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MASSIMO BRACHINI

Massimo Brachini, livornese classe 1955, ha una storia tutta particolare da raccontare. Dal 1977 al 1991 tante supplenze come maestro elementare, con l’esperienza indimenticabile (1981-82) di insegnare nel carcere di Porto Azzurro. Tra gli allievi anche Graziano Mesina che lo chiama “professo’”. Gentilissimo. Nel 1991 vince il concorso per passare di ruolo e andare a Como, invece da le dimissioni per rimanere attaccato all'altro suo grande amore, la radio. Dal 1977 è infatti nelle radio libere toscane con microfono e cuffie. Duemila sono le sue radiocronache sportive effettuate in trentacinque anni di carriera. E con la radio, sua compagna di vita, l'emozione diventata voce. Ricorda: "La passione per la radio mi è venuta a undici-dodici anni. Il lunedì mi chiudevo in camera e alla scrivania simulavo una radiocronaca leggendo tutti i risultati di calcio presi dal giornale. Insomma giocavo a fare lo speaker. Poi diventai radioamatore Cb e nell'aprile 1977 insieme a Marco Sisi e Andrea Palermo ci venne l’idea di fondare Radio Flash, sede al grattacielo dell’Attias. Le altre radio nascevano da una passione per la musica, noi invece avevamo in comune quella per la tecnologia. E il primo trasmettitore era un’antenna da Cb modificata. Radio Flash  un’avventura che io continuai fino al 1991. E subito nacque l’idea di fare le dirette del Livorno calcio, cominciate a settembre di quel 1977 da Roberto D'Ancona. Seguirono quelle del basket, un fenomeno che in città cominciava a esplodere. Da ragazzo dopo il nuoto avevo un po’ giocato nella Pallacanestro Don Bosco, ero l’unico in grado di capirci qualcosa. La prima radiocronaca fu lo spareggio Pallacanestro-Rodrigo Chieti per salire in A2 al Flaminio, maggio 1978. Erano i tempi del rapimento Moro, Roma una città sotto assedio.

Dal campionato successivo, 1979, Radio Flash cominciò a seguire in diretta sia Libertas che PL. All’inizio erano radiocronache un po’ avventurose... Molto. Non esistevano i cellulari, così dovevamo inventarci dirette e ponti radio con i walkie talkie. Anche nel basket. Mi ricordo lo spareggio di Treviso tra Liberti e Pallacanestro Livorno fatto grazie a una prolunga di cinquanta metri che partiva dalla casa del parroco che abitava lì vicino, oppure io che parlavo al “baracchino” mentre Marco Tonarini, un collaboratore storico, teneva l’altro walkie talkie davanti alla cornetta inzuppando un mare di gettoni nel telefono del palazzetto per non far cadere la linea e inviare la mia voce allo studio. Che tempi.

Ero cronometrista ufficiale e verso fine anni Settanta scoppiò il boom dei rally automobilistici. Elba, Liburna, Vallechiara, Ciocco. Mi venne l’idea, agli appassionati piacque e dopo qualche anno Dado Andreini ci nominò radio ufficiale dei rally che organizzava. Poi dal 1983 all’88 e dal 1996 al 2001 al Caprilli ho fatto le dirette dell’ippica e dal 1978 fino al 2005 tutte le gare remiere livornesi. Insieme a Luciano De Majo, un pozzo di conoscenza anche in questo settore.

Tornando al basket, dopo un paio di anni, con la promozione di entrambe le livornesi in A2 io andavo sempre in trasferta. E fino al 1988-89, quando l’Enichem disputò la finale scudetto il basket lo seguii sempre. Smisi nel 1991, insieme alla maledetta sinergia. Sotto canestro c’era stata la fusione e io lasciai Radio Flash per fondare Radio Fragola. Cominciai a seguire il Gara Don Bosco, all’epoca in serie C. E per qualche campionato mi sono visto l’Italia minore, da Ragusa a Riva del Garda. Nel frattempo sul calcio nasceva la concorrenza con Radio Flash, io e Paolo Giacobone ci alternavamo fra stadio e palazzetto. A volte finivo la radiocronaca del Livorno e passavo al PalaMacchia. Con la difficoltà di cambiare gergo, molto diverso fra i due sport.

Intanto era arrivato alla radio Luciano De Majo. Un grande, spessore umano e professionalità insieme. Lui seguìva gli ultimi anni di serie B, poi la A2 e nella finale playoff di Reggio Emilia che nel 2001 riportò Livorno in serie A1 c’era Luciano. Che così diventò la voce ufficiale del basket. Io mi dedicai al calcio, un’avventura che Radio Fragola iniziò l’anno prima di Osvaldo Jaconi, l’uomo che ci riportò in serie B, e dal 2002 l’esclusiva per le dirette passò a noi. Fino al giugno 2006, quando l’ho venduta. Ormai era diventata un impegno inconciliabile con la Dry Plast, l’azienda di plastificazione che avevo aperto già da diversi anni. Dal lunedì al sabato nel capannone in zona Picchianti, la domenica sui campi. Ero una trottola.... Ho consumato tante macchine: due Fiat 131, una Dedra, una Prisma, una Toyota Celica e due Ford Fiesta. Ma ho avuto diversi compagni di viaggio che potrebbero raddoppiare la lista.

Le mie emozioni più grandi: Nel basket gara-4 della finale scudetto, Philips-Emichem. Milano giocava in casa, avevano già lo champagne per la festa. Ci rimasero molto male. Nel calcio invece la trasferta del dicembre 2006 ad Auxerre in Coppa Uefa, duemila chilometri in macchina. Poi il giorno dopo, con gli amaranto promossi al turno successivo, la gioia di andare a Nyon, in Svizzera, per assistere al sorteggio. Il Livorno pochi anni prima giocava a Poggibonsi e a Carpi. Una sensazione da non credere.

Alcune espressioni celebri alla radio: nel 1985, quando l’Otc vinse a Rieti andando in A1 e la promozione era legata ai risultati di altre squadre. E io nel finale massacravo lo studio invocando “chiedi conferma”. Poi “è notte fonda”, quando la partita diventava subito a senso unico. Oppure nel calcio “hanno ammazzato un piccione” se il tiro va alle stelle. A San Siro, poi, debutto del Livorno in serie A nella partita delle bandane, quando il Milan segnò dopo 7’ dissi “benvenuti in serie A”. Temevo una goleada, invece finì 2-2. E ci rubarono la vittoria.

Situazioni di pericolo: Nei primi anni del basket quando le radio libere non erano riconosciute – le società volevano la tessera di giornalista ma l’Ordine professionale non riconosceva il nostro lavoro – presi un pugno dal custode del palasport di Bologna che non voleva farmi entrare. Poi macchina sgraffiata a Pistoia e Milano. Con le targhe anonime invece non si rischia più. Nel calcio direi a Como, lo sfortunato playoff per andare in B: mi scaldai ai miracoli del portiere lariano Brunner e un paio di signori in tribuna vennero a strapparmi i cavi del telefono.

Il mio modello è Flavio Tranquillo. L’ho conosciuto quando io ero responsabile del pool delle radio di basket, prima che lui andasse a Tele+. Bravissimo e incalzante. E l’ho visto all’opera dal vivo, dato che sono stato anche inviato di Area, agenzia nazionale di informazione radiofonica, seguendo Europei di basket ad Atene (87), Zagabria (89), Roma (91) e il torneo preolimpico in Olanda (1988), oltre a tante partite internazionali di Coppa Korac e Coppa dei Campioni. Fra i radiocronisti Rai invece nessun modello. Perché noi dobbiamo fare una cronaca tifosa, il taglio è totalmente diverso.

Livorno perse la sua ultima radio libera ma la mia avventura andò avanti. Ricevetti la telefonata di un vecchio amico, Gianni Prandi, editore di Radio Bruno, e poi quella del responsabile toscano del network Maurizio Bolognesi, ex Radio Quattro. Mi offrono di fare le dirette del Livorno calcio, e io accettai. Un incarico che prosegue anche oggi". (Ruggero Righini).