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PIERANGELO BERTOLI

di Massimo Emanuelli  ed Emanuele Ambrosio

Pierangelo Bertoli (Sassuolo, Modena, 5/11/1942 – Modena 6/10/2002): inizia a suonare in un gruppo emiliano, nel 1966 compone il testo di Non finirà (che poi farà parte del long-playing A muso duro). Fra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ‘70 esibisce in feste di piazza, comizi e centri sociali, nel maggio 1974 partecipa ad uno spettacolo di Dario Fo alla Palazzina Liberty di Milano. Scioltosi il gruppo con cui suonava inizia a suonare ai Festival de L’Unità, grazie ad Alete Corbelli, chitarrista sassuolese, nel 1976 lo ascolta Caterina Caselli che gli propone un contratto. Nel 1977 esce il suo primo album Eppure soffia, che è subito un successo, seguiranno: Al centro del fiume (1977), S’at vein in ment (1978, tredici canzoni in dialetto, un omaggio alla sua terra), A muso duro (1979), Certi momenti (1981), Album (1982), Frammenti (1983), Dalla finestra (1984), Petra (1985). Bertoli fin dal suo esordio ha scelto di puntare sui temi dell’impegno sociale, della riscoperta delle radici e del dialetto. Durante la tournèe estiva del 1985 vengono registrate dieci canzoni che con altrettante registrate in studio vengono raccolte nell’album Bertoli Studio & Bertoli live (1985), nel 1987 compare l’album Canzone d’autore, nel quale Bertoli interpreta brani composti da altri come Bartali (Paolo Conte) e Vedrai vedrai (Tenco). Nel 1988 esce l’album Fra me e me, nel quale Bertoli canta una canzone dell’allora sconosciuto Ligabue, Sogni di rock’n’roll, nel 1989 è la volta di Sedia elettrica, cui segue Oracoli (1990), che contiene un duetto con Fabio Concato.

Nel 1991 Bertoli è a Sanremo dove porta al successo con I Tazenda Spunta la luna dal monte, ancora a Sanremo nel 1992 con Italia d’oro, nel 1993 esce il cd Gli anni d’oro, cui seguono: Gli anni miei (1993), Una voce fra due fuochi (1995), Frammenti di… (1997), Angoli di vita (1998), Trecentouno guerra fa (2002).  Anche negli ultimi anni della sua vita Bertoli è stato attivo in concerto. Bloccato su una sedia a rotella a causa della poliomelite, Bertoli ha sempre affrontato la vita “a muso duro”, così in un’intervista concessa negli ultimi anni Bertoli si raccontava: “io sono nato libero, mia madre era per la libertà assoluta. Ho cercato di vivere una vita normale. Avevo un fisico “stortignato” dalla metà in giù ma molto forte. E l’ho trattato malissimo: ho faticato e fumato troppo, guidato tanto, fino ad 800 chilometri al giorno per trecento giorni all’anno. Oggi il mio corpo mi da, e con ragione, qualche segnale di stanchezza: sento più spesso di quando ero giovane la condizione di handicappato”.  Nel 2005, in occasione del terzo anniversario della sua morte, esce un disco-tributo intitolato A Pierangelo Bertoli. Fiorello, I Nomadi, Nek, Gli Stadio, Angelo Branduardi, Enrico Ruggeri, Andrea Mirò, Marco Masini, Bruno Lauzi, la Piccola Orchestra Avion Travel, Gerardina Trovato, sono alcuni degli artisti che rivisitano le sue canzoni, arrangiandole e interpretandole in modo del tutto personale. Fra le 14 tracce del cd c’è anche un inedito, Le cose cambiano, composto da Ligabue  per Pierangelo alcuni anni fa: “penso che volessero cantarla insieme – ha rivelato Caterina Caselli – ma non c’è stato il tempo”. Il brano però, non è stato inciso dal rocker di Correggio (come qualcuno si aspettava), ma da Alberto Bertoli, figlio di Pierangelo.  Nel 2005 la canzone A muso duro, con un’immagine di repertorio di Pierangelo Bertoli sulla sedia a rotelle, è usata come spot della Lega per l’Emancipazione degli Handicappati, che recita “grazie anche a Pierangelo Bertoli alcune barriere non ci sono più”.