Febo Conti
L’UOMO DEL GAZZETTINO PADANO E DI
CHISSA’ CHI LO SA
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Febo Conti, un grande professionista esiliato dalla Rai, ha poi lavorato a TeleBiella
proponendo Le comiche, quindi a VideoBrescia proponendo la rubrica
Febo Conti presenta.
Febo Conti nasce nella (allora) campagna di Bresso, in provincia di Milano, il
25 dicembre 1926. Bresso è uno di quei paesini che prima della guerra sorgevano
come puntolini lungo le tramvie (i “tranvaini” ci chiamavano) che collegavano
Milano con la Brianza, i laghi, il Nord. “Il tram passava da Niguarda (il
quartiere di Gino Bramieri e dell’ex libero di Milan e Juve Sandro Salvadore),
da Bresso, da Cusano Milanino (la patria del Trap…), da Seregno, da Meda, da
Carate. Quando ci sono
nato Bresso era un paesino di mille abitanti, oggi non
c’è più nemmeno un metro di campagna e quei paesi un tempo separati e distinti
sono l’unico, interminabile, hinterland, che unisce Milano a Como, a Lecco, a
Varese. Oggi Bresso ha quasi 60.000 abitanti, quasi tutti venuti da fuori. Non
ho nulla contro gli immigrati, ma devo anche prendere atto che il paese della
mia infanzia non c’è più… Quando ci vado mi reco solo al cimitero, alla tomba di
mio padre. E’ una specie di caserma di loculi, circondato da palazzoni. Io ho
scritto un libro di epigrammi, qui può essere utile citarne uno: “oggi la
nostalgia dipinge di colori bellissimi tutto ciò che ieri era solo
maledettamente grigio”. Negli anni della seconda guerra mondiale il giovane Febo
frequenta l’istituto tecnico ed inizia, per diletto, ad imitare Ridolini,
aiutato dal fisico gemello, in tanti lo scambiano per il vero Ridolini, che
invece era americano, si chiamava Larry Semon, ed era morto nel 1928! Febo Conti
fa le sue prime apparizioni sui palcoscenici milanesi, poi inizia a lavorare in
radio: “avevo bisogno di lavorare. Un mio carissimo amico, Edo Damiani, trovò un annuncio su
un giornale. Cercavano voci per la radio. Quando mi presentai con il mio diploma
di perito industriale mi chiesero se fossi li per fare il tecnico, ma io: no…
Volevo proprio fare la voce radiofonica. Iniziai come rumorista: battevo le dita
sula scatola della Nivea per riprodurre il trotto dei cavalli, oppure strofinavo
il giornale sulle pareti bucate per fare la pioggia. Dall’Isola di Via Farini iniziò nel
1945 l’esperienza di Radio Italia del Nord, la voce dei partigiani”. Febo Conti
frequenta l’Accademia di Paolo Grassi e Giorgio Strheler, fa parte del Corpo
della Guardie di Pubblica Sicurezza, e intanto continua a lavorare per la radio:
Radio Tricolore, la voce dei partigiani d’Italia, trasmissione all'interno della
quale Raffaele De Grada faceva un suo commento, e Radio Monteceneri per la quale
conduce La costa dei barbari e Il Dante avvelenato. A Liberazione avvenuta Conti
continua a lavorare per Radio Milano, è il più giovane annunciatore radiofonico
d’Italia, è nella compagnia di prosa dell'emittente di Enzo Ferrieri, poi conduce CALZONI CORTI programma per giovani in onda fino al 19
51
con il quale vincerà un Microfono d'Argento, poi è la volta di SALA STAMPA SPORT
proposta a Giorgio Boriani e Roberto Bortoluzzi,
programma nel quale Febo, al
parrucchiere dello sport, faceva la barba alle maggiori firme del giornalismo
sportivo. Quindi è la volta di programmi in dialetto milanese, Febo sa creare personaggi e
macchiette: Il ripetente (trasmissione ideata da Attilio Spiller, Gabriele
Falduzzi e Silvio Menicanti), Rodeo (un varietà musicale), Chicchirichi (ispirato Le serate di Febo Conti, spettacolino
itinerante portato in giro per l’Italia con Liliana Feldmann),
Sette Giorni a
Milano, Febo Liliana e grancassa, Ciciarem on cicinin (con Enzo Convalli),
Gu de rob de dit. “Era una
Rai che parlava a tutti, nella lingua dei padri, con le cadenze e gli idiomi di
casa, abbracciando le nebbie della Basse e la collina brianzola, il Polesine e
le Langhe.” Sette giorni a Milano era il titolo di una rivista portata con
successo a teatro, la sigla era La bella gigogin, poi sigla del Gazzettino
Padano radiofonico. Febo lavora per la Compagnia del Teatro Comico di Radio
Milano con Liliana Feldmann, Evelina
Sironi, Fausto Tommei, Gianni Bertolotto, Checco Rissone, Rina Belfiore, Elena
Borgo, Carlo Delfini. Altro successo radiofonico è Sala stampa sport, con i
pronostici sul campionato di calcio. Mentre lavora in radio Febo è in teatro, fa
molte serate e diventa anche talent scout, scoprendo un giovane imitatore,
Alighiero Noschese, “lo ingaggiai per 3500 lire a serata… Una sera, a Intra o a
Pallanza – Conti non se lo ricorda, sono due paesini uno accanto all’altro sul
lago Maggiore – mi si presenta un giovane magro magro e lungo lungo con la
faccia dipinta di nero: faccio l’imitazione di Louis Armstrong – mi dice – da
morir dal ridere. Gli chiesi se aveva qualche altro numero. Raccontò a suo modo
la storia di Caino e Abele e finimmo sotto i tavoli. E poi fece una macchietta,
quella del poer nano, era Dario Fo. Lo presi subito in compagnia per 3000 lire a
sera, si 500 meno di Noschese… La scenetta del poer nano spopolava, io lo
guardavo dietro le quinte e gli facevo i segni per spingerlo da dire più spesso
la parola magica: poer nano appunto, travolgente…” Febo lavora
anche in teatro assieme a Giustino Durano.
Nel 1949 Attilio Spiller, allora direttore del giornale radio, ha
l’illuminazione: Il Gazzettino lombardo, giornale radio locale e sceglie Febo
come conduttore: “non era un’imitazione dei grandi notiziari, la genuinità
inimitabile dei fatti e della vita del territorio furono l’arma vincente
dell’informazione”, che Febo Conti e Attilio Spiller seppero produrre, senza
chiedere permesso a Roma. “annunciavo il Gazzettino con la voce da strillone,
colui che stava all’angolo della strada a vendere i giornali. Poi mi
improvvisavo umorista bussando alla porta, dicevo: permesso, sono Febo Conti, ho
qui le notizie, le volete sentire?”. Nel 1950 Il Gazzettino Lombardo modifica il
proprio titolo in Il Gazzettino Padano, dopo un anno il successo fu tale –
ricorda Conti – che ci trovammo costretti ad allargarlo a tutta l’area padana.
La sigla del Gazzettino, inconfondibile, era La bella gigogin, tipicamente
popolare. Febo condurrà Il Gazzettino Padano fino al 1961,
Antonio Picone
Stella, aveva allargato la copertura anche al Piemonte, al Veneto e all’Emilia
Romagna, le redazione delle varie sedi regionali collaboravano all’allestimento
del programma realizzando i servizi locali ed inviandoli a Milano, dove Emilio
Pozzi coordinava i radiocronisti, fra i quali vi erano i grandi nomi del
giornalismo radiofonico italiano come Carlo Bacarelli, Roberto Costa e Aldo
Salvo. Le caratteristiche contenutistiche e formali del Gazzettino restarono
immutate, prevedendo l’impiego di giornalisti, anziché di annunciatori, alla
conduzione del notiziario, una presentazione delle notizie basata più sul
dialogo che sulla mera enunciazione, e il largo utilizzo di commenti dal tono
ironico e comico, esilaranti da questo punto di vista le Notizie in rima, del
poeta Alberto Cavaliere, alternati a flash di notizie dall’estero. Il tono
spigliato, disincantato e umoristico di Febo Conti, e, sul finire degli anni
’50, alcuni interventi “live” di un allora sconosciuto
Giorgio Gaber, e forme di
umorismo decisamente innovativo per i tempi, diedero vita ad un nuovo modo di
concepire il giornalismo.
Il programma sarà poi condotto da Vera Squarcialupi, ironia della sorte, proprio
quando, con l’avvento delle Regioni e con le prime radio private, si assisterà
al decentramento radiofonico, Il Gazzettino Padano scomparirà… “Per undici
indimenticabili anni – ricorda ancora Febo Conti – raccontai semplicemente i
fatti del paese, delle province, notizie che partivano dal basso. La Rai allora
parlava alla gente del Nord, “a quei tempi si poteva dire Milano e po’ pu’. Non
dimenticherò mai l’alluvione del Polesine. In diretta, in piena emergenza,
lanciai l’appello per reperire il materiale di prima necessità: brandine,
coperte, beni di prima sussistenza… Spiller mi disse: “vai, va giò, di qualcos,
parla ti alla gent che i ga minga da durmì”. In trenta minuti sotto le nostre
finestre c’erano almeno trecento milanesi con ogni ben di Dio. Ci siamo
affacciati con le lacrime agli occhi… Quello era il Gazzettino della gente, una
squilla morale, di popolo, che legava ad un sentimento di appartenenza ad
un’identità, alla nostra terra. Fu una notte da brividi…. Avevamo una rete
capillare di corrispondenti sul territorio…” L’informazione locale era la regina
insuperabile rispetto al notiziario nazionale, il centro di produzione di Milano
coccolava la genialità di trasmissioni passate alla storia della comunicazione.
Febo Conti si rivolgeva agli ascoltatori di Radio Milano con “gu du robe de dit”,
il dialetto non scandalizzava. Il segreto della forza era il campanile, le
campagne avevano una loro dignità. La radio era la gente, e Febo Conti dialogò
dal 1945 al 1968 in radio con la gente. Il Gazzettino Padano oggi avrebbe un
sapore leghista fin dal titolo, ma allora era un modo diverso di coniugare
informazione e intrattenimento”
Il 15 aprile 1954 Febo si sposa con la
cantante della Rai, Italia Vaniglio, che si è anche esibita con Duke Ellington,
e che gli darà un figlio, Fabio. Nel 1954 Febo debutta sulla neonata televisione, nel
1956 il debutto sul grande schermo con il film per ragazzi Per le vie della
città per la regia di Luigi Giachino, dal 1958 al 1961 è interprete del
Carosello delle vernici Tintal.
Nel 1962 Febo Conti viene nominato Cavaliere, il 7 dicembre dello stesso anno
l’allora sindaco di Milano Gino Cassinis conferisce a Febo Conti la benemerenza
civica (Ambrogino d’argento). Febo Conti, senza abbandonare la radio, suo primo
amore, diventa anche un divo della televisione. Vi esordisce il 3 gennaio 1954,
primo giorno di trasmissioni ufficiali, con Virgilio Riento presenta L’Orchestra
delle quindici, selezione di alcuni brani di musica leggera. Sempre nel 1954
conduce I cinque sensi sono
sei, dal 1958 dalla sede di Torino conduce Il
Circolo dei castori, con Enza Sampò e con un giovanissimo
Emilio Fede, poi è la volta de I viaggi
meravigliosi (dove vola a cavallo di una sedia), Passatempo, e Calzoni corti.
Nel 1960 Febo Conti presenta la Sei Giorni della Canzone manifestazione canora
organizzata dal quotidiano milanese Corriere Lombardo. Nel 1961 ha inizio Chissà chi lo sa, programma per ragazzi
ideato da Cino Tortorella. Il programma va in onda ogni sabato pomeriggio dalla
sede Rai di
Milano, il quiz era la versione scolastica dei giochi di
Mike
Bongiorno,regia di Maria Maddalena Yon. Chi ha più o meno la mia età non può non ricordare la canzoncina: “ma
chissà, chi lo sa, dove è nato Ali Babà” e Febo Conti con la sua cartellina in
mano, cartellina sulla quale vi era un gigantesco punto interrogativo. Febo
inizia dicendo: "squillno le trombe, entrino le squadre" una frase improvvisata
e subito diventata il simbolo della trasmissione. Febo
Conti è stato per i ragazzi della mia generazione un secondo professore, nei
primi anni ’70, i
n pieno boom di Chissà chi lo sa, Conti struttura
un’enciclopedia per la scuola dell’obbligo dal titolo L’Enciclopedia di Febo
Conti. Tempo di Scuola Nuova. Tutti gli scolari d’Italia guardavano Chissà chi
lo sa, e un po’ tutti sognavano di andarci, e tutti studiavamo solo per il gusto
di studiare, di partecipare, magari anche di vincere, ma con la classe, si
vincevano solo quattro libri per la biblioteca della scuola: “ci arrivavano
20.000 richieste all’anno. Allora non c’erano playstation e computer, la
creatività e l’immaginazione erano in eterna gara per… un pugno di quattro
libri… E che ospiti: Mina,
Gianni Morandi, Adriano Celentano che
cantò per la prima vola AZZURRO, Rita Pavone,
Ugo Tognazzi,
Alberto Lupo, Giorgio Streheler,
Lucio Battisti, Indro Montanelli, Salvatore Quasimodo, il poeta premio Nobel…” Chissà chi lo sa
dura per ben tredici edizioni consecutive, fino al 1974. L’incipit di Febo Conti
era: “salve
ragazzi, buon giorno e benvenuti a Chissà chi lo sa”. “Si diceva
buongiorno perché i ragazzi allora dicevano sempre buongiorno, ma oggi i ragazzi
sono diversi…io trattavo i bambini come adulti, senza vocine e domandine
cretine. Odio chi specula sui piccoli, per esempio Bravo Bravissimo. Mi dispiace
per Mike ma è uno show inaccettabile…. Ero un punto di riferimento, un maestro
anche severo. Ricordo che a quell’epoca il Teatro delle Maschere di Milano mi
offrì di presentare serate di strip-tease. Rifiutai per coerenza di
personaggio...” Altro che letterine, cartoni animati giapponesi, programmi non
stop, oggi ai ragazzi mancano i professori, non soltanto televisivi, ma anche a
scuola. Ai ragazzi di oggi mancano inoltre i genitori, che li abbandonano a
sé stessi, la nostra generazione ha perso perché non ha saputo educare i propri
figli. L’ignoranza è tale che, presentando Febo Conti alla mamma di uno
studente, questa si ha domandato: “chi è? Il figlio di
Carlo Conti?”. Fra le tante iniziative
culturali intraprese da Febo all'apice della sua carriera ci fu anche
l'incisione di alcune dischi con le favole di Esopo.

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Febo Conti alla sua attività artistica ha affiancato quella filantropica a
favore degli ammalati dei sanatori, case di ricovero per anziani, nelle Scuole
Speciali di Milano per bambini spastici, sordi ecc. Si è esibito infatti nel
corso della sua carriera
in oltre
2000 spettacoli di beneficenza, portando nelle
case degli ammalati i suoi sketch, dando corso ad un’iniziativa benefica da lui
battezzata “catena del buonumore”. Nel 1970 è stato nominato Cavaliere
Ufficiale, dal 1970 al 1972 interpreta una serie di Caroselli per la penna Bic,
nel 1975 Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica. Nel
1973 conduce un altro programma 'per ragazzi Occhio alla schermo, mentre
continua Chissà chi
lo sa, Febo è all'apice della popolarità ma
qualcosa si inceppa: nel 1974 si parla di riforma della Rai, di avvento di un
terzo canale televisivo regionale, di un maggior interesse per i programmi
culturali. Ma poi quando ciò avviene a pagare è proprio Febo Conti: “ebbi la
sfortuna trovare sulla mia strada uomini Rai dalla riverenza facile a Roma, e
così la mia carriera finì. Appresi la chiusura di Chissà chi lo sa leggendo la
notizia su La Notte. Il programma aveva uno share dell’84,7%, eppure arrivò una
risoluzione del rapporto di preavviso, dopo 27 anni mai contrattualizzati, con
tante richieste di assunzione, sempre cestinate… I contratti me li facevano a
voce: “le diamo 2000 lire al giorno per Il Gazzettino Padano, per Sala Sport
6000 lire al giorno, le va bene, Conti?”
La terza rete televisiva diventa Telekabul, la riforma Rai cancella anche le
trasmissioni radiofoniche regionali, come il mitico Gazzettino Padano, Febo
Conti, che non ha tessere di partito, non viene richiamato, al posto suo
arrivano, con contratto fisso, gruppi di giornalisti lottizzati, il più famoso
dei quali sarà Michele Santoro. Febo Conti, Attilio Spiller, Attilio Carosso
(altro mitico personaggio oggi purtroppo dimenticato), vengono allontanati dalla
Rai, Carosso morirà di li a poco, il 18 dicembre 1974. “A Radio Milano – ricorda
Febo Conti - erano diventati tutti succubi, dovevano piacere al direttore che
stava più in alto. L’unico che si è difeso ad oltranza fu Attilio Spiller, aveva
il coraggio di mandarli a quel paese, persino Sergio Pugliese, il direttore Rai
al quale peraltro intitolarono persino il centro di produzione. Silurati Spiller
ed altri progressivamente si arrivò ad uno sbandamento a sinistra, dopo anni di
imperversante Dc. E in questi cambi di testimone mai nessuno che mi abbia
firmato un contratto di lavoro. Ricordo addirittura che chiesi udienza all’ex
direttore dell’Acqua Potabile di Torino, divenuto poi Presidente Rai. Mi accolse
così: “Ah che piacere. Ma lei che fa in Rai, canta?”…” Febo Conti parla senza
mezzi termini anche del suo oscuramento anche dalla tv: “A Chissà chi lo sa?
lavorava una signora che teneva i contatti con le scuole. Quando le chiesi:
cara, qual buon vento? Mi rispose: io sono una democristiana che vota comunista.
Ora scrive libri per bambini, in Rai si occupa ancora di infanzia. Ho conosciuto
funzionari che facevano sit-in di sinistra piuttosto accesi. Ne ricordo uno che
aveva sul suo tavolo una mazza da baseball, ricoperta da carta stagnola. “Una
mazza come questa – mi disse un giorno – ha ammazzato un poliziotto”. Io vivevo
in questo ambiente, in questo clima di consociativismo dilagante, dove
l’ideologia cercava di prevalere sulla missione del servizio pubblico. Anche
oggi se vuoi avere successo devi stare a sinistra. La sinistra ti lancia, se
cadi ti sostiene”. La sua ultima apparizione in Rai è del 1974 in Circodieci,
poi un lunghissimo black-out durato oltre vent'anni.
Febo Conti lavora con un altro esiliato illustre della Rai,
Peppo Sacchi,
l’inventore della televisione privata italiana, TeleBiella. Febo Conti ripropone
Le comiche di Ridolini, un ritorno alla sua gioventù. Ma anche questa avventura
dura poco: Telebiella sarà oscurata, i network la schiacciano. Poi è la volta di
Febo Conti presentatore su VideoBrescia, mentre continua a lavorare per la
Radio della Svizzera Italiana, con la quale aveva iniziato a lavorare nel 1951,
conduce il programma La costa dei barbari, trasmissione di lingua italiana per
gli amici del Canton Ticino, per migliorare la conoscenza della lingua italiana
nel Ticino: “per gli svizzeri la parola è ancora una stretta di mano, vale
ancora come “nero su bianco” nei rapporti professionali”. Gli svizzeri sono
talmente professionali e galantuomini che Febo Conti continua a condurre tale
programma ancora oggi, dopo oltre quarant’anni. “La costa dei barbari è un
programma didattico, come nel mio stile, gli svizzeri imparano tre lingue
(italiano, francese e tedesco) ma non ne parlano bene nemmeno una, ecco
l’utilità della trasmissione”
Dal 1974, anno del suo allontanamento dalla Rai, Febo Conti ha fatto per la tv
italiana soltanto due altri programmi durati poche puntate: Occhio allo schermo
e il circo in tv. “Il circo è la mia passione, ne ho avuto anche uno, il Circo
Athos, ma non durò perché secondo i funzionari Rai non era istruttivo, col circo
spaventavo i ragazzi, e pensare a quello che si vede oggi in tv… Epurato dalla
Rai Febo lavora per le tv private (le già citate TeleBiella
e VideoBrescia), per la
Radio della Svizzera Italiana, e vende L'enciclopedia di Febo Conti.
Si dedica inoltre a una nuova passione: la creazione di "stagni": "Una
passione nata dopo il mio allontanamento "forzato dalla Rai che nacque per caso.
Ero nella mia casa di Moniga del Garda e stavo facendo delle piccole riparazioni
domestiche con un saldatore, quando per una disattenzione ho fatto cadere gocce
di stagno sul bracciolo di velluto di una poltrona. Mia moglie me le ha cantate
perchè avevo rovinato la poltrona, ma ho visto un effetto era davvero bello, e
ho iniziato a cimentarmi. Da lì ho cominciato a creare questi "altorilievi",
modellando le forme che lo stagno incandescente prendeva a contatto con il
velluto Ovviamente ho iniziato nella speranza di racimolare un po' di soldi,
anche se all'inizio avevo paura che la gente pensasse che volessi sfruttare il
mio nome per farmi pubblicità. Invece ho iniziato a ricevere l'apprezzamento di
importanti critici d'arte, che parlarono addirittura di una tecnica "unica al
mondo", e in poco tempo mi ritrovai ad organizzare trenta mostre in un anno e
mezzo". Dal 1975 al 1980 Febo Conti dirige Gardaland, il parco
dei divertimenti più grande d'Italia. "Nel 1980 feci
causa alla Rai, visto che ci lavoravo da anni senza avere un contratto. Vinsi la
causa, furono costretti ad assumermi, poi minacciarono di licenziarmi “per
continue assenze”. Risposi: “signori, non mi licenziate voi, me ne vado io, in
questa cloaca non ci sto più. Anni dopo, nel 1991, una dirigente molto brava,
Maria Alberta Viviani, mi chiese se volevo fare ancora qualcosa con loro.
Risposi di si, se non c’era più astio nei miei confronti, lei ribattè: “ma va, i
tuoi nemici sono morti tutti!”. Conti torna quindi in radio con Sempre di
sabato, ma fu un breve ritorno, poiché dalla seconda metà degli anni ’70 vive
sei mesi all’anno in Brasile. Da novembre a marzo è a Desenzano sul lago di
Garda, giusto il tempo per registrare le trasmissioni per la
Radio Svizzera, poi
torna in Brasile. “All’inizio degli anni ’70 scoprii di essere bravo a scolpire
lo stagno con il saldatore elettrico, mi sono quindi dato alla scultura, ho
fatto una trentina di mostre in Italia e all’estero, riscattandomi dalle lordure
della Rai” La decisione di vivere in Brasile è originata dal figlio Fabio che di
mestiere fa il costruttore di piscine e di parchi acquatici, “mio figlio ha
sempre avuto una passione per il Brasile e, appena ha potuto, si è trasferito li
con la moglie (Raffaella Braccianti, figlia di Loredana D’Annibale, primo
violino dell’orchestra di Claudio Abbado) e il figlio, Fabio junior
(appassionato di chitarra)”. Febo Conti risiede a San Salvador, per la
precisione a Itapuan, a due passi da Bahia, a trecento metri dalle case di
Vinicius De Moraes e dello scrittore Jorge Amado. “E’ la parte più “nera” del
Brasile, qui sono tutti di colore, eredi degli schiavi deportati dall’Africa, e
a me piace da morire questa gente che campa con pochissimi soldi al mese, e
pensa solo a cantare, a bere birra e a scopare. Hanno capito tutto della vita. E
la delinquenza è ingigantita dalla stampa, esiste solo nelle favelas di San
Paolo e di Rio, ma in certi quartieri periferici di Milano e di Roma non è la
stessa cosa?”
Nel 1998 il ritorno in Rai partecipando alla rubrica Io amo gli animali,
inserita nel programma Ci vediamo in tv condotto da Paolo Limiti, nel 2001
Febo
Conti riappare fugacemente in Rai ospite del programma
Novecento, condotto da Pippo Baudo, nel 2002 torna in radio,
conduttore con Renata Galanti di Come era bella la Rai di Milano, in onda ogni
mercoledì su Radio Padania Libera. Nell’aprile 2003 Febo Conti è intervenuto in
piazza Duomo, assieme ad altri artisti, per festeggiare la proposta di Rai2 a
Milano, Fra il 2004 e il 2006 Febo è apparso 50, programma di Pippo Baudo
dedicato ai cinquant’anni della televisione, ha partecipato ad una puntata
de L'italiano come cultura, rubrica in onda su Orizzonti Cristiani
della Radio Vaticana e gli è stato tributato
un omaggio dalla
Televisione della Svizzera Italiana. Oggi Febo Conti è un anziano signore, ma in lui vedo sempre la solita vocazione
didattica, che notavo anche quando ero ragazzino, vocazione che manca agli
attuali conduttori Rai e Mediaset. Febo è sempre preoccupato di insegnare
qualcosa e di insegnare ai ragazzi: “i bambini sono pianticelle giovani che
vanno innaffiate e curate, peccato che quasi sempre si rovinino crescendo… In
Brasile ne vedo molti con gli occhioni e ne mantengo un sacco perché non hanno
niente da mangiare. Non voglio atteggiarmi ad eroe, però io sono Commendatore
per avere fatto migliaia di spettacoli di beneficenza. Ho sempre tentato di
coniugare spettacolo, costume ed informazione, e finchè non mi hanno rotto le
scatole ci sono riuscito, facendomi volere bene, soprattutto dai ragazzi. Sarà
che sono nato il 25 dicembre, mi sono sempre sentito un po’ Babbo Natale..."
http://www.youtube.com/watch?v=zG9O-MiL98s

Nel dicembre 2009, in occasione dei 50 anni dall'inizio della sua trasmissione sulla Radio Svizzera e dei 65 anni di carriera artistica Febo Conti viene intervistato dal giornalista Alessandro Campo Dallorto di Libero per la rubrica Soggetti smarriti.
Scusi, ma quel Febo Conti che
ha il profilo su Facebook è proprio lei?
«Sì, perché?».
Beh, accettare amicizie e chattare a 83 anni
non è da tutti...
«Ho imparato a utilizzare il pc soprattutto per controllare la mail.
Facebook è interessante, ma non mi convince del tutto. Mi sembra poco utile, un
po’ passato. Mi sa che lo chiuderò».
Complimenti, ha le idee chiare. E che fa ora,
oltre a stare su Facebook, Febo Conti?
«Lavoro per la Radio Svizzera Italiana: da 50 anni conduco la “Costa dei
barbari”, trasmissione che insegna la lingua e la cultura italiana. Roba da
guinnes dei primati. Ma a dicembre smetto, proprio quando festeggerò i 65 anni
di carriera artistica».
E che farà? Riposo?
«Scherza? Cerco contratti per portare in giro il mio spettacolo “Febo Conti
Story...”. Non mi piace stare senza far niente. E poi ho bisogno di soldi».
Scusi, non ha una
pensione?
«La Enpals, poco più di mille euro al mese. Che non mi bastano: oltre alle
mie spese contribuisco alle spese della mia ex moglie Italia Vaniglio che, prima
di sposarmi nel ’53, era cantante Rai e si è esibita anche con Duke Ellington».
Poi?
«Quarant’anni insieme e un figlio, Fabio. Ci siamo lasciati nel ’93, pur
restando in ottimi rapporti».
E ora vive solo? O ha
una nuova compagna?
«Ho avuto una relazione, ma si è conclusa lo scorso anno e ho sofferto
moltissimo».
Febo, lei è in gran
forma. Abita da solo, usa il computer e internet, lavora, guida...
«...e facevo ancora l’amore!».
Urca. Quale è il
segreto?
«Terapia svizzera delle cellule vive. Mi sono sottoposto a un trattamento a
inizio Anni ’90: 40 punture. Ti iniettano cellule prese dai feti dei montoni».
Costo?
«Gratis perché la pubblicizzavo. Addebito a questa terapia il mio stare bene e
restare giovanile».
Complimenti. Però in tv non la si vede più e si tocchi se è scaramantico: chissà
in quanti hanno pensato che sì, insomma, Febo Conti... Che fa, ride?
«Le spiego perché.
Dieci anni fa mia cognata va a fare un massaggio. Parlando del più e del meno
scopre che il massaggiatore è lo stesso che ogni mattina va da
Berlusconi ad Arcore e parlano di me,
perché sono un grande sostenitore
di Silvio. Qualche tempo dopo, il massaggiatore
racconta a mia cognata che ha portato i saluti a Berlusconi. E sa cosa gli ha
risposto?».
Cosa?
«“Cribbio, il grande Febo Conti. Ma l’è anca mò vif, è ancora vivo?”».
Buona questa.
«Guardi qui, questo il regalo con dedica che mi ha mandato poche settimane più
avanti: “Il Libro nero del comunismo”».
Meraviglioso. La gente
che la riconosce, invece, che chiede?
«La domanda ricorrente è: “Febo, come mai uno bravo come lei non va più in
tv?”».
Che risponde?
«Che ero troppo onesto, che in Rai molti rubacchiavano, in tanti per la
carriera sono andati a letto già allora con dirigenti. Una degenerazione».
Beh, anche adesso non
si scherza in certi ambienti di Roma. Basta pensare al caso Marrazzo...
«Allora era diverso, non c’era bisogno di nascondersi. Uno come
Nunzio Filogamo, per esempio, si definiva
“La zia d’Italia”».
Intende che...
«Sì, lo sapevano tutti e lui stesso raccontava di essere checca. La prima
volta che abbiamo lavorato insieme gli ho detto: “Nunzio, guarda che a me
piacciono le donne”. E lui: “Caro, hai fatto bene a dirmelo”».
Febo Conti, torniamo a
lei. Diceva che dicembre è un periodo di festeggiamenti.
«Sono quattro le ricorrenze. I 50 anni della mia trasmissione alla Radio
Svizzera. I 65 di carriera artistica. I 50 anni della “Clown-terapia”, che ho
inventato io! E il 25 dicembre compio gli anni, sono 83».
Da 25 settembre al 9 ottobre 2010 Febo espone allo Spazio Pinelli di via
Belvedere a Brescia:
"Sono le ultime 25 creazioni che mi sono rimaste. Ho deciso di venderle tutte e una parte del ricavato andrà a sostegno del centro Paolo Conti che ho creato a Salvador de Bahia insieme a mio figlio Fabio per il recupero di giovani tossicodipendenti e alcolizzati. Sebbene viva solo di donazioni e volontariato e malgrado serissimi e costanti problemi economici è un Centro molto importante, in quasi vent'anni siamo riusciti a salvare migliaia di giovani che oggi possono condurre una vita normale".
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Febo Conti è morto il 16 dicembre 2012, colui che è stato il professore, l'amico di tanti giovani degli anni '60, che ancora lo ricordano con affetto, colui che ha educato tanti italiani, che aveva fatto beneficienza e che aveva portato i ragazzi delle scuole in tv, casualmente ci lascia mentre è in atto uno dei più assurdi e barbari attentati alla scuola pubblica italiana: un concorso truffa che umilia i precari storici della scuola fatto con quiz enigmistici che è valso all'Italia una sanzione da parte dell'Unione Europea, concorso fortemente voluto da tutte le forze politiche, compreso da quella che si erge a in difesa dei diritti dei precari mentre li umilia, gli eredi del partito che epurò il povero Febo Conti. Un signore d'altri tempi, un persona perbene, troppo perbene per un Paese come l'Italia. Per quelli della mia generazione Febo Conti è stato qualcosa di più di un semplice presentatore, è stato un amico, un conduttore di vita. Per me ha rappresentato un punto di riferimento: l'ho conosciuto nel 1973 negli studi della sede Rai di Milano, ero uno dei tanti bambini che partecipò a Chissà chi lo sa?, per noi piccini Febo rappresentava un papà aggiuntivo, il professore buono che ci occupava il pomeriggio finiti i compiti che ci teneva compagnia, che ci faceva scoprire tante belle cose. Crescendo ho ritrovato Febo, ero diventato insegnante e giornalista, lui era stato cacciato dalla Rai, a metà degli anni '90 ero rientrato casualmente in radio ed aveva dato vita, al fine di rinnovare una piccola radio locale, ad una trasmissione, L'angolo della scuola, che è ancora oggi in onda su diverse emittenti, lo comunicai a Febo dicendogli che aveva scelto di andare in onda ill sabato pomeriggio proprio per Chissà chi lo sa?. lui mi aveva sorriso con il suo fare bonario, che era lo stesso di tanti anni prima. Poi le nostre strade si sono nuovamente divise per incrociarsi nuovamente nel 2004 allorquando in occasione dei cinquant'anni della Rai in piazza del Duomo a Milano la Lega Nord organizzò una serata per chiedere il trasferimento di Rai2 a Milano, il solito sorriso e il solito garbo.
I miei ricordi coincidono con quelli di coloro, della mia generazione e della generazione precedente, sono cresciuti con Febo che con lui hanno percorso, anche se a tappe, la vita insieme. Febo Conti ha rappresentato con il suo sorriso e il suo modo di raccontare con garbo, un punto di riferimento rasserenante, istruttivo ed unico per tutte le generazioni che lo ringraziano e lo rimpiangono ma lo accompagnano con amore nel suo ultimo viaggio, racchiudendoselo nel cuore per l'eternità. Ciao Febo non ti dimenticheremo.
http://www.millecanali.it/e-morto-febo-conti/0,1254,57_ART_210662,00.html
Il 20 dicembre 2012, a quattro giorni dalla scomparsa del marito, è morta Italia Vaniglio a causa di un infarto che non le ha lasciato scampo. La signora ottantaseienne era stata per lunghi giorni ricoverata all'ospedale di Montecroce dove, costretta a letto, non aveva potuto seguire gli ultimi giorni del marito.
