LUCIO DALLA
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IL CIELO DI LUCIO
LUCIO
DALLA FESTEGGIA 40 ANNI DI CARRIERA CON UN
TRIPLO CD
di Gigi Vesigna
E' stato
difficile per lui scegliere le 53 canzoni (con tre inediti) dell’album per
raccontare la sua avventura umana e musicale.
Che ogni volta ricomincia... sotto le stelle.
Se Lucio Dalla è in vena, ti invita a casa sua, a pochi metri da piazza Maggiore, a Bologna, e ti fa visitare una stanzetta piccolissima, proprio sui tetti: dentro c’è un letto e il soffitto è trasformato in un cielo luccicante di stelle. Lì, all’alba, Lucio legge i giornali e quando fa bello sale tre gradini e si gode uno scorcio della piazza. Quante canzoni sono nate in quel romantico pensatoio? Certo, parecchie di quelle 53 che Dalla ha voluto raccogliere in un triplo cd che racconta la sua carriera, sintetizzata in uno dei tre brani inediti, Dark Bologna. Non bisogna intenderlo leggendo quel dark in senso letterario, ma traducendolo in "buia", perché Lucio immagina un viaggio in macchina di notte: «Lungo l’autostrada ti vedrò! Ecco le luci di San Luca. Entrando dentro il centro l’auto si rovina un po’. Bologna, ogni strada c’è una buca». Poi, dopo una pizza e un cappuccino, si rimette al volante: «Accendo il motore, guardo nello specchietto. E vedo riflessa con un po’ di dolore Bologna col rosso dei muri alle spalle. Che a poco a poco sparisce. Metto la freccia e vado sulla luna. Vado a trovare la luna».

Lucio Dalla
durante un esibizione dal vivo
(foto Ansa/La Presse).
Nel suo privatissimo cielo stellato sui tetti della città la luna non c’è, ed è anche per questo che ha voluto intitolare l’album 12.000 lune. Quarant’anni di carriera: tutto cominciò a Sanremo nel 1966 con Paff... Bum!, presentata con gli Yardbirds, che presto sarebbero diventati i leggendari Led Zeppelin. Per il Festival fu quasi lesa maestà: quel folletto "non vestito da Festival" che oltraggiava la melodia con un jazz popolano, ma a un tempo raffinato, non piacque alla platea conservatrice del Teatro del Casinò. Noi giornalisti ce ne innamorammo subito, ma le giurie lo rispedirono a casa. La copertina di 12.000 lune Lucio ha voluto che la disegnasse Milo Manara, un maestro del fumetto d’autore. È la sintesi grafica del mondo di Lucio: in un’immagine un po’ iperrealistica e un po’ caricaturale, è vestito da marinaio, a un timone che ricorda quello del Catarro, la sua barca a vela. C’è Santa Maria Maggiore e poi c’è una luna che ha quel movimento alla Van Gogh e rende tutto dinamico.
Ho avuto l’opportunità di frequentare Lucio in momenti particolari: nel l996 ero in vacanza nel suo stesso albergo di Anacapri: stava in una stanza sul tetto, un appartamento bellissimo dove il soffitto si apre e appare il cielo. La leggenda vuole che proprio lì Gino Paoli abbia avuto l’ispirazione per scrivere Il cielo in una stanza. «Proprio te, guarda che caso, ti cercavo per farti sentire il mio prossimo album, Canzoni. Ho solo questa cassetta, te la lascio». L’ascoltai con attenzione: c’era Ayrton, dedicata a Senna scomparso tragicamente, c’era Tu non mi basti mai, e soprattutto Canzone, che conquistò tutti; e non era facile dopo il successo immenso di Dallamericacaruso, pubblicato 10 anni prima. Si dice che Lucio abbia avuto l’ispirazione per questo brano nella stessa stanza occupata dal grande tenore nell’albergo sulla baia di Sorrento, dove abitava quando era a Napoli.
La notte in cui Tenco si suicidò
Un’altra volta, molto tempo prima, Lucio me lo ritrovai davanti nel seminterrato dell’Hotel Savoy di Sanremo, la notte del 26 gennaio 1967. Era sotto la doccia, nella stanza accanto s’era suicidato Luigi Tenco, solo il trambusto amplificato da quel minuscolo corridoio gli aveva fatto capire che era successo qualcosa di grave. Lucio partecipava al Festival insieme ai Rokes con Bisogna saper perdere. «A pensarci dopo», si confidò, «mi sentii colpevole. Io ero andato in finale e Luigi era stato eliminato». 4/3/43, data di nascita di Dalla e titolo di una canzone che spopolò a Sanremo e fu ribattezzata subito Gesù bambino, mi diede modo di conoscere Paola Pallottino, figlia di un noto etruscologo e autrice per diletto. Lucio lesse le parole e in un quarto d’ora le vestì di musica. Ma Lucio è così: se si entusiasma va davvero sulla luna, altrimenti è più pigro di un peone messicano.

Dalla con Gianni
Morandi in piazza Maggiore nel concerto del 7 ottobre
(foto Ansa/La Presse).
Curioso però lo è sempre. Appassionato di cinema, scrive colonne sonore per Monicelli, Antonioni, Verdone, Michele Placido e tanti altri. Ogni tanto fa incursioni nel mondo della musica classica e partecipa a un’edizione di Pierino e il lupo di Prokof’ev, con l’università di Bologna e Roberto Roversi porta avanti il progetto di Enzo Re, quest’anno ha girato Don Chisciotte e Sancio Panza, dove lui è lo scudiero del "cavalier dalla trista figura": proprio in questi giorni è in America a presentarlo con Mario Palladino, che ne è anche il regista. Ha scritto l’opera rock Tosca amore disperato e tende sempre più spesso a sconfinare nel melodramma. Intanto, cura la regia di Pulcinella e diArlecchino e sta preparando l’allestimento di Fedra, col Teatro di Siracusa. Recentemente, quando Bologna è stata eletta "Città della musica", ha tenuto un megaconcerto insieme a Gianna Nannini, Renato Zero, Gianni Morandi e tanti altri artisti amici. «Pensa, era la prima volta che cantavo in piazza Maggiore», mi dice.
Lucio, sono costretto a smentirti. Tu in piazza Maggiore ci hai già cantato negli anni ’80 durante una manifestazione che curavo io, Vota la voce. C’erano decine di artisti e tu arrivasti all’ultimo momento in bicicletta, cantasti e pedalasti via...
«Ma guarda un po’ la memoria a volte che scherzi fa. È vero, adesso me lo ricordo benissimo».
Come presenta il suo disco-monumento Lucio Dalla?
«Ho cambiato tante case sino a oggi, ma non ce n’è stata una che non avesse una finestra, uno straccio di cielo qualunque che si affacciasse sui tetti delle città dove ho abitato e da dove ascoltavo, controllavo, cercavo i battiti del vostro cuore, i vostri respiri, il rumore dei vostri sogni, i misteriosi piccoli gesti quotidiani e le miracolose nascite che tutti i giorni Dio ci manda e che avvengono sotto i cieli di tutti i paesi e delle città nelle notti coperte di stelle...».
Ecco,
ancora una volta salta fuori quella stanzetta delle stelle. Con Lucio tutto
torna sempre al posto giusto, perché la sua è una lucida follia di cui
sarebbe bello soffrire tutti. E il mondo sarebbe migliore.
LA SCHEDA BIOGRAFICA DI LUCIO DALLA
Lucio Dalla (Bologna, 4/3/1943): fin dai tempi giovanili ha una passione sfrenata per il jazz ed impara a suonare il clarinetto. Nel 1964 viene ingaggiato dalla Seconda Roman New Orlenas Jazz, un gruppo romano che suona jazz, e che si esibisce nei migliori locali italiani. In seguito passa con i Flippers, il gruppo che accompagna Tony Dallara, il gruppo è composto da personaggi che poi intraprenderanno diverse carriere nel mondo del giornalismo e dello spettacolo (Fabrizio Zampa, Massimo Catalano, Franco Bracardi). Partecipando al Cantagiro del 1964 Dalla conosce Gino Paoli che crede in lui come cantante e gli fa incidere il suo primo disco, Lei (non è per me), traduzione di Careless love. Nel 1966 pubblica il suo primo album intitolato 1999, partecipa a Sanremo edizione 1966 presentando Paff… bum, nel 1967 con Il cielo vince il premio della critica discografica al Festival delle Rose, è di nuovo a Sanremo con Bisogna saper perdere. A Sanremo edizione 1970 presenta 4 marzo 1943, brano scritto con testo di Paola Pallottino, illustratrice di racconti per bambini, poi insegnante al Dams. Il brano viene censurato nel titolo (in origine doveva essere Gesù bambino), e nel verso “e adesso che bestemmio e bevo vino, per i ladri e le puttane sono Gesù bambino”, in “e adesso che gioco a carte e bevo vino, per la gente del porto mi chiamo Gesù bambino”. Il brano vende 500.000 copie ed ha un successo internazionale (in Francia nella versione di Dalida e in Brasile di Chico Barque de Hollanda). Sempre del 1970 è il secondo album Terra di Gaibola, che contiene il brano Non sono matto o è la capra Elisabetta con musica di Gino Paoli e testo da lui scritto, ed altri brani i cui testi sono di Rosalino Cellammare, poi Ron, Bardotti, e Paola Pallottino. Dalla compare intanto in tv, è diventato un personaggio nazional-popolare, grazie anche alla sigla di un programma che spopola, come la sigla, Fumetto, da lui interpretata. Nel 1972 torna a Sanremo con Piazza grande, altro successo del periodo è Il gigante e la bambina, scritta con Rosalino Cellammare.
Nel 1973 cambia completamente rotta: inizia la sua collaborazione con Roberto Roversi (Bologna, 1923, poeta e giornalista, redattore di Officina) con cui realizza gli album: Il giorno aveva cinque teste (1973), Anidride solforosa (1975), Automobili (1976). Nel 1977 altro cambiamento radicale: divorzia da Roversi e scrive da solo i testi delle sue canzoni: nasce Come è profondo il mare (1977), cui segue Lucio Dalla (1979), che contiene hits come Anna e Marco e L’anno che verrà, l’album rimane per quasi 30 settimane in testa alle classifiche. Nel 1979 Dalla realizza l’album e la tournèe Banana Republic insieme a Francesco De Gregori. Nel 1980 esce l’album Dalla, che contiene fra gli altri Futura. Nel 1981 Dalla incide un q disc (long playing con soli quattro pezzi) che contiene tre suoi brani: Telefonami fra vent’anni, Ciao a te, Madonna disperazione e una sua versione di Yo’ve got a friend di Carol King. Seguono: 1983 (1983), Viaggi organizzati (1984), Bugie (1986), che contiene il brano Sei fossi un angelo. Nel 1986 esce Dallamericaruso, con il celeberrimo brano Caruso con la quale si rifà a Te voglio bene assaje, una delle più antiche, rappresentative, celebri ed amate canzoni napoletane. Caruso è stata intepretata anche da Luciano Pavarotti, Roberto Murolo, Anna Oxa, Mirelle Matthieu, e Tom Robinson, e divenuta una hit in diversi paesi del mondo. Il biennio 1988-89 vede Dalla in tour con Gianni Morandi, da cui saranno tratti gli album Dalla Morandi (1988), e Dalla Morandi in Europa (1989). Nel 1990 esce un nuovo album da studio Cambio, il successo di Dalla prosegue anche negli anni ’90: Amen (1992), Henna (1994), Canzoni (1996), Ciao (1999), Luna matana (2001, interamente scritto e realizzato alle Isole Tremiti, che contiene undici nuove canzoni, fra cui il singolo Siciliano). Lucio Dalla oltre alla sua attività di cantautore negli ultimi anni ha svolto quella di autore di colonne sonore (per film di Carlo Verdone, Mario Monicelli, Ansano Giannarelli e Michele Placido), produttore discografico (Ron, Stadio, Angela Baraldi, Luca Carboni ecc.), autore di brani per altri interpreti (Gianni Morandi, Riccardo Cocciante, Ornella Vanoni e Ron). Nel 2002 compare in televisione con Sabrina Ferilli, nel 2003 dopo più di un secolo dell’opera pucciniana, riscrive il musical Tosca con Franco Califano e Max Gazzè. Sempre nel 2003 esce Lucio, che contiene le canzoni Amore disperato in duetto con Mina, Prima dammi un bacio (dal film omonimo), Con te, e una nuova versione di Caruso in duetto con Mina. Dalla si può considerare un classico della canzone italiana, alcuni suoi brani (4.3.1943, Piazza Grande, Anna e Marco, Caruso) sono ormai degli evergreen.