arrivano a Radio Radicale sotto forma di contributo pubblico in quanto organo di partito della Lista Pannella. La radio dispone anche di un sito Internet molto frequentato che trasmette in diretta audio-tv e archivia le sedute di Camera e Senato, le attività delle Istituzioni europee e tutti i principali episodi politici, economici e giudiziari nazionali, uno sterminato archivio multimediale. Vasta biblioteca di avvenimenti degli ultimi 25 anni: 200 mila documenti sonori, tutte le sedute parlamentari dal ’76 ad oggi, 5.000 congressi e assemblee di partito e sindacali, 11 udienze dei processi più importanti, oltre a convegni, dibattiti, cerimonie ufficiali. Radio nazionale con oltre 600 mila ascoltatori quotidiani è, in grado di raggiungere via etere l’80 per cento della popolazione italiana, oltre ad essere diffusa via satellite e su Internet.