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MARZO

Il primo santo di marzo è Sant'Albino, protettore della città di Mortara, in Lomellina. E' il tempo di un'usanza connessa agli antichi riti pagani dedicati al risveglio della natura; grandi falò accesi nei campi, dal tramonto fino a notte fonda, voci portate da un albero all'altro, da una sommità all'altra per rendere noti legami sentimentali in corso o andati a monte, fra i giovani del paese. Canti, risate e poi girotondo attorno al fuoco: "luna, luna de marz, toeu ona spiga del mè orz. Luna, luna bendetta, famm conoss ona tosetta!  Infine tutti nei campi con fiaccolo e lampade puntate verso il terreno brillo per "invogliare l'eba a spuntare". "Se al tri marz chè vent, per quaranta di ol se sent!"... forse i nostri amici di Erba esagerano quando dicono questo, a mettere in evidenza la caratteristica di questo mese, instabile e pazzerello, come recita la sapienza di noster vecc: se gh'i ammò on sucarel, tignel per el marsarel. Cioè, se avete ancora un piccolo ceppo vicino al camino, conservatelo per il mese di marzo perchè, fidarsi è bene, ma attenzione "marz l'è fioeu d'ona baltrocca, ora è el pioeuv ora el fiocca, ora el tira vent, ora fa bel tempo". A memoria d'uomo è il mese più balzano dell'anno: vento, acqua, sole, a volte anche neve lo differenziano anche se, forse per contrasto, il linguaggio dei fiori gli ha assegnato per rappresentarlo, la violetta che è il simbolo delle anime più sensibili. A memoria d'uomo marzo è il mese più balzano dell'anno: vento, acqua, sole a volte anche neve lo differenziano anche se forse per contrasto, il linguaggio dei fiori gli ha assegnato, per rappresentarlo, la violetta che è il simbolo delle anime più sensibili: "per San Gregori Papa la pasa l'acqua. Se ghe l'ha minga fado in del mare l'è negada!". Passata la prima decade, mantovani e valtellinesi ci ricordano che secondo la tradizione per San Gregorio (12 marzo) le rondini si mettono in viaggio, sorvolando i mari per tornare qui da noi ad annunciare l'imminente primavera. Anche il cuculo è tornato nelle nostre valli con il suo nostalgico richiamo: "s'al dudes nul canta, al tredas nul manca" dicono fiduciosi nelle ville d'Intelvi, in attesa di sentire il suo caratteristico cucù. Il 13 di marzo, da sempre, ha rappresentato l'uscito ufficiale dell'inverno:  lo si accoglie con una bella festa dei fiori, forse simboleggiante la natura che uscita dal gelo dell'inverno si ridesta. La fiera si svolge a Porta Romana, fra via Crema e via Piacenza. Un a consuetudini popolare, oggi dimenticata, che si collegava al "tredesin de marz" era quella di tagliare, in questo giorno, i capelli a tutti i bambini, perchè poi ricrescessero sani e robusti. Due avvenimenti configurano la settimana che precede l'inizio della primavera: le cinque giornate di Milano (18-22 marzo) e la festa di San Giuseppe (19 marzo); ricordiamo le famose cinque giornate con un brano della celebre poesia di Giovanni Rabjerti, medico/poeta di Monza accorso, come molti brianzoli, a dar man forte ai milanesi: "hinn andaa quj baloss de battan per Germania a mangià pomm de terra, nun semm liber, padron de Milan." H'inn staa chi, quj baloss s'hann de laa come i occh, n'han spolpà, n'han  sciscina la stella ddi oss. Un senn lider, semm liber che gioia! Me par sempre che faga un el sogn:  chi s'è bu de birbanti, de boja, del so amor ghe n'nn minga besogn; el strivall l'è tutt el illustraa, el nost goss finalment l'è s'cioppaa".  Gh'è su el gatt!!  Questo modo di dire, ancora oggi, sta ad indicare una cosa proibita, che non si può toccare. Gh'è su el gatt!" Questo modo di dire, ancora oggi, sta ad indicare una cosa proibita, che non si può toccare. Esso ha avuto origine durante le Cinque giornate, quando un gatto impagliato, portato da chissà chi, fu messo in cima alla barricata che difendeva via San Vincenzino a Porta Vicentina, divenendo il simbolo della sua imrpevedibilità!, "ghè su el gatt! de chi se passa no", il detto è poi stato adottato dalle donne milanesi, a difesa, contro chi tentava di allungare le mani su alcune parti del loro corpo.

"A San Giusepp se tira via i calzett e se tacca su el scaldalett!". Il 19 di marzo, siamo alle soglie della primavera, non fa ancora caldo ma non c'è più bisogno di portare le calze di lana o di scaldare il letto cont el pret" come si usava un tempo prima di coricarsi. Per tradizione in questo giorno si mangiano le frittelle chiamate in Lombardia tortej, farsoeue, fretole, ecc. La devozione a San Giuseppe, patrono dei falegnami, dei carpentieri e dei fabbri, è presente in Lombardia già prima dell'anno 1000. Come falegname viene scherzosamente chiamato in causa nel caso di una donna con poco seno: "gh'è passaa san Giusepp cont el pialett! E' con San Benedetto (21 marzo) che si entra ufficialmente in primavera e le rondini ce lo annunciano: "A San Benedett, la rondena la vegn al tecc!". Le rondini, chiamate anche "galinele dla Madona" sono considerate di buon augurio nelle case coloniche dove nidificano numerose e indisturbate, come ci fa sapere lo scrittore e poeta Igino Ugo Tarchetti, autore del celebre romanzo FOSCA, nel suo volume di poesie DISJECRTA: "benedetta quella casa alla cui gronda i bei nidi appendete! Pifania... Tutt i fest la mena via, ma poeu 'riva San Benedett e ne porta on bel sacchett!". Mentre l'Epifania è l'ultima delle feste del periodo natalizio, San Benedetto e l'Annunciazione ci preparano al periodo pasquale: "tra el spos e la sposa, se somena la linosa". Fra lo sposo (San Giuseppe, 19 marzo) e la sposa (Annunciazione di Maria, 25 marzo) si semina il lino.  Man mano che la primavera avanza, le violette perdono il loro delicato profumo: "A la Madona di Garzon de vioeul se ne catten pù, perchè ormai hann pers tutta la soa virtù!".  L'Annunciazione è chiamata nel bresciano la Madonna dei Garzoni, perchè è consuetudine in questo giorno assumere nuovi lavoranti per la campagna, però sempre in quel giorno si poteva cambiare padrone senza tanti problemi: "quand la vioeula la profuma pu, con 'sto padron ne ghe stoo pù".  Il 25 marzo a Fiumelatte (Varenna) si attende l'apparizione dell'acqua. Il paese prende il nome dal torrente omonimo che esce in superficie solo da marzo ad ottobre. L'acqua erompe dalla montagna il giorno dell'Annunciazione, quando in loco si festeggia la Madonna nera, e si esaurisce il 7 ottobre giorno della Madonna del Rosario;  per questa sua caratteristica Fiumelatte viene chiamato "el fium di do Madonn!". Terminiano qui - sul lago di Lecco - i noster quatter pass in Lombardia.  Dandovi appuntamento per il mese di aprile vi ricordo che "var pussee ona sgarlada de marz, che ona bonna sapada in avril"! ovvero: vale più graffiare il terreno a marzo che una buona zappata in aprile perchè Someneri fa bonora el va ben che l'innamora!". Ciao a tucc.