Liliana Feldmann
LA SIGNORA DELLE 13
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Liliana Feldmann ha condotto per Teleradio Monza Brianza, storica emittente brianzola visibile anche in Milano città, Per voi Liliana Feldmann, Liliana è
stata poi mattatrice ad Antenna 3 Lombardia e nella prima
TeleMilano58, poi
Canale 5.
Nata a Milano il 21 dicembre 1929 Liliana Feldman, figlia dei noti attori
dialettali Pina Granata e Dante Feldman, molto amati dai milanesi, famosi per
essere gli interpreti di Meneghino e Cecca. “La mia prima casa milanese –
ricorda la Feldman – era in Corso di Porta Romana al numero civico 60, ancora
oggi quando ci passo provo nostalgia.” A soli due anni, il 21 aprile 1931 al
Teatro Principe, sede del teatro dialettale mlanese, diretto da Paolo Bonecchi,
esordisce nella commedia On Pension de famiglia. Occorreva in scena una bambina
che doveva dire qualche battuta in dialetto, papà Dante propose allora al
capocomico di far lavorare la figlia Liliana, che così esordì sul palcoscenico.
Così il critico teatrale Renato Simoni la presentava sul Corriere della sera,
nell’ambito della rubrica Attori in vetrina: “la bimba è un frugolo biondo e
vezzoso da mangiare coi baffi, la minuscola Feldman ha mandato gli spettatori in
visibilio”.
L’avventura artistica di Liliana viene subito interrotta: la polizia si
intromise e minacciò i coniugi Feldman di “incriminazione per lo sfruttamento di
una minorenne”. Liliana non sale più sul palco, anche se respira l’aria del
teatro seguendo i genitori negli spettacoli. Frequentai le scuole elementari in
Via Quadronno, poi cambiai appartamento, sempre in corso di Porta Romana al
numero civico 60, da un monolocale passammo ad un bilocale”. Liliana torna sul
palcoscenico tre anni dopo, scritturata dalla compagnia Durot per apparizioni in
operette; all’età di nove anni partecipa ad un festival per ragazzi che si tiene
al Teatro Cristallo di Milano, vince il primo premio in qualità di cantante con
la canzone Fiori d’arancio e fuori concorso La gagarella del Biffi Scala,
facendo l’imitazione della cantante che aveva lanciato la canzone stessa: Lidia
Nosotti, la canzone è stata poi interpretata da Maria Pia Arcangeli.
Sta per arrivare la guerra. Liliana studia e consegue un diploma che gli serve
per dirigere una tipografia che il padre aveva acquistato nella popolarissima
via Niccolini. Nel 1940 nuovo trasloco, sempre nella stessa via e allo stesso
numero civico: dal secondo al primo piano: “era una conquista sociale poiché
avevamo il bagno in casa, privilegio per pochi. Per scaldarci tenevamo aperto il
forno, non c’era il riscaldamento in casa, all’inizio degli anni ’40 mi
asfissiai, e finii in coma. Venni ricoverata all’ospedale Niguarda,
fortunatamente mi ripresi. Qualche giorno dopo andai a Lecco per uno spettacolo,
trovai gli striscioni con il mio nome listato a lutto.” Durante la guerra
Liliana partecipa a spettacoli di arte varia in compagnia dei genitori e con
essi si produce in spettacoli gratuiti tenuti all’ospedale di Baggio per i
feriti. Nel corso della tragica notte del 13 agosto 1943 le bombe cadono su
Milano e distruggono la tipolitografia appartenuta al nonno che i genitori
avevano finito di pagare a maggio, il magazzino teatrale (dove erano custoditi
costumi, scene e materiali vari) sito in Corso di Porta Romana, la casa dove la
famiglia Feldamann abita è gravemente danneggiata. Liliana si mette a lavorare
per sostenere la famiglia, ma intanto culla i suoi sogni nel cassetto, la vita
sedentaria non fa per lei che sogna il mondo dello spettacolo. L’occasione le
venne offerta da un concorso radiofonico per attori e cantanti indetto dall’Eiar
nel 1943, Liliana si presenta all’insaputa di genitori stessi, accompagnata da
una zia in quanto minorenne, e vince. Liliana viene scritturata e destinata ad
una trasmissione per ragazzi che va in onda il pomeriggio, in essa Liliana canta
canzoncine e filastrocche, e recita favole e raccontini sceneggiati. In Rai
Liliana inizia a lavorare con con Evelina Sironi, sua grande amica di tre anni
più grande di lei, che aveva già lavorato con i suoi genitori, nascerà un
sodalizio artistico e di amicizia che soltanto la prematura scomparsa di
Evelina, avvenuta nell’agosto 1983, troncherà. Liliana Feldman ed Evelina Sironi
ogni domenica conducono L’ora del contadino, attraverso la quale si comunicano
notizie sull’agricoltura, dirige l’orchestra diretta dal maestro Nino Godini,
Liliana si diletta anche nel canto. Liliana canta anche con Zeme e Gorni Kramer,
unitamente ai genitori tutte le mattine alle sei nel programma Le musiche del
buongiorno messo in onda dalla radio tedesca che si era instaurata in Via Rovani.
Il maestro Angelini la ingaggia per la radio di Torino e le fa incidere, su
parere di Giovanni D’Anzi, il suo primo disco per la Cetra, La Gagarella del
Biffi Scala, nasce così una delle più famose soubrette italiane. “La sede della
Rai milanese – ricorda la Feldman – era allora situata in via Gozzadini, qui si
facevano le commedie. Nel corso della guerra venne trasferita in una scuola di
Morivione, nei pressi di Via Ripamonti. Qui non c’erano rifiuti, quando scattava
l’allarme io ed Evelina Sironi scappavamo in strada e ci rifugiavamo nei pressi
di un fosso.”
Terminata la guerra i dispiaceri per la famiglia Feldman proseguono: una
commissione di epurazione radiofonica della nascente Rai licenzia Liliana
Feldmann, con l’accusa di essere “collaborazionista criminal nazifascista”,
affermazione a dir poco assurda in quanto non aveva mai partecipato a
trasmissioni politiche. “Un anno prima – ricorda la Feldmann - mio padre si era
rifiutato di fare una trasmissione di propaganda fascista sulla famiglia Rossi,
una famiglia che discuteva sul fascismo. Mio padre era un socialista, aveva
conosciuto il Mussolini socialista proprio a Milano, una sera si trovò
invischiato in alcuni tafferugli, finì a cazzotti, da allora non ne volle sapere
più nulla della politica” Anche il Maestro Zeme – ricorda la Feldmann – venne
licenziato dall’Eiar con l’accusa di essere stato fascista. Chi non venne
licenziato furono i veri fascisti, diventati democristiani o comunisti, con il
passaggio dall’Eiar alla Rai vi fu soltanto un cambio di nomi e di sedie.
Costretto ad emigrare con i genitori nella Svizzera Italiana. si esibisce in una
commedia dialettale, canta in diversi night-club, al Kursaal di Lugano viene
interpellata da un regista di
Radio Monteceneri che le offre una collaborazione
continuativa con la radio svizzera, proposta che accetta. Comincia così la
seconda parte della sua carriera radiofonica, che prosegue come cantante con
l’orchestra diretta dal Maestro Paggi, e contemporaneamente come attrice,
diretta da vari registi, fra cui Romano Calò, un grande attore che era stato in
compagnia con Ruggero Ruggeri. “Entravo nello studio di registrazione la mattina
alle otto ed uscivo la sera alle 11,30, io cantavo con due orchestre del Maestro
Paggi e del Maestro Pelli. Calò era un regista severissimo, che mi correggeva
con modi assai bruschi, mettendomi spesso in difficoltà, fu un tirocinio assai
duro, che però mi formò in modo positivo e producente per tutta la mia carriera.
A Calò devo il mio perfezionamento”.
Rimasta in Svizzera fino al 1947 la Feldman è poi chiamata da
Ugo Tognazzi con
il padre a far parte della sua compagnia di rivista, composta anche da Lauretta
Masiero e da Flora Lillo. Liliana è protagonista della rivista Paradiso per
tutti, il lavoro con Tognazzi è il primo passo per il rientro alla radio
italiana. Prosegue nel frattempo la carriera discografica con le case Odeon,
Carisch, Parlophone, incidendo una cinquantina di dischi. Nel 1949 inaugura il
Teatro Dal Verme, ricostruito dopo i bombardamenti che l’avevano distrutto, con
lo spettacolo Sotto i ponti del Naviglio, della compagnia facevano parte Pina
Renzi, Fausto Tommei, Giacomo Rondinella e Tino Scotti.
Nel 1949 dagli studi di Radio Milano Liliana è ospite e conduttrice di diverse
trasmissioni di successo: Il motivo senza maschera, Ciciarem on cicinin (in
dialetto milanese), Il Gavettino (trasmissione per le Forze Armate), Povero
diavolo (con Carlo Campanini) e Fermo posta (rubrica locale in dialetto
milanese). In Ciciarem on cicinin Liliana dialoga anche con l’allora sindaco di
Milano Virginio Ferrari e lo sprona via radio a piazzare luci nelle strade di
Milano buie. Sempre dal 1949 a Radio Milano si crea una sezione dialettale, che
la domenica pomeriggio manda in onda, a cura del giornale radio, su emissione
regionale, un programma che parla dei fatti cittadini, canzonando le malefatte e
le inadempienze del Comune, così che ridendo e scherzando riesce a raddrizzare
alcune cose che non andavano.
La rubrica radiofonica Ciciarem on cicinin verrà portata in teatro da Liliana
con Evelina Sironi, Roberto Brivio, il Maestro Mazzocchi, i Cachi d’Aspa in
teatro al Filodrammatici con la regia di Carlo Silva. Lo spettacolo andrà in
scena con il titolo Ciciarem on cicinin con la Giovana. Sempre per la regia di
Carlo Silva, Liliana, Roberto e Augusto mettono in scena al Teatro Gerolamo
Panaton de Pasqua e la colomba de Natal.
Liliana fa parte della Compagnia di Rivista Radio Milano, allora le commedie
radiofoniche andavano in onda in diretta, il suo successo è tale che il
giornalista Orio Vergani ogni settimana le dedica una poesia. In radio la
Feldman lavora anche con il maestro Consiglio, Giustino Durano, Franco Parenti,
Fausto Tommei, Walter Marcheselli, Ugo Tognazzi, Mario De Angeli e Tumminelli.
Negli anni ’50 è primattrice della Compagnia Stabile di Rivista della Rai.
Rimarrà in Rai fissa per circa vent’anni come prima attrice, presentatrice di
programmi, crea personaggi rimasti nella memoria del pubblico radiofonico, fra i
tanti ricordiamo L’Adalgisa con Franco Parenti, che le avvale l’assegnazione del
premio La maschera d’argento come prima soubrette radiofonica;
In teatro lavora con i giovani Dario Fo e Gino Bramieri, recita con Ruggeri e
Benassi nella Compagnia del Teatro Leggero di Milano. Liliana recita al Teatro
Principe e, durante l’estate, al Parco Scarlatti, un teatro all’aperto situato
nell’attuale Corso Buenos Aires, ove poi sorgerà il cinema-teatro Puccini.
Nel 1950 è l’interprete principale della commedia Siamo tutti milanesi di
Arnaldo Fraccaroli con Nino Besozzi, nel 1951 la troviamo fra i maggiori
interpreti della rivista Sette giorni a Milano n.2, unitamente a Fausto Tommei,
Franco Parenti e le sorelle Nava.
Per le case discografiche Cetra ed Odeon incide molti album di canzoni
meneghine, poesie dialettali, brani di operette. Alla radio è famosa nel
programma Febo, Liliana e grancassa e L’allegra vedova con
Febo Conti, per sei
mesi porta avanti una trasmissione in diretta con gli ascoltatori dialogando con
loro, alternando l’ascolto di dischi richiesti a battute sulle notizie di
attualità. La Feldmann è stata la prima persona che ha dato del tu
all’interlocutore, e salutando alla fine della trasmissione con un “ciao, ciao”
quanto mai azzardato e confidenziale per quei tempi, ha creato una moda che poi
troverà molti proseliti. Giovanni Barella le affida il corposo testo poetico La
mama di gatt, sempre in radio è protagonista della commedia di Sette giorni a
Milano. Per tutti gli anni ’50 e ’60 Liliana lavora in radio e per la nascente
televisione. La tv la sceglie per le prime commedie, per spettacoli vari e per
gli sceneggiati. La prima apparizione in tv è Grand’Hotel, una rivista musicale
per la regia di Daniele D’Anza; “la prima commedia che ho fatto per la Rai è
stata con Ruggero Ruggeri, la sede milanese della Rai non era ancora al numero
29 di corso Sempione, ma al numero 27, dove oggi c’è la finanza, all’ultimo
piano c’era un piccolo studio dove Ruggeri registrava con un microfono sul
tavolo. Aveva uno sguardo severissimo”. Purtroppo funzionari incompetenti hanno
distrutto e gettato i nastri delle commedie di Ruggero Ruggeri, e sette mie
commedie musicali nelle quali avevo come partner Carlo Dapporto,
Ugo Tognazzi,
Domenico Modugno, Renato Rascel, Alberto Lionello, Billi e Riva. La Feldmann
riporta in tv Febo Liliana e grancassa, per la regia di Giulio Sacerdote. Fra
gli sceneggiati da lei interpretati ricordiamo: Le cinque giornate di Milano,
Marcovaldo, e Marco Visconti, sempre per la televisione va ricordato Ciribiribin
con
Ugo Tognazzi. La Feldman è stata l’ottima doppiatrice di Geraldine Page e
Jeanne Moreau. Per il cinema ha interpretato Daniele Cortis, per la regia di
Mario Soldati, e Ho sognato il paradiso con Vittorio Gassmann.
Ancora radio al fianco di Esperia Sperani, Leda Celani, Evelina Sironi, Fausto
Tommei ed Eleonora Borgo. Fra gli altri spettacoli teatrali interpretati dalla
Feldmann nel corso della sua più quasi settantennale carriera Sotto il ponte del
Naviglio di Alfredo Bracchi, Siamo tutti milanesi di Armando Fraccaroli, Dannate
Vacanze di Gualtiero Tibiletti con Gino Bramieri. Negli anni ’60 Liliana si
trasferisce da Porta Romana in via Caracciolo, zona piazza Firenze, vicino alla
sede della Rai, successivamente abiterà in Corso Sempione 12, a due passi dalla
sede milanese della Rai, e ancora oggi abita in zona Sempione.
Liliana Feldman conclude la sua carriera in Rai all’inizio degli anni ’70, vi
ritornerà a volte come star di riguardo, con più di 8500 trasmissioni
radiofoniche che l’hanno vista protagonista di riviste, commedie musicali, e
classici del teatro di prosa. Sono invece circa 100 le trasmissioni televisive,
fra cui una ventina di commedie, compreso un ciclo di gialli scritti e messi in
onda nel pomeriggio per i ragazzi, la prima trasmissione in diretta della
domenica pomeriggio, che aveva per titolo Tutti in pista, e diversi sceneggiati.
A metà degli anni ’70, mentre prosegue con la sua attività in teatro, Liliana
sceglie di lavorare per l’emittente radiofonica privata
Radio City, con Carlo
Silva e il mitico Zio Dany; conduce infatti un gioco a premi per i milanesi, la
sigla è Milan la gent scritta da Antonio Clerici, un famoso oculista che si
dilettava a scrivere in milanese commedie e riviste musicali. Fra i concorrenti
anche un giovanissimo
Massimo Emanuelli che per la prima volta entra in uno
studio radiofonico come ospite, di li a qualche mese condurrà i primi programmi,
ciò fino al 1980. Le radio private locali poi scompaiono, per far spazio ai
network. Rientrerò in radio a metà a metà degli anni ’90 e, il caso vorrà che
inizierò a condurre un programma sulla scuola, appena entrato in studio per
l’inizio della prima puntata, veniva trasmessa una canzone di Liliana Feldmann.
Nel 1975 Liliana fonda, assieme ad altri attori, la cooperativa A.D.C. (Attori
Doppiatori Cinematografici) di Milano, fa inoltre parte dell’ADAP (Associazione
Doppiatori Attori Pubblicitari).
Sempre a metà degli anni ’70 Evelina Sironi, Liliana Feldmann, e Maria Pia
Arcangeli si esibiscono nella sede della Famiglia Meneghina. Nel 1977 Liliana
crea e produce un teatro galleggiante in Darsena di Porta Ticinese, trasformando
con l’aiuto del regista Enzo Convalli un barcone che a un tempo serviva per il
trasporto lungo il Naviglio in un vero e proprio piccolo teatro, con una platea
composta da tavolini, poltroncine e una piccola pedana sulla quale ogni sera
propone uno spettacolo di cabaret, con la partecipazione di Evelina Sironi,
Roberto Brivio, Augusto Mazzocchi, e il fisarmonicista Sergio Gamberini. L’idea
colpisce il sindaco Tognoli che si rende conto del successo nei confronti del
pubblico milanese e non, e chiama Liliana per proporle di creare uno spettacolo
che dia il via a quelle che sono state denominate Vacanze a Milano. Liliana
accetta e allestisce sulla pedana del Teatro Burri al Parco, una scenografia
fatta esclusivamente di due vecchi carretti per la vendita della frutta e
verdura, uno spettacolo dal titolo Milanesissimamente vostri. Il successo è
grande: migliaia di persone accorrono ogni sera per vedere questo spettacolo di
carattere meneghino interpretato da Liliana Feldman (che ne cura la regia),
Evelina Sironi, Roberto Brivio, Augusto Mazzocchi, Gianni Ferri, e il Maestro
Sergio Gamberini. La compagnia prosegue le rappresentazioni al Teatro Lirico
proponendo Milanesissimamente vostri anche d’autunno. Il binomio Feldmann-Sironi
prosegue con un recital presentato al San Babila L’e tuta una fera, al
pianoforte Nini Comolli. Il 1977 è anche l’anno di Antenna 3 Lombardia, storica
emittente tv privata, la Feldman, con l’inseparabile Sironi, è mattatrice di
alcuni dei migliori programmi della miglior stagione dell’emittente. Suo regista
è Davide Rampello, uomo ecclettico, attuale Presidente della Fondazione
Triennale, docente universitario di Teoria e Tecnica della Ripresa Televisiva
all’Università di Padova, l’Università di Galileo Galilei. Fra i programmi cult
Il piramidone, che Liliana conduce con Evelina Sironi, “fu Tortora a convincermi
a condurre, inizialmente doveva essere lui il conduttore, ma quando lo chiamò la
Rai per fare Portobello fu proprio Enzo a suggerirmi”. All’inizio degli anni ’80
anche Liliana torna in Rai, appare in tv nel programma Blitz condotto da Gianni
Minà.
Negli anni ’70 e negli anni ’80 si esibisce al festival dei Navigli e
nell’ambito di Vacanze a Milano, iniziative organizzate dal Comune. 1981:
TeleMilano58, emittente televisiva
comprata sette anni prima da
Silvio Berlusconi si trasforma in Canale5, Liliana passa alla Fininvest, il caso volle
– ricorda la Feldman – che anche il mio primo programma tv per Canale5 si
intitolasse Grand’Hotel, come quello con il quale avevo esordito nel 1954 in
Rai, anche se erano due cose diverse. Liliana ritrova come regista Davide
Rampello, per un paio d’anni lavora per Berlusconi, poi lascia. Due furono le
cause di questo abbandono – ricorda la Feldmann – innanzitutto la prematura
scomparsa di Evelina Sironi, avvenuta nell’agosto 1983, e poi gli impegni
famigliari. La signora Feldmann ha infatti due figlie, deve fare anche la mamma,
le registrazioni erano fino alle 2 del mattino, ero già molto impegnata con il
teatro, dovetti quindi per ragioni personali rifiutare le interessantissime
offerte di
Silvio Berlusconi.
Liliana Feldmann ha tenuto recital personali in tutta Europa. E’ quasi
impossibile enumerare i registi che l’hanno diretta: Romano Calò, Enzo Ferrieri,
Mario Soldati, Sandro Bolchi, Anton Giulio Maiano, Nanni Loy, Giuliano Montaldo,
Vito Molinari, Vittorio Barino, Scarnicci e Tarabusi, Davide Rampello.
Altrettanto dicasi degli attori con i quali ha lavorato: Ruggero Ruggeri, Renzo
Ricci, Sergio Tofano, Nino Besozzi, Tino Buazzelli, Tino Carraro, Arnaldo Foà,
Vittorio Gassmann, Renzo Montagnani, Franco Parenti, Gianrico Tedeschi, Walter
Marcheselli, Fausto Tommei, Dario Fo, Febo Conti,
Ernesto Calindri, ecc. ecc.
Nelle commedie musicali radiofoniche scritte appositamente per lei ha avuto come
partner: Carlo Dapporto, Ugo Tognazzi, Billi e Riva, Domenico Modugno, Nino
Taranto, Renato Rascel, Gino Bramieri, Alberto Lionello ecc. Ha cantato con le
maggior orchestre di musica leggera dirette dai maestri: Kramer, Ferrio,
Consiglio, Barzizza, Angelini. Ha al suo attivo cinque lp di canzoni milanesi,
svariate audiocassette, l’ultima, in ordine di data, dal titolo Diario milanese
comprende vecchie e nuove canzoni, di cui due scritte personalmente.
All’inizio degli anni ’90 viene assegnato a Liliana Feldmann il Premio Govi come
“messaggera della milanesità”, che le è consegnato al Circolo della Stampa di
Milano dalle mani di
Ernesto Calindri, proprio con lui, a Genova, fa il suo
ritorno sulle scene, dando inizio ad una collaborazione durata dieci anni. Dalla
fine degli anni ’80 e fino al 1999, anno della scomparsa del grande Calindri,
Liliana è al fianco del grande attore toscano milanesizzato. La compagnia
Feldmann-Calindri porta in tournèe per tutta Italia: Sul lago d’orato, L’ora del
cocktail, Indovina chi viene a cena, La grande paura, Mercadette (l’affarista),
I burosauri, Il borghese gentiluomo di Moliere, Pensaci Giacomino di Pirandello,
Gigi di Colette, Circolo di S.Maugham, e Indovina chi viene a cena.
Chiacchiero con Liliana, accompagnata dalle sue due figlie, che mi comunicano di
non avere seguito la strada artistica come i nonni e la madre, al bar della
libreria Mondadori di Viale Marghera. Rievochiamo assieme grandi figure della
storia del teatro italiano del ‘900, della storia di Milano e dell’Italia,
Liliana ha conosciuto tutti i sindaci della città, e li ricorda con affetto. E’
impossibile, dato lo spazio limitato di un articolo, elencare le curiosità, gli
aneddoti e la grandezza dei personaggi che ha conosciuto e con i quali ha
lavorato. Liliana è commossa allorquando si nomina suo padre Dante, deceduto a
Milano il 27 dicembre 1962, Evelina Sironi, morta nell’agosto 1983, è quasi
commossa nel constatare come io, seppur lontano da loro anagraficamente, abbia
fatto ricerche, e, nel caso di Evelina Sironi, abbia anche incrociato il
personaggio. Alla mia affermazione che personaggi come Dante Feldman, Evelina
Sironi, e Nino Besozzi, altro grande dimenticato, debbano essere maggiormente
ricordati, Liliana pare commuoversi nuovamente. La Feldman mi parla di un altro
grande della storia d’Italia e di Milano: Enzo Tortora, “compresi subito che le
accuse al povero Enzo erano assurde”, la Feldmann concorda con la mia
affermazione, la vicenda Tortora fu la preistoria della costruzione del “mostro
mediatico” innocente, che poi scoppierà all’inizio degli anni ’90 e che prosegue
ancora oggi. Così come il suo licenziamento nel 1943 ha analogie con alcuni
provvedimenti punitivi dei quali sono stato vittima al principio degli anni ’90
e, in parte ne sono vittima tutt’oggi, a causa del non rinnegamento di alcune
vere amicizie. I veri colpevoli sono i trasformisti, coloro che accusano e che
passano da uno schieramento all’altro, Liliana da vera artista è al di fuori e
al di sopra delle parti, gli opportunisti, i voltagabbana, gli incompetenti,
sono coloro che fanno le epurazioni.
Da vent’anni Liliana Feldman è madrina del premio di poesia indetto dai Lions
Milano Duomo, dal 1999 è diventata madrina della Tazzinetta Benefica, ente
fondato nel 1983 per assistere anziani, poveri, persone sofferenti e sole.
Fra i premi più prestigiosi le viene assegnato dall’Accademia di Firenze, l’11
giugno 1994 il Premio Internazionale Le Muse nel simbolo della musa Melpomene.
Nel dicembre 1996 le viene assegnato dal Presidente della Repubblica Oscar Luigi
Scalfaro l’insegna di “Grande Ufficiale dell’Ordine” al merito della Repubblica
Italiana consegnatole da Romani Prodi.
Nel corso del nuovo millennio per il ciclo di incontri dedicati ai ricordi e
agli aneddoti della vecchia Milano ha proposto il suo Amarcord meneghino, il 18
dicembre 2001 viene premiata dalla Provincia di Milano: “grande interprete del
teatro dialettale Meneghino ha promosso per la sua Milano originali iniziative
teatrali, ottenendo un enorme successo di pubblico. Con
Ernesto Calindri da vita
ad una compagnia teatrale che riscuote calorosi successi nei maggiori teatri
italiani. Nel 1975 fonda a Milano la cooperativa Attori Doppiatori
Cinematografici. Alla radio, come in teatro, in televisione e nel cinema e nell’inconfondibilità
della sua voce che trova perfetta espressione la versatilità di questa artista”.
Firmato il Presidente della Provincia di Milano, Onorevole Ombretta Colli.
Nel febbraio 2002 Liliana ha evocato le Mille Miglia di oggi e di ieri nel
recital Milla Domilla Milan, tra musica e poesie, canzonette e letteratura, una
carrellata sul ‘900 milanese, accompagnata dal pianoforte di Roberto Negri.
Liliana Feldman ha anche partecipato alla mostra fotografica I percorsi della
memoria, che ha proposto in 60 riproduzioni l’immagine della città d’anteguerra
al Teatro della Memoria di via Cucchiari. Il 4 dicembre 2002 al Circolo della
Stampa. Salone d’onore Bracco, le è stato conferito il premio Carlo Porta, a
suggello di una prestigiosa carriera che l’ha vista protagonista su più fronti:
teatro, canzoni milanesi, rubriche radiofoniche, cinema e televisione, Liliana
Feldman si è cimentata in tutti i generi, nel corso della sua carriera ha avuto
parecchi riconoscimenti (crica una sessantina di premi) fra i quali: la Maschera
d’Argento, il Premio Madonnina, un Leone d’Oro dal Comune di Venezia, il Cuore
d’Artista, la targa Una vita dedicata all’arte, il microfono d’argento, tre
ambrogini d’argento, e due ambrogini d’oro dal Comune di Milano, la targa Per
una vita dedicata all’arte della sezione culturale del Comune di Milano.