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EZIO RADAELLI, L'INVENTORE DEL CANTAGIRO

Ezio Radaelli, noto per avere inventato il Cantagiro e per avere organizzato diverse edizioni del Festival di Sanremo, nel 1977 diede vita all’emittente televisiva romana La Voce di Roma che trasmetteva dai canali uhf 52 e uhf 56, che cessò di esistere tre anni dopo a causa di un incendio che distrusse i suoi macchinari, all’inizio degli anni ’80 diresse l’emittente Teleregione.

 

Ezio Radaelli nacque a Milano il 27 gennaio 1924, iniziò la sua carriera di organizzatore nel capoluogo lombardo nel 1945. Su proposta del comunista Giuseppe Di Vittorio segretario della Cgil unitaria con Giulio Pastore e Bruno Buozzi, divenne vice segretario della Camera del Lavoro di Milano.  Successivamente Ezio divenne capo di una speciale commissione presieduta da Vittorio Craxi, incaricata di trovare un posto di lavoro ai reduci dal fronte e dai campi di prigionia. A tutti le industrie e le aziende chiese di assumere un 5% dei reduci. Dopo un anno e mezzo a Milano non c’era più un reduce disoccupato. Questo primo “successo” organizzativo lo spinse a tentare la strada dello spettacolo, debuttò con Miss Italia, dove si mise in luce anche come talent scout, portando alla ribalta attrici destinate a diventare famosissime come Sofia Loren, Gina Lollobrigida, Silvana Pampanini, Silvana Mangano, Lucia Bosè, Eleonora Rossi Drago, Elsa Martinelli e Marisa Allasio.  Per anni Radaelli rimase nel mondo del cinema, organizzando diversi concorsi fra cui Miss Cinema, Miss Universo, Miss Mondo, il Rally del Cinema, occupandosi dell’ufficio stampa della Ponti-De Laurentis e della Loren in particolare. Nel 1954 organizzò il Rally del Cinema;  una schiera di attrici e attori (fra gli altri Alberto Sordi, Sofia Loren, Renato Rascel, Valentina Cortese) in gara fra di loro lungo le strade d’Italia, gare che ottennero largo consenso e che Radaelli chiuse solo per assumere la direzione del Festival di Sanremo nel 1958. Negli anni ’50 Ezio Radaelli fu anche capo ufficio stampa della Ponti-De Laurentis, la maggior casa di produzione cinematografica italiana, capo ufficio stampa della Vides di Cristaldi, della Diana Cinematografica. Fu Ezio a proporre Silvana Mangano quale protagonista per RISO AMARO.   Nel 1958 il Comune di Sanremo, nella figura dell’allora Presidente dell’Ata Bertolini, affidò a Radaelli l’organizzazione di Sanremo, così lo stesso Radaelli ricordò ad Adriano Aragozzini come avvennero le trattative:  ”Bertolini aveva una tale fiducia in me… Forse gli piaceva il mio modo di fare, il mio essere giovane, mi diceva sempre: io lei la vedo come un figlio!...  Tanto è vero che quando erano le otto e mezza scappava via e mi lasciava dirigere tutto, persino il Casinò. Dopo un anno mi disse: senta, sono vecchio, morirò presto. Io le do il 75% delle azioni dell’Ata. Ed io, improvvisamente, diventai il proprietario del Casinò, il padrone del Festival della Canzone, proprietario di tutto, tanto è vero che si domandavano, come sempre succede in questi casi, chi c’era dietro. I giornali italiani dicevano che c’era Sinatra, che non ha mai avuto il piacere di conoscere. Poi lo STERN uscì con articolo che affermava che Radaelli nascondeva il Vaticano!!!  L’articolo era illustrato con una foto del Papa con le braccia alzate. Nel fotomontaggio sotto c’ero io… che stavo in piedi sul Casinò. Questa voce corse, e la gente ci credette. L’allora presidente-factotum della Banca Popolare di Novara mi mandò a chiamare, mi volle vedere; mi disse: lo so che lei non me lo potrà confermare (io avevo già smentito tutto) ma io credo che sotto ci sia veramente il Vaticano. Ma come è possibile? In una casa da gioco?  E lui: no, no, no, c’è il Vaticano.  Allora se lei mi lascia la Tesoreria del Casinò (le banche sono interessate alla tesoreria, perché ogni sera prendono contanti, mentre i clienti che vengono sono pagati con assegni circolari) io le offro una fideiussione di 400 milioni. Mi mandarono a chiamare in Comune:  dicevi di non avere soldi… e hai una fideiussione di 400 milioni!  Non dissi che me l’aveva data la Banca Popolare di Novara.  L’Ata doveva rinnovare il contratto: ne aveva uno rinnovabile ogni cinque anni se la gestione era buona. Io allora presentai tutti i documenti al Comune con le idee che mi parevano buone. Il Consiglio comunale votò a favore del rinnovo ed io ero l’uomo più felice del mondo. Prima di votare, l’assessore al Turismo, Paride Goia, una persona di grande buon senso, mi mandò a chiamare per dirmi: dunque, Radaelli, qui la dobbiamo finire. D’accordo: il Festival di Sanremo è dell’Ata ma… Radaelli, faccia un gesto; lo dia al Comune, tanto lei lo organizzerà sempre.  Sono stato io a convincere l’avvocato Venturini, che era l’amministratore unico della società a cedere il Festival al Comune”.    Fin dal suo esordio in qualità di organizzatore del Festival di Sanremo, Radaelli intuì subito il colpo vincente: fare debuttare Domenico Modugno che trionfa con NEL BLU DIPINTO DI BLU (VOLARE) un grand bel colpo; da allora in poi Ezio inventa ogni anno grandi cose: come, ad esempio, il Totofestival con l’Enalotto, la gente sentiva le canzoni del Festival e votava con la schedina, i risultati si sapevano una settimana dopo;  in un’altra edizione Nino Manfredi canta fuori concorso TANTO PE’ CANTA’ fu un successo: 700.000 copie di vendite. Dei Festival organizzati da Radaelli si vendettero milioni di copie. Carlo Ponti convocò Radaelli dicendogli che la mamma di Barberis, l’autore di MONASTERO ‘E SANTA CHIARA, nel cassetto aveva trovato delle musiche, Barberis era morto in un terremoto a Città del Messico, e Ponti suggerì a Radaelli di utilizzare le musiche come colonna sonora per il Festival. Radaelli trovò una musica, fu lui stesso a comporre il testo, nacque così SE TORNASSI TU, cantata da Jonny Dorelli e Giorgio Consolini, ma il brano venne escluso dalla finale. Radaelli rimase alla guida di Sanremo rimase fino al 1961, Quell’anno vinsero Luciano Tajoli e Betty Curtis con AL DI LA, è il primo festival di Milva, di Gigi Vesigna, ci sono anche Mina, che però non arriva in finale, e Adriano Celentano con 24.000 BACI. Durante la sua gestione il Festival crebbe artisticamente, arrivando perfino all’estero, soprattutto negli Stati Uniti, sua l’idea di far partecipare alla gara anche i cantanti stranieri più noti. Nel 1962 Radaelli lascia Sanremo per inventare il Cantagiro una fortunatissima manifestazione che è la sua più riuscita. Radaelli mescola gli elementi più spettacolari del Rally del cinema, del giro ciclistico, del campionato di calcio e del Festival di Sanremo.  La formula del Cantagiro, da lui inventata, consisteva nel portare in un giro d’Italia compiuto a tappe una carovana di macchine per lo più scoperte dalle quali i cantanti in gara erano tenuti a mostrarsi alla folla, in trepida attesa, da diverse ore ai bordi della strada, pena la squalifica o il pagamento di multe salate. Il Cantagiro era formato da tre gironi A (Big) e B (Voci nuove), C (complessi). Negli anni '60 il ciclismo era in Italia molto popolare, come la musica leggera, Ezio Radaelli propose quindi un accostamento, un apparentamento, quasi una fusione. Nacque il Cantagiro, una manifestazione che aveva le caratteristiche di una corsa ciclistica, ma i partecipanti erano cantanti. Gianni Morandi vinse due Cantagiri. Per vivacizzare la gara si inventavano delle rivalità, quali, ad esempio, Celentano contro Morandi, ma Morandi non aveva bisogno di rivalità per essere gradito, piaceva perchè era circondato da gente semplice, da gente come lui. L'idea di Radaelli era quella di fare le tappe del Cantagiro in paesi dove gli abitanti non avevano mai visto i cantanti che venivano salutati dai residenti che davano ai cantanti grandi dimostrazioni di affetto, rincorrendo dietro all'idolo che sfrecciava in macchina. I cantanti infatti avevano l'obbligo di arrivare con una macchina scoperta all'interno della città dove la sera si sarebbe svolto lo spettacolo, per mettersi a disposizione della folla: era un bagno di folla totale. C’erano le tappe, i trasferimenti, i direttori di gara, le automobili con i pannelli pubblicitari, le staffette della polizia, ma soprattutto i cantanti. Il Cantagiro era una coloratissima carovana canora che scorazzava in giro per l’Italia. Tutti i più famosi cantanti di canzonette gareggiavano fra loro giudicati da giurie popolari scelte fra il pubblico delle varie città. Ogni sera un concerto, viene proclamato un vincitore di tappe, mentre il vincitore assoluto veniva nominato nella tappa finale di Fiuggi.  I cantanti non venivano pagati poiché l’effetto promozionale che ne ricevevano, aveva avuto ragione il patron del Cantagiro Ezio Radaelli.

Il primo Cantagiro se lo aggiudicò Adriano Celentano, reduce dalla fondazione del Clan, con il brano STAI LONTANA DA ME, versione italiana di TOWER OF STRENGHT firmata da Bacharach e portata al successo nel 1961 in Usa da Gene McDaniels, nel girone B di distingue Donatella Moretti.      Pietruccio Montalbetti dei Dik Dik che con il brano SOGNANDO LA CALIFORNIA parteciparono al Cantagiro diventando molto famosi, ha raccontato che Radaelli sembrava un antico console romano, impartiva ordini a tutti i partecipanti come se si trovasse davanti a un esercito prima della battaglia. Durante il giro che si snodava sulle strade della penisola, Ezio troneggiava dalla sua vettura scoperta, trionfio del successo che il suo Cantagiro otteneva, dietro la sua vettura tutti  i cantanti e i loro aiutanti, una carovana infinita che ovunque giungesse portava allegria ed entusiasmo senza limiti.

Nel 1967 Radaelli venne chiamato nuovamente al Festival di Sanremo che gestì fino al 1971. Con la sua organizzazione arrivarono per la prima volta nella città dei fiori Giorgio Gaber, Pino Donaggio, Little Tony, Adriano Celentano, Milva, Mina, Domenico Modugno, Gino Paoli, Caterina Caselli, e, fra gli stranieri, Louis Armstrong, Stewe Wonder, Jose Feliciano, Donne Warwick, Demis Roussos, Antoine, Wilson Pickett.  Trascorsi gli anni d’oro con l’avvento del rock e con il mutare dei gusti dei giovani il Cantagiro perse alcuni colpi. Radaelli lo guidò fino al 1976, per un totale di 15 edizioni e per un bilancio conclusivo decisamente positivo. Fra gli artisti che vi parteciparono ricordiamo: Adriano Celentano, Gianni Morandi, Massimo Ranieri, Lucio Battisti, Mia Martini, I Pooh, I Nomadi, L’Equipe 84, Riccardo Cocciante, Rita Pavone, Lucio Dalla, Claudio Baglioni, Le Orme, e, fra gli stranieri Aretha Franklin, Donovan, Led Zeppelin, Dalida, Charles Aznavour, Juliette Greco, Gilbert Becaud, Mirelle Mathieu, Vinicius de Moraes.  Sulla scia del Cantagiro Radaelli organizzò dal 1968 al 1973 il CantaEuropa, e, dal 1974 al 1977, Treno Italia, manifestazioni itineranti di grande sforzo organizzativo, in grado di coinvolgere otto nazioni europee.

Nel 1978 Radaelli diede vita all’emittente televisiva romana La Voce di Roma  che trasmetteva dai canali uhf 52 e uhf 56, che cessò di esistere tre anni dopo a causa di un incendio che distrusse i suoi macchinari, all’inizio degli anni ’80 diresse l’emittente Teleregione. 

Uno scandalo giudiziario relativo a una vicenda di quadri falsi (venne assolto perché il “reato non sussiste”) e successivamente una lunga malattia, lo tennero lontano dallo show business per qualche anno. Torna a metà degli anni ’80 all’interno di rubriche televisive, compare al fianco di Loretta Goggi in CANZONISSIME, IERI GOGGI E DOMANI, LA MUSICA C’E’, DOMANI SPOSI. 

Un ruolo a tutto tondo: manager, impresario, factotum, editore televisivo, direttore di emittente, selezionatore dei brani in gara, inventore del voto popolare legato alle schedine dell’Enalotto.

Nell’estate del 1990 riprende il Cantagiro, in un’edizione immutata nello spirito ma adeguata ai tempi cambiati. Radaelli venne chiamato in causa nel processo per l’omicidio del giornalista Pecorelli svoltosi a Perugina, Carlo Zaccaria, un collaboratore di Giulio Andreotti, dichiarò che nel 1993 Andreotti gli chiese di riferire ad Ezio Radaelli che doveva essere interrogato sulla provenienza di soldi ricevuti da collaboratori di Andreotti per l’organizzazione di spettacoli a favore della Dc che gli avrebbe fatto piacere se non avesse fatto il suo nome a proposito degli assegni.

Nel 1995 colpito da ictus, ormai in povertà e in solitudine, Ezio Radaelli si ritira in una casa di riposo nei pressi di Roma, nel 2003 Adriano Aragozzini chiede per l’ex patron i benefici della legge Bacchelli: “sarebbe una vergogna se il Festival dimenticasse uno dei suoi padri”, ma l’appello di Aragozzini cadde nel vuoto. Radaelli viveva con la pensione dell’Inpgi, l’ente previdenziale dei giornalisti. Ezio Radaelli morì nella casa di riposo romana il 15 ottobre 2005 dimenticato da tutti. I funerali di Ezio Radaelli si svolsero nella chiesa della casa di riposo dove era ricoverato: “Ezio in questi anni era rimasto solo e dimenticato da tutti – dichiarò la vedova Graziella all’Adn Kronos aggiungendo che gli unici ad essergli stati vicino sono stati Teddy Reno e Rita Pavone che per il Natale 2004 organizzarono uno spettacolo nella casa di riposo dove era ospitato.