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RADIO CANALE 96

di Massimo Emanuelli

L’emittente nasce a Milano il 10 ottobre 1975, per iniziativa del QUOTIDIANO DEI LAVORATORI, dunque dell’area politica di Avanguardia Operaia, fra i fondatori ci sono Giuseppe Maccali (titolare di un piccolo negozio di comunicazioni), Martino Benpensante e Basilio Rizzo (insegnante e futuro consigliere del Comune di Milano). La prima sede di Canale 96 (che irradia i suoi programmi dagli fm 95,200, donde il nome) è in via Mac Mahon presso un’abitazione privata. Alberto Pugnetti, un altro dei fondatori dell’emittente, ricorda che nello stesso palazzo abitava Sergio Bonelli, l’editore di Tex Willer: “lo incontravamo spesso entrando o uscendo dalla radio, aveva un cappello da sceriffo, poiché nel gennaio 1976 l’emittente fu oscurata”.  Non era ancora infatti stata emessa la famosa sentenza della Corte Costituzionale che dava ai privati la possibilità di trasmettere, Radio Canale 96, difesa da Sergio Bonelli, resta chiusa per cinque giorni, per poi riprendere le trasmissioni.

Il palinsesto dell’emittente consisteva naturalmente in molta informazione, essendo una radio politicizzata, ma non era trascurata la musica. Nella sua fase iniziale l’emittente si caratterizza quindi come la radio della sinistra milanese. “Canale 96 – ricorda sempre Alberto Pugnetti – fu la prima radio d’informazione della sinistra, senza avere l’estremismo di Radio Alice”.  Canale 96 segue a livello di cronaca le vicende politiche della seconda metà degli anni ’70 e lancia campagne di controinformazione. Lavorano come giornalisti a Canale 96:  Roberto Gatti (poi a L’Espresso), Paolo Hutter (poi a Radio Popolare), Marco Mangiarotti (attuale vice-direttore de Il Giorno). I giornalisti di Canale 96 furono i primi ad essere riconosciuti dall’Ordine dei Giornalisti.

Fabio Santini e Alberto Pugnetti si occupavano della musica, Pugnetti ricorda che a Canale 96 venivano in studio molti cantanti, cantautori italiani, musica rock inglese, senza preclusioni – ricorda sempre Pugnetti – erano i generi che andavano per la maggiore, anche se eravamo aperti a tutti i generi, soltanto Lucio Battisti era bandito, poiché una leggenda metropolitana diceva che fosse di destra. Canale 96 fu anche la prima ad organizzare concerti per autofinanziarsi:  “Un giorno ci chiamò Bruno Lauzi che ci disse: io sono liberale, non sono di sinistra, ma vi voglio comunque di aiutare, essendo per la libertà, vi darò dei soldi a patto che mi ospitiate in radio.  Lauzi venne a Canale96, facemmo una chiacchierata in diretta con gli ascoltatori, Bruno raccontò alcune storie inedite su Luigi Tenco”. Anche la Premiata Forneria Marconi era spesso ospite di Canale96. In merito ai concerti per autofinanziarsi Pugnetti ne ricorda uno in particolare, quello di John Cage: “si esibì al  Teatro Lirico, parlava soltanto in inglese e molti presenti si innervosirono, salirono sul palco, vi furono cinque sedie rotte…”  Fra gli altri collaboratori Claudio Trotta, Sauro Pari e Alberto Camerini.

Nel 1976 Canale 96 trasferisce la propria sede in un ex albergo, l’Hotel Siviglia, da poco dimesso, in uno stabile occupato nei pressi dell’Università Statale, sito in via Pantano al numero civico 21. Radio Canale 96 festeggia il giorno di Natale presso una fabbrica occupata, ma alla fine dell’anno l’emittente perde la propria leadership, il suo ruolo e l’identità a causa dell’affermarsi di altre stazioni politiche, a cominciare da Radio Popolare, che si presentò sullo scenario radiofonico regionale all’alba della contestazione del 1977, con una redazione e un palinsesto più strutturati e con un’organizzazione economica più solida. Inoltre le trasmissioni sulla frequenza principale (l’emittente aveva intanto occupato anche il canale 100,100) vengono disturbate da Gamma Radio, emittente che era sorta nel frattempo. “Gamma Radio – ricorda Pugnetti – trasmetteva dal grattacielo Pirelli, era un colosso rispetto alla nostra piccola realtà, inoltre occupava due canali (95,000 e 95,500) proprio in mezzo al nostro. Andammo a parlare con i responsabili di Gamma Radio facendo loro presente il problema e, a dire il vero, spostarono di poco la frequenza, ma continuammo ad essere comunque disturbati”.  Ma la ragione della crisi di Radio Canale 96 fu l’affermazione di Radio Popolare.

Canale 96 perse così il suo ruolo egemone nell’ambito della nuova sinistra e visse una diaspora di conduttori e di giornalisti che si rivolsero spesso proprio alla concorrente Radio Popolare.

Fra il 1977 e il 1978 ci furono tentativi di unificare le due emittenti, ma senza successo, Radio Popolare acquisì giornalisti come Paolo Hutter completando il travaso di risorse che avrebbe decretato, di li a poco, la fine di Canale 96.  Altri esponenti milanese passarono a Radio Regione 91 (poi divenuta Italia Radio).  Dopo essere rimasta a lungo in bilico fra un modello di radio militante intransigente nel suo impegno politico-ideologico (come Radio Alice) e il modello di radio professionalizzata e orientata all’informazione (come Radio Popolare), Canale 96 cessò le trasmissioni nel 1980.

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LA SCHEDA DI RUGGERO RIGHINI

Canale 96 FM 95,40  la prima radio libera della sinistra, la quinta emittente di Milano. Nasce il 10 ottobre 1975 con sede in via Mac Mahon poi trasferita in via Pantano 21. Copre la sola città. Trasmissioni dalle 7 alle 24. Il “Corriere della Sera” presenta così ai suoi lettori la nuova testata: “Da domani Milano avrà una nuova radio. Si chiama Canale 96, radio libera milanese, e trasmette in modulazione di frequenza sui Mhz 95,585. La nuova stazione – formata da una cooperativa di 41 soci simpatizzanti di Avanguardia operaia, del Partito Radicale, e della sinistra extraparlamentare in genere – si pone in alternativa alle altre due emittenti private che già trasmettono in città”. Uno dei soci fondatori, e per due anni direttore è Giuseppe Macali, giornalista e militante di Avanguardia operaia che ha scritto “Meglio tardi che Rai, la fine del monopolio radiotelevisivo in Italia attraverso la storia della prima radio libera di sinistra Canale 96” edito da Savelli, Roma nel 1977, cronologia e i documenti a cura di Edoardo Fleischner. La radio viene posta sotto sequestro il 23 ottobre 1975. Le trasmissioni riprendono l’8 dicembre 1975. Tra i programmi dell’esordio: “Calendario popolare”, dalle 8.30 alle 9 che prende in rassegna le ricorrenze nella storia del movimento popolare ed operaio; “Spazio libero per le donne”, dalle 10.30 alle 11, autogestita da compagne dei vari collettivi femministi; “Rubrica servizi sociali”, dalle 11.30 alle 12, sulla medicina popolare, casa; “Rubrica giovani”, dalle 15.30 alle 16.30, seguita da una rubrica musicale specializzata e no stop, interrotta da “Alternativa”, dalle 18 alle 19 che si occupa della recenzione e programmazione degli spettacoli della serata; “Rubrica dei servizi sociali” dalle 19 alle 19.30 su fabbrica, carovita, ecc. Il settore informativo comprende notiziari curati da un collettivo redazionale con capo redattore giornaliero. Le notizie vengono tratte dai vari quotidiani, dall’ANSA, ADN Kronos, Agenzia Italia. Effettua servizi speciali sui fatti di cronaca più significativi, con interviste curate dalla redazione esterna. Servizi speciali di politica interna ed estera. Il settore culturale è curato da un collettivo composto da collaboratori delle varie rubriche. Le musicali, specializzate nei vari generi folk, jazz, pop, rock, le specifiche settimanali, collettivi femministi, COM, satira, politica, cabaret, turismo, sport, medicina popolare, giovani, scuola, teatro emarginato, carcere, militari e le specifiche giornaliere. Nella redazione giornalistica fa parte Valeria Fieramonte. La musica non è considerata momento riempitivo dell’informazione. Il collettivo musicale dell’emittente ricerca un certo tipo di musica non commerciale, politica, creativa e progressiva. Ciò soprattutto perchè si rende conto che tra il proletariato e le masse in generale era ancora diffuso quel tipo di musica divulgato dalle case discografiche maggiori. Nell’emittente portano avanti la loro ricerca musicale anche sui vari festival, ad esempio quelli estivi puntando su tre problemi: ricerca delle tendenze musicali accennate più sopra; inchiesta tra la gente che va a questi festival e tra i musicisti che vi partecipano; indagini per scoprire fino a che punto intervengono le case discografiche in quegli ambiti per una ristrutturazione del loro mercato aperto al settore giovanile. Una operazione del genere è condotta al festival del proletariato giovanile che si tenne al Parco Lambro a Milano dal 26 al 29 giugno 1976. Canale 96 fu presente i quattro giorni con un ponte radio che permise la trasmissione in diretta dei concerti, interviste, dibattiti. Cessa le trasmissioni nel 1980.