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Enzo Tortora

SIMBOLO DELL’INGIUSTIZIA

di Massimo Emanuelli


Fu Enzo Tortora, esiliato dalla Rai, a tenere a battesimo TeleBiella, poi fu la volta di TeleAltoMilanese, emittente per la quale Tortora condusse Aria di mezzanotte, Barba e capelli, Contropelo, quindi è la volta di Antenna 3 Lombardia, emittente della quale Enzo è fra i fondatori: Totobugiardo (game-show), Classe di ferro e Il piramidone. Il rientro in Rai con la mitica Portobello, la tragica vicenda giudiziaria, la ripresa e l’immatura scomparsa.

 


Enzo Tortora nacque a Genova il 30 novembre 1928, dopo essersi diplomato si iscrisse alla facoltà di medicina, quindi passò a giurisprudenza.  E proprio al periodo universitario genovese risalgono i suoi esordi nel mondo dello spettacolo. Dal 1908 a Genova esisteva una compagnia stabile di rivista, la più vecchia compagnia goliardica d’Italia, la Aristide Baiocchi, ministri, celebri professionisti di ogni ramo che in altri tempi furono studenti dell’ateneo genovese, vi avevano recitato o fatto parte. Anche il ventenne Tortora entra nell’ambito di questa compagnia facendo il presentatore. Via via Tortora tocca i ruoli più impensati: trovarobe, cabarettista, buttafuori, primattore, capocomico, suggeritore e persino amministratore.
Nella primavera del 1950 Tortorà si trasferì a Roma e venne assunto come funzionario dalla Rai, quindi, dal 1951, è conduttore-intervistatore nell’ambito della rubrica Radiosquadra. Tortora gira l’Italia intervistando parroci, sindaci, farmacisti. Nella stagione 1951/52 in coppia con Piero Angela conduce il programma Il cavatappi, quindi sarà la volta di Campanile d’oro.
Il passaggio in televisione avviene nel 1956, dapprima affianca Silvana Pampanini, indossando uno smoking verde pisello, come valletto nel programma Primo applauso, che poi, con l’abbandono della Pampanini, lo vedrà conduttore. Nel 1957 spopola con Telemach, che conduce con Silvio Noto e Renato Tagliani. La trasmissione, per la regia di Piero Turchetti, trae ispirazione da un programma francese (Telemach vous etes formidable). Dalla piazza di un paese o di una città viene presentato un oggetto misterioso denominato “coso” che i concorrenti devono indovinare, tre sono i concorrenti che gareggiano nella medesima squadra: la mente che gareggia in studio, il braccio che deve cimentarsi in alcune gare atletiche che si svolgono in una palestra al fine di rimediare gli eventuali errori commessi dalla “mente” in studio, e infine, per l’appunto, i concorrenti della piazza che devono indovinare l’oggetto misterioso.
Nel 1959 è la volta di Campanile sera con Mike Bongiorno e Renato Tagliani (poi sostituito da Enza Sampò), una gara fra paesi italiani, che durerà fino al 1961. Curatore dei collegamenti con i paesi dell’Italia settentrionale Tortora ha occasione di dimostrare la sua affabilità e capacità di dialogo. Nel 1962 Tortora viene allontanato dalla Rai per non avere impedito un’imitazione, fatta da Alighiero Noschese, di Amintore Fanfani, allora segretario della Dc, il partito di maggioranza relativa che aveva in mano la Rai. Tortora lavora alla Televisione della Svizzera Italiana presentando Terzo grado.
Nel 1967 il ritorno in Rai, gli affidano in radio Il gambero, quiz alla rovescia in onda ogni domenica sulle onde medie, e La domenica sportiva. Fino a questo momento la più antica rubrica della storia della tv italiana era stata un compassato notiziario, è con Tortora che si inaugura la figura del conduttore che poi farà tanta fortuna. Tortora dichiara che il suo obiettivo sarà quello di fare capire agli incompetenti parole come stopper, melina e pretattica, “se mi ci metto arriverò ad intervistare anche la zia di Altafini”, e così con la sua bonomia Tortora rende popolare questa trasmissione. Nel 1968 Tortora conduce Che dici?, uno spettacolo dedicato alla lingua italiana. Alla fine degli anni ’60 un nuovo esilio dalla Rai da Tortora definita “un jet colossale guidato da un gruppo di boy scout che si divertono a giocare con i comandi”. Dal 1969 collabora con i quotidiani La nazione e Il resto del Carlino. Sul finire degli anni ’70 Tortora è fra gli artefici delle prime televisioni commerciali private, tiene a battesimo come testimonial Telebiella, poi è a Telealtomilanese prima, e Antenna 3 Lombardia, poi. Classe di ferro, Barba e capelli, Totobugiardo, Contropelo e Il Piramidone, sono alcuni dei suoi programmi di successo. Nel febbraio 1977 il ritorno in Rai con Accendiamo la lampada, con Raffaella Carrà. Tre mesi dopo parte Portobello, programma del venerdì sera, considerato la madre di tante trasmissioni odierne (ad esempio alle rubriche Fiori d'arancio e Dove sei? si sono poi ispirati altri programmi) l successo dura ininterrottamente, salvo la breve parentesi del 1982 su Rete4 con Cipria, fino al 1983.

ENZO TORTORA AD ANTENNA 3 LOMBARDIA  (UN RINGRAZIAMENTO AD ENZO MELI PER AVERCI INVIATO LA FOTOGRAFIA)

Il 17 giugno di quell’anno Tortora, che da anni ormai risiedeva a Milano, dove si registrava la trasmissione, viene arrestato su ordinanza emessa dai giudici Lucio Di Pietro e Felice Di Persia che si basava sulle accuse di un pentito. Le reti Rai mandano in onda senza pietà le immagini del conduttore ammanettato. Inizia un lungo calvario, dopo parecchi mesi di detenzione Tortora ottiene gli arresti domiciliari. Il 17 giugno 1984 Tortora è eletto eurodeputato nelle fila del Partito Radicale, quindi ha inizio il processo a Napoli contro la nuova camorra organizzata. Il 17 luglio 1984, a tredici mesi dall’arresto e dalla carcerazione, il Tribunale di Napoli emette la sentenza di rinvio a giudizio per Tortora e 642 imputati. Solo perché eurodeputato Tortora può seguire il processo da uomo libero, il maxi processo dura 14 mesi con 67 udienze e una settimana di camera di consiglio. Tortora nel frattempo continua la sua attività di eurodeputato a Strasburgo.   Il 17 settembre 1985 Enzo Tortora viene condannato, è la vittoria dei pentiti, il 10 dicembre 1985 Tortora si dimette da parlamentare europeo “Oggi 10 dicembre, dunque io scelgo la via del carcere, e quali carceri in Italia sapete colleghi… Mentre avrei potuto tranquillo continuare a coltivare l’onore di essere ed operare per altri anni con voi, in attesa che giustizia fosse fatta di un’accusa che l’intero popolo italiano sente essere mostruosa.” Il 29 dicembre 1985 a Milano Enzo Tortora si consegna alle forze dell’ordine in Piazza del Duomo davanti a migliaia di persone.
Il processo di secondo grado si svolge il 15 settembre 1986, sono passati oltre tre anni dall’arresto di Enzo Tortora, la corte di appello di Napoli assolve Tortora in forma piena. La sentenza di assoluzione viene confermata dalla Cassazione il 17 giugno 1987, dall’arresto di Enzo Tortora sono passati esattamente quattro anni, l’incubo di Tortora sembra essere finito.
Il 20 febbraio 1987 Tortora era tornato sugli schermi della Rai con il suo Portobello: “dunque, dove eravamo rimasti… Potrei dire moltissime cose, e ne dirò poche. Una me la consentirete, molta gente ha vissuto con me, ha sofferto con me questi terribili anni. Molta gente mi ha offerto quello che poteva, per esempio ha pregato per me, ed io questo non lo dimenticherò mai. Questo grazie a questa buona gente dovete consentirmelo. E un’altra cosa aggiungo: io sono qui per parlare per conto di quelli che parlare non possono, e sono molti, e sono qui, resterò qui, anche per loro. Ed ora cominciamo come facevamo esattamente una volta”

http://www.youtube.com/watch?v=UTS6SJQrL0w


Sempre nel 1987 Tortora realizza Giallo, con Dario Argento e Gabriella Carlucci, ma il programma deve essere interrotto proprio per la malattia del presentatore. Enzo Tortora morì il 18 maggio 1988 nella sua casa milanese di Via dei Piatti, una traversa di via Torino, stroncato da un tumore.   Ai suoi funerali tenutisi nella chiesa di Sant’Ambrogio parteciparono migliaia di cittadini, in prima fila c’erano gli amici, i colleghi e i collaboratori: Marco Pannella, Enzo Biagi, Mike Bongiorno, Memo Remigi, Piero Angela. Uno striscione del Partito Radicale campeggiava con la scritta Grazie Enzo ti vogliamo bene. Le sue ultime disposizioni furono quelle di essere cremato e di avere nell’urna con le sue ceneri una copia del libro di Alessandro Manzoni Storia della colonna infame. Sulla sua tomba un'epigrafe dettata da Leonardo Sciascia:  “Che non sia un’illusione”. Così il sindaco di Milano Paolo Pillitteri ricordava il suo amico Enzo Tortora: “Enzo, nato a Genova ma figlio adottato da Milano, dove ha conosciuto i giorni felici del successo, i giorni bui del dramma sconvolgente, il ritorno al lavoro con la volontà di sempre, ma, anche, una nuova maturità dovuta alla terribile esperienza subita. Qui in questa nostra e sua città relegato agli arresti domiciliari in un appartamento in affitto pieno di libri da cui poteva intravedere il Duomo, si è abbattuto a tal punto da diventare, da vittima, protagonista di una campagna di impegno civile che ha toccato le coscienze degli italiani. E quando, finalmente, ha potuto ritornare davanti alle telecamere, ci ha detto: “quel che ho provato in quell’istante l’hanno visto milioni di persone sui loro teleschermi, e penso che se è arrivato alla riflessione della gente posso dirmi ripagato, in parte, di tutte le mie pene. In parte, caro amico Enzo, e molto minima. Perché Enzo Tortora, innocente sacrificato sull’altare dell’ingiustizia non ha mai dimenticato, e mai avrebbe potuto, anzi. Si era caricato anche dei fardelli altrui, di tutti coloro che giustizia non hanno ancora potuto ottenere. Presentatore televisivo intelligente e sensibile, uomo di spettacolo popolarissimo, ma anche giornalista e scrittore coraggioso e di razza, uomo di fine cultura, come ricorda oggi Scaiola nell’addio, uomo vero, come è raro trovarne oggi, non si è mai chiesto se quello che diceva, sosteneva, avrebbe potuto tornargli utile o procurargli dei nemici. Lo faceva rispondendo soltanto alla propria coscienza con l’onestà intellettuale di chi non ricerca amicizia compiacenti, ma unicamente la coerenza morale e il rispetto della verità. Non sono qui a rievocare una vita che tutti conoscete, sono qui, a nome della città che amava, a salutare un amico la cui opera continua nella fondazione che porta il suo nome. Che Tortora ha voluto per aiutare chi chiede, finalmente, una giustizia più giusta. L’ultima volta che ho visto Enzo, in clinica ha voluto parlarmi soltanto di questo con una lucidità, una forza, una vitalità che gli faceva dimenticare il male che lo aveva colpito. Ma, come ha detto il poeta “vivere nei cuori che lasciamo dietro di noi non è morire” ed Enzo Tortora è vivo, tangibilmente vivo nell’impegno che ci ha trasmesso, nel sacrificio che ha fatto, nell’esempio di coraggio, di dignità che ci lascia, e perché Enzo così voleva.”  Ero presente ai funerali di Tortora, e
Nel 1999 film è uscito nelle sale cinematografiche Un uomo perbene per la regia di Maurizio Zaccaro. Il film (con Stefano Accorsi, Mariangela Melato, Giovanna Mezzogiorno, Leo Gullotta, Giuliano Gemma) è circolato poco nelle sale e è stato trasmesso poco in televisione, nulla da stupirsi in un’Italia dalla memoria corta. La vicenda Tortora è una delle più grandi ingiustizie della storia italiana, è altrettanto triste che non se ne faccia menzione, che si rimuovano i tentativi per ricordarla. Ogni giorno, allorquando scendendo alla fermata della metropolitana Duomo percorro via Torino a piedi per recarmi all’Istituto Carlo Cattaneo, mentre incrocio via dei Piatti, dove Tortora abitava, un groppo mi prende alla gola, povera Italia, paese senza memoria…
 

Massimo Emanuelli, Gigi Vesigna, Maurizio Seymandi e i giornalisti di www.storiaradiotv.it chiedono al sindaco di Milano Letizia Moratti e al presidente del consiglio comunale Manfredi Palmeri, di intitolare alla memoria di Enzo Tortora una via milanese.  Massimo Emanuelli, unitamente ad alcuni studenti ed ex studenti della Civica Scuola Serale di Piazza Vetra, chiede di intitolare tale istituto ad Enzo Tortora. Appello, sottoscritto da tante persone che hanno conosciuto Tortora, ma anche da tanti cittadini, caduto nel vuoto.  Con la nuova giunta e con la nuova amministrazione di Giuliano Pisapia ancora nulla è stato fatto, ma il Sindaco è "in altre faccende affacendato"

                          LA FICTION SU ENZO TORTORA

di Massimo Emanuelli

Domenica 30 settembre (seconda parte lunedì 1 ottobre) è andata in onda la fiction  Il Caso Enzo Tortora – Dove eravamo rimasti? con Ricky Tognazzi, sceneggiatura di Simona Izzo e del magistrato-scrittore Giancarlo De Cataldo, autore del bestseller Romanzo criminale. Prima della messa in onda c'è stata una polemica fra i realizzatori della fiction e le figlie di Tortora, Gaia e Silvia (oggi giornalista de La7) sull'affidabilità dell'operazione filmica. La produttrice Paola Lucisano ha dichiarato al Corriere della Sera: "Effettivamente, Silvia non condivideva fino in fondo la necessità di portare avanti questo progetto, nel timore che la vicenda del padre venisse strumentalizzata. Ma noi abbiamo accolto tutte le loro richieste, anche quella di affidarci soprattutto, come abbiamo fatto, al libro Fratello segreto scritto da Anna Tortora, la sorella di Enzo che gli è sempre stata vicino, piuttosto che ad Applausi e sputi scritto da Vittorio Pezzuto. Poi abbiamo inviato alle figlie l'ultima stesura della sceneggiatura (firmata da Simona Izzo, Giancarlo De Cataldo e Monica Zappelli ndr ), dopo di che non abbiamo più avuto loro riscontri" Gaia Tortora ha confermato che seconda stesura della sceneggiatura le è arrivata subito dopo l'anticipazione fatta dal Corriere, nel febbraio scorso, sulla lavorazione della miniserie: «Immediatamente dopo l'uscita dell'articolo - dice - mi è stato inviato in gran fretta il testo. L'ho letto attentamente, ma non mi è piaciuto: è tutta una cosa romanzata che non esiste proprio, che non ha attinenza con la realtà", niente querele però ognuno faccia i conti con la propria coscienza".
Non è la prima volta (e non sarà neanche l'ultima) che una fiction su un personaggio storico fa discutere, appunto perchè fiction.  Personalmente ritengo sia importante ricordare grandi personaggi storici e cercare di farlo rispettando la verosimiglianza e la storia stessa, oltre alle figlie sulla questione della fiction sono intervenuti insigni critici televisivi ai quali volevo ricordare però che è molto più facile criticare un programma televisivo che realizzarlo.  Premesso ciò dico la mia senza certezze: da liberale (come il povero Enzo) ho sempre il dubbio nel mio Dna. Sul periodo di Antenna 3 Lombardia vi sono vistosi errori ma in questi errori cadono anche qualificati critici e sono caduti altri sceneggiatori (mi riferisco alla fiction su Walter Chiari), la storica emittente di Legnano viene citata a proposito del pittore Margutti (la trasmissione in questione è Una fetta di sorriso, autore Cino Tortorella, meglio conosciuto come Mago Zurlì), no comment sulla vicenda della colletta in favore dei terremotati dell'Irpinia sulla quale si è troppo equivocato. Un errore è stato quello di lasciatogli in bocca all'inizio della prima puntata l'affermazione nella quale Tognazzi dice che per ritirare un premio ha dovuto ballare con Baudo, Corrado e Mike. Quel balletto (che abbiamo rivisto molte volte nelle varie schegge) in verità risale ad almeno venti anni prima. Quindi oltre alle questioni che hanno fatto giustamente esprimere la contrarietà delle file di Tortora (che comprendo) vi è una sorta di sottovalutazione e confusione sul ruolo di Antenna 3 Lombardia (che solo Massimo Boldi ha riconosciuto quale fucina di nuovi artisti e di illustri personaggi esiliati o dimenticati dalla Rai) già riscontrata nella fiction su Walter Chiari. La fiction però si spera sia servita, pur far conoscere (seppur in maniera discussa) ai giovani e a coloro che ignoravano totalmente questo terribile caso giudiziario, Enzo Tortora. Anche se ha fatto scuotere la testa e desiderare sia coloro che avevano conosciuto Enzo Tortora, che coloro che l'hanno riabilitato post-mortem.