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LA SINFONIA DEI NOMADI

di Gigi Vesigna

NUOVO ALBUM PIU' DVD PER LO STORICO COMPLESSO


Inciso dal vivo in due serate, il doppio cd presenta due canzoni inedite e tutti i successi più amati. Rivestiti di nuovi abiti musicali grazie a una grande orchestra.

Un biglietto e con un’offerta minima, basta un euro, eccoti in possesso del disco (non in commercio) con le due nuove canzoni dei Nomadi, La mia terra e Ci vuole un senso, il singolo che alla radio anticipa l’uscita del più ambizioso progetto di Beppe Carletti e compagni, l’album Nomadi & Omnia Symphony Orchestra dove sono proposti, accompagnati da una formazione di 79 musicisti, i 32 "best" di una carriera che dura da 45 anni.

«Registrare un disco con l’orchestra è un punto d’arrivo per qualsiasi musicista», spiega Carletti, «a maggior ragione per chi, come noi, abitualmente non frequenta l’ambiente della musica classica. Sentire i nostri pezzi rock suonati da una grande orchestra è stata un’emozione intensa, perché valorizza canzoni già conosciute come capolavori assoluti, per esempio quelle firmate da Francesco Guccini, e aggiunge un nuovo spessore artistico che le rende immortali come le versioni originali...».

Deve essere proprio orgoglioso il pacioso leader del gruppo più popolare d’Italia perché di solito, soprattutto quando parla di sé e dei suoi compagni, usa toni dimessi, quasi si vergognasse di quell’abbonamento al successo che ormai li accompagna da sempre.

«Vedi», aggiunge Beppe, «Io vagabondo, forse il nostro classico più "classico" che è del 1972, aveva già molte parti orchestrali create da me e da Alessandro Daolio con il Mellotron, una tastiera in voga negli anni ’70, ma ora quelle suggestioni sonore si manifestano in tutto il loro splendore grazie alla presenza di un’autentica orchestra e di un maestro, Bruno Santori, conosciuto nel 1992 e poi ritrovato a Sanremo nel 2006, quando con Dove si va abbiamo vinto nella categoria complessi, pur muovendoci in un ambiente come quello del Festival, che proprio non ci appartiene...».

Ascolto le due canzoni nuove di zecca, coerenti con il solito stile rassicurante, ma pur sempre diverse dalla loro produzione e poi dò un’occhiata alla track list che comprende canzoni che in una discoteca non possono mancare: Ci vuole un senso, l’inedito che apre il primo dei due dischi (ma è anche in un dvd), lancia un messaggio semplice quanto importante: bisogna imparare a sorridere alla vita e sforzarsi di dare un senso a tutte le nostre azioni. Poi, il secondo si apre con La mia terra, una ballata dall’impronta molto "in stile nomade".

«Il testo iniziale», dicono Danilo Sacco e Massimo Vecchi, che la cantano insieme, «parlava di immigrazione, ma abbiamo voluto darle un respiro più universale: ora può anche essere riferita a un nuovo legame, a un nuovo lavoro, a qualunque momento importante nel percorso di un essere umano. Descrive l’inizio di un’esistenza, che riparte con prospettive diverse, ma sempre ancorata ai valori della vita e ad affetti fondamentali come la famiglia».

Poi via con il lungo, straordinario cammino punteggiato, come ci fa notare Beppe, dalla presenza, una gemma preziosa, di Guccini.

«Auschwitz», commenta Beppe, «è un capolavoro assoluto: mi auguro che Francesco sia orgoglioso del lavoro che abbiamo fatto sulle sue canzoni: senza stravolgere la linea melodica originale, ma cercando di valorizzarle attraverso l’orchestra, in questo caso con dei suggestivi violini pizzicati. E poi Asia, che era un pezzo già importante trent’anni fa, e che l’orchestra rende ancor più epico. La sezione ritmica spinge in maniera forsennata, e il finale è da brividi».

Più si commentano i pezzi, scelti tra gli oltre 300 incisi dai Nomadi, e più Beppe si infervora quando appare un titolo di Guccini: «Ophelia, del 1968, era rischiosa da "vestire" col suono di un’orchestra: quando la suonavo io il pubblico esigeva che la eseguissi solo con la chitarra. Ascoltatela adesso...».

Una caratteristica che rende questa iniziativa dei Nomadi ancora più preziosa è che i due dischi e il dvd sono stati incisi dal vivo durante due concerti il 6 e il 7 aprile di quest’anno al PalaBrescia e tutto è filato liscio come se, invece che incidere un doppio album, si trattasse semplicemente di uno qualsiasi degli 81 concerti che i Nomadi hanno tenuto da giugno sino a fine settembre.

Alla domanda su quale sia stata l’esperienza più elettrizzante di questo tour senza tregua, la risposta è immediata: «I concerti in Sicilia e in Calabria. Era straordinario sapere che c’erano ragazzi, ma anche adulti, che arrivavano da cento e più chilometri, e sentire che alla fine del concerto non potevi lasciarli insoddisfatti, quindi si tirava tardi».

Come non ringraziare un pubblico cosi "nomade"? Ora, dopo un’estate di fuoco, i Nomadi vanno in vacanza per qualche settimana. Beppe no, lui va in Brasile, in India, a portare la sua musica e la sua solidarietà, che non è solo un nobile sostantivo, ma il concreto, generoso contributo di quello che i Nomadi, come sempre, hanno raggranellato con i concerti. Il loro motto è da sempre: «Vivi, corri per qualcosa, corri per un motivo. Che sia libertà di volare o solo per sentirsi vivo...».

LA BIOGRAFIA DEI NOMADI

di Massimo Emanuelli

I Nomadi, gruppo fondato nel 1963 da Augusto Daolio (Reggio Emilia 13/2/1946 – Novellara, Modena, 7/10/1992), e dagli strumentisti Gianni Coron (Modena, 21/6/1946), Giuseppe Carletti (Novellara, Modena, 3/4/1947), Franco Medili (Modena, 18/2/1946) e Gabriele Coppellini (Novellara, 27/12/1946), dopo essersi esibito nelle cantine emiliane e nelle balere, nel 1965 incidono il 45 giri Donna la prima donna/Giorni tristi, cover di brani inglesi. Nel 1966 esordiscono al Cantagiro con Come potete giudicar, altra cover (The revolution kind di Sonny Bono). Il complesso si afferma come interprete del cantautore  Francesco Guccini, del quale portò al successo, nonostante i notevoli ostacoli censori incontrati, Noi non ci saremo e Dio è morto. Nel 1966 esce il loro primo album Per quanto noi non ci saremo, mai ristampato e pertanto quotatissimo sul mercato dei collezionisti, con alcuni brani rari Quattro lire e noi, Ti voglio (I want you di Bob Dylan), la guccianiana Disgelo, Ma piano per non svegliarmi, Spegni quella luce.  Nel 1967 portano al successo Un figlio dei fiori non pensa mai al domani, cover di un popolare brano inglese, nel 1968 portano al successo Ho difeso il mio amore, In nome di lei, Vai via cosa vuoi e Canzone per un’amica (altro brano di Guccini), raccolte nell’album I nomadi (1968).  Grazie a alle loro canzoni i Nomadi sono amati dagli intellettuali, il grande Federico Fellini li chiama per un progetto cinematografico, che però non andrà in porto.   Con gli anni ’70 si ha un rimaneggiamento della formazione: se vanno Coron e Coppellini a cui subentrano Umberto Maggi e Giancarlo Lancellotti, il gruppo si orienta verso un filone pop melodico, il primo brano della svolta è Ma come lei nessuno (1970),  Per un pugno di sabbia (vincitore di Un Disco per l’Estate 1970), Non dimenticarti di me (presentata a Sanremo 1971), So che mi perdonerai (Un Disco per l’Estate 1971), Mille e una sera (sigla televisiva, 1972), Io vagabondo (hit estiva del 1972), Un giorno insieme (1973), Voglio ridere (sigla della trasmissione televisiva di Mike Bongiorno, Rischiatutto, 1973), Tutto a posto (1974), Senza discutere (1975). I Nomadi privilegiano comunque i 33 giri, quelli di questo periodo sono: Un giorno insieme (1973), I Nomadi interpretano Guccini (1974), Canzoni d’oltremanica e d’oltreoceano (1974), Gordon (1975), Collezione (1976), Noi ci saremo (1977), Maracaruli e altre storie (1978), Album concerto (dal vivo con Guccini, 1979). Negli anni ’80 congedati dalla Emi per tre anni i Nomadi si autoproducono. In questo decennio escono esclusivamente 33 giri, i Nomadi abbandonano definitivamente, anticipando tutti l’incisione di singoli, il long playing del decennio sono: Sempre Nomadi (1981), Ancora una volta con sentimento (1983), Ci penserà poi il computer (1985), Quando viene sera (1986), Like a sea never dies (1987), Nomadi in concerto (1987),  Ancora Nomadi (1988). Nella seconda metà degli anni ‘80 due nuovi arrivi: il bassista Dante Peregreffi, e il chitarrista Daniele Campani. Alla fine del decennio viene a sentirli la Cgd che gli fa fare un provino (dopo trent’anni che suonano assieme…) escono Solo Nomadi (1990), Gente come noi (1991), Ma noi no (1992), Ma che film la vita (1992). Il 1992 è l’anno più triste per la storia del gruppo: in maggio muore in un incidente automobilistico Dante Peregreffi, il 7 ottobre dello stesso anno muore Augusto Daolio, primo mitico cantante del gruppo. Arrivano nella band Elisa, Francesco e Danilo, la formazione rimaneggiata presenta gli album Contro (1993), La settimana onda (1994), Lungo le vie del vento (1995), Quando ci sarai (1996), nel 1996 Elisa e Francesco abbandonano il gruppo, e vengono sostituiti da Massimo e Sergio. Escono gli album Le strade gli amici e il concerto (doppio live del 1997), Una storia da raccontare (1998), Sos con rabbia e amore (1999), Liberi di volare (2000), tutti con un repertorio coerente agli ideali che avevano animato la nascita del complesso. Nel 2002 sono al primo posto in classifica, con Amore che prendi, amore che dai, non era mai successo!  Nel 2003 esce Nomadi 40 anni di storia, due cd (al prezzo di uno) che ripercorre in 32 canzoni la storia della band emiliana regalandoci due inediti Io voglio vivere e E di notte.  Nel 2004 esce il volume I Nomadi Augusto & altre storie scritto da Beppe Carletti con Massimo Cotto, segue Corpo estraneo, il loro ventisettesimo album.  In quarant’anni di attività I Nomadi sono sempre stati attivi in concerti seguitissimi dal pubblico, pubblico che si allarga sempre di più dalla schiera dei fedelissimi e dei nostalgici alle nuove generazioni. Nel settembre 2003 la Cnn International durante The music room passa il videoclip di Io voglio vivere, è il riconoscimento a livello internazionale per il gruppo. Nel 2006 tornano al Festival di Sanremo dopo trentacinque anni di distanza (vi avevano infatti parteicpato nel 1971 con Non ti scordar di me) con Dove si va. Nel 2007 esce Nomadi & Omnia Symphony Orchestra.