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Gipo Farassino

Gipo Farassino nel 1976 nell’ambito del ciclo di sceneggiati Rai ROMANZO POPOLARE ITALIANO interpretò l’episodio GLI AMMONITORI tratto dal romanzo di Giovanni Cena,   Nella seconda metà degli anni ’70 si esibì spesso a TeleCupole, emittente presso la quale è tornato ad esibirsi lasciata l’attività politica. 

Giuseppe Farassino, in arte Gipo Farassino, nasce a Torino il 11 marzo 1934, figlio del sassofonista Alessandro Farassino, passa l'infanzia in via Cuneo 6, nelle vicinanze di Porta Pila (indirizzo ricordato anche in una sua celebre canzone recitata: «El 6 ed via Coni, l'e' na ca veja / che gnanca na volta l'era nen bela...»), cresce nel popolare quartiere Barriera di Milano, compiuti gli studi di ragioneria, inizia a suonare la chitarra ed il contrabbasso esibendosi con complessi in night club, dieci anni consecutivi qui conosce sua moglie, entrambi sono nel coro di Nilla Pizzi, poi nelle balere e nei teatri di varietà del Piemonte. Propone alcune canzoni di sua composizione e brani della tradizione recuperati e riarrangiati. Il debutto discografico, dopo alcuni 45 giri a livello locale (in cui usa lo pseudonimo di Tony D'Angelo prima, e poi il suo nome di battesimo, Giuseppe), avviene con un 33 giri pubblicato alla fine del 1960 in collaborazione con un altro cantante folk piemontese, Riz Samaritano.   Giuanin 'd Porta Pila, accreditato come terzo cantautore è, in realtà, un nom de plume dello stesso Farassino. Il disco, una raccolta di canzoni popolari in piemontese, si intitola Le cansôn ëd Pòrta Pila, ed è diviso tra i due artisti. È pubblicato da una casa discografica milanese, la IPM, come i due successivi con lo stesso titolo, di cui il terzo è il primo pubblicato con il nome Gipo. La prima grande affermazione è al Teatro Carignano di Torino dove si esibisce al fianco di Erminio Macario. Dopo varie tournèe all’estero si stabilisce a Milano dove inizia l’attività di cabarettista e di cantautore esibendosi al Derby. Fa la gavetta, come si faceva una volta, e tanta fame, prima di arrivare al successo non solo con le canzoni, ma anche con gli spettacoli teatrali, in quel teatro piemontese che lo avrebbe visto mattatore amatissimo dal pubblico. Prende poi il nome di Gipo Farassino inizia a cantare e a raccontare l'anima delle periferie, la vita e le difficoltà della gente comune, i travet, ovvero gli impiegati e i lavoratori più umili. I suoi brani sono la voce dell'anima più profonda di Torino, quella delle periferie, che oggi vengono chiamate "Banlieu", ma che a Torino, sono sempre state le "barriere": e da una periferia, è venuto Gipo, precisamente dalla barriera di Milano, quartiere operaio torinese, fatto di case di ringhiera e di una povertà profonda, ma sempre piena di orgoglio e dignità. Dopo essersi trasferito per alcuni anni in Medio Oriente come orchestrale, torna in Italia e per qualche tempo si esibisce a Milano, al Derby Club, dove propone monologhi, canzoni di sua composizione e traduzioni di George Brassens: in breve tempo ottiene un contratto con la Fonit Cetra (che in quegli anni ha ancora la sua sede a Torino, in via Bertola 34).

A metà degli anni ’60 Gipo Farassino inizia ad avere successo come cantautore, componendo successi sul genere di Georges Brassens, pubblica il suo primo album, Le cansonn dr Porta Pila, ed inizia una carriera a livello nazionale. Nel 1966 esce l’album Auguri, cui seguono Avere un amico (1967), Due soldi di coraggio (1969), Gipo a so Turin (1970). La svolta la ebbe sul finire degli anni Sessanta, quando con il contributo di un paroliere del calibro di Leo Chiosso, quello di Fred Buscaglione, e di un giornalista di razza quale era Piero Novelli, Gipo cominciò a uscire dall’anonimato. Escono i primi album, con le canzoni scritte e musicate da lui: storie di periferie, soprattutto la Barriera di Milano, e di bulli di quartiere, di osterie e di povera gente, di amori e di "ciucche", di umanità picaresca e pittoresca. Nel 1968, incide un 45 giri, Serenata a Margherita, il cui retro, Quando capirai, rimarrà inedito su LP; verrà però reinciso nel 1971 da Donatella Moretti nel suo bel disco Storia di storie, in cui omaggia i più grandi cantautori italiani. A questo periodo risale la nascita della sua amicizia con Fabrizio De André: sono gli anni in cui Farassino è vicino al Partito Comunista (in seguito abbandonerà queste posizioni politiche), ma quello che accomuna i due artisti è l'attenzione verso gli ultimi e i poveri, per cui il Sangone (fiume nei pressi di Torino) diventa l'unico mare che possono permettersi; emblematica a questo proposito è la canzone Maria dij gat, storia di una "gattara" che «a stërma sò bon cheur ant ij pachèt», che porta il cappotto pure d'estate, parla da sola, e per i gatti del suo quartiere è come Babbo Natale.

Fra la fine degli anni '60 e l'inizio degli anni '70 Gipo Farassino è all'apice della popolarità: TV SORRISI E CANZONI gli dedica una copertina ed un ampio servizio, il suo nome comincia a circolare fuori del Piemonte.  Farassino arriva secondo a Un Disco per l'Estate con Non devi piangere Maria, indi vince il Festival di Lugano con La mia città.  Parallelamente all’attività di cantante Farassino porta avanti il suo interesse per il cabaret e la recitazione, viene scritturato da Macario ed ottiene un grande successo con alcuni vaudeville al Teatro Stabile di Torino. Farassino partecipa a numerose trasmissioni radiofoniche e televisive e produce diversi dischi. Tra i suoi brani più noti e amati «Matilde Pellissero», «L 6 ´d via Cuni», «Sangon Blues», «Montagne dal Me Piemont», «Cor nen va pian», e Serenata ciocatona. L'album Avere un amico è uno dei suoi dischi migliori, che racchiude alcune canzoni in italiano La mia città, efficace descrizione di Torino e dei suoi abitanti («Un mare di fredde ciminiere,/un fiume di soldatini blu,/un cielo scordato dalle fiabe,/un sole che non ti scalda mai./Questa mia città ti fa sentir nessuno,/ti strozza il canto in gola,/ti spinge ad andar via./Questa mia città che spegne le risate,/che sfugge a tanta gente,/resta la mia città»), Il bar del mio rione, a cui si affiancano, comunque, canzoni in piemontese come 'L tolè 'd Civass e Porta Pila, sulla musica di La Boheme di Charles Aznavour; il disco ottiene un buon successo, soprattutto di critica, bissato dal successivo, Due soldi di coraggio, forse il suo album più riuscito. In questo disco, oltre alla title track (che nel 1969 parteciperà alla manifestazione Un disco per l'Europa che si tiene a Lugano), sono da ricordare Non puoi capire, Remo la barca (pubblicata precedentemente su 45 giri, ballata su un suicida nello stile di De André), e Ballata per un eroe, uno dei brani antimilitaristi più efficaci della canzone d'autore italiana, di cui sono da ricordare i versi «Andrò a ingrossare la nutrita schiera/di quelli che aggrappati a una bandiera/son morti bestemmiando di paura/ad occhi chiusi in una notte scura» (ma è tutto il testo ad essere significativo), con cui nel 1970 Farassino parteciperà al Cantagiro, suscitando anche interrogazioni parlamentari in merito al testo "disfattista". Nel 1970 la sua canzone Senza frontiere viene respinta al Festival di Sanremo: il testo è fortemente critico verso la guerra nel Vietnam e la guerra in Biafra, e quindi viene ritenuto non adatto al pubblico televisivo che segue la manifestazione. Sempre nel 1970 partecipa alla Mostra Internazionale di Musica Leggera con la canzone Quando lei arriverà: pubblicata su 45 giri (sul retro Ho ritrovato Dio) rimarrà inedita su lp.

Nel 1970 incide con i New Trolls il long playing Annalisa, sempre nel 1970 fonda con il regista Massimo Scaglione una propria compagnia teatrale il cui repertorio è volto alla valorizzazione della cultura piemontese (da Le Miserie di Monsiù Travet a I fastidi d’un grand om). Autore di canzoni cantate in lingua piemontese, ha anche scritto molte canzoni in lingua italiana, spesso venate di ironica e struggente malinconia e con musiche a volte legate alla tradizione francese, degne di figurare tra le migliori canzoni d'autore italiane (ricordiamo Avere un amico, Remo la barca o Ballata per un eroe).

Nel repertorio in piemontese si è spesso avvicinato al cabaret e all'umorismo: nei suoi anni migliori, con le sue canzoni, ha cantato le miserie e le nobiltà della gente comune, le tribolazioni dei "travet" torinesi e gli amori beffardi o infelici da consumarsi nell'atmosfera parigina e profondamente francese del capoluogo piemontese. Spesso Gipo ha inoltre portato alla ribalta composizioni di grandi poeti piemontesi come Nino Costa e Angelo Brofferio e la sua carriera vanta anche una prolifica attività come attore di prosa teatrale, sempre in lingua piemontese, iniziata nel 1970 con la compagnia fondata insieme a Massimo Scaglione. Si cimenta come autore di prosa e scrive L’ultimo Cesare, Un bagno per Virginio, Turin bella cheur.  Negli anni Settanta si diede all’attività di attore cinematografico recitando in tre pellicole: «Uccidere in silenzio» di Giuseppe Rolando un film sull'aborto, con Gino Cervi, Ottavia Piccolo e Sylva Koscina (1972), «La bottega del caffè» tratto dall'omonima commedia di Carlo Goldoni per la regia di Edmo Fenoglio con Tino Buazzelli (1973) e «Un uomo, una città» di Romolo Guerrieri con Enrico Maria Salerno, Paola Quattrini, Tino Scotti e Luciano Salce (1974). Ma è con i suoi spettacoli teatrali a riscuotere il maggiore successo e l’affetto del pubblico.

Prosegue l’attività di cantautore e gira tutta la penisola con applauditi recital e con una nutrita serie di lp dedicati al suo repertorio piemontese. Fra gli altri suoi album ricordiamo Gipo a sò Turin, Gipo a so Piemont (album doppio del 1971 n cui si possono ammirare anche le sue doti di intrattenitore, ad esempio nella celeberrima La predica), Il bogianen (1972). Nel 1972 la sua canzone  Quando qualcuno va fuori schema diventa la sigla del programma televisivo Sapere; pubblicata su 45 giri, la versione in studio rimane inedita su LP.  Prosegue intanto ad incidere 33 giri: Uomini, bestie e ragionieri (1973, con le belle Buon Dio, Noi, Il mio viaggio e una traduzione di Mon ile de France di Georges Moustaki, un album in sintonia con gli impiegati di Giorgio Gaber. Poi è la volta di La patria cita (disco di poesie in piemontese recitate da Farassino) e Guarda che bianca lun-a, in cui reinterpreta alcune canzoni di Angelo Brofferio. Nel 1972/73 svanisce una grande occasione: Giorgio Strehler inizialmente lo vuole nel ruolo di Mackie Messer nell’Opera da tre soldi, ma poi sceglie Domenico Modugno.  Farassino pubblica  Mè car Artuff (1973), La patria cita (disco di poesie dei maggiori poeti in lingua piemontesi, 1974), C’è chi vole e chi non pole grassie li stesso (1974), disco e spettacolo realizzato per la Rai insieme e Lia Scutari, sua moglie, nel quale ripropone le atmosfere tipiche degli antichi cantastorie, quindi è la volta di Guarda che bianca lun-a – Gipo canta Angelo Brofferio (1974), Mantello, stivali e coltello (1975), Recita il Gipo (doppio live 1976), Ij me amor dij vint’ani (1976). Nel 1977 esce Per la mia gente album con alcuni testi scritti in collaborazione con Giorgio Conte e Paolo Conte. Giorgio gli scrive Virginia nel bagno e  le musiche di La mia gente e Girano, quest'ultima riscuote un buon successo, anche per il testo ironico basato, sin dal titolo, su un evidente doppio senso; mentre Paolo Conte, di cui reinterpreta la divertente Per ogni cinquantennio, e scrive per lui la toccante Monticone, canzone in cui il piemontese è descritto attraverso i suoi cognomi tipici. Lo stesso Paolo Conte dichiara: "Stimo Jannacci e Gipo Farassino, complice di canson, intellettuale autoctono e caposcuola, autore e cabarettista".  Sempre nel 1977 esce Recital Gipo (doppio album live registrato al Teatro Erba di Torino), seguono Turin bei ceur (1978), N’aptit da sonador (con l’unico testo scritto in lingua piemontese da Paolo Conte, 1982), Piemonteis (1985), Canson d’amor (1988). Nel 1989 vince il premio Saint Vincent, nel 1990 presenta il lavoro Gipo recital. Gli eroi delle sue canzoni provengono dagli ambienti tipici del vivere quotidiano piemontese e parlano, così come recitano alcuni titoli de El giudizio universal, de La pubblica moral, e ancora de Le montagne del me Piemont.

Nel 1987 è fra i fondatori della Lega Piemontese (Piemont Autonomista), composto da fuoriusciti di Union Piemontèisa, partito creato da Roberto Gremmo, dal 1987 al 1996 è segretario della Lega Piemont con Mario Borghezio presidente, consigliere comunale a Torino, consigliere della Regione Piemonte dal 1990, lascia la carica di segretario della Lega Piemont nel 1996 a Domenico Comino. Nel 1989 si candida alle elezioni europee, nel 1994 al Senato nel collegio Torino sostenuto dal centro-destra, ottiene il 28,2% dei voti e viene sconfitto dal rappresentate dei progressisti Franco Debenedetti.  Subentra al Parlamento europeo nel maggio 1994, e poco dopo viene eletto, elezioni 1994, nelle liste leghiste. E' nominato vicepresidente della delegazione alla commissione parlamentare mista UE-Malta; membro della Commissione per i trasporti e il turismo, della delegazione per le relazioni con la Repubblica Ceca, la Repubblica Slovacca e la Slovenia e della Commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale; resterà in carica fino al 1999.   Per una quindicina d'anni si dedica principalmente alla politica pubblicando qualche cd con rifacimenti di vecchie canzoni e con arrangiamenti e nuovi brani interessanti, come la divertente Mamma mia che calura! e Se hai gambe cammina (contenute entrambe nel disco Ridatemi Amapola del 1998).  Sul finire degli anni ’90 lascia la politica manifestando il proprio disagio e torna sul palcoscenico, sempre accompagnato dall'attenzione e dall'affetto del pubblico. Si esibisce in teatro con Margherita Fumero negli spettacoli Achille Ciabotto medico condotto e Una sposa tira l'altra, pubblica i cd Piemonteis e Gipo Farassino 1996 (1996) e Ridatemi Amapola (1998). Nel 2000 escono Sangon blues, Al so Piemont, Me ritorn (ristampa di vecchissime registrazioni uscite da una casa editrice locale). Nel 2001 effettua un tour in Sudamerica dove presenta lo spettacolo Agli amici.  Con il nuovo millennio Farassino si esibisce all’Erba di Torino, il teatro che lo aveva lanciato: “ritorno al mio mestiere, visto che a differenza di tanti politici ne ho uno, non rinnego nulla, ma faccio ritorno al grande amore, per il quale non ho mai smesso di provare nostalgia”. Gli ultimi spettacoli di Farassino consistono nella rilettura di brani storici e nella presentazione di pezzi recenti. Nella stagione 2002/2003 Farassino è in scena al Teatro Alfieri di Torino con un recital di canzoni e monologhi che coprono il suo vasto repertorio dalla musica blues al folck, passando per lo swing, fino al jazz, attraverso le tappe più significative della sua carriera.  Dal 2004 al 2005 è assessore regionale dell'identità piemontese nella giunta di Enzo Ghigo.  Nell'ottobre 2005 perde in un incidente stradale la figlia Caterina di 27 anni fotografa molto nota in città, specialmente nell'ambiente musicale (aveva lavorato, tra gli altri, con i Subsonica e gli Africa Unite). Alla figlia prematuramente scomparsa Farassino dedica una fondazione che porta il suo nome.  Farassino decide, in ogni caso, di ritornare allo spettacolo, e presenta il recital farassino@torino.acapo, realizzato in collaborazione con il Folkclub di Torino e con la regia di Franco Lucà.  Nel 2007 pubblica il romanzo VIAGGIATORI PAGANTI per i tipi della Piemme, storia di un ragazzo, Matteo Monti detto "Teo" che, nella Torino degli anni cinquanta, decide di guadagnarsi da vivere con la musica.  Nell'ottobre 2008 partecipa per la prima volta nella sua carriera al Premio Tenco. Dopo avere vissuto a Milano, a Parigi e, naturalmente, a Torino, negli ultimi anni ha quale dimora fissa il Monferrato.

Nel 2010 aveva presentato per lo Stabile Torinese lo spettacolo Stasseira per la regia di Massimo Scaglione nel quale ripercorre tutta la sua carriera musicale e teatrale, la storia di  Torino dal 1945, dall'arrivo degli americani al nuovo millennio: cinquant’anni di storia urbana dal sogno americano alla grande immigrazione, dalla fabbrica al bar, senza negarsi la memoria dell’avanspettacolo e del varietà. Cinquant’anni cruciali, sul cui crinale scivolano le canzoni che tutti in definitiva aspettano e che fanno piazza pulita di siparietti e sketch. Intervistato da Alessandra Comazzi per La Stampa, Farassino precisava che lo spettacolo era già previsto da mesi, nulla a che vedere con l'elezione la recente elezioni di Cota alla presidenza della Regione Piemonte. Ancora una volta la sinistra con i suoi lacchè (scribacchini di regime, non giornalisti) imputava infatti al Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo e ai "traditori" come Farassino, le cause della sconfitta non accorgendosi di quel che aveva fatto per cinque, ad esempio in materia di istruzione nominare un inetto politicante che dopo avere lavorato un paio di mesi in una cooperativa aveva sempre vissuto di politica non sapendo nulla di scuola e formazione professionale... Farassino, ormai lontano dalla politica, dopo avere precisato che la preparazione di Stasseira era in cantiere da mesi, così commentava l'elezione di Roberto Cota: "l'ho conosciuto quando era ancora un ragazzo, li ho visti passare tutti come segretario politico...

Gipo Farassino era attento alle novità, negli ultimi tempi si faceva accompagnare nei suoi concerti da  giovani e talentuosi musicisti della scena torinese. S’era anche scoperto una vocazione di scrittore, prima collaborando con “TorinoSette” con affettuosi racconti della vita di barriera, e in ultimo pubblicando il bel libro “Viaggiatori paganti”. Nel corso della sua carriera ha inciso, comprese le compilation, circa 40 album.

Da tempo ammalato, dopo la prematura scomparsa della moglie Liliana e della figlia Caterina, non si è mai arreso alla malattia che lo stava lacerando da tempo. Fino all’ultimo ha pensato al prossimo spettacolo che lo stava aspettando, ormai come da tradizione, al Teatro Alfieri, perché in palcoscenico, come sempre, Gipo sarebbe ritornato il Gipo di sempre: con la sua voce inconfondibile, fra Yves Montand e Georges Brassens, e nostalgico, ironico, commosso e sferzante, ammaliante.

Da tempo ammalato, sofferente per la perdita della moglie e della figlia Caterina, assistito dalla figlia Valentina, Gipo Farassino è morto a Torino la mattina del'11 dicembre 2013. "Una perdita gravissima. Un grande uomo, un amico, un maestro, un vero simbolo del Piemonte, al di là di quelle che sono le parti politiche»: così il presidente della Regione Piemonte, Roberto Cota, ha espresso il suo cordoglio per la scomparsa di Farassino. «Mi stringo al dolore della figlia Valentina e a tutti i piemontesi che vedevano in lui un punto di riferimento» ha aggiunto Cota.   Inviso dalla sinistra più schifosa, falsa, opportunista e fallimentare del mondo, quella italiana, che l'ha messo al bando dopo la sua scelta autonomista ed ha taciuto la notizia della sua morte, invece anche la sua scelta autonomista merita rispetto come il suo ultimo ritorno alla musica (memorabile l'esibizione con lo Stabile Torinese e con i fratelli Righeira) un ultimo applauso.
I funerali di Gipo Farassini si sono svolti venerdì 13 dicembre 2013 al Teatro Carignano di Torino, sul feretro, oltre alle rose rosse, le bandiere della Juve e della Regione Piemonte, funerale laico e successiva cremazione, Gipo Farassino viene sepolto nel piccolo cimitero collinare di Pino Torinese accanto alla moglie Liea e alla figlia Caterina, prematuramente scomparsa.