FABRIZIO DE ANDRE'
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Fabrizio De Andrè
(Genova Pegli, 18/2/1940- Milano, 11/1/1999): ultimo rappresentante della
“scuola genovese” dei cantautori è stato ciò che Tenco avrebbe voluto essere.
Nato nel quartiere della Foce, studia al liceo Cristoforo Colombo, lontano da
casa, tale scelta è originata dal possibile confronto con il fratello maggiore
Mauro, che frequenta il vicino liceo Andrea Doria, primo della classe in tutte
le materie. Ottenuto il diploma Fabrizio frequenta senza convinzione
l’Università, prima medicina, poi lettere, poi giurisprudenza. A sedici anni
compra la sua prima chitarra, una Framus, e il primo amplificatore, un Davoli a
valigetta a cinque watt, e si mette a suonare jazz con un gruppo nel quale
capita spesso anche Luigi Tenco con il suo sax tenore. I successivi passi nella
musica De Andrè li muove cantando e suonando in una formazione country & western
The Crazy Cowboy Sherif One, e si esibisce nelle feste studentesche.
Nello stesso periodo compone le sue prime canzoni, brani strani e crudi che
parlano di suicidi, puttane, drogati e impiccati. Nel 1958 esce il suo primo 45
giri Nuvole barocche, che passa praticamente inosservato, incide poi
Il testamento, La guerra di Piero, Carlo Martello ritorna dalla battaglia di
Poitier, Il fannullone, queste ultime scritte con Paolo Villaggio (si
proprio lui, il futuro ragionier Fantozzi), che intraprenderà poi la carriera di
autore. Proprio con Villaggio De Andrè si reca spesso a Milano, il primo grande
successo di De Andrè, che nel frattempo si è sposato con Enrica Rignon dalla
quale ha avuto il figlio Fabrizio, in questo periodo alterna ancora l’hobby
della musica ad un impiego negli istituti privati del padre (che aveva a Genova
un paio di scuole per ragionieri e geometri). Il primo best-seller è La
canzone di Marinella, portata al successo da Mina. Nel 1964 De Andrè si
dedica totalmente alla musica, “da quel momento – raccontò – smisi di pensare
alla laurea e cominciai a capire che con la canzone avrei fatto
più strada e
cominciai a capire che con la canzone mi sarei divertito di più. Nel 1964
pubblica il suo primo long playing, ormai introvabile in originale, intitolato
semplicemente Fabrizio De Andrè. Altri 45 giri degli anni ’60 sono: La
guerra di Piero, Bocca di Rosa e Il pescatore (mai uscita in
lp, eccezion fatta per la versione live con la Pfm e per le compilation). I
protagonisti delle canzoni di De Andrè sono puttane, impiccati, emarginati. A
partire dalla fine degli anni ’60 inizia l’era dei long-playing: Fabrizio De
Andrè (detto anche Volume I, 1967), contenente le canzoni scritte negli anni
’60 fra le quali ricordiamo Via del campo, Spiritual, Preghiera in gennaio,
Bocca di Rosa, La morte, La stagione del tuo amore ed altri successi
precedenti. Allergico alla televisione, non rilascia interviste, e non si
esibisce in concerto. Pubblica però grandissimi album usciti con periodicità
quasi annuale: Tutti morimmo a stento (1968, concpet album dove i brani
si susseguono, con “intermezzi”, in un crescendo che trova il suo punto più alto
in Recitativo e si scioglie nel Finale), Volume IIII
(1969), La buona novella (lettura particolare del Nuovo Testamento fatta
alla luce dei Vangeli apocrifi, cioè contraffatti, non canonici, 1970), Non
al denaro non all’amore né al cielo (1972) raccolta di canzoni liberamente
tratti dall’Antologia di Spon River di Edgar Lee Masters, Storia di un
impiegato (1973, rivisitazione del maggio francese), Canzoni (1974,
con traduzioni di brani di Dylan e Cohen), Volume VIII (c
on testi di Francesco
De Gregori, 1975), Rimini (1978), Fabrizio De Andrè in concerto con la
Pfm, (1979). Dalla fine degli anni ’70 una svolta: De Andrè che fino al
1974 non si era mai esibito in pubblico, e che aveva iniziato a farlo
limitatamente accompagnato dal gruppo dei New Trolls, decide di effettuare un
tour ben più lungo con un altro gruppo rock, la Pfm, con la quale rilegge in
chiave rock i suoi successi del passato. De Andrè ha vinto l’idiosincrasia
storica nei confronti dei concerti, e ha dato vita ad una sovrapposizione di
pubblici, quello dei ragazzi del rock e quello delle canzoni di De Andrè
diventano un unico grande pubblico. Altro cambiamento negli anni ’70, con la
cantante Dori Ghezzi, sua nuova compagna, dalla quale avrà la figlia Luvi,
decidono di lasciare Milano (città dove abitavano in zona viale Certosa),
acquista un’azienda agricola in Sardegna, nella zona di Tempio Pausania dove si
trasferiscono definitivamente. Nell’agosto 1979 De Andrè e la compagna Dori
Ghezzi verranno rapiti, saranno liberati nel dicembre 1979. Nel 1981 esce
Fabrizio De Andrè in concerto con la Pfm vol.2. Nel 1981 esce anche un 45
giri, Una storia sbagliata/Titti, mai proposti in lp, che secondo alcuni
critici la facciata A trae ispirazione dal rapimento di cui è stato vittima
dall’agosto al dicembre 1979 con la compagna Dori Ghezzi, mentre secondo gli
autori si ispira invece alla tragica morte di Pier Paolo Pasolini (il brano sarà
la sigla della
trasmissione televisiva della Rai Dietro il processo).
Nel 1981 esce, a tre anni di distanza da Rimini, un album senza titolo,
poi detto “l’indiano” dal disegno che vi è sulla copertina, inizia la
collaborazione col giovane cantautore Massimo Bubola, in un brano, Hotel
supramonte, allude all’esperienza del rapimento. Nel 1984 esce il capolavoro
Crueza de mà, uno dei dischi più importanti del dopoguerra, punto di
svolta per la musica d’autore, che rilancia l’interesse per la tradizione e la
musica popolare, che ritornerà poi negli anni ’90, De Andrè e Mauro Pagani, suo
collaboratore, rilanciano le lingue locali, il disco è cantato in dialetto
genovese, quello che ha più assonanza coi suoi arabi. Nel 1986
scrive le musiche per il film TOPO GALILEO con Beppe Grillo, mai uscite su disco
Nel 1990 esce l’album Le nuvole (da Aristofane), con una prima facciata
in italiano, dove parla il potere, e la seconda in genovese, dove parla il
popolo. Le nuvole, album ancora ancora realizzato con Mauro Pagani è un
autentico atto di accusa verso i
personaggi che incombono sulla nostra vita
sociale, politica ed economica, mettendosi fra la gente e il sole. Del 1991 è
la compilation Fabrizio De Andrè il viaggio, quindi dopo qualche anno di
silenzio, nel corso dei quali però De Andrè si esibisce in tour e di da alla
letteratura, scrivendo il libro Un destino ridicolo con lo psicanalista
Alessandro Gennari, esce Anime salve (1996), album realizzato con Ivano
Fossati, dove Bocca di rosa e Marinella si chiamano Princesa
e Dolcenera. Nel 1997 esce Mi innamoravo di tutto (compilation
che contiene l’inedita La canzone di Marinella cantata in duetto con
Mina). Curioso il destino del brano La canzone di Marinella: è stato il
suo grande esordio ed ha accompagnato la sua uscita di scena. De Andrè non è
stato soltanto un musicista ed un innovatore del mondo della canzone, ma,
unitamente a Giorgio Gaber, un protagonista della cultura italiana del
dopoguerra. Non a caso la storica e studiosa poesia di letteratura
contemporanea consegnando nel 1997 due targhe Tenco come autore della miglior
canzone dell’anno, Princesa, e del miglior album, Anime salve,
dicendo: “con estremo piacere consegno queste targhe al più grande poeta
italiano dagli anni ’50 ad oggi”. Nel 1998 l’ultimo tour che deve interrompere
a causa di una malattia che lo stroncherà. Fabrizio De Andrè muore a Milano l’11
gennaio 1999, lasciando un vuoto incolmabile nel mondo della musica e della
poesia. Il 12 marzo 2000 al Teatro Carlo Felice di Genova i più grandi nomi
della canzone italiana si sono radunati per celebrare l’amico, il collega, il
maestro, nel 2003 è uscito un doppio cd Bianco e Nero intitolato Faber amico
fragile… registrazione di tale concerto. La facoltà di lettere
dell’Università di Siena sta organizzando l’archivio storico di tutta l’opera di
De Andrè. In questi ultimi anni sono usciti diversi libri, nonchè dvd e cd
(curati dalla Fondazione De Andrè).