NOVEMBRE
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La prima festa di novembre, considerata la solennità
principale dell'anno è dedicata a Tutti i Santi: "a tutt i Sant la
bincheta
e i geamt!". La bincheta, nel lecchese, era la giacca della festa dei
contadini e il proverbio vuole indicare che per la ricorrenza dei Santi si mette
l'abito migliore ma anche ci copre; l'aria si è fatta umida, il nevischio è
nell'aria "el grima" dicono i vecchi contadini scrutando il cielo. Alla sera le
nonne recitano il rosario, poi, secondo la tradizione, si mangiano le castagne
lessate. Il giorno dopo, 2 novermbre, si onorano i defunti; il vero culto fa
parte della religione domestica, sono i nostri Lari, i nostri protettori che
vegliano sulla fortuna della casa, quindi ci si prepara a riceverli; nel
bormiese si imbandisce la cena per loro; nel vigevanese e il Lomellina si suol
mettere sul tavolo di cucina un secchio di acqua fresca e una caraffa di vino,
poi ai accende il fuoco sotto il camino, si mettono le sedie attorno focolare e
si va a dormire. A San Nazzaro de' Burgondi, nel pavese, le massaie, prima di
recarsi alla prima messa del mattino, rifanno i letti perchè i defunti possano
riposare; nelle valli comasche la regiora (la madre) aiutata dalle figlie
prepara i pelarei (castagne bollite e sbucciate) che vengono poi messe in
una fondina in mezzo alla tavola con vino e bicchieri; si accostano al tavolo
altre sedie per i trapassati che arrivano di notte a visitare la casa dove sono
vissuti. Due curiosità legate al culto dei morti: in questo giorno al cimitero
di Treviglio, gran via vai di nomadi perchè si sono sepolte le regine degli
zingari; a Pasturo, in Valsassina, fino a pochi anni fa il signor Carlo Orlandi,
per gli amici "Carllucet", teneva l'asta sul sagrato della chiesa; i contadini
dei dintorni gli portavano i prodotti dei loro campi, salumi e anche gli
specialissimi taleggi detti "particular" fatti cioè solo per la propria famiglia
e non messi in commercio. Il Carluccett metteva tutto all'incanto e col ricavato
faceva dire le messe per i defunti del posto che non avevano più nessuno che li
ricordasse. Scomparso Carluccett, da qualche tempo il suo posto è stato preso
dal nipote Gigi che ne continua la tradizione; nelle cerimonie dell'incanto
mette la sua passione per la prosa rendendo la commemorazione uno spettacolo
diventato ormai un tradizionale appuntamento anche per i turisti che, ltre a
portarsi a casa prodotti genuini, si godono un momento di teatro popolare.
Onorati i Santi e ricordati i defunti, eccoci a parlare di un grande personaggio
lombardo festeggiato il 4 di questo mese: San Carlo Borromeo, dai più conosciuto
come San Carlon d'Arona: "Carlon" perchè proprio ad Arona, sua città natale, fu
eretta in suo ricordo una colossale statua, in rame visitabile all'interno al
quale lo scultore/pittore Giovan Battista Vrespi detto il Cerano lavorò fondendo
in bronzo la testa e le mani. A questo santo sono legate molte leggende che
ancora oggi si raccontano, come quella che a Castiglione Olona, in provincia di
Varese, sulla piazza principale di fronte alla chiesa, stava da secoli una
statua raffgurante il generale romano Flavio Stilicone, finchè San Carlo, gran
difensore della fede, considerando la statua un idolo pagano, la fece abbattere
sostituendola con quella di S.Antonio. A Barzio, in Valsassina, la famiglia
Scandella si tramanda da generazioni la capacità di aggiustare le ossa; tale
abilità fu incoraggiata e benedetta da San Carlo, al quale uno Scandella aveva
massaggiato un piede che si era slogato, durante una visita pastorale, lungo le
impervie strade della valle: "en november ghe nha trenta, scalda el venter e ve
vin beven ona brenta!". E' tempo di vino novello che a San Martino, rallegra e
scalde le fresche e malinconiche giornate autunali: "a San Martin tutt el most
l'è vin!". Bisogna fare molta attenzione perchè "el vin a bon mercaa el mèna l'omm
a l'ospedaa!". Purtroppo i vini nn sono più quelli di una volta, di una volta è
rimasta solo l'abitudine a consumarli con trasporto! E come nel cremonese:
"per San Martèen, se spina la boùtta del bòon vèen!" d'acccordo con quelli di
Morbegno che sentenziano: "cà invinada, mezza sfamada!". Il vino è l'elemento
indispensabile per ogni occasione: quand el pel el tira al bianchin, lassa la
donna e tacches al vin!", dicono con una punta di ironia gli anziani,
aggiungendo però: "chi va su e giò da la cantina, el passa de sicur la votantina!".
Bere si, ma con moderazione, una leggere euforia è più che sufficente, del rest:
"le diseva anca san Peder, che el vin bon el fa stà allegher!", L'undici
novembre, giorno di San Martino, inizia l'anno agrario: "november l'è Cain, o se
paga el fitt o se fà San Martin!". In campagna scadono gli affitti, mentre in
città scadono a San Michele (29 settembre). Due curiosi modi di dire
caratterizzano questi due giorni: "San Michee in punta de pee" e "San Martin,
Papa!" ecco la spiegazione: se in città c'era qualche inquilino che se ne andava
insalutato ospite, appunto in punta de pe, per non pagare la pigione, il
fittavolo, in campagna, promuoveva Papa il vescovo Martino e non voleva
riconoscere al padrone della terra gli obblighi dell'affitto poichè sosteneva
trattarsi di un altro Martino! Ma al di la dello scherzo, la realtà è quella che
puntualmente ci ricorda la sapienza di noster vecc: "ghè di Sant che dispiasen a
paricc, come l'è San Michel con San Martin, perchè l'è quel el temp de pagà el
ficc!". Con la prima domenica dopo San Martino comincia quel periodo di
preparazine al Natale che la chiesa chiama Avvento ambrosiano e che dura 40
giorni. Dall'avento a Santa Caterina (25 novembre), il passo è breve: "a Santa
Caterina o nev o brina", i nostri vecchi chiamano la Santa "mercanta de
nev" alludendo ai segni premonitori dell'inverno e, se non è ancora arrivata, la
neve, deve arrivare da un momento all'altro come avverte un altro proverbio
legato all'ultimo santo di novembre: "Se a Sant'Andrea no la rivarà, per Sant'Ambroeus
non la mancherà!, cioè se per S.Andrea (30 novembre) la neve non è ancora
arrivata, per S.Ambrogio (7 dicembre) non mancherà di certo! "Nev novembrina
per ses mes la te confina", oppure, come dicono in val d'Intelvi: "la nev
novembrina la mangia el sach e la farina!". Naturalmente sono proverbi ormai in
disuso, adatti al tempo in cui furono inventati, quando per la mancanza di
strade, una forte nevicata poteva isolarti per mesi facendti esaurire le scorte
di viveri. Questo problema non toccava però i bambini della valle che felici, al
cedere della prima neve, entravano in coro: "el fioca a la montagna e i begor
vegnen giò; s'è maridà la Berta, l'ha tolt mie
e
el Cocò!". Concludo con una simpatica curiosità riportata da Sugar nella sua
GUIDA ALLA LOMBARDIA MISTERIOSA. La statua eretta nel 1967 a Cremona alla
memoria di Claudio Monteverdi è considerata in città un monumento ai reumi e
all'artrite, mali diffusissimi in quelle terre umide e nebbiose; il corpo del
musicista appare infatti "tutti intorcinent" (accartocciato su sè stesso,
attorcigliato). Andatelo a vedere il prossimo week-end! Ciao a tucc...