Gianfranco Funari
![]()
di Massimo Emanuelli
LA TV DI TRAVERSO
(tratto da L'Opinione
delle Libertà 9/12/2002)
Gianfranco Funari nasce a Roma il 21 marzo 1932, inizia a lavorare come
rappresentante di una società di acque minerali, quindi conosce l’ispettore del
Casinò di Saint Vincent, ed inizia a lavorare come croupier. “Mi trasferii ad
Hong Kong dove lavorai per sette anni in un casinò locale. Nel 1967 ritornai a
Roma, incontrai Luciano Cirri de Il Borghese, mi propose di fare del cabaret al
Giardino dei supplizi, noto locale romano, dopo pochi mesi, accorgendomi delle
posizione di estrema destra de Il Borghese, me andai. Alcuni giornalisti de Il
Tempo, con un grosso commerciante di elettrodomestici ed un’agenzia di viaggi
avevano nel frattempo preso in gestione il Sette per otto, il locale da cui era
uscito Paolo Villaggio, mi esibii qui dove fui scoperto da Oreste Lionello.
Verso la fine del 1968 venne a vedermi una signora milanese molto amica di Mina
e di Gianni Bongiovanni, titolare del Derby, mi propose di trasferirmi a Milano.
Appena arrivai a Milano ne fui subito affascinato: entrai nel Bar Motta che
stava vicino al Derby, ordinai al cameriere un cappuccino freddo, mi rispose che
l’avevano solo caldo, gli consigliai di servire il caffè caldo con il latte
freddo, lui ringraziò. Continuavo a domandarmi: come farò questa sera a far
ridere la gente? Il 30 aprile 1969 esordii nel locale di Via Monterosa, sei
giorni per 30.000 lire a serata. A Milano ho cambiato diverse dimore: dapprima
al quartiere cinese di Via Canonica, indi in piazza Amendola, poi in Corso
Buenos Aires, a volte vivevo in hotel”. Per cinque anni Funari fa cabaret,
incide un 33 giri Ma io non canto… faccio finta, ed è anche regista dello
spettacolo Da dove vieni tu? interpretato da I Moromorandi, un formidabile
composto dal povero Giorgio Porcaro, da Fabio Concato e da un terzo ragazzo che
oggi è un funzionario delle tasse, dirige un altro gruppo di cui fanno parte
Gaspare e Zuzzurro. “A quei tempi si faceva le quattro del mattino, dormivo
durante la giornata. Del Derby mi è rimasta la brillantezza nel condurre: i miei
grandi maestri di vita sono stati il casinò e il Derby”.
Nel 1970 Funari fa il suo debutto in video in La domenica è un’altra cosa con
Raffaele Pisu, “ebbi scarso successo perché volevo dimostrare di essere un
conduttore brillante e non un comico, ma ero troppo avanti coi tempi. Nel 1974
fu la volta di Foto di gruppo su Rai1 di Castellano e Pipolo, sempre con Pisu,
avevo un angolino per intrattenere il pubblico con un monologo”. Nel 1972 feci
alla Rai la proposta di una trasmissione con scontro fra categorie del pubblico,
mi dissero se ero scemo….” Nel 1975 è a Torino per presentare Più che altro un
varietà per la regia di Piero Turchetti con Minnie Minoprio e il Quartetto
Cetra. “Nella seconda metà degli anni ’70 ebbi un periodo difficile: in
televisione iniziavano ad apparire i comici, le serate diminuirono, il cabaret
uscì dal Derby e dai locali, e lavorai molto meno”
Nel 1978 Funari scrive un romanzo, Famiglia svendesi, “l’editore era Edilio
Rusconi che me disse: vede Funari si ricordi che ogni lettore un libro diverso,
legge ciò che vorrebbe che accadesse nel libro, non ciò che accade”. Funari è
quindi attore cinematografico nel film ad episodi Belli e brutti ridono tutti,
diretto da Domenico Paolella e interpretato da Luciano Salce, Walter Chiari,
Cochi Ponzoni, e Riccardo Billi. Fra il 1977 e il 1978 è fra i mattatori di A
mezzanotte va… programma cult di TeleAltoMilanese. Sul finire degli anni ’70 ha
l’idea di Torti in faccia, un programma nel quale tre persone discutono con
altre tre di opposta categoria (vigili-automobilisti, inquilini-proprietari),
che propone a Bruno Voglino, capostruttura di Rai1, risposta: “non è nello
spirito della nostra rete”. “Nel 1979 incontrai Paolo Limiti, che allora si
occupava dei programmi di Telemontecarlo, mi fece fare la puntata numero 0 di
Torti in faccia, non avevo ancora finito di registrare, e la direttrice francese
dell’emittente, Josette Clauvingy diede il suo benestare.” Torti in faccia va in
onda sulle frequenze dell’emittente monegasca. dal maggio 1980 al maggio 1981,
cinquantanove puntate con grande successo: “il programma era per me un passaggio
per arrivare ad allargare da 3 persone a 30 i partecipanti. Nasce così
Aboccaperta, argomento della prima puntata andata in onda nel settembre 1981, fu
‘favorevoli o contrari ai tagli economici del governo Spadolini’. Io ho sempre
fatto televisione cercando di applicare l’articolo 21 della Costituzione che
dice che ogni cittadino ha il diritto di esprimere la propria parola, i propri
convincimenti attraverso la parola, lo scritto, la radio, e i vari mass-media a
disposizione”.
Funari si erge a profeta e paladino degli indifesi, tre stagioni di grande
successo, 128 puntate fino al 1984. “Nel 1983 contattai Giovanni Minoli che in
Rai faceva i sondaggi, i sondaggi mi servivano per realizzare Aboccaperta, andai
da Minoli credendo che fosse un collega gliè telefonai e gli dissi: ti dispiace
se utilizzo i tuoi sondaggi per fare Aboccaperta perché mi aiutano. Minoli disse
di si, poi un giorno lo incontrai in via Nazionale e gli dissi: che ci fai qui?
Mi rispose: ma io so er capo struttura. Pochi mesi dopo Minoli mi offrì la
seconda serata del venerdì. Avendo ancora un contratto con Telemontecarlo il mio
passaggio in Rai fu gestito dai vertici di Viale Mazzini e di TMC: la Rai cedeva
all’emittente monegasca film e telefilm, in cambio del 10% della proprietà di
TMC alla Rai e del mio passaggio in Rai. Il mio contratto con Telemontecarlo
sarebbe scaduto a giugno, ma si fece in modo che esordissi in Rai in gennaio,
cioè in anticipo alla scadenza del contratto, ricordo che costai quanto Platinì”
Il 20 gennaio 1984 inizia la prima edizione di Aboccaperta versione Rai2: “prima
di me andava in onda il film, cui seguiva La camera dell’inconscio condotta da
Claudio G.Fava, responsabile del cinema Rai, per quattro settimane non ho
ascolti, dalla quinta in poi inizia il grande successo . “Argomento della prima
puntata fu lo sciopero del meter, l’auditel non c’era ancora. Anche la seconda e
la terza puntata furono dedicate ad altri scioperi, alla quinta puntata feci tre
milioni e mezzo in seconda serata, una cifra record per quei tempi. Ero convinto
che arrivando in Rai a Roma tutti me baciassero, ma trovai il vuoto. Andai da
Pio De Berti Gambino che era er direttore, e gli domandai come mai tutti me
isolavano con 22 milioni de costo faccio 3 milioni e mezzo de spettatori, con
120 milioni che costa un palinsesto avete un milione de telespettatori… E me
rispose: è proprio per questo che te isolano…”
Nel dicembre 1984 condussi Jolly goal, gioco a premi con il pubblico in onda la
domenica pomeriggio all’interno di Blitz, anticipai i tempi, ma tolsi ascolto a
Rai1 e a Pippo Baudo, la cosa non fu gradita”.
Nel 1987 Funari sposa in seconde nozze Rossana Seghezzi, ballerina della Scala,
da cui si separerà nel 1997. Nell’autunno 1987 su Rai2 parte Mezzogiorno è,
programma voluto da Agostino Saccà e Gianni Locatelli. Fra il maggio e il giugno
1988 Funari conduce Monterosa ’84 dieci puntate in seconda serata, tutti i
giorni, tranne il fine settimana, rassegna degli artisti che hanno lavorato al
Derby, fra gli altri Teo Teocoli, Massimo Boldi, Enzo Jannacci, Renato Pozzetto
e Diego Abatantuono.
“Nel 1989 Locatelli mi invitò a risolvergli il problema della fascia oraria del
mezzogiorno, poco seguita in Rai, siccome prima del mio programma c’erano le
lezioni di russo, che non seguiva nessuno, partivo svantaggiato. Cambiai il
titolo da Mezzogiorno è in Aspettando mezzogiorno, e raggiunsi punte del 37% di
share e di ascolto. L’espediente è stato poi usato da tutti: Aspettando la Carrà,
Aspettando Grillo, Aspettando Mina, Aspettando Gaber, Aspettando Patty Pravo
ecc. Gli aumenti di share e di ascolto non furono graditi da Giampaolo Sodano,
direttore di Rai2: “mi cacciarono sui due piedi avevo promesso a La Malfa di
farlo venire in trasmissione, ma Sodano mi aveva telefonato: "Prima delle
elezioni La Malfa non passa. Inventati quello che vuoi". Io l'avevo invitato lo
stesso. "E il giorno dopo mi hanno buttato fuor. Sodano mi offrì di condurre
Scrupoli, e Il Cantagiro, ma io rifiutai e preferii stare un anno senza
lavorare. Al mio posto arrivò Michele Guardì che fece precipitare gli ascolti”.
All’inizio degli anni ’90 Funari si reca in America per interpretare un film-tv
di Frank Furino, l’autore di Dynasty e Dallas, con Martin Landau, “ma poi non si
ne fece niente. Rimasi comunque qualche mese negli USA, poi andai a Parigi dove
incontrai Carlo Freccero, che mi disse: Giusti e quelli di Blob mi hanno
consigliato Funari come uomo del rilancio di Italia1. Poi mi incontrai in
Liguria con Freccero, venne nella mia casa di Albissano, non molto distante
dalla sua casa di Savona, e firmai il contratto. Il 16 settembre 1991 parte
Mezzogiorno italiano su Italia1, nel marzo 1992 idea, Conto alla rovescia,
dedicato alle imminenti elezioni politiche, una tribuna politica alla maniera di
Funari. Non volendo essere chiamato giornalista Funari si definisce “il
giornalaio più famoso d’Italia”, dichiara di detestare i giornalisti televisivi
e di stare dalla parte della ‘ggente, e in ciò influenzerà Berlusconi quando
definirà Forza Italia “il partito della ggente”. Sigaretta perennemente fra le
dita, abbondante andrenalina, Funari mette alla frusta i politici, ormai è un
big, Aldo Grasso dichiara: “interpreta il suo ruolo come una missione, si vive
come il fondatore di una nuova religione catodica: un bravo conduttore di talk
show deve essere una spugna. Io assorbo tutto e sono in grado di ributtare il
tutto nel momento ideale. Il concetto base del talk show è il seguente. Chiamare
gente qualunque, dargli un tema, e farglielo svolgere indipendentemente dal
linguaggio che questa gente usa”. La grande intuizione di Funari è stata quella
di aver capito della televisione una cosa fondamentale: che per essere
eccezionali bisogna mascherarsi da normali, abbassarsi al gradino più basso,
corteggiare senza pudore le casalinghe.
Nell’estate 1992 Funari, reo di avere espresso il suo disagio all’interno delle
reti Fininvest, viene allontanato dal gruppo Fininvest a seguito di una polemica
con Berlusconi. “Venni cacciato dalla Fininvest – ricorda Funari – proprio il
giorno che ricevetti il più grande complimento mai avuto dalla segreteria di
Confalonieri per una puntata sui funerali di Borsellino; rifiutai l’offerta di
Angelo Guglielmi per andare a Rai3, attesi il verdetto del Tribunale di Monza
che mi diede ragione. Nel frattempo decisi di autoprodurmi con Zona franca, un
programma in onda su 75 emittenti locali sparse in tutta Italia, le
videocassette erano prodotte da Sandro Parenzo, attuale editore di Telelombardia”.
Il 18 ottobre 1993 Funari, vinta la causa con il gruppo Fininvest, torna a Rete4
per presentare Funari news. prima parte in onda prima del TG4 di Fede e Punto di
svolta, seconda parte in onda dopo il TG4. Ma ancora in Fininvest dura poco e
deve nuovamente cambiare editore. Dopo una breve e sfortunata parentesi alla
direzione del quotidiano L’Indipendente, e il fallimento delle trattative con
l’azienda di Stato e i grandi network, approda su Odeon TV per presentare il
programma del mezzogiorno L’edicola di Funari e la striscia quotidiana Funari
live nel tardo pomeriggio. Funari alloggia all’Hotel Grand Milan, e si reca ogni
giorno negli studi di Odeon per fare la sua trasmissione. Nel 1996 un fugace
ritorno a Rai2 come conduttore di Napoli capitale, talk-show politico che offre
ai candidati alle elezioni un’arena per sfogare frustrazioni e rancori. “La mia
idea originaria era quella di fare Milano capitale, era il periodo in cui Bossi
voleva la secessione, volevo dimostrare che un conto è essere disoccupati a
Milano, un altro a Napoli. Pensai ad un nuovo titolo Mantova capitale, Napoli
capitale, Roma caput mundi. Intervenne pesantemente l’allora Presidente della
Repubblica Scalfaro che disse: quell’uomo non deve andare in onda”.
Conclusosi anzitempo il contratto con la Rai Funari riparte con Zona franca,
quindi conduce Allegro… ma non troppo sugli schermi di Antenna 3 Lombardia.
Nel marzo 1997 Gianfranco Funari torna a far parlare di se: annuncia che intende
candidarsi sindaco di Milano con una una Lista Funari. ‘Naa bomba! Ve sto a
preparà ‘na bombaa! annuncia mentre i contendenti per Palazzo Marino si
scontrano per programmi, campagna elettorale, e, prima di tutto, per trovare le
firme necessarie per presentarsi, va a Parigi a festeggiare i suoi 65 anni. Da
Parigi Funari esterna sulle comparsate televisive dei rivali “la politica non se
fa così”. Ironizza su chi lo da in ritardo: “dicono che lascio, eh, eh, eh,
certo che lo dicono... Sappia Milano che Funari sta per tornare, ho già mollato
il residence, piazzerò il mio quartier generale in corso Monforte. Non ho una
lista, ho un listone, e li saprete quando sarà il momento. C’è un capolista che
farà parlare tutta l’Italia, e quando vi darò due notizie, una brutta e una
bella, allora scoppierà una bomba. Boom eccola la bomba, un tardino, a scoppio
ritardato” Per qualche settimana i sondaggi danno Funari ben piazzato: al quarto
posto. Funari si reca ad Hammammet a trovare Craxi e gli chiede consigli su come
si prendono i voti a Milano. Dopo tre giorni di chiacchierate con l’ex leader
socialista Funari annuncia: “Bettino mi ha promesso quei 30.000-40.000 voti che
controlla”, la notizia è però smentita da persone vicino a Bettino. Ma dopo una
settimana durante la quale i giornali diffondono la notizia Funari si ritira e
dichiara: ho una sola firma, la mia, sono costretto mio malgrado al ritiro. La
mia candidatura è svanita nel nulla perché sono stato sottoposto a violentissima
pressione” dichiara Funari al Corriere della Sera, in realtà – mi dice Funari
oggi – iniziai a stare male, erano i primi segnali di un infarto. “Quando penso
alla Milano socialista degli anni ’80 e la confronto con la Milano degli anni
’90 e di oggi, mi domando se vivo in un’altra città: la Milano socialista era
brillante, elegante, che faceva tardi la notte, una grande capitale d’Europa,
poi è diventata quella che è oggi: una città di provincia, molto spenta”
Nel 1998 Funari si dedica al cinema, compare in Simpatici e antipatici diretto
da Christian De Sica: “io ho sempre fatto spettacolo, sono una star di nascita.
Il cinema per me, può essere la grande soluzione. Christian De Sica, il regista,
mi ha pregato: se non accetti non faccio il film”. Funari interpreta un
tangentista, con tanto di galera: “chi meglio di me? Li ho visti tutti”
Nel 1999 un intervento chirurgico al cuore, e applicazione di by pass: “m’hanno
aperto come n’abbacchio!”. Dopo l’intervento chirurgico la sua salute è
diventata il punto di partenza per un attacco alla sanità pubblica durante la
trasmissione del sabato sera Per tutta la vita condotta da Fabrizio Frizzi dove
ha attaccato il ministro della Sanità Rosy Bindi, il tg1 aggiunge applausi
virtuali del pubblico mentre la Bindi replica, e il caso viene denunciato da
Striscia la notizia. Nel 2000 nuovo ritorno a Mediaset: Funari viene invitato
come guest-star nel programma A tu per tu, condotto da Maria Teresa Ruta ed
Antonella Clerici. Un tavolo rotondo, gli ospiti e un argomento, Funari è un
gigante al cospetto delle due conduttrici e dopo qualche puntata non è più
l’ospite bensì il padrone. La Clerici se ne va, la Ruta rimane ma è annullata da
Funari che padroneggia.
A partire dalla stagione 2001/2002 è ancora a Odeon con Funari c’è, poi Stasera
c’è Funari, si presenta in video con un nuovo look: barba, bastone, “mi davano
per morto, e invece sono tornato più vivo che mai”, e in effetti Funari è un
inossidabile “animale televisivo”, più gli sparano addosso, più si rialza, urla,
inveisce, ride. E’ accompagnato dalla sua banda storica: il giornalista Alberto
Tagliati, il comico Pongo, la fidanzata Morena. A partire dalla presente
stagione il programma si chiama Funari forever, ed ha un grandissimo successo.
Nel grigiore della programmazione Rai e Mediaset, tanto da farci venire alla
mente quanto cantava Gaber: “pronto pronto pronto stiam diventando tutti
coglioni con Berlusconi e con la Rai”, Funari c’è, Funari forever, Funari si
staglia dal grigiore generale.
Aldo Grasso definisce Funari “l’ultimo intellettuale”. Funari presenta un libro
di Massimo Fini, e qualche giorno dopo Grasso sul Corriere della Sera scrive:
“Mi è venuta voglia di leggere un libro – ha scritto Grasso – grazie alla tv.
Sembra un controsenso, una bizzarria, una cosa impossibile, eppure è così.
Perché raramente mi è capitato di assistere a una presentazione tanto bella
quanto disinteressata. E' successo a Funari forever, lo stesso giorno, tanto per
aver un termine di paragone al contrario, in cui Vespa presentava il suo libro
da Biscardi. L'ospite in studio parlava dell'attuale civiltà occidentale come
della lepre del cinodromo, sempre inseguita dai levrieri e mai raggiunta. O come
di un treno in corsa nella notte, lanciato a folle velocità verso non si sa
dove. E Funari lo incalzava sapientemente, lo stimolava come pochi conduttori
sanno fare, si fermava sulla soglia del suo sapere per lasciare spazio al sapere
dell'altro. In questo Funari è insuperabile. Non come opinionista ma come
conduttore; grazie a un fiuto infallibile, ha capito tutti i rituali della tv
generalista e, in più, a differenza di altri conduttori, sa quando bisogna
comportarsi da «ignorante» per rispettare l'altrui pensiero. I due, nonostante
la diversità degli interessi e gli stili di vita, avevano qualcosa in comune: si
sentono due bastian contrari «esiliati» (l'uno è fuori dal giro dei grandi
network, l'altro della grande stampa), non si tirano indietro davanti ai mulini
a vento, amano, come si dice nel gergo dei giocatori, «andare a vedere».
Entrambi passano per rompicoglioni. Gianfranco Funari ogni mercoledì e giovedì
interviene anche a Chiambretti c’è, in una di queste puntate è protagonista di
vari screzi, con Platinette, con Luca Barbareschi: “mi ha interrotto ridendo,
non so se rideva per me, ma comunque mi ha interrotto. Io stavo raccontando che
di quando in una libreria di Roma, dove avevo appena acquistato Il Principe di
Machiavelli incontrai Pietro Nenni col suo baschettino che mi disse: ah ragazzì
vuoi fare da grande il politico? Mi raccomando sempre grandi sentimenti, mai
nessun risentimento. Barbareschi forse si aspettava che io attaccassi Martelli,
siccome non l’avevo fatto allora… ogni volta che parlavo rideva, e allora glie
dissi: ma che cazzo ridi, Barbarè…”
Gianfranco Funari è ormai stabilmente a Milano: ha lasciato l’Hotel Michelangelo
dove soggiornava, ed ha una casa sui Navigli dove vive con Morena Zapparoli, la
giovane compagna che ha l’esatta metà dei suoi anni, con la quale ha una
relazione affettiva dal settembre 1999. “E’ la miglior zona di Milano in cui ho
abitato, perché il fascino dei Navigli è unico, e simile a quello di Trastevere
a Roma, e dei Quartieri Spagnoli a Napoli, sembra di essere in luoghi simili”
Nell’autunno del 2002 si vocifera un passaggio di Funari in prima serata quale
mattatore di una trasmissione con Piero Chiambretti e Vittorio Sgarbi,
Gianfranco mi precisa: “ma sia chiaro, in Rai ci vado solo se non vogliono
l’esclusiva e mi lasciano a lavorare a Odeon, e chi si fida? A giugno me ne vado
in Brasile, ormai ho 71 anni”. Funari mi dice che poco prima di Natale Funari
pronuncerà il suo terzo “si” convolando con Morena.
In merito all’ennesima crisi all’interno della Rai (inverno 2002) Funari
dichiara: “Mamma Rai è una gran troia, perché ad ogni elezioni cambia marito e
amante, se il marito è il presidente, l’amante è il direttore generale, poi c’è
il consiglio di amministrazione che sono gli incontri occasionali, ciò comporta
una confusione generale… Le dimissioni del consigliere Staderini? Mi è giunta
voce (non se si sia vero) che siano dovute al fatto della mancata assegnazione
della presidenza della Sipra a un suo cuginetto…” E Berlusconi? Gianfranco mi
sembra che con lui hai un rapporto di amore-odio? “E’ verissimo, amore perché in
effetti la mia capacità di affrontare il video come animale di spettacolo è a
lui congeniale, odio perché non essendo uno yes man non potevo durare con lui.
Ho avuto un bellissimo rapporto con Silvio, gli ho voluto molto bene, come lui
del resto. Gli ho combinato un po’ de casini, ma non potevo fare diversamente,
io amo la mia indipendenza”. Funari, ma cosa guarda in televisione, cosa salva?
“Ti rispondo come dice una mia amica regista francese, che ho amato: A Gianfrà,
la televisione è come la merda, bisogna farla, non guardarla”.
Stagione 2002/2003 ancora su Odeon ancora Funari forever, lo affiancano gli
inserparabili Morena, Alberto Tagliati, ai quali si è aggiunto Enzo De Mitri,
critico televisivo, amico di Funari dai tempi di Aboccaperta. Il successo è
grande a tal punto che Funari da filo da torcere ai network, lo incontro una
sera sui Navigli e ancora mi dice: “me ne torno in Rai a due condizioni: che me
lasciano di quello che voio, e che nun vogliono l’esclusiva, resto su Odeon in
prima serata, e faccio la seconda sulla Rai assieme a Chiambretti.” Funari mi
annuncia la trasmissione “sarà girata al parco di Via Palestro, discuterò de
politica e de cultura con un giovane, è uno scoop”. Preparo un articolo ma il
direttore di Rai2 Antonio Marano smentisce. Funari resta ad Odeon, e riparte
anche nel settembre 2003. Poi un nuovo stop, un’operazione alle carotidi. “Mi si
era chiusa un’arteria, andai in ospedale e mi visitarono er cardiologo me disse:
ma lei ha fatto mai un’operazione alle carotidi? Una carotide è chiusa al 98,5%,
l’altra al 70%, ed urlò: in camera operatoria!”. “Me devono nuovamente aprì come
n’abbacchio” mi dice, e in tv annuncia la sua dipartita “moio, moio”, ma poi mi
aggiunge: “se Gianfranchì non more dopo questo intervento non more più”. Dopo
che m’hanno aperto m’hanno dato una boccettina con dentro er grasso che hanno
levato dalla vena, sembrava un ingrediente per na’ matriciana, le mie carotidi
sono due autostrade…”.
Pochi giorni dopo l’intervento Funari è nuovamente in tv a condurre,
rigorosamente in diretta, ma qualche mese dopo, inizio 2004, viene nuovamente
oscurato. “Anche se avevo portato i sponsor me hanno cacciato, sono intervenuti
i potenti”. Qualche mese di silenzio e Funari torna a far parlare di sé:
candidato presidente della Provincia di Napoli, lista Magna Grecia, ma poi colui
che aveva incaricato di raccogliere le firme lo raggira, non se ne fa nulla.
Agosto 2004 Funari convola finalmente a nozze con Morena, poi si dedica al
teatro: Candido soap opera musical tratto da Voltaire, indi cinema: Re Lear,
otto flashback, adattamento dell’opera di Shakespeare, e un cameo nel film sugli
ultimi cinque minuti di Tarzan. “Me hanno offerto una cattedra universitaria di
comunicazione a Milano, non ho accettato, come avevo fatto anni fa a Salerno,
non ho accettato perché avevo il disappunto di incontrare certa gente…”
Nel settembre 2004 rientra in tv, artefice dell’operazione Sandro Parenzo,
editore di Telelombardia che ha da poco acquistato la storica Antenna 3. Me lo
annuncia in anteprima in occasione della presentazione di un libro di Aldo
Grasso sulle tv locali, ove lui e Sandro Parenzo sono relatori: “a metà degli
anni ’90 avevo da poco acquisito Telelombardia, in quel periodo incontrai
Gianfranco, allontanato dalla televisione nazionale, e gli proposi de fare Zona
franca, un programma che, tramite la cassettizzazione (come ai tempi goliardici
delle prime emittenti private n.d.r.) andava in onda su diverse emittenti
regionali. Parenzo me diceva: famo la tv che non c’è, io la chiamai molto più
semplicemente telepannocchia. Facemmo più ascolti dei network nazionali, se non
fosse stato per Parenzo avrei chiuso con la tv dal 1996. Io non so se ve rendete
conto delle fregnacce che se vedono sui network… Er cardinale Tonini ha
giustamente reclamato che mentre se doveva parlà dei bambini morti nella scuola,
un canale Rai stava a parlà di Baudo che si separa dalla Ricciarelli… Sandro
Parenzo mi ha convinto a tornà in tv, riparto da Antenna3. Naturalmente con
l’articolo 21, sai è importante dare spazio alle gggente. Qualcuno mi ha fatto
notà che la gggente dice spesso stronzate, e io ho risposto, e lasciamoglie dì,
altrimenti le fregnacce le dicono solo i politici”
Il curioso è la nuova trasmissione su Antenna 3, ma dura pochi mesi, poi un
nuovo stop. Ritorno al cinema Nessun messaggio in segreteria con Carlo Delle
Piane. Nel maggio 2005, dopo cinque mesi di assenza dal video, riecco Funari ad
Odeon Tv, con Extra omnes, “er titolo dove essè Fuori dai co… ma nun me l’hanno
accettato”. Il vecchio leone carico di acciacchi (ma un po’ ci gioca) entra
nello studio spinto su una poltrona mobile, tipo carrozzella, lo accompagna il
suo avvocato: “nun se sa mai, partiranno tante di quelle querele”. Assistito
dalla paziente moglie Morena, Funari inizia leggendo un brano del Vangelo (la
scena dell’Annunciazione) e, per “par condiscion” e uno di Marx contro la
religione. “Ho deciso così per reagire al fatto che la Rai in prima serata parla
de fratulenze”. Funari preannuncia che annuncerà cosa Berlusconi abbia fatto di
bene e cosa di male, poi “ve dirò per chi non votà”.
Funari è incontenibile, mi dice: “Gli ultimi anni della vita sono i più facili
perché non te ne frega più nulla, dove è il futuro? A dirte er vero anche in
passato nun me ne fregato niente, una giornalista ha detto: io invidio Funari
perché il futuro ce l’ha alle sue spalle. La cosa del futuro non mi tocca”.
Lo risento dopo l’estate e mi dice: “ma che cazzo stai a fa nella televisione?
Te sei messo a fa er marchettaro, da te nun me lo sarei mai aspettato”, spiego a
Funari che anche lui ha avuto e ringraziato i suoi sponsor e lui mi risponde:
“ahò, ascolta il consgilio di Gianfranchì, tu poi esser me fijo, e ricordate,
mejo fijo de Funari che fijo de mignotta… Devi si accettà i sponsor, ma sono i
sponsor a dover vivere sull’immagine tua, nun devi mai essere tu a vivere in
funzione de i sponsor”.
Nell’autunno 2005 riparte su Odeon con Extra Omnes, due sera alla settimana,
quindi interviene a Matrix condotto da Enrico Mentana, qualche mese dopo viene
ripreso da Striscia la notizia in un fuori onda, Funari si rifiuta di
intervenire come ospite a un’altra trasmissione Mediaset perché gli hanno
offerto un gettone di presenza troppo basso.
E cos’è la televisione oggi per Funari? “Non esiste pluralismo, esiste lo
schierantismo, o stai da una parte o stai dall’altra, se non sei dalle due parti
non va bene. Io ho sempre detto quel che pensavo, invece di pensare quel che
dico. Il mio idolo sulla verità è Aldo Moro che disse: “non doletevi di dire la
verità perché quando dite la verità, la verità vi darà il coraggio di dirne
altre e arrivare fino in fondo, e l’hanno ammazzato. La televisione oggi è ‘na
volgarità, altro che la volgarità de Funari. La volgarità la fanno coloro che
mentono al cittadino, la volgarità è la finta bonomia, io se mando affanculo
uno… se dico stronzo, dimmi la parola stronzo quale sinonimo ha, non ha
sinonimi, perché se uno è stronzo non glie posso dì stupidino, se crea
illusioni, gli devo dì: stronzo e basta. Contrariamente a quello che si pensa la
televisione non è ciò che si trasmette, ma è ciò che il pubblico legge. C’è
della televisione impiegatizia che non si fa leggere, e c’è della televisione
che invece si fa leggere, dove salta fuori la vita. Oggi guardo poco la tv, la
vedo solo per rendermi conto dell’analfabetismo televisivo che è generale, si
tende a far scendere verso il basso la qualità perché se esce fuori di colpa la
qualità fa da cartina di tornasole. Aveva ragione quella mia amica francese che
me so’ scopato in gioventù: la tv è come la merda, bisogna farla, non
guardarla”.
Nel dicembre 2005 mentre continua ad essere mattatore su Odeon Tv ricompare su
Canale5 dapprima a Matrix intervistato da Enrico Mentana, poi a Il senso della
vita, intervistato da Paolo Bonolis. “Quanno me hanno richiamato Bonolis e
Mentana hanno battuto Vespa e a’ sua Porta a Porta”. Funari è protagonista a
Striscia la Notizia che gli vuole consegnare il Tapiro d’oro, in un fuori onda
Striscia fa vedere che Funari non ha partecipato a un Matrix di Mentana per un
disaccordo sul compenso. Funari spiega che un autore del programma gli aveva
promesso un compenso per poi tirarsi indietro all’ultimo minuto: “in
collegamento da Roma o da New York prendo sempre 12.000 euro in seconda serata e
25.000 euro in prima, il Tapiro andava portato a Mediaset”.
Funari il 15 dicembre 2005 a Il senso della vita in una lunga intervista-verità
si confessa, si racconta a 360 gradi, parla della personale esperienza che lo ha
visto ad un passo dalla morte e lancia un appello ai giovani perché evitino di
fumare: “ho cinque bay-pass, ragazzi, vi prego, non fumate, fumate! Ve lo dice
uno che fuma, già io me so giocato a vita. Se avete fra i 45 e i 50 anni e siete
stati fumatori, fate un esame alle carotidi. Il ministero della Sanità non lo
rende obbligatorio perché costa troppo, ma voi fatelo!” Durante l’intervista
Funari sottolinea l’importanza dell’uso del preservativo: bisognerebbe
diffonderlo per evitare che nascano bambini che poi muoiono di fame, ma è anche
un gesto di civiltà e per il partner, i figli devono nascere quando i genitori
lo decidono”. L’indomabile anchor-man televisivo loda Giovanni Minoli: “è un
direttore coraggioso, venti giorni fa mi ha chiesto perché Funari fa tanti
ascolti, e mi ha risposto: perché è meglio di tutti. Sei lui diventa direttore
generale la metà di quelli che stanno in Rai vanno a fare il concorso all’Atac”.
Funari se la prende con l’ex direttore di Rai3 Angelo Guglielmi: “"leggo
un'intervista che mi ha dato dolore: nel parlare di censurati ha fatto il nome
di Santoro, Biagi, Luttazzi e Chiambretti, mentre a me, che mi ero reso
disponibile a 400.000 lire a puntata, non mi ha nominato". Guardando una foto
che ritrae Michele Santoro e Adriano Celentano durante la prima puntata di
Rockpolitik sottolinea: "non è possibile che Santoro faccia come gli pare: lo
licenziano dalla Rai e prende lo stipendio. Fa l'eurodeputato, dice che si è
stufato e torna in Rai. Poi parla a quell'altro di conflitto d'interessi".
Funari ironizza poi sui nuovi fenomeni mediatici. Di Loredana Lecciso dice: "sta
in tv, tu spegni la televisione ma lei rimane lì. Come cazzo fa? Con Albano ce
prendono per er culo…". E poi, riferendosi alle liti con il marito Al Bano,
ipotizza un nuovo duetto musicale in famiglia, come è già accaduto con Romina
Power: "Romina giocava in difesa con la classe, lei gioca con la coscia. Forse
però canteranno insieme''.
Per il conduttore tv, infine, tre sono i motivi per cui ha senso vivere la vita:
"la vita medesima che è un dono enorme". Poi, bisogna "tentare sempre di non
fare del male agli altri".
A chiudere la classifica, i piaceri: "mi sono sempre piaciuti e me li sono
goduti tutti e se in paradiso danno l'ergastolo, io lo prendo". L'ultimo
pensiero è per Morena, alla quale è legato da sette anni, ma che conosce sin da
bambina: "i miei sette anni con lei equivalgono a 21, perchè non mi ha lasciato
mai. Lei crede che io sia eterno, ma sto morendo. Un grande chirurgo mi ha detto
che mi deve riaprire".
IL RITORNO DI "ER
FUNARO"
(tratto da L'Opinione
delle Libertà 19/05/2005)
Lo ritrovo a qualche mese di distanza dall’ultima intervista, il vecchio leone
ruggisce sempre, mi riceve nel suo appartamento sui Navigli. “Questo – mi dice
indicandomi il ballatoio della tipica casa di ringhiera – a Roma se chiama, se
chiama… cazzo nun me ricordo”. Poi parliamo di Radio Ambrosiana, storica
emittente locale ove feci la mia prima trasmissione, allora quindicenne, Funari,
non ancora personaggio nazionalpopolare, ma già mattatore del Derby, era ospite,
il primo vip che intervistai. “Come nun me ricordo, me ricordo si, caro”, poi lo
guardo forse in modo strano e lui mi precede: “Nun ce fa caso figliolo, è
l’arteriosclerosi, me ricordo di quello che ho fatto trent’anni fa e nun me
ricordo come cazzo se chiama a Roma er ballatoio”.
Arriva l’inseparabile e paziente Morena Zapparoli, sua compagna, che cerca di
ricordare. Allora dico, riprendiamo dalla stagione Stagione 2002/2003 ancora su
Odeon ancora Funari forever, lo affiancano gli inseparabili Morena, Alberto
Tagliati, ai quali si è aggiunto Enzo De Mitri, critico televisivo, amico di
Funari dai tempi di Aboccaperta. Il successo è grande a tal punto che Funari da
filo da torcere ai network. Funari urla a squarciagola “aho, te do un sgoop, me
ne torno in Rai a due condizioni: che me lasciano di quello che voio, e che nun
vogliono l’esclusiva, resto su Odeon in prima serata, e faccio la seconda sulla
Rai assieme a Chiambretti.” Funari mi annuncia la trasmissione “sarà girata al
parco di Via Palestro, discuterò de politica e de cultura con un giovane, è uno
scoop”. Preparo un articolo ma il direttore di Rai2 Antonio Marano smentisce.
Funari resta ad Odeon, e riparte anche nel settembre 2003. Una sera in tv ha
alzato il bastone su cui si appoggia, non si sa se per necessità o per
civetteria, e brandendolo ha cominciato ad urlare: “scippatori di tv, scippatori
di tv”, riferendosi a Bruno Vespa e a Maurizio Costanzo che, a suo dire, gli
hanno rubato il suo modo di condurre il talk-show. Un’altra sera, sempre da
Odeon Tv, ha detto: “Vespa ha detto: un’impresa televisiva prima di mettersi in
casa delle persone come Funari, Roberto Da Crema e Wanna Marchi ci deve pensare
due volte. Ahò Vespa l’accostamento nun mè piaciuto e te vojo di che dovrebbero
pensarci due volte quelli che se mettono in casa i Vespa, i Costanzo e i Fede”.
E tante altre simili uscite, del resto lui è Funari, è fatto così.
Poi un nuovo stop, un’operazione alle carotidi. “Mi si era chiusa un’arteria,
andai in ospedale e mi visitarono er cardiologo me disse: ma lei ha fatto mai
un’operazione alle carotidi? Una carotide è chiusa al 98,5%, l’altra al 70%, ed
urlò: in camera operatoria!”. “Me devono nuovamente aprì come n’abbacchio” mi
dice, e in tv annuncia la sua dipartita “moio, moro, moio”, ma poi mi aggiunge:
“se Gianfranchì non more dopo questo intervento non more più”. Dopo che m’hanno
aperto m’hanno dato una boccettina con dentro er grasso che hanno levato dalla
vena, sembrava un ingrediente per na’ matriciana, le mie carotidi sono due
autostrade…”.
Pochi giorni dopo l’intervento Funari è nuovamente in tv a condurre,
rigorosamente in diretta, ma qualche mese dopo, inizio 2004, viene nuovamente
oscurato. “Anche se avevo portato sponsor me hanno cacciato, sono intervenuti i
potenti”. Qualche mese di silenzio e Funari torna a far parlare di sé: candidato
presidente della Provincia di Napoli, lista Magna Grecia, ma poi colui che aveva
incaricato di raccogliere le firme lo raggira, non se ne fa nulla. Aprile 2004
Funari convola finalmente a nozze con Morena, poi si dedica al teatro. Aldo Nove
e Andrea Liberovici mi dissero “piantala de fa la politica, mettiti a far
l’attore perché non ce ne sono più. Aldo Grasso ha però scritto che è meglio che
Funari non faccia er teatro, preferisco che faccia la tv, però è solo Grasso a
volerlo, perché Berlusconi non lo preferisce, Del Noce non lo preferisce, e così
er presidente della Rai. Io ho sempre questo dubbio terribile: ogni volta che
arriva il momento caldo della politica, mi hanno fatto sparì”. Siccome a
Liberovici e ad Aldo Nove non potevo dà buca durante uno stop de tv ho fatto
teatro: Candido soap opera musical tratto da Voltaire. E pensà che dovevo anche
darme nuovamente ar cinema: Re Lear, otto flashback, adattamento dell’opera di
Shakespeare, ma er film non è stato finito per mancanza de soldi. E pensà che
devo ancora fa un film per la regia de Pasquale Squitieri… Stavo al ristorante
da Fortunato al Panteon, in quer locale c’erano a cenà anche Pasquale Squitieri,
Daniela Santanchè, Fabrizio Del Noce e Lino Jannuzzi. Mi so avvicinato a Del
Noce e quello ha fatto n’gestaccio, poi me avvicinai a Squitieri e gli dissi: A’
Squitiè me dai una parte nel tuo film, Squitieri me rispose: no, lo sai Gianfrà
che so un vecchio frocione, era un modo come un altro per nun farme fa l’attore.
Er film, o meglio quello che ce resta se chiama Re Lear-otto flashback, la regia
è di Andrea Liberovici, sceneggiatura di Aldo Nove, abbiamo girato nove scene
quest’estate fra Loano e Boissano. Ho lavorato molto bene con Aldo Nove e
Liberovici per i quali mi ero già esibito al teatro Stabile di Genova in
Candido. Un altro lavoretto che ho fatto è stato un cameo nel film sugli ultimi
cinque minuti di Tarzan. “Quanno m’hanno telefonato Aldo Nove e Andrea
Liberovici pe’ dirme: lei deve fa Tarzan, io gli ho attaccato er telefono in
faccia dicendo: ma che so’ scemo?” Poi me hanno richiamato dicendo: “ma Tarzan
che muore, muore pazzo” allora gli ho risposto: “mo ve capisco, allora ce sto”.
Johnny Westmuller, campione olimpionico, poi attore nei film di Tarzan, all’età
di 65 anni cade per terra e impazzisce, inizia ad andare in giro per New York
facendo l’urlo di Tarzan, verrà sfruttato dagli americani a Las Vegas mettendolo
in una stanza ove vi era scritto Urlo di Tarzan, la gente entrava pagava, e
Westmuller faceva l’urlo. Poi Westmuller venne ricoverato in un ospedale
psichiatrico. Aldo Nove e Andrea Liberovici hanno scritto un monologo per questo
vecchio signore interpretato da Funari. Er film è stato girato in un ospedale
psichiatrico e in una piscina vuota.
Anche Morena, signora Funari, dice: “i miei genitori lavorano entrambi nella
psichiatria, fin da bambina ho frequentato molto i manicomi, quando ho visto
Gianfranco nella veste di Tarzan impazzito sono rimasta esterefatta e mi sono
detta: o è un grandissimo attore o è pazzo, o tutte e due le cose”. “E’ un
grandissimo attore” ribatte Andrea Liberovici.
“Me hanno offerto una cattedra universitaria di comunicazione a Milano, non ho
accettato, come avevo fatta anni fa a Salerno, non ho accettato perché avevo il
disappunto di incontrare certa gente…”
Nel settembre 2004 Funari rientra in tv, artefice dell’operazione Sandro Parenzo,
editore di Telelombardia che ha da poco acquistato la storica Antenna 3. Me lo
annuncia in anteprima in occasione della presentazione di un libro di Aldo
Grasso sulle tv locali, ove lui e Sandro Parenzo sono relatori: “a metà degli
anni ’90 avevo da poco acquisito Telelombardia, in quel periodo incontrai
Gianfranco, allontanato dalla televisione nazionale, e gli proposi de fare Zona
franca, un programma che, tramite la cassettizzazione (come ai tempi goliardici
delle prime emittenti private n.d.r.) andava in onda su diverse emittenti
regionali. Parenzo me diceva: famo la tv che non c’è, io la chiamai molto più
semplicemente telepannocchia. Io glie portai sponsor come la Fiat, la Despar,
Rizzoli, Il Tronchetto... Un grosso affare. Anche se andavo in onda su
Telepannocchia, su Telecrusca, Telorzo, chiamala come te pare. Tu ce ridi, ma la
tragedia fu questa, lo scandalo, l’ignominia fu questa, me toccò lavorà con le
tv piccole piccole, ma comunque è meglio lavorò a Telorzo o a Telecrusca che in
Rai o in Mediaset, dove ce stanno li verdurai. E’ questa è na’ cosa che non
perdono a Berlusconi, non si può avere per mesi un rapporto diretto e
personalissimo e poi ascoltare er parere delle calzette corte... Io con Pare’ e
coi piccoli editori me trovo mejo, rapporto diretto, senza intermediari. Facemmo
più ascolti dei network nazionali, se non fosse stato per Parenzo avrei chiuso
con la tv dal 1996. Io non so se ve rendete conto delle fregnacce che se vedono
sui network… Er cardinale Tonini ha giustamente reclamato che mentre se doveva
parlà dei bambini morti nella scuola, un canale Rai stava a parlà di Baudo che
si separa dalla Ricciarelli… “Quanno vedo Porta a Porta sto sdraiato su un letto
co un catino poiché se me viene da vomità già sto de mano… Sandro Parenzo mi ha
convinto a tornà in tv, riparto da Antenna3. Naturalmente con l’articolo 21, sai
è importante dare spazio alle gggente. Qualcuno mi ha fatto notà che la gggente
dice spesso stronzate, e io ho risposto, e lasciamoglie dì, altrimenti le
fregnacce le dicono solo i politici”
Il curioso è la nuova trasmissione su Antenna 3, ma dura pochi mesi, poi un
nuovo stop. Ritorno al cinema con Nessun messaggio in segreteria di Paolo
Genovese e Luca Miniero, con Carlo Delle Piane ed Anna Falchi. E’ la storia
ironica di un omo de 70 anni è solo che non riesce a parlà con nessuno, si offre
allora come amministratore der condominio, quanno è disperato telefona ai numeri
verdi, ma le signorine lo mannano a fanculo. L’omo pensa allora de vendere la
sua casa ma quanno vengono gli acquirenti lui parla con loro ma la casa non se
vende. Er film è delizioso, er film pur essendo malinconico, pur parlando di
vecchiaia e de solitudine, è un grande racconto. Quanno i due me hanno proposto
un cameo ho accettato subito. Io faccio a parte de Funari, poiché er pensionato
ha er mito de Funari. Er pensionato incontra il suo divo sulla riva del Tevere
in un momento in cui per una storia d’amore di altri personaggi è giù col
morale. La mia battuta è quella della mia amica francese: la tv è come la merda,
bisogna farla non guardarla. Me ricordo che dissi immediatamente la battuta,
Delle Piane mi fermò e me disse: Gianfrà goditela. Questo rimarrà nella storia
della mia carriera, un grande ammaestramento di un grande attore come Carlo
Delle Piane. A dirte a verità Pasquale Squitieri ci ha poi ripensato, ma più che
ar Lear, ci sono solo dieci minuti de quer film che non si è poi mai fatto,
Squitieri ha pensato con Pippo Franco a me per interpretà un poliziotto in
pensione che ha vive a Trastevere e che ormai non gliene frega più n’cazzo, i
poliziotti vanno da lui a chiedergli consigli e li aiuta tutti e risolve sempre
i casi”.
Nel maggio 2005, dopo cinque mesi di assenza dal video, riecco Funari ad Odeon
Tv, con Extra omnes, “er titolo doveva essè Fuori dai cojoni ma nun me l’hanno
accettato”. Il vecchio leone carico di acciacchi (ma un po’ ci gioca) entra
nello studio spinto su una poltrona mobile, tipo carrozzella, lo accompagna il
suo avvocato: “nun se sa mai, partiranno tante di quelle querele”. Assistito
dalla paziente moglie Morena, Funari inizia leggendo un brano del Vangelo (la
scena dell’Annunciazione) e, per “par condiscion” e uno di Marx contro la
religione. “Ho deciso così per reagire al fatto che la Rai in prima serata parla
de fratulenze, mi non siamo alla Rai e a Mediasette, nun se parla de
fregnacce…”. Funari preannuncia che annuncerà cosa Berlusconi abbia fatto di
bene e cosa di male, poi “ve dirò per chi non votà”. E continua “Papà mio, pace
arr’anima sua, me disse che ero un pischello na’ cosa che me ricorderò finchè
campo…” poi esita, “me disse, me disse… o cazzo nun me ricordo che cazzo disse…”
Gli comunico che è oggetto di interesse di tesi di laurea e mi dice: “ah va bbè,
ma me tocco i cojoni… Nella mia nuova trasmissione Extra omnes, ma che cazzo sta
a capì a ggente, è come er latinorum de Don Abbondio, fuori dai cojoni sarebbe
stato più esplicito) darò spazio all’ultima generazione di autori, registi,
poeti, scrittori, imprenditori, perché hanno mille difficoltà perché viviamo in
un mondo di merda. Quando si parla dei politici devo dì che la partitocrazia e
le tangenti non so er maggior reato, il reato molto più grave è stato quello di
permettere carriere con poco talento o senza talento, e non permettere ai
talenti de fare carriera. In Italia ce so state troppe carriere senza talento, e
troppi talenti so rimasti senza carriera, in un mondo dove c’è la concorrenza
noi stiamo nella merda. Io lo dico pur essendo soddisfatto della mia vita, ma io
so soddisfatto perché un critico televisivo scrisse: Funari è stato come l’aereoplanino
di Mosca, che atterrò nella piazza de Mosca. Non si erano accorti che li stavo a
fregà, quando se ne so accorti me hanno cacciato”.
Sempre nel 2005 Funari riprende a scrivere per la carta stampata, editorialista
de Il Gazzettino, quotidiano diretto da Luigi Bacialli, direttore responsabile
de L’Indipendente ai tempi durante i quali direttore editoriale era proprio
Funari.
E la politica di oggi? Che ne pensi Gianfranco? “So un pentito der centro-destra
e un deluso der centro-sinistra. Da Roma in su noi abbiamo A.N. Udc, Lega e
Forza Italia, er tavolo del potere se regge su quattro gambe, al sud abbiamo
Forza Italia, A.N. e Udc, la quarta gamba è la camorra, per esperienza personale
te dico che la camorra se sta istituzionalizzando come partito. Se vuoi poi te
do i particolari di come fanno er partito, e non ho paura che m’ammazzano, è
meglio morì ammazzato che in ospedale, almeno moro come un eroe.”
“Me ricordo che Bertinotti nel 1996 quanno venne ospite alla mia trasmissione
Napoli capitale, non aveva un programma, continuava a dì: la cosa più importante
è non far vincere Berlusconi, ma se è stato poi lui a farlo vincere… Rutelli
anche se me fece incazzà venne a trovarmi in ospedale, però gli ho detto: A
Francè, ma che cazzo è sta Margherita. Ce so’ molti ex democristiani che oggi
stanno in Forza Italia e che hanno intenzione de uscire da Forza Italia e di
annare o nella Margherita o nell’Udeur. Sai io sento puzza de Dc, non so se hai
mai usato un deodorante al cesso dopo aver fatto a pupù. Non capisci più quale è
la pupù e quale er deodorante, lo stesso è per me Casini. Berlusconi per questi
cinque anni aveva due aspirazioni: quella de farsi li cazzi suoi e quelli
dell’Italia, i cazzi suoi glie so venuti benissimo, quelli de l’Italia un po’
meno… Berlusconi è un ottimo politico ma un pessimo governante, Oggi ce stà un
certo Gianfranco Rotondi ha fatto un partito che se chiama Dc, er suo obiettivo
è quello de mettere dentro Buttiglione e Mastella, che è er più furbo de tutti,
er più smaliziato...”
Funari è incontenibile, mi dice: “Gli ultimi anni della vita sono i più facili
perché non te ne frega più nulla, dove è il futuro? Il mio futuro è alle spalle,
per cui amo coloro che devono faticare per ottenere qualcosa, Enrico Lucci,
Andrea Liberovici, i giovani della Quadrifoglio che hanno prodotto un film
facendo una colletta… A dirte er vero anche in passato nun me ne è fregato
niente, una giornalista ha detto: io invidio Funari perché il futuro ce l’ha
alle sue spalle. La cosa del futuro non mi tocca”. E cos’è la televisione oggi
per Funari? “Non esiste pluralismo, esiste lo schierantismo, o stai da una parte
o stai dall’altra, se non sei dalle due parti non va bene. Io ho sempre detto
quel che pensavo, invece di pensare quel che dico. Il mio idolo sulla verità è
Aldo Moro che disse: “non doletevi di dire la verità perché quando dite la
verità, la verità vi darà il coraggio di dirne altre e arrivare fino in fondo, e
l’hanno ammazzato. La televisione oggi è ‘na volgarità, altro che la volgarità
de Funari. La volgarità la fanno coloro che mentono al cittadino, la volgarità è
la finta bonomia, io se mando affanculo uno… se dico stronzo, dimmi la parola
stronzo quale sinonimo ha, non ha sinonimi, perché se uno è stronzo non glie
posso dì stupidino, se crea illusioni, gli devo dì: stronzo e basta.
Contrariamente a quello che si pensa la televisione non è ciò che si trasmette,
ma è ciò che il pubblico legge. C’è della televisione impiegatizia che non si fa
leggere, e c’è della televisione che invece si fa leggere, dove salta fuori la
vita. Oggi guardo poco la tv, la vedo solo per rendermi conto dell’analfabetismo
televisivo che è generale, si tende a far scendere verso il basso la qualità
perché se esce fuori di colpa la qualità fa da cartina di tornasole. Aveva
ragione quella mia amica francese che me so’ scopato in gioventù: la tv è come
la merda, bisogna farla, non guardarla”.