HOMENEWSTVRADIOMUSICChi siamo

GIOVANNI D'ANZI

Giovanni D’Anzi nacque a Milano l’1 gennaio 1906, da genitori meridionali. Il padre Antonio si era infatti trasferito a Milano, faceva l’oste in un sobborgo di Greco, dove gestiva il locale Birra Italia. In casa D’Anzi una volta alla settimana arrivava un insegnante di pianoforte cieco che impartiva lezioni a Maria, sorella di Giovanni, detto Giovannino. Giovannino assisteva alle lezioni e con un dito strimpellava a sua volta, il maestro intuì che il “geniaccio” della famiglia era lui, lo affiancò a Maria e ne rimase entusiasta, a dieci anni il ragazzo, fra lo stupore dei parenti, suonava già. Rimasto orfano a soli 13 anni Giovanni D’Anzi iniziò a lavorare come pianista guadagnandosi da vivere accompagnando la proiezione di film muti e i passi degli allievi di una scuola di ballo.  Iniziò a frequentare i teatri varietà e ad avere i primi incarichi, nel 1926 incontrò la soubretta Lydia Johnson, all’epoca molto nota, e scrisse per lei Charlestonmania, il suo primo pezzo pubblicato.  Giovanni, che a dispetto della mole resta Giovannino, esordì giovanissimo come pianista di tabarin al al Trianon, locale preferito dai nottambuli milanesi.

Per qualche anno lasciò la sua Milano ed accetto di andare in giro per il mondo come direttore dell’orchestra che accompagnava la soubrette.  Tenta la fortuna in Francia e le cose gli vanno ottimamente: scandalizza il pubblico benpensante dirigendo senza bacchetta: non lo aveva mai fatto nessuno. Nel 1927-28 diresse a Parigi l’orchestra del Concert Mayol, dal 1930 al 1932 diresse a Roma l’orchestra della compagnia Berardi-Bruno.  Nel 1932 tornò a Milano dove venne scritturato dalla casa editrice Curci come autore di canzoni; nel 1934 incontra Alfredo Bracchi, con il quale darà vita ad uno dei più famosi binomi del mondo della canzone, diventa il pianista e chef concerto de Le pavillon dorè, locale gestito da Bracchi. E’ del 1935 il successo di Non dimenticar le mie parole, due anni dopo è la volta di Madonnina, che inaugurava un genere del tutto particolare, quello della moderna canzone milanese d’autore.  Per anni quella fra D’Anzi e il paroliere Alfredo Bracchi sarà l’accoppiata che si identificherà con questo tipo di canzone, molti saranno i successi in dialetto milanese, fra i quali: Lassa pur (che el mond el disa), Nostalgia de Milan, I tosan de Milan, Mariolina de Porta Romana, Me senti milanes, El Biscella de Porta Cines, El Gagà del Motta, El perruccher de dona, La man morta, I tosan de Milan, e La patita de Monte Napo.  La popolarità di D’Anzi va oltre i confini di Milano, presto assurge a fama nazionale, le sue canzoni, milanesi o in lingua che siano, sono fra le più belle dell’epoca, e ancora oggi fra le più godibili.  Come quasi tutta la migliore produzione italiana del tempo, anch’essa risente l’influenza della grande canzone americana, senza per questo rinunciare ad un tocca personale finissimo. Influenzato infatti dalla grande musica americana degli anni ’30 (Gershwin, Berlin, Carmichel) fu uno degli autori più eleganti e innovativi del periodo.

Con Alfredo Bracchi scrisse i suoi pezzi più fortunati come il tango Nostalgia de Milan, ma la canzone che lo rese famoso come compositore fu O mia bela Madonina, del 1935, che cinque anni dopo i lombardi richiamati alle armi avrebbero cantato sui vari fronti di guerra.

Fu Giovanni D’Anzi col suo fiuto a lanciare nel 1939 il milanese Alberto Rabagliati, che diventerà il “re del sincopato”.  Altra cantante preferita da D’Anzi fu Maria Pia Arcangeli, che lanciò dai microfoni dell’Eiar la celebre La gagarella del Biffi Scala nella trasmissione della domenica Ciciarem on cicinin con Lialiana Feldman, Evelina Sironi, Fausto Tommei.    Giovanni D’Anzi compose, oltre che con Bracchi, anche con Marcello Marchesi e con il napoletano Michele Galdieri (Mattinata fiorentina, Tu non mi lascerai e Ma l’amore no). D’Anzi compose anche per la rivista: celeberrime le sue musiche per Oilalà di Marchesi, interpretata dalla coppia Carlo Dapporto e Marisa Maresca, e per Che succede a Capo Cabana?, il più grande successo della coppia Osiris-Dapporto.

Nel dopoguerra D’Anzi scrive le musiche de L’isola delle sirene, di Se ti lascio Lola, rivista con Marisa Maresca e Walter Chiari, alla sua prima importante prova.  Nel 1948 D’Anzi compone le musiche di Simpatia di Marcello Marchesi, sempre con Walter Chiari e Marisa Maresca, nel 1949 quelle per Paradiso per tutti di Bracchi e Gelich, con Ugo Tognazzi e Lauretta Masiero.

Ai tempi di Bartali e Coppi cura le musiche della famosissima trasmissione radiofonica di Garinei e Giovannini, legata al giro d’Italia,  Il Giringiro. D’Anzi scrisse anche molte musiche per film, dall’avvento del sonoro agli anni ’50, successivamente si trasformò in editore musicale: ciò gli consentì di diventare uno dei promotori della canzone lombarda, organizzando vari festival milanesi e il festival della canzone meneghina.  Nel 1953 si afferma come autore al festival di Sanremo con Viale d’autunno cantata da Carla Boni.  Nella seconda metà degli anni ’50 D’Anzi tenne a battesimo diversi cantanti di musica leggera, è lui, nel 1956, a far esordire il ventenne Jonny Dorelli, nato a Meda.  Negli anni ’60 D’Anzi scopre un altro autore milanese, Memo Remigi, che spopola con la canzone Innamorati a Milano. Il 7 dicembre 1965 il Comune di Milano, nella persona dell’allora sindaco Pietro Bucalossi, conferì a Giovannino D’Anzi la medaglia d’oro di benemerenza civica.

Negli anni ’60 D’Anzi si trasferisce da piazza San Carlo, sopra il cinema, in Via Napo Torriani, sul finire del decennio, per essere più vicino all’amico Bracchi e al luogo di lavoro, acquista un appartamento in Via Durini, indi si dedica alla pittura: i paesaggi, i crocchi di gente, i fraticelli, hanno caratterizzato la sua passione.

Come adorava Milano, D’Anzi amava il mare, specie quello ligure, appena poteva si recava nella sua immensa e bellissima villa a Santa Margherita Ligure, gli amici si recavano da lui per il tradizionale scopone.

Gli anni ’60 segnano la definitiva affermazione del nuovo media, la televisione, D’Anzi è refrattario alle apparizioni in video, una delle sue rare apparizioni risale al 1970, quattro anni prima della morte, nello spettacolo Canta ancora, dove si esibì come cantante. Una delle ultime iniziative di D’Anzi, che aveva sempre Milano nel cuore, fu quella delle manifestazioni milanesi quali Milano canta, Meneghino e Cecca, L’Ambrogino e il Festival della canzone milanese, che per dodici anni di tenne ad Inverigo.

Non riconoscere a Giovanni D’Anzi il ruolo di “maestro delle canzone milanese” sarebbe fargli un torto, ma limitarlo solo alla canzone milanese sarebbe ugualmente limitarlo: compose infatti altri successi in lingua fra i quali ricordiamo: Tu musica divina, Guarda un po’, Grandi magazzini, Mattinata fiorentina, Ma le gambe, Bambina innamorata, Ma l’amore no, Boogie woogie, Non dimenticar le mie parole, Non sei più la mia bambina, Non partir, Ti dirò, Signorina grandi firme, Silenzioso slow (abbassa la tua radio, per favor), Ho messo il cuore nei pasticci, oltre a numerose colonne sonore di film. Nell’ambito dell’intera carriera D’Anzi compose oltre 500 canzoni e colonne sonore di film.

All’inizio degli anni ’70 Giovanni D’Anzi si era ritirato, come altri anziani milanesi, in Liguria, nella “riviera dei sciuri”,  morì ella sua villa di Santa Margherita Ligure il 13 aprile 1974, dopo avere trascorso una Pasqua serena accanto ai fedeli Alfredo e Giuliana Bracchi. La salma del maestro venne tumulata nella Cappella Pallante del Cimitero Monumentale di Milano, il consiglio comunale, presieduto dall’allora sindaco Aldo Aniasi, commemorò Giovanni D’Anzi, a cui funerali, svoltisi presso la Chiesa di Piazza San Carlo, parteciparono non soltanto esponenti del mondo dello spettacolo, ma anche molti milanesi che per anni si erano accompagnati la vita con le sue canzoni.  Persino il museo delle Cere della stazione Centrale di Milano rese omaggio al maestro: gli dedicarono una statua che lo vedeva, naturalmente, seduto al piano. Giovanni D’Anzi, coi suoi modi spontanei e sinceri, aveva il dono di piacere a tutti, ognuno lo ricordò come un uomo dolce e buono.

Oggi, a quasi trent’anni dalla sua scomparsa, credo che il suo nome dica ben poco ai giovani, che però conoscono le sue canzoni più famose come Madonnina, gli anziani invece lo ricordano, oltre che per la sua attività, anche per il suo carattere gioviale e generoso che tanto contribuì alla sua popolarità. Ben ha scritto Carlo Castellaneta sul suo Dizionario di Milano a proposito di D’Anzi: “non saprei dire fra quali altri personaggi, nati all’ombra del Duomo, possano vantare titoli di milanesità come Giovannino D’Anzi”.