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I FESTIVAL DEGLI ANNI '80

di Maurizio Seymandi

 

1980

Meno male che c’è il Festival… altrimenti bisognerebbe inventarlo. Il fatto, per i denigratori il fattaccio, è accaduto ben 30 anni fa.  E giù a commemorarlo come si deve e come non si deve. Dipende sempre dai punti di vista. Noi della SUPER torniamo all’Hotel del Mare di Bordighera, osservatorio privilegiato tanto da trasformarla in zona franca per le confidenze e lasciarsi andare. Come succede a Giorgio Zito che rompe il silenzio, cioè la consegna di non svelare il suo vero nome. E’ nato Bennato, fratello di Eugenio, e di Edoardo. Gliel’hanno consigliato, meglio ordinato, di tacerlo per evitare l’inflazione sul mercato musicale dei Bennato.  MA VAI VAI, e lui per nascondersi meglio canta con i Diesel. Ma volete che uno, una volta che nasce Bennato, si nasconda?  Comunque non succede niente. Zitto… e mosca. Succede molto, anzi tutto, a Toto Cutugno. Pare che Sanremo abbia voluto festeggiare il trentesimo compleanno mettendo il sigillo e consacrando un autore che canta (cantautore, dicono, è un’altra cosa, mah).  E Toto si mette la corona di Re del Festival, è una specie di premio fedeltà, perché l’artista spezzino di origini siciliane, dopo tanti successi internazionali, dopo aver dato canzoni ai maggiori interpreti nostrani (Celentano in primis) e stranieri, dopo aver fatto e disfatto dapprima Toto e I Tati (con il fratello) e poi il gruppo degli Albatros (due volte al Festival)…  è riuscito a sfondare come solista. SOLO NOI diventa subito una canzone per l’Europa. Il brano, con o senza vittoria, è già stato venduto in mezzo mondo, mi confida il suo discografico. Cutugno merita tutto questo, ha talento ed esperienza; e una moglie molto attenta ai suoi movimenti. Al timone della manifestazione è confermato Gianni Ravera. La sua volontà di commemorare il festival è talmente lampante, La sua intenzione è di evitare nostalgie e richiami al passato così evidenti che lo scenografo Gian Francesco Ranacci (quello dell’ALTRA DOMENICA di Renzo Arbore) gli fa la sorpresa di trasformare il palcoscenico dell’Ariston in una discoteca. Una discoteca con pedane, tralicci, luci, riflettori, specchi e raggi laser.  Il cinema-teatro Ariston per un Festival disco. E come fosse in discoteca si comporta quel maledetto toscanaccio di Roberto Benigni che diventa il punto cardinale della cronaca.  Cancella in un lampo canzoni e presentatore (pare fosse Claudio Cecchetto), con la sua lunga e affascinante partner Olimpia Carlisi mette in scena in diretta il più lungo bacio televisivo della storia. Durata 45 secondi! Ma alla storia televisiva più del bacio passa la frase “Wojtlaccio”, Cossigaccio è meno dirompente, ma tanto ormai le polemiche invadono tutte le testate. Enzo Malepasso con TI VOGLIO BENE al secondo posto, e Pupo al terzo posto con SU DI NOI, fanno poco notizia, il Festival è firmato Roberto Benigni. Le sue battute, i suoi guizzi, le sue trovate, riempiono i taccuini dei giornalisti:  “il prossimo anno farei cantare le stese canzoni che avete appena ascoltato, affidandole ai partiti e ad alcuni uomini politici. I democristiani cantano SOLO NOI, i comunisti GELOSIA, i radicali VOGLIO L’ERBA VOGLIO, Tanassi PASSERA’, i repubblicani VA’ PENSIERO. Le riprese tv fanno storcere il naso, nel senso che solo chi è inviato si accorge che scenografia rappresenta una discoteca. A questo servono i giornali, a spiare la regia!  Bobby Solo è uno dei più ciarlieri del Festival, sarà perché sfoggia una nuova compagna di colore. Fatto sta che durante le riprese televisive di GELOSIA eseguite per grazia ricevuta all’interno del salone da gioco del Casinò, non sta zitto un secondo.  Manda in tilt i croupiers e i nostri tecnici. Poi alla sera dopo aver cantato dichiara: “non sono emozionato, piuttosto commosso. Ho trovato l’affetto del pubblico caldo come ieri. L’ho sentito anche grazie all’effervescenza dei giornalisti”.  Un giornalista domanda a Toto Cutugno nel corso di una conferenza stampa:: “visto che il compositore guadagna meno di un cantante chi glielo ha fatto fare di presentarsi a Sanremo con un microfono in mano?”, Cutugno risponde: “la voglia di avere un contatto con il pubblico innanzitutto, e poi, dato che sono un autodidatta, mi era necessario un po’ di allenamento”.  Orietta Berti dopo FIN CHE LA BARCA VA canta LA BARCA NON VA PIU’

 1981

Quest’anno per seguire il Festival abbiamo buttato l’ancora nel Porto del Sole di Sanremo. Il pulmann della regia di SUPERCLASSIFICA SHOW è posteggiato vicino al ponte, fra marinai, alberi, dieci metri, venti metri, trenta metri, a pochi passai dal cinema-teatro Ariston, La nostra troupe agisce dal mare. Il vento non sa leggere, ma sa disturbare. Il vento disturba l’incontro con Marcella che quest’anno partecipa da prima donna, e in queste vesti, con un raffreddore, non può concedersi alle telecamere per realizzare il vdieo di PENSA PER TE di Bigazzi-Bella.  Anche Carla Bissi fa la scontrosetta, neanche sapesse di vincere il Festival, come tutti dicono. E lo vince. Da Castrocaro a Sanremo per diventare Alice.  Come Bissi si era aggiudicata la Gondola d’argento nel 1971. poi cambia il nome in Alice Visconti e così via fino ad Alice. Aveva un certo difetto di pronuncia, una S sibila, pronunciava Biffi invece di Bissi. Meglio Alice con PER ELISA. Oggi ci sono un personaggio e un’interprete nuovi, con grinta forse in eccesso. Si arrabbia molto quando dicono che il Festival è suo, ma lo si dice da oltre un mese. Poi c’è Loretta Goggi, il suo sogno di cantante si realizza in pieno con MALEDETTA PRIMAVERA che interpreta senza nessuna imitazione e facendo affiorare vittoriosamente la sua personalità. Il pericolo di non riuscirci era in agguato per una come lei che si era fatta grande per l’imitazione di Mina, Patty Pravo e Ornella Vanoni. E’ andata. Un musicista autentico, vero come Dario Baldan Bembo, con qualifica soprattutto di compositore (il suo brano ARIA è stato venduto in tutto il mondo) con il brano TU COSA FAI STASERA si piazza al terzo posto. La rivelazione di Sanremo 1981 è Eduardo De Crescenzo con ANCORA, Eduardo, non Edoardo. Ok. De Crescenzo!  Invece i Dire Straits, ospiti stranieri, ci hanno fatto sudare, sudare per riuscire ad inquadrarli meglio con le nostre telecamere, poi hanno detto di si, ma solo all’interno del Teatro Ariston, studio televisivo della Rai. Suona a presa in giro. Non ci perdiamo d’animo, passando sopra i cavi della Rai, usando le luci della Rai, i microfoni della Rai, riprendiamo tutto il loro miniconcerto. Evidentemente ci hanno preso per una troupe della Rai!

La cantante Fiorella Mannoia guadagna il suo spazio. E’ ancora fresca del mestiere di stunt-woman, di cascatrice a Cinecittà. L’aneddoto che gira con più audience parla della sberla che si sarebbe presa al posto di Monica Vitti, sberla per contratto. Qui il suo CAFFE’ NERO BOLLENTE è molto consumato.  Ma sono proprio azzurri gli occhi azzurri del nero Sterling Saint Jacques?  Si, come sono azzurre le sue lenti a contatto.  Non a caso la sua canzone si intitola BLUE.  La ROMA SPOGLIATA e il giovane (19 anni) Luca Barbarossa era ROMA PUTTANA, nel senso che si intitolava, prima di arrivare in riviera, ROMA PUTTANA, durante il viaggio si redime. SARA’ PERCHE’ TI AMO ha messo in campo i Ricchi e Poveri a tre punte. Per dissapori anche legali, Marina Occhiena è rimasta a casa, ma non troppo. La biondona ci ha provato: “eccomi qui, sono venuta a riprendere il mio posto nel gruppo”. La risposta è stata secca e negativa: no. Specialmente da parte di Angela con il cui marito pare che… Renzo Arbore non è mai di buon umore quando gli si parla delle canzoni festivaliere: “quest’anno sono ancora più brutte di quelle dell’anno scorso… Ma insomma questa Ravera chi lo protegge?... La canzone non è come una saponetta, non basta la pubblicità per venderla”.

Eleonora Vallone con Claudio Cecchetto pare trasparente, sotto il vestito niente.

 

1982

Dove piazzarci quest’anno con le telecamere di SUPERCLASSIFICA SHOW per assistere con il necessario distacco il Festival di Riccardo Fogli. Avete letto bene… assistere il… non assistere al… Perché per me con trasmissioni come la nostra si da una bella assistenza alla manifestazione.   Pertanto occupiamo una palazzina stile Liberty ai confini di Sanremo con Arma di Taggia. Vicino a noi c'è la sede di una tv libera, Radio TeleStereoArma.  Ma in città ci sono anche TeleArma, fondata dall'antennista Costanzo Weler e TeleArcobaleno in via Bellini che è diretta da Enzo Bottesini, una mia "vecchia conoscenza", è stato infatti campione del RISCHIATUTTO di Mike. Queste tv stanno nascendo come i funghi...   Tornando a Sanremo noi di SUPERCLASSIFICA SHOW soggiorniamo al Parco Hotel di Arma di Taggia, che per anni sarà la nostra postazione. Qui riceviamo Anna Oxa ormai non più punk. Riccardo Del Turco canta come ai tempi di CHE COSA HAI MESSO NEL CAFFE’ e di LUGLIO, ma con ironica modestia propone NON VOGLIO ALI. Per comodità e per sentito dire a Riccardo faccio l’intervista del vincitore qualche giorno prima della finale, fra i finti scongiuri di molti del suo seguito. Viola Valentino, consorte del vincitore, la serviamo a parte e nei tempi normali. ROMANTICI è il brano che dovrebbe far dimenticare che non ha cantato solo COMPRAMI. Lei gira in nero con occhialoni, irriconoscibile. Quando si toglie gli occhiali la gente pensa: “ma non è quella di COMPRAMI?...” E non compra ROMANTICI. Succede. STORIE DI TUTTI I GIORNI quelle vittoriose di Riccardo e storie di tutti i Festival quelle di Claudio Villa e Gianni Ravera. Il Reoccio è stato ammesso a partecipare nella categoria Giovani. E fin qui nulla di male, perché il riso fa buon sangue. Il male arriva quando il re della melodia viene estromesso dalla finale. Il male, che è poi il sale e il pepe della sagra canora. Polemiche, polemiche e poi ancora, sino ad arrivare in Pretura. Bobby Solo, partecipante fisso, ha un polso incerottato. L’hanno fatto arrabbiare e lui ha spaccato tutto? O è non è un uomo di polso? Un’ondata di nostalgia rimette in gioco il salone delle feste del Casinò. Ma solo per collegamenti fra Claudio Cecchetto e Daniele Piombi. A sostenere la sorella impegnata in E NON FINISCE MICA IL CIELO arriva Loredana Bertè che in minigonna batte Elisabetta Viviani. Le porta fortuna perché trionfa nel premio della Critica. Drupi ha il suo miglior piazzamento da quando partecipa alla tenzone sanremese, è terzo con SOLI scritta con i New Trolls.  Il più bello di tutti risulta senz’altro Stefano Sani che inumidisce le guance delle ragazzine con LISA, la canzone gliel’ha scritta Fornaciari, presente di persona anche come interprete di UNA NOTTE CHE VOLA VIA… e vola via la sua partecipazione.  Ancora nessuno è curioso di sapere che il suo vero nome non è Zucchero, bensì Adelmo, il tempo farà giustizia del nome e dell’interprete.  Ricordate il ragazzo che ballava facendo volare l’hulahop sui fianchi?  Bene, quel successo gli ha garantito la partecipazione alla manifestazione più prestigiosa d’Europa. Plastic Bertrand continua a giocare. Qui è il momento di PING PONG.  Via satellite da New York entrano nei televisori nostrani i Kiss ed i Bee Gees. Gloria Gaynor, che rischia di mangiare i carciofi con le spine, ride come una pazza raccontandolo. I Village People ancheggiano con molta autoironia e poi sono bavissimi. Irrobustiscono la legione straniera nientemeno che gli America, i Van Hallen, Marianne Faithfull!  Rientriamo dalle nostre parti per segnalare la presenza nel corso di Jimmy Fontana, interprete di BEGUINE, del figliolo Luigi, di anni 18.  I coniugi Carrisi, Albano e Romina Power, sfuggiti per tutta la settimana alla nostra richiesta di girare un bel video, cedono domenica intorno alle 13, quando la troupe stava per sfamarsi, finalmente!  Mi sa che…  FELICITA’, secondo posto, niente pasto.  Elisabetta Viviani onusta di gloria, ma soprattutto onusta di HEIDI, sbarca al Festival con il brano C’E’.  Al suo seguito c’è anche Gianni Rivera che le cammina sempre un paio di metri dietro. Ma perché, mi scappa di chiedergli?  Mi mette un po’ di soggezione, gli abatini hanno un po’ di soggezione. A proposito di frate (anche se si scoprirà che non è vero niente) Giuseppe Cionfoli oltre a cantare SOLO GRAZIE non si nega a nessuno, ma si limita a delle confessioni: “dovrei confessarmi anziché confessare”. Nantas Salvataggio scrivendo di Vasco Rossi: “come si può permettere la Rai di mostrare ai telespettatori, in maggioranza donne e bambini, un simile esempio di drogato?”. E Vasco che è andato al massimo: “è meglio rischiar che diventare come quel tale che scrive sul giornale”. Lucariello, produttore di Fogli: “Riccardo ha vinto perché è il Neil Diamond italiano che parla alle famiglie”.

1983

 “Chissà, le preferenze forse andranno a quel Cionfoli… lui i Santi in Paradiso li ha”.

GIANNI RAVERA

Per la prima volta il Festival raddoppia il suo giudizio: saranno le giurie a proclamare il vincitore, ma un abbinamento con il Totip verificherà se il voto dei giurati corrisponderà ai gusti popolari. Le giurie sorprendono un po’ tutti: vince la supersconosciuta Tiiziana Rivale con SARA’ QUEL CHE SARA’, al secondo posto Donatella Milani, al terzo finalmente qualcosa di noto, Dori Ghezzi, con MARGHERITA NON LO SA. In finale arrivano Christian, Pupo, Gianni Morandi, Gianni Nazzaro, Fiordaliso, un certo Adelmo Fornarciari, in arte Zucchero, Marco Ferradini. Ma il trionfo è ancora una volta quello di Vasco Rossi, con la sua leggendaria VITA SPERICOLATA, mentre i Matia Bazar ottengono un grande successo di stima da parte della critica. Poi arriva il diluvio Totip e Toto Cutugno con L’ITALIANO ottiene un tale esito favorevole che per il vincitore è persino imbarazzante. Per l’autore di tanti successi, non dimentichiamo alcune belle canzoni presentate da Adriano Celentano, come IL TEMPO SE NE VA, è l’inizio di una grande serie di soddisfazioni. Noi di SUPERCLASSIFICA SHOW mettiamo le tende al Parco Hotel che in pratica viene requisito e invaso da telecamere per ricevere i protagonista. L’arrivo a cavallo del Totip Toto Cutuno, un nome che è tutto un programma di vittoria. E pensare che la canzone L’ITALIANO scritta e presentata nel 1980 da Stefano Rosso aveva trovato semaforo rosso!  Ma era un’altra cosa, solo il titolo in comune. Incontro Zucchero Fornaciari di poche parole ma di molte canzoni. Pensate che ha firmato VOLEVO DIRTI giunto al secondo posto per Donatella Milano, COMPLIMENTI per Stefano Sani, STIAMO INSIEME per Richard Sanderson, e NUVOLA per sé, va in finale ma è ancora una… nuvola di passaggio. Non siamo giunti allo Zucchero filato. Tiziana Rivale viene snobbata nel fissare gli appuntamenti per fissare i video delle canzoni. “Inutile perdere tempo – dico io – la conosco bene… e anche voi… vi ricordate che ha partecipato ai Cantanti in panchina, rubrica della SUPERCLASSIFICA con il nome di Tiziana Ciao?.  Addio Festival, invece, una volta individuata a notte fonda il ristorante dove si sfamava, un mio collaboratore va a chiedere proprio a lei se la Rivale è ancora li. Del resto io ho chiesto proprio a Gianni Morandi se potevo intervistarlo con Serena Grandi: “Ma sei matto Maurizio, è una balla per la stampa”. Insomma, un amore di carta made in Sanremo, magari per dare una mano a una stellina bisognosa di lancio. Ed io, qualche anno dopo, sono finito fra le sue tettone di cartoon nella sigla della SUPER.  La prima nota in classifica è Dori Ghezzi, terza con MARGHERITA NON LO SA. Una dolcissima Dori che conosco fin dai tempi del CASACHOCK gira quasi come una divina, nel salone-studio alla ricerca della giusta concentrazione. Non è facile perché alcuni clienti dell’Hotel continuano a passare davanti alle telecamere per andare a cena. Anche la moglie nuova di Gianni Nazzaro invade spesso il set mentre il marito interpreta MI SONO INNAMORATO DI MIA MOGLIE.  Da casa la moglie vecchia nonché manager, solleva qualche polemica nei confronti del distratto Gianni. Ci riprova Fra’ Cionfoli con SHALOM. Tenta il miracolo. Non basta la fede per il Festival.  Impressiona Fiordaliso sia con la canzone ORAMAI, ma soprattutto con un manifesto stile horror. Per fortuna lei è bravissima e quel manifesto sanguinolento rimane un ricordo… da dimenticare. La legione straniera anche quest’anno è ben nutrita e abbraccia i generi più svariati. C’è la band heavt dei Saxon, c’è il dirompente Peter Gabriel che fa il Tarzan al Teatro Ariston e manca poco che precipiti fra il pubblico ingessato. Il soave Toquino dal Brasile, il cantante John Denver e i Ph D con il rosso vocalist che fa mirabilie, completano la scaletta del Festival. Vanno in replica le dichiarazioni di Nantas Salvataggio che continua la polemica con Vasco Rossi. Il blasco lascia cadere, ma la sua VITA SPERICOLATA piace molto. Barbara Boncompagni, figli di tanto padre, si impegna NOTTE E GIORNO di Pace-Valsiglio (quest’ultimo sarà poi l’autore di Laura Pausini) ma non trova qui la sua occasione per sfondare come interprete. Antonella, la virtuosa solista dei Matia Bazar, da quel trucco in più a VACANZE ROMANE che sa tanto di anni trenta. Gli abitini di Donatella Milani sono disegnati e cuciti dalla mamma, mamma-a-porter!  Non c’entra nulla con gli abiti di Giorgio Armani, Marco Armani. Ci dispiace… E’ LA VITA!  L’aria del Festival è sempre elettrica. Le parole corrono in libertà. Tranne quelle che recita Andrea Giordana, indimenticabile Conte di Montecristo, qui nelle vesti di presentatore troppo attore. Fuori testo si limita ad anticipare “come presenterò il Festival? Con discrezione e senza alcuna preferenza”. Come da copione. La sua assistente, con meno teatro alle spalle, Isabella Russinova: “A Sanremo ho paura della mia emozione. Spero di non riuscire a prendere papere”. Non ci riesce e Russinova diventa Paperova. Per rimanere nelle papere, riporto un pronostico fatto da un esperto del rame de L’Espresso: “i candidati d’obbligo alla vittoria sono tre: il redivivo Morandi (tredicesimo), Pupo (nono, molto ben visto dalle mamme di provincia), infine Viola Valentino e Christian. Quest’ultimo sfiora il podio con il quarto posto, ma soprattutto sfiora la paresi facciale mantenendo fisso per la settimana della gara un sorriso entusiasta a 42 denti, compresi quelli di scorta. La vincitrice Tiziana Rivale non riusciva a sorridere nemmeno dopo la proclamazione, Ha pianto di gioia e fra le lacrime: “non pensavo di vincere, tanto è vero che non ho pronto nemmeno un 33 giri”.

 

1984

Quest’anno SUPERCLASSIFICA SHOW non ha fissa dimora. Si muove la dove accade qualcosa. Al Royal i Queen si concedono e al Royal sbarchiamo. Il guaio è che il gruppo viene sguinzagliato in un salone colmo e ricolmo di radio e tv di ogni dimensione. Tutti allo sbaraglio, ma Freddy Mercury finisce nella nostra camera. Più ordinato e umano l’incontro con i Culture Club ancora guidati da quell’originalone di Boy George. Gilbert Montagnè, artista francese non vedente, fa qualcosa di più non solo quando interpreta accompagnandosi al piano, ma soprattutto durante l’intervista, con la sua esuberanza sembra voler colmare il suo handicap. Senz’altro più deciso, coraggiosi e spericolati quelli della Categoria Nuove Proposte, ideata quest’anno. Naturale visto che non hanno nulla da perdere. Più audaci negli atteggiamenti e forse più impegnati in prima persona nelle canzoni, nel senso che si avverte il bisogno di portare alla ribalta i problemi della propria generazione. Fra Toto Cutugno e la coppia Albano e Romina Power non corre buon sangue. Motivi professionali. La lotta continua, muta e complessa, per tutta la guerra. Senza Totip Toto si piazza al secondo posto con SERENATA lasciando la palma ai suoi nemici, compagni di scuderia (stessa casa discografica). Chi se la vede bene, ma sperava di più, è Christian che fa suo il terzo posto con CARA. Da qualche tempo il nostro melodico tiene banco nelle SUPERCLASSIFICHE. E’ sempre di più il nostro Iglesias. A lui secca un po’ ma forse soltanto in apparenza, sotto sotto è contento. Presenta Pippo Baudo, al suo secondo Festival. Pippo è ormai una star di primissima grandezza del video, quest’anno ha come partner l’emergente Elisabetta Gardini.  Baudo diventerà poi un habituè dell’Ariston. Infatti firmerà altri sette Festival di cui cinque consecutivi, per poi rientrare da trionfatore, dopo qualche anno di assenza, in questo 2007.   Donatella Milani è cresciuta di un anno ma porta anche quest’anno i vestiti disegnati dalla mamma. Anna Oxa ha vestiti firmati in alto loco e canta NON SCENDO. Difatti appare abbastanza distaccata, lontana. Gioca a carte con amici e impresari all’Astoria. Quel bizzarrone di Alberto Camerina sfida il Festival con LA BOTTEGA DEL CAFFE’. E’ bravo, ma fuori ruolo, anzi extra terrestre. Un gruppo che fa colore e simpatia è il Gruppo Italiano che si sforza per sembrare latino, nel senso dell’America Latina. ANNI RUGGENTI non è affatto male.  Tra gli autori e voce cantante campeggia la biondona Raffaella Riva, figlia di quel Feliciano Riva, già presidente del Milan e riparato in Libano. Tanti ritorni: Fiorella Mannoia con COME SI CAMBIA, Marina Fiordaliso con NON VOGLIO MICA LA LUNA… però vorrebbe il Festival. Inoltre c’è Enrico Ruggeri senza Decibel ma ancora con occhiali stravaganti con NUOVO SWING e Drupi con REGALAMI UN SORRISO (cosa che a lui riesce difficile).  Continua la partecipazione obbligatoria di Bobby Solo con ANCORA TI VORREI. Sopite le polemiche dell’anno scorso ecco Claudio Villa non più nella categoria giovani ma semplicemente ospite. Ci voleva tanto? Lei che era diventata grande con LA BAMBOLA, si presenta con PER UNA BAMBOLA. Non cresce di un centimetro, tacchi esclusi. Lei è Patty Pravo.  Nel 1983 c’era ani, Marco Armani, nel 1984 c’è Valentino, ma non lui, il grande sarto. Valentino e basta, simpatico ragazzo pieno di fantasia che canta NOTTE DI LUNA.  Molto raffinato ritorna Garbo con RADIOCLIMA:  “il mio segreto è di essere assolutamente me stesso – confessa deglutendo Eros Ramazzotti – cerco di correggere un po’ di rozzezze andando a scuola di danza e chitarra da Alberto Radium”.   Parla sempre il signor Carrisi. La moglie Romina, anche se vince, tace. Dirà poi tutto scrivendo un libro. Ma sentiamo come Albano sceglie una canzone: “quando un motivo mi da un brivido sulla pelle, non ho mai dubbi. E’ successo con il brano di Sanremo”.  Gli interventi a distanza di Renzo Arbore, nei panni di critico, sono sempre critici: “le canzoni del Festival non sono le nostre migliori canzoni”. Pupo ha rinunciato a portare una sua composizione e si è fatto servire da Savio-Bigazzi e Umberto Tozzi che gli hanno riscritto UN AMORE GRANDE. Non ha rinunciato a giocare al Casinò. Come è andata? Meglio al Casinò che all’Ariston.  Pippo Baudo, in annata favorevole, apre la trasmissione ad una delegazione di metalmeccanici venuti da Genova per protestare sulla cassa integrazione: “per una manifestazione amena e leggera come Sanremo era un dovere ospitare gli operai”. E loro: “vi ringraziamo per l’ospitalità e vi chiediamo scusa per il disturbo. Crediamo che sia chiara a tutti la gravità della nostra situazione”. Rolando Alisei, il parrucchiere delle dive: “La migliore senza dubbio è Iva Zanicchi, ringiovanita almeno di dieci anni”. Tutte le note vengono al pettine.

 

1985

Sono per sempre in tre. Ormai sono sempre così, e in tre cercando di contenere la gioia per la vittoria. Franco Gatti, il più grande dei tre (per anni) ha così spiegato: “essere indicati come favoriti alla vigilia, ci aveva, inutile nasconderlo, un po’ contagiato. Ci dicevano: adesso dobbiamo proprio farcela, altrimenti pensa che delusione per l’attesa di tutti. Ma ci confortava una convinzione comune, per noi il pezzo di Dario Farina era comunque vincente. E così Farina, e Minella, vincono per io secondo anno consecutivo. L’anno scorso era CI SARA’ cantata da Albano Romina. Il 1985 è senz’altro il Festival di un quindicenne messicano, elegantino come un adulto, con una parlata fluente ma ben pettinata come la sua capigliatura, Luis Miguel, che dichiara: “sono veramente emozionato. Il fatto di essere qui fra tanti cantanti importanti, presente ad una manifestazione così prestigiosa che ho sempre considerato un mito. Mi riempie di orgoglio”. Caspita. Me lo ricordo un po’ come Julio Iglesias da piccolo. Non so se sia poi cresciuto. Come dimenticare con Simon Le Bon dei Duran Duran? Avviene nella discoteca a pochi passi dal mare, mare in burrasca. Ondacce che si infrangono sugli scogli, cielo livido, vento freddo e cattivo. Perché dico questo? Perché in questo clima di tregenda una ragazzina (dodici anni) minaccia di affogarsi se non la porto con me da Simon. I poliziotti la braccano per un pelo, mi raccontano dopo. Dopo l’incontro sereno, disteso (Simon con la gamba ingessata per via di uno scivolone in quella stessa discoteca la sera prima) divertente e assolutamente in amicizia. In un angolo, in contemplazione, c’è Tiziana Baudo con il resto della band. Mai vista Sade. Per me è rimasta un video e nulla più. Visto quel tanto che basta, non sentivo molto per via del gran casino che non disdegnavano di fare in albergo i Frankie Goes to Hollywood. Più miti i Bronsky Beat.  Per intervistare gli Spandau Balltet siamo stati sequestrati almeno tre ore nei sotterranei dell’Astoria e fuori era guerriglia di ragazzine.  A stemperare la tensione della gara c’è Josè Louis Moreno, un ventriloquo (ma parlava veramente dal ventre?) spagnolo molto spiritoso, che con la scusa di far parlare il suo corvo Rockfeller, recitava così: “Pippo Baudo mi fa impazzire e sono geloso. E’ sempre circondato da donne bellissime. Faremo un gita romantica con Anna Oxa, la più sexy. Poi per riposarmi dalla fatica cercherei di incontrare Gigliola Cinquetti” Che insolente!  E pensare che la Gigliola guadagna il terzo posto con CHIAMALO AMORE. Chrisian, più sorridente che mai, si illumina di sé e circola fasciato dalla stessa luce che emana!  Sarà mica felice?  Ormai è l’incarnazione della melodia discreta. La sorella Tina ogni tanto gli spolvera il sorriso e già che c’è lo pettina. La sua non può che essere una NOTTE SERENA cullata sul pentagramma dal solito bravo Balducci. Si intende che scherzo parlando di amici. Come poi diventerà Eros Ramazzotti con il quale giriamo un video in un fogolar friulano. Una settimana dopo. C’era anche Piero Cassano (non più Matia Bazar) a tenere vivo il fuoco di UNA STORIA IMPORTANTE. Da quelle parti, a Longarone, ci raggiunge Fiordaliso con IL MIO ANGELO. L’angelo è il figlio avuto a 15 anni. Ora lavora in teatro con la mamma nel musical FRATELLI DI SANGUE. Peppino continua a frequentare Sanremo come un vecchio cliente, un fedele habituè.  Peppino Di Capri intendo e già che c’è chi fa una canzone E MO’ E MO’. Sarà per un’altra stagione. Fornarciari è sempre più Zucchero e lascia il segno con DONNE che interpreta aiutato dalla Randy Jackson Band. Debutta un medico: Mimmo Locasciulli. Buona fortuna, non per i suoi clienti!
Chi te l’ha consigliata la calzamaglia rossa? Butto li, a rischio di una rispostaccia ad Anna Oxa, e invece: io sono così. Ho sempre indossato pantaloni aderenti e calzamaglie come quella che ho portato a Sanremo. Visto poi che la musica è espressione, per quale motivo il corpo di un artista deve rimanere escluso da questa espressione?  Per motivi di buongusto, potrebbe obiettare Ivan Graziani, riferendosi a sé stesso, e forse anche a Franca, quella del titolo FRANCA TI AMO, contraria alla calzamaglia. C’è chi brucia molte calorie cerebrali per spiegare questo Festival.  E’ Gianni Mina: la prima impressione è di uno spettacolo potenzialmente valido che si trasforma però in una grottesca rappresentazione della marionette tenuto per fili da burattinai che si improvvisano creatori di look, inventori di immagini, promotionman”. Ecco perché il suo amico Maradona, anni dopo, ha un po’ trasgredito. Eugenio Finardi giustifica la sua presenza così: “la vera commercializzazione non consiste nel venire in gara, ma nel restare sempre uguali a sé stessi per compiacere il pubblico e il mercato...” Coi fiori, naturalmente.

 

1986

 

Festival in libertà per noi di SUPERCLASSIFICA SHOW, nel senso che non abbiamo fissa dimora, ma seguiamo gli eventi. Un evento è Sting, un altro sono gli Spandau Ballet in replica e più coccolati vista l’assenza dei Duran Duran.  Il nuovo della legione straniera è rappresentato dai Prefab Sprout e dai Fine Yonng Cannibals. Con Sting si parla di Orietta Berti e con lei di FUTURO, la sua canzone che tanti punti in comune dicono abbia con RUSSIAN di Sting. I dubbi rimangono tali. Mentre è certo che Zucchero, presente con CANZONE TRISTE, stringe amicizia con l’ex leader dei Police e mette le basi per una futura collaborazione. Va in onda il morbido ombelico di Anna Oxa che canta TUTTO UN ATTIMO, un brano scritto dal suo marito di allora e da Umberto Smaila.  E ADESSO TU di Ramazzotti batte di una incollatura IL CLARINETTO di Renzo Arbore.  Renzo vuol dire il personaggio, la goliardia, l’orecchiabilità, la simpatia e soprattutto.  QUELLI DELLA NOTTE. Molto rumore per nulla. Per dare spazio alla disco-music viene allestito un tendone dove si stipano i più giovani per consumare  i loro idoli. Ritorna Luca Barbarossa e ci porta un altro pezzo della sua Roma, VIA MARGUTTA. Gli stilisti scendono in campo con due protagoniste. Gianni Versace veste la Bertè… e mostra così una predisposizione al preman, mentre Trussardi adorna di semplicità Orietta Berti. Orietta senza pance si preoccupa del dopo pancia, cioè dei figli, nel suo brano FUTURO di Umberto Balsamo. Nelle nuove proposte si affaccia alla ribalta sanremese Aleardo Baldi. Mettono in mostra tutta la loro follia i Righeira, che, dopo aver sfondato con VAMOS A LA PLAYA, conquistano la playa dei fiori con INNAMORATISSIMO. Si rientra nella norma, ma non nel banale, con Mango, LEI VERRA’.   Fred Buongusto esce dalle sue atmosfere romantiche per pochi intimi per CANTARE finalmente per tutti. Ha l’aria del padre nobile in visita di piacere. Più decisa e grintosa la Fiordaliso che propone FATTI MIEI. Ma la cantante di Piacenza qui è proprio di casa. Più delicata, ma è la prima volta, Rossana Casale. Ma i suoi BRIVIDI sono autentici. Loretta Goggi, senza i timori della gara, l’ansia dell’interpretazione, ha soltanto la preoccupazione di evitare papere. Le classiche papere delle presentatrici. Ci riesce, ma non riesce a non perdere d’occhio per un attimo il suo implacabile sorriso che pare fissato come lo scotch. Determinante per la buona riuscita di questo Festival è stato il ritorno del canto dal vivo in diretta. In diretta con gli Stadio, un gruppo di validissimi musicisti emiliani, già con Dalla, qui con un brano firmato da loro e da un certo Carboni che come Luca sfonderà qualche anno dopo. A rappresentare un po’ di Napoli, ma soprattutto sé stesso come fenomeno di un certo cinema, arriva Nino D’Angelo. Un biondino tutto tenerezza e melodie paternopee.  Meno tenero, meno napoletano perché milanesissimo è Enrico Ruggeri che mette determinazione con RIEN VA PLUS.  Scialpi fa un po’ lo straniero con NO EAST NO WEST, mentre Sergio Endrigo continua a fare sé stesso con CANZONE ITALIANA.  C’erano in gara ben otto femminucce e su tutte l’ha spuntata Marcella. Classe, eleganza, stile e sobrietà. Non deve trarre in inganno SENZA UN BRICIOLO DI TESTA scritta con il fratello Gianni Bella. E’ loro il terzo posto. Ancora una gentilezza della Rettore: “che cosa volete con questa Bertè. In altezza vinco io.”. Eros Ramazzotti a 23 anni scarsi trionfa. Adesso lui!  Dopo avere fatto per anni l’arcigno fustigatore di canzonette c’è cascato anche Renzo Arbore che si giustifica così: “la mia canzone è solo un gioco”. Eh, bravo Renzo, hai suonato tutti con il tuo CLARINETTO. La più scatenata è Donatella Rettore che sparla a ruota libera di tutti. “Visto che quest’anno cantano dal vivo la Bertè è stata la prima stonatura di un festival che si preannuncia ventriloquo”.  E, a Toto Cutugno, che sta spiegando la sua ennesima partecipazione: “zitto, falso Celentano!”.   Loredana Bertè giustifica così la sua protesi materna: “ho voluto rappresentare la donna nel suo momento più sublime, quando cioè aspetta un figlio. A questo modo ho voluto aiutare a modo mio le donne del Festival. Credo che questo atteggiamento sia molto più femminile che far vedere cosce e glutei”. Maurizio Costanzo con la sua pancia prende le distanze dalla manifestazione: “non sono mai andato al Festival e clima che si respira intorno alla gara canora”.

1987

Peccato che nella Nazionale Cantanti ricoprono ruoli tali da non poterli schierare a tridente. Ma il trio si fa comunque onore e mi da la possibilità di realizzare un bel video originale che rende alla perfezione lo spirito della canzone SI PUO’ DARE DI PIU’.  SUPERCLASSIFICA SHOW riesce ad organizzare una partita di calcio della suddetta Nazionale contro la Sanremese. La riprendiamo usando come colonna sonora SI PUO’ DARE DI PIU’. Migliore in campo il terzinaccio Morandi, il centrocampista Tozzi e l’attaccante Ruggeri. Al termine della partita non si regge più in peidi nessuno. Hanno dato tutto, tutti al Festival. Toto Cutugno per spuntarla ha messo in palio persino i FIGLI. Albano e Romina Power sono ricorsi alla nostraliga (per giunta CANAGLIA), i Ricchi e Poveri per non correre rischi si sono affidati ad una CANZONE D’AMORE.  Rossana Casale lascia la semplicità dell’anno scorso e oltre che al DESTINO si lascia andare a boccoli rococò, sopracciglia chicchirichì, e pare una bambola della Chicco. QUELLO CHE LE DONNE NON DICONO riesce a farlo dire Enrico Ruggeri, e bene, a Fiorella Mannoia. Fra le nuove proposte si impone Michele Zarrillo. Gran Festival con assenze gravi: non c’è più Gianni Ravera, il grande patron amico-nemico di Claudio Villa che sceglie l’ultima serata per uscire dalla scena della vita. Ha scelto la serata finale e un applauso infinito è per lui. Morto un Re… non se ne fa un altro, mancherà per sempre.  Al Teatro Ariston si aggiunge la struttura del Palarock, 1000 posti per fare esibire gli stranieri.  Tina Turner, Paul Young, Frankie Goes To Hollywood e gli Erasure non si vedono. La prevendita della prima serata non raggiunge i 150 biglietti. C’è una grana: si chiama Adriano Celentano che è stato invitato fuori gara con 70 bambini per cantare una canzone sulla pace, ma scoppia la guerra dell’Afi, che diffida il molleggiato dall’intervenire. Adriano sdrammatizza con una bella risata via telefono. Pippo nel presentare i cantanti dimentica il nome di Tiziana Casale che scoppia in lacrime, allora c’è!   Il più fuori dalle righe è Sergio Caputo che scrive e canta IL GARIBALDI INNAMORATO. Quello che rientra di più nel giro è Fausto Leali grazie al brano IO AMO che risulterà uno dei dischi più venduti. Peppino Di Capri non perde quella sua aria di vacanziere fisso di lusso ed interpreta IL SOGNATORE A OCCHI CHIUSI.  Patty Pravo, coautrice di sé stessa, è decisamente PIGRAMENTE SIGNORA.  Lena Biolcati, tutta voce e sempre sotto l’ala dei Pooh, e più precisamente di Stefano D’Orazio, declama VITA MIA.  Il terzo giorno si apre con un incidente: Baudo ha previsto per la serata un incontro-dibattito con artisti e giornalisti e annuncia che sono esclusi i quotidiani sportivi e quelli di partito. Alla fine il caso rientra… sportivamente. Eduardo De Crescenzo ci fa sentire L’ODORE DEL MARE, debutta un altro napoletano dal cuore tenero ma dalla R dura, Nino Buonocore, e la ROSANNA del titolo è sua moglie. Gianni Bella serve sua sorella Marcella con TANTI AUGURI, una canzone per tante occasioni… che sfugge a quella del Festival.  Quest’anno Luca Barbarossa ha lasciato a casa la sua Roma tutto preso da COME DENRO UN FLM.  Sensibile poeta in musica, Mario Castelnuovo ci riprova con MADONNA DI VENERE, ma continuano a chiamarlo Nino!  Qualcuno confessa a Pippo Gambalunga di non credere più a Sanremo e lui risponde: “non crede più a Sanremo, cosa le posso dire? Si affidi a San Pelagio!”.  L’armosfera del Festival della città dei fiori contagia anche Withmey Houston. La grande interprete americana fa il bis a richiesta del presentatore e poi dichiara: “il Festival di Sanremo è un posto dove c’è tanta gente, tanta musica, e un clima elettrizzante” meno male che se ne è accorta.   Gianni Monadi commenta così il trio Morandi-Tozzi-Ruggeri: “io sono il nonno, più anziano, quello che le ha provate proprio tutte. Enrico Ruggeri è l’intellettuale. E Umberto Tozzi è la rappresentazione della simpatia e dell’istinto”.  Albano e Romina Power si giudicano così: “solo il nostro sangue freddo ci ha permesso di cantare pochi secondi dopo il tragico annuncio dell’improvvisa morte di Claudio Villa”.

1988

Per me questo Festival è il Festival del rischio. Non perché sia stato disapprovato dal pubblico ma perché sono costretto a farlo fischiettare dai protagonisti per SUPERCLASSIFICA SHOW. Una vertenza fra l’Afi e le emittenti della Fininvest impediva ai cantanti di eseguire a voce qualsiasi canzone. E allora? Ecco il fischio. “Ma che idea – mi confidano i Denoto fischiettandomi MA CHE IDEA.  Bene gli altri, in difficoltà le donne, tranne al Fiordaliso, impacciato Peppino Di Capri, come si fa a fischiettare NUN CHIAGNERE.  Batte tutti Tullio De Piscopo. Il suo ANDAMENTO LENTO sarà anche il motivo più fischiettato dell’anno. Flavia Fortunato per la quarta volta consecutiva timbra il cartellino di Sanremo ma neanche con UNA BELLA CANZONE firmata dal bravissimo Mario La vezzi riesce a far breccia. Ci riesce Luca Barbarossa che piazza L’AMORE RUBATO al terzo posto e riceve un telegramma firmato Dario Fo e Franca Rame con questo breve messaggio: “bravo, grazie da almeno un milione di donne. Buona fortuna”.   Come l’anno scorso Marcella è stata prima fra le donne con DOPO LA TEMPESTA e Fiorella Mannoia ha vinto il premio della critica. Ma diamo un po’ di numeri: la canzone vincitrice ha totalizzato 7.237.344 voti, quasi due milioni di preferenze in più rispetto a SI PUO’ DARE DI PIU’, logico: hanno detto di più!  Un piccolo guaio, un dissapore, una divergenza per creare dibattiti, polemiche e chiacchiere ci vuole: quest’anno tocca ad Arbore. A Renzo e alla sua banda l’organizzazione ha dovuto rifiutare la presenza. A questo rifiuto l’Afi ha risposto che non è prevista la presenza di cantanti italiani in qualità di ospiti per tutelare coloro che vi partecipano in gara.  Del resto lo scorso anno era successa la stessa cosa per Adriano Celentano. Un polverone dialettico o solleva il pericoloso Beppe Grillo. Sventola il suo contratto di 350 milioni lordi, lo sparlante ha sibilato: “ci sono un sacco di clausole, con penali da pagare. Ecco, per esempio, se mi scappasse che i socialisti rubano avrei una penale di 3000 lire. Perché così poco. Perché, cari politici, non ci interessate più”.  Non è mancata la farsa allestita con il PROCESSO AL FESTIVAL, affidato ad Aldo Biscardi, quello del PROCESSO DEL LUNEDI’.  I cantanti sono gli imputati e i giornalisti gli accusatori. Fra di loro una giuria composta dal Ministro del Turismo e dello Spettacolo Franco Carraro e quattro direttori di settimanali che rimangono per tutta la trasmissione zitti come statue. Biscardi e il presidente, Sandro Paternostro è l’avvocato difensore.  Francesco Nuti abbandona il palco, rimane il dubbio perché abbia partecipato non tanto al Processo quanto al Festival con SARA’ PER TE, perché?  I titoli delle canzoni a volte aiutano, altri sono pericolosi.  Prendiamo il caso di Alan Sorrenti da anni fuori dal giro che rientra con COME UN MIRACOLO. Il miracolo rimane nel titolo. Nemmeno una R nel titolo di Nino Buonocore e così la sua R dura si riposa. Paola Turci per il secondo anno consecutivo vince fra le Nuove Proposte. Assolutamente non scaramantico è Massimo Ranieri che accetta una mia intervista come vincitore del 38° Festival qualche ora prima della finale. Per una napoletano è il massimo…  E Ranieri lo è!  Rosalino Cellammare che già come Ron aveva partecipato al Festival da bambino ricompare con IL MONDO AVRA’ UNA GRANDE ANIMA, come il Festival che riaccoglie i Ricchi e Poveri e Fausto Leali con MI MANCHI…  Manca il successo del 1987 Massimo Ranieri ammette: “a un certo punto ho perso la dimensione dello spazio e del tempo e ho addirittura dimenticato alcune parole della canzone”. PERDERE L’AMORE… perdere la memoria.   Raffaele Riefoli, in arte Raf, che al Festival ci aveva messo lo zampino come autore di SI PUO’ DARE DI PIU’, debutta come interprete di INEVITABILE FOLLIA e confessa: “dietro le quinte mi sembrava di avere le scarpe inchiodate al pavimento”.  Mino Reitano, eroe d’Italia, coglie l’ironia che lo circonda: “sono la nuova vittima di voi giornalisti” ha anticipato Forza Italia. Lo spettatore Pippo Baudo dichiara: “ho guardato il Festival con serenità e distacco. L’inizio di Grillo mi è piaciuto e non mi ha affatto offeso” (aprì la serata urlando: “Pippo Baudo che apre la 38° edizione del Festival – poi, più forte – ve lo meritereste!”. Invece noi ci saremmo meritati Miguel Bosè e Gabriella Carlucci. “Nessuna bella canzone. Ranieri salva la sua con l’interpretazione” dice Domenico Modugno.  

1989


Dopo aver conosciuto il suo piazzamento (quarto posto) Riccardo Fogli si è domandato A CHE SERVONO GLI DEI?  Non perde la sua aria sognante di gentiluomo di passaggio Fred Buongusto, infatti canta SCUSA. Più che una macchina c’è da spostare un comico, Francesco Salvi, che si piazza felicemente ad ogni crocevia di Sanremo sempre più supergasato. Si parla assai bene dei cantanti, meno bene del contorno. Per bontà d’animo fingo un po’ di amnesia e lascio al lettore lo sforzo del lettore uno sforzo di memoria per ricordare i nomi dei famigerati (ma teneri) figli di papà coinvolti nella presentazione. Gli adulti come Edwige Fenech, titolare della cerimonia, butta-dentro-cantante, si sono sentiti beccare direttamente dalla platea dell’Ariston. Fauso Leali ed Anna Oxa come coppia si sono formati esclusivamente per l’abbisogna. Vinto il Festival finita la coppia. Lor signori al Totip hanno totalizzato 5.851.574 voti, circa un milione e mezzo in meno di Massimo Ranieri con PERDERE L’AMORE. Peggio perdere quel milione e mezzo perché nel 1990 è stata abolita la votazione via Totip.  Gigliola Cinguetti non resiste al fascino di questa manifestazione e ritorna non solo per salutare: CIAO è il suo messaggio cantato. Molto attenzione al brano di Enzo Jannacci. Ed è quello che vuole il funambolico cantautore medico, SE ME LO DICEVI PRIMA è una splendida denuncia in carta… pentagrammata. Tanto per semplificare le cose quest’anno arrivano categorie che diversificano le partecipazioni.  Ci sono i Nuovi e gli Emergenti. L’emozionata Paola Turci trionfa fra gli Emergenti, mentre fra i Nuovi si impone Mietta, bellissima!  La legione straniere è ben schierata.  Il nuovo è rappresentato dall’israeliano Afra Haza che ha fatto il militare a Tel Aviv.  L’uomo in jeans, anzi quello che li porta in lavanderia e rimane in mutande, Nik Kamen, fa sfracelli di ragazzini. Elton John con le ragazzine c’entra meno ma è grande. Il grandissimo Ray Charles è una bella scoperta, Dee Dee Bridgwater viene a fare le prove ufficiali per vincere poi il Festival con i Pooh.  E le polemiche? Non sono mancate, sono le spezie della manifestazione. Primi fornitori il trio Marchesini-Solenghi-Lopez, con una scenetta che il mondo cattolico giudica blasfema:  Solinghi si presenta a San Remo con una remo in mano e insieme ai colleghi intona una litania parafrasando brani della Bibbia e della Messa. Di Grillo abbiamo già ricordato un momento saliente. Di Gigi Sabani a Sanremo pochi si ricorderanno anche se come big in gara ha interpretato LA FINE DEL MONDO.  Più fissi del Casinò a Sanremo non possono mancare i Ricchi e Poveri che, serviti dagli autori di Eros Ramazzotti (Cogliati-Cassano) interpretano CHI VOGLIO SEI TU.  Fa colore e simpatia Marisa Laurito. IL BABA’ E’ UNA COSA SERIA non è preso seriamente. Anche Peppino Di Capri non scherza con le sue partecipazioni. Quest’anno propone IL MIO PIANOFORTE. Più tranquillo arriva, a 70 anni suonati, Renato Carosone, con NA’ CANZUNCELLA DOCE DOCE.  Dopo il suo exploit un po’ coraggioso Sergio Caputo (che aveva dissacrato Garibaldi) ritorna ma sembra costruito, RIFARSI UNA VITA.  L’OSSERVATORE ROMANO non si lascia sfuggire una pesante stigmatizzazione del Trio: “la loro comicità è stata becera, stupida e triviale”.  Timido, riservato, preoccupato di farlo apparire, Eduardo De Crescenzo e il gentilissimo, ma non si scrolla di dosso il successo di ANCORA, anche se sarebbero in molti a volersi incontrare con una hit di quel calibro.  Non è il caso di Tullio De Piscopo che rimpiazza ANDAMENTO LENTO con E ALLORA ALLORA.  Ne abbiamo dette veramente tante, ma ci siamo divertiti altrettanto e qualcosa di più. Sto ricordando l’ideuzza che ha tenuto in piedi la puntata speciale di SUPERCLASSIFICA SHOW sul Festival di Sanremo numero 39, il primo organizzato da Adriano Aragagozzini. Il sottoscritto e Francesco Salvi a commentare le immagini in diretta che escono da due televisori. Immagini di canzoni, di presentatori, di comici. Entrano in scena Anna Oxa e Fausto Leali e sul verso del titolo TI LASCERO’… per forza, gli arriva appena all’ombelico!  E’ il turno di Toto Cutugno con LE MAMME, senza cuore sto’ Toto, lascia a casa i FIGLI dell’anno scorso per portare al Festival LE MAMME. Ma passiamo agli altri: al Trio chiedono quanto li pagano: “pochissimo, più o meno l’Iva di Grillo!”.  Toto Cutugno afferma: “la musica italiana non si porta al successo con voi giornalisti, che a tutti i costi cercate di massacrare noi artisti”.  Mia Martini molto complimentata dice: “dicono che le mucche ascoltando le mie canzoni fanno molto più latte”.