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GIANLUCA VERSACE

di Massimo Emanuelli

Gianluca Versace nasce a Monfalcone, in provincia di Gorizia, l’11 febbraio 1963, dopo le scuole dell’obbligo, consegue la licenza liceale al Liceo scientifico “Michelangelo Buonarroti” di Monfalcone.  Proprio al liceo Versace inizia ad avvicinarsi al giornalismo scrivendo per il giornalino dell'istituto e pubblicando il suo primo romanzo, IL TEATRO DEGLI GNOMI. Versace si laurea in Giurisprudenza all’Università di Bologna con una tesi in diritto della navigazione sul tema “Demanio marittimo e tutela ambientale”, ed inizia il praticantato nello studio legale di suo padre.

Come arriva al mondo delle radio e delle televisioni?

Per timidezza. Daniele Damele, un caro amico, lavorava a Radio Stereo Monfalcone. Il problema era sempre il solito: le ragazze. Ero imbranato: un disastro. Allora lui, più scafato, mi consigliò: ho un’idea, cura la tua timidezza con la radioterapia. Presi paura: che roba è, tipo raggi x o che altra diavoleria? Risposta. Niente di tutto questo: solo microfono “on air”. Mi scaraventarono letteralmente in onda: parevo Fantozzi. Mi ricordo che il programma era “Miss Italia”, una classifica di musica italiana. Andava forte “La donna cannone” di De Gregori. Fu traumatico, all’inizio. Poi però la strana terapia funzionò… Radio Stereo Monalcone aveva una bella sede in Viale San Marco a Monfalcone, in un palazzone anni ’60 proprio sopra i grandi magazzini della Standa. Cominciai dando una mano in redazione. La proprietà era della famiglia Rossetto. Gabriele Rossetto, consigliere comunale della Dc, era un caro amico di famiglia. Il direttore di Rsm all’epoca era don Guido Baggi. Lui era pure il mio professore di religione al liceo scientifico “Buonarroti”. Poco dopo si tolse l’abito, si spretò e lasciò la Chiesa. Fu uno scandalo locale: Guido poi si sposò e divenne papà. Eravamo molto amici. Mi prese a ben volere. Mi insegnò molte cose e mi assegnò l’incarico di curatore e conduttore dei radiogiornali e di curatore degli approfondimenti. Dopo che Guido cambia vita, lascia anche la radio. Va a lavorare a Trieste, nell’ufficio stampa della Regione autonoma. E dopo di lui me ne vado pure io per approdare a Radio Nuova Impronta, che era di proprietà di un giovane imprenditore. Saputo che ero libero e “sul mercato” mi chiamò. Ci accordammo subito. Andai a condurre un programma in diretta sulla politica locale. Dovete sapere che la mia famiglia è piuttosto nota, su piazza: mio zio Matteo, scomparso qualche anno fa, fu a lungo sindaco della città dei Cantieri…Ho mangiato pane e politica sin da piccolo. Quindi passai a Radio Gorizia Uno, feci qualche cosa per questa emittente, ma poco roba. Anche lì: non mi piaceva l’aria che tirava. Nella vita mi sono sempre fidato del mio intuito. Stiamo parlando dei periodo post pionieristico delle radio libere: dal 1983 all’87".

Già da qualche anno però lei era approdato anche alla tv.

Esatto, tramite mio zio avevo conosciuto i fratelli Lazzari che stavano per fondare Telemonfalcone,  La situazione era un po’, come dire, naif e casereccia. Intuisco che a loro, poter avere un giornalista che di nome fa Versace, benché giovane e acerbo, fa gioco. Per parte mia, ci sto. Comincio a lavoricchiare per loro. Gratis. Le premesse sono pessime. E siccome ogni salmo finisce in gloria, salto per carità di patria l’epilogo, che chi mi legge potrà immaginare…

Nel 1988 parte l'avventura di Tele Gsg.

Si, su mia intuizione. Convinco nell’avventura Loris Fabris, un piccolo imprenditore monfalconese. Aveva la più grande utensileria della zona, la “Colori & Vernici Fabris”... Ma soprattutto era il presidente della locale Pro Loco. Fabris investe 120 milioni di vecchie lire e partiamo: sembriamo un po’ la nave dei folli…Gsg significava Gianluca-Sempre-Gianluca. Ero sempre in onda. Su qualsiasi cosa. Ore di diretta su Piazza Tienanmen come sull’azienda speciale del porto di Monfalcone…Facevano in diretta i consigli comunali. Uno spasso. Altro che i reality finti di oggi. Gsg, in verità, era la sigla di una cooperativa: Gestione servizi generali. Ne ero il presidente. Questa avventura dura fino al 1992.

Nel frattempo Versace dal 2 aprile 1990 è diventato giornalista professionista, iscritto all’Ordine del Friuli-Venezia Giulia. Ultimata l'avventura di Tele Gsg Gianluca Versace passa a TeleMare, nel 1993 approda a Grande Italia Tv.

"Il direttore “formale”, sulla carta, di Grande Italia Tv era il professor Gianni Tonelotto da Cittadella. Ma di fatto ero io a coordinare tutta la baracca. A condurre in video un po’ tutti i programmi, rassegna stampa mattutina, contenitori vari, editoriali, tg, speciali serali. L'emittente era capitanata da Adriano e Ariella Canciani, la moglie, da San Canzian d’Isonzo. Tanto per cambiare, pure loro amicissimi di mio zio Matteo Versace… I coniugi Cancian erano anche gli editori di Telelupa che rilevarono, se non ricordo male, nel 1995. L’operazione è avvolta da una nube enigmatica di mistero capitolino: Tele Lupa era una tv trasteverina, tipicamente “di Palazzo”. All’epoca del passaggio di mano si parlò nientemeno che dell’intervento di Giulio Andreotti, del ruolo del colonnello Gheddafi (tra i due vi erano rapporti legati alla Fiat) ecc. ecc. Il direttore era un certo Monni, poi sparito di scena. Anche per Tele Lupa Canciani mi affida subito l’incarico di curare e condurre i programmi d’informazione e intrattenimento. Solo che…io vado in onda dalla sede di Via Unità d’Italia a Limena: per rendere meno surreale la cosa uso un service romano, Rete News di Laura Cancellieri Di Leandro…Per Telelupa facevo di tutto, tranne le pulizie. Ma molti programmi, come si potrà intuire, erano gli stessi di Grande Italia e Rete Nord (finché Canciani non cedette questa emittente a Giorgio Panto), solo sfasati dalla precedente messa in onda in diretta, di pochi minuti, per non incorrere nei rigori della legge…  Nel 1993 lavoro a Rete Nord  la cui sede era collocata negli stessi capannoni squadrati di Grande Italia Tv . In sostanza, era un'unica televisione, anche se non si sarebbe potuto fare… Ricordo che coprivano ambedue un territorio interregionale. Che comprendeva Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige. Quindi arrivo a Serenissima dopo il burrascoso epilogo del mio rapporto con i Canciani. La nostra storia finisce, purtroppo, molto male. Guardi, ne parlo con disagio e sofferenza anche adesso. Dopo che una sentenza firmata da Gaetano Campo, giudice del lavoro del Tribunale di Padova, al termine di un processo surreale durato otto anni, ha condannato pesantemente Canciani a un ingente risarcimento e il giudice fallimentare in seguito lo ha dichiarato fallito. E’ il 1998. E poi sì, vivo il cambio di denominazione da Serenissima a Canale Italia.

Produttore-ideatore di format di numerosi programmi di informazione politica e sociale,in onda su emittenti televisive interregionali: per Serenissima: “Storie Vere”, “La Partita”, “Attenti Al Lupo” e “Speciale Notizie Oggi”. Per Grande Italia  “Notte di Note”, “Sorella Notte”, “Fuoco Incrociato”, “Cappuccino & Brioche”, “Volta Pagina”, “Sette Giorni”.  Versace si è occupato professionalmente, costantemente e a più riprese e livelli, delle realtà geo-politiche del Nordest, segnatamente del Friuli-Venezia Giulia, del Trentino-Alto Adige e del Veneto. E’ sua una tra le trasmissioni tv più discusse e clamorose degli ultimi anni: il 4 gennaio 2003, negli studi di Serenissima televisione, la puntata del suo programma “Speciale Notizie Oggi”, dedicata al conflitto di civiltà tra Islam e Occidente, si è trasformata in una violenta rissa tra il professor Carlo Pelanda e Adel Smith, il segretario del Partito Islamico italiano. Un evento di cui ha parlato tutto il mondo e che ha proiettato Versace sulla ribalta dei media internazionali (CNN compresa). Versace scrive articoli e corrispondenze per “Il Piccolo” di Monfalcone e “Il Messaggero Veneto” di Udine.  Nel biennio 2000-2002 è stato il direttore responsabile del Quotidiano del Molise, è ideatore, fondatore e direttore responsabile del mensile di riflessione politica, cultura e società “La Specola” di Padova.  E’ stato cronista e inviato speciale dei quotidiani “Il Resto del Carlino” di Bologna, Rovigo e Ferrara, “La Nazione” di Firenze e Siena, capo servizio presso “Il Piccolo” di Trieste e di Monfalcone, dopo aver vinto un concorso per titoli ed esami promosso nel 1990 dalla Poligrafici Editoriale di Bologna per l’avviamento alla professione giornalistica. Presidente e presentatore del Premio Giornalistico “Cesco Tomaselli” organizzato dal Comune di Borgoricco, ha pubblicato un romanzo, “Il teatro degli gnomi”, finalista nel 1988 del Premio letterario editoriale “L’Autore” della Firenze libri.

Versace conduce su Canale Italia al mattino un talk show di grande successo intitolato “Notizie Oggi”, con ospiti in studio e servizi filmati e con la partecipazione del pubblico per mezzo del telefono. Un altro suo programma di successo è stato LIVE, partito nel 2004 ed andato in onda fino al 2007. "Debbo dire con un successo crescente. Era un programma che mescolava temi alti con altri più scabrosi e vojeristici. Ma funzionava: in onda dalle 23 alla 1 di notte, facevamo fino a ottocento mila spettatori (dati Auditel). Tanto che ne ha scritto finanche Aldo Grasso, nel libro “La tv del sommerso”… Nella puntata di martedì 24 maggio 2005 ha avuto ospite in esclusiva Anna Maria Franzoni, la notissima “madre di Cogne”, raggiungendo il record assoluto di audience Auditel tra tutte le televisioni interregionali in fascia oraria di seconda serata.

Versace ha svolto l’incarico di intervistatore per il quotidiano “Il Gazzettino” di Venezia, per il quale è stato autore di reportage e conversazioni con personaggi di primo piano. Versace ha accumulato con il suo lavoro di molti anni nei media, una quantità di esperienze e conoscenze, che sono la sua ricchezza principale. Vive a Padova: "con la mente a Nord e il cuore a Sud".

In tutti questi anni di radio e tv locali avrà senz’altro molti aneddoti da raccontare, quale è il più curioso?

 Ho salvato aspiranti suicidi, come Giovanni da Chioggia, ospitandoli in tv. Ho convinto grandi cantanti a destinare un sacco di soldi per vite alla disperazione. Ho scoperto segreti di Stato: come quella volta che Maria Fida Moro venne a raccontarmi in diretta che la scorta li “tirò giù” dal treno Italicus, su cui stavano salendo per le vacanze…e poi il treno saltò in aria. Ma mi viene in mente quella volta che mi chiamò dall’Olanda un regista che io non conoscevo, Theo Van Gogh, proponendomi tramite interprete di mandare in onda un suo film che aveva appena terminato, “Submission” sulla condizione della donne nell’Islam. Poco dopo fu ammazzato da un estremista islamico ad Amsterdam, il dvd arrivò con la sua lettera di accompagnamento – e provai un brivido girandomela tra le mani -, il mio editore ebbe paura e non avrei potuto farlo vedere, quel film. E invece, indisciplinato, lo mandai in onda lo stesso, parzialmente. Rischiai il licenziamento. Scoppiò un caos ma non ne sono pentito…

Quale è il ruolo delle tv alternative al duopolio Rai-Mediaset, nell’era del satellitare?

Passatemi la battuta: proporre una televisione di servizio pubblico. Coinvolgere i cittadini, farli partecipare per davvero in modo interattivo al flusso di notizie. Fare anche, se serve, controinformazione. E soprattutto non scimmiottare la tv “tcl”, cioè tette-culi-lustrini che è ormai il modello imperante nel duopolio RaiSet

A parte Canale Italia (da annoverare fra le emittenti nazionali) quali sono le tv locali più interessanti?

Qui a Nordest, mi piace quel che fa la collega Rosanna Sapori su Tne. Altrove, direi Tele Norba che ha un rapporto col territorio in cui lavora molto forte, simbiotico. E Telelombardia: credo che David Parenzo sia il più bravo dei giovani. Così come Daniele Vimercati, il predecessore,: un grande conduttore.

Cosa manca alle tv locali di oggi che avevano invece le emittenti pioniere (radiofoniche e televisive), e cosa invece hanno le emittenti di oggi (radio e tv) che invece non avevano le prime emittenti?

Le emittenti locali di oggi hanno perso la voglia di osare. Emulano “i grandi”. L’effetto è un patetico voglio ma non posso. Cos’hanno in più di ieri? Presunzione, prosopopea e troppi pregiudizi. Che noi non avevamo. E, forse, c’è ‘sta invasione di ragazze sgallettate. Dico una cosa politicamente scorretta: il mestiere non può essere solo al femminile.  Morale? Ciò che è nuovo non è buono e ciò che è buono non è nuovo. Ecco, vede?, vivo di rimpianti. Sono proprio invecchiato. Quasi quasi cambio mestiere…