Noris De Stefani
LA CANTANTE MARCHIGIANA MILANESIZZATA
![]()
La cantante Noris De Stefani nella seconda metà degli anni ’70 ha condotto su
TeleComo La barcaccia, un contenitore con ospiti canori, concorso fra i
ristoranti sulla cucina povera (dall’antipasto alla torta tutto di patate, il
pubblico con le palette. C’era la maga che faceva l’oroscopo, giovani
promettenti.
Noris De Stefani ha condotto negli anni ’80 su Canale6
Aperitivo in si bemolle,
anticipando dieci anni Paolo Limiti, sulle tv locali è apparsa in diverse
trasmissioni di emittenti lombarde e marchigiane: Orario continuato (Telelombardia),
Tele Libertà Piacenza ospitate, e riprese dei suoi spettacoli a
Tv Centro
Marche, Rtvs di Jesi,
Tele2000 Urbino, Telenova
(Mestieri Artigiani, Vicini di
casa, Storie di Lombardia).
Noris De Stefani nasce a Pesaro, da padre veneto e madre marchigiana. “Per
scelta dei miei genitori ho sempre vissuto in centro città, avrei preferito
abitare vicino al mare, perché il mare per me significa vita. E non a caso le
esperienze più importanti della mia vita le ho vissuto con persone legate in
qualche modo al mare. Eppure non so neanche nuotare… La mia era una famiglia
benestante caduta in disgrazia, eravamo tutti uniti attorno alla figura di mia
madre. Nonostante a tavola ci fosse pane e mortadella mia madre ci insegnò a
mantenere la nostra dignità”. Il merito dell’iniziale successo di Noris De
Stefani spetta a Sauro Brigidi, giornalista de Il Resto del Carlino. “Veniva
regolarmente a prendere il caffè nel bar dove lavoravo. Mi offrì l’occasione di
iniziare la mia carriera artistica. Mi disse che, per conto del suo giornale,
doveva realizzare una serie di interviste ai suoi concittadini chiedendo cosa si
aspettavano dal nuovo anno. Tra un caffè e l’altro Brigidi intervistò anche me.
Mi chiese cosa mi aspettassi e io, che in quel momento ero molto amareggiata,
risposi: “mi aspetto di mandarvi tutti a quel paese e di scappare da Pesaro, da
questo bar, da tutti voi”. “Per andare dove?” chiese lui. “Da qualsiasi parte.
Mi basterebbe viaggiare, ma soprattutto di diventare una cantante, perché sento
di essere nata per questo”. Non mi aspettavo che quanto raccontato in tono un
po’ rabbioso, venisse pubblicato sul giornale. Invece, un bel giorno, lessi
l’articolo di Brigidi con la mia dichiarazione, così come l’avevo espressa, e
questo fatto, in qualche modo, mi convinse a lasciare il lavoro di cameriera al
bar e a mettermi con impegno a studiare musica. Passavo ore ed ore nella
tavernetta sotto al Cinema Nuovo Fiore di Pesaro. Entrai come cantante alla Rai
di Ancona: cantavo tutte le domeniche in El guasco, trasmissione regionale di
quel tempo. Mio padre era contrario, detestava il mondo dello spettacolo. Di
contro, dalla mia aveva una madre entusiasta. Nel frattempo Sauro Brigidi entrò
anche lui in Rai. Così, ogni settimana, facevamo insieme il viaggio in treno
sulla linea Pesaro-Ancona e ritorno.”
Così Noris De Stefani ricordo il suo esordio in Rai: “all’inizio andò abbastanza
bene: passavo di concorso in concorso, in quel periodo vinsi un Microfono d’Oro,
che mi venne consegnato dall’indimenticabile Nunzio Filogamo. Poi andai a Roma
raccomandata dal maestro Dino Oliveri, che mi presentò ad un suo collega, il
Maestro Filippini, avevo 19 anni. L’incontro con il maestro Filippini, autore
fra l’altro della celebre canzone Sulla carrozzella, si rivelò per me
determinante. E’ stato proprio grazie a Filippini che mi sono ritrovata a
Napoli, dove venni scritturata come cantante dal gestore del circolo ufficiali.
Conobbi il maestro Cioffi, il poeta Ettore De Mura, il giornalista Giovanni
Sarno, e tutto l’empireo della canzone napoletana. Fra i molti personaggi che
all’epoca frequentavo conobbi anche Remigio Paone, impresario teatrale allora
fra i più prestigiosi d’Italia… Di Napoli ricordo molti artisti: gli Sparano,
Nino Taranto, i De Vico e, in particolare, i fratelli Maggio. A quei tempi la
regina la regina incontrastata della canzone napoletana era Maria Paris ed erano
alla ricerca del grande successo Mario Abbate, Sergio Bruni, Mario Merola. Poi
la grande occasione: un funzionario torinese mi promise la partecipazione a
Canzonissima. In cambio di cosa? Di un fine settimana insieme a lui. Alla mia
secca risposta negativa svanì ogni opportunità di partecipare a Canzonissima.
Scrissi un memoriale di fuoco sul Meridiano, giornale dell’epoca, raccontando
gli episodi e citando in modo inequivocabile nomi e cognomi di quelli che mi
offrivano la scorciatoia per il palcoscenico. Ciò servì a non farmi più lavorare
in Rai per anni e anni. Da quel genere di funzionari ho subito tante di quelle
umiliazioni… Io avrò fatto anche la fame, però mi sono almeno tolta la
soddisfazione di “sputtanarli” e di non avere ceduto ai loro ricatti. Uscii da
quella situazione allorquando mi arrivò una scrittura estiva per il Casinò di
Campione d’Italia.” A Campione d’Italia Noris De Stefani conosce il maestro
Giovanni D’Anzi che la invita a Milano per un’audizione. E’ il 1961, Milano vive
la stagione del boom economico. “Lo studio di D’Anzi era grande, accogliente,
arredato con stile ed eleganza. Giovanni D’Anzi mi ascoltò con attenzione e
subito mi chiese di fermarmi a Milano, consigliandomi anche un piccolo
alberghetto di Via San Pietro all’Orto. Si chiamava Hotel Radio: non era certo
una reggia ma, tutto sommato, neanche da buttare. Solo che, ogni volta che davo
a qualcuno il mio recapito, questi scoppiava in una solenne risata. Francamente
non capivo il motivo. Un giorno lo domandai a D’Anzi e lui, dopo essersi fatto
la stessa risata degli altri, spiegò: cara Noris, quel posto è un ex casa di
tolleranza. Un ex casino di gran lusso nel quale, pensa, c’è stato perfino
Benito Mussolini. Mi diedi subito da fare per trovare una diversa sistemazione.
Mi trasferii così in via Ciovasso, zona Brera, in una piccola ma decorosa
pensione, detta anche la pensione degli artisti. Mi trovavo a mio agio. Allora
quella di Brera era veramente una zona che pulsava di vita, di novità,
frequentata da giovani artisti promettenti: alcuni di loro sarebbero poi
diventati personaggi famosi nel mondo del teatro, della televisione, dello
spettacolo in generale. Nonostante la nebbia Milano mi piaceva. Ogni giorno mi
presentavo negli uffici di impresari e case discografiche. Ma l’appuntamento
immancabile era quello di mezzogiorno al Bar Tre Gazzelle: tutti i musicisti, i
discografici, gli impresari, i parolieri, gli addetti ai lavori nel mondo della
musica leggera si ritrovavano in quel celebre ritrovo in Galleria del Corso.
Durante quegli incontri, con la scusa dell’aperitivo, si scambiavano opinioni,
pareri, idee, la gente si conosceva ed elaborava programmi, sogni, speranze. E
anche tanti pettegolezzi. Finalmente, dopo molti tentativi, anch’io trovai la
prima scrittura presso il Club Aretusa, allora uno dei templi indiscussi del
jazz. I musicisti che mi accompagnavano erano tutti di calibro: nomi come Mario
Pezzotta, Franco Cerri, Mario Lamberti ed altri professionisti umanamente
incredibili e soprattutto indimenticabili. L’Aretusa, sebbene fosse un club
famoso, non era gran che. Si trovava in una piccola cantina in piazza Diaz, nel
cuore di Milano, a pochi passi dal Duomo. Il proprietario era un anziano
signore, ex colonnello fascista che mi voleva molto bene. Non permetteva a
nessuno di mancarmi di rispetto. Una volta, durante una trasmissione
radiofonica, un batterista per così dire ci provò… a toccarmi il fondoschiena,
sapendo bene che non potevo reagire perché stavo cantando in diretta. Il
proprietario dell’Aretusa gli rifilò un cazzotto dritto sul muso, il batterista
finì gambe all’aria, altri tempi, altri uomini…. Erano comunque bei tempi
quelli. Tempi in cui, senza essere preso troppo sul serio, un certo Adriano
Celentano si affacciava al mondo della canzone. Erano i giorni in cui il povero
Dossena veniva a ballare insieme con i suoi ragazzi e le sue ragazze. Una
giovanissima Mariangela Melato imitava Juliette Greco, ma già lavorava al
Piccolo Teatro ed era in procinto di fuggire da quel palcoscenico sacro per
aggregarsi al Carrozzone di Fantasio Piccoli. Erano gli anni di Domenico Modugno,
di Mina Mazzini, in arte Baby Gate, del gruppo cabaret dei Gufi, del Bar
Giamaica, di Milva, che aveva vinto un concorso al quale avevo partecipato
anch’io, ma ero stata eliminata perché ritenuta professionista, in quanto avevo
già lavorato alla sede Rai di Ancona. Una sera, finito lo spettacolo all’Aretusa,
stavo rientrando alla pensione. Erano le tre di una notte fresca, una leggera
brezza mi accarezzava il viso: passai davanti al Duomo, mi fermai, alzai gli
occhi al cielo e vidi la Madunina, quella celebrata dal maestro Giovanni D’Anzi
nella sua composizione forse più famosa. Pensai: “costi quel che costi io questa
città la voglio comprare.” Avevo, in quegli anni, una sete incredibile di
successo, la voglia di farcela a tutti i costi…
Noris De Stefani ricorda la Milano degli anni ’60, parla ancora dell’Aretusa:
“una sera entrò una comitiva composta da cinque o sei uomini. Nel locale le voci
di tutti si abbassarono e i camerieri cominciarono a correre a destra e manca
per prendere ordini. Naturalmente lo champagne scorreva a fiumi. Nel gruppo
c’era un uomo che mi scrutava in modo particolare e ascoltava le mie canzoni con
estrema attenzione. Io facevo finta di nulla e sfuggiva a quelle occhiate
insolenti. Mi sentivo davvero in imbarazzo, spogliata con gli occhi. Finchè una
sera quell’uomo decise di scoprire le carte e cominciò chiedendomi una canzone.
Io, per non cantarla, risposi che non la conoscevo, che quel pezzo non rientrava
nel mio repertorio. Un cameriere, che assisteva alla scena, mi si avvicinò
terrorizzato dicendomi: “Noris, ma sei pazza? Tu sai chi è quello? E’ Francis
Turatello detto “Francis faccia d’angelo”, il boss dei boss, il re delle bische
clandestine milanesi”. Francamente quello che mi disse il cameriere terrorizzato
non mi fece nessun effetto e infatti non cantai la canzone che mi era stata
richiesta. Turatello se ne andò subito dopo, sorridendo. Nei quindici giorni
successivi ricevetti ogni sera un mazzo di rose rosse, senza alcun biglietto.
Due settimane dopo il fatto, Turatello si ripresentò nel locale con la sua
corte, ancora più brillante del solito, e mi regalò un animaletto di pelouche
bellissimo. La serata, neanche a dirlo, si concluse fra fiumi di champagne.
Verso le due del mattino, uscita dall’Aretusa, dopo avere attraversato a piedi
piazza del Duomo, una macchina con quattro persone a bordo si accostò. Dall’alto
sentii una voce che mi diceva: “signorina, la posso accompagnare?” E io: “no,
grazie”. Turatello scese dall’auto. Io gli dissi: “Lei è la persona più strana
che abbia mai visto. E’ gentile e prepotente al tempo stesso.” E lui: “Ma lei sa
chi sono io?” Si – replicai – lei è un bandito, non è vero? E lui, ridendo: “si,
è vero. O almeno questo è quello che dicono di me”. Poi, tornato serio,
aggiunse: “Lei è una brava ragazza, non la disturberò più”. Da quella sera non
ho più rivisto Francis Turatello detto “faccia d’angelo”. Qualche anno dopo,
sfogliando i giornali, ho riconosciuto il suo viso, la sua persona. Non avevo
dubbi: la stessa persona che mi aveva richiesto una canzone che non cantai, che
mi aveva spedito rose e regali era proprio lui. In Sardegna, nel carcere dove
stava scontando una lunga pena per i suoi crimini, era stato ucciso in modo
atroce. Un altro detenuto, Pasquale Barra, detto o’ animale, lo aveva pugnalato
con una lima, gli aveva strappato il cuore dal petto e, per sfregio, lo aveva
mangiato. C’è sempre qualcuno peggiore del male”.
Nella stagione 1962-63 Noris è in tournèè in Spagna e in Portogallo, nel 1964
vince il Festival della Canzone di Pesaro con la canzone Amore vuole, vuole
amore, quindi effettua tournèe in Svizzera, Cecoslovacchia, e Lussemburgo. Dopo
un lungo amore con Aldo Paperoni, ricco signore milanese, Noris De Stefani
ritorna a Roma per cantare. Noris vince il premio Juke Box di Salsomaggiore, il
Microfono d’Oro, il Burlamacco d’Oro di Viareggio,
Noris vive fra Milano e la capitale, nel 1968 rappresenta l’Italia al Festival
della canzone di Praga, vince il Cantaestate di Milano, riceve il primo premio
con Luciano Taioli, conduttore è Daniele Piombi. Nel 1970 partecipa al Festival
di Napoli con Il sole è nato a Napoli, quindi incide un lp di canzoni ispirate
al mondo difficile dei carcerati, disco molto apprezzato dalla critica. Realizza
un secondo lp, questa volta con canzoni d’amore, e un terzo dedicato al
repertorio della miglior tradizione delle Marche. Nel 1970 è in tournèè in
Unione Sovietica, prima cantante italiana ad esibirsi in quel paese, dove è
stata chiamata più volte e dove ha inciso un album di melodia italiana ed ha
venduto 3 milioni e mezzo di copie; nel 1972 è in tournèè in Polonia. Noris mi
racconta un altro episodio: “compresi il carattere di certi colleghi con l’idea
del Sindacato degli Artisti. Siccome bisognava liberarsi dai ricatti dei
funzionari Rai, dalle angherie di certi impresari, dopo aver protestato
all’ufficio collocamento degli artisti, in via Dogana a Milano, mi venne l’idea
di mettere in piedi un Sindacato autonomo che tutelasse gli interessi di noi
cantanti. Contattai diversi colleghi ottenendo adesioni e solidarietà. Flo
Sandon’s e Wilma De Angelis si dichiararono entusiaste. All’inizio anche Milva
era d’accordo, ma poi la signora, che aveva scelto appoggi da schieramenti
politici ben precisi, mi fece sapere che avremmo dovuto legarci alla Cgil,
potente sindacato della sinistra. Io volevo organizzare un’associazione senza
legami e condizionamenti politici e, quando glielo ricordai, la signora Milva
preferì tirarsi indietro. Interprete multiforme di vari e molteplici repertori:
jazz, folck, country, canto melodico, repertorio internazionale. E’ stata spesso
ospite d’onore in diverse trasmissioni televisive straniere, ambasciatrice della
canzone italiana nel mondo, ha effettuato 14 show in 5 lingue diverse. Noris si
è esibita in Giappone (in tour con Claudio Villa) Eritrea, Sudafrica, e perfino
in Australia (con Romano Mussolini, uno dei più noti jazzisti italiani). In
televisione appare in uno Speciale personale dedicatole dalla Rai (Incontro con
Noris De Stefani), 15 minuti con Noris De Stefani, Appuntamento italiano. Fra le
molte sue apparizioni televisive ricordiamo: Chissà chi lo sa, Settevoci, Adesso
musica, Carnet di musica, L’estate è un’avventura, A prova di stella, Dal Foglia
al Tronto (con Arnoldo Foà). Ha partecipato al Festival della canzone napoletana
e a Un disco per l’Estate (nel 1964 con Tu mi ascolti per un disco, nel 1965 con
Lalala). Ha al suo attivo un’intensa attività radiofonica su Radio1, dove ha
dimostrato le sue qualità di cantante e attrice brillante partecipando a Questa
sera chez nous, Stasera Milano come, Due a prova di stelle, Radio condomino, Le
piace la radio?, Via Asiago Tenda, Ritratto di donna in musica, L’estate è
un’avventura, Musica con ghiaccio e seltz.
Il 25 dicembre 1981 partecipa come ospite musicale a bordo della motonave
Achille Lauro nella famosa crociera dei miliardari, ottiene un grande successo,
al punto che gli 800 passeggeri gli rendono onore alla fine dello spettacolo,
con un applauditissimo standing ovation, un autentico trionfo. Negli anni ’80
c’è una lunga serie di partecipazione al Maurizio Costanzo Show, dove Noris
racconta la sua esperienza personale e professionale. “Devo ringraziare Maurizio
Costanzo che mi ha voluto parecchie volte come ospite nella sua trasmissione,
seguita da milioni di telespettatori. Costanzo mi ha chiamata una quindicina di
volte, per farmi raccontare aneddoti sulla mia vita, ricordi della mia carriera
di artista. Soprattutto mi ha restituito la voglia di salire sul palcoscenico,
di tornare a cantare, di essere un’artista, un personaggio pubblico. Nel 1982
arriva l’Oscar del Successo, il Pavone d’Oro, nel 1983 è la volta del Premio
Riccione. E’ presente a molti festival, fra i quali ricordiamo quelli di Lugano,
Pesaro, Zurigo, Malta, Varsavia. Altri successi degli anni ’80 sono: il premio
Angelini, il premio Speciale Eur di Roma. Ancora in televisione: Il pomeriggio
(con Luciano Rispoli e Fabrizio Frizzi), Pronto chi gioca?, Bim bum bam, Vai col
liscio (regia di Leandro Castellani); è stata più volte ospite a Domenica In e a
Uno Mattina. Ha vinto il Premio Angelini 1991, il premio Milano Canta nel 1995,
il Premio Città Acqui Terme 1996. Ha inciso molti dischi all’estero e, in
Italia, i long-playing Canti marchigiani, Dietro le sbarre, La giostra delle
vita, Lisciomania, La giostra della vita, nonché i cd L’amore vola e va e
Milanocanta. Nel 1999 pubblica per la Greco & Greco Editori Una cantante
giramondo si racconta… , intervista-confessione raccolta dal giornalista Beppe
Bonazzoli, libro che presenta in anteprima al Maurizio Costanzo Show. Nel 2001
ha vinto il premio Milanocanta con il brano di sua composizione Ave Maria di
periferia. In teatro ha rappresentato vari personaggi femminili nella storia
della musica italiana. Noris vive fra Pesaro, città natale, e Milano, in zona
piazzale Salgari, e continua l’attività artistica. Negli ultimi anni si è
esibita a La vita in diretta, L’Italia sul Due, Ha portato in teatro lo
spettacolo Ritratto di una donna in musica. Uno stupendo musical che ripercorre
la storia della donna dai primi del ‘900 ad oggi attraverso le canzoni più amate
e sentite dall’inizio del secolo scorso ai nostri giorni. Accompagnata dal
Maestro Ugo Marino al pianoforte, e dall’attore Walter Tartisano del Piccolo
Teatro, Noris De Stefani si è esibita su testi di Giuseppe Bonazzoli in uno
spettacolo che ha proposto riflessioni parlate e frammenti di teatro, uno
scenario in cui sono state collocate le più significative figure femminili quali
la sciantosa, l’emigrante, la fatale, la lucciola, la madre, l’eroina, fino a
toccare la realtà odierna. Nini Tirabusciò, Come una sigaretta, Balocchi e
profumi, ‘O surdato nnammurato, Lili Marlene, fino a Il nostro concerto di
Umberto Bindi, sono alcuni dei classici interpretati da Noris. Lo spettacolo è
molto utile dal punto di vista didattico, ripercorre la storia italiana del XX
secolo attraverso le sue canzoni più famose, tutti i docenti dovrebbero portare
i propri studenti a vederlo. Maestosa e carismatica come una Dea greca, domina
la scena con la sua voce, che percepisci con i timpani ma che, in realtà,
penetra attraverso la pelle emanando vibrazioni, sensazioni. Lei domina la scena
e la platea con la sua voce, con il suo corpo, con la femminilità e la
personalità esuberante. Un’artista naturale, con una vocazione insita nel Dna.
Donna non facile Noris De Stefani: intelligente, intuitiva, amabile, passionale
(basta chiederlo agli uomini che l’hanno amata o sono stati da lei amati), ma
anche impegnativa, talvolta ingenua e spesso sincera fino alla brutalità. Una
donna tutta d’un pezzo, senza misure. Prendere o lasciare. “Gli anni passano e
bisogna accettare che non tanto la volontà, ma la carta d’identità non è più
quella di un tempo. Un paese, l’Italia, in cui i miti non durano perché vengono
consumati in fretta, perché trionfa la legge dell’usa e getta. Un paese in cui
certi personaggi come Edith Piaft, Tom Jones, Frank Sinatra, Johnny Hallyday non
avrebbero resistito più di tanto. In Italia una cantante, un’attrice, una
presentatrice a quarant’anni è già vecchia, da buttare e dimenticare. L’ho
sperimentato sulla mia pelle.”
Cosa ti manca Noris dalla vita? “mi piacerebbe fare una serata in tv, ma da
cantante, non da opinionista”.