Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
 
Lelio Luttazzi
Lelio Luttazzi in un'apparizione tv
Lelio Luttazzi in un'apparizione tv
 
Nazionalità Italia Italia
Genere Jazz
Musica leggera
Periodo di attività 1943 – 2010
Etichetta Columbia, Vedette, Twilight Music - Serie Via Asiago 10, Edel Music
Album pubblicati 8
Studio 7
Live 1

Lelio Luttazzi (Trieste, 27 aprile 1923 Trieste, 8 luglio 2010) è stato un attore, cantante, direttore d'orchestra, musicista, regista, scrittore, showman e conduttore televisivo italiano.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

I genitori di Lelio Luttazzi

Figlio di Sidonia Semani (maestra elementare a Prosecco) e Mario Luttazzi, rimane orfano di padre a soli tre anni, poiché il genitore muore nel 1926 a causa del bacillo di Koch.

Lelio Luttazzi bambino con la mamma

Radio Trieste[modifica | modifica sorgente]

Studente all'Università di Trieste in giurisprudenza, durante la seconda guerra mondiale, dà soltanto due esami perché inizia a suonare il pianoforte a Radio Trieste e a comporre le sue prime canzoni.

Nel 1943 avviene l'incontro che gli cambia la vita: con alcuni suoi compagni di università si esibisce al teatro Politeama in uno spettacolo musicale,in veste di direttore d'orchestra, per aprire il concerto di Ernesto Bonino, cantante torinese molto noto all'epoca, che rimane colpito da Luttazzi, al punto di chiedergli, al termine dello show, di comporre una canzone per lui.

Lelio ci prova e gliela spedisce, con poca convinzione, ma nello stesso anno Bonino la incide: è la celeberrima Il giovanotto matto, che diventa un grande successo.

Lelio Luttazzi con Teddy Reno e Vittorio Mascheroni negli uffici della CGD (1949)

Terminata la guerra, apprende dalla SIAE di aver guadagnato con la canzone 350.000 lire di allora[3], e decide quindi di fare il musicista in maniera professionale: nel 1948 si trasferisce a Milano e inizia a lavorare presso la casa discografica CGD, fondata dal suo concittadino Teddy Reno, che lo ha contattato per dargli l'incarico di direttore artistico; sempre per Teddy Reno nel 1948 scrive Muleta mia.

Nello stesso anno si sposa con la concittadina Magda Prendini (da cui si separerà nel 1963), e nel 1948 diventa padre di Donatella, che intraprenderà in seguito la carriera di cantante.

Orchestra Rai a Torino[modifica | modifica sorgente]

Nel 1950 a Torino assume l'incarico di direttore dell'orchestra Rai creando la prima orchestra d'archi ritmica (in Italia) della RAI; da lì inizia una carriera strepitosa come artista a tutto tondo. Nel 1954 si trasferisce a Roma per dirigere una delle orchestre Rai di musica leggera con le quali parteciperà a diversi programmi di varietà.

Lelio Luttazzi nella trasmissione di radio RAI Rosso e nero del 1956

Negli anni 1954/55/56 lavora nel programma radiofonico a quiz Il motivo in maschera presentato da Mike Bongiorno. Nella stagione radiofonica 56/57 dirige l'orchestra nel varietà radiofonico Rosso e nero.

Scrive canzoni dal carattere apertamente jazzistico e piene di swing, interpretandole al pianoforte e cantandole in uno stile molto personale: tra le più note si ricordano canzoni come Chiedimi tutto, Legata ad uno scoglio, Rabarbaro bles, Senza cerini, Timido twist e tante altre.

Compone brani come Una zebra a pois, cantata da Mina, Vecchia America per il Quartetto Cetra, Eccezionalmente, sì per Jula De Palma, You'll say tomorrow registrato in italiano da Sophia Loren, Souvenir d'Italie con la sua raffinata tecnica jazz; si lancia anche nel divertissement con El can de Trieste, da lui stesso cantata in dialetto triestino.

Come autore partecipa al Festival di Sanremo 1964 con Piccolo Piccolo, con testo di Antonio Amurri, interpretata da Emilio Pericoli e Peter Kraus, canzone che però non accede alla fase finale.

In televisione[modifica | modifica sorgente]

Lelio Luttazzi e Lauretta Masiero in una scena de "Il fornaretto di Venezia", da Biblioteca di Studio Uno, 1964

Il debutto televisivo di Luttazzi come direttore d'orchestra avviene nel programma della RAI Musica in vacanza, del 1955, programma di varietà settimanale, assieme a Gorni Kramer e agli attori Isa Bellini, Alberto Bonucci, Paolo Ferrari, Adriana Serra.

Lelio Luttazzi, assieme a Mina, durante una puntata di Ieri e oggi del 1969.

Presenta poi trasmissioni televisive, come Studio Uno con Mina, Doppia coppia con Sylvie Vartan, Teatro 10, Ieri e oggi.

È anche attore, in L'avventura di Michelangelo Antonioni e L'ombrellone di Dino Risi, ed in televisione in Biblioteca di Studio Uno con il Quartetto Cetra, dove recita la parte di messer Alvise Guaro nella puntata dedicata al Fornaretto di Venezia; è inoltre compositore di colonne sonore di film, tra i quali Totò, Peppino e la malafemmina, Totò lascia o raddoppia? e Venezia, la luna e tu.

Ma sicuramente la trasmissione che gli diede più notorietà fu la radiofonica Hit parade, la vetrina settimanale dei dischi più venduti, andata in onda ininterrottamente dal 1967 al 1976: all'ora di pranzo del venerdì (con replica il lunedì), la sigla Lelio Luttazzi presenta... Hiiit Parade! era un appuntamento seguito da un altissimo numero di ascoltatori.

L'arresto e il ritorno[modifica | modifica sorgente]

Nel giugno del 1970, proprio mentre era all'apice del successo, la vita di Luttazzi fu sconvolta: venne infatti arrestato con l'amico Walter Chiari con l'accusa di detenzione e spaccio di stupefacenti. L'arresto avvenne in seguito all'intercettazione di una telefonata in cui si era limitato a girare ad uno sconosciuto, che si rivelò poi uno spacciatore, un messaggio di Chiari. Dopo ventisette giorni passati in carcere, Luttazzi fu rilasciato e la sua posizione stralciata.[4] L'errore giudiziario ebbe gravi conseguenze personali e sulla carriera. Nel periodo della sua detenzione, la conduzione di Hit parade fu affidata dapprima a Renzo Arbore e poi all'ex-cantante Giancarlo Guardabassi,[5] già presentatore della rubrica radiofonica Dischi caldi. La trasmissione Ieri e oggi, terminata il 4 gennaio 1970, prima dell'arresto di Luttazzi, riprese il 12 marzo 1972 con la conduzione di Arnoldo Foà e di altri presentatori.[6]

Lelio Luttazzi nel 1984

Ritornò alla radio a presentare Hit parade, dal 26 febbraio 1971[7] fino alla chiusura della trasmissione nell'inverno del 1976. Ma non si riprese mai più da quell'esperienza, per lui devastante.[8]

Negli anni successivi, lavorò ancora saltuariamente in televisione (nel 1982 nella trasmissione Cipria di Enzo Tortora, nel 1984 in Al Paradise di Antonello Falqui, nel 1991 per Telemontecarlo a Festa di compleanno), prima di ritirarsi a vita privata, amareggiato dalla gogna mediatica cui era stato sottoposto. Ha arrangiato tre canzoni per bambini: Madama Dorè, Fra Martino campanaro e Il merlo ha perso il becco. Nel 1992, dopo una serie di concerti jazz in Italia, fu insignito del Premio "Una Vita per il Jazz" dal Brass Group di Trapani nel corso di un memorabile concerto con un trio di cui faceva parte Massimo Moriconi al contrabbasso, tenuto nel suggestivo Teatro all'aperto di Villa Margherita.

La riscoperta[modifica | modifica sorgente]

Nel 2005 la RAI, per la serie di CD Via Asiago 10, contenente registrazioni storiche della Radio degli anni cinquanta, pubblicò il CD Lelio Luttazzi and Rai Orchestra 1954, registrazioni effettuate dal Maestro e trasmesse dalla radio appunto nel 1954, con brani suoi ma anche interpretazioni di Parlami d'amore Mariù di Vittorio De Sica, un omaggio a Cole Porter e un duetto con Gorni Kramer.

La sera dell'8 ottobre 2006 fu ospite d'onore della trasmissione di Fiorello Viva Radio2, che in quell'occasione andava in onda contemporaneamente alla radio e in televisione, ritornando così in RAI 36 anni dopo l'arresto; fu ospite della stessa trasmissione anche il 27 febbraio 2008.

Il 23 febbraio 2008 fu ospite di Fabio Fazio nel programma televisivo di RAI3 Che tempo che fa, facendovi ritorno il 21 dicembre. Il 16 maggio 2008 ha partecipato al Maurizio Costanzo Show, suonando Ritorno a Trieste. Il 9 dicembre 2008 è stato ospite nella trasmissione radiofonica di Rai Radio Uno condotta da Silvia Boschero Radio Uno Village.

Il 19 febbraio 2009 ha partecipato al Festival di Sanremo 2009, condotto da Paolo Bonolis, accompagnando al pianoforte la cantante Arisa nel brano Sincerità; rimasto sul palcoscenico, ha proseguito col brano Vecchia America. All'artista è stato conferito il "Premio alla musica 2009" al Teatro dell'Opera del Casinò di Sanremo.

L'ultimo viaggio a Trieste[modifica | modifica sorgente]

Nel novembre 2008 (dopo 60 anni trascorsi tra Milano, Torino e soprattutto Roma, in zona Trastevere), decide di ritornare definitivamente insieme alla moglie Rossana (conosciuta nel 1975 a Roma e sposata nel 1979 a Cerveteri con rito civile) a Trieste. Per l'occasione il regista Pupi Avati gira un film-documentario, che va in onda su RAI 5 il 30 ottobre 2011.

L'artista si spegne la notte dell'8 luglio 2010 alle ore 2:45, all'età di 87 anni, nella sua casa di Trieste, malato da tempo di una neuropatia, tra le braccia della moglie.[9]

La Fondazione Lelio Luttazzi[modifica | modifica sorgente]

Il 22 ottobre 2010 nasce - per volere di Rossana Luttazzi, moglie del Maestro - la Fondazione Lelio Luttazzi e, con il patrocinio del Comune di Trieste, viene presentata con una conferenza stampa nazionale in Piazza dell'Unità d'Italia, nella Sala dei Matrimoni del Comune alla presenza delle autorità. Contemporaneamente viene inaugurato il sito della Fondazione: www.fondazionelelioluttazzi.it. Uno dei primi passi della Fondazione è stato quello di catalogare l'eredità culturale e professionale lasciata dal Maestro. Sono stati raccolti materiali d'archivio da lui prodotti e la sua collezione privata di opere e dischi. I materiali trovati si possono dividere in tre grandi categorie: Musica, Produzione letteraria e Media e contengono più di 600 titoli e altrettante versioni e revisioni. Il lavoro di ricerca, conservazione e archiviazione che è stato svolto può essere descritto da un titolo del musicista Duke Ellington: “Movendoci tra i ricordi di un universo musicale sconfinato”. L'archivio è ora custodito dalla Fondazione Lelio Luttazzi che prevede di utilizzarlo presto per creare una mostra itinerante.

A dicembre del 2010 è ai nastri di partenza la prima edizione del Premio Lelio Luttazzi, un concorso nazionale per giovani pianisti jazz aperto agli artisti italiani nati dal 1983 al 1993, dunque di età compresa fra i 18 e 28 anni. L'iniziativa, promossa dalla Fondazione Lelio Luttazzi in collaborazione con la Casa della Musica di Trieste e con Veneto Jazz, è arrivata alle fasi finali nell'estate 2011 a Trieste, offrendo al vincitore l'occasione davvero preziosa di una Borsa di Studio per frequentare un corso semestrale di perfezionamento presso The New School for Jazz and Contemporary Music di New York. Artista poliedrico e innovatore, definito il “re dello swing”, tra i primi a portare il jazz in Italia, Lelio Luttazzi è rimasto nel cuore del pubblico per l'inconfondibile talento di esecutore così come di autore di un repertorio davvero intramontabile. È nel segno della sua genialità creativa di fine esecutore e di estroso compositore che ha preso il via la prima edizione del Premio a lui dedicato.

Il 4 aprile 2011 presso l'aula magna della Sapienza - Università di Roma, la Fondazione ha tenuto la conferenza sull'archivio personale di Lelio Luttazzi: “Frugando tra le scritture, le note e i manoscritti di un musicista”. La conferenza è stata realizzata all'interno del ciclo d'incontri dedicati agli Archivi di Persona: Viaggio attraverso storie di uomini e donne del novecento, dalla Scienza allo Spettacolo, organizzato dalla Scuola di specializzazione in beni archivistici e librari, Facoltà di Filosofia, Lettere, Scienze umanistiche e Studi orientali Dipartimento di Scienze documentarie, linguistico-filologiche della Sapienza - Università di Roma. La relatrice Dott.ssa Roberta Bassi ha accompagnato il pubblico alla scoperta del neonato archivio della Fondazione presentando anche i lati artistici meno conosciuti del Maestro.

Il 23 luglio 2011 a Trieste presso la Casa della Musica si sono tenute le finali del Premio Lelio Luttazzi, un concorso nazionale per giovani pianisti jazz. La giuria è stata presieduta da Roberto Podio e composta da: Rossana Luttazzi, Renato Chicco, Angelo Comisso, Marcello Tonolo, Rita Marcotulli, Lorenzo Hengeller, Adam Holtzman, Dario Salvatori e Adriano Mazzoletti. All'unanimità la giuria ha conferito il primo premio a Sebastiano Burgio, nato a Siracusa il 13 novembre 1989. Il 24 luglio 2011 a Trieste alla Sala Tripcovich si è tenuta la serata/evento Nel segno di Lelio Luttazzi. La serata ha avuto il patrocinio del Comune di Trieste e della Regione Autonoma del Friuli Venezia Giulia, è stata realizzata in collaborazione con: la Casa della Musica di Trieste, Veneto Jazz, Trieste Loves Jazz, The New School for Jazz and Contemporary Music di New York, Il Rossetti con il contributo della Fondazione CRTrieste, la Cassa di Risparmio del Friuli Venezia Giulia e la Regione Autonoma del Friuli Venezia Giulia. La serata (che ha potuto contare sulla partnership del quotidiano Il Piccolo), è stata condotta da Dario Salvatori e ha visto la partecipazione di artisti come: Dado Moroni, Freddy Colt, Lorenzo Hengeller, Rita Marcotulli, Adam Holtzman, le Voci di Corridoio e Rossana Casale. Durante la serata si sono esibiti i vincitori del Premio Lelio Luttazzi e sono stati consegnati loro i premi (targhe più attestati).

A ottobre 2011, nel corso del Festival Internazionale del Film di Roma, la Fondazione Lelio Luttazzi in collaborazione con Blue Serge Jazz, Neoclassica e la Casa della Musica di Trieste ha presentato un cofanetto prodotto da Sergio Cossu ed illustrato dall'artista Ugo Nespolo contenente due CD di colonne sonore scritte dal Maestro Luttazzi inerenti ai film dal 1953 al 1980. Per la realizzazione del Cofanetto sono stati usati esclusivamente master originali di registrazioni storiche in cui il Maestro ha collaborato con i migliori jazzisti italiani (Basso, Valdambrini, Corvini, Maltoni etc...) rese ancor più uniche, per la sua continua presenza al pianoforte, alla voce e alla direzione d'orchestra. Il cofanetto contiene inoltre una brochure con le fotografie delle locandine dei film e gli scritti di autorevoli personaggi della musica e del cinema. Il Cofanetto "Il Cinema di Lelio Luttazzi" vince il Premio MEI - Colonne Sonore. A differenza di molti compositori italiani suoi coetanei, dei quali sono presenti sul mercato molte pubblicazioni discografiche, relative anche ad una singola pellicola, del Maestro Lelio Luttazzi, nulla è mai uscito. Chi lo conosce e lo ama sa che ciò è sicuramente dovuto a quell'umiltà, ormai di pochi, che lo ha sempre contraddistinto.

Nei prossimi mesi la Fondazione Lelio Luttazzi lavorerà alla preparazione di una Mostra itinerante LELIOSWING sull'artista e su 50 anni di storia d'Italia (da portare in giro nelle principali città italiane: Trieste, Milano, Torino, Roma, Bologna e anche a Parigi e a Berlino). Ci saranno manoscritti, testi, foto, locandine, video con ore e ore di filmati e registrazioni televisive allo scopo di illustrare la grande personalità del musicista compositore, interprete autore, personalità creativa e geniale, fra le più amate e celebrate nell'Italia dagli anni cinquanta ai nostri giorni. Testimonianze di un percorso straordinario, quello del maestro Lelio Luttazzi, amato oltre che per la genialità creativa di fine esecutore e brillante show-man, anche per quello spessore umano e per quella sensibilità intellettuale, culturale e civile che sempre trasparivano, suscitando un affetto che andava oltre il lato strettamente artistico.