Memo Remigi
IL COMASCO CHE SI E’ INNAMORATO A MILANO
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Memo Remigi con la sua canzone Innamorati a Milano ha tenuto a battesimo
Telemilano58, emittente televisiva di
Silvio Berlusconi, antenata di Canale5, la
canzone era infatti la sigla dell’inizio delle trasmissioni dell’emittente. Remigi, che prima aveva lavorato a TeleBiella, ha poi lavorato
per Trm Teleradio del Mediterraneo
e per altre emittenti siciliane, e a
Telenova (Famiglia e dintorni), e quindi in Rai: Qualcosa da dire, Con rabbia e con
amore, A modo mio, rubrica inserita nella Domenica In di
Corrado, un’edizione di Fantastico, Occhio al Biglietto). Nel 1987 è a Odeon Tv, ospite fisso di un
programma sportivo condotto da Fabio Fazio: Forza Italia. Poi ancora in Rai:
Cronache in diretta, Fate il vostro gioco, Detto fra noi, e Bar Condicio. Nel
nuovo millennio è testimonial di una memorabile serata per Rai2 a Milano (ma di
tale progetto non si è fatto nulla almeno per il momento), quindi il ritorno ad
Antenna 3 Lombardia come conduttore, con Carla Taormina, di Pronto sono.
Memo Remigi nasce ad Erba il 15 marzo 1943, figlio di un industriale brianzolo
di filati, rossiccio di capelli, grandi occhi azzurri, e un sorriso accattivante
di uno che la vita se l’è sempre goduta con un contorno di feste e belle donne,
anche se è sempre fedele ad una sola donna, sua moglie Lucia. Giovanissimo Memo
sogna di fare il calciatore, arriva a giocare nelle riserve del Como, intanto
frequenta l’istituto tecnico industriale e studia il pianoforte ed inizia a
suonare in vari complessi. Patito del golf proprio sui campi di Montorfano, dove
gioca, conosce la milanese Lucia Russo, di cui si innamora pazzamente e che più
tardi sposerà. Remigi lascia il calcio per il golf: insieme alla squadra
consegue parecchie vittorie in Italia e in Europa, e arriva a giocare persino
nella Nazionale: “Ho praticamente girato il mondo e portato a casa tante coppe.
Al Golf Club di Villa d'Este c'erano i miei più cari amici: Pirelli, Cora,
Rivetti, Ramazzotti; ho perfino gareggiato sui campi con Bean Crosby durante una
sua tappa europea. A quei tempi in Italia non c'erano molti atleti specializzati
nel golf e questa poteva diventare una vera professione per me. Ad un certo
punto mi sono trovato al classico bivio: fare il maestro di golf o fare
l'artista.”
Memo Remigi opta per la seconda soluzione: “mio padre suonava il pianoforte, e
io da piccolino gli stavo dietro con la fisarmonica, ho imparato, seguendo lui,
tutto un repertorio di canzoni anni ’20 e ’30, che poi una volta cresciuto ho
sempre proposto nelle mie tournèe. Quando negli anni ’60 c’erano gli urlatori,
ad esempio Toni Dallara, io andavo avanti con il repertorio classico ereditato
da mio padre”. All’inizio degli anni ’60 Memo inizia ad esibirsi girando i
locali della riviera Adriatica, di giorno in spiaggia e di sera al pianoforte:
“oltre alla vacanza già pagata, questa esperienza mi servì ad avere i primi
contatti con il pubblico. Una sera, mentre canticchiavo sul terrazzo in riva al
mare, mi ascoltò Giovanni D’Anzi, autore di canzoni memorabili e di importanti
colonne sonore cinematografiche. Questo incontro è stato determinante perché con
lui ho preso la decisione di trasferirmi definitivamente a Milano e buttarmi
seriamente nell’attività musicale” Il maestro D’Anzi avvicina Memo alla
tradizione canora milanese, e lo avvia alle prime incisioni con le sue Edizioni
Curci. “Erano i tempi degli urlatori come Toni Dallara, io andavo avanti con il
repertorio classico ereditato da mio padre”.
A soli vent’anni Remigi vince il Festival della Canzone di Liegi con Oui, je
sais. Nel 1964 partecipa alla prima edizione della Ribalta di Sanremo, facendosi
apprezzare come interprete e compositore. Il successo l’anno dopo, quando
presenta a Un Disco per l’Estate Innamorati a Milano, che rimane uno dei suoi
brani più popolari ispiratogli dalla moglie Lucia, e scritta a due mani con
l’amico compositore Alberto Testa. “Originariamente dovevamo scrivere una
canzone per lo Zecchino d’oro, scherzavamo e ridevamo, io suonavo e Alberto
esordì: ‘sapessi come è scemo, sentirsi innamorati a Sanremo’, ridevamo. Ad un
certo punto guardai mia moglie, che era seduta sul divano e dissi: ‘questa
canzone non è per lo Zecchino, ora la trasformiamo per te”. Ed attaccai:
“sapessi come è strano, sentirsi innamorati a Milano. Da ragazzo venivo tutti i
giorni a Milano a incontrarmi con Lucia. "Ci vediamo in galleria" era il nostro
appuntamento, fra duemila persone, la vita, il frastuono delle possibilità”. La
canzone è diventata il simbolo di un certo romanticismo d’autore che si afferma
negli anni ’60 e che è oggi annoverata fra i classici della canzone milanese.
Innamorati a Milano viene interpretata anche da Ornella Vanoni. “Devo la mia
carriera a mia moglie Lucia – mi confessa Memo senza remore – è stata lei ad
ispirarmi Innamorati a Milano. La Milano degli anni ’60, per un provinciale come
me, voleva dire gente, confusione, musica, case editrici, studi di registrazione
e occasioni da cogliere al volo”. La storia gli ha dato ragione, ma,
ascoltandolo raccontarsi nel suo sobrio salotto milanese, vien da pensare che
Memo era forse destinato a diventare comunque qualcuno.
Nel 1966 Memo Remigi viene portato da Tonino Ansoldi alla Ri-Fi: “allora alla
Ri-Fi Record lavoravano Mina,
Adriano Celentano,
Iva Zanicchi (che poi diventerà
la signora Ansoldi, Claudio Villa, Fausto Leali, Fred Bongusto, io e Alberto
Testa, il mio paroliere, pensammo di scrivere alcune canzoni per il festival di
Sanremo. Allora le canzoni si scrivevano pensando al cantante che doveva
interpretarla. Mi proposero un brano per la Vanoni, e nacque Io ti darò di più.
La canzone era inizialmente scritta in milanese, ma poi la adattammo in italiano
per la Vanoni. Ornella abitava in piazza della Repubblica, viveva con un sarto,
allora suo marito, io e Testa andammo a proporgli il brano, la Vanoni aprì, era
senza trucco e non la riconobbi. Entrati in casa eseguimmo la canzone che
piacque subito ad Ornella e decise di interpretarla. I discografici decisero
però che a cantarla in coppia con la Vanoni doveva essere Orietta Berti, e così
rinunciai ad esibirmi a Sanremo in coppia con la Vanoni.” Sempre a Sanremo 1966
Remigi presenta un altro brano, La notte dell’addio, interpretata da
Iva Zanicchi. Sempre nel 1966 Remigi partecipa come autore ed interprete alla
manifestazione Un Disco per l’Estate con Mi credono davvero; prende parte alla
prima edizione del Festival della Canzone Lombarda e allo show televisivo Carnet
di musica, infine è al Disco per l’Estate con Mi credono davvero.
Nel 1967 ritorna al festival di Sanremo in duplice veste: come autore de L’amore
fra noi due e come interprete di Dove credi di andare, in coppia con
Sergio Endrigo. Memo Remigi ha scritto anche Pronto sono io, interpretata da Shirley
Bassey, e la mitica Salvatore, portata al successo da
Ombretta Colli. Grazie a
queste collaborazioni Remigi è diventato autore di successo, con un buon seguito
di pubblico. Appare per la prima volta in televisione a Per un gradino in più,
un programma di Marcello Marchesi, indi il passaggio a Settevoci e ad altri
varietà televisivi dove presenta nuovi brani: E tu, Il tuo passato, e Mon ami.
“Sono stato fortunato perché il programma ha avuto successo, e così mi hanno
affidato la conduzione di Qualcosa da dire, una rassegna sui giovani cantautori
emergenti: in quella trasmissione mi ricordo che è nato Cocciante, poi è la
volta di Con rabbia e con amore, sempre sulle giovani promesse della musica
leggera: “da li è uscito il successo di Roberto Vecchioni con Luci a San Siro”.
Segue poi A modo mio, una rubrica inserita nella Domenica In di
Corrado.
La storia gli ha dato ragione ma, ascoltandolo raccontarsi nel suo sobrio
salotto milanese, vien da pensare che Memo era forse destinato a diventare
comunque qualcuno, una di quelle persone che nascono col pallino… Memo ricorda
con nostalgia i tempi eroici della canzone italiana e si lamenta per
l’esterofilia che boccia in partenza i nuovi talenti: in Francia – mi dice – c’è
una legge che impone che l’80% delle canzoni uscite sul mercato discografico
siano francesi, da noi è il contrario, siamo esterofili, e poi si parla sempre
di crisi della canzone italiana.
Memo Remigi è intanto diventato padre, la signora Lucia Russo ha dato alla luce
Stefano.
A metà degli anni ’70 interviene spesso in qualità di ospite e conduttore a
trasmissioni delle nascenti emittenti radiofoniche private:
Radio City, Radio
Ambrosiana, Radio Stramilano. Nel 1978 una sua canzone, Innamorati a Milano, è
usata come sigla per l’inizio dei programmi di
Telemilano58, emittente televisiva di
Silvio Berlusconi, antenata di Canale5. Memo Remigi conduce quindi un programma
televisivo su
Telenova, quindi è di nuovo in Rai, sempre come conduttore di
Fantastico 2, presentato con Oriella Dorella e Romina Power, per la quale
compone anche la sigla Gocce di luna. Nel 1983 conduce con Loretta Goggi LORETTA
GOGGI IN QUIZ, verso la fine degli anni ’80 riprende l’attività a pieno ritmo,
dividendosi fra la radio (Asiago Tenda su Radio1 nel 1990), la televisione
(Occhio al Biglietto, con Mino Reitano e
Valerio Merola, e con la trasmissione
sportiva Forza Italia condotta da Fabio Fazio su
Odeon Tv). Nel 1992 conduce,
con Isabel Russinova ed Alessandro Cecchi Paone, Mattina Due con Alberto
Castagna e Isabella Rossinova su Rai2, e progetta una spettacolo teatrale in
musica dedicato a Milano. Ancora conduttore televisivo di Cronache in diretta
con Mita Medici, e Fate il vostro gioco, Detto fra noi, e la partecipazione a
molte altre trasmissioni televisive.
Nel 1995 esce per la Carosello l’album M come Milano. Negli anni ’90 compare in
alcuni sketch di Striscia la notizia, nella stagione 1995/96 partecipa al
talk-show Bar Condicio, in onda ogni mercoledì su Rai3. Il programma affronta
temi di attualità politica in un’atmosfera da piano bar, fra bottiglie e luci
soffuse, va in onda dal Gilda, famoso locale romano a due passi da Montecitorio,
abitualmente frequentato da onorevoli e cronisti parlamentari. Il giornalista
Paolo Guzzanti conduce e da spazio ai retroscena, alle indiscrezioni e ai
pettegolezzi nell’intento di sdrammatizzare la politica paludata, l’ex
giornalista Rai Riccardo Paladini interpreta un barnam, Memo Remigi è al piano,
ma non si limita a curare il sottofondo musicale, ma interviene con la canzone
appropriata adattando il testo alle caratteristiche dell’ospite o alla piega che
ha preso la chiacchierata.
A partire dal 1997 è in radio, conduce la domenica sera dalle 11 a mezzanotte
Piano Bar gocce di luna con Luciano Simoncini, dove canta in diretta su
richiesta del pubblico: “mi accorgo che la gente ci segue e ci apprezza, forse
più che in televisione, perché siamo reali. C’è calore fra noi e l’utente e mi
trovo a confrontarmi con tristi situazioni di disagio. Casalinghe sole, malati,
non vedenti, anziani. Trovano in me un amico, mi scrivono, mi telefonano, a
volte mi fermano anche per la strada. Sto sperimentando un successo meno intimo
più importante di mille contatti.”
Remigi è un cantore della milanesità, oltre ai brani classici di D’Anzi, ai
suoi, ormai diventati classici a loro volta, ha anche interpretato altri brani
milanesi come, ad esempio, Amami Alfredo, scritta da Luciano Beretta, canzone
che narra la vicenda di Carlina ed Alfredo, due poveracci che riescono ad avere
due biglietti omaggi per andare alla Scala, noleggiano un frac, ma si trovano in
una serata popolare e vengono accusati di essere dei ricchi.
Nel nuovo millennio Remigi pubblica in cd Canzoni di sempre. Memo Remigi canta
Giovanni D’Anzi, nel 2002 si esibisce con Bruno Lauzi
al Teatro San Giuseppe di
piazza San Giuseppe 2 a Milano. Memo al pianoforte, assieme a Lauzi hanno
cantato, raccontato aneddoti, battute e barzellette, pareva di essere sulla
Milano-Genova, Lauzi a cui dedicheremo presto un ritratto, è un genovese
milanesizzato. Fra le hits eseguite da Remigi che hanno registrato un tripudio
di applausi da parte del pubblico: Bambina innamorata, Non dimenticar (le mie
parole), Bellezza in bicicletta, Ma le gambe, Cerchi Sull’acqua, Carnevale a
Milano, Voglio vivere così, M come Milano, e, naturalmente, Innamorati a Milano.
La canzone e la televisione oggi? “Ai giovani non ho molti consigli da dare. E’
molto più difficile oggi emergere nel mondo dello spettacolo, noi avevamo
entusiasmo, la musica faceva da colonna sonora a un modo di vivere frizzante.
Gli anni ’60 furono straordinari, di benessere e di entusiasmo, poi sono
subentrate altre situazioni e la gente si è incattivita. Gli anni ’60 erano gli
anni del boom c’era tutto da scoprire con un’esaltazione contagiosa, allora ci
si divertiva in altro modo: era piacevole ballare stringendosi una donna mentre
l’orchestra esibiva una struggente suonata. Adesso come puoi fare il romantico
con L’ombelico del mondo a tutto volume? Oltretutto c’è meno attenzione al
patrimonio musicale italiano, sopraffatti come siamo dalle mode straniere, e di
conseguenza c’è meno commercializzazione delle canzoni. Ai miei tempi dopo i
grandi festival della canzone italiana si instaurava un giro di guadagni e di
interesse molto maggiore di quello attuale. Oggi non c’è quasi più niente. Viene
dato molto più credito al personaggio che alla canzone; basta vedere le ultime
edizioni del Festival di Sanremo: capelli lunghi e orecchini, giubbotti di pelle
e saltimbanchi. Chi ha vinto quest’anno? Con che canzone? Ai miei tempi ci si
ricordava di Volare, Zingara, Cuore Matto ecc. Sentirai sempre suonare I Watussi
o Sei diventata nera. Quando avevo la mia orchestra Memo Remigi e il suo
complesso, giravo l’Italia e guadagnavo bene per me e per i miei cinque
compagni. Ho attraversato l’intera penisola dalla Sicilia al Piemonte, c’era
lavoro tutto l’anno. I locali da ballo, le rotonde sul mare, si proponevano le
canzoni di moda o le nuove scoperte dei festival, compreso quello di Sanremo.
Era uno spettacolo perfino vedere montare gli strumenti, la gente si raccoglieva
nelle piazze incuriosita e aspettava, altri entusiasmi, altri momenti. Il gruppo
si è sciolto dopo nove anni, io volevo fare qualcosa di diverso, volevo essere
più io col pianoforte e raccontare le mie canzoni, volevo un contatto diretto
con il pubblico, che stesse seduto a sentirmi, ad ascoltarmi”.
Uno degli ultimi lavori di Memo Remigi a Gorni Kramer, Memo che è stato reso
nonno dal figlio Stefano, oggi vive fra la Toscana e Milano, in zona Fiera,
recentemente è tornato in televisione con Pronto sono io, ad
Antenna 3 Lombardia .