FEBBRAIO
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Febbrar l'è el mes che fa parlà pusseè tacch i donn i donn! (febbraio è il mese in cui le donne parlano meno) dice un antico proverbio alludendo ai suoi ventotto giorni. Ma perchè febbraio è il mese più corto dell'anno? Un'antica leggenda ne spiega la ragione: febbraio, nella sua giovinezza era un accanito quanto sfortunato giocatore: rovinatosi con perdite continue e rilevanti ai dadi, tentò il tutto per tutto in un'ultima sfida con i suoi abituali avversari, cioè gennaio e marzo. Persa anche questa partita e non sapendo come sdebitarsi, cedette uno dei suoi giorni a ciascuno di essi; così gennaio e marzo, che secondo la tradizione avevano 30 giorni, da quel momento ne ebbero 31! La cosa però non fu ben accettata dal nostro febbraio e, a dimostrazione di ciò, la sua furia ci accompagna, ogni anno, per tutto il mese, come ci insegna la sapienza di noster vecc: "febbrar l'è curt, ma l'è pesg d'on truch!". Alla Madonna Candelora, da l'inverno semm foeura, ma se pioeuv o tira vent, per quaranta di semm dent!".
Il 2 febbraio, dedicato alla purificazione di Maria Vergine, è comunemente conosciuto come "el di de la Madonna de la Sceriora"... della Candelora. In questo giorno i fedeli non mancano mai alla Santa Messa dove, con un offerta, ritirano una candela benedetta; è credenza popolare che i ceri siano efficaci solo se si ricevono personalmente dalle mani del sacerdote. Un tempo queste candele venivano appese sopra il letto dietro la porta di casa in modo da tener lontane tempeste, grandinate, malattie e sventure. "El di de san Bias, se usa benedì la gola e el nas!". Come per "i metic de san Nicolò" o "el pan de mejn", anche nel panettone natalizio, conservato per il giorno di San Biagio, preserva dal mal di gola, dall'influenza e dal raffreddore per tutto l'anno. Il corpo del santo è custodito sotto l'altare maggiore della Chiesa di San Giovanni Donnarum a Pavia e il 3 febbraio, il giorno della sua festa, molti fedeli vanno a ricevere la benedizione di rito. "A Santa Pulonia tira foeura la badilonia" (a Santa Apollonia, 9 febbraio, si da inizio ai lavori nei campi per la preparazione del terreno). La Santa è venerata in tutta la Lombardia come protettrice contro il mal di denti. Nella Chiesa di San Giovanni ad Asso si conserva come reliquia un dente della santa, e nel giorno a lei dedicato, fin da tempi lontani, si tiene il più importante mercato della zona lariana: "a San Valentin, la primavera l'è visin" oppure, come dicono nel lodigiano, "a San Valentin, la sgosa le fa el nid" (a San Valentino la gazza fa il nido). Si annuncia la primavera e non può essere altrimenti perchè san Valentino è la festa della gioventù e dell'amore e quindi anche il tempo deve essere clemente. Dedico a tutti gli innamorati da uno a cent'anni una poetica narrazione che ci arriva dalle valli bergamasche: è la leggenda dei Laghi gemelli:
"Un pastore della Val Brembana ama ed è
riamato dall'avvenente figlia di un possidente di Branzi. La bellezza di questa
montanina ha però attirato l'attenzione di un signorotto locale al quale il
padre l'ha promessa; mentre il suo innamorato è col gregge in val Taleggio, la
giovane, visto infranto il suo sogno d'amore, cade in una profonda depressione.
Inutilmente i dottori della valle della città di Bergamo tentano di trovare un
rimedio, finchè un giorno giunge in paese l'Archiatra (un medico di corte del
Duca di Milano), che subito viene chiamato dal disperato padre al capezzale
della sofferente. Grazie alle sue assidue cure la giovane avverte subito un
miracoloso giovamento poichè il protomedico altri non era che il pastore
travestito. I due innamorati decidono di fuggire nottetempo, ma, mentre salgono
la montagna, il suono delle campane laggiù in paese, li avverte che sono stati
scoperti. La fanciulla spaventata cade svenuta. Il giovane la solleva nelle
proprie braccia, ma nella notte buia mette un piede in fallo e precipita in un
dirupo. Dove i corpi dei due malcapitati caddero la terra si aprì e zampillarono
due polle d'acqua che dilagando nella vasta conca diedero origine a due piccoli
laghi. Quando il padre e gli inseguitori giunsero sulla cima del monte, videro
con stupore due specchi d'acqua limpida e in essa i corpi dei due sventurati
giovani. La località da quel momento prese il nome dei Laghi Gemelli.
Qualcuno ha scritto che febbraio segna il culmine delle follie invernali, e
ovunque si annuncino veglioni e carnevali. A Canzo, in provincia di Como,
durante il Carnevale i giovani si infarinavano il volto e si adornavano con
foglie di lauro. Così combinati rincorrevano le ragazze cospargendole di crusca
per avvertirle di "non far crusca", cioè di non restare zitelle. Nel bergamasco
l'ultimo venerdì di Carnevale era chiamato "venerdì gnocher" per l'usanza di
mangiare in quel giorno gli gnocchi. La sera del sabato grasso, sulla piazza di
Bergamo si bruciava il poer Piero, una maschera della tradizione popolare. A
Cremona il Carnevale era pretesto per allegre mascherate; mentre in
città
vi era il corso dei carri e le maschere lanciavano dolciumi e stelle filanti,
nei paesi gli uomini si vestivano da donna e giravano per le strade cantando e
combinando scherzi: "sont adree andà a Milan, cont el mè furcun in man, g'hoo la
faccia pitturada, o che bella mascherada... so
nt vestì de offizial, viva viva el
Carneval!". Seguendo i giovani di Lecco che cantano questa filastrocca, ci
avviamo anche noi verso Milano per partecipare al Carnevale ambrosiano, che per
essere più lungo di quattro giorni è detto "il Carnevalon"! Sfatiamo
subito la leggenda che attribuisce a Sant'Ambrogio questo prolungamento della
festa, la verità è che i milanesi hanno conservato l'antica durata del
Carnevale; non sono quindi i meneghini che lo hanno allungato, ma tutti gli
altri che lo hanno accorciato, facendo di Milano, fin dal medioevo, un luogo di
feste e baldorie mentre il resto del mondo cristiano è immerso nelle Ceneri.
Pochi sanno che dal 1500 al 1800, la gazzarra durava sei o sette settimane e raggiunse l'apice durante il dominio spagnolo. Anche l'Austria non mancò di dare il suo appoggio al Carnevale meneghino: lasciando che il popolo si sfogasse, si illudeva di far credere che i sudditi lombardi fossero felici, niente di più errato! Il Carnevale del 1848 dette al Fedelmaresciallo Radetsky seri guai; ecco come lo descrive Corrado Colombo nella sua STORIA DE MILAN: "i milanes hann refudaa per protestà, de fa i tri di del Carnevalon, e, invece che al sabet, finissen el Carneval de martedì, quella sera la Scala era piena 'n oeuv. Gli omen in cravatta bianca e guant giald, che paren i color del Papa, e i don coi naster bianch e celest, cioè i color de casa Savoia... vosaven: viva V.E.R.D.I....". che non solo era un omaggio al grande compositore, ma significava anche: Viva Vittorio Emanuele Re d'Italia. Citando come curiosità che si deve a un certo Enrico Mangili l'invenzione di coriandoli di carta che hanno sostituito i micidiali "denis de gess", chiudo l'argomento. Vi auguro buon divertimento, ciao a tucc!