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Piero Mazzarella

CHAPLIN DEI NAVIGLI, MENEGHINO A VITA

di Massimo Emanuelli



Piero Mazzarella ha passato la vita a teatro, ma, questa la chicca, ha fatto anche televisione, seppur per un brevissimo periodo. Nel 1965 ha partecipato al programma Le nostre serate condotto da Giorgio Gaber, nel 1978 a Telemilano 58, l’antenata di Canale5 andavano in onda le commedie teatrali di Mazzarella. Sempre da Telemilano 58 il mercoledì sera Piero Mazzarella conduceva un salotto intitolato Milan in ca, nel quale ospitava personaggi dello spettacolo meneghino, o comunque legati a Milano, ma anche cittadini anonimi. Nel 1985 Mazzarella è fra gli interpreti di GRAND'HOTEL su Canale5. Piero Mazzarella una vita in teatro ha sempre rinunciato alla tv salvo queste sporadiche eccezioni

 

Piero Mazzarella nasce a Caresana, in provincia di Vercelli, il 2 marzo 1928, figlio d’arte, i genitori avevano una compagnia itinerante. La madre era una milanese primattrice nella compagnia di Ferravilla, il padre Saro, di origini siciliane, era capocomico nella compagnia di Angelo Musco. “Sono nato in un paese che non ho mai visto, i miei genitori giravano di notte sui carri tirati dai cavalli e andavano in provincia a lavorare. A sei giorni di vita arriva a Milano, a dieci anni la prima grande parte nel ruolo femminile di Cosetta ne I miserabili di Victor Hugo nella compagnia dei genitori, per sopperire all’improvvisa assenza di una giovane attrice.
Nel dopoguerra Mazzarella si svincola dalla compagnia famigliare: “uomo di teatro come sono, mi accorsi per prima cosa che il pubblico era affamato di divertimento”; recita nella rivista, nell’avanspettacolo e nel teatro di prosa, esordio al cinema-teatro Italia di Milano, poi in diverse località italiane: “col teatro leggero di rivista ho scavalcato tutte le montagne della Penisola”. Nel 1951 al Teatro Alcione di Milano Piero presenta per la prima volta il personaggio di Tecoppa, conosce l’attrice diciasettenne Marisa Monzelli (Marisa Marwill), con la quale si sposa. Marisa da alla luce due figli, Barbara e Riccardo. Nel 1957, dopo soli cinque anni Piero Mazzarella resterà vedovo: la moglie muore in un incidente stradale. “Guardando con paura ai miei due figli, rimasti senza madre, non me la sentii di riprendere a girare per l’Italia, scelsi di lavorare solo sulla piazza milanese. Nel 1959 incontrai Edgar Biraghi, grande impresario teatrale, che mi offrì di lavorare al Teatro Olimpia. Feci l’ultima recita in questo teatro, che poi venne trasformato in un magazzino Standa, quindi accettai l’invito rivolto da Biraghi di specializzarmi nel teatro dialettale” dapprima è al Sant’Erasmo, quindi al Teatro Gerolamo dove, a partire dal 1958, si afferma definitivamente come mattatore comico della Compagnia Stabile Milanese.
Mazzarella lavora con il Piccolo Teatro in El nos Milan di Giorgio Strehler (interpreta Peppon, il brumista che uccide l’amante della figlia, al suo fianco recitano Tino Carraro e Valentina Fortunato) e interpreta L’eredità del Felis. Nel 1963 vince il Saint Vincent Maschera d’Oro per lo spettacolo El rico de Porta Garibaldi, El nos Milan viene recitato con successo a Parigi, vince i premi San Genesio e Obrazov per L’eredità del felis, e il premio Illica.
Gianfranco Crespi, Presidente del Circolo Meneghino e Cecca, e futuro assessore del Comune di Milano, nomina Piero Mazzarella “Meneghino a vita”
In tutti gli anni di lavoro al Gerolamo Piero è riuscito a resuscitare la tradizione meneghina, restituendo al pubblico, con il timbro inconfondibile della sua voce roca, il sapore di una perduta milanesità. Piero si è specializzato nel personaggio ferravilliano Tecoppa. Negli anni ’70 presenta spettacoli itineranti per Milano e provincia. Autore di numerose pochades, Mazzarella attinge l’ispirazione al mondo degli umili e ad un sentimentalismo facile, ma sempre corretto dall’ironia. I suoi personaggi preferiti (operai, sartine, portinaie, pensionati) sono il proseguimento ideale delle caratterizzazioni create da Edoardo Ferravilla. Mazzarella interpreta testi scritti per lui da Rino Silveri, suo fratello, testi di classici milanesi, italiani e stranieri. Il decennio è caratterizzato da molte esibizioni fuori Milano, e dall’abbandono del Teatro Gerolamo, Mazzarella se ne va dopo dieci anni di onorato servizio, senza drammi o parole grosse, da buon amico, civilmente, accostando la porta. Il 7 dicembre 1974 l’allora sindaco di Milano Aldo Aniasi conferì a Piero Mazzarella la benemerenza civica (medaglia d’oro) del Comune di Milano. Quando tornerà a Milano reciterà al Teatro Renato Simoni di Via Manzoni, rappresenterà almeno una volta all’anno il Tecoppa. La politica del decentramento artistico è un “Credo” di Piero che diventa l’attore che a Milano incassa di più. Mazzarella è attivo anche in radio, con “pezzi” che vanno in onda la domenica mattina, incontri con il pubblico nei rari giorni di riposo, manifestazioni ufficiali per il Carnevale Ambrosiano ed altre feste cittadine.
Sul finire degli anni ’70 si esibisce stabilmente al Teatro San Calimero, una sala di 280 posti nascosta fra le pieghe della città, nell’omonima stradina fra via Santa Sofia e l’ospedale Gaetano Pini, nato originariamente come Teatro Fiammetta ed ospitante spettacoli per ragazzi. Il teatro di via San Calimero ospiterà la compagnia dialettale di Mazzarella, che vi metterà radici ed allestirà, con il fratello ben 500 spettacoli, tra cui una nuova imponente versione de I miserabili (40 attori per cinque ore di spettacolo).   Nel 1985 uno sporadico rientro in televisione con GRAND'HOTEL su Canale 5, Mazzarella interpreta l'industriale brianzolo, lavorano con lui Massimo Ciavarro, Enzo Paolo Turchi, Gegia, Mauro Di Francesco, Anna Mazzamauro, Cristina Moffa, Ciccio Ingrassia, Franco Franchi, Andrea Roncato, Carmen Russo.
E’ impossibile ricordare in questo limitato spazio tutti gli spettacoli interpretati da Piero Mazzarella, mi limito pertanto a menzionare quelli di cui ho un ricordo diretto od indiretto. Nella stagione 1992/93 porta sulle scene del Teatro Ariberto, in via Daniele Crespi, nuova sede della compagnia, Lulù di Bertolazzi, Fraa Giacomo di Rino Silveri. Nel 1994 Mazzarella ha un nuovo teatro stabile: il Teatro della XIV di Via Oglio, sala con una capienza di 400 posti, qui porta in scena per parecchie stagioni moltissimi spettacoli fra i quali ricordiamo: La rava e la fava di Rino Silveri, La locandiera di Goldoni, L’uomo, la bestia e la virtù di Pirandello, Viv con duu ghej di Rino Silveri, Ca’ de ringhera di Jacopo Rodi, Tecoppa che fadiga minga lavorà!. Nel 1993 è protagonista de La tempesta di Emilio Tadini al Salone Pier Lombardo.
Nel 1998 si esibisce al Teatro Franco Parenti in Dammatrà di Carlo Maria Pensa, cioè “dammi retta”, come si dice in milanese per chiedere ascolto. Mazzarella interpreta un vecchio custode di un glorioso teatro milanese, che deve essere demolito per far posto ad un garage. Nell’ultima notte, davanti ad un pubblico occasionale, racconta la sua storia e quella del “suo” teatro, e interpreta i più grandi personaggi shakesperiani: Falstaff, Otello, Re Lear. “Dammatrà è come Amarcord per Fellini” spiega Mazzarella.
Dalla distanza dei suoi cinquanta anni dedica il lavoro ai giovani “perché conoscano l’emozione, l’odore, la storia del teatro. Sono conosciuto e spesso liquidato come un attore del vernacolo milanese. Vecchia storia. Io sono un attore e basta. E recito anche in milanese, con la sala piena. Quella di Dammatrà è una storia semplice, “una faticaccia da interpretare, quasi un’ora e mezza in scena, ma il teatro è fatto di sudore, almeno il teatro che conosco io, che non mendica ne protezioni, ne denaro, ne applausi”. La vicenda della demolizione del teatro è un triste presago di quanto accadrà nel 1999 quando le ruspe cancellano il San Calimero: “noi siamo rimasti dodici anni al San Calimero e quattordici al Gerolamo – ricorda con voce adombrata dall’irritazione – oggi il Gerolamo è crollato, all’interno ci vanno solo i topi, e nessuno ricorda che l’aveva fatto costruire Maria Teresa d’Austria. Al San Calimero è toccata in sorte la demolizione disposta dall’Istituto Diocesano per il sostentamento del clero, a cui è passato in gestione il teatro negli ultimi anni”
Nella stagione 2000/2001 il Teatro della XIV presenta Fra Giocondo, si esibisce al Teatro San Babila al fianco di Paolo Ferrari ed Isa Barzizza in Classe di ferro. Nel maggio 2001 Mazzarella da l’addio al celebre personaggio del Tecoppa: “ho 73 anni e faccio sei commedie a stagione… Ferravilla non hanno il coraggio di farlo adesso, figuriamoci quando sarò morto, e questo perché gli attori sono una massa di ignoranti.” Mazzarella decide quindi di prendere congedo dal suo personaggio più noto presentando Ciao Tecoppa! “quando decisi di riprendere le farse di Ferravilla, all’inizio degli anni ’60, gli intellettuali milanesi reagirano indignati sostenendo che le ossa del maestro si sarebbero rivoltate al Monumentale. Ma fu un vero trionfo.” Nel giugno 2001 è al Teatro Dal Verme con Valentina Cortese in C’era una volta Milano, tratto da un’opera di Emilio De Marchi.
Attore prevalentemente teatrale Mazzarella non ha comunque trascurato il cinema e la televisione. Pur avendo partecipato ad una ventina di film in qualità di caratterista, il cinema non gli ha mai dato grandi opportunità. Mazzarella ha comunque lavorato per il grande schermo per registi del calibro di Lizzani, Risi e Festa Campanile. Attivo anche in televisione vi esordisce nel 1962 recitando in L’anello mancante di Cuoco (1962), nel 1963 il suo più grande successo televisivo: Il mulino del Po di Sandro Bolchi. Le migliori occasione gli sono state però offerte da sceneggiati di ambiente lombardo come Eleonora e Arabella.
Dal 3 al 31 dicembre 2002 è al teatro Oscar di via Lattanzio replica Dammatrà, a Capodanno sarà in scena a Trieste, e ha già annunciato che la sera prima si recherà a Barcole per dare un saluto al suo amico Giorgio Strheler “il maestro”.
Attore di grandissimo talento è un patrimonio vivente di memoria teatrale milanese, insignito del titolo di Commendatore della Repubblica per meriti artistici a soli 35 anni (cumenda), Mazzarella passa con bravura dai lavori teatrali classici alle commedie di consumo, sempre con lo stesso impegno: comico, drammatico, satirico, amaro, un attore completo. Sorretto da un’incrollabile passione, non smette di coltivare il sogno di tutta la sua vita: restituire a Milano il glorioso teatro dialettale dei tempi d’oro. Sono veramente pochi i teatri italiani nei quali non si sia esibito, solo cinque attori italiani nel dopoguerra hanno vinto tutti i premi teatrali: Eduardo De Filippo, Tino Buazzelli, Enrico Maria Salerno, Salvo Randone, e Piero Mazzarella, che è l’unico vivente, gli auguriamo di vivere a lungo e di continuare ad essere il “grande vecchio” del teatro milanese ed italiano. Eccolo entrare in scena: il tono è aspro, ma tranquillo, la voce è la voce di Mazzarella, scartavetrata, strozzata fra naso e gola, ma densa, e carica di umori: “Sono cinquant’anni che mi chiedono quale è il mio rapporto con Milano, e da cinquant’anni rispondo che Milano sono io. Potrei parlare per sei giorni del mio rapporto con questa città. Ma non ne parlo. Perché non me la sento più addosso. La mia Milano è nel teatro. Da attore mi preme la gente che si scomoda per venirmi a vedere. E gli sono riconoscente, perché mi da da mangiare. Ma io oltre ad essere un attore sono un uomo. E come uomo Milano non mi interessa più. Se ne è andata la gente per bene, quella con il cuore grande grande, disposta ad aiutare i senza tetto”. E Milano oggi? “questa città non mi interessa più. Dov’è la gente per bene?”, Si spengono le luci in sala, nel buio della platea intravedo un’ombra: è il segnale che sul suo palco Piero Mazzarella vuole restare solo.
 

PIERO MAZZARELLA NEGLI STUDI DI TELEMILANO58.

 

OTTOBRE 2007

Silvio  Berlusconi in occasione della presentazione del libro dell'ex sindaco di Milano Gabriele Albertini ad un certo punto ha dichiarato:"io sono un milanesone, l'altra sera in incognito sono andato a teatro a vedere Piero Mazzarella".  Al termine del discorso quotatissimi giornalisti cercavano di intervistare Berlusconi  sulla politica, sul Milan, Massimo Emanelli presente ha detto a Berlusconi.: "Presidente si ricorda che Piero Mazzarella ha lavorato per lei a Telemilano 58?".  E Silvio  Berlusconi  ha lasciato gli altri giornalisti per parlare confermare ad Emanelli  la sua affermazione e per parlare di Telemilano 58.   Silvio  Berlusconi  divide l'Italia in due ma su una cosa sono tutti concordi: è milanese in tutto, iniziando dal cognome: il Berlusca.

2008

L'appuntamento è con Un angelo in casa Brambilla  di Rino Silveri. Mazzarella lo stakanovista del teatro in queste ultime stagioni ha continuato a proporre il suo teatro milanese, ma ha dichiarato di essere stanco delle commedie in dialetto: "voglio affrontare testi quali IL CAPOTTO di Gogol o récital meneghini da Porta a Tessa.