FRANCESCO GUCCINI

Francesco Guccini (Pavana, Modena, 1940): inizia la sua
carriera fra il 1957 e il 1960 in un gruppo, gli Hurricanes, poi Snaker, infine
Gatti, composto anche da Pier Fari (poi suo produttore) alla batteria, Franco
Fini Strochi e Victor Sogliani (futuro componente dell'Equipe 84) al sax.
Guccini e gli Hurricanes si esibiscono in vari locali e per il gruppo Francesco
scrive le sue prime canzoni: Bimba guarda come (il cielo sa di pianto), Roy
Teddy Boy, Ancora, Viola come gli occhi di Angelica, il gruppo suona sulla
riviera romagnola, nel Nord Italia e all'estero, durante alcuni spettacoli in
Svizzera Guccini accompagna Nunzio Gallo. Guccini scrive poi per La gazzetta di Modena come cronista,
poi la famiglia si trasferisce a Bologna e Francesco si iscrive alla facoltà di
lingue dell'Università di Bologna, nel 1961 compone il
suo primo brano, L’antisociale. Da questo momento le sue canzoni, per
quei tempi piuttosto scioccanti vengono portate al successo dai Nomadi e
dall’Equipe 84. Sorta di Dylan di provincia, affascinato soprattutto dal punto
di vista letterario dal beat americano, sotto l’influenza dylaniana nascono
canzoni come Noi non ci saremo, Dio è morto, Per fare un uomo, Auschwitz,
che vengono lanciate da Nomadi. Negli anni '60 scrive anche i soggetti di alcuni
episodi della serie animata Salomone, pirata pacioccone, che pubblicizza
nel corso di Carosello i prodotti Fabbri. Nel 1969 incide il suo primo lp Folk beat n.1,
che non ha immediato seguito. La sua prima apparizione televisiva, ancora con il
solo nome di Francesco, è alla trasmissione Diamoci del tu condotta da
Caterina
Caselli e Giorgio Gaber. Guccini comincia a farsi conoscere con Due anni dopo
e L’isola non trovata (1971). Nel 1972 esce Radici, che contiene
alcuni suoi classici come La loc
omotiva (storia di un anarchico bolognese
diventata una delle canzoni bandiera degli anni ’70), Piccola città
(dedicata a Modena, città dove Guccini ha trascorso l’adolescenza e la
giovinezza), Il vecchio e il bambino, Incontro. Nel 1973 presenta l’album
Opera Buffa, lp registrato dal vivo all’Osteria delle Dama di Bologna,
rifugio suo e dei suoi amici per passare il tempo fra vino e canzoni. A metà
degli anni ’70 inizia ad esibirsi in concerti al v
ivo, si propone al pubblico in
maniera originale, intervallando le canzoni, con monologhi, considerazioni,
racconti, commenti e battute che fanno di lui un cantastorie. Ancora oggi
Guccini usa tale formula, aprendo sempre i suoi concerti con Canzone per
un’amica, all’insegna di un carnevalesco fiasco di vino, proseguono con
monologhi fiume e battute, fra una canzone e l’altra, e si chiudono con La
locomotiva. Dopo Stanze di vita quotidiana (1974), album che
contiene la famosa Canzone delle osterie di fuori porta, Guccini
partecipa alla realizzazione di Grand’Italia, album registrato da vari
artisti bolognesi (la sua canzone presente nel disco è Le belle domeniche). Nel
1976 con Via Paolo Fabbri 43, lp che contiene L’avvelenata, brano
composto da molte parolacce che la Rai si rifiuta di mandare in onda mentre
diventa una hits delle radio private. In tale canzone Guccini negava la
possibilità di fare rivoluzione e poesia con le canzoni, e nel quale invitava a
non comprare i suoi dischi, invito che non accolto dal pubblico, né per quel
disco, né per i successi. Da questo momento Guccini è un personaggio
nazional-popolare. Seguono altri album di successo per Guccini, allergico ai 45
giri: Amerigo (1978), Francesco Guccini & I Nomadi (1979),
Metropolis (1981), Guccini (1983), Fra la via Emilia e il west
(doppio live, 1984), Signora Bovary (1986), Quasi come Dumas
(1988). Nel 1989 Guccini debutta come scrittore con il romanzo Cronache
epifaniche, che in pochi mesi supera le 100.000 copie vendute, già in
passato Guccini aveva sceneggiato storie con Bonvi, aveva collaborato con Magnus
ed Andrea Pazienza, e con Guido De Maria (i cartoni animati pubblicitari di
Salomone pacioccone). Cronache epifaniche viene definito dallo
scrittore Stefano Benni “un volume-racconto dove l’artista si addentra nella
ricerca di lingue musicali misteriose collegando il tema tanto caro della
memoria a quello del racconto cantato”. Guccini è attivo anche nel cinema:
dopo essere comparso nel film I giorni cantati di Paolo Pietrangeli nel
1979, nel 1989 compare in Musica per vecchi animali per la regia di
Umberto Angelucci, film tratto dal romanzo di Stefano Benni Comici spaventati
guerrieri.
Anche negli anni ’90 Guccini continua a proporre album: Quelli che non… (1990), Parnassius Guccini (1994), D’amore di morte e di altre sciocchezze (1996), Guccini live collection (1998), Stagioni (2000). Guccini ha inoltre pubblicato altri romanzi, alcuni a quattro mani con Loriano Macchiavelli, (Vacca d’un cane, Racconti d’inverno, La legge del bar e altre storie, Macaroni, Un disco dei Platters, Cittanova blues) e libri come Il dizionario del dialetto di Pavana. Nel 1998 torna al cinema nel film Radiofreccia prima regia di Luciano Ligabue, nel 1999 sarà la volta di Ormai è fatta per la regia di Enzo Monteleone. Nel 2002 Guccini riceve una laurea honoris causa dall'Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia. Nel febbraio 2004 è uscito il cd Ritratti, album contenente canzoni di impegno sociale e politico (Canzone per il cielo e Piazza Alimonda sui tragici fatti del G8 di Genova), il successo è riconfermato dal primo posto in classifica. Nel 2004, a quasi quarant’anni dal suo esordio, Guccini spopola ancora in concerto, come al solito inizia con Canzone per un’amica e chiude con La locomotiva. Il 2 giugno 2004 ha ricevuto dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi il titolo di Ufficiale. Nel 2005 esce Anfiteatro live, doppio cd contenente i più grandi successi in versione live, con un dvd. Sempre nel 2005 traduce dal latino al dialetto pavenese l'Aulularia di Plauto per la Compagnia Teatrale Pavanese, nel 2007 esce una biografia ufficiale a cura di Massimo Cotto, Portavo un eschimo innocente. Negli ultimi anni è comparso al cinema in alcuni film di Leonardo Pieraccioni: Ti amo in tutte le lingue del mondo (2005), Una moglie bellissima (2007), Io & Marylin (2009). Guccini oggi vive fra Bologna, dove insegna lingua italiana all’università americana, e Pavana, effettuando tour ed proponendo di tanto in tanto nuovi album, sempre con il suo stile da “cantastorie”, sempre, come egli stesso si definisce, “burattinaio di parole”.

Nel 2010 esce per i tipi della Mondadori Non so che viso avesse, l'autobiografia. Nel 2012 riceve una laurea honoris causa dalla American University of Rome, nel marzo 2012 pubblica il libro Dizionario delle cose perdute, nel giugno 2012 aderisce al Concerto per l'Emilia che si tiene a Bologna per raccogliere fondi per aiutare le popolazioni colpite dal sisma.
GUCCINI COMPIE 70 ANNI
di Gigi Vesigna
Francesco Guccini oggi compie settant'anni, ma non
credo che saranno organizzati particolari festeggiamenti, ma un
augurio desidero farglielo lo stesso, anche a nome di quelli che hanno
goduto delle sue indimenticabili canzoni come La locomotiva,
Dio è morto, Canzone per un’amica, L’avvelenata,
Auschwitz e le altre che arricchiscono un ideale canzoniere italiano da
tramandare a futura memoria. «Nelle mie canzoni - dice lui - metto ciò che
sento ma non voglio insegnare nulla a nessuno.
Non sono un
cantastorie, che è un altro mestiere. E nemmeno un cantautore. Mi sento e
sono un autore e un cantante, e questo è un mestiere molto bello
perché lascia tanto tempo libero”». L’talianista Ezio Raimondi ha scritto:
«Guccini, canta l’etica con parole estetiche».
Nato a Modena il 14 giugno 1940 - quattro giorni prima l’Italia era entrata
nella seconda guerra mondiale - ha trascorso i primi anni nella casa del
nonno paterno, a Pavana, sull’Appennino pistoiese.
Ha cominciato a
far musica nel 1957, suonando in piccoli gruppi che si esibivano nei teatri
parrocchiali, ma la sua prima canzone l’ha scritta nel 1958. Era
alla Platters, come Only you. Il titolo s’è perso nella memoria ma
l’ispiratrice no: «Era una ragazza che mi ricordo benissimo ma niente nome,
per favore».
Nel 1967 ha debuttato in Tv in una trasmissione dove lo presentava
Giorgio Gaber e la sua “madrina” era Caterina Caselli. Le canzoni
del primo 45 giri erano Un altro giorno è andato e Il bello.
Personaggio non invadente, ma che quando appare inevitabilmente riempie la
scena, Guccini ha fatto l’educatore, il giornalista, s’è iscritto
all’Università di Bologna nella facoltà di Lettere. «Mi mancava solo un
esame e poi la tesi, ma mi bocciarono in latino: mi chiesero dei paradigmi,
e io ricordavo solo quelli più facili. Vedendomi in difficoltà, l’assistente
del professore gli bisbigliò: "Lo sai che questo ragazzo ha scritto quella
canzone bellissima che cantano i Nomadi, Dio è morto?". E il
professore rispose: "Io i paradigmi li chiedo a tutti" e mi bocciò».
Tre anni fa Guccini ha smesso di fumare: «Tutti mi dicevano he poi avrei
finalmente sentito i veri sapori e gli odori. Non è vero, è tutto come
prima». La erre particolarmente strascicata, Francesco non ha mai preso la
patente e non sa che cosa sia un telefonino.
A qualche bicchiere di
vino non rinuncia perché sostiene che durante i concerti gli tonificano la
voce. Recentemente è uscito un suo libro che si intitola Non so
che viso avesse che è poi l’incipit de La locomotiva. Passato
e presente convivono con Francesco. La locandina dei suoi concerti è sempre
la stessa. Una foto cha appariva sul suo album Via Paolo Fabbri '43.
Quando fu scattata era il 1976. Appena ieri.